''Estate sicura, intensificati i controlli su spiagge e lungomare''

LADISPOLI – Spiagge e lungomare sorvegliati speciali per l'estate 2018. Sono stati infatti intensificati i controlli sulla città balneare da parte degli uomini della Polizia locale di Ladispoli, guidati dal comandante Sergio Blasi. "Nel giorno in cui entra ufficialmente l'estate – ha spiegato il vicesindaco e assessore al demanio marittimo, Pierpaolo Perretta – l'amministrazione ha annunciato l'intensificazione di una serie di controlli sulle spiagge e sul lungomare per garantire vacanze serene alle migliaia di bagnanti che affolleranno il litorale di Ladispoli. Una pianificazione iniziata nei giorni scorsi con le limitazioni alla vendita di bevande alcoliche e all'emissione del volume della musica per bar, stabilimenti e locali notturni". Il vicesindaco spiega inoltre come con il comando della Polizia locale, l'amminsitrazione abbia pianificato "una strategia di prevenzione e controllo per tutta la stagione estiva. Molte situazioni saranno costantemente monitorate, come il rispetto degli orari di pesca a 200 metri dalla riva, l'abusivismo commerciale sulle spiagge, l'attuazione di tutte le norme per la sicurezza e l’assistenza ai bagnanti in caso di emergenza. I controlli – ha proseguito Perretta – si estenderanno anche sul lungomare, ricordiamo il divieto assoluto di transitare con la bicicletta sui marciapiedi, il traffico veicolare sarà come sempre regolato dalla Ztl. La polizia locale vigilerà sul rispetto delle regole, sono previste salate contravvenzioni per i trasgressori. Siamo certi che potremo contare sulla collaborazione di tutte le forze dell’ordine per garantire un’estate sicura a residenti e villeggianti di Ladispoli”.

 

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Salvini: �Anche Orb�n sbaglia se ci lascia soli. Ma sono ottimista su accordo europeo�

E sui rom: �Non esistono pregiudizi, ma loro non fanno tantissimo per meritarsi un giudizio diverso. Non sono gli svedesi che scippano nella metropolitana di Roma�

