Ladispoli, sequestrati beni per 300mila euro a ex dirigente del Comune

LADISPOLI – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP di Civitavecchia, nei confronti dell’ex dirigente dell’Ufficio Appalti del Comune di Ladispoli.

Il provvedimento si inserisce sugli sviluppi delle indagini che, ad agosto del 2017, avevano condotto all’esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere e una ai domiciliari per il reato di turbata libertà degli incanti nei confronti del dirigente pubblico infedele, di un imprenditore romano, dei suoi stretti congiunti (madre, moglie e figli) nonché di altri fiduciari, opportunamente utilizzati, quali prestanome, in altrettante società.

I finanzieri della Compagnia di Civitavecchia, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno quindi posto il vincolo cautelare a tre unità immobiliari – un locale adibito a ristorante, un magazzino e una porzione di villa – situate in Cerveteri, loc. Borgo San Martino, intestati a R.L. (classe 1956), responsabile, nel periodo dal 2001 al luglio 2017, del citato Ufficio comunale.

Il patrimonio immobiliare sequestrato, del valore di circa 300.000 euro, corrisponde al prezzo del reato di corruzione contestato al dirigente pubblico indagato il quale ha favorito il costruttore romano V.S. (classe 1964) nell’aggiudicazione delle gare indette per la costruzione del nuovo stadio comunale di Ladispoli.

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Gli investigatori hanno riscontrato che, in cambio dei favori ottenuti, l’imprenditore corrispondeva, tramite società a lui riconducibili, al pubblico ufficiale, materiali edili e prestazioni di servizio, quantificati, appunto, in circa 300.000 euro, utilizzati per la costruzione di un importante complesso edilizio dalla superficie complessiva di oltre 1.100 mq e dal valore stimato (a opera conclusa) di 1.400.000 euro – sorto in completo abuso edilizio e, pertanto, già sottoposto interamente a sequestro preventivo – che l’infedele dirigente avrebbe verosimilmente adibito a “centro sportivo” privato.

La misura cautelare reale ora eseguita chiarisce definitivamente la natura corruttiva del rapporto intercorso tra il pubblico dipendente e il costruttore romano.

Infatti, all’esito della complessa disamina della copiosa documentazione acquisita e del contenuto delle audizioni, le Fiamme Gialle hanno appurato come il “centro sportivo” fosse in corso di realizzazione a cura dell'imprenditore capitolino, il quale, per rientrare delle spese ivi sostenute, addebitava, attraverso l’emissione di fatture false, i costi dell’opera ai lavori per la realizzazione dello stadio comunale.

In definitiva, l’attività svolta dalla Compagnia di Civitavecchia ha permesso di denunziare, complessivamente, dodici soggetti ritenuti responsabili del reato di corruzione aggravata, favoreggiamento personale e abuso d’ufficio. Sono state altresì segnalate all’Autorità Giudiziaria per responsabilità amministrativa degli enti le tre società aggiudicatrici degli appalti e impiegate per la costruzione dell’opera edile.

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La gestione Di Majo nel mirino di Perello

CIVITAVECCHIA – "La vertenza Cfft apre un altro spaccato sociale pesantissimo in città. Il rischio di perdere un gruppo come Chiquita, storico nel porto di Civitavecchia, apre un confronto ed una riflessione da farsi su ciò che è stato fatto ed abbiamo fatto in porto sia logisticamente che politicamente da quel piano regolatore del 2003 approvato in consiglio comunale, fino ad oggi". 

Un intervento fiume, quello del consigliere della Svolta Daniele Perello, pronto a trasformarsi in un atto di indirizzo concreto. "L'assenza della politica comunale da parte del sindaco Cozzolino e la reazione sorpresa e incredula dell'attuale presidente di Majo – ha aggiunto – devono aprire una discussione sul suo mandato e sui mandati di una certa parte politica appartenente al Pd su questo terrirorio". 

