Torna il circo a Ladispoli, è polemica

LADISPOLI – Torna il circo in città, con animali al seguito, e le associazioni animaliste tornano sul piede di guerra. «Ancora una volta – scrivono da Dammi La Zampa – gli uffici competenti hanno ignorato legge e regolamento comunale. Eppure la legge richiamata anche nel regolamento comunale in vigore – spiegano – non lascia discrezionalità ai responsabili dei procedimenti per la concessione di permessi di attendamento: le associazioni animaliste del territorio devono essere informate delle domande dei circhi quando queste vengono protocollate e non vernirne a conoscenza dai manifesti a poche ore dall'inizio degli spettacoli». Tutto ruota intorno alla presenza di animali, come si evince anche dai manifesti affissi in città, all'interno dell'attività circense. Una storia, per l'associazione che «deve finire». L'associazione è ora pronta a chiedere ufficialmente l'accesso agli atti della documentazione «relativa al procedimento con cui si è concessa l'autorizzazione all'attendamento e all'affissione sulle plance comunali. Chiederemo inoltre, stavolta ufficialmente per il futuro – continuano a scrivere dall'associazione – che l'Amministrazione predisponga un bando per gli attendamenti rivolto ai circhi che non utilizzano animali. Lo scorso anno – ricordano – il Parlamento ha deciso per eliminare l'uso degli animali dai circhi. Siamo fiduciosi che l'attuale Ministro competente proceda di conseguenza. Nel frattempo quello che possiamo fare è sensibilizzare i cittadini a non alimentare lo sfruttamento degli animali e gli apparati degli enti locali e Asl a far rispettare alla lettera le disposizioni di legge e dei regolamenti comunali». Intanto, a proposito dei manifesti che in questi giorni sono ben visibili sia nella città balneare di Ladispoli che a Cerveteri, l'associazione ha presentato un esposto ai due comuni e per conoscenza alla Guardia di Finanza in quanto ritenute «abusive». A essere contestati in particolar modo sono i manifesti affissi al di fuori delle plance (muri, cabine telefoniche, pali della luce, …). Allo stesso tempo è stata chiesta l'autorizzazione alla realizzazione di un presidio fisso su viale Mediterraneo (dove è stato spostato l'attendamento che originariamente doveva posizionarsi in via della Luna a Marina di San Nicola, via colpita da un incendio qualche settimana fa e dove devono svolgersi ancora le attività di bonifica dell'area) per l'intera presenza del circo in città. «Ci auguriamo – dicono da Dammi La Zampa – che saranno presenti oltre ai tanti cittadini che sono contrari allo sfruttamento degli animali per gli spettacoli, anche tutte le altre associazioni sia animaliste che culturali».

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Sulle imprese cittadine pesa una tassazione pari al 62,8 per cento

CIVITAVECCHIA – «Nessuna inversione di tendenza. Anche nel 2018 le imprese di Civitavecchia suderanno fino al 16 agosto solo per pagare i tributi». Lo comunica la Cna dopo la presentazione del rapporto 2018 ‘‘Comune che vai fisco che trovi’’ presentato ieri mattina a Roma, a cura dell’osservatorio permanente Cna sulla tassazione delle piccole e medie imprese che analizza 137 comuni italiani.

«Su 365 giorni – proseguono dalla Cna – ben 229 si lavorerà dunque per la liberazione dal fisco e appena 136 per soddisfare i consumi personali e della famiglia. 62,8 per cento è il peso complessivo del fisco sul reddito d’impresa (total tax rate). Un dato che è superiore alla media nazionale, attestata al 61,4 per cento, con un aumento, seppure di poco (+ 0,2), sul 2017, e che fa scivolare Civitavecchia di due posti, dal 97° al 99°, nella graduatoria generale». A commentare è il presidente della Cna Civitavecchia Alessio Gismondi.

«Sono numeri da vertigine. Specialmente – evidenzia Gismondi – per le piccole imprese, una pressione fiscale così elevata costituisce il problema più grande. Senza un alleggerimento e una distribuzione del carico più equa, pensare al rilancio dei settori produttivi e alla creazione di occupazione è davvero impossibile». Nel dettaglio, l’incidenza dell’Irpef e dell’aliquota Ivs (Invalidità – vecchiaia – superstiti) è pari al 40 per cento, delle imposte regionali al 7,2 e di quelle comunali al 15,6. Interessante la variazione registrata dal 2011 al 2018: nel primo caso si rileva un incremento del 6,3 per cento, mentre nel secondo c’è stata una bella sforbiciata del 9,4 per cento.

