Vaccini, migliora la situazione a Ladispoli

LADISPOLI – Vaccinazioni obbligatorie o non obbligatorie. Questo il dilemma che sta gettando qualche ombra sul nuovo anno scolastico. Soprattutto in coloro i quali si sono mostrati contrari all'obbligatorietà della vaccinazione dei bambini per l'accesso a scuola. Già lo scorso anno, intorno alla vicenda, anche a Ladispoli, si era tenuto un dibattito piuttosto acceso, con la popolazione del territorio che, sebbene abbia deciso di vaccinarsi, non ha raggiunto i livelli di Civitavecchia, dove le vaccinazioni si attestano intorno al 98%. Già lo scorso anno, con l'introduzione delle vaccinazioni obbligatorie a scuola, durante una conferenza stampa in cui la Asl Rm4 annunciava l'avvio di tavoli itineranti sull'argomento, su tutto il territorio di competenza, era emerso infatti come Ladispoli fosse una delle città dove la percentuale di vaccinazioni eseguite era scesa di 7 punti percentuale rispetto a 4-5 anni prima. Situazione che lo scorso anno, nelle coperture a 24 mesi, è però migliorata di 2, 5 punti percentuale rispetto all'anno precedente, per quanto riguarda l'esavalente, sebbene ancora lontana dal 95% e soprattutto dal 98% a cui si attesta invece Civitavecchia. Aumentati anche i vaccini per parotite, rosolia e morbillo. Sebbene infatti la situazione di partenza attestava una vaccinazione di 10 punti percentuale inferiore rispetto allo standard, la situazione è nettamente migliorata. Una chiara inversione di tendenza, insomma, come tenuto a sottolineare dal direttore del servizio vaccinazioni della Asl Roma4, il dottor Stefano Sgricia, anche se al momento è ancora presto per sapere se si tratti di una vera e propria inversione di rotta oppure no. Una cosa appare certa: «I risultati dell'anno in corso – ha detto il dottor Sgricia – sembrano promettenti, ma siamo ancora nella fase del “work in progress” essendoci ancora 4 mesi di lavoro da portare avanti». Per il dottor Sgricia, infatti, «il parlare di vaccini e gli autorevoli pareri scientifici espressi dalle Autorità nazionali e internazionali, oltre che quelli degli esperti più accreditati, evidentemente ha favorito una miglior comprensione dell'importanza delle vaccinazioni». Ora, però, bisognerà capire bene in che direzione intende muoversi il Governo. Nel giro di pochi giorni, infatti, la situazione riguardante i vaccini sembra essere cambiata diverse volte rispetto all'orientamento politico iniziale. Nel Governo Lega-Movimento 5 Stelle, a proposito di vaccini, i due partiti si erano assunti l'impegno di “tutelare i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”. Porte delle scuole, dunque aperte, ai figli dei no vax, contrariamente invece a quanto stabilito dal decreto Lorenzin. E proprio nei giorni scorsi a tal proposito si era avuto un dietrofront da parte di due esponenti pentastellati che avevano presentato un emendamento che avrebbe cancellato un comma del decreto Milleproroghe che andava a cancellare l'obbligatorietà dei vaccini. Decisione che avrebbe irritato la partner di governo, la Lega e che ha generato un nuovo dietrofront con un nuovo emendamento che proroga per tutto l'anno scolastico le autocertificazioni e fissa al 10 marzo 2019 il termine ultimo per presentare i documenti della Asl. Porte dunque di nuovo aperte ai bambini che ancora non hanno effettuato le vaccinazioni dovute. «Dal punto di vista normativo – ha commentato il dottor Sgricia – la situazione è ancora fluida e non è possibile, per ora, dare indicazioni su come si evolverà la componente burocratico/amministrativa della querelle». Dal canto suo la Asl guarda ovviamente al dato sanitario che fa ben sperare e sul quale si dice  «ottimista», anche per quanto riguarda Ladispoli. 
 

