Processo Vannini, le precisazioni degli avvocati Miroli e Messina

LADISPOLI – «In merito alla trasmissione di venerdì 20 aprile arriva una  puntualizzazione a firma degli avvocati  Andrea Miroli  e Pietro Messina.
«Premesso – scrivono – che appare evidente che tutti coloro, che hanno espresso valutazioni ed opinioni sull’andamento del processo a carico di Antonio Ciontoli e dei suoi familiari, non hanno preso visione ovvero non hanno tenuto conto di tutta la complessa e corposa mole degli atti di indagine e del materiale istruttorio acquisito dalla Corte d’Assise, è doveroso ribadire che:
1 – Antonio Ciontoli pur essendo in forza all’AISE non ha mai avuto compiti operativi e, di conseguenza, non aveva armi in dotazione personale e solo raramente partecipava ad esercitazioni di tiro;
2 – Nessun teste ha mai affermato che nell’abitazione dei Ciontoli vi sia stata una lite o soltanto una discussione tra alcuni dei presenti; gli stessi genitori hanno potuto far riferimento soltanto ad alcune presunte e marginali divergenze tra i fidanzati sui progetti lavorativi di Marco, per cui risulta sorprendente sentire esprimere dubbi sul possibile coinvolgimento di Federico, basati sulla inedita  affermazione che i due «litigavano spesso», cosa non riscontrata e, comunque, in evidente contrasto con la circostanza certa delle ripetute telefonate intercorse tra il giovane ed i genitori fino a pochi minuti prima del tragico evento; ancora si è ripetuto in trasmissione che una vicina di casa avrebbe sentito Martina esclamare «lo vedi papà», ma non si è specificato quale fosse il tono usato in quel momento e, soprattutto, a chi fosse rivolto il richiamo della ragazza (Federico o Marco?);
3 – Le indagini nella abitazione dei Ciontoli sono state sufficienti ed adeguate per stabilire in maniera certa la dinamica dei fatti; è, comunque, plausibile che eventuali approfondimenti avrebbero ulteriormente avvalorato la versione fornita dagli imputati. In ogni caso i consulenti del PM hanno accertato che : a) la ferita sul braccio si è richiusa subito dopo il passaggio del proiettile, e ciò spiega l’assoluta scarsità delle tracce ematiche; b) la quantità delle tracce di polvere da sparo ritrovate sugli imputati ha consentito di affermare che nel bagno al momento dello sparo era presente il solo Antonio Ciontoli; c) la scena del crimine non ha subito alcuna alterazione, consentendo anche per tale verso di confermare la ricostruzione fatta dagli imputati; d) nessuno dei testimoni ha riconosciuto nel «rumore» avvertito attraverso le pareti delle abitazioni confinanti un «colpo di pistola» (uno dei vicini è militare di professione!) e, ciò, nonostante l’ora e l’ambiente completamente silenziosi; e) che Martina non fosse presente al momento dello sparo è stato dimostrato anche dalla diretta visione del passaggio delle intercettazioni ambientali, laddove la stessa, volendo indicare il punto in cui si era fermato il proiettile, ha appoggiato la punta delle sue dita sullo stomaco all’altezza del diaframma e non nella zona mammaria (ciò che conferma che i particolari dell’evento le sono stati raccontati da altri). Tutto quanto sopra detto e puntualizzato, in aggiunta agli altri elementi emersi nel corso del processo, non giustificano affatto le affermazioni fatte in trasmissione di residui dubbi sulla dinamica dei fatti e sulle responsabilità individuali. 
Rimane soltanto la pervicace ricerca di scenari diversi – concludono gli avvocati – e ancor più inquietanti che, da una parte, vuole alimentare l’attenzione mediatica per meri fini speculativi, e, dall’altra, asseconda il giusto risentimento dei genitori del povero Marco, indirizzandolo verso una richiesta di giustizia distorta e fortemente connotata da valutazioni di natura esclusivamente moralistiche, che alimentano le spinte giustizialiste espresse da chi prescinde in ogni caso dalla verità dei fatti in ossequio alle istanze moralizzatrici, che non possono appartenere ad uno stato di diritto».