Ed elenca dodici criticità che hanno caratterizzato, finora, la gestione Di Majo sull'ente portuale. Si parte dal "mancato intervento su Enel", consentendo alla Spa elettrica "in contrasto con quanto disposto dalla Legge 84/94, di bandire una gara pubblica per l’individuazione dell’impresa portuale da adibire alle operazioni di scarico del carbone, consentendo ad Enel – ha aggiunto – di trarne un risparmio dal ribasso di asta, a danno delle imprese e dell’occupazione locale. Poi la nomina irregolare ed illegittima dell’amministratore unico della Pas srl, società inhouse dell’Adsp, per la quale il presidente Di Majo ha ritenuto di nominare come amministratore unico con pieni poteri una figura già assunta, con altro bando a sua volta oggetto di esposti e contestazioni, come direttore tecnico della società, con il compenso di circa 230.000 euro lordi all’anno. L’ulteriore nomina pone la figura del direttore tecnico dipendente della Pas srl, al tempo stesso amministratore unico e legale rappresentante della stessa società, in evidente situazione di incompatibilità, coincidendo il ruolo ed i poteri del controllato con quelli del datore di lavoro e del controllore. Peraltro, qualora venisse accertata l’irregolarità della nomina, il Presidente dell’Adsp andrebbe sanzionato con l’inibizione temporanea dal potere di nomina, ai sensi della Legge Severino. Sempre sulla medesima società partecipata dall'Adsp apprendiamo dalla stampa che è in corso una indagine della Procura della Repubblica di Civitavecchia che mira ad accertare ipotesi di abusi da parte degli amministratori della Pas ed omissioni di controlli da parte di dirigenti e in ultima analisi dello stesso presidente dell'Adsp". A ciò si aggiunte, ancora, la perdita di traffici e, probabilmente, di posti di lavoro, come sta avvenendo per il caso della Cfft: le prime due navi sono state dirottate su Livorno, "con gravi danni economici e di immagine per il porto – ha spiegato Perello – e le aziende coinvolte. Peraltro, come affermato dallo stesso Di Majo, il presidente dell'Adsp si è avvalso per definire l'ordinanza di una commissione consultiva di cui ha chiamato a far parte i rappresentanti di altri tre porti concorrenti, tra cui un dirigente livornese. E forse non è un caso se le 140mila tonnellate annue di banane Chiquita sono finite a Livorno". E ancora il rischio concreto di esporre l’ente a numerosi contenziosi derivanti da cause del lavoro già annunciate da numerosi dipendenti dell’Adsp a causa delle successive riorganizzazioni interne dell’ente, condotte in diversi casi senza il preventivo accordo con le organizzazioni sindacali, il calo complessivo dei traffici del porto di Civitavecchia registrato nel 2017, quando il tonnellaggio complessivo, rispetto al 2016, è diminuito dello 0,4%, con la perdita, a beneficio del porto di Gioia Tauro, dell’importantissimo traffico delle autovetture Fca prodotte a Melfi e destinate negli Usa e in altri paesi esteri. E poi il ritiro di importanti investitori sul porto di Civitavecchia, "come ad esempio il gruppo Gavio, concessionario della Darsena Energetico Grandi Masse, la cui concessione – ha aggiunto – è stata dichiarata decaduta. Lo stesso Gruppo Gavio ha aperto un contenzioso con l'ente chiedendo la restituzione di circa 30 milioni di euro. Il blocco di iniziative di crescita e di sviluppo degli altri due porti del Network, Fiumicino e Gaeta, il rischio concreto ed attuale di default a causa della cosiddetta vicenda TotalErg, per la quale il giudice amministrativo ha nominato un commissario ad acta. Considerato che, come risulta dalle statistiche dei traffici dell’ADSP pubblicate da Assoporti nell’anno 2017 il network dei porti di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta ha movimentato circa 10 milioni di tonnellate di rinfuse liquide (oli minerali) e carbone e ritenuto che sarebbe stato necessario riproporre l’aumento dell’aliquota della tassa, con la sopra descritta adeguata motivazione, per circa 1 euro a tonnellata, risulta del tutto evidente come la immotivata mancanza di iniziativa da parte del Presidente dell’ADSP abbia causato all’ente un mancato introito di circa 10 milioni di euro, nel solo anno 2017". Perello ha poi parlato di un'amministrazione dell'ente "politicizzata", citando la partecipazione del presidente Di Majo "alla campagna elettorale del governatore del Pd Nicola Zingaretti e della consigliera regionale Marietta Tidei. Attualmente Di Majo secondo quanto si apprende dalla stampa si sta adoperando per sostenere politicamente il candidato Bruno Astorre nelle elezioni per il congresso del Partito Democratico, consentendo anche l'inserimento in lista della propria addetta stampa – ha aggiunto – con la quale, sebbene sia priva dei necessari titoli professionali e della necessaria esperienza, ha sostituito il precedente capo dell'ufficio stampa, dipendente dell'ente, perché consigliere comunale non della stessa parte politica di Di Majo. Il presidente Di Majo – ha poi aggiunto – nonostante l'ente abbia in cassa accantonati, come risulta dal bilancio, oltre 40 milioni di euro, si è rifiutato per motivi politici, di pagare all'amministrazione M5S del Comune di Civitavecchia i 2 milioni annui previsti dal protocollo d'intesa sottoscritto dal precedente Presidente". E infine "la presunta mancanza di parte dei requisiti dichiarati al momento della nomina a presidente dall’avv. Di Majo, visto il curriculum vitae presentato dall'avv. Francesco Maria di Majo per la selezione dei candidati alla presidenza delle Autorità di Sistema Portuale istiuite con il D.Lgs. 169/2016, in cui si fa riferimento, per la “comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale” quali requisiti soggettivi richiesti dall'art 10. del predetto D.Lgs. 169/2016 per essere nominati Presidente di Adsp, ad una collaborazione a progetto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri “per la finalizzazione di uno studio sulla riforma del settore portuale” richiesto dal Dipe (Dipartimento Programmazione e Coordinamento Politica Economica della PdCM)". Per questo il consigliere della Svolta chiede che vengano valutate le dichiarazioni dell'Avv. Di Majo contenute nel suo curriculum vitae, e l'effettiva avvenuta collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e se comunque la semplice partecipazione, in qualità di consulente a progetto di un soggetto terzo, finalizzata allo studio sulla riforma portuale, "costituisca o meno requisito di “comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale”, richiesto per la nomina a Presidente di Autorità di Sistema Portuale". 