«I tributi comunali, nello stesso periodo, sono saliti del 5 per cento. Un salasso insostenibile e che suscita indignazione, perché a cifre così elevate – conclude Gismondi – non corrispondono certo servizi efficienti. Anzi. I cittadini sono costretti a denunciare quotidianamente lo stato di abbandono in cui versano intere zone della città». 

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Ladispoli, fioccano contravvenzioni elevate dalla Guardia Costiera

LADISPOLI – Dopo la Polizia locale anche la Capitaneria di porto. Contravvenzioni elevate anche dalla Guardia costiera ladispolana visto che in alcuni tratti del lungomare le auto erano state lasciate nel week end persino in area demaniale. Più alto il conto da pagare in questo caso rispetto ai vigili urbani perché le sanzioni si aggirano sui 200 euro. Diversi automobilisti insomma avevano ostruito la strada che invece è importante rimanga libera per consentire ai mezzi di soccorso, tra cui ambulanze, di transitare in caso di emergenza. Multe a go-go in via Marina di Flavia., una ventina almeno.

Nello stesso giorno la Municipale ha invece multato una sessantina di automobilisti per lo stesso motivo lungo via Roma (anziché usufruire del parcheggio aperto da privato, con autorizzazione del Comune, sempre lungo la via a due passi da Torre Flavia) nei pressi della Palude di Torre Flavia. Un punto strategico della città dove spesso le auto rimangono incastrate così come gli autobus e i mezzi di soccorso proprio per la carreggiata occupata abusivamente delle auto dei turisti e dei vacanzieri romani. Controlli sono previsti non solo anche nel prossimo fine settimana ma per tutta l’estate

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''Distaccamento vigili del fuoco Tarquinia, sono stati mesi di duro lavoro''

TARQUINIA – «Quella del 13 luglio è stata l’unica inaugurazione della sede distaccata del Comando vigili del fuoco di Viterbo”. Lo afferma il consigliere comunale Roberto Benedetti intervenendo sull’apertura del distaccamento dei Vigili del fuoco di Tarquinia avvenuta venerdì scorso.
Benedetti interviene per sottolineare che “eventuali altre presunte cerimonie di apertura, riportate erroneamente, sono probabilmente da ricondursi alle numerose visite del Capo del Corpo dei Vigili del fuoco, ingegner Gioacchino Giomi che, in compagnia del prefetto Giovanni Bruno ha voluto seguire personalmente l’andamento dei lavori, durante le quali ha assecondato, come sua abitudine, chi gli ha fatto richiesta di foto ricordo della giornata».
«La formale istituzione con decreto del distaccamento permanente è cosa ben diversa da realizzarlo praticamente – dichiara il consigliere – sono stati mesi di duro lavoro svolto in sinergia tra l’amministrazione comunale (nelle persone del sindaco Pietro Mencarini e del consigliere Roberto Benedetti ndr) , il comando provinciale dei Vigili del fuoco, nella persona del comandante Giuseppe Paduano,  delll’ispettore Gianni Aluisi e di Walter Ranucci,  e la Prefettura, nella persona del prefetto Giovanni Bruno. Un lavoro svolto con la massima professionalità e trasparenza che ha riguardato la scelta della sede tecnicamente e logisticamente più adeguata tra le varie soluzioni possibili; la stipula dei contratti; l’allestimento della sede e l’organizzazione dell’inaugurazione». 
«L’operatività del distaccamento di Tarquinia – conclude Benedetti –  aumenta il livello di sicurezza dei cittadini dello stesso comune e di quelli limitrofi e riduce sensibilmente i tempi d’intervento. Un vigile del fuoco è consapevole che un solo minuto può fare la differenza tra la vita e la morte. E così – conclude il consigliere – La numerosa presenza di autorità civili e militari il giorno dell’inaugurazione è stata la dimostrazione di quanto fosse sentita l’esigenza di aprire un distaccamento a Tarquinia».
 