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Bene l'Air Show, ma non basta

LADISPOLI –  A Ladispoli l’Air Show delle Frecce Tricolori. A Cerveteri il trio Luca Barbarossa, Stadio e Paola Turci. Successi annunciati per contrastare un’estate con luci ed ombre sul litorale a nord della Capitale. Una crisi ormai consolidata dal week “mordi e fuggi” dei romani. In netto calo gli abbonamenti mensili negli stabilimenti balneari: i vacanzieri hanno preferito godere della tintarella di più il sabato e la domenica piuttosto che strappare l’abbonamento mensile di ombrelloni e lettini. «Una riduzione rispetto allo scorso anno che oscilla tra il 15 e il 20%. Colpa magari anche dei temporali improvvisi e dell’erosione che non ci da tregua da anni», sostengono alcuni balneari nel centro di Ladispoli.

Una tendenza confermata dal mercato immobiliare. «La richiesta di immobili ad uso vacanze per giugno e settembre cala per i cambiamenti calendari scolastici, luglio es agosto mantengono alte le richieste, ma nonostante tutto molti appartamenti rimangono sfitti per colpa dei prezzi troppo elevati ed anche per la scarsissima qualità degli alloggi, pochi pochissimi raggiungono gli standard minimi di qualità, a volte si tratta di veri e propri appartamenti fatiscenti», è il commento di un agente immobiliare di Ladispoli.

Sulla costa ladispolana però un dato positivo c’è: il progetto “Estate Sicura” con lo schieramento di 26 torrette di avvistamento con bagnini in stile “Baywatch”, radiotrasmittenti e defibrillatori pronti per l’uso. Grazie a questo piano in accordo tra Comune, Capitaneria di porto, Assobalneari, Consorzio San Nicola, Ribomar, protezione civile Dolphin e Sub System Sea, sono stati effettuati in mare una trentina di operazioni di salvataggio, tra cui soprattutto bambini. «Quando si salvano vite umane c’è sempre una grande soddisfazione. Il progetto ha funzionato», ribadisce Enzo Freddi della protezione civile Dolphin. Una piaga invece l’erosione che continua a creare danni alla costa. Diversi stabilimenti hanno dovuto rinunciare a file di ombrelloni e lettini ma il mare che avanza ha danneggiato anche il tratto costiero della Palude di Torre Flavia mettendo a rischio l’avifauna migratoria. Si dovrà intervenire presto per evitare problemi ancor più maggiori durante le prossime mareggiate.

A Ladispoli il rilancio comunque è partito con la Fiera del Mare di fine giugno e l’evento delle frecce tricolori. Oltre centomila persone con il naso all’insù a fine luglio per l’esibizione dei “Top Gun” dell’Aeronautica militare che hanno colorato il cielo di verde, bianco e rosso. «Un boom senza precedenti per la nostra città, ne hanno usufruito anche i commercianti, i balneari e i ristoratori», aveva rivendicato Marco Milani, assessore a Cultura e Spettacolo.

 

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L’ultima frontiera dei tatuaggi: le incisioni ora si fanno sulla faccia

Da Chicago l’ultima tendenza: la trasgressione è il tatuaggio sul volto. In Europa un cittadino su dieci ne ha almeno uno sul corpo, l’agenzia europea per le sostanze chimiche chiede regole

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Riduzione dei costi di lavoro: Cgil e Usb contro la decisione della ditta Guerrucci

CIVITAVECCHIA – Sindacati contrari alla riduzione dei costi di lavoro richiesta dalla ditta Guerrucci. Categoriche le sigle Fiom-Cgil e Usb Lavoro privato, soprattutto alla luce delle riduzioni strutturale già avvenute negli anni passati, sia sul piano occupazionale che delle retribuzioni, ma soprattutto dopo la netta indisponibilità manifestata dai lavoratori nelle assemblee. Una posizione, quella dei sindacati, assunta dopo l’incontro di mercoledì con la direzione della ‘’Mario Guerrucci’’, avente per oggetto proprio la discussione sulla richiesta aziendale di riduzione dei costi del lavoro. « L’azienda aveva dichiarato una perdita mensile del 27% riferita a luglio 2018  – dichiarano Cgil e Usb – con il nuovo appalto in confronto al SAL del mese precedente in regime di vecchio appalto, perdita che si riduce al 20% se confrontata con la media mensile da giugno 2017 a giugno 2018. L’azienda dichiara che il costo del lavoro in Guerrucci è più alto del 20% rispetto ai valori ritenuti “in linea con il mercato” – prosegue la nota – ma il valore del lavoro in Guerrucci ha una storia data da competenze, professionalità e dagli accordi sindacali con cui è stato ottenuto e non è possibile scaricare sulle retribuzioni di operai e impiegati tutte le minori entrate del nuovo regime di appalto (che a maggio l’azienda aveva stimato al -35% mensile)».