Perello chiede quindi di verificare se "l’inerzia del Presidente e le azioni descritte possano costituire colpa grave da cui siano derivati o possano derivare danni all’ente. Qualora fosse confermata la mancanza del requisito di “comprovata esperienza” alla base della nomina a Presidente, già oggetto di una interrogazione parlamentare a cui ancora non è stata data risposta – ha sottolineato – se non ritenga, il Ministro Toninelli, di aprire un procedimento amministrativo per valutare in sede di istruttoria se si configurino elementi di mala gestio dell’ente tali da renderne necessario l'immediato commissariamento".

Il consigliere della Svolta si è detto quindi pronto a raccogliere tutto questo all'interno di una mozione – interrogazione in Consiglio Comunale, provvedendo a protocollarla poi nelle opportune sedi superiori. 

"Nell'interesse della comunità che rappresentiamo – ha concluso – va riconosciuta ciò che è la storia della città per capire cosa sarà. Questo non deve portare né a nostalgie nè a ritorni a passati già conosciuti, bensì alla possibilità di individuare chi meritocraticamente già conosce questo territorio e abbia la volontà di scommetterci per competenze e visioni. I porti nella storia d'Italia sono la ricchezza e lo sviluppo commerciale e sociale di una comunità  e Civitavecchia, negli ultimi anni, si sta spegnendo lentamente sotto ogni settore". 

