«Noi giornalisti ci limitiamo a dare la parola. Ai giusti e agli ingiusti, agli accusatori e agli imputati, agli innocenti e ai colpevoli»

CERVETERI – Il direttore de “Il dubbio” Piero Sansonetti risponde a Marina Conte, mamma di Marco Vannini,   dopo che la donna gli ha scritto in merito alla pubblicazione dell’intervista ad Antonio Ciontoli, condannato a 14 anni in primo grado per la morte del figlio: 
«Cara signora, il dolore non si discute. Neanche la rabbia.
Specialmente la rabbia e il dolore delle persone che amavano un ragazzo che è stato ucciso. Figuriamoci se spetta a un giornalista sindacare il dolore.
Noi giornalisti ci limitiamo a dare la parola. Ai giusti e agli ingiusti, agli accusatori e agli imputati, agli innocenti e ai colpevoli.
Nell’intervista che ci ha rilasciato, il signor Ciontoli non mi pare sia stato mai offensivo nei vostri confronti.
Ha chiesto il vostro perdono.
Voi siete padronissimi di non concederglielo, lui è libero di chiedervelo.
Noi, credo, di dare voce».
Ecco la nota che ha inviato al direttore mamma Marina:
«Egregio sig. Direttore, le sarò grata se vorrà pubblicare la presente.
Sono Marina Conte, mamma di Marco Vannini, un ragazzo di venti anni barbaramente ucciso presso l’abitazione di Antonio Ciontoli il 18/05/2015.
Mi è stata segnalata ed ho letto l’intervista rilasciata dall’assassino di mio figlio (secondo la Corte di Assise di Roma) Antonio Ciontoli a Valentina Stella.
La lettura dell’intervista (che mi è sembrata per vero, una prolissa esternazione di un ufficio stampa) mi ha scocciato e disgustato.
L’assassino (sempre secondo la corte di Assise di Roma) di mio figlio viene raffigurato in una visione bucolica, un indecente quadretto pietistico nei confronti di un signore che ha l’impudicizia di atteggiarsi a vittima di fronte alla giornalista del «Il Dubbio»,  che ho immaginato in religioso ascolto con gli occhioni adoranti.
Egregio Signor Direttore, Lei e Valentina Stella, da giornalisti che scelgono di occuparsi di un fatto di cronaca, avevate il dovere di sapere, quantomeno, che mio figlio, un meraviglioso ragazzo di venti anni, è stato lasciato agonizzare per almeno un’ora (una eternità) mentre urlava disperato (in modo disumano ed ininterrotto come ha testimoniato la vicina di casa) alla presenza di chi doveva soccorrerlo e che ha invece dimostrato una crudeltà bestiale.
Non ho voglia né  intenzione di andare oltre: credo che questa breve riflessione sia più che sufficiente per avvertire un senso di profonda vergogna nel leggere l’indecoroso quadretto strappalacrime che avete voluto propinare ai vostri lettori, presentando persino come vittima chi ha lasciato morire mio figlio con una crudeltà inimmaginabile e che sino ad oggi non ha fatto neppure un giorno di galera.
Voi avete il diritto di svolgere la vostra professione come ritenete: a me, se non è troppo disturbo, lasciate il diritto di urlare la mia indignazione e il mio disgusto di fronte all’ennesimo oltraggio che il mio povero ragazzo ha dovuto ancora subire».

 

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Appalto pulizie e portierato: ancora niente stipendi

CIVITAVECCHIA – Ancora niente stipendi per i lavoratori della Sgm – Scala enterprise e Fisascat Cisl e Cisl Roma capitale e Rieti chiedono un incontro urgente con il Comune. Una situazione che è «ormai insostenibile» per quanto riguarda l’appalto pulizie e portierato del comune di Civitavecchia. Già nei giorni scorsi un grido d’allarme era giunto da parte dell’Ugl che evidenziava forti irregolarità. Ora anche Aldo Pascucci e Silvano Corda per la Fisascat Cisl e Diego Bottacchiari e Paolo Sagarriga Visconti per la Cisl Roma capitale e Rieti intervengono sulla vicenda con una richiesta di incontro urgente di cui sono stati informati Prefettura e Anac. Il problema, purtroppo, è sempre il solito: gli stipendi non arrivano. Una situazione che non è migliorata con il subentrare di Sgm e Scala. «Si evidenzia una condotta estremamente indisponente e irriguardosa da parte delle società – tuonano i sindacati – nei confronti dei lavoratori, i quali ancora una volta non hanno ricevuto alcun preavviso di tale ritardo e, soprattutto, a tutt’oggi non riescono ad avere alcun contatto aziendale per sapere quando verranno accreditati gli emolumenti correnti spettanti. Questa organizzazione sindacale non può più in alcun modo tollerare un simile atteggiamento, reso ancor più grave dal fatto che ci troviamo nell’ambito di un appalto pubblico aggiudicato attraverso gara – e pertanto – concludono – preannuncia l’attivazione di tutte le iniziative che si riterranno più opportune a tutela e salvaguardia dei diritti normativi e retributivi dei lavoratori».

