Parte dalla Coppa Lazio l’avventura del Real Fiumicino/Futsal Isola

Attesa finita: si fa sul serio. Il Real Fiumicino/Futsal Isola inizia ufficialmente l’avventura. 
Alle 16 nel centro sportivo Olimpia Club all’Isola Sacra la prima partita ufficiale della nuova stagione agonistica.
In Coppa Lazio i ragazzi di mister Consalvo incontreranno il Lele Nettuno. Ritorno previsto una settimana più tardi, il 29 settembre alle 15 in esterna. 
«C’è sempre un po’ di emozione quando si inizia una stagione – commenta il presidente Giuseppe Picciano -. Alla Coppa Lazio teniamo tantissimo. È un trofeo che non è mai stato vinto da nessuna squadra di Fiumicino, né nelle categorie provinciali e regionali né tantomeno in quelle nazionali. Incontriamo una squadra esperta, sarà tosta da morire. Noi? Tra squalifiche e infortuni arriviamo a quest’impegno un po’ corti ma sono convinto dei nostri mezzi. È stato un ottimo precampionato. Certo in Coppa non puoi sbagliare. Giocheremo con il coltello in mezzo ai denti». 
Coppa Lazio e poi subito campionato. «Il 6 ottobre sempre all’Olimpia incontreremo La Pisana – continua il presidentissimo Giuseppe Picciano -. È un’altra squadra molto esperta che conosce bene questo campionato. Sarà dura, è un girone molto livellato, con tante buone formazioni. C’è molta voglia di iniziare. Quest’anno è tutto nuovo: società, squadra, campo di gioco. Abbiamo una gran voglia di fare bene. Dalla nostra abbiamo tanti tifosi e amici che non ci faranno sentire soli. Li aspetto per sostenere il futsal di Fiumicino».

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Applausi, fiori e commozione: l’IIS Cardarelli accoglie la sua Chiara

TARQUINIA –  Il 20 settembre mattina all’IIS Cardarelli Chiara  Bordi è stata accolta da un caloroso applauso dagli studenti del Liceo Classico, tra stupore e commozione ha accolto con il suo solito bel sorriso gli omaggi floreali della scuola e dell’amministrazione comunale ed una targa che la Dirigente Scolastica Laura Piroli le ha voluto donare, per il suo coraggio, la determinazione a dimostrazione che nulla è impossibile se ci si crede fermamente. Presenti in aula magna per il comune il Vicesindaco Martina Tosoni, che ha portato i saluti della delegata alla pubblica istruzione Federica Guiducci ed il consigliere Stefano Zacchini. Dopo la proiezione del video, rapido excursus dell’avventura di Miss Italia, dove Chiara ha conquistato il terzo posto, è intervenuta la Dirigente Scolastica dell’IIS Cardarelli: “Non potevamo non festeggiare il ritorno a scuola di Chiara, come lo facciamo per ogni nostro studente che si distingue, che si fa portatore di un messaggio positivo ed edificante per la scuola e per la città. Qualche mese fa abbiamo festeggiato l’atleta Mirko Barreca, oggi siamo qui a dire grazie a Chiara, per la sua determinazione, per aver veicolato un messaggio importante dando lustro non soltanto alla scuola e a Tarquinia o al Lazio, ma veramente a tutta l’Italia e oltre. E’ stata infatti capace di trasmettere stimoli di riflessione non solo in occasione di Miss Italia, ma in tutte le interviste che ha rilasciato, lasciando trasparire quello che è una ragazza semplice e diretta, che trasmette armonia. Abbiamo tutti apprezzato il suo voler essere se stessa senza avere la fobia di creare per forza un personaggio. In Tv ho visto la Chiara di sempre, con lo stesso tono con cui veniva, quale rappresentante di Istituto, a portare le sue proposte. Chiara ha dimostrato che niente è impossibile, che la vita è preziosa e che con la determinazione si può tutto, bisogna solo crederci. Ti sei prefissata degli obiettivi, hai lottato per raggiungerli: siamo orgogliosi di te”. Il Vicesindaco Martina Tosoni: “Accetta da parte dell’amministrazione comunale le nostre congratulazioni. Ti abbiamo seguito con emozione in questa avventura. Siamo orgogliosi di te sia per Tarquinia sia per il messaggio che hai lanciato in tutto il mondo: la bellezza del coraggio e non solo del fisico, che è comunque straordinariamente bello. Ti faccio le mie congratulazioni come donna e come amministratrice. Grazie!”. Chiara visibilmente emozionata, vestita con semplicità, come al solito: “Ringrazio tutti, veramente tutti. Non mi aspettavo un sostegno generale della mia Tarquinia. Spesso avevo sentito dire che i tarquiniesi non sostengono, invece ho avuto la riprova che non è così. Io ho avuto il sostegno di tutti e a tutti i tarquiniesi dico grazie, sentire la vostra vicinanza mi ha dato tanto coraggio, anche nei momenti di sconforto. Miss Italia è stata un’esperienza bella e stancante. Spero sia arrivato da me il messaggio giusto. Io sono la stessa di prima. Non mi piacciono – ha riferito ironizzando su se stessa sorridendo – quelli che non hanno i ‘piedi per terra’ ossia ‘il piede per terra’. Sono tornata a scuola con piacere e ringrazio tutti, Tarquinia e i tarquiniesi grazie”.           