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Vertenza TotalErg, il presidente si prende ogni responsabilità

CIVITAVECCHIA – Una votazione piena di perplessità quella che si è svolta ieri in comitato di gestione portuale. Alla presenza soltanto dei membri del Comune e della Città Metropolitana Giuseppe Lotto e Matteo Africano (assenti il comandante del porto Leone ed il membro della Regione Lazio Fiorelli), il presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo ha proposto di aumentare di 2,5 milioni la disponibilità economica per il tentativo di transazione con la TotalErg, per quanto riguarda la vertenza legata alla tassa. In realtà oggi è prevista anche l’udienza al Consiglio di Stato. Ed il numero uno di Molo Vespucci alla fine si è assunto ogni responsabilità, sollevando gli altri due membri, e procedendo da solo a votare positivamente la proposta. In realtà Lotto era uscito per non partecipare, ma è stato richiamato per consentirre il numero legale. Poi è rientrato ma si è astenuto, insieme ad Africano. «Ora spero che  la vertenza con Total vada a buon fine per il bene dell’Authority – ha commentato – il presidente faccia il suo lavoro assumendosi tutta la responsabilità della transazione. Non potevo non astenermi: per me era impossibile autorizzare un atto in assenza della relazione del Mef e dei pareri dell’Avvocatura dello Stato e delle dogane». Rimangono però dei dubbi proprio sulla votazione. Nel silenzio del regolamento sul valore degli astenuti, infatti, non è da escludere l’assenza del quorum deliberativo. Controversa la questione quindi relativa alla validità o meno del solo voto del Presidente, che apre anche ad un discorso di opportunità. E poi c’è la motivazione con cui Di Majo ha chiesto la ‘‘manovra’’, dovuta a suo dire al protrarsi dei tempi per il tentativo di transazione, quando in realtà l’aumento di quanto dovuto sarebbe da ascrivere alla mancata sospensione, in autotutela, del decreto di aumento della tassa. 

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Gdf, giurano tre nuovi vicebrigadieri

CIVITAVECCHIA – «Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore a tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere Istituzioni». 

Questa la formula recitata giovedì di fronte alla bandiera, da tre neo vicebrigadieri della Guardia di finanza, in servizio presso la stazione navale di Civitavecchia, reparto alle dipendenze del Roan, che hanno confermato il loro impegno di fedeltà verso la Repubblica Italiana, prestando giuramento. Alla presenza del comandante del Roan, colonnello Armando Franza e di una rappresentanza dei finanzieri dei reparti alla sede, si è svolta la breve ma sentita cerimonia di promozione al grado superiore dei Vicebrigadieri Luigi Murru, Angelo Cirillo e Carlo Casula. I militari, dopo aver frequentato il 21° corso Sovrintendenti, riservato agli appuntati scelti del corpo, con recente determinazione del Comando Generale della Guardia di Finanza sono stati nominati vicebrigadiere a decorrere dal 2018. Il comandante si è congratulato con i militari ed ha augurato loro ulteriori soddisfazioni nel nuovo grado, esortandoli a svolgere i propri compiti, di concerto con gli altri appartenenti al corpo, a tutela delle libertà economiche garantite dalla Costituzione.

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Via col vento, petrolio: addio Transizione energetica, la svolta è ora

Lo speciale dell’Economia dedicato ai temi della sostenibilità e della circolarità

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Ottima prova del Team Bike Race Mountain a Soriano del Cimino