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Il Team Ballerini colleziona podi

Continua a collezionare podi il Team Franco Ballerini – Primigi Store che torna da una domenica di corse ad alto livello con due ottimi risultati. Brillano i ragazzi diretti da Davide Lenzi nella prima corsa internazionale dell’anno, quel Trofeo Città di Loano che come nel 2016 vide la squadra gialloblu chiudere al 2° posto con il solo Karel Vacek a precedere il corridore laziale. Vento, scatti e controscatti hanno caratterizzato la corsa ligure entrata nel vivo lungo le rampe del GPM di Bivio Magliolo laddove Vacek ha fatto la selezione scollinando con 1’00’’ su un gruppetto di inseguitori di cui faceva parte anche Tiberi, splendidamente aiutato dai suoi compagni di squadra Passa, Quagliozzi e Roberti. In discesa l’alfiere del team ladispolano si liberava dei suoi compagni d’avventura, ma era troppo tardi per rinvenire su Vacek. Il secondo posto è comunque un ottimo risultato per un corridore del primo anno. Molto bene anche i ragazzi di Breschi e Fradusco in quel di Reda di Faenza dove Filippo Baroncini ha sorpreso tutti anticipando di 5’’ un gruppo regolato da Matteo Pongiluppi sull’atleta ladispolano Marco Cecchi, al secondo podio stagionale. In grande evidenza anche Alessio Riccardi che è stato protagonista dell’azione più importante di giornata, disinnescata dal gruppo a tre giri dalla fine. Prossimi appuntamenti sabato il Gran Premio Sogepu e domenica il 3° Gp Pitti Shoes – Memorial Guidoni Mauro. (Agg. 20/4 ore 16.51 SEGUE)

LE DICHIARAZIONI DI ANTONIO TIBERI – «Quando si sono mossi i big – dice Antonio Tiberi – non sono riuscito a seguire l’attacco decisivo, ma poi ho rimontato in vista del GPM. In discesa mi sono buttato giù con coraggio e ho staccato tutti ma Vacek era troppo lontano. Sono soddisfatto del risultato perché è importante al primo anno anche se rimane un piccolo rammarico». (Agg. 20/4 ore 17.22 SEGUE)

I COMMENTI DI MARCO CECCHI – «In generale – spiega Marco Cecchi – la corsa è andata bene, la squadra è stata eccellente perché ha cercato di chiudere su tutti gli attacchi, ma non siamo riusciti a contrastare quello decisivo. Speravo nella vittoria perché stavo molto bene e sarebbe stata fondamentale per il morale. Nel finale comunque mi sono sentito molto bene e ho ottime sensazioni per il futuro». (Agg. 20/4 ore 17.53)

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Certame cardarelliano: vince Stefano Manza