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Applausi, fiori e commozione l’IIS Cardarelli accoglie la sua Chiara di ritorno in classe, dopo l’esperienza di Miss Italia

TARQUINIA –  Il 20 settembre mattina all’IIS Cardarelli Chiara  Bordi è stata accolta da un caloroso applauso dagli studenti del Liceo Classico, tra stupore e commozione ha accolto con il suo solito bel sorriso gli omaggi floreali della scuola e dell’amministrazione comunale ed una targa che la Dirigente Scolastica Laura Piroli le ha voluto donare, per il suo coraggio, la determinazione a dimostrazione che nulla è impossibile se ci si crede fermamente. Presenti in aula magna per il comune il Vicesindaco Martina Tosoni, che ha portato i saluti della delegata alla pubblica istruzione Federica Guiducci ed il consigliere Stefano Zacchini. Dopo la proiezione del video, rapido excursus dell’avventura di Miss Italia, dove Chiara ha conquistato il terzo posto, è intervenuta la Dirigente Scolastica dell’IIS Cardarelli: “Non potevamo non festeggiare il ritorno a scuola di Chiara, come lo facciamo per ogni nostro studente che si distingue, che si fa portatore di un messaggio positivo ed edificante per la scuola e per la città. Qualche mese fa abbiamo festeggiato l’atleta Mirko Barreca, oggi siamo qui a dire grazie a Chiara, per la sua determinazione, per aver veicolato un messaggio importante dando lustro non soltanto alla scuola e a Tarquinia o al Lazio, ma veramente a tutta l’Italia e oltre. E’ stata infatti capace di trasmettere stimoli di riflessione non solo in occasione di Miss Italia, ma in tutte le interviste che ha rilasciato, lasciando trasparire quello che è una ragazza semplice e diretta, che trasmette armonia. Abbiamo tutti apprezzato il suo voler essere se stessa senza avere la fobia di creare per forza un personaggio. In Tv ho visto la Chiara di sempre, con lo stesso tono con cui veniva, quale rappresentante di Istituto, a portare le sue proposte. Chiara ha dimostrato che niente è impossibile, che la vita è preziosa e che con la determinazione si può tutto, bisogna solo crederci. Ti sei prefissata degli obiettivi, hai lottato per raggiungerli: siamo orgogliosi di te”. Il Vicesindaco Martina Tosoni: “Accetta da parte dell’amministrazione comunale le nostre congratulazioni. Ti abbiamo seguito con emozione in questa avventura. Siamo orgogliosi di te sia per Tarquinia sia per il messaggio che hai lanciato in tutto il mondo: la bellezza del coraggio e non solo del fisico, che è comunque straordinariamente bello. Ti faccio le mie congratulazioni come donna e come amministratrice. Grazie!”. Chiara visibilmente emozionata, vestita con semplicità, come al solito: “Ringrazio tutti, veramente tutti. Non mi aspettavo un sostegno generale della mia Tarquinia. Spesso avevo sentito dire che i tarquiniesi non sostengono, invece ho avuto la riprova che non è così. Io ho avuto il sostegno di tutti e a tutti i tarquiniesi dico grazie, sentire la vostra vicinanza mi ha dato tanto coraggio, anche nei momenti di sconforto. Miss Italia è stata un’esperienza bella e stancante. Spero sia arrivato da me il messaggio giusto. Io sono la stessa di prima. Non mi piacciono – ha riferito ironizzando su se stessa sorridendo – quelli che non hanno i ‘piedi per terra’ ossia ‘il piede per terra’. Sono tornata a scuola con piacere e ringrazio tutti, Tarquinia e i tarquiniesi grazie”.           