Cinque vittorie di categoria, il successo nella classifica a squadre e numerosi piazzamenti sono arrivati per il Team Bike Race Mountain Civitavecchia nella gara di ciclocross che si è svolta domenica a Soriano nel Cimino. 
La giornata di gare è stata caratterizzata dalla pioggia e dal tanto fango che i corridori hanno trovato lungo il percorso, ma queste caratteristiche del tracciato hanno esaltato i portacolori dori della formazione arancio-fluo. 
Il dominio del Team Bike Race Mountain Civitavecchia è stato totale nella categoria G6, con le vittorie di Giordano Gigli e Sara Tarallo. Insieme a queste due vittorie sono arrivati anche il quarto posto di Silvia Cerasa tra le ragazze, mentre tra i ragazzi spiccano il sesto posto di Filippo Salvatori, il 9° di Daniele Mazzei, il 10° di Fabrizio Feroce, l’11° di Diego Zevola e il 12° di Diego Navarro. 
Mentre continua il dominio di Daniele Peschi tra gli ID-2, negli Esordienti arriva il secondo posto di Aurora Pallagrosi alle spalle di Sofia Capagni, mentre tra i ragazzi il migliore è Manuel Rescia, settimo, con Filippo Cesarini proietti che chiude alle sue spalle. 
Tra gli Allievi, 8° posto per Mattia Pietroni, 12° per Edoardo Di Luigi e 16° per Luca Cerasa. 
Grandi soddisfazioni anche nelle gare riservate ai Master: nella fascia 2 Alessandro Rescia è 3° assoluto e primo tra gli M4. Centrano la top 10 assoluta anche Massimo Egidi (8° assoluto e 4° M4), Ivano Libriani (10° assoluto e 6° M5), Marco Deciano (18° assoluto e 11° M5). 
Ottima anche la vittoria tra gli M8 di Marco Crescentini e il quarto posto negli M7 di Tiziano Santini. Tra le ragazze ha corso anche Claudia Cantoni, seconda al traguardo. 
Nella fascia 1, Vladimiro Tarallo è 7° assoluto e secondo degli M3 dietro Domenico Ponzo. Alessandro Massai ottiene la 21^ posizione assoluta e l’8^ negli M3, mentre Simone Renzicchi si è ritirato. Hanno partecipato alle gare anche Fabio Ottavianelli e Luigi Trasarti. 
Attualmente, il Lazio Cross del Team Bike Race Mountain Civitavecchia sta procedendo a gonfie vele in quanto la squadra può vantare ben 5 leader del circuito: Daniele Peschi, Giordano Gigli, Sara Tarallo, Aurora Pallagrosi e Claudia Cantoni.
 

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Scarico container: ultimatum di Cfft

CIVITAVECCHIA – Scade questa mattina alle 10 l'ultimatum lanciato da Cfft all'Authority. Se entro quell'ora non verrà modificata la banchina di attracco per la nave ferma a Vado, in attesa di conoscere la propria rotta, la bananiera prenderà altri lidi, andando a scaricare la merce in altri scali, probabilmente a Salerno. Tanto che, a quanto pare, già da ieri il dipendente addetto al controllo della qualità delle banane di Chiquita è stato mandato proprio in questo porto.

La situazione relativa allo scarico e carico dei container nello scalo rischia di esplodere da un momento all'altro, con conseguenze devastanti sotto vari aspetti: occupazionale, economico, di immagine. 

L’Authority, almeno fino alla serata di ieri, aveva deciso di proseguire sulla strada dell’ordinanza del 13 luglio, quella che di fatto prevede che ogni operazione relativa allo sbarco ed imbarco container venga svolta al terminal gestito da Rtc alla 25. Più volte i clienti del terminal dell’ortofrutta, in particolare Maersk e Chiquita, che fino a ieri hanno scaricato alla 24, ad un passo dai magazzini frigo, hanno minacciato di lasciare il porto di Civitavecchia nel caso in cui fosse stata negata questa possibilità, che in termini di mercato significa abbattimento di tempi e costi. Ed oggi questa decisione sempre essere sempre più concreta. 
Civitavecchia Fruit Forest Terminal, attraverso il manager Steven Clerckx, ha lanciato un ultimatum, che scadrà questa mattina alle 10: se entro quell’ora non verrà modificata la banchina di attracco, destinando quindi la nave alla 24, questa cambierà rotta e virerà in altri porti. I legali della società italo belga hanno presentato una nuova diffida, la seconda in poche ore, ancora più incisiva e stanno valutando tutte le iniziative da intraprendere a tutela di Cfft e del porto tutto; tra queste anche l’ipotesi di presentare una denuncia in Procura, ipotizzando i reati di abuso d’ufficio ed omissione di atti d’ufficio. La perdita della nave, e quindi del traffico, rappresenta un danno notevole per la società e per il porto: si parla di un taglio almeno del 20% del personale di Cfft e di un danno da milioni e milioni di euro.