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Dimissioni Mencarini, Idea Sviluppo e Bergonzini: “Irricevibile la sostituzione di Catini, Serafini e presidente del consiglio, se è vera”

TARQUINIA – Il presidente del consiglio comunale Arrigo Bergonzini e il gruppo politico di Idea Sviluppo prendono posizioni in merito ad alcune affermazioni giornalistiche che vedrebbero il sindaco orientato a sostituire le figure dei due assessori, Serafini e Catini e del presidente del consiglio Bergonzini. 

“Non è dato a sapere se le affermazioni sulle presunte condizioni poste dal Sindaco per il ritiro delle proprie dimissioni e riguardanti specificatamente la posizione degli assessori Serafini, Catini e quella del Presidente del Consiglio Bergonzini, siano semplici congetture giornalistiche o indiscrezioni fuorvianti di soggetti interessati. Nell'uno e nell'altro caso non meritano alcun credito; se invece hanno un qualche fondamento di verità riguardo alla fonte, appaiono infondate, inaccettabili ed irricevibili nel momento in cui non sono in alcun modo motivate e corredate da attribuzione di eventuali responsabilità gestionali ed amministrative nei confronti di alcuni soggetti piuttosto che di altri. Non si può ragionare in termini di simpatia e adesione acritica al volere di alcuni. I fatti ed i progetti amministrativi devono essere scevri da mere divergenze caratteriali o da questioni umorali”.

“Riguardo, infine, alle ulteriori indiscrezioni su presunte azioni di maldestro spionaggio, – ribadiscono Serafini e Bergonzini – si ribadisce con forza che il nostro gruppo è assolutamente estraneo ad ogni atto in tal senso, avendo l'abitudine ed il difetto di affrontare a viso aperto ogni questione controversa, magari urlando ma mai e poi mai spiando”.

 

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Consorzio universitario da record

di FEDERICA CONGIU

CIVITAVECCHIA – Solita folla di studenti a piazza Verdi per l’Openday 2018/2019 del consorzio universitario Città di Civitavecchia del presidente Enrico Maria Mosconi. Moltissimi sono stati gli studenti accolti dalle varie istituzioni locali. «Vi do il benvenuto nella sede universitaria che da qualche anno è tornata a vivere – ha commentato il Vice Sindaco Daniela Lucernoni – non è cosa da poco avere una sede predisposta agli studenti e una città che seppur non immensa come Roma, può offrire altri aspetti che sicuramente saranno formativi, non solo dal punto di vista dell’istruzione ma anche dal punto di vista umano, perché si studia sia per sapere che per saper essere». Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente della Fondazione Cariciv Gabriella Sarracco: «Il corso di economica circolare è la perla di questo consorzio». La sinergia tra comune, Tuscia e Fondazione si è posto l’obiettivo di avviare corsi di laurea triennali e magistrale, attraverso convenzioni con altri atenei, ricerca e didattica di livello e strutture e laboratori composti da attrezzature avanzate.

La didattica offre corsi di laurea in Economia Aziendale, indirizzi di Economia del mare e del commercio internazionale e Management (dipartimento DEIM), Scienze Ambientali (dipartimento DEB), e corsi di laurea magistrale in Economia Circolare (DEIM) e in Biologia ed Ecologia Marina (DEB). «Ritengo che la nostra università sia molto vicina allo studente – ha dichiarato il Prof. Alessandro Ruggeri, Rettore dell’università degli studi della Tuscia, rivolgendosi agli alunni – non solo attraverso i servizi, ma anche attraverso la possibilità di offrire una serie di rapporti con il mondo del lavoro, per mettere voi giovani nella condizione di avere quell’esperienza fondamentale alla fine dei corsi di studio che vi consenta di camminare con le vostre gambe».

La novità di quest’anno è l’aumento della soglia di reddito che permetterà alle famiglie con redditi inferiori ai 15 mila euro di non pagare le tasse. Mantenute invece le agevolazioni per i più meritevoli. Presente ed applaudito il presidente di Unindustria Stefano Cenci che ha sottolineato le possibilità occupazionali dei corsi.

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Mensa alla Melone, Agresti: ''Anche per la CIR locali non idonei''

LADISPOLI  – Torna alla carica il dirigente scolastico della Corrado Melone, Riccardo Agresti. Ancora al centro della polemica con l'assessore alla Pubblica istruzione Lucia Cordeschi, ci sono i locali mensa della scuola. Quelli realizzati dall'amministrazione per "liberare" il polifunzionale, attiguo all'istituto e che fino allo scorso anno veniva utilizzato come mensa (oltre che luogo per spettacoli) proprio dalla Melone. 