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Coppa delle Province:  il Tc Dlf cala il poker

È stata sicuramente l’edizione più bella della storia della Coppa delle Province AICS. Vince nuovamente, stabilendo il record di quattro vittorie nelle ultime quattro edizioni, la squadra del Dlf Civitavecchia 1 in finale contro il DR24 1 di Lucca. 
Dal 7 al 9 settembre scorsi a Cervia/Cesenatico presente la folta schiera di tennisti Agostini, Zeoli, Barone, Guccione,  Donti, Donghi,  Anniballi, Russi, Di Michele, Salvi, Vucetich, Corrao, Mentonelli e Bentivoglio, in rappresentanza dei colori del Tc Dlf Civitavecchia diretti dal capitano non giocatore Paolo Corrao.
«Nonostante il maltempo annunciato – raccontano dal Tc Dlf Civitavecchia – l’intera manifestazione è stata accompagnata da uno splendido sole e una temperatura estiva ideale. Sportività, agonismo, goliardia, hanno reso ogni incontro piacevole e divertente da giocare e da osservare. La professionalità dello staff che ha condotto la manifestazione è stata come sempre ineccepibile. L’ospitalità di Marco della struttura del “Ten… Pinarella” e dell’incomparabile Lorenzo del circolo “Il Circolino”, hanno fatto sentire di casa i giocatori arrivati dalle varie parti di Italia. Un ringraziamento all’Hotel Thomas per l’accoglienza, la disponibilità e la flessibilità negli orari dei pasti. Ma soprattutto grazie a tutte le squadre partecipanti, ben 21, tre in più dello scorso anno, che hanno aderito all’appuntamento nazionale, confermando il gradimento e l’apprezzamento per l’organizzazione dello staff dell’Aics Tennis».

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Deleghe a valanga, Vergati sbotta e lascia la coalizione