Tanto che i lavoratori di Cfft sono stati in presidio ieri a Molo Vespucci per tutto il giorno, in attesa di una risposta che potesse tranquillizzarli sul futuro. Sul posto anche il sindaco Antonio Cozzolino. «Trovo difficilmente accettabile una situazione del genere dopo gli incontri e le riunioni svoltesi anche in Regione – ha commentato – a questo punto ritengo opportuno che l’AdSP prenda la cosa di petto con Cfft e Rtc e arrivi ad una soluzione che eviti ulteriori problemi ad un porto che già ne ha tanti e non se ne può permettere altri. Forse seguire la vicenda con più attenzione e assiduità sarebbe stato opportuno per un ente responsabile dell’andamento di una delle infrastrutture più importanti della Regione e del Paese». In realtà nel primo pomeriggio di ieri, in extremis, era arrivata a Cfft una nozza di un probabile accordo da parte di Rtc, giudicata però irricevibile dai vertici della società italo belga. 
 

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Vertenza Cfft: la bananiera pronta a proseguire verso Salerno

CIVITAVECCHIA – C'è una nave carica di banane ferma a Vado Ligure, porto dove al momento non dovrebbe sostare perché in viaggio verso Civitavecchia, ma pronta a proseguire la rotta fino allo scalo di Salerno. Il problema è quello relativo alla banchina dove poter attraccare: il piano accosti approvato questa mattina indica per la bananiera la banchina 25 nord. Questo significa che l'Authority ha deciso di proseguire sulla strada dell'ordinanza del 13 luglio, quella che di fatto prevede che ogni operazione relativa allo sbarco ed imbarco container venga svolta al terminal gestito da Rtc alla 25 appunto. 

Più volte i clienti del terminal dell'ortofrutta, in particolare Maersk e Chiquita, che fino a ieri hanno scaricato alla 24, ad un passo dai magazzini frigo, hanno minacciato di lasciare il porto di Civitavecchia nel caso in cui fosse stata negata questa possibilità, che in termini di mercato significa abbattimento di tempi e costi. Ed oggi questa decisione sempre essere sempre più concreta. 

I lavoratori di Cfft si sono presentati attorno alle 13 a Molo Vespucci, accompagnati dal segretario della Filt Cgil Alessandro Borgioni: assente il presidente Francesco Maria di Majo, sono stati ricevuti dalla segretaria generale Roberta Macii che ha confermato: "Stiamo lavorando per voi", andando poi in riunione insieme anche al sindaco Antonio Cozzolino, giunto poco dopo sul posto. I lavoratori sono rimasti in sala comitato, e staranno lì tutto il giorno, finché non avranno una risposta dall'Adsp. Un dato è certo: la questione è delicata e ci sono molti interessi da tutelare. C'è l'occupazione, ci sono gli interessi economici della società italo belga, quelli di Rtc e quelli del porto, che rischia di perdere un traffico importante. 

E la politica non sta a guardare. Il vice presidente della Commissione Infrastrutture e Trasporti alla Regione, Roberta Angelilli del centrodestra fa appello direttamento al Governatore Zingaretti. “Ho chiesto a lui e all'assessore ai Trasporti Mauro Alessandri – ha spiegato – di intervenire sull’Autorità Portuale affinché si risolva immediatamente il problema dell’approdo a Civitavecchia del carico di banane. Infatti, per una sorta di groviglio burocratico-amministrativo, il porto di Civitavecchia rischia di perdere un traffico commerciale importantissimo, cosa che comporterebbe dei danni molto gravi per il sistema portuale e l’occupazione”. 