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Mamma Marina a ‘‘La vita in diretta Estate’’: «Nessuna condanna mi ridarà mio figlio»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Una sentenza vergognosa. Non ho più parole. Nessuna condanna mi farà tornare indietro mio figlio ma ciò che sta logorando giorno dopo giorno me e tutta la mia famiglia è non conoscere la verità. Mi aspettavo una sentenza esemplare. Ci deve essere un messaggio importante in questa società da dare ai giovani». Questo è il commento di mamma Marina, ospite, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado, insieme all’avvocato Celestino Gnazi alla trasmissione ‘La vita in diretta Estate’ di lunedì scorso. 
Mamma Marina ripercorre quei momenti drammatici di quella terribile notte quando con una telefonata è stata avvertita dalla moglie di Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo, «che Marco era caduto dalle scale» per poi scoprire solo al Pit la sconvolgente realtà. Cerca di trovare una spiegazione su quanto è accaduto quella notte: «Negli ultimi tempi mio figlio era stanco di questa famiglia perché lo opprimevano parecchio e tra l’altro non sono neanche convinta che abbia sparato il capofamiglia. Noi conosciamo solo il dopo, non il prima. Sappiamo solo che Marco era seduto e qualcuno gli ha sparato». 
Ed è a questo punto che Marina esterna una sua sensazione, una sua ipotesi: «Secondo me, c’è stata una discussione quella sera. Erano persone (i Ciontoli) che volevano sempre comandare, nel senso che lo volevano manovrare questo mio figlio. Lui, però, aveva la sua personalità e si era stancato anche se innamorato di Martina”. Marina conclude il suo intervento dicendo: “Sono stanca di stare zitta, di mandare giù tutto. A me hanno ammazzato un figlio. Sono tre anni che aspetto giustizia ma con questa sentenza hanno dato un altro schiaffo a me e alla mia famiglia. La giustizia deve prendere dei provvedimenti». 
Ospite della trasmissione anche il generale Luciano Garofano consulente della famiglia Vannini che punta il dito sull’articolata attività di depistaggio messa in atto dai Ciontoli dopo lo sparo:  «Il loro unico interesse era quello di depistare e far finta che le cose potessero andare in una direzione completamente diversa rispetto alla tragedia che poi è accaduta a Marco e fino all’ultimo hanno agito in quella direzione. Ed è pazzesco tutto questo, sapendo soprattutto che quello sparo non è partito per caso. E’ impossibile. Quello sparo  è partito perché il signor Ciontoli ha deciso deliberatamente di armare quella pistola e sparare. Quindi anche questo aspetto della sentenza ci coglie veramente molto molto tristi e davvero preoccupati». 
Tra gli ospiti l’avvocato Daniele Bocciolini: «La sentenza è sicuramente da alcuni punti di vista opinabile con riferimento alla ricostruzione. Cioè il padre di famiglia che esce, si sente un colpo di pistola, e lui dice che è partito un colpo per aria e dice al telefono che il ragazzo è stato ferito da un pettine a punta. Una ricostruzione assolutamente inverosimile anche per chi era secondo me a casa quel giorno. E’ impossibile parlare di colpa perché non c’è imprudenza, negligenza dal punto di vista della condotta, chi era  casa, a mio parere, sapeva o quantomeno poteva rendersi conto della situazione reale che si stava vivendo».
Il giornalista Andrea Biavardi: «Una vicenda così sconcertante non l’ho mai incontrata per una serie di motivi. Primo, perché questo ragazzo è a casa di persone che dovrebbero proteggerlo, a casa addirittura della famiglia di quella che potrebbe diventare sua moglie. Secondo, i magistrati che hanno emesso questa contestatissima sentenza di primo grado scrivono testuali parole: ‘’Antonio Ciontoli dopo aver sparato ha pensato a tutelare i propri interessi e non ha pensato alla salvezza del ferito’’. Credo che queste parole mettano fine a qualunque tipo di shock – qualora si sia voluto ipotizzare- Per tutelare i propri interessi ha fatto morire un ragazzo. Di fronte a questa cosa le chiacchere stanno in poco posto. A rendere ancora più sconcertante questa vicenda è, che dopo che è partito un colpo di arma da fuoco, non si chiamano i soccorsi. Quando vedo Marina, come adesso, non ho parole, perché prima di tutto ragiono da padre. Non ho parole di fronte a questa vicenda. Non sono stati attivati i soccorsi. Ma quale shock: si è pensato a tutelare i propri interessi. Non aggiungo altro». 

 

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Criminale evaso arrestato dai Carabinieri

CARBOGNANO –  – Era evaso dall’ ospedale di Chieti, dove si trovava piantonato in detenzione, dopo avere aggredito il personale della polizia penitenziaria che lo aveva in custodia: un pericoloso criminale è finito nella rete dei Carabinieri. Una volta individuato dai militari della stazione di Carbognano, l’uomo, avendo capito di essere stato localizzato, ha tentato la fuga pur di non sottoporsi al controllo di polizia di sicurezza. 

Ha tentato la fuga speronando l’ auto dell’ arma, ma è stato comunque bloccato grazie alle tecniche di prontezza operativa attuate dai carabinieri operanti. Una volta bloccato si è scagliato contro gli stessi carabinieri in un ultimo tentativo di fuga. L’ autovettura su cui viaggiava era una mercedes di grossa cilindrata rubata a Vitorchiano, all’ interno della quale sono stati trovati anche numerosi attrezzi da scasso. Il criminale è stato quindi arrestato e ristretto nelle camere di sicurezza della compagnia carabinieri di Ronciglione.

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''I consiglieri regionali si facciano sentire''

ALLUMIERE – Manifesta contrarietà da parte del gruppo politico ‘‘Allumiere  Futura’’ per il conferimento dei rifiuti di Roma a Civitavecchia. 
«La Regione Lazio ha individuato la   zona   di   Civitavecchia   in   località   Discarica   Fosso   Crepacuore  3, ubicata   nel comune   di   Civitavecchia,    a   far   data   dal   1   luglio   2018   per   una   capacità   residua disponibile di circa 160mila   mc nei lotti 2 e 3 – spiegano dal direttivo del  circolo ‘‘Allumiere   Futura’’ –   il   nostro  gruppo  è   fermamente   contrario  a   questa  scellerata soluzione   che  va  a  gravare  su  un  territorio  già  duramente  messo alla  prova.      La nostra zona si vede costretta a subire le scelte imposte dal governatore del Lazio Zingaretti e dalla sua sciagurata amministrazione. Tutto ciò con il fine specifico di scongiurare   il   commissariamento   sulla   questione   rifiuti;   commissariamento   che sancirebbe il     fallimento definitivo dello stesso Zingaretti su tale faccenda e la sua assoluta incapacità a guidare la macchina amministrativa regionale».
«Auspichiamo che   i   consiglieri   regionali   del   territorio,   che   compongono   la   “fantomatica” maggioranza,   facciano   sentire   la   loro   voce   e   non   ne   facciano   una   questione   di colore politico».