SANTA MARINELLA – L’assegnazione ufficiale delle deleghe, sta creando evidenti problemi alla giunta Tidei. Nonostante siano stati dati una infinità di incarichi, c’è chi è rimasto scontento delle scelte fatte dal sindaco. A far sentire la sua voce, particolarmente irritata, è uno dei “grandi elettori” dell’ex parlamentare, che ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, ha detto a chiare lettere di abbandonare la coalizione di centro sinistra. «Non voglio più essere uno dei punti di riferimento della coalizione che ha sostenuto Pietro Tidei – dice Adalberto Vergati – ed il motivo è semplice.     Non condivido alcune scelte fatte dal sindaco in questi ultimi tempi». Vergati, non lo dice esplicitamente, ma per chi conosce le “cose politiche” di Santa Marinella sa benissimo che, sin dalla fase preelettorale, Vergati aveva chiesto a Tidei, in caso di vittoria, di poter avere la delega alla Polizia locale, proprio per poter essere uno dei punti di riferimento dei vigili urbani, verso l’amministrazione comunale. Evidentemente, Tidei non ha riconosciuto in lui una delle figure che potesse dare un supporto così importante come quello che dovrebbe dare l’ex comandante della Polizia locale di Cerveteri, Scarpellino, nominato delegato alla Polizia municipale. «Se il sindaco ha fatto le sue scelte, ben per lui – conclude Vergati – ciò vuol dire che non ha apprezzato il mio supporto alle elezioni. A questo punto mi prenderò il tempo necessario per riflettere ma certamente orienterò le mie scelte verso altri obiettivi». In pratica la stessa vicenda che ha coinvolto la lista civica Amici dello Sport, che dopo aver avuto tutte le assicurazioni da parte del sindaco che in caso di successo, sia la delega che l’assessorato allo sport sarebbero stati assegnati a loro, a  pochi giorni dalla vittoria al ballottaggio, Tidei ha preferito dare l’assessorato a Emanuele Minghella, ex delegato al bilancio della giunta Bacheca. 

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Il forzista Bendinelli e il caso-Garda«La Lega si faccia sentire a Roma»

Il parlamentare: Toninelli sbaglia, il collettore è una scelta ambientale non politica