TARQUINIA – Grande finale  tra applausi e commozione  per il Certame Cardarelliano. Si è conclusa la IV edizione, l’alloro e il primo premio è andato a Stefano Manza del Liceo classico Telesio di Cosenza. Entusiasta la dirigente scolastica Laura Piroli e l’organizzatrice del Certame Manuela Nardella.«Abbiamo passato tre giorni insieme scoprendo nuovi amici in ognuno di voi, abbiamo sentito la vostra emozione, sia negli interventi durante l’inaugurazione, sia per la prova affrontata venerdì, sia  l’entusiasmo dell’ultimo giorno. – ha riferito Laura Piroli , dirigente dell’IIS V. Cardarelli – Tre giorni forse sono pochi per farsi conoscere, ma ugualmente spero abbiate colto lo spirito che pervade ogni vostra attività e che possiate lasciarci con questa idea : ‘Il Cardarelli è una scuola interessante». «Quando vedo voi che ogni anno raggiungete Tarquinia  – ha concluso Laura Piroli – mi convinco sempre di più che i giovani sono una forza ed una potenza. Il mio augurio è di rivederci il prossimo ann».  
Un’onda di emozioni per gli studenti provenienti da tutta Italia in attesa di conoscere i vincitori della IV edizione, poi Osvaldo Bevilacqua  ospite d’eccezione del certame, organizzato dall’IIS Vincenzo Cardarelli di Tarquinia,  ha  declamato i nomi dei premiati tra applausi ed ovazioni.  Il primo premio è stato vinto da Stefano Manza del liceo Telesio di Cosenza, consegnato dal dottor Mario Brutti , pres. della Fondazione Carivit , sponsor del 1° premio; 2° premio a Sofia Avolio del Liceo Classico Albertelli di Roma sponsorizzato dall’associazione nazionale Presidi del Lazio; 3° posto per Francesco Casturà  dell’IIT Montani di Fermo, consegnato da Antonio Silli, pres. del Lions Club Tarquinia, sponsor del premio . L’accoglienza delle delegazioni è stata possibile grazie alla Cariciv.  Le menzioni d’onore : il 4° posto a Chiara Citi del Liceo Russoli di Cascina; 5° posto per Elena Canestro dell’IIS Canonica di Vetralla –Tuscania; 6° posto a pari merito Giulia Chiommino del Liceo Scientifico Cannizzaro di Palermo e a Filippo Bassetti del Liceo Sanzi L.Volta di Spoleto; il 7° posto a pari merito va ad Alessandro Castellani del Liceo scientifico Sanzi Leonardo Volta di Spoleto; a Sarah  Bordi dell’IIS Vincenzo Cardarelli di Tarquinia ed  a  Claudia Conforti del Liceo Classico Telesio di Cosenza. Una giornata straordinaria quella di chiusura contrassegnata da interventi d’eccezione e di grande spessore culturale, a presentarli la dirigente dell’IIS Cardarelli Laura Piroli, coadiuvata da Manuela Nardella e dall’ex preside Alessandro Parrella. Per il Comune presente l’assessore alla Cultura Martina Tosoni. A relazionare, invece,  Remo Castellini (ricercatore all’Università di Vienna), Simone Scataglini (Semi di Pace )  e Andrea Pellegrini (Saggista e critico letterario), che ha presentato un suo saggio all’interno del quale si tratta anche sui rapporti non idillici tra Ungaretti e Cardarelli. La performance artistica di lettura di alcune liriche e prose cardarelliane è stata invece a cura dello scrittore De Pascalis con musiche di Angelini, Pino Quartullo, infatti, ha avuto problemi e non è potuto intervenire. I saluti dell’amministrazione comunale e del sindaco Mencarini sono arrivati dalla delegata alla Pubblica istruzione Federica Guiducci e dal vicesindaco Martina Tosoni. Osvaldo Bevilacqua ha esortato, riprendendo la tematica delle “Riflessioni sul viaggiare” di Cardarelli di osare, di viaggiare, unico modo per comprendere la vita e il mondo, invitando i ragazzi in sala a tornare per visitare la Tuscia. Ha poi raccontato aneddoti culinari e, non solo, su Cardarelli, per concludere “ma essenziale è lo studio: studiate, studiate!”. Una grande festa quindi quella del Cardarelli che si è conclusa alla Società Tarquiniense d’Arte e Storia con l’ultimo evento del Certame: la presentazione del libro di Farinelli ‘‘L’altalena’’. 

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Il Calamatta protagonista al mondiale di Formula E di Roma

CIVITAVECCHIA – Cinque progetti innovativi dell’Istituto Superiore “L. Calamatta” sono stati esposti ed illustrati nello spazio espositivo dell’Allianz E Village, Area  Start Up  cuore del Gran Premio della Formula E.

Il Gran Premio, per la prima volta a Roma, nel circuito dell’Eur, è inserito nel mondiale di Formula E, dedicato alle monoposto elettriche.

Nella fantastica cornice della Nuvola di Fuksas, insieme ad esposizioni di motori elettrici, simulatori aerei e meccanici, gli studenti dell’Istituto Calamatta hanno presentato cinque prototipi di progetti legati al mondo della Nautica e della Meccanica.

I progetti sono stati ideati durante le attività di Impresa Formativa Simulata che l’Istituto sta realizzando in convenzione con Junior Achievment.