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Blitz alla De Carolis: arrestato un 30enne nigeriano

CIVITAVECCHIA – Alle prime luci dell’alba di ieri, gli agenti della Polizia di Stato del commissariato di  Civitavecchia, in collaborazione con i militari della locale Compagnia della Guardia di Finanza, hanno effettuato un  servizio di controllo presso l’ex caserma “De Carolis”, volto a verificare la presenza di eventuali occupanti all’interno, che ha portato all’arresto di un 30enne nigeriano.

All’interno sono stati trovati, tra giacigli di fortuna e in precarie condizioni igienico sanitarie,  4 cittadini extracomunitari, alcuni dei quali già in passato avevano dimorato nell’edificio. Durante i controlli, l’unità cinofila antidroga della Guardia di Finanza ha rinvenuto, all’interno della tasca dei pantaloni di uno degli stranieri, circa 10 grammi di marijuana .

Al termine delle operazioni  i 4 uomini sono stati accompagnati presso gli uffici del commissariato di viale della Vittoria, anche al fine di verificare la loro posizione sul territorio nazionale. Durante le fasi di identificazione è emerso che il tribunale di Civitavecchia aveva emesso, un’ Ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di uno degli stranieri: O. C., queste le sue iniziali,  30enne nigeriano.

L’uomo,  già sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria,  nell’ultimo anno era stato più volte denunciato per reati inerenti lo spaccio di sostanze stupefacenti e contro la persona nonché, in data 15 marzo 2018, proprio per l’invasione di terreni, poiché, anche in quella data, era stato trovato, con altri connazionali a dimorare all’interno dell’ex caserma. Inoltre, nel maggio del 2018 era stato formalmente diffidato a lasciare la Regione Lazio, non ottemperando, poiché il 23 agosto e l’8 settembre veniva rintracciato nella capitale.

L’uomo, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la casa circondariale di Civitavecchia, mentre gli altri stranieri sono stati denunciati in stato di libertà per l’occupazione abusiva della struttura ed uno per il possesso dello stupefacente. Infine, dai controlli effettuati sui documenti dei fermati, 3 sono risultati in possesso di permesso di soggiorno per motivi umanitari, mentre uno è stato accompagnato presso l’Ufficio immigrazione della Questura di Roma poiché il titolo è risultato scaduto.

A supporto dell’ attività svolta dalle forze dell’ordine, preziosa è stata anche la collaborazione della Polizia locale e del Comune che ha provveduto ad inviare una squadra di operai i quali hanno immediatamente ripristinato i cancelli d’ingresso alla caserma divelti dagli occupanti. 

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Sprar, l'unica strada � rinunciare al progetto

CIVITAVECCHIA –  “L’amministrazione comunale sullo Sprar ha una sola strada: quella di rinunciare e rispettare la volontà popolare". Lo conferma il capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso – che da subito insieme al collega Perello votò in consiglio contro lo Sprar dopo aver organizzato le manifestazioni contro Il Cara e i paventati sbarchi al porto – alla luce dei "tentennamenti" del Comune, dopo la gara andata deserta qualche settimana fa.

"Leggo di varie opzioni che il sindaco Cozzolino e la sua vice Lucernoni starebbero studiando – ha infatti spiegato – dall’affidamento diretto a un nuovo bando, fino alla rinuncia. Ecco, questa è l’unica ipotesi percorribile. Cozzolino non si inventi nulla: il bando per gli alloggi andato deserto è l’ennesima dimostrazione del fatto che i civitavecchiesi non vogliano forme di pseudo accoglienza. Peraltro, a fronte del taglio dei fondi annunciato dal ministro Salvini, la stessa Arci ha dichiarato che con 22 euro al giorno anziché 36 non sarebbe vera accoglienza. Al di là delle perplessità che si potrebbero esprimere sulle dichiarazioni dell’Arci, il Sindaco si limiti all’ultima considerazione e ritiri l’adesione di Civitavecchia da ogni tipo di progetto di accoglienza. La città – ha concluso – è già in ginocchio da sola”.

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