Applausi, fiori e commozione: l’IIS Cardarelli accoglie la sua Chiara

TARQUINIA –  Il 20 settembre mattina all’IIS Cardarelli Chiara  Bordi è stata accolta da un caloroso applauso dagli studenti del Liceo Classico, tra stupore e commozione ha accolto con il suo solito bel sorriso gli omaggi floreali della scuola e dell’amministrazione comunale ed una targa che la Dirigente Scolastica Laura Piroli le ha voluto donare, per il suo coraggio, la determinazione a dimostrazione che nulla è impossibile se ci si crede fermamente. Presenti in aula magna per il comune il Vicesindaco Martina Tosoni, che ha portato i saluti della delegata alla pubblica istruzione Federica Guiducci ed il consigliere Stefano Zacchini. Dopo la proiezione del video, rapido excursus dell’avventura di Miss Italia, dove Chiara ha conquistato il terzo posto, è intervenuta la Dirigente Scolastica dell’IIS Cardarelli: “Non potevamo non festeggiare il ritorno a scuola di Chiara, come lo facciamo per ogni nostro studente che si distingue, che si fa portatore di un messaggio positivo ed edificante per la scuola e per la città. Qualche mese fa abbiamo festeggiato l’atleta Mirko Barreca, oggi siamo qui a dire grazie a Chiara, per la sua determinazione, per aver veicolato un messaggio importante dando lustro non soltanto alla scuola e a Tarquinia o al Lazio, ma veramente a tutta l’Italia e oltre. E’ stata infatti capace di trasmettere stimoli di riflessione non solo in occasione di Miss Italia, ma in tutte le interviste che ha rilasciato, lasciando trasparire quello che è una ragazza semplice e diretta, che trasmette armonia. Abbiamo tutti apprezzato il suo voler essere se stessa senza avere la fobia di creare per forza un personaggio. In Tv ho visto la Chiara di sempre, con lo stesso tono con cui veniva, quale rappresentante di Istituto, a portare le sue proposte. Chiara ha dimostrato che niente è impossibile, che la vita è preziosa e che con la determinazione si può tutto, bisogna solo crederci. Ti sei prefissata degli obiettivi, hai lottato per raggiungerli: siamo orgogliosi di te”. Il Vicesindaco Martina Tosoni: “Accetta da parte dell’amministrazione comunale le nostre congratulazioni. Ti abbiamo seguito con emozione in questa avventura. Siamo orgogliosi di te sia per Tarquinia sia per il messaggio che hai lanciato in tutto il mondo: la bellezza del coraggio e non solo del fisico, che è comunque straordinariamente bello. Ti faccio le mie congratulazioni come donna e come amministratrice. Grazie!”. Chiara visibilmente emozionata, vestita con semplicità, come al solito: “Ringrazio tutti, veramente tutti. Non mi aspettavo un sostegno generale della mia Tarquinia. Spesso avevo sentito dire che i tarquiniesi non sostengono, invece ho avuto la riprova che non è così. Io ho avuto il sostegno di tutti e a tutti i tarquiniesi dico grazie, sentire la vostra vicinanza mi ha dato tanto coraggio, anche nei momenti di sconforto. Miss Italia è stata un’esperienza bella e stancante. Spero sia arrivato da me il messaggio giusto. Io sono la stessa di prima. Non mi piacciono – ha riferito ironizzando su se stessa sorridendo – quelli che non hanno i ‘piedi per terra’ ossia ‘il piede per terra’. Sono tornata a scuola con piacere e ringrazio tutti, Tarquinia e i tarquiniesi grazie”.           