Studenti e docenti si sono cimentati nella sfida di dar vita a start up originali e creative.

Sotto la sapiente guida del coatch Ireneo Germani hanno preso corpo idee innovative e prototipi interamente realizzati dagli studenti con le stampanti 3D.

“È un’occasione unica, per il nostro Istituto – dichiara la dirigente scolastica Emanuela Fanell i- poter godere di una vetrina internazionale così importante come il Gran Premio del Mondiale di Formula E; un’occasione che i nostri docenti e i nostri studenti hanno saputo cogliere a pieno. Mentre le auto elettriche sfrecciano silenziose nel circuito intorno alla Nuvola i nostri studenti illustrano ai visitatori le loro idee e mostrano i loro prototipi. Un grazie sentito al nostro valido coatch Ireneo Germani che, con la sua alta professionalità e la sua immensa passione, ha saputo motivare e organizzare i gruppi dei nostri studenti”.

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‘‘Riunione Neurochirurgie Laziali’’

di TONI MORETTI

CERVETERI – Ormai il tentativo del professor Massimiliano Visocchi di istituzionalizzare e rendere periodici gli incontri dei neurochirurghi  di Roma e del Lazio per affrontare, in uno spirito di condivisione critica, la disamina delle delusioni e dei dispiaceri  che sono occorsi o possono proporsi  durante la pratica professionale neurochirurgica negli Ospedali e delle Università più accreditate della regione, sembra cosa fatta. Infatti, per domani dalle nove alle quattordici, a circa sei mesi di distanza dell’ultimo, ne è previsto un altro presso l’aula consiliare del Granarone. Deve essere ricordato che il Meeting,  volutamente denominato: ‘‘Riunione Neurochirurgie Laziali’’  è stato  riproposto dopo anni di silenzio  dal professor Massimiliano Visocchi (presidente della Società Mondiale di Neurochirurgia Ricostruttiva (ISRN) e consigliere della Società Italiana di Neurochirurgia) ed  Alberto Delitala (past president della Società Italiana di Neurochirurgia). A moderare l’incontro dove è prevista la partecipazione di un centinaio  di  neurochirurghi accreditati di Roma e del Lazio, oltre gli organizzatori, saranno  i professori  Alessandro Olivi, (direttore della Neurochirurgia dell’Università Cattolica S Cuore Policlinico Gemelli ) e Roberto Delfini, (direttore della Neurochirurgia della Sapienza di Roma). 
A questo incontro, avrebbe dovuto partecipare il professor  Atul Goel, senza dubbio il più famoso neurochirurgo in India e più conosciuto nel mondo, presidente della  Società Indiana di Neurochirurgia e della Cranio Vertebral  Junction and Spine Society di cui è anche fondatore, ma disguidi di carattere burocratico relativi ai visti per l’ingresso nel nostro paese, gli impediscono di essere con noi e di portarci il suo prezioso contributo. E’ ancora in forse invece, anche se fortemente auspicata, la presenza dei  professori  Franco Servadei  e Franco Tomasello, rispettivamente presidente e presidente onorario della Società Mondiale di Neurochirurgia (WFNS).  Questa iniziativa, già in passato   ha visto una  costante e forte partecipazione motivata da un sentito  scambio e condivisione di esperienze su casi ed interventi  “challenging” cioè di confine come appunto sono in medicina  tutte le sfide chirurgiche.  
Dice Visocchi: «E’ doveroso da parte mia e di tutti gli illustri partecipanti, ringraziare il sindaco Pascucci e l’amministrazione tutta per l’accoglienza riservata a questo evento di caratura internazionale, tanto che in previsione della partecipazione del professor Goel, l’amministrazione aveva predisposto la consegna di una targa ricordo. I colleghi laziali ormai amano Cerveteri e la pausa pranzo  presso la fraschetta di Ferri dove l’ottimo cibo e lo squisito vino è accompagnato dalle poesie del poeta cerveterano per antonomasia, molto gradite e apprezzate»