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Scarico del carbone a Tvn: Usb lancia l'allarme

CIVITAVECCHIA – "Enel non può pensare di stravolgere un servizio ormai consolidato, mettendolo a gara, aprendo ad un possibile cambio di impresa, perseguendo un taglio dei costi con minore occupazione, e lasciando inoltre che chi opera da anni su quelle grandi macchine possa essere messo alla porta per essere rimpiazzato con nuovo personale. Un po’ troppa roba con un colpo solo". L'Usb Lavoro Privato lancia l'allarme sulla decisione di Enel che, dopo anni di affidamenti diretti, ha deciso di mettere a gara il servizio di scarico del carbone presso la centrale di Torrevaldaliga Nord, riguardante nel suo complesso la conduzione dei grandi scaricatori a tazze e la pulizia stive delle navi carboniere.

"Come è evidente, considerando la rilevanza finanziaria del servizio – ha spiegato Luca Paolacci dell'esecutivo regionale – si tratta di una decisione che produce comprensibili interrogativi circa le conseguenze per il territorio, in ordine alle aziende coinvolte, alla prevedibile riduzione dell’impegno economico finale, e soprattutto, per quanto ci riguarda, ai negativi riflessi attesi sul piano occupazionale. Su quest’ultimo aspetto le notizie che vanno filtrando destano più di una preoccupazione. Da quanto è dato sapere, infatti, le condizioni di gara in tema di occupazione sembrerebbero lasciare un più che ampio margine di discrezionalità alle imprese partecipanti, prevedendo una “clausola sociale” che anziché garantire chi attualmente è impegnato nell’appalto ne renderebbe probabile, oltre che possibile, il futuro licenziamento. Magari da addolcire con fantasiose ipotesi di ricollocamento tutt’altro che tranquillizzanti. Se le informazioni che circolano sono esatte – ha aggiunto il rappresentante dell'Usb – le aziende che intendono partecipare alla gara potrebbero quindi prevedere non solo un numero minore di occupati, da selezionare mediante contrattazione collettiva o in base ai criteri usati per le procedure di mobilità, ma anche utilizzare altro personale al posto di quello attuale: una ipotesi inaccettabile, che oltre a scaricare gli inevitabili ribassi di gara sui lavoratori ne consentirebbe anche la sostituzione, producendo una allarmante situazione di tensione sociale".

L'attenzione è alta, come conferma l'Usb. Il sindacato, come già avvenuto per altri appalti in centrale, chiede quindi che sia assicurata la necessaria continuità occupazionale ai lavoratori attualmente impegnati nel servizio "i quali, è bene ricordarlo – ha concluso Paolacci – sono tutti altamente professionalizzati e con una solida esperienza alle spalle. Se così non sarà è chiaro che le attuali preoccupazioni finiranno per sfociare in una fase conflittuale, forse già messa in conto dalla committenza ma dagli esiti assai incerti".

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Punta di Palo, Grando: ''Dai 5 Stelle solo disinformazione''

LADISPOLI – “Sulla vicenda legata ai piani urbanistici nella cosiddetta zona di Punta di Palo il Movimento 5 stelle continua a disinformare i cittadini ed a descrivere scenari che non corrispondono alla realtà dei fatti”. Così il sindaco Alessandro Grando replica ai grillini su Punta di Palo. 