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Applausi, fiori e commozione l’IIS Cardarelli accoglie la sua Chiara di ritorno in classe, dopo l’esperienza di Miss Italia

TARQUINIA –  Il 20 settembre mattina all’IIS Cardarelli Chiara  Bordi è stata accolta da un caloroso applauso dagli studenti del Liceo Classico, tra stupore e commozione ha accolto con il suo solito bel sorriso gli omaggi floreali della scuola e dell’amministrazione comunale ed una targa che la Dirigente Scolastica Laura Piroli le ha voluto donare, per il suo coraggio, la determinazione a dimostrazione che nulla è impossibile se ci si crede fermamente. Presenti in aula magna per il comune il Vicesindaco Martina Tosoni, che ha portato i saluti della delegata alla pubblica istruzione Federica Guiducci ed il consigliere Stefano Zacchini. Dopo la proiezione del video, rapido excursus dell’avventura di Miss Italia, dove Chiara ha conquistato il terzo posto, è intervenuta la Dirigente Scolastica dell’IIS Cardarelli: “Non potevamo non festeggiare il ritorno a scuola di Chiara, come lo facciamo per ogni nostro studente che si distingue, che si fa portatore di un messaggio positivo ed edificante per la scuola e per la città. Qualche mese fa abbiamo festeggiato l’atleta Mirko Barreca, oggi siamo qui a dire grazie a Chiara, per la sua determinazione, per aver veicolato un messaggio importante dando lustro non soltanto alla scuola e a Tarquinia o al Lazio, ma veramente a tutta l’Italia e oltre. E’ stata infatti capace di trasmettere stimoli di riflessione non solo in occasione di Miss Italia, ma in tutte le interviste che ha rilasciato, lasciando trasparire quello che è una ragazza semplice e diretta, che trasmette armonia. Abbiamo tutti apprezzato il suo voler essere se stessa senza avere la fobia di creare per forza un personaggio. In Tv ho visto la Chiara di sempre, con lo stesso tono con cui veniva, quale rappresentante di Istituto, a portare le sue proposte. Chiara ha dimostrato che niente è impossibile, che la vita è preziosa e che con la determinazione si può tutto, bisogna solo crederci. Ti sei prefissata degli obiettivi, hai lottato per raggiungerli: siamo orgogliosi di te”. Il Vicesindaco Martina Tosoni: “Accetta da parte dell’amministrazione comunale le nostre congratulazioni. Ti abbiamo seguito con emozione in questa avventura. Siamo orgogliosi di te sia per Tarquinia sia per il messaggio che hai lanciato in tutto il mondo: la bellezza del coraggio e non solo del fisico, che è comunque straordinariamente bello. Ti faccio le mie congratulazioni come donna e come amministratrice. Grazie!”. Chiara visibilmente emozionata, vestita con semplicità, come al solito: “Ringrazio tutti, veramente tutti. Non mi aspettavo un sostegno generale della mia Tarquinia. Spesso avevo sentito dire che i tarquiniesi non sostengono, invece ho avuto la riprova che non è così. Io ho avuto il sostegno di tutti e a tutti i tarquiniesi dico grazie, sentire la vostra vicinanza mi ha dato tanto coraggio, anche nei momenti di sconforto. Miss Italia è stata un’esperienza bella e stancante. Spero sia arrivato da me il messaggio giusto. Io sono la stessa di prima. Non mi piacciono – ha riferito ironizzando su se stessa sorridendo – quelli che non hanno i ‘piedi per terra’ ossia ‘il piede per terra’. Sono tornata a scuola con piacere e ringrazio tutti, Tarquinia e i tarquiniesi grazie”.           

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Angelo Scola e il ’68, quando il cardinale sfidò la gerarchia ecclesiastica

Nell’autobiografia «Ho scommesso sulla libertà» (Solferino) l’arcivescovo ricorda i turbolenti anni della sua gioventù milanese. Un racconto inedito e sentito che spiega perché il prete si trovò al centro di un inspiegabile accanimento

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Ladispoli, oltre 70 veicoli e 100 persone controllate