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Civitavecchia Infrastrutture: fallimento all'attenzione del consiglio

CIVITAVECCHIA – Un consiglio comunale piuttosto tecnico quello che si è svolto questa mattina all'aula Calamatta. Diversi i punti affrontati, a partire dalla questione del fallimento di Civitavecchia Infrastrutture. Un fallimento in realtà differente, in termini economici, da quello delle altre partecipate. Si parla in questo caso di un credito di 20mila euro circa che ha fatto "saltare il banco". È stato il Pd, attraverso il consigliere Marco Di Gennaro, a presnetare una mozione nella quale si chiedeva l'istituzione di una commissione di indagine sulla vicenda, per verificare – ha spiegato – se vi siano o meno profili di responsabilità", soprattutto  nei confronti del liquidatore. Poi, dopo una breve discussione, si è arrivati alla sintesi, approvata all'unanimità: quella cioè di dedicare diverse sedute della commissione bilancio alla questione, cercando di trovare le giuste risposte. in caso contrario, allora, si potrà istituire la commissione d'indagine. Nel frattempo è stata approvata la proroga della commissione d'inchiesta sul comparto termale, così come richiesto dal presidente sandro De Paolis "per riuscire – ha spiegato – a reperire diversi documenti non presnti al Comune e sequestrati nel corso degli anni. Mancano molti tasselli". 

Sì del consiglio anche alle due variazioni di bilancio spiegate dall'assessore Florinda Tuoro. La prima è di 2,6 milioni di euro ed è relativa al rimborso che Acea dovrà erogare per il contratto di servizio con Csp, relativo all'idrico, inizialmente in capo al Comune fino a marzo, ma prolungato anche per via del fallimento stesso di Civitavecchia Infrastrutture. L'altra invece, di 97mila euro, è relativa ad una nuova entrata derivante da alcuni diritti patrimoniali e destinata al progetto di videosorveglianza delle aree pedonali del centro storico. 

Il consiglio ha poi approvato il regolamento per l'istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari (Dat),approvando la mozione presentata dal gruppo Pd. unanimità anche per la proposta del consigliere Alessandra Riccetti di prevedere la possibilità di concedere immobili in comodato d'uso alle associazioni di volontariato. In questo caso la mozione è stata emendata, prevedendo una ricognizione dei locali presenti e del loro stato, la ricognizione delle onlus cittadine e l'individuazione dei criteri per l'assegnazione dei locali. 

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''Ladispoli, a rischio soppressione il treno delle 4.56''

LADISPOLI – Treno in partenza alle 4.56 da Ladispoli e diretto a Roma a rischio cancellazione a partire dal primo agosto. A lanciare l'allarme è il consigliere comunale e delegato ai pendolari Giovanni Ardita: "Il treno – spiega Ardita insieme al responsabile per il Lazio della Union of European Consumers Walter Augello – ha avuto da subito il favore della gente, con un notevole riscontro di affluenza, a Ladispoli sulla banchina anche in pieno luglio sono più di duecento i pendolari che usufruiscono di questo treno". La sua cancellazione, per il consigliere di maggioranza, potrebbe causare la rinuncia di lavori da parte di diversi utenti che utilizzavano il treno per arrivare in orario. "Capirete che – ha sottolineato – per chi deve recarsi al lavoro tra le 6,30 e le 7,00 è praticamente impossibile arrivare puntuali e che quindi con la sospensione della corsa delle 4,56 arriverebbero di sicuro in ritardo. E’ il signor Franco Lamanna pendolare storico di Ladispoli, a suggerirci l’unica alternativa per arrivare a lavoro in tempo, cioè alzarsi tra le 4,00 e le 4,30 arrivare sulla via Aurelia, perché il bus non entra a Ladispoli e prendere la corsa delle 5,30, immaginate ogni mattina che bella avventura". Il consigliere di maggioranza chiama in causa anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle: "dopo un lungo letargo, dove lamentavano la pulizia del sottopassaggio e il rumore del treno, oggi che il Governo ha nominato un uomo di punta del Movimento 5 Stelle come Danilo Toninelli a Ministero delle Infrastruttiure e Trasporti, da cui dipendono le Ferrovie dello Stato, adesso è ora che si sveglino e si diano da fare per sollecitare il signor Ministro perché ogni giorno i pendolari bruciano sotto il sole con una pensilina che da tempo attendono e che dopo 6 mesi di lavori ancora non vede luce, come i bagni che a tutt'oggi sono chiusi". 