«L’azienda ha comunque ribadito la necessità di riduzione dei costi – fanno sapere i sindacati – dichiarando che dal 1 agosto non riconoscerà più i buoni pasto di 5,29 euro giornaliere, in attesa di altre decisioni ben più pesanti che non ha meglio specificato. Inoltre ha dichiarato la volontà di istituire, dal 1 settembre, un nuovo sistema di turnazione sicuramente più gravoso che prevede la riduzione da 10 a 8 squadre, di 12-14 persone ciascuna, con 1 squadra “jolly” per il sabato/domenica (2 autisti + 1 caposquadra)». Fiom-Cgil e Usb Lavoro invita l’azienda a non procedere con queste iniziative unilaterali «che disdettano di fatto gli accordi vigenti e che soprattutto scaricano i pesi solo sulle retribuzioni. A fine agosto con data da definire convocheremo un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere ulteriormente della situazione aziendale e per decidere insieme tutte le iniziative di mobilitazione necessarie se la Direzione non ritirerà questi provvedimenti» Prioritario, secondo i sindacati, invertire la tendenza degli ultimi anni in cui le discussioni, con le imprese di Civitavecchia e non solo, sono ormai incentrate sulle richieste di riduzione dei costi, quando non proprio sui posti di lavoro.

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Bellettieri ed Intergroup: joint venture per il rilancio dei traffici

CIVITAVECCHIA – Si chiama consorzio Tmc – Terminal Multipurpose Civitavecchia – ed è la nuova scommessa che vede una importante joint venture tra Interminal, impresa portuale di Intergroup (noto player logistico-portuale laziale, fondato da Nicola Di Sarno nel 1986, attivo in tutta Italia e con branch a Londra), e la storica agenzia marittima ed impresa portuale Ant. Bellettieri & C. che dal 1883 opera nel porto di Civitavecchia: lo scopo è quello di completare l’infrastrutturazione e sviluppare traffici sulla banchina 26 dello scalo. 

Tmc, di cui sono rispettivamente presidente Riccardo Sciolti (nella foto) e vicepresidente Massimo Soppelsa, ha già presentato all’AdSP del Mare Tirreno Centrosettentrionale istanza per la concessione ex-art.18 L.84/94 al fine di gestire un compendio banchine di circa 500ml con 15 metri di pescaggio, e di aree per circa 50.000mq, compresa l’area in corso di completamento ed originariamente destinata ad ospitare la delocalizzazione del precedente Terminal Granaglie (mai realizzata). Attività quest’ultima che Tmc per colmare la perdita del traffico ed il gap industriale creatosi sul porto, intende riprendere e rilanciare, avendo previsto investimenti per parecchie decine di milioni di euro volti alla realizzazione di magazzini e silos di stoccaggio per rinfuse e merci solide, assistiti da impianti tecnologicamente avanzati di movimentazione a circuito chiuso, lavorazioni, packaging e caricazione, il tutto coerente con la destinazione che il piano regolatore già dal 2004 aveva previsto per l’area in oggetto.

Tmc ha inoltre previsto ingenti investimenti in infrastrutture ed attrezzature di banchina, necessarie a realizzare un vero e proprio Terminal Multipurpose di nuova generazione in grado di competere a livello di rese e performance con i maggiori porti europei, dotando il porto di Civitavecchia di quell’anello portuale-logistico-intermodale mancante in grado di garantire in via continuativa servizi integrati ed evoluti al servizio dello sviluppo dello scalo laziale. Il terminal occuperà a regime, oltre al personale già impiegato dai due consorziati nelle rispettive attività storiche, decine di nuovi addetti fra personale diretto e ricorso all’art.17, anche per mansioni specialistiche.