LADISPOLI – Settanta veicoli e oltre 100 persone controllate. E' questo il bilancio (per quanto riguarda la Polizia locale) del maxi controllo di ieri a Ladispoli. Pattuglie della Polizia di Stato e della Polizia locale già dal primo pomeriggio hanno presidiato il territorio con diversi posti di blocco. Operazione che non è passata inosservata ai tanti cittadini che hanno notato un grande schieramento di forze dell'ordine nei punti nevralgici della città: dall'ingresso nord fino ad arrivare al centro cittadino. Sono stati fermati automobilisti, motociclisti e anche conducenti di furgoni. Controlli anche sei esercizi pubblici, 4 Compro Oro e diverse sale slot. E non è escluso che i posti di blocco possano ripetersi anche nei prossimi giorni. Intanto ad intervenire sul grande dispiegamento di forze sul territorio è stato il sindaco Alessandro Grando: «Molti cittadini hanno notato una massiccia presenza in strada della Polizia di Stato e della Polizia locale, attive con numerosi posti di blocco in tutta Ladispoli, in un'azione congiunta di pattugliamento. A nome di tutta la città – ha detto il primo cittadino – ringrazio il dirigente del Commissariato di Civitavecchia, il dottor Nicola Regna, e tutti i suoi agenti per aver dedicato, e non solo oggi, una particolare attenzione al nostro territorio. Rivolgo inoltre un sentito ringraziamento – ha proseguito Grando – a tutti gli agenti della Polizia locale guidata dal Comandante Blasi che, nonostante le croniche difficoltà di organico, stanno lavorando incessantemente per garantire il miglior servizio alla cittadinanza. Quello della sicurezza è un tema molto sentito in questo momento e l'amministrazione comunale continuerà a collaborare con tutte le forze dell'ordine per tutelare la sicurezza dei cittadini di Ladispoli».