“Occorre ricordare – prosegue Grando – che al nostro arrivo alla guida del Comune di Ladispoli la situazione in quell'area era già completamente definita, con un piano di lottizzazione approvato nel 2002. Successivamente modificato attraverso la legge regionale sul “piano casa”, e un programma integrato solamente adottato. L'iter di approvazione del piano casa, che prevede 30.000 metri cubi di residenziale, è stato completato ed i permessi di costruire rilasciati prima delle ultime elezioni comunali. Il programma integrato, invece, di 120.000 metri cubi residenziali e commerciali, era rimasto inattuato. Le due procedure non sono dunque collegate tra loro, al contrario di quello che è stato scritto dagli esponenti del Movimento 5 stelle, e l'aver interrotto l'iter del programma integrato non ha nessun effetto sulla procedura del piano casa. Ricordiamo, inoltre, che l'Ufficio tecnico ha recentemente emesso un'ordinanza di sospensione dei lavori al fine di accertare se l'intero iter del piano casa fosse legittimo. È quindi l'Ufficio tecnico, non certo il sindaco e tantomeno il Movimento 5 stelle, l'unico deputato a stabilire se il progetto possa continuare o meno. Questo i rappresentanti del Movimento 5 stelle lo sanno bene, ma preferiscono continuare a condurre un'attività politica fatta di cattiva informazione, titoli ad effetto e slogan senza sostanza. Gli unici atti che fino ad ora hanno prodotto risultati concreti sono stati quelli dell'amministrazione comunale, attraverso i quali sono stati annullati ben sette programmi integrati ereditati dalla precedente Giunta”.

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Saluto romano e polo fieristico:  scontro in consiglio comunale

TARQUINIA – Polo fieristico al centro chimico e saluto fascista. Due, dei tanti argomenti discussi martedì pomeriggio in consiglio comunale, suscitano la reazione del Partito democratico che non perde occasione per attaccare l’amministrazione Mencarini. «Nella seduta del consiglio comunale di martedì la maggioranza ha consegnato ai posteri due perle ineguagliabili. – tuonano dal Pd – Prima perla: ha presentato una delibera di acquisizione dell’ex centro chimico che nelle pie intenzioni, già ufficialmente manifestate, dovrebbe diventare un polo fieristico, e, a fronte di un elementare quesito posto dalle opposizioni: “ma l’avete fatto un sopralluogo  per verificare in che condizioni è, se c’è amianto, se i parametri minimi di agibilità sono ripristinabili o meno?”» «Di fronte a questa elementare domanda, dunque, – affermano dalla segreteria democrat – la maggioranza si è spaccata come un melone. Una parte ha votato per ritirare la delibera e un’altra parte si è astenuta sul ritiro della delibera. Voti a favore della delibera, zero».  «Dopo questa riedizione in salsa locale di ‘’Dilettanti allo sbaraglio’’, – commentano ancora dal Pd – arriva la seconda perla: il primo cittadino di Tarquinia, chiamato dalle opposizioni a pronunciarsi in modo definitivo ed esauriente sulla questione del ‘’saluto fascista’’ perpetrato nell’ufficio del vicesindaco, ormai ovviamente ex, Manuel Catini, ha rilasciato una dichiarazione solenne che resterà negli annali della storia politica di questo Comune come esempio di evanescenza e qualunquismo pilatesco». Il sindaco Mencarini ha detto: «Sulla vicenda sono in corso delle indagini; trovo inopportuno aprire una discussione per la quale i diretti responsabili sono già stati o dovranno essere ascoltati dall’autorità. C’è il rischio di lanciarsi in valutazioni personali e prove di riscontri, oltre che di interferire con le indagini in atto».  «Un’affermazione irreprensibile,- tuonano dalla segreteria del Pd – se a farla fosse stato un vicequestore, ma per avventura, Pietro Mencarini è un sindaco ed il consiglio comunale è un organo politico amministrativo, dal quale ci si aspettano dinanzi a questioni di rilevanza politica, oltre che giuridica, delle valutazioni politiche, cioè: la formulazione di un giudizio su una questione politica che non ha mancato di suscitare reazioni nell’opinione pubblica e sulla quale il pronunciamento del rappresentante di tutti i cittadini è, a dir poco, doveroso. Il giudizio lo lasciamo ai cittadini, A noi, questi signori, hanno chiesto proposte e non polemiche». «Bene, – aggiunge il segretario del Pd Armando Palmini – ecco qua altre due proposte. Prima di presentare una delibera su una qualsiasi iniziativa, salvo poi essere costretti a ritirarla in fretta e furia dopo averla, oltre tutto, già sbandierata sui giornali e sui siti, magari approfondite un tantino la materia. Seconda proposta. Quando la cittadinanza vi chiede una valutazione politica su un fatto politico, fatela, un po’ di politica, pronunciatevi. E se proprio non vi viene, domandatevi se a chiudere in modo definitivo questa sgradevole vicenda, non sarebbero bastate due semplici parole: “Scusate tanto”».