“Sono convinto che un terminal multipurpose finalmente collocato esattamente laddove l’Autorità ne aveva previsto da anni la realizzazione – ha spiegato Sciolti – costituisca uno strumento importante per lo sviluppo dei traffici ad alto valore aggiunto ed occupazionale del Porto di Civitavecchia”.

“Questa iniziativa – ha aggiunto Soppelsa – è il logico sbocco di un’attività che ha visto la Bellettieri, fortemente legata alla tradizione di questo scalo, da 130 anni impegnata nei servizi di agenzia, spedizioniere e impresa in tutti o quasi tutti i settori di attività presenti sullo scalo dal 1883, simbolo indelebile di tradizione ed innovazione”.

Enrico Luciani, Presidente della Compagnia Portuale, recentemente rinnovato a capo dei 500 portuali dello scalo romano, ha osservato come “si tratta di una significativa inversione di tendenza, dopo un lungo periodo buio di stasi, disagi, chiusure e perdita di giornate di lavoro; il rilancio parte simbolicamente dagli stessi operatori che progettano, innovano ed investono in proprio senza assistenzialismo decine di milioni di euro, rappresentando inoltre una sana logistica locale, in sintonia con chi vuole la parte “terminalista” separata dalle proprietà armatoriali . Questo crea inoltre uno spartiacque tra chi crede e combatte per il nostro porto e chi erroneamente pensa di poter sopravvivere nel terzo millennio su rendite di posizione”.

Intergroup con questa iniziativa conferma il proprio piano di sviluppo e consolidamento della propria rete logistico-portuale nazionale, estesa recentemente anche ai porti della Sardegna attraverso l’acquisizione dei marchi Global Renewables rafforzando così la propria leadership nel settore delle biomasse legnose; mentre come TMT (Taranto Multipurpose Terminal) in partnership con un affermato operatore locale, è in lizza – come vari altri operatori – per l’assegnazione di un’area comprendente piazzali e banchine nell’ambito del Molo Polisettoriale di Taranto. Qui però la partita è diventata più intricata: con la discesa in campo dei turchi della Yilport Holding, la questione sarà certamente destinata a finire sul tavolo del Ministro.  

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Bellettieri ed Intergroup: joint venture per il rilancio dei traffici nello scalo

CIVITAVECCHIA – Si chiama consorzio Tmc – Terminal Multipurpose Civitavecchia – ed è la nuova scommessa che vede una importante joint venture tra Interminal, impresa portuale di Intergroup (noto player logistico-portuale laziale, fondato da Nicola Di Sarno nel 1986, attivo in tutta Italia e con branch a Londra), e la storica agenzia marittima ed impresa portuale Ant. Bellettieri & C. che dal 1883 opera nel porto di Civitavecchia: lo scopo è quello di completare l’infrastrutturazione e sviluppare traffici sulla banchina 26 dello scalo. 

Tmc, di cui sono rispettivamente presidente Riccardo Sciolti (nella foto) e vicepresidente Massimo Soppelsa, ha già presentato all’AdSP del Mare Tirreno Centrosettentrionale istanza per la concessione ex-art.18 L.84/94 al fine di gestire un compendio banchine di circa 500ml con 15 metri di pescaggio, e di aree per circa 50.000mq, compresa l’area in corso di completamento ed originariamente destinata ad ospitare la delocalizzazione del precedente Terminal Granaglie (mai realizzata). Attività quest’ultima che Tmc per colmare la perdita del traffico ed il gap industriale creatosi sul porto, intende riprendere e rilanciare, avendo previsto investimenti per parecchie decine di milioni di euro volti alla realizzazione di magazzini e silos di stoccaggio per rinfuse e merci solide, assistiti da impianti tecnologicamente avanzati di movimentazione a circuito chiuso, lavorazioni, packaging e caricazione, il tutto coerente con la destinazione che il piano regolatore già dal 2004 aveva previsto per l’area in oggetto.