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«Al perdono non ci penso e non lo concederò mai»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Al perdono non ci penso e credo che non glielo concederò mai. Il perdono è un sentimento e nei confronti di quella gente non riesco a nutrire sentimenti. Ne sono indegni dopo i comportamenti tenuti nei confronti di mio figlio morente  verso il quale non ne hanno nutrito alcuno anteponendo i propri interessi alla possibilità di salvezza di Marco. Come può pretendere di avere il mio perdono dopo aver lasciato mio figlio agonizzante addirittura per terra, neanche sdraiato su un divano? No, non lo avrà mai. Ma non per questo io lo odio. L’odio è già un sentimento e loro non meritano neanche quello. Voglio soltanto, e penso di averne tutto il diritto, sapere la verità. Ma la verità vera, non quella processuale o quella di comodo che si sono inventati e ripetono tra tre anni e mezzo. Del resto non me ne frega niente».
Risponde così Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne deceduto il 18 maggio 2015 dopo una drammatica agonia a seguito di un colpo di pistola partito dalla beretta calibro nove di Antonio Ciontoli,  condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario e i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo (la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco), che ieri  chiede il perdono attraverso un’intervista rilasciata a Valentina Stella per il quotidiano ''Il Dubbio'', di Piero Sansonetti. Mamma Marina dice di non averla letta perché, sottolinea: «Leggere quello che loro dicono mi fa solo star male. Loro già hanno ferito tanto me e mio marito Valerio e soprattutto mio figlio che a vent’anni non c’è più. Forse sarò dura ma continuando con questa solfa, riescono sempre più a farmi schifo. Si devono vergognare. Per come si muovono e per come agiscono. Tutti i giornalisti che sono venuti a casa mia hanno invitato anche loro a parlare. Ma non hanno mai voluto farlo. E’ inutile che continuano a fare le vittime». 
Mamma Marina, come un fiume in piena parla in modo concitato, facendo trasparire dalla voce un profondo fastidio non tanto per l’argomento quanto per le persone di cui è, per certi versi, costretta a parlare.  All’affermazione di Ciontoli quando dice: «abbiamo scelto di non parlare con la stampa per rispettare la famiglia di Marco e anche il giusto processo»,  lasciando intendere che loro sono stati rispettosi anche dell’istituzione, Marina risponde: «Se avesse voluto rispettare la famiglia di Marco mi chiedo perché fuori dall’udienza ha comunque attaccato mio nipote dicendogli “ma non ti vergogni”? E poi perché  è stato denunciato? Se non voleva ferirmi non doveva fare niente di tutto questo. Lui e la sua famiglia sono delle persone malvagie. Punto. Chi ha fatto cattiverie sono soltanto loro. Hanno strappato la foto di Marco e poi dice «il mio amatissimo Marco»? Ma quando mai l’ha amato. Sono stanca di sentire queste cose. Se ha qualcosa da dire, la verità, deve andare dai giudici e dirla a loro. Potrebbe così liberarsi la coscienza, ammesso che l’abbia».
Ciontoli nell’intervista parla del clamore mediatico che ha creato questa vicenda e Marina replica: «Se si lamenta del fatto che c’è un processo mediatico non dipende da me.  Sarebbe bastato soccorrere tempestivamente mio figlio e salvarlo ed oggi non staremo a parlare di questo. Ma l’hanno lasciato morire. Ed ora vogliono fare le vittime? Le vittime di che? Anche Federico quando lo vedo in televisione non mi sembra poi tanto angosciato per la morte di Marco».  
Non ci sta mamma Marina anche quando Ciontoli dice di non essere «né un assassino, né un criminale, né un delinquente». «Ha un senso quello che lui dice? – si chiede mamma Marina – Lui padre di due figli dice di amare Marco come un figlio ma non ha fatto niente per salvarlo. Parliamoci chiaro, ad oggi per la giustizia italiana lui e i suoi familiari sono quattro assassini. Chi uccide una persona è un assassino. Per come la vedo io e per come mi hanno educato i miei genitori, anche chi uccide un cagnolino lo è». 
Mamma Marina interviene sul punto in cui Ciontoli dice che: «Sin dall’inizio abbiamo provato a parlare con loro, abbiamo provato in vari modi ad avvicinarci a loro, tant’è che Martina nei giorni successivi è andata fuori casa loro, implorandoli di darle la possibilità di poterli abbracciare, senza riuscirci. Hanno comprensibilmente chiuso tutte le porte. A quel punto, abbiamo capito che forse il silenzio era il modo migliore per rispettarli».
«Non è vero – replica  mamma Marina – che noi abbiamo messo una barriera con loro. Nell’immediatezza del fatto ero sconvolta per quanto successo. Era morto mio figlio in un modo così violento e drammatico e tante cose non riuscivo a capirle. Mi ero come sconnessa da tutto e dal mondo. Non si capiva poi quello che era successo. Ma non avevamo chiuso i ponti con nessuno. Martina ha continuato a dialogare con mio nipote Alessandro per giorni e fino a quando lo stesso non si è reso conto che continuava a riferirgli una serie di bugie, tanto che alla fine le ha detto di non disturbarlo più. La verità stava iniziando ad emergere. Martina ha tentato di mettersi in contatto anche con me. Ma in quei primi giorni stavo tanto male, chiusa nel mio dolore lancinante, che non volevo vedere nessuno e neanche lei. Volevo vivere il mio dolore da sola. Così mio nipote gli ha detto di andare a casa sua per parlare con lui. Ma lei ha rifiutato. “Da te non ci vengo” è stata la sua risposta. Se avessi voluto chiudere le porte da subito non avrei certo permesso che Martina stesse in chiesa per i funerali. Io e mio marito eravamo distrutti dal dolore e se veramente anche loro vivevano la nostra stessa situazione avrebbero cercato un contatto con noi e ci potevano essere tanti modi per incontrarci. Loro con me vogliono fare solo le vittime. Ad oggi dopo tutto quello che ho vissuto, dopo tutte le menzogne che ho sentito, perché del prima non posso sapere niente visto che in quella casa non c’ero ma del dopo so tutto. Dall’arrivo al Pit io so tutto. L’ho vissuto in prima persona. E già dall’inizio hanno mentito.  Però col tempo ci sarà giustizia per Marco, e ci sarà anche una giustizia divina dalla quale nessuno potrà mai sfuggire. Una mamma non si da mai per vinta perché vorrà sempre sapere la verità. E questo è stato il mio incubo fin dal primo momento. Loro oramai si sono costruiti la loro verità, preparata e studiata con i loro legali».
Infine, un ultimo commento di mamma Marina quando Ciontoli afferma «Marco per me e mia moglie era come un figlio ed era il ragazzo che mia figlia Martina amava, e che sempre ameremo. Marco manca tantissimo anche a noi. Ma questo Marina e Valerio lo sanno benissimo come sanno benissimo che noi li continueremo ad amare».  
«Andiamo a vedere se è vero che loro amavano Marco – dice mamma Marina con un filo di voce –  Va ricordato che mio figlio ha urlato e urlato  e i vicini hanno dichiarato di aver sentito urla disumane. Tutti loro erano consapevoli che era partito un colpo d’arma da fuoco e Maria Pezzillo, invece, che ha disdetto la prima chiamata al 118 non mi sembra poi che lo amava così tanto visto che lo ha lasciato morire.  Non dimentico certo quando arrivata al Pit, si avvicina a me e accendendosi una sigaretta mi ha detto che il marito, per quanto successo, avrebbe perso il posto di lavoro. Quindi questo grande amore per mio figlio non lo vedo. Secondo me sono persone anaffettive. Per quanto riguarda il capofamiglia l’abbiamo sentita tutti, non solo io, la chiamata al 118 quando, con una tranquillità e una lucidità unica, diceva “venite c’è un ragazzo che sta male e si è ferito con un pettine a punta”. Dove sta questo amore? Dove sta? L’amore è solo verso loro stessi che fino ad oggi hanno solo pensato esclusivamente a ‘’pararsi il culo’’, come dice Viola (fidanzata di Federico e presente anche lei in casa quella maledetta sera), l’uno con l’altro. Loro stanno male perché vivono male. Era una famiglia che viveva di immagine. Purtroppo con quello che è successo la loro immagine è crollata. Quindi stanno male solo per questo, non per mio figlio. Ogni volta che hanno parlato di Marco, anche nel corso del processo, hanno sempre detto la “cosa” , il “ragazzo” e raramente hanno pronunciato il suo nome. Questo per dire di che vogliamo parlare? Loro non hanno mai fatto niente per lui. Antonio Ciontoli non è una vittima. Alla prima occasione ti salta addosso. Cosa c’entrava aggredire mio nipote? Che voleva da lui?. O quando  sempre Antonio, mentre stava sul divanetto,  parlando al telefono con il fratello, come registrato dalle intercettazioni ambientali nella caserma di Civitavecchia poche ore dopo il fatto, paragonavano la morte di mio figlio al furto di una Ferrari. O Federico quando diceva “ne abbiamo passate tante e passeremo pure questa”, cioè, come se è morto il gattino dentro casa. Di quale amore stiamo parlando?» conclude Marina.