"A seguito dell’intervista rilasciata dall’assessore Cordeschi a “Centromareradio”, sabato mattina scorso, duole essere costretti a contestare e conseguentemente “sbugiardare” l’esimia assessora che a volte non sa nulla, mentre a volte sa cose che nessuno conosce. Quale delle due situazioni sia estremamente improbabile lo lascio al giudizio del lettore, ma proprio perché, come diceva Socrate, si sa solo di non sapere, riporterò solo i dati di fatto in riscontro alle stravaganti e spesso contraddittorie affermazioni dell’assessora, frasi che riporto citando a memoria.
Assessora: “La popolazione scolastica di Ladispoli è cresciuta”, se è vero, perché sta consentendo che in altre Scuole vi siano o vi saranno aule vuote (ad esempio le aule attualmente utilizzate per ospitare i bambini di via Rapallo i cui lavori di ristrutturazione finiranno entro Natale)?
Assessora: “Chi ci ha preceduto non ha pensato la mensa”, se è vero, come spiega la presenza della sala polifunzionale che è, appunto, multi funzione con priorità mensa scolastica?
Assessora: “La ASL ha fornito parere negativo alla polifunzionale come mensa”, se è vero, come spiega l’esistenza dei documenti diffusi a tutti i genitori dai quali si evince che la mensa può coesistere con attività serali ma, se non sanificata, debba essere usata solo come mensa scolastica?
Assessora: “Esiste il parere favorevole all’uso dei nuovi locali da parte dei VVFF”, se è vero, come mai invece di fare un sopralluogo lunedì mattina, i VVFF non hanno risposto che abbiamo già il loro parere?
Assessora: “Risulta rispettato il parametro di Legge per l’affollamento previsto per la mensa”, se è vero, come mai un tecnico (architetto), il Responsabile per la sicurezza, la prevenzione e la protezione di bambini e dei lavoratori afferma il contrario su un documento ufficiale?
Assessora: “La risposta visiva dei locali è diversa, non è un rettangolo ma i tavoli entrano tutti”, se è vero che tavoli e sedie sono entrati tutti nel nuovo locale, il problema è che devono entrarci fisicamente circa 100 persone alla volta e la disposizione dei tavoli non permette una rapida evacuazione del locale.
Assessora: “Non si deve sempre parlare de PTOF della Melone”, mi domando quale sia il problema della trasparenza del nostro Istituto: se le altre Scuole realizzano volantini pubblicitari per attirare iscrizioni, perché la Melone non può parlare semplicemente dei fatti e di ciò che realmente offre? D’altronde i genitori devono avere libertà di scelta e quindi è un loro diritto conoscere per avere l’opportunità di valutare e scegliere a ragion veduta.
Assessora: “I genitori devono avere libertà di iscrizione”, esattamente ciò che affermiamo e se le iscrizioni superano la capienza dell’edificio, è il Comune che deve recuperare i locali per garantire la soddisfazione delle richieste dei genitori, ad esempio pretendendo i locali inutilizzati dalle altre Scuole o effettuando un corretto dimensionamento degli Istituti.
Assessora: “Esiste un decreto legge che ho mostrato ad Agresti che limita il numero di iscrizioni”, probabilmente l’assessora mi ha sognato e nel sogno ha stilato un decreto legge che non esiste. In ogni caso questo fatto contraddirebbe ciò che ha appena affermato: se la “Melone” deve rinunciare alle iscrizioni che vi arrivano, come sarebbe garantita la libertà di scelta dei genitori che gradiscono la nostra offerta formativa?
Assessora: “Non si deve parlare solo della Melone e del suo PTOF, tutte le Scuola lo hanno uguale”, credo che questa sia la risposta alla mia domanda precedente: se i genitori non conoscono ciò che le Scuole di Ladispoli realmente offrono, allora possono essere dirottati verso Scuole che non offrono altrettanto e la stessa assessora mostra di non conoscere le grandi differenze presenti fra una Scuola e l’altra.
Assessora: “Il Comune collabora, però fino a un certo punto, non può esaudire tutte le richieste di Agresti”, forse l’assessora dimentica che le richieste sono per i bambini e non per il dirigente. Io non chiedo benzina per la mia auto, né un aumento dello stipendio (come hanno fatto gli assessori) né altro per me, ma solo ciò che possa garantire il bene dei bambini, cittadini di Ladispoli.
Assessora: “Ho risposto no alle richieste di arredo di Agresti, ma comunque le abbiamo esaudite”, francamente non credo che chiedere banchi e sedie per i bambini sia una richiesta da non esaudire, comunque quando ricevetti la risposta negativa dell’assessora non feci una piega, avevamo già programmato di mandare le classi senza arredi a fare lezione nella sala consiliare.