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«Al perdono non ci penso e non lo concederò mai»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Al perdono non ci penso e credo che non glielo concederò mai. Il perdono è un sentimento e nei confronti di quella gente non riesco a nutrire sentimenti. Ne sono indegni dopo i comportamenti tenuti nei confronti di mio figlio morente  verso il quale non ne hanno nutrito alcuno anteponendo i propri interessi alla possibilità di salvezza di Marco. Come può pretendere di avere il mio perdono dopo aver lasciato mio figlio agonizzante addirittura per terra, neanche sdraiato su un divano? No, non lo avrà mai. Ma non per questo io lo odio. L’odio è già un sentimento e loro non meritano neanche quello. Voglio soltanto, e penso di averne tutto il diritto, sapere la verità. Ma la verità vera, non quella processuale o quella di comodo che si sono inventati e ripetono tra tre anni e mezzo. Del resto non me ne frega niente».
Risponde così Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne deceduto il 18 maggio 2015 dopo una drammatica agonia a seguito di un colpo di pistola partito dalla beretta calibro nove di Antonio Ciontoli,  condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario e i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo (la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco), che ieri  chiede il perdono attraverso un’intervista rilasciata a Valentina Stella per il quotidiano ''Il Dubbio'', di Piero Sansonetti. Mamma Marina dice di non averla letta perché, sottolinea: «Leggere quello che loro dicono mi fa solo star male. Loro già hanno ferito tanto me e mio marito Valerio e soprattutto mio figlio che a vent’anni non c’è più. Forse sarò dura ma continuando con questa solfa, riescono sempre più a farmi schifo. Si devono vergognare. Per come si muovono e per come agiscono. Tutti i giornalisti che sono venuti a casa mia hanno invitato anche loro a parlare. Ma non hanno mai voluto farlo. E’ inutile che continuano a fare le vittime». 
Mamma Marina, come un fiume in piena parla in modo concitato, facendo trasparire dalla voce un profondo fastidio non tanto per l’argomento quanto per le persone di cui è, per certi versi, costretta a parlare.  All’affermazione di Ciontoli quando dice: «abbiamo scelto di non parlare con la stampa per rispettare la famiglia di Marco e anche il giusto processo»,  lasciando intendere che loro sono stati rispettosi anche dell’istituzione, Marina risponde: «Se avesse voluto rispettare la famiglia di Marco mi chiedo perché fuori dall’udienza ha comunque attaccato mio nipote dicendogli “ma non ti vergogni”? E poi perché  è stato denunciato? Se non voleva ferirmi non doveva fare niente di tutto questo. Lui e la sua famiglia sono delle persone malvagie. Punto. Chi ha fatto cattiverie sono soltanto loro. Hanno strappato la foto di Marco e poi dice «il mio amatissimo Marco»? Ma quando mai l’ha amato. Sono stanca di sentire queste cose. Se ha qualcosa da dire, la verità, deve andare dai giudici e dirla a loro. Potrebbe così liberarsi la coscienza, ammesso che l’abbia».
Ciontoli nell’intervista parla del clamore mediatico che ha creato questa vicenda e Marina replica: «Se si lamenta del fatto che c’è un processo mediatico non dipende da me.  Sarebbe bastato soccorrere tempestivamente mio figlio e salvarlo ed oggi non staremo a parlare di questo. Ma l’hanno lasciato morire. Ed ora vogliono fare le vittime? Le vittime di che? Anche Federico quando lo vedo in televisione non mi sembra poi tanto angosciato per la morte di Marco».  
Non ci sta mamma Marina anche quando Ciontoli dice di non essere «né un assassino, né un criminale, né un delinquente». «Ha un senso quello che lui dice? – si chiede mamma Marina – Lui padre di due figli dice di amare Marco come un figlio ma non ha fatto niente per salvarlo. Parliamoci chiaro, ad oggi per la giustizia italiana lui e i suoi familiari sono quattro assassini. Chi uccide una persona è un assassino. Per come la vedo io e per come mi hanno educato i miei genitori, anche chi uccide un cagnolino lo è». 
Mamma Marina interviene sul punto in cui Ciontoli dice che: «Sin dall’inizio abbiamo provato a parlare con loro, abbiamo provato in vari modi ad avvicinarci a loro, tant’è che Martina nei giorni successivi è andata fuori casa loro, implorandoli di darle la possibilità di poterli abbracciare, senza riuscirci. Hanno comprensibilmente chiuso tutte le porte. A quel punto, abbiamo capito che forse il silenzio era il modo migliore per rispettarli».