Oltre alla paventata soppressione del treno delle 4.56, il consigliere di maggioranza punta i riflettori, infatti, anche sui lavori in stazione che "stanno stancando chi ha la sola colpa di prendere il treno per recarsi a lavoro". E ad avere problemi non solo i pendolari, ma anche i residenti delle zone limitrofe: "Con i bagni chiusi – ha spiegato – sono in molti a espletare i loro bisogni all'aria aperta e potete immaginare l'odore soprattutto con la calura estiva, mentre i residenti del Campo Sportivo lamentano che la notte non si riesce a dormire con il cantiere aperto". Per Ardita è giusto sì che gli operai lavori nelle ore in cui i treni non circolano, ma "non è pensabile che si possa portare avanti un cantiere con soli 4 o 5 operai e attendere che i lavori terminino dopo un anno, perché le ferrovie devono limitare i costi". 

Da qui la decisione del consigliere di preparare, di concerto con le associazioni dei consumatori, come Codacons, il Comitato Pendolari e la Unione of European Consumers una diffida "al Ministero delle Infrastrutture per evitare – ha detto – che venga soppresso il treno delle 4.56. Molti pendolari sono pronti a firmare una petizione che non solo sarà inviata all'amministratore delegato di RFI e al direttore di Trenitalia, ma intendiamo chiedere conto anche a chi ha la responsabilità politica, inviando tale nota anche alle autorità competenti dei trasporti sia della Regione Lazio che del Ministero delle Infrastrutture, guidato dall'esponente del Movimento 5 Stelle Danilo Toninelli. Un'altra battaglia – ha proseguito – a difesa dei pendolari, per arrivare ad avere una stazione, quella di Ladispoli, che garantisca gli standard minimi di vivibilità. Ricordiamo che d'inverno sono oltre 10mila i pendolari". Numero che in estate sale notevolmente con i vacanzieri che dalla Capitale si trasferiscono nella città balneare cma che allo stesso tempo continuano a recarsi a Roma per motivi di lavoro. Senza dimenticare i turisti "che comunque per passare qualche ora sulle nostre spiagge la mattina partono presto da Roma con il treno per raggiungere una delle località turistiche più vicine e comode da Roma". 

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''Sgamma e i suoi sono incompetenti''  

ALLUMIERE – Il consigliere comunale di Allumiere Carlo Cammilletti risponde alle accuse del gruppo Allumiere Futura. «Quanto riportato non rispecchia la realtà dei fatti – spiega Cammilletti – chiedono le mie dimissioni per un ipotetico conflitto di interessi, purtroppo per Sgamma e il suo gruppo ci sono due aspetti fondamentali che, da un’opposizione incompetente quale si sta dimostrando, non sono stati presi in considerazione: pur essendo un dipendente Acea non mi occupo del settore idrico ma sono impiegato come operaio nel settore della depurazione; non mi risulta che sia mai stata creata una delega all’acqua o ai rapporti con Acea e che mi sia stata assegnata, non capisco come sia possibile chiedere le dimissioni di un consigliere su un conflitto di interessi che non esiste». Cammilletti poi prosegue: «Durante i vari consigli comunali abbiamo rilasciato opportune delucidazioni in base alle informazioni fornite da Acea: se il consigliere Sgamma preferiva avere risposta da altri consiglieri di maggioranza perché la mia voce, la mia persona o i miei modi di comunicare non gli risultano gradevoli bastava dirlo, la prossima volta risponderà qualcun’altro; da qui a chiedere le dimissioni mi sembra eccessivo e fuori luogo. Per ciò che concerne le mie affermazioni, che Sgamma ritiene essere ‘‘false e approssimative’’ lo invito ad essere meno distratto durante i consigli dove, su informazioni ricevute dai responsabili di Acea, abbiamo esternato che il pozzo Pistola era stato fermato la scorsa estate perché il livello dello stesso aveva raggiunto minimi storici e non poteva essere utilizzato, e che, sempre la stessa azienda, ha preferito non utilizzare nell’inverno per permettere allo stesso di recuperare e di utilizzarlo, così come è stato fatto, in questo periodo estivo. Sulla situazione dei signori Pistola come ammistrazione abbiamo sollecitato Acea a prenderne atto e risolvere il problema. Abbiamo inviato ufficiale richiesta ad Acea per avere lo stato attuale degli impianti e dei lavori eseguiti a da eseguire e, appena arriva, sarà resa pubblica. Mi risulta che gradualmente la situazione idrica sembra essere meno emergenziale: la problematica non può essere di nostra diretta competenza ma di chi gestisce il servizio, nostro è però il dovere di interagire con Acea per sollecitare, pretendere e collaborare che il problema venga definitivamente risolto».