Tmc ha inoltre previsto ingenti investimenti in infrastrutture ed attrezzature di banchina, necessarie a realizzare un vero e proprio Terminal Multipurpose di nuova generazione in grado di competere a livello di rese e performance con i maggiori porti europei, dotando il porto di Civitavecchia di quell’anello portuale-logistico-intermodale mancante in grado di garantire in via continuativa servizi integrati ed evoluti al servizio dello sviluppo dello scalo laziale. Il terminal occuperà a regime, oltre al personale già impiegato dai due consorziati nelle rispettive attività storiche, decine di nuovi addetti fra personale diretto e ricorso all’art.17, anche per mansioni specialistiche.

“Sono convinto che un terminal multipurpose finalmente collocato esattamente laddove l’Autorità ne aveva previsto da anni la realizzazione – ha spiegato Sciolti – costituisca uno strumento importante per lo sviluppo dei traffici ad alto valore aggiunto ed occupazionale del Porto di Civitavecchia”.

“Questa iniziativa – ha aggiunto Soppelsa – è il logico sbocco di un’attività che ha visto la Bellettieri, fortemente legata alla tradizione di questo scalo, da 130 anni impegnata nei servizi di agenzia, spedizioniere e impresa in tutti o quasi tutti i settori di attività presenti sullo scalo dal 1883, simbolo indelebile di tradizione ed innovazione”.

Enrico Luciani, Presidente della Compagnia Portuale, recentemente rinnovato a capo dei 500 portuali dello scalo romano, ha osservato come “si tratta di una significativa inversione di tendenza, dopo un lungo periodo buio di stasi, disagi, chiusure e perdita di giornate di lavoro; il rilancio parte simbolicamente dagli stessi operatori che progettano, innovano ed investono in proprio senza assistenzialismo decine di milioni di euro, rappresentando inoltre una sana logistica locale, in sintonia con chi vuole la parte “terminalista” separata dalle proprietà armatoriali . Questo crea inoltre uno spartiacque tra chi crede e combatte per il nostro porto e chi erroneamente pensa di poter sopravvivere nel terzo millennio su rendite di posizione”.

Intergroup con questa iniziativa conferma il proprio piano di sviluppo e consolidamento della propria rete logistico-portuale nazionale, estesa recentemente anche ai porti della Sardegna attraverso l’acquisizione dei marchi Global Renewables rafforzando così la propria leadership nel settore delle biomasse legnose; mentre come TMT (Taranto Multipurpose Terminal) in partnership con un affermato operatore locale, è in lizza – come vari altri operatori – per l’assegnazione di un’area comprendente piazzali e banchine nell’ambito del Molo Polisettoriale di Taranto. Qui però la partita è diventata più intricata: con la discesa in campo dei turchi della Yilport Holding, la questione sarà certamente destinata a finire sul tavolo del Ministro.  

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Icpl, Attig (Ugl): ''Fm Logistic ignorata. Cozzolino chieda la sospensione della gara''

CIVITAVECCHIA – «L’Ugl è fortemente preoccupata per quanto sta accadendo intorno alla vicenda Icpl». Lo dichiara il responsabile confederale Ugl Civitavecchia, sede Utl di Roma, Fabiana Attig. Che spiega come il sindacato abbia seguito l’intera vicenda, a partire dalla manifestazione di interesse presentata dalla Fm Logistic a febbraio. Attig punta il dito: «L’attuale azienda, che ha gestito negli ultimi anni la struttura, ha totalmente mancato l’obiettivo di adeguamento alle esigenze del mercato, tra l’altro facendone un uso improprio che ne ha compromesso di fatto l’appetibilità di mercato e dove il Comune, titolare della concessione, si è ben guardato dall’intervenire in autotutela. Ha acconsentito – prosegue Attig – che un impianto deputato alla Logistica, dotato di oltre 35mila metri quadri di magazzini, venisse utilizzato principalmente per stoccare automobili, attraverso la stipula di contratti sottoscritti dalla Icpl Srl in liquidazione in regime di proroga. Attività questa che rende diseconomiche le operazioni di carico-scarico, e operando senza le certificazioni e il rispetto delle norme di sicurezza previste di legge per le persone e per le merci. È stato occupato il 60% della capienza dei magazzini da merce a lenta rotazione senza un regolare contratto di servizio in grado di portare utili alla struttura. Questi alcuni motivi e non tutti per cui la Fm forse non parteciperà all’asta non avendo riscontrato alcuna volontà negoziale sulla concessione da parte del sindaco Cozzolino”.