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Incendiati i manifesti di Pietro Tidei

di GIAMPIERO BALDI

S. MARINELLA – Comincia a farsi pesante il clima in città, in vista delle elezioni amministrative del prossimo giugno. Dopo le polemiche riscontrate negli ultimi giorni tra i diversi esponenti dei partiti e delle coalizioni interessate alle consultazioni comunali, ieri pomeriggio, intorno alle 17,30, la sede locale del Pd, collocata in pieno centro cittadino lungo la via Aurelia e circondata da diverse attività commerciali, è stata vittima di un grave atto vandalico che ha distrutto una bacheca situata all’esterno del circolo cittadino, che ha mandato in frantumi il vetro che copre la parte interna della vetrina, mentre si è sviluppato un principio d’incendio che ha mandato in fumo i manifesti del candidato sindaco della coalizione di centro sinistra Pietro Tidei. Il fatto è circondato anche da un alone di mistero, considerato che solitamente, a quell’ora, il centro è frequentato da tantissima gente e, almeno da quanto riferito da coloro che hanno i negozi nei pressi della sede del Pd, nessuno ha sentito né visto nulla. Che non si possa trattare di un incidente elettrico dovuto ad un corto circuito, è dovuto al fatto che, da testimonianze dei simpatizzanti e dei dirigenti del Pd che sono subito intervenuti, la corrente era stata staccata la sera precedente direttamente dal quadro elettrico interno. Dopo aver lanciato l’allarme, si sono portati sul posto il Comandante della Polizia Locale Keti Marinangeli, i Carabinieri della stazione di Santa Marinella, alcuni funzionari del Commissariato di Civitavecchia e gli uomini della Polizia Scientifica. La zona è stata immediatamente transennata e gli agenti hanno registrato la testimonianza del segretario cittadino del Pd Pierluigi D’Emilio. Chiaramente, sarà necessario del tempo, per stabilire come siano andati i fatti, visto che la zona non è munita di telecamere. Sulla vicenda è subito intervenuto il segretario cittadino del Partito Democratico. «A qualcuno brucia la terra sotto i piedi – dice Pierluigi D’Emilio – probabilmente hanno capito che il vento sta cambiando e ricorrono ad atti intimidatori e violenti per ostacolare le forze democratiche e civiche impegnate in una seria proposta di cambiamento per la nostra città. Non ci faremo intimidire da nessuno e andremo avanti con maggiore forza e determinazione a difesa della democrazia e della libertà. La campagna elettorale inizia nel modo più vile e questo dimostra come la mancanza di argomenti venga sostituita dalla protervia e dalla prepotenza». 
«La risposta a questo atto – conclude il segretario del Pd D’Emilio – sarà la presentazione di tutti i nostri candidati e delle sei liste che appoggiano Pietro Tidei e che verrà annunciata nei prossimi giorni. Oggi e sempre resistenza».   

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Caso Vannini, la difesa: "Assolvete tutti, tranne Antonio"

LADISPOLI – Ora i fari sono tutti puntati sul 18 aprile: è il giorno che arriverà la sentenza di Primo Grado per gli imputati del caso Vannini. Intanto si è tenuta presso la Corte d’Assise di Roma la penultima udienza che vede alla sbarra la famiglia Ciontoli, più Viola Giorgini, per la morte del ragazzo cerveterano di 20 anni.

Gli avvocati di entrambe le parti hanno presentato le loro arringhe davanti al Collegio giudicante, presieduto da Anna Argento e dal giudice a latere, Sandro Di Lorenzo. Nella precedente udienza di marzo il pm di Civitavecchia, Alessandra D’Amore, aveva chiesto per omicidio volontario con dolo eventuale 21 anni per Antonio Ciontoli, 14 per la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico e aveva chiesto anche 2 anni per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, accusata per omissione di soccorso.