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Ridolfi si oppone alla richiesta di archiviazione per Bucchi

di TONI MORETTI

CERVETERI – Ricordate quando più o meno un anno fa, scoppiò la polemica per la concessione data dal comune per l’impianto di una antenna di telefonia in un terreno nelle campagne di Borgo San Martino, di proprietà di Luciano Ridolfi, consigliere comunale, ad oggi assessore alle attività produttive della giunta Pascucci?  
Furono mesi e mesi di polemiche animate dal comitato di zona di Borgo San Martino del quale Luigino Bucchi è presidente. 
L’impianto venne tacciato come nocivo per via delle onde che avrebbe emanato e fu tacciato da una caterva di irregolarità alle quali sembrava che l’amministrazione non volesse dare risposte tante che il Bucchi e alcuni membri del suo comitato, fecero in alcune sessioni di alcuni consigli comunali, delle apparizioni con la bocca incerottata in segno di protesta, come a denunciare la privazione del diritto di critica. Ma non finisce qui. 
La protesta continua con svariate recensioni più o meno quotidiane da parte di Bucchi evidentemente ritenute fuori  dal consentito da Ridolfi che comincia, afferma egli stesso, a ricevere fastidi e minacce personali e nei confronti della sua famiglia da parte di sconosciuti. Addirittura una minaccia di morte e che decide quindi di querelare Bucchi, mettendo a cardine della querela  un volantino raffigurante tra l’altro una mano che prendeva dei soldi, lasciando intendere che intorno all’operazione, così come la ha presentata il Ridolfi, fossero circolate delle mazzette.  
Pochi giorni fa  c’è stata un udienza preliminare con una richiesta di archiviazione in favore di Bucchi, ma il legale di Ridolfi si è opposto.  
Ridolfi dichiara di voler portare  la questione a tutti i gradi di giudizio dove può arrivare, di avere fiducia nella giustizia che è sicuro gli darà soddisfazione per il danno di immagine ricevuto da lui e per la sua famiglia. 
Occorreranno pochi giorni per arrivare ad un esito di questa vicenda Non si è mai capito veramente quali fossero i motivi veri di questa contestazione. Ma ancora oggi si rincorrono i fruscii e le dicerie che ne sono derivati che non fanno di certo onore ad una intera classe politica.

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Marina di San Nicola, bloccato rave party sulla spiaggia

LADISPOLI – Avevano preparato tutto nei minimi dettagli. Un rave party sulla spiaggia a Marina San Nicola, frazione balneare di Ladispoli. Gruppi di giovani si erano già impossessati dell’area scaricando di tutto. Cassette di legna per preparare i falò e arrostire carne e altri alimenti, casse di alcol di ogni tipo tra birra e superalcolici (rum, gin, vodka). Erano pronti con le borse frigo, ghiaccio, benzina e gruppi elettrogeni. E invece all’improvviso è spuntata fuori la Capitaneria di porto di Ladispoli che ha sequestrato gran parte del materiali bloccando di fatto i fautori del rave che avrebbero passato una nottata di sballo. Una prevenzione che ha reso più sicuro l’inizio del week end sul litorale, sulla scia anche dei controlli che sono stati effettuati in settimana dalla Polizia Municipale di Ladispoli. Sotto la guida del comandante, Sergio Blasi, gli agenti hanno intercettato merce contraffatta. Ma non solo. E’ lo stesso capo dei vigili urbani a spiegare gli ulteriori controlli. “Siamo intervenuti – conferma Blasi – per evitare che pescatori non professionisti continuino a praticare l’attività durante  gli orari di balneazione: creano non pochi pericoli. Un pescatore l’altra mattina ha tirato il piombo e colpito una persona. Il regolamento vieta questo tipo di pesca dalle 8 alle 20 nelle spiagge frequentate dai bagnanti”.

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