 

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Cambio al vertice del Roan: Franza al posto di Bencivenni

CIVITAVECCHIA – La Guardia di finanza incrementa i controlli al porto. Non è passata in osservata, nella serata di giovedì, la presenza all’interno dello scalo di un numero rilevante di militari delle fiamme gialle, impegnati nell’attività ispettiva dei veicoli in transito. Gli uomini del capitano Emilia Altomonte, in numero maggiore rispetto al solito, hanno controllato prevalentemente i mezzi pesanti arrivati via mare da Barcellona, anche con l’ausilio delle unità cinofili. Un’attività apparentemente straordinaria, che tuttavia mette in evidenza il lavoro che la Guardia di finanza porta avanti tutti i giorni, soprattutto nel contrasto dei fenomeni legati al traffico di sostanze stupefacenti. La presenza dei finanzieri della compagnia di Civitavecchia all’interno del porto, con tanto di uomini e mezzi raddoppiati, testimonia anche una incisiva azione di prevenzione dei reati.

Proprio da questo tipo di attività di polizia, spesso sono scaturiti risultati rilevanti sotto il profilo operativo, che hanno portato ad arresti e sequestri importanti di sostanze stupefacenti.

CAMBIO AL VERTICE DEL ROAN – Giornata importante, quella di ieri, per quanto riguarda gli assetti della Guardia di finanza.