Assessora: “Le Scuole lasciano arredi nuovi alle intemperie, compresa la Melone”, ora se avessimo avuto gli arredi nuovi (negati a luglio, e ricevuti solo la scorsa settimana) non li avremmo richiesti, non ce ne avrebbero dati altri la scorsa settimana, non li avremmo lasciati alle intemperie, evidentemente l’assessora ci confonde con altre scuole, alla Melone non abbiamo “arredi nuovi” da lasciare alle intemperie. Non li abbiamo punto!
Assessora: “Le aule ci sono tutte per tutti”, certamente non grazie al suo lavoro che è solito svolgere senza chiedere né confrontarsi perché “io sono l’assessore e decido io” (sic!), ma grazie all’aiuto del Sindaco. Se non fosse intervenuto confrontandosi con la Scuola per conoscere le problematiche, le nostre tre classi che l’assessora ha fatto spostare dalla Livatino per lasciare vuote le aule (che saranno usate da chi?) sarebbero andate a fare lezione in sala consiliare.
Assessora: “I genitori hanno solo una parte delle informazioni che il Comune ha”, “Il Comune conosce altre verità”, “la sala polifunzionale ha problemi strutturali”, “La ASL ha vietato un uso promiscuo”, “La CIR avrebbe dovuto igienizzare la sala dopo l’uso serale”, “La sala polifunzionale sarà usata solo come teatro perché gli uffici appositi lo hanno stabilito”, effettivamente nessuna di queste frasi trova riscontro fra i documenti a disposizione della Scuola o comunque dei cittadini, non vorrei che si tratti di uno dei famosi sogni dell’assessora. Restiamo in attesa di poter vedere questi fantomatici documenti, che una seria amministrazione avrebbe dovuto mettere immediatamente a disposizione invece di permettere l’uso della sala polifunzionale. Se questi documenti su problemo strutturali esistono veramente, la cosa sarebbe gravissima perché significherebbe che il Sindaco ha messo a rischio la salute dei bambini e dei lavoratori della Melone!
Assessora: “La sala sarà disponibile per spettacoli e laboratori mattutini per tutte le scuole di Ladispoli”, ma allora i problemi strutturali ci sono o no? L’assessora dimentica però un piccolo particolare, la sala polifunzionale non è sua proprietà e la struttura è disponibile per il Comune (come lo è la palestra) solo dopo il termine delle lezioni dell’Istituto dove è ubicato, per cui nessuno può mettervi piede senza l’autorizzazione del dirigente scolastico. Ora è vero che personalmente non avrò alcun problema a cedere i locali per i bambini di altre Scuole (per me i bambini hanno tutti gli stessi diritti), ma è anche vero che non mi risulta che le altre Scuole (e non per le recite di fine anno) in questi anni abbiano mai avuto necessità di locali come la sala polifunzionale. Nemmeno quando la sala consiliare (concessaci senza problemi dal Sindaco Paliotta) ospitò personalità ragguardevoli, nessuna classe, eccetto che dalla Melone, ha mai partecipato (anche a causa delle distanze delle rispettive sedi). Nel ribadire che personalmente autorizzerò l’ingresso di qualsiasi classe entro il recinto della Melone, non vorrei che l’assessora stia pensando di sprecare altri soldi dei cittadini per bypassarmi e recintare la sala polifunzionale per metterla fuori dagli spazi di mia competenza e responsabilità.
Assessora: “Ho chiesto io alla CIR di dare i panini per il pic nic”, forse l’assessora non sa ciò di cui io sono perfettamente a conoscenza ovvero che la stessa CIR ritiene inidonei i locali da lei fatti realizzare con i soldi pubblici e che la CIR non avrebbe fornito alcun pasto lunedì se non avesse saputo che i docenti avevano deciso, a loro volta, di non far entrare alcun bambino nei locali adibiti a mensa portandoli a consumare un panino all’aperto; forse l’assessora non sa che da un accordo di venerdì pomeriggio la CIR ha concesso i pranzi al sacco che i nostri alunni consumeranno all’aperto sotto la sorveglianza dei docenti, altrimenti la Scuola avrebbe dovuto chiudere le lezioni alle ore 13.00 senza avere potuto avvisare alcuno.
Assessora: “Martedì i bambini mangeranno a mensa”, poiché non credo che l’assessora non abbia minima coscienza della realtà che dovrebbe gestire, posso ipotizzare che abbia la bacchetta magica e martedì sarò a mensa a mangiare con i bambini.
Assessora: “Faremo una pseudo protesta al MIUR”, probabilmente, anzi sicuramente, ho compreso male: l’assessora andrà al MIUR insieme ad altri a fingere una manifestazione?
Devo avere capito male!"

