Uno sconto per l’acqua non potabile

LADISPOLI – Presentata una proposta al consiglio comunale per una riduzione del 50% della tariffa per la fornitura di acqua agli utenti residenti nella zona dei Monteroni, sottoposta a pesanti limitazioni di potabilità.
Lo fanno sapere i consiglieri del Pd Federico Ascani e Monica Forchetta, i quali premettendo che «nella zona dei Monteroni gli utenti del servizio idrico non ricevono acqua potabile e quindi non utilizzabile per tutti gli usi alimentari, e che tale situazione dura dal luglio 2017 e non sono state comunicate variazioni che possano portare ad una modifica della situazione in tempi rapidi» , rilevano che «la situazione comporta comunque un disagio e una spesa aggiuntiva per gli utenti, costretti ad acquistare acqua potabile, visto anche il provvedimento del C.I.P. n. 26 del 1975 che all’art. 13 prevede la riduzione del 50% della tariffa nei casi in cui all’utente sia erogata acqua “non potabile”. 
E’ stato richiesto pertanto al Consiglio comunale di proporre alla Flavia Servizi una riduzione della tariffa per la fornitura di acqua agli utenti residenti nella zona sottoposta alle limitazioni. 
 La proposta però trova, nell’immediato, degli ostacoli legati al bilancio già approvato.
L’ordinanza di non potabilità veniva emessa, ricordiamo, dal sindaco Grando, a causa della presenza di cloruri leggermente superiore alla norma (324mg/litro rispetto al limite di 250mg/litro). 
Il superamento di questo limite, accertato dalle analisi eseguite da ARPA Lazio, si era verificato già negli anni passati ma, allora, la ASL competente non ritenne di dover richiede al comune di emettere l’ordinanza di non potabilità. 
Il problema in effetti riguarderebbe un elemento di non oggettività nella valutazione del parametro cloruri, più che la qualità effettiva dell’acqua. 
Secondo il DPR 236/88, del D.Lgs.n° 31 del 02/02/2001 e della Direttiva CEE/CEEA/CE n° 83 del 03/11/1998, infatti, il concetto di potabilità legato ai cloruri, non presenta un parametro di concentrazione massima ammissibile, ma una «concentrazione che sarebbe opportuno non superare», pari appunto a 250 mg/L essendo quello dei Cloruri uno dei 21 parametri “indicatori” della bontà idrica, per i quali sono stabiliti valori consigliati che non dovrebbero essere superati, in quanto non determinerebbero rischi diretti per la salute umana.
Vale la pena comunque ricordare che è sempre opportuno verificare lo stato di salute del pozzo in località Statua, e le modalità di effettivo e costante monitoraggio da parte dei tecnici della Flavia Servizi.
Per i Monteroni la situazione resta come sempre dubbia, benchè qualcuno continui a bere l’acqua del rubinetto: tale pratica torniamo a dire che è da ritenersi sconsigliabile, pur essendo l’acqua dei rubinetti ritenuta idonea per qualsiasi altro uso alimentare.

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Processo Vannini: attesa per oggi la sentenza di primo grado

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Mi sento molto nervosa ma anche tanto fiduciosa» sono le parole dette da Marina Conte in un modo che non nasconde una tensione latente di quelle che non controlli con la volontà ma che ti attanagliano e non lasciano scampo. E’ attesa per oggi la sentenza di primo grado per l’omicidio del figlio Marco Vannini, il 20enne di Cerveteri ferito la serata del 17 maggio 2015, a Ladispoli, da un colpo di arma da fuoco esploso dalla pistola di  Antonio Ciontoli, reo confesso,  padre della sua fidanzata Martina, deceduto alcune ore dopo a seguito di una lenta, dolorosa  e drammatica agonia. Il processo iniziato il 23 maggio 2016 presso la Corte di Assise di Roma, Collegio giudicante, presidente Anna Argento e giudice a latere, Sandro Di Lorenzo, e affidato al pm Alessandra d’Amore,  prevede per oggi una prima verità processuale e le eventuali condanne nel primo grado di giudizio. Nell’udienza del 21 marzo scorso il pubblico ministero ha chiesto pene particolarmente severe per la  famiglia Ciontoli. Un’intera famiglia composta da padre, madre, figlio e figlia potrebbe finire in carcere per omicidio volontario. Per l’accusa non ci sono dubbi: anche se in modo diverso, sono tutti colpevoli per quello che è successo quella notte nella loro villetta di Ladispoli. Per Antonio Ciontoli, il capofamiglia, la richiesta è stata di  21 anni di reclusione; per la moglie Maria Pezzillo e per i loro due figli, Federico e Martina, di 14 anni di reclusione con la concessione delle attenuanti; per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, imputata per omissione di soccorso, la richiesta è stata di 2 anni con la sospensione della pena. 
A quasi tre anni dalla morte del giovane, una giornata importantissima per i genitori di Marco che sperano vengano accolte le richieste del pubblico ministero.  
Papà Valerio:  «Mi sento tranquillo al contrario di Marina. Come ho sempre detto ho fiducia nelle istituzioni, ho fiducia nella giustizia e mi auguro che vengano accolte le richieste del pm». Valerio è più razionale, più sereno e pacato e specifica: «Nella mia posizione devo essere forte e fare coraggio anche a mia moglie. E’ uno sforzo in più. Debbo dire che di indole sono un po’ più tranquillo. Finalmente siamo arrivati al primo traguardo. Non so più cosa dire. Sono fiducioso».  
Anche gli zii, Roberto Carlini e la moglie Anna, sorella di Marina, non nascondono la tensione: «Siamo in fibrillazione. Mancano poche ore e quando ci tieni alla cose c’è sempre un po’ di paura che non vadano come dovrebbero andare. Il nostro auspicio è che perlomeno venga  confermata la richiesta del pubblico ministero. Anche perché non confermando quella si stravolgerebbero tutti i capi d’accusa. Ad una ipotesi del genere non ci vogliamo neanche pensare. Sono tre anni che ci stiamo battendo».
Mamma Marina è tesa, sconvolta e agitata nonostante riconosca che il processo sia andato bene. Si aspetta anche lei che vengano accolte le richieste del pm.  Un tarlo la corrode e la dilania dentro. Il suo corpo si chiude in una morsa di dolore quando sconsolata dice: «Non sapere tutta la verità sulla morte di mio figlio è una cosa che mi logorerà per tutta la vita. Una condanna non mi ridarà certo mio figlio, però sapere quello che è successo è per me fondamentale. Dovrò accontentarmi di una verità processuale e andare avanti. Per me e mio marito sarà come essere condannati all’ergastolo a vita. Qualsiasi pena per noi è relativa».  
Il cugino, Alessandro Carlini con un post sul gruppo Facebook  ‘’Giustizia e verità per Marco Vannini, scrive: «Sappiamo che molti di voi saranno presenti in Corte D’Assise per manifestarci la propria vicinanza. Per questo motivo vi chiediamo di assumere un comportamento adeguato e civile nel rispetto della figura di Marco e della nostra famiglia. Vi ricordo, come già hanno detto svariate volte i nostri avvocati che noi non chiediamo vendetta ma giustizia».  Infine in un altro post, in qualità di amministratore del gruppo, Alessandro invita tutti gli iscritti, in vista della sentenza, alla moderazione: «Nessuno si aspettava un numero così alto di persone che avessero a cuore questa vicenda e per questo la nostra famiglia vi ringrazia uno per uno, perché rappresentate comunque un conforto in questi mesi davvero duri. Perché perdere un figlio è di per sé terribile, ma perderlo nelle circostanze che tutti conosciamo è veramente insopportabile.  Il gruppo, come sappiamo, nasce per esprimere pubblicamente un’unica esigenza: verità e giustizia per Marco. E quindi ben vengano pensieri su Marco, ricordi, appelli affinché venga fuori la verità. Vi chiedo soltanto di non alimentare alcun clima di odio. E questo perché l’odio, non solo non porta alla verità, ma fa il gioco di quelle persone che stanno solo cercando di nascondersi e sfuggire alle proprie responsabilità».
Intanto i sostenitori della famiglia Vannini e in particolare Marco de Rubeis, Tiberio Cancellier e Antonella Proietti Marengo che fin dall’inizio sono stati vicini e sempre presenti alle udienze,  hanno organizzato per oggi un sit-in pacifico a piazzale Clodio, con addosso la maglietta con la scritta ‘’Giustizia per Marco Vannini’’. «Facciamo sentire la nostra presenza – dice Antonella Proietti che ha chiesto l’autorizzazione al Questore di Roma – partecipando all’udienza, la Corte deve sapere che la famiglia Vannini non è sola e che tutti noi non molliamo, che tutti noi insieme a loro aspettiamo la condanna perché crediamo nella giustizia. Marco è uno di noi». «Non è neanche una manifestazione – precisa Marco de Rubeis –  ma un calore affettivo e una doverosa gratitudine ad una famiglia che è stata sempre composta, come lo siamo stati sempre noi. Rispetteremo tutte le regole di civiltà. Se poi il tutto è diventato mediatico certamente lo hanno voluto i fatti scandalosi accaduti a Marco». 

 

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Oggi la sentenza di primo grado

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Mi sento molto nervosa ma anche tanto fiduciosa» sono le parole dette da Marina Conte in un modo che non nasconde una tensione latente di quelle che non controlli con la volontà ma che ti attanagliano e non lasciano scampo. E’ attesa per oggi la sentenza di primo grado per l’omicidio del figlio Marco Vannini, il 20enne di Cerveteri ferito la serata del 17 maggio 2015, a Ladispoli, da un colpo di arma da fuoco esploso dalla pistola di  Antonio Ciontoli, reo confesso,  padre della sua fidanzata Martina, deceduto alcune ore dopo a seguito di una lenta, dolorosa  e drammatica agonia. Il processo iniziato il 23 maggio 2016 presso la Corte di Assise di Roma, Collegio giudicante, presidente Anna Argento e giudice a latere, Sandro Di Lorenzo, e affidato al pm Alessandra d’Amore,  prevede per oggi una prima verità processuale e le eventuali condanne nel primo grado di giudizio. Nell’udienza del 21 marzo scorso il pubblico ministero ha chiesto pene particolarmente severe per la  famiglia Ciontoli. Un’intera famiglia composta da padre, madre, figlio e figlia potrebbe finire in carcere per omicidio volontario. Per l’accusa non ci sono dubbi: anche se in modo diverso, sono tutti colpevoli per quello che è successo quella notte nella loro villetta di Ladispoli. Per Antonio Ciontoli, il capofamiglia, la richiesta è stata di  21 anni di reclusione; per la moglie Maria Pezzillo e per i loro due figli, Federico e Martina, di 14 anni di reclusione con la concessione delle attenuanti; per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, imputata per omissione di soccorso, la richiesta è stata di 2 anni con la sospensione della pena. 
A quasi tre anni dalla morte del giovane, una giornata importantissima per i genitori di Marco che sperano vengano accolte le richieste del pubblico ministero.  
Papà Valerio:  «Mi sento tranquillo al contrario di Marina. Come ho sempre detto ho fiducia nelle istituzioni, ho fiducia nella giustizia e mi auguro che vengano accolte le richieste del pm». Valerio è più razionale, più sereno e pacato e specifica: «Nella mia posizione devo essere forte e fare coraggio anche a mia moglie. E’ uno sforzo in più. Debbo dire che di indole sono un po’ più tranquillo. Finalmente siamo arrivati al primo traguardo. Non so più cosa dire. Sono fiducioso».  
Anche gli zii, Roberto Carlini e la moglie Anna, sorella di Marina, non nascondono la tensione: «Siamo in fibrillazione. Mancano poche ore e quando ci tieni alla cose c’è sempre un po’ di paura che non vadano come dovrebbero andare. Il nostro auspicio è che perlomeno venga  confermata la richiesta del pubblico ministero. Anche perché non confermando quella si stravolgerebbero tutti i capi d’accusa. Ad una ipotesi del genere non ci vogliamo neanche pensare. Sono tre anni che ci stiamo battendo».
Mamma Marina è tesa, sconvolta e agitata nonostante riconosca che il processo sia andato bene. Si aspetta anche lei che vengano accolte le richieste del pm.  Un tarlo la corrode e la dilania dentro. Il suo corpo si chiude in una morsa di dolore quando sconsolata dice: «Non sapere tutta la verità sulla morte di mio figlio è una cosa che mi logorerà per tutta la vita. Una condanna non mi ridarà certo mio figlio, però sapere quello che è successo è per me fondamentale. Dovrò accontentarmi di una verità processuale e andare avanti. Per me e mio marito sarà come essere condannati all’ergastolo a vita. Qualsiasi pena per noi è relativa».  
Il cugino, Alessandro Carlini con un post sul gruppo Facebook  ‘’Giustizia e verità per