«Non è vero – replica  mamma Marina – che noi abbiamo messo una barriera con loro. Nell’immediatezza del fatto ero sconvolta per quanto successo. Era morto mio figlio in un modo così violento e drammatico e tante cose non riuscivo a capirle. Mi ero come sconnessa da tutto e dal mondo. Non si capiva poi quello che era successo. Ma non avevamo chiuso i ponti con nessuno. Martina ha continuato a dialogare con mio nipote Alessandro per giorni e fino a quando lo stesso non si è reso conto che continuava a riferirgli una serie di bugie, tanto che alla fine le ha detto di non disturbarlo più. La verità stava iniziando ad emergere. Martina ha tentato di mettersi in contatto anche con me. Ma in quei primi giorni stavo tanto male, chiusa nel mio dolore lancinante, che non volevo vedere nessuno e neanche lei. Volevo vivere il mio dolore da sola. Così mio nipote gli ha detto di andare a casa sua per parlare con lui. Ma lei ha rifiutato. “Da te non ci vengo” è stata la sua risposta. Se avessi voluto chiudere le porte da subito non avrei certo permesso che Martina stesse in chiesa per i funerali. Io e mio marito eravamo distrutti dal dolore e se veramente anche loro vivevano la nostra stessa situazione avrebbero cercato un contatto con noi e ci potevano essere tanti modi per incontrarci. Loro con me vogliono fare solo le vittime. Ad oggi dopo tutto quello che ho vissuto, dopo tutte le menzogne che ho sentito, perché del prima non posso sapere niente visto che in quella casa non c’ero ma del dopo so tutto. Dall’arrivo al Pit io so tutto. L’ho vissuto in prima persona. E già dall’inizio hanno mentito.  Però col tempo ci sarà giustizia per Marco, e ci sarà anche una giustizia divina dalla quale nessuno potrà mai sfuggire. Una mamma non si da mai per vinta perché vorrà sempre sapere la verità. E questo è stato il mio incubo fin dal primo momento. Loro oramai si sono costruiti la loro verità, preparata e studiata con i loro legali».
Infine, un ultimo commento di mamma Marina quando Ciontoli afferma «Marco per me e mia moglie era come un figlio ed era il ragazzo che mia figlia Martina amava, e che sempre ameremo. Marco manca tantissimo anche a noi. Ma questo Marina e Valerio lo sanno benissimo come sanno benissimo che noi li continueremo ad amare».  
«Andiamo a vedere se è vero che loro amavano Marco – dice mamma Marina con un filo di voce –  Va ricordato che mio figlio ha urlato e urlato  e i vicini hanno dichiarato di aver sentito urla disumane. Tutti loro erano consapevoli che era partito un colpo d’arma da fuoco e Maria Pezzillo, invece, che ha disdetto la prima chiamata al 118 non mi sembra poi che lo amava così tanto visto che lo ha lasciato morire.  Non dimentico certo quando arrivata al Pit, si avvicina a me e accendendosi una sigaretta mi ha detto che il marito, per quanto successo, avrebbe perso il posto di lavoro. Quindi questo grande amore per mio figlio non lo vedo. Secondo me sono persone anaffettive. Per quanto riguarda il capofamiglia l’abbiamo sentita tutti, non solo io, la chiamata al 118 quando, con una tranquillità e una lucidità unica, diceva “venite c’è un ragazzo che sta male e si è ferito con un pettine a punta”. Dove sta questo amore? Dove sta? L’amore è solo verso loro stessi che fino ad oggi hanno solo pensato esclusivamente a ‘’pararsi il culo’’, come dice Viola (fidanzata di Federico e presente anche lei in casa quella maledetta sera), l’uno con l’altro. Loro stanno male perché vivono male. Era una famiglia che viveva di immagine. Purtroppo con quello che è successo la loro immagine è crollata. Quindi stanno male solo per questo, non per mio figlio. Ogni volta che hanno parlato di Marco, anche nel corso del processo, hanno sempre detto la “cosa” , il “ragazzo” e raramente hanno pronunciato il suo nome. Questo per dire di che vogliamo parlare? Loro non hanno mai fatto niente per lui. Antonio Ciontoli non è una vittima. Alla prima occasione ti salta addosso. Cosa c’entrava aggredire mio nipote? Che voleva da lui?. O quando  sempre Antonio, mentre stava sul divanetto,  parlando al telefono con il fratello, come registrato dalle intercettazioni ambientali nella caserma di Civitavecchia poche ore dopo il fatto, paragonavano la morte di mio figlio al furto di una Ferrari. O Federico quando diceva “ne abbiamo passate tante e passeremo pure questa”, cioè, come se è morto il gattino dentro casa. Di quale amore stiamo parlando?» conclude Marina.