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«Federico, mi fai pena»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Federico, mi fai pena, mi fai pena. Sono la mamma di Marco Vannini e mi stai facendo veramente pena». Così Marina Conte attacca Federico Ciontoli, figlio di Antonio Ciontoli e fratello di Martina (la fidanzata di Marco) nel corso della telefonata che la giornalista di Quarto Grado, Anna Boiardi ha effettuato al ragazzo e trasmessa nella puntata di venerdì scorso. «Ti voglio dire soltanto questo – continua mamma Marina – hai avuto più di tre anni per poter parlare con me e non l’hai mai fatto. Hai detto solo menzogne e continui a dire menzogne e ad arrampicarti sugli specchi. Che cosa mi hai detto quella sera al Pit? Mi hai detto semplicemente che a tuo padre mentre puliva la pistola gli è partito un colpo». Mamma Marina inizia così a riportare «il mare di menzogne» che gli sono state dette intercalando con «vi dovete vergognare». «Non siete venuti mai al cimitero a trovarlo, tua sorella si deve vergognare» insiste Marina.  «Mi dispiace veramente – risponde Federico – Ti ho detto quello che sapevo. Vediamoci, parliamone ma non con i giornalisti».  «Marina ti prego, ascoltami»  insiste Federico cercando di bloccare la foga di Marina che ricordava i fatti di quella tragica notte.  «La cosa che mi dà fastidio di più è che voi non avete mai usato una parola per mio figlio. E soprattutto, tu Federico, ti devi rendere conto che mio figlio si poteva salvare. E ce lo avrai per sempre sulla coscienza perché mio figlio si poteva salvare. Tu, tua madre, tua sorella e tuo padre non avete fatto niente per salvarlo», sbotta ancora mamma Marina.  
Un confronto acceso con mamma Marina che esplode e non lascia spazio alle risposte del ragazzo che cerca di giustificarsi dicendo: «Marina siamo stati schiacciati da qualcosa di grande». «Ti assicuro che io posso parlare con te – continua Federico – Probabilmente puoi capire cose che fino ad oggi non hai potuto capire. Voglio spiegare il motivo per il quale ho detto che c’è stata chiusura da parte vostra. Voglio solo spiegare che quello che è successo è stata qualcosa di grande per tutti». A quel punto Marina va su tutte le furie: «Di grande! Ma ti rendi conto quando parli di Marco cosa dici? Di grande per me e mio marito  Valerio».  
Federico sembra disponibile ad un incontro con Marina. «Ti spiegherò ogni minimo dettaglio, tutto quello che vorrai sapere. Marina, tutto quello che vorrai sapere» ripete più volte.  «Potrei avere l’opportunità di spiegarti qualcosa che ti fa capire che forse non è come pensi». «Probabilmente mancano dei tasselli per far si che quello che stiamo raccontando è reale”» Ma alla richiesta della giornalista di indicarne qualcuno, Federico si tira indietro: «Ci sarà il tempo per questo. Racconterò nei minimi dettagli alla madre di Marco, se manca qualcosa vi chiarirò anche a voi, ma non in questo momento», riferendosi alla possibilità di spiegare durante una trasmissione televisiva. 
La telefonata ha avuto seguito dopo che giorni fa Federico e Viola sono stati intercettati per strada dalla giornalista Chiara Ingrosso. I due hanno accusato la redazione di Quarto Grado di aver raccontato diverse menzogne e solo piccoli tasselli di verità. Da qui la telefonata della giornalista davanti alla mamma di Marco per chiedere spiegazioni sulle eventuali falsità che sono state dette nel programma.
L’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina commenta così dopo la messa in onda del video:  «Mi ha stupito la loro arroganza. Se c’è uno che dice ‘’cavolate’’ è proprio questo ragazzo che forse è il regista di tutto. Nell’appello del pubblico ministero si elencano le ‘’cavolate’’ di Federico che addirittura induce, come un esperto regista, i familiari a mentire lo stesso giorno. Non pensano a Marco che è morto. Pensano a concertare una versione».  Massimo Picozzi: «In questa brevissima intervista raccolta e un po’ rubata non ho trovato nulla. Federico non ha detto assolutamente nulla, anzi ci ha anticipato che continuerà a non dire nulla. Nutro dei grossi dubbi che vorrà veramente incontrare la mamma di Marco e raccontare qualcosa». 
Grazia Longo: «Sono rimasta veramente esterrefatta dalla resistenza di questo ragazzo che ha continuato a dire il nulla. Ha continuato a dire parlano troppo, ci sono un mucchio di dettagli, la verità non è come la racconta Quarto Grado. E messo sotto pressione ma qual è la verità? Fornisci questi elementi, non è stato in grado di dire niente. Lo zero più assoluto. Veramente di una arroganza intellettuale e anche una cattiveria nei confronti di questa madre inaudita». 

 

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Chiusa la farmacia del Faro

CIVITAVECCHIA – Continua a far discutere quella che ormai è diventata la farmacia della discordia. Parliamo di quella comunale di via degli Orti nel quartiere Cisterna – Faro che verrà trasferita in viale Palmiro Togliatti. Un problema che si è riproposto molto spesso in questi ultimi mesi con botta e risposta tra esponenti di minoranza e maggioranza e lamentele da parte di alcuni farmacisti. L’ultimo ad intervenire sull’argomento è stato l’amministratore unico della Csp Francesco De Leva che ha invitato alla calma e alla collaborazione. Ora si torna a parlare dello spostamento della farmacia che, a quanto pare, è stata chiusa – come dimostra la saracinesca abbassata e il cartello apposto trovato da un residente della zona – a partire dal primo settembre, senza che però la sede di viale Togliatti fosse ancora pronta per l’apertura. Duro il vice coordinatore locale di Forza Italia Giancarlo Frascarelli: «Sono stato il primo a sollevare il problema, i residenti mi hanno chiesto aiuto perché si tratta di una zona difficile per la viabilità e, soprattutto, a causa dell’età anagrafica del quartiere. Nella sua risposta dei mesi scorsi il consigliere del M5S Claudio Barbani – prosegue Frascarelli – mi è sembrato molto interessato alla vicenda e capisco bene il perché. Si è parlato esclusivamente di introiti per giustificare lo spostamento mentre la chiusura del servizio ci dimostra che è falso anche perché – ricorda – passiamo da un sito pubblico ad un privato e vicino ad altre due farmacie. I residenti – tuona l’azzurro – non sono contenti, nella zona c’è fermento e sdegno». Ma per l’azzurro un altro problema da non sottovalutare sarebbe la planimetria: «Leggiamo che un piano è alto 2,50 metri mentre da legge dovrebbero essere 2,70. Vorremmo sapere il perché». L’azzurro ricorda le difficoltà dei residenti della zona, nonostante le rassicurazioni giunte da Palazzo del Pincio che hanno parlato di uno spostamento di«poche centinaia di metri». Sulle distanze non ci siamo ma, sta di fatto, che la farmacia è stata chiusa senza che la nuova sede aprisse. «Voglio ricordare – ha continuato Frascarelli – che molti anziani non hanno i mezzi per muoversi». Un dibattito che si è spostato anche sui social con gli ultras social pentastellati pronti a difendere a spada tratta l’operato della giunta a Cinque stelle. Ma Frascarelli non ha dubbi e punta il dito contro l’amministrazione a Cinque stelle colpevole, secondo il vice coordinatore, di aver abbandonato i cittadini e quello della farmacia di Cisterna – Faro sarebbe solo uno dei molti casi in cui Palazzo del Pincio si è trasformata in un’entità lontana dai civitavecchiesi. «Penso al crollo del PalaGrammatico dove si è pensato a tutto tranne che a risarcire i cittadini. Oppure – ha detto – alla vicenda Italcementi dove non sono state prese in considerazione le ditte locali. Secondo me – ha concluso duro Frascarelli – ai grillini interessa tutto fuorché i cittadini e invito il Sindaco ad un confronto pubblico con i residenti».

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«Al perdono non ci penso e non lo concederò mai»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Al perdono non ci penso e credo che non glielo concederò mai. Il perdono è un sentimento e nei confronti di quella gente non riesco a nutrire sentimenti. Ne sono indegni dopo i comportamenti tenuti nei confronti di mio figlio morente  verso il quale non ne hanno nutrito alcuno anteponendo i propri interessi alla possibilità di salvezza di Marco. Come può pretendere di avere il mio perdono dopo aver lasciato mio figlio agonizzante addirittura per terra, neanche sdraiato su un divano? No, non lo avrà mai. Ma non per questo io lo odio. L’odio è già un sentimento e loro non meritano neanche quello. Voglio soltanto, e penso di averne tutto il diritto, sapere la verità. Ma la verità vera, non quella processuale o quella di comodo che si sono inventati e ripetono tra tre anni e mezzo. Del resto non me ne frega niente».
Risponde così Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne deceduto il 18 maggio 2015 dopo una drammatica agonia a seguito di un colpo di pistola partito dalla beretta calibro nove di Antonio Ciontoli,  condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario e i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo (la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco), che ieri  chiede il perdono attraverso un’intervista rilasciata a Valentina Stella per il quotidiano ''Il Dubbio'', di Piero Sansonetti. Mamma Marina dice di non averla letta perché, sottolinea: «Leggere quello che loro dicono mi fa solo star male. Loro già hanno ferito tanto me e mio marito Valerio e soprattutto mio figlio che a vent’anni non c’è più. Forse sarò dura ma continuando con questa solfa, riescono sempre più a farmi schifo. Si devono vergognare. Per come si muovono e per come agiscono. Tutti i giornalisti che sono venuti a casa mia hanno invitato anche loro a parlare. Ma non hanno mai voluto farlo. E’ inutile che continuano a fare le vittime». 
Mamma Marina, come un fiume in piena parla in modo concitato, facendo trasparire dalla voce un profondo fastidio non tanto per l’argomento quanto per le persone di cui è, per certi versi, costretta a parlare.  All’affermazione di Ciontoli quando dice: «abbiamo scelto di non parlare con la stampa per rispettare la famiglia di Marco e anche il giusto processo»,  lasciando intendere che loro sono stati rispettosi anche dell’istituzione, Marina risponde: «Se avesse voluto rispettare la famiglia di Marco mi chiedo perché fuori dall’udienza ha comunque attaccato mio nipote dicendogli “ma non ti vergogni”? E poi perché  è stato denunciato? Se non voleva ferirmi non doveva fare niente di tutto questo. Lui e la sua famiglia sono delle persone malvagie. Punto. Chi ha fatto cattiverie sono soltanto loro. Hanno strappato la foto di Marco e poi dice «il mio amatissimo Marco»? Ma quando mai l’ha amato. Sono stanca di sentire queste cose. Se ha qualcosa da dire, la verità, deve andare dai giudici e dirla a loro. Potrebbe così liberarsi la coscienza, ammesso che l’abbia».
Ciontoli nell’intervista parla del clamore mediatico che ha creato questa vicenda e Marina replica: «Se si lamenta del fatto che c’è un processo mediatico non dipende da me.  Sarebbe bastato soccorrere tempestivamente mio figlio e salvarlo ed oggi non staremo a parlare di questo. Ma l’hanno lasciato morire. Ed ora vogliono fare le vittime? Le vittime di che? Anche Federico quando lo vedo in televisione non mi sembra poi tanto angosciato per la morte di Marco».  
Non ci sta mamma Marina anche quando Ciontoli dice di non essere «né un assassino, né un criminale, né un delinquente». «Ha un senso quello che lui dice? – si chiede mamma Marina – Lui padre di due figli dice di amare Marco come un figlio ma non ha fatto niente per salvarlo. Parliamoci chiaro, ad oggi per la giustizia italiana lui e i suoi familiari sono quattro assassini. Chi uccide una persona è un assassino. Per come la vedo io e per come mi hanno educato i miei genitori, anche chi uccide un cagnolino lo è». 
Mamma Marina interviene sul punto in cui Ciontoli dice che: «Sin dall’inizio abbiamo provato a parlare con loro, abbiamo provato in vari modi ad avvicinarci a loro, tant’è che Martina nei giorni successivi è andata fuori casa loro, implorandoli di darle la possibilità di poterli abbracciare, senza riuscirci. Hanno comprensibilmente chiuso tutte le porte. A quel punto, abbiamo capito che forse il silenzio era il modo migliore per rispettarli».
«Non è vero – replica  mamma Marina – che noi abbiamo messo una barriera con loro. Nell’immediatezza del fatto ero sconvolta per quanto successo. Era morto mio figlio in un modo così violento e drammatico e tante cose non riuscivo a capirle. Mi ero come sconnessa da tutto e dal mondo. Non si capiva poi quello che era successo. Ma non avevamo chiuso i ponti con nessuno. Martina ha continuato a dialogare con mio nipote Alessandro per giorni e fino a quando lo stesso non si è reso conto che continuava a riferirgli una serie di bugie, tanto che alla fine le ha detto di non disturbarlo più. La verità stava iniziando ad emergere. Martina ha tentato di mettersi in contatto anche con me. Ma in quei primi giorni stavo tanto male, chiusa nel mio dolore lancinante, che non volevo vedere nessuno e neanche lei. Volevo vivere il mio dolore da sola. Così mio nipote gli ha detto di andare a casa sua per parlare con lui. Ma lei ha rifiutato. “Da te non ci vengo” è stata la sua risposta. Se avessi voluto chiudere le porte da subito non avrei certo permesso che Martina stesse in chiesa per i funerali. Io e mio marito eravamo distrutti dal dolore e se veramente anche loro vivevano la nostra stessa situazione avrebbero cercato un contatto con noi e ci potevano essere tanti modi per incontrarci. Loro con me vogliono fare solo le vittime. Ad oggi dopo tutto quello che ho vissuto, dopo tutte le menzogne che ho sentito, perché del prima non posso sapere niente visto che in quella casa non c’ero ma del dopo so tutto. Dall’arrivo al Pit io so tutto. L’ho vissuto in prima persona. E già dall’inizio hanno mentito.  Però col tempo ci sarà giustizia per Marco, e ci sarà anche una giustizia divina dalla quale nessuno potrà mai sfuggire. Una mamma non si da mai per vinta perché vorrà sempre sapere la verità. E questo è stato il mio incubo fin dal primo momento. Loro oramai si sono costruiti la loro verità, preparata e studiata con i loro legali».
Infine, un ultimo commento di mamma Marina quando Ciontoli afferma «Marco per me e mia moglie era come un figlio ed era il ragazzo che mia figlia Martina amava, e che sempre ameremo. Marco manca tantissimo anche a noi. Ma questo Marina e Valerio lo sanno benissimo come sanno benissimo che noi li continueremo ad amare».  
«Andiamo a vedere se è vero che loro amavano Marco – dice mamma Marina con un filo di voce –  Va ricordato che mio figlio ha urlato e urlato  e i vicini hanno dichiarato di aver sentito urla disumane. Tutti loro erano consapevoli che era partito un colpo d’arma da fuoco e Maria Pezzillo, invece, che ha disdetto la prima chiamata al 118 non mi sembra poi che lo amava così tanto visto che lo ha lasciato morire.  Non dimentico certo quando arrivata al Pit, si avvicina a me e accendendosi una sigaretta mi ha detto che il marito, per quanto successo, avrebbe perso il posto di lavoro. Quindi questo grande amore per mio figlio non lo vedo. Secondo me sono persone anaffettive. Per quanto riguarda il capofamiglia l’abbiamo sentita tutti, non solo io, la chiamata al 118 quando, con una tranquillità e una lucidità unica, diceva “venite c’è un ragazzo che sta male e si è ferito con un pettine a punta”. Dove sta questo amore? Dove sta? L’amore è solo verso loro stessi che fino ad oggi hanno solo pensato esclusivamente a ‘’pararsi il culo’’, come dice Viola (fidanzata di Federico e presente anche lei in casa quella maledetta sera), l’uno con l’altro. Loro stanno male perché vivono male. Era una famiglia che viveva di immagine. Purtroppo con quello che è successo la loro immagine è crollata. Quindi stanno male solo per questo, non per mio figlio. Ogni volta che hanno parlato di Marco, anche nel corso del processo, hanno sempre detto la “cosa” , il “ragazzo” e raramente hanno pronunciato il suo nome. Questo per dire di che vogliamo parlare? Loro non hanno mai fatto niente per lui. Antonio Ciontoli non è una vittima. Alla prima occasione ti salta addosso. Cosa c’entrava aggredire mio nipote? Che voleva da lui?. O quando  sempre Antonio, mentre stava sul divanetto,  parlando al telefono con il fratello, come registrato dalle intercettazioni ambientali nella caserma di Civitavecchia poche ore dopo il fatto, paragonavano la morte di mio figlio al furto di una Ferrari. O Federico quando diceva “ne abbiamo passate tante e passeremo pure questa”, cioè, come se è morto il gattino dentro casa. Di quale amore stiamo parlando?» conclude Marina.

 

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Ex Italcementi: dura l'Ugl

CIVITAVECCHIA – "Le deboli raccomandazioni del Sindaco sulla tutela occupazione e sulle imprese locali, nei confronti della orami ex Italcementi, non tutelano nessuno, tanto meno i 20 dipendenti ex Italcementi, defenestrati dal mondo del lavoro e mai più ricollocati". L'Ugl interviene sulla delicata vicenda che da troppo tempo ormai aspetta uno sblocco che tarda ad arrivare. 

"Come organizzazione sindacale – ha spiegato la responsabile territoriale Fabiana Attig – rimaniamo basiti dalla superficialità della comunicazione del Sindaco. Ancora più arrabbiati del fatto che nonostante Cozzolino sapesse della gravosa vertenza che ha coinvolto 20 famiglie cittadine da oltre un decennio, non abbia inteso pretendere almeno dalla Italcementi di farsi carico e ricollocare le 20 unità lavorative lasciate in mezzo ad una strada. Ricordiamo al Sindaco Antonio Cozzolino ma, a questo punto, anche al suo collega politico Nicola Zingaretti che esistono degli accordi ben precisi, che impegnano sia il comune che la Regione alla ricollocazione di queste unità lavorative. Siamo pronti a bloccare il Comune se tali accordi non veneranno rispettati. Non Basta solo auspicare, non è con l’auspicio che un Sindaco governa i processi di sviluppo e crescita della città. Possibile mai che Cozzolino ha ritenuto totalmente inidonee tutte le imprese locali per lo smantellamento e la bonifica del sito Italcementi, tanto da lasciar carta bianca ancora una volta al colosso industriale? L’arroganza con cui Italcementi si rapporta con la città di Civitavecchia ormai è proverbiale".

L'Ugl ricorda che per decenni quello stabilimento "ha inquinato quanto e forse più delle centrali elettriche, lo abbiamo sempre sostenuto e oggi continua a farlo, sebbene abbandonato, con l’amianto e le strutture in eternit, visibili anche dall’esterno, che devono essere rimosse. Solo Cozzolino ha sempre sostenuto il contrario. Persino durante il Consiglio Comunale – ha aggiunto Attig – quando il capogruppo de La Svolta, Grasso incalzava il sindaco ad emettere una ordinanza di ripristino del sito a carico economico della società bergamasca. Oggi non soltanto Cozzolino si folgora sulla via di Damasco ammettendo la presenza di rifiuti altamente pericolosi, ma anziché adottatore la linea dura con chi ha deturpato la città e messo a rischio la salute pubblica, gli stende tappeti rossi nel peggiore dei modi. Questi fatidici colloqui con la proprietà Italcementi, sono serviti a Cozzolino per trovare il modo di by-passare le parti sociali che era un obbligo prioritario, e le imprese locali? Che cos’è che le organizzazioni sindacali non dovevano sapere? Che forse il sindaco ha altre priorità che tutelare il riassorbimento dei 20 lavoratori italcementi? Tirare in ballo il fondo immobiliare pubblico, che ancora deve essere costituito, con l’ampliamento di un fondo privato “Itacementi” significa aver fatto una trattativa che nulla a che fare con gli impegni assunti in Consiglio Comunale e in tutti gli accordi sottoscritti. La Longhi Srl di Bergamo – ha concluso Attig –  sappia che prima ancora di inserire un solo lavoratore nel cantiere di Civitavecchia deve necessariamente incontrare le organizzazioni sindacali affinchè gli accordi regionali e comunali siano rispettati. Diversamente l’Ugl prevede un autunno molto caldo". 

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