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Passaggio di consegne in maggioranza

CIVITAVECCHIA – Il Movimento Cinque Stelle perde un altro pezzo. Rolando La Rosa si è dimesso dal suo incarico di consigliere comunale. Le dinamiche che hanno portato alla scelta del consigliere di lasciare l’aula Pucci sono ormai note. Da tempo ormai il consigliere era in dissenso con il sindaco su diversi temi. Difficilmente riusciva inoltre a limitare il suo dissenso. La sua contrarietà al progetto dell’outlet a Fiumaretta, i suoi dubbi sul forno crematorio, sul project financing Engie e per ultimo il suo voto di astensione sul rendiconto sono stati visti dal sindaco, dalla giunta e soprattutto dal capogruppo Fortunato, come fumo negli occhi. 
I duri attacchi subiti soprattutto lunedì da parte di molti esponenti della maggioranza, più una condizione di salute non ottimale, hanno spinto il consigliere a gettare la spugna. I rituali sono quelli simili agli esoneri degli allenatori. Con i tecnici che si limitano alle parole di circostanza ed i presidenti (in questo caso rappresentati dal Sindaco) che ringraziano e voltano pagina.
«Ringrazio Rolando per quanto fatto in questi anni in maniera completamente disinteressata per il bene della collettività. Rolando è da sempre persona che ha a cuore i problemi dei più deboli ed in questo senso si è speso al massimo in questi 4 anni di consiliatura». Al posto di La Rosa entrerà tra i banchi della maggioranza Andrea Bertolini, fedelissimo del sindaco e super attivista Cinque Stelle che alle ultime parlamentarie tentò la strada del Senato fermandosi però a 14 preferenze. Le 46 raccolte nel 2014 gli basteranno invece per entrare in surroga a La Rosa nel prossimo consiglio utile. 
Le dimissioni di un membro della maggioranza stanno per diventare una sorta di consuetudine tra i pentastellati. All’inizio fu il consigliere Carlini a gettare la spugna, poi accompagnato dalla consigliera Raffaella Bagnano. Anche il presidente del consiglio Riccetti arrivò alle dimissioni dal suo incarico di presidente passando all’opposizione. Lo stesso dicasi del consigliere Girolami, approdato all’opposizione dopo pochi secondi dalla sua elezione. Le condizioni di salute della consigliera Lau (che nel 2015 si dimise dalla sua delega al mercato) portarono in consiglio, dopo la sua rinuncia, all’allora presidente della cooperativa Incitur Salvatore Cardinale per poi arrivare alle dimissioni di Rolando La Rosa. 
In giunta invece ad arrendersi furono da prima l’assessore Pantanelli, avvolto dalle critiche di parte della maggioranza ma difeso dal sindaco fino all’ultimo (ancora ricopre il ruolo di consigliere di fiducia) e dell’assessore Savignani (che ritenne concluso il suo lavoro alle partecipate, anche se l’ultimo dei concordati è stato presentato la scorsa settimana). 
Capitolo a parte poi per Fabrizia Trapanesi che dopo essere passata per la ribelle del consiglio, poi per la dimissionaria, sembra aver tirato i remi in barca in attesa di arrivare a fine legislatura. Insomma di stelle cadenti ce ne sono state molte e questo crea anche un problema di rappresentatività all’interno del consiglio. Sommando i consiglieri passati all’opposizione o usciti dall’aula si arriva infatti ad oltre 700 voti persi rispetto a quel 15% preso quattro anni fa. 
Un’emorragia dovuta principalmente ad una linea quasi autonoma del sindaco e della sua giunta. La stessa che ha portato La Rosa a gettare la spugna. Nota curiosa. Alla lista di 24 consiglieri presentata nel 2014 tra passaggi in giunta e dimissioni, mancano ormai solo due possibili consiglieri, dopodiché i posti in consiglio inizieranno a passare alla minoranza. A 11 mesi dalle elezioni potrebbero bastare.