Presso la caserma “Giacinto Bruzzesi”, alla presenza del comandante regionale del Lazio  generale di corpo d’Armata Bruno Buratti, ha avuto luogo, la cerimonia di avvicendamento nella carica di comandante del Reparto Operativo Aeronavale tra il colonnello t. SFP pilota  Roberto  Bencivenni, cedente, ed  il  colonnello t. ISSMI pilota Armando Franza, subentrante. Alla cerimonia hanno inoltre presenziato i comandanti di reparto, gli ufficiali di staff, una rappresentanza del personale alla sede e delegati della sezione A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia). Il colonnello Bencivenni, destinato al prestigioso e delicato incarico di comandante del gruppo di esplorazione aeromarittima presso il comando operativo aeronavale di Pomezia (Pratica di Mare – RM), dopo quasi quattro anni ha ceduto il comando al colonnello Franza, che da ultimo ha rivestito l’importante incarico di Capo di Stato Maggiore del Centro di aviazione di Pomezia (Pratica di Mare – RM). Il nuovo comandante del Reparto Operativo Aeronavale, salentino, dopo aver prestato servizio in diversi reparti di volo del corpo, ricoprendo prestigiosi ed importanti comandi operativi ed addestrativi, ha svolto incarichi di staff nelle articolazioni di Stato Maggiore del Comando Generale, del Comando aeronavale centrale e nel comando operativo aeronavale della Guardia di finanza. Il colonnello Franza è laureato in “Economia e Commercio” ed in “Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria”, è pilota militare e di elicotteri, istruttore di specialità dei velivoli ad ala rotante NH 500 ed AB 412 HP. Ha inoltre frequentato il 12° corso Istituto Superiore Stato Maggiore Interforze (I.S.S.M.I.), fregiandosi del relativo titolo. Il colonnello Bencivenni durante il saluto di commiato, ha espresso la massima gratitudine ed un sentito ringraziamento per la collaborazione e per l’attività istituzionale svolta da tutti i finanzieri del Roan ed ha rivolto al colonnello Franza un augurio di buon lavoro per il suo nuovo incarico. L’ufficiale subentrante nel ringraziare il collega ha assicurato il massimo impegno al comandante regionale Lazio, esortando il personale dipendente a proseguire l’azione di servizio con la stessa dedizione del passato e con rinnovato vigore.

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Madonna delle Grazie, due giorni di spiritualità e fede

CIVITAVECCHIA – Due giorni di grande spiritualità e fede. Tantissimi civitavecchiesi hanno partecipato alle iniziative organizzate dall'Arciconfraternita del Gonfalone per festeggiare la Madonna delle Grazie. 

"Sabato la processione che ha visto una grande partecipazione di popolo e che si è snodata nel centro storico ed ha vissuto il suo momento più intenso nel passaggio all’interno del porto e nella benedizione del Mare in uno scenario mozzafiato – ha ricordato il priore David Trotti – è stato anche un momento di intensa preghiera e di raccoglimento apprezzato da tutti. Bellissimo il passaggio per via Pietro Manzi illuminata in terra con padelle romane che hanno reso il passaggio suggestivo. Infine l’ingresso di Maria a piazza Leandra della Statua portata dalle consorelle". La festa è continuata domenica nella giornata di preghiera per Civitavecchia con la chiesa della Stella aperta tutto il giorno. 

"Avevamo chiesto ai civitavecchiesi credenti e non credenti di venire a visitare la chiesa e di lasciare un foglietto di carta con una preghiera od una speranza per la loro città – ha aggiunto – si è trattato di un grande successo testimoniato dal numero di foglietti messi nell’urna che poi è stata calata nelle cripte della Chiesa. Anche qui alle 20 tante persone, per un momento significativo e sentito e anche forte dal punto di vista emotivo e spirituale. Siamo felici che i nostri concittadini condividano con noi la consapevolezza del potere della preghiera e speriamo che la nostra città risulti arricchita dalla tanta devozione vissuta. Da parte mia un ringraziamento a tutti coloro che con noi hanno vissuto e permesso di realizzare la processione ed in particolare a don Cono che ci guida e ci stimola a far sempre meglio ed a don Augusto Baldini che ha fatto vivere le preghiere e le riflessioni durante la processione permettendoci di cogliere il senso vero della testimonianza che rendiamo con la processione ed ai tanti civitavecchiesi che ci hanno voluto regalare la loro presenza e soprattutto speranza e preghiera sabato e domenica". 