«Chiediamo una pena adeguata di tutti gli imputati – ha detto di fronte ai giudici il legale dei Vannini, Celestino Gnazi – in considerazione della crudeltà dimostrata verso Marco. Solo dopo alcune ore si parla di un colpo di arma da fuoco. Eppure è emerso che la vicina di casa ha sentito lo sparo e le urla disumane di quel povero ragazzo. Era dovere degli imputati intervenire. Marco dopo il ferimento poteva essere operato e salvato, come stabilito anche dai periti della Corte. Ma Ciontoli ha impedito a Marco di salvarsi, condannandolo, e gli altri in casa non hanno interrotto il nesso causale che ha portato al decesso. Erano tutti consapevoli della gravità della situazione. Martina per parlare del proiettile sul corpo di Marco doveva per forza essere lì».

 «Martina non era lì, – ribatte sempre davanti ai giudici Andrea Miroli – qui si chiedono 14 anni di carcere per colei che ha perso il fidanzato e per la quale si invoca la morte sociale. Tutti nella casa sono stati tratti in inganno da Antonio Ciontoli che vivrà con questo dramma per sempre. Non vi è dubbio che abbia agito con una condotta orripilante per egoismo, ma se avesse saputo che Marco fosse morto non avrebbe agito così».  L’altro legale Pietro Messina ha chiesto l’assoluzione per tutti tranne che per il capofamiglia Antonio Ciontoli. Un’ulteriore richiesta alla corte della difesa alla Corte affinché Ciontoli «venga giudicato per omicidio colposo e non per omicidio volontario con dolo eventuale». 

Marco Vannini era morto il 18 maggio del 2015 dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola nella casa della sua fidanzata a Ladispoli. Di quello sparo si era assunto la responsabilità Antonio Ciontoli, il papà della ragazza.

Tutti gli imputati però erano presenti nella villetta ladispolana dei Ciontoli. Agli operatori Ares del 118, chiamati due volte dai Ciontoli, è stato omesso di dire che Marco era stato ferito con un’arma da fuoco. Secondo i periti della Corte «Marco poteva essere salvato se soccorso in tempo».

Questa perizia potrebbe alla fine rivelarsi decisiva in questo processo.

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Furti: 31enne inseguito e arrestato sulla trincea

CIVITAVECCHIA – Una sfilza di precedenti per reati specifici, allontanamenti da diversi comuni italiani e un vizio che è duro a morire. Il 31enne rumeno, residente a Ladispoli, sa bene come mettere in atto i suoi piani: si introduce con disinvoltura nei negozi di abbigliamento, finge di dare un’occhiata alla merce esposta e con singolare scaltrezza arraffa quello che può e si dilegua. Quando scatta l’allarme molte volte è tardi e l’uomo riesce tranquillamente ad allontanarsi con le marche che preferisce. Acquisti senza soldi, interrotti più volte dalle forze dell’ordine senza però dissuadere il malvivente. Ogni volta un nuovo colpo, ogni volta un piano diverso. Come accaduto due giorni fa a Civitavecchia, quando I.C. si è reso protagonista ancora una volta di un episodio di furto aggravato. Un gioco da ragazzi in trasferta: il 31enne è entrato nel negozio di abbigliamento ‘‘Original Marines’’, ha fatto il solito giro tra la merce esposta e quando si è sentito tranquillo ha afferrato diversi campi di abbigliamento e si è allontanato.

Anziché dileguarsi ha voluto fare un salto anche da Brums in via Principe Umberto. Una volta all’interno del negozio, il 31enne rumeno ha messo in atto la stessa tattica: ha finto di essere un cliente, ha iniziato a girare tra i capi di abbigliamento esposto e alla fine si è impossessato di alcuni vestiti dirigendosi verso l’uscita. In questo caso però le commesse lo hanno notato e hanno dato l’allarme. Appena fuori ha notato una pattuglia dei Carabinieri e associandola all’allarme in corso per quel furto scoperto dalle commesse, ha iniziato a correre. A nulla è servito il tentativo dei militari del capitano Marco Belilli, coordinati dal tenente Roberto Lacatena di invitare l’uomo a fermarsi. Lo straniero ha iniziato a correre, disfacendosi durante la fuga della refurtiva così da evitare una sicura incriminazione in caso di cattura. Ma non è servito a nulla. Un carabiniere del nucleo operativo e radiomobile ha rincorso il ladro a piedi per circa 400 metri, riuscendo a bloccarlo sulla trincea ferroviaria, in via Roma, nei pressi della concessionaria Citroen. L’altro militare dell’Arma ha raccolto uno per uno i vestiti gettati dal 31enne, ancora muniti di etichetta. Grande la sorpresa quando la refurtiva è stata riconsegnata al primo negozio preso di mira dal malvivente, il cui personale neppure si era accorto del furto subito. Il rumeno è stato arrestato con l’accusa di furto aggravato.