 

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«Con la Raggi situazione peggiorata»

CERVETERI/LADISPOLI – Da una parte la frana che ha causato lo smottamento di un tratto della carreggiata anni or sono e che ancora attende di essere riparato. Dall'altra parte una montagna in tufo, che dopo gli incendi dello scorso anno che hanno colpito la zona, danneggiando in particolar modo gli alberi che vi insistono, rischia di venire giù da un momento all'altro. Ed è proprio quanto successo venerdì mattina. La pioggia è arrivata, breve e intensa, e parte del terreno è venuto giù sulla Provinciale. Una tragedia sfiorata. Della situazione drammatica in cui versa la Settevene Palo Nuova è pienamente a conoscenza il consigliere metropolitano del Pd di Ladispoli, Federico Ascani che in più di una occasione «ho allertato la Città Metropolitana per effettuare gli interventi necessari». Ma non c'è peggior sordo di chi non voglia sentire. Ovviamente, come ha tenuto a sottolineare Ascani (lo aveva già fatto il sindaco Pascucci nella giornata di venerdì) quanto accaduto non ha nulla a che vedere con la frana degli anni passati. Qui a venire giù è stata parte del costone della montagna che sovrasta la Provinciale. Ma il senso della situazione di “degrado” in cui versa la Settevene Palo, arteria fondamentale per la viabilità da e per Bracciano, che collega la costa con la zona lacustre, è sempre quello: a mancare sono gli interventi. «Abbiamo fatto più noi in pochi mesi di Governo in Città Metropolitana – ha aggiunto Ascani – che la Raggi in due anni. Con lei la situazione è peggiorata. Non ha più fatto nulla, ha semplicemente rimandato ogni qual tipo di intervento a “dopo”». Ora, bisognerà capire però se e quando il problema della Settevene Palo sarà risolto definitivamente. Come aveva spiegato Pascucci, non basterà rimuovere i massi dal manto stradale per decidere di riaprire alla viabilità. Quello che andrà verificato sarà la tenuta del costone. L'inverno è ormai alle porte e se con la prima pioggia intensa il risultato è stato quello di venerdì mattina, il futuro sembra veramente incerto. Bisognerà però capire ora a chi spetterà l'arduo compito di verificare la sicurezza della zona e qualora fosse necessario intervenire a chi spetterà investire con lo stanziamento dei fondi necessari a garantire la riapertura della Statale. Il tutto ovviamente in tempi brevi. E a proposito di tempistica per il consigliere metropolitano Federico Ascani «i tempi dipendono dalla volontà. Se ci sarà un cambio di rotta – ha concluso – allora possiamo immaginare una risoluzione del problema in tempi brevi». In caso contrario, la vita degli automobilisti, probabilmente, ne risentirà per diverso tempo. Chissà quanto.
 

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''Lascio una Civitavecchia sportiva sognatrice''