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Tanti fedeli per la Madonna delle Grazie

ALLUMIERE – Si concludono oggi i festeggiamenti in onore della Madonna delle Grazie. Venerdì notte il Santuario della Madonna delle Grazie è stato meta di numerosi pellegrinaggi. Folto il numero di pellegrini provenienti da La Bianca: i fedeli accompagnati dal parroco Don Salvatore Vitiello sono partiti dalla parrocchia Nostra Signora di Lourdes e attraversando il faggeto sono saliti sul Monte Roncone fino alla Madonna delle Grazie dove il parroco ha celebrato la messa. Questo pellegrinaggio è stato davvero molto suggestivo e sentito: oltre a tanti biancaroli hanno fatto parte del gruppo anche molti civitavecchiesi. 
Lungo il percorso illuminato dalla luce dei flambeaux e forti i momenti di preghiera. “Vedere così tanti giovani della Contrada e fedeli della parrocchia e così tanti fedeli mi riempie il cuore di gioia – ha spiegato il nuovo parroco emozionato – la Madonna ci sorride dall’alto e veglierà sul nostro cammino ascoltando le nostre preghiere, i nostri desideri e verrà per asciugare le lacrime e lenire i dolori”. Subito dopo la messa dei biancaroli è arrivato il pellegrinaggio da Tolfa guidato dal parroco don Giovanni Demeterca con gli scout e tantissimi fedeli di Tolfa e di altri Comuni limitrofi. Lungo la strada canti, preghiere, momenti di riflessione e poi nel Santuario il parroco ha celebrato la messa. 
Ad attendere i vari pellegrini il parroco di Allumiere Don Diego e il vice parroco don Stefano; molti i sacerdoti che si sono messi a disposizione per le confessioni. In mattinata sono giunti i pellegrini di Monteromano (arrivati in collina guadando il fiume Mignone) e poi quelli di Civitavecchia. Durante la giornata si è registrato un grande afflusso di pellegrini di ogni dove e si sono susseguite varie Celebrazioni Eucaristiche. Alle 18 il Vescovo della diocesi di Civitavecchia e Tarquinia ha celebrato la messa solenne alla presenza del sindaco Antonio Pasquini e di altre autorità civili, militari e religiose. Anche oggi verranno celebrate varie messe al Santuario e ci saranno sacerdoti a disposizione per le confessioni. 

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''Lascio una Civitavecchia sportiva sognatrice''