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Presunto conflitto d’interesse: è scontro politico

S. MARINELLA – Si sta rivelando la più dura campagna elettorale della storia del Comune di Santa Marinella. I colpi bassi che giungono da ambo le sponde del Tirreno non risparmiano nessuno. Dopo i manifestini contro Tidei e Bacheca, oggi è Ricci ad essere preso di mira. A chiamare in causa il candidato sindaco del centro destra è la consigliera della lista Tidei Sindaco Patrizia Befani, che attacca Ricci per essere iscritto sul bord della Fondazione Cariciv, organo con funzioni di controllo ed indirizzo delle attività della Fondazione stessa. 
«A prescindere da importanti profili di incompatibilità tra la funzione di consigliere di amministrazione di una Fondazione bancaria territoriale e l’eventuale carica di Sindaco che andremo ad approfondire nelle opportune sedi – dice la Befani – è suggestivo l’approccio che il centrodestra vuol dare ai problemi di questa distrutta città. L’Ente, che sino a qualche tempo fa aveva una robusta dotazione finanziaria residuata dallo spinoff che ha separato il patrimonio della Fondazione stessa da quello della Cassa di Risparmio di Civitavecchia dalla quale ha avuto origine, aveva come scopo istituzionale quello di sollevare e aiutare le iniziative artigianali, di piccola imprenditoria del territorio ma soprattutto di sovvenzionare, senza ritorno alcuno, le iniziative culturali ed assistenziali di un territorio altrimenti arido e povero come il nostro. Questo consiglio di amministrazione, nel quale siede Ricci, ha avuto alcune idee geniali, tra le quali quella di andare ad investire il proprio intero patrimonio in Svizzera, dove ha subito un’ingente depauperamento, pare a seguito di una truffa. Senza necessità di andare tanto lontano però alcune operazioni imbevute di familismo quali la scuola di piazza Verdi, hanno lasciato il segno, generando perdite che hanno dissestato il patrimonio della Fondazione ma non hanno però intaccato le prebende di questi solerti ed avveduti amministratori, tra i quali lo stesso candidato sindaco di Santa Marinella, che percepisce sempre il medesimo compenso mentre le erogazioni della fondazione si sono ridotte al lumicino. Ecco che tipo di esperienza ha maturato Bruno Ricci, la coltivazione dei bilanci in perdita, esperienza che ora vuole trasferire anche nel Comune di Santa Marinella». 
«Premetto  che il sottoscritto non è nel board della Fondazione Cariciv – gli risponde Bruno Ricci – che è una istituzione molto amata dalla gente del nostro comprensorio. Oltre a fargli i complimenti per la compostezza del comunicato e la scarsa attinenza alla verità, consiglierei alla Befani di non attaccare indiscriminatamente  utilizzando argomenti  da cui possa emergere  la sua ignoranza, nel senso di mancanza di conoscenza della materia in cui si avventura. Attaccare la Fondazione, un ente che ha fatto del bene per decenni su tutto il territorio, dando moltissimo al sociale,  con il solo scopo  di infangare il sottoscritto  è  davvero un modo becero di fare politica e campagna elettorale. Per onor di cronaca ero membro dell’organo di indirizzo da cui mi sono dimesso, per la mia candidatura a sindaco. Valuterò formale  denuncia querela di fronte alle autorità competenti». 
«Mentre denunciavo alla stampa che il candidato sindaco del centrodestra Bruno Ricci doveva essere sospeso immediatamente dalla Cariciv – gli fa eco l’addetto stampa di Tidei – qualcuno ha provato a correre ai ripari. Solo ieri il nome di Ricci è scomparso dal sito della Fondazione. Per lo statuto della Fondazione, Ricci membro dell’organo di indirizzo, doveva dimettersi almeno un anno prima. Ma tutti hanno taciuto e così Cariciv ora si è lasciata strumentalizzare a fini elettorali. Sta di fatto che adesso compaiono misteriose dimissioni firmate un giorno prima della candidatura. Peccato che lo Statuto prevede che le dimissioni avvengano non un giorno, ma un anno prima e quindi queste dimissioni non cancellano il suo conflitto di interesse. Consiglio infine Ricci a togliere di mezzo i volantini in cui si presenta come membro dell’organismo di indirizzo della Cariciv sfoggiando 4mila contributi».

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