Dopo l’arresto il 31enne è stato trattenuto in caserma, in attesa di essere accompagnato dinanzi all’Autorità Giudiziaria, per l’udienza di convalida fissata per la mattinata successiva. Ieri mattina la magistratura ha deciso: obbligo di firma per l’autore dei furti. La merce, per un totale di circa duecento euro, è stata riconsegnata ai responsabili dei due negozi.

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"Assolvete tutti, tranne Antonio"

LADISPOLI – Ora i fari sono tutti puntati sul 18 aprile: è il giorno che arriverà la sentenza di Primo Grado per gli imputati del caso Vannini. Intanto si è tenuta presso la Corte d’Assise di Roma la penultima udienza che vede alla sbarra la famiglia Ciontoli, più Viola Giorgini, per la morte del ragazzo cerveterano di 20 anni.

Gli avvocati di entrambe le parti hanno presentato le loro arringhe davanti al Collegio giudicante, presieduto da Anna Argento e dal giudice a latere, Sandro Di Lorenzo. Nella precedente udienza di marzo il pm di Civitavecchia, Alessandra D’Amore, aveva chiesto per omicidio volontario con dolo eventuale 21 anni per Antonio Ciontoli, 14 per la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico e aveva chiesto anche 2 anni per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, accusata per omissione di soccorso.

«Chiediamo una pena adeguata di tutti gli imputati – ha detto di fronte ai giudici il legale dei Vannini, Celestino Gnazi – in considerazione della crudeltà dimostrata verso Marco. Solo dopo alcune ore si parla di un colpo di arma da fuoco. Eppure è emerso che la vicina di casa ha sentito lo sparo e le urla disumane di quel povero ragazzo. Era dovere degli imputati intervenire. Marco dopo il ferimento poteva essere operato e salvato, come stabilito anche dai periti della Corte. Ma Ciontoli ha impedito a Marco di salvarsi, condannandolo, e gli altri in casa non hanno interrotto il nesso causale che ha portato al decesso. Erano tutti consapevoli della gravità della situazione. Martina per parlare del proiettile sul corpo di Marco doveva per forza essere lì».

 «Martina non era lì, – ribatte sempre davanti ai giudici Andrea Miroli – qui si chiedono 14 anni di carcere per colei che ha perso il fidanzato e per la quale si invoca la morte sociale. Tutti nella casa sono stati tratti in inganno da Antonio Ciontoli che vivrà con questo dramma per sempre. Non vi è dubbio che abbia agito con una condotta orripilante per egoismo, ma se avesse saputo che Marco fosse morto non avrebbe agito così».  L’altro legale Pietro Messina ha chiesto l’assoluzione per tutti tranne che per il capofamiglia Antonio Ciontoli. Un’ulteriore richiesta alla corte della difesa alla Corte affinché Ciontoli «venga giudicato per omicidio colposo e non per omicidio volontario con dolo eventuale». 

Marco Vannini era morto il 18 maggio del 2015 dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola nella casa della sua fidanzata a Ladispoli. Di quello sparo si era assunto la responsabilità Antonio Ciontoli, il papà della ragazza.

Tutti gli imputati però erano presenti nella villetta ladispolana dei Ciontoli. Agli operatori Ares del 118, chiamati due volte dai Ciontoli, è stato omesso di dire che Marco era stato ferito con un’arma da fuoco. Secondo i periti della Corte «Marco poteva essere salvato se soccorso in tempo».

Questa perizia potrebbe alla fine rivelarsi decisiva in questo processo.

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