di MATTEO CECCACCI

Cinquantuno anni già compiuti, una vita da direttore sportivo nelle varie società civitavecchiesi, nove campionati conquistati, un tripudio di gioie e soddisfazioni ottenute e una storia ancora da scrivere. Questo è il momentaneo curriculum di Mauro Magi che ha scritto durante la sua lunga militanza quindicennale nella Civitavecchia sportiva, giunta oramai al termine. Magi, infatti, è in procinto di ricoprire un’importante carica dirigenziale all’interno di una squadra di Serie A, ma prima di partire verso la destinazione ancora sconosciuta, l’ex diesse ha voluto ripercorrere tutti i quindici anni vissuti sui vari terreni di gioco, partendo dagli inizi nel lontano 2004 con il San Gordiano, passando per gli otto anni al Dlf e finendo con il biennio in nerazzurro. «Iniziai – esordisce emozionato Mauro Magi – a rivestire il ruolo di direttore sportivo nel lontano 2004 quando avevo 37 anni al San Gordiano, grazie alla chiamata di Aldo De Marco e Francesco Di Giorgio che mi vollero fortemente per costruire una base solida nonostante la mia poca esperienza. Conquistammo in poco tempo la Coppa Lazio con la prima squadra e due campionati regionali con Pane e Mazza, formando in quattro anni un settore giovanile straordinario. Nel 2008, poi, andai via a causa di varie vicissitudini con De Marco e vuoi per fortuna, vuoi per caso, approdai al Dlf. In casa di Umberto Bramucci mi sono sentito a casa, grazie anche a Paolo Squadrito che in poco tempo insieme a Zi ‘Mbertino mi misero in mano la società che era interamente da ricostruire, essendo arrivata ai minimi storici. Sposarono subito i miei progetti, perché avevo molta voglia di rimettermi in gioco: rivoluzionai tutto il settore giovanile e dissi che il futuro era la scuola calcio e in pochi anni formammo tutte le squadre ottenendo quattro categorie regionali di cui due Elite. Poi riuscii a prendere Giordano Onorati e Gianni Marcoaldi dal Civitavecchia Calcio e con loro posso dire di aver fatto la storia dielleffina, anche se mi rammarica il fatto che la città non si è mai resa conto della grandezza che noi siamo riusciti a portare all’interno di una piccola società, facendola diventare, tra l’altro, la prima in assoluto in quegli anni. Ebbi l’intuizione di affidare la scuola calcio ad Alessio Baffetti, conquistando negli ultimi anni le finali dei prestigiosi tornei ‘’Sei Bravo’’ e ‘’Gazzetta Cup’’. Riuscimmo anche a portare grazie a Maurizio Priori un ampio spazio comunicazione e social da fare invidia a tutti. Poi nel 2016, come spesso vuole la vita che anche i più grandi amori finiscono, finì anche il nostro, ma sono stati otto anni indescrivibili al fianco di persone eccezionali, oggi il mio cuore batte ancora per i colori biancoverdi, sono dielleffino dentro. Il mio arrivo nella casa della Vecchia, invece, fu molto piacevole, la chiamata da parte del primo club della città mi rese felice. Era un periodo abbastanza buio per Iacomelli e Sanfilippo: i 2000 erano retrocessi e c’era un settore giovanile quasi in decadenza. Per me era l’ennesima sfida. Nel biennio, però, riuscimmo sempre a mantenere tutte le categorie, merito anche di un parterre di allenatori a dir poco fenomenale. Nell’ultimo periodo, però, ad aprile in particolare, decisi di lasciare. Avevo constatato una situazione che non mi stava piacendo, ovvero l’intenzione di dare in gestione il settore dell’agonistica e di dare via il Tamagnini e quando una società, quasi centenaria, rischiava di trovarsi senza una casa decisi di abbandonare. Per me la cosa più importante è la stabilità e fare calcio senza la propria dimora non è possibile». 
Ricordi belli, allo stesso tempo toccanti, che hanno visto un Magi letteralmente commosso, d’altronde ripercorrere la lunga carriera non è mai facile. Se a Civitavecchia adesso c’è così tanta importanza nella figura del direttore sportivo è grazie a Mauro Magi, perché fino ai primi anni ‘00 non era molto rilevante. «Adesso l’obiettivo – conclude – è fare questa nuova esperienza nella massima serie che mi permetterà di sostenere un corso di due anni che mi consentirà, spero presto, di rivestire il ruolo di diesse in serie A, perché adesso ho l’abilitazione fino alla D. Lascio, dunque, una Civitavecchia sportiva sognatrice, positiva dal punto di vista calcistico: reputo una mossa vincente la fusione tra Dlf e Csl, vedo una Cpc già in Eccellenza e una Vecchia che farà un discreto campionato, anche se il settore giovanile mi lascia un po’ scettico. Il futuro del calcio locale, però, per me è nelle mani del Dlf, perché con un impianto del genere e un palcoscenico che ha ospitato i migliori club del Lazio e non solo merita sicuramente il meglio. Lascio ai ragazzi l’infinita passione per questo sport, ho dato loro consigli umani e sinceri, facendo emergere sempre la meritocrazia. Credete in voi stessi fino alla fine e non mollate mai; se valete tanto, prima o poi, arriverete. Il tempo è galantuomo». 
Una persona, dunque, che lascia un’eredità inestimabile a Civitavecchia, perché Mauro Magi ha saputo essere uomo e direttore sportivo a 360°, a tutto tondo. Si è fatto sentire, si è fatto rispettare, perché la favola che non parlasse mai nell’ufficio della dirigenza è questo: è una favola; Magi si faceva sentire e come, ma lì dentro, con la porta chiusa, mai in pubblico, mai rovinando la sua immagine, perché Magi ha saputo gestire sempre una cosa soprattutto: quello che rappresentava, per la città, per i genitori e anche come esempio per i ragazzi. Chapeau. 

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