di MATTEO CECCACCI

Cinquantuno anni già compiuti, una vita da direttore sportivo nelle varie società civitavecchiesi, nove campionati conquistati, un tripudio di gioie e soddisfazioni ottenute e una storia ancora da scrivere. Questo è il momentaneo curriculum di Mauro Magi che ha scritto durante la sua lunga militanza quindicennale nella Civitavecchia sportiva, giunta oramai al termine. Magi, infatti, è in procinto di ricoprire un’importante carica dirigenziale all’interno di una squadra di Serie A, ma prima di partire verso la destinazione ancora sconosciuta, l’ex diesse ha voluto ripercorrere tutti i quindici anni vissuti sui vari terreni di gioco, partendo dagli inizi nel lontano 2004 con il San Gordiano, passando per gli otto anni al Dlf e finendo con il biennio in nerazzurro. «Iniziai – esordisce emozionato Mauro Magi – a rivestire il ruolo di direttore sportivo nel lontano 2004 quando avevo 37 anni al San Gordiano, grazie alla chiamata di Aldo De Marco e Francesco Di Giorgio che mi vollero fortemente per costruire una base solida nonostante la mia poca esperienza. Conquistammo in poco tempo la Coppa Lazio con la prima squadra e due campionati regionali con Pane e Mazza, formando in quattro anni un settore giovanile straordinario. Nel 2008, poi, andai via a causa di varie vicissitudini con De Marco e vuoi per fortuna, vuoi per caso, approdai al Dlf. In casa di Umberto Bramucci mi sono sentito a casa, grazie anche a Paolo Squadrito che in poco tempo insieme a Zi ‘Mbertino mi misero in mano la società che era interamente da ricostruire, essendo arrivata ai minimi storici. Sposarono subito i miei progetti, perché avevo molta voglia di rimettermi in gioco: rivoluzionai tutto il settore giovanile e dissi che il futuro era la scuola calcio e in pochi anni formammo tutte le squadre ottenendo quattro categorie regionali di cui due Elite. Poi riuscii a prendere Giordano Onorati e Gianni Marcoaldi dal Civitavecchia Calcio e con loro posso dire di aver fatto la storia dielleffina, anche se mi rammarica il fatto che la città non si è mai resa conto della grandezza che noi siamo riusciti a portare all’interno di una piccola società, facendola diventare, tra l’altro, la prima in assoluto in quegli anni. Ebbi l’intuizione di affidare la scuola calcio ad Alessio Baffetti, conquistando negli ultimi anni le finali dei prestigiosi tornei ‘’Sei Bravo’’ e ‘’Gazzetta Cup’’. Riuscimmo anche a portare grazie a Maurizio Priori un ampio spazio comunicazione e social da fare invidia a tutti. Poi nel 2016, come spesso vuole la vita che anche i più grandi amori finiscono, finì anche il nostro, ma sono stati otto anni indescrivibili al fianco di persone eccezionali, oggi il mio cuore batte ancora per i colori biancoverdi, sono dielleffino dentro. Il mio arrivo nella casa della Vecchia, invece, fu molto piacevole, la chiamata da parte del primo club della città mi rese felice. Era un periodo abbastanza buio per Iacomelli e Sanfilippo: i 2000 erano retrocessi e c’era un settore giovanile quasi in decadenza. Per me era l’ennesima sfida. Nel biennio, però, riuscimmo sempre a mantenere tutte le categorie, merito anche di un parterre di allenatori a dir poco fenomenale. Nell’ultimo periodo, però, ad aprile in particolare, decisi di lasciare. Avevo constatato una situazione che non mi stava piacendo, ovvero l’intenzione di dare in gestione il settore dell’agonistica e di dare via il Tamagnini e quando una società, quasi centenaria, rischiava di trovarsi senza una casa decisi di abbandonare. Per me la cosa più importante è la stabilità e fare calcio senza la propria dimora non è possibile». 
Ricordi belli, allo stesso tempo toccanti, che hanno visto un Magi letteralmente commosso, d’altronde ripercorrere la lunga carriera non è mai facile. Se a Civitavecchia adesso c’è così tanta importanza nella figura del direttore sportivo è grazie a Mauro Magi, perché fino ai primi anni ‘00 non era molto rilevante. «Adesso l’obiettivo – conclude – è fare questa nuova esperienza nella massima serie che mi permetterà di sostenere un corso di due anni che mi consentirà, spero presto, di rivestire il ruolo di diesse in serie A, perché adesso ho l’abilitazione fino alla D. Lascio, dunque, una Civitavecchia sportiva sognatrice, positiva dal punto di vista calcistico: reputo una mossa vincente la fusione tra Dlf e Csl, vedo una Cpc già in Eccellenza e una Vecchia che farà un discreto campionato, anche se il settore giovanile mi lascia un po’ scettico. Il futuro del calcio locale, però, per me è nelle mani del Dlf, perché con un impianto del genere e un palcoscenico che ha ospitato i migliori club del Lazio e non solo merita sicuramente il meglio. Lascio ai ragazzi l’infinita passione per questo sport, ho dato loro consigli umani e sinceri, facendo emergere sempre la meritocrazia. Credete in voi stessi fino alla fine e non mollate mai; se valete tanto, prima o poi, arriverete. Il tempo è galantuomo». 
Una persona, dunque, che lascia un’eredità inestimabile a Civitavecchia, perché Mauro Magi ha saputo essere uomo e direttore sportivo a 360°, a tutto tondo. Si è fatto sentire, si è fatto rispettare, perché la favola che non parlasse mai nell’ufficio della dirigenza è questo: è una favola; Magi si faceva sentire e come, ma lì dentro, con la porta chiusa, mai in pubblico, mai rovinando la sua immagine, perché Magi ha saputo gestire sempre una cosa soprattutto: quello che rappresentava, per la città, per i genitori e anche come esempio per i ragazzi. Chapeau. 

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Crolla un pino al Parco della Resistenza

CIVITAVECCHIA – Attimi di paura nella tarda serata di ieri quando Polizia e Vigili del fuoco sono dovuti intervenire presso il Parco della Resistenza a causa del crollo di un grosso pino marittimo. Pare che alcuni cittadini e operai al lavoro nel parco, dove attualmente sono in corso i lavori di restyling, abbiano sentito scricchiolare l’albero avvisando immediatamente il commissariato e gli uomini della Bonifazi. L’albero cadendo a fatto crollare anche una porzione del muro di cinta. 

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