Una concessione che oltretutto, secondo Attig “allo stato attuale risulta poco chiara nelle condizioni, in quanto non permette una corretta valutazione rischi – opportunità per un eventuale concessionario. Il canone poi, risulta fuori mercato, a scapito sia della struttura stessa ma anche – sottolinea – del diretto beneficiario, il Comune, perdendo sistematicamente rilevanti importi utili nel tempo ai necessari adeguamenti di sito”.

Si tratta di valutazioni che il Comune “ha rifiutato – tuona Attig – di considerare pur sapendole necessarie per l’unico vero investitore affacciatosi sul panorama civitavecchiese. La Fm Logistic, le cui credenziali non sono certo da porre a paragone con gli attuali gestori o pseudo tali che operano e agiscono pensando di risorgere dalla proprie ceneri come “La Fenice”. La strada che abbiamo rappresentato in tutti questi mesi era per invertire la tendenza e cogliere le vere opportunità di mercato, cercando di affidare la struttura ad operatori validi e verificati, di nota competenza e non improvvisati o governati da interessi particolari, da conflitti di interessi. Sicuramente non collegati con chi di mestiere fa altro dal logistico. Pensare come qualcuno già va dicendo – prosegue la sindacalista – convinto forse del garantito successo, che per salvaguardare i livelli occupazionali basta creare una Cooperativa ad hoc. Sbaglia di grosso, l’Ugl di certo non è tra coloro che ovvierà a questo sciagurato progetto che porterà solo che altra disoccupazione e nessuno sviluppo. Quello che più ci rammarica è il comportamento negligente e ostativo del Sindaco che avrebbe potuto e dovuto creare le condizioni perché tali operatori, non certo piovuti dal celo, potessero valutare positivamente di investire nel nostro territorio per rendere pienamente operativa la struttura. Lunedi 23 scade la gara Cozzolino è ancora in tempo per porre rimedio chieda al Giudice fallimentare un sospensione di 15 giorni utili a definire un atto di indirizzo di modifiche all’attuale concessione e utili soprattutto ad emettere una ordinanza di sgombero del sito da tutto il materiale stoccato non pertinente e dichiarare la nullità dei contratti stipulati da Icpl in regime di proroga. Soltanto liberando il sito della piattaforma logistica – conclude dura Attig – da ogni incombenza fugherà ogni dubbio sul suo neutrale operato. Se ciò non accadrà lunedì 23 assisteremo tutti al settimo déjà-vu: la Fenice che tenta di risorge dalla proprie ceneri”.

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Sulle imprese cittadine pesa una tassazione pari al 62,8 per cento

CIVITAVECCHIA – «Nessuna inversione di tendenza. Anche nel 2018 le imprese di Civitavecchia suderanno fino al 16 agosto solo per pagare i tributi». Lo comunica la Cna dopo la presentazione del rapporto 2018 ‘‘Comune che vai fisco che trovi’’ presentato ieri mattina a Roma, a cura dell’osservatorio permanente Cna sulla tassazione delle piccole e medie imprese che analizza 137 comuni italiani.

«Su 365 giorni – proseguono dalla Cna – ben 229 si lavorerà dunque per la liberazione dal fisco e appena 136 per soddisfare i consumi personali e della famiglia. 62,8 per cento è il peso complessivo del fisco sul reddito d’impresa (total tax rate). Un dato che è superiore alla media nazionale, attestata al 61,4 per cento, con un aumento, seppure di poco (+ 0,2), sul 2017, e che fa scivolare Civitavecchia di due posti, dal 97° al 99°, nella graduatoria generale». A commentare è il presidente della Cna Civitavecchia Alessio Gismondi.

«Sono numeri da vertigine. Specialmente – evidenzia Gismondi – per le piccole imprese, una pressione fiscale così elevata costituisce il problema più grande. Senza un alleggerimento e una distribuzione del carico più equa, pensare al rilancio dei settori produttivi e alla creazione di occupazione è davvero impossibile». Nel dettaglio, l’incidenza dell’Irpef e dell’aliquota Ivs (Invalidità – vecchiaia – superstiti) è pari al 40 per cento, delle imposte regionali al 7,2 e di quelle comunali al 15,6. Interessante la variazione registrata dal 2011 al 2018: nel primo caso si rileva un incremento del 6,3 per cento, mentre nel secondo c’è stata una bella sforbiciata del 9,4 per cento.

«I tributi comunali, nello stesso periodo, sono saliti del 5 per cento. Un salasso insostenibile e che suscita indignazione, perché a cifre così elevate – conclude Gismondi – non corrispondono certo servizi efficienti. Anzi. I cittadini sono costretti a denunciare quotidianamente lo stato di abbandono in cui versano intere zone della città». 

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Adsp ed Enel nel mirino della Filt Cgil

CIVITAVECCHIA – "La prepotenza di un soggetto, che da sempre si è misurata sul territorio, giocando sulle necessità della popolazione e trovando sempre la strada per ottenere quanto desiderato. L’assenza di un ente che, nonostante le stiano calpestando la norma che ne origina l’autorità, non riesce a fare altro che qualche telefonata e alcuni inutili incontri, non si ha traccia di una chiara presa di posizione di qualcosa di scritto che ne certifichi l’esistenza, un presidente assente che delega costantemente al suo ruolo, una segretaria che cristallizza posizioni irrisolte".

Sono parole dure quelle usate dal segretario generale della Filt Cgil Alessandro Borgioni nei confronti di Enel in primis e dall'Autorità di Sistema Portuale, alla luce della vertenza aperta sullo scarico del carbone per la centrale di Tvn. Per questo, dopo l'apertura dello stato di agitazione, sono già stati dichiarati 7 giorni di sciopero consecutivi a far data dall'11 luglio 2018. Una settimana di braccia incrociate, a tutela del lavoro e dell'occupazione, non solo dello scalo ma dell'intera città.  

"La prepotenza dell’Enel e l’assenza dell’autorità portuale: potrebbe essere il titolo di una sit-com di tendenza se non fosse, purtroppo, il paradossale scenario che si sta vivendo sulla gara per la discarica del carbone – ha sottolineato Borgioni – prima di spiegare quello che sta accadendo, credo sia necessario provare a far vivere questa vertenza depurandola dalle appartenenze politiche e dai personalismi, ma cercando di concentrare l’azione sulla gravità di quanto sta accadendo, a rischio c’è il lavoro e il rispetto di una legge, che nel tempo ha consolidato degli equilibri. Il lavoro prima di tutto. Da tempo nelle gare le parti sociali nella loro interezza, chiedono il rispetto della clausola sociale al fine di dare una continuità occupazionale a chi si impegna nel fornire la propria forza lavoro: ebbene in questa gara tale principio viene calpestato con nemmeno molta eleganza in quanto si inseriscono una serie di sub condizioni che consentono nella sostanza al vincitore della gara di scegliere il personale che vuole".

La Filt Cgil ricorda poi che il compito di promuovere la concorrenza tra gli operatori del settore appartiene all’Adsp la quale lo esercita nei limiti e per i fini stabiliti dalla 84/94. E ribadisce come "la gara è stata comunque pubblicata con una serie di violazioni, a nostro parere, della legge sui porti – ha aggiunto –  l’esempio più evidente è il tentativo di superare la fondamentale differenza, prevista per legge, tra le imprese autorizzate alle operazioni portuali e quelle autorizzate ai servizi ovvero prestazioni specialistiche complementari e accessorie".

Da qui l'appello rivolto a tutte le forze sociali e le maestranze presenti nel porto "a difesa della legge 84/94 e di quelli che sono alcuni punti cardine dei principi del buon lavoro come la clausola sociale. Lo stesso appello riteniamo debba essere rivolto a tutte le forze politiche – ha concluso Borgioni – nella speranza che vengano messe da parte per una volta le rappresentazioni di parte e si contribuisca tutti insieme ad una battaglia di civiltà. Come Filt Cgil ci rendiamo disponibili a partecipare a qualsiasi iniziativa pubblica a cui verremo invitati per rappresentare la nostra posizione e fornire nell’ambito del possibile tutti i chiarimenti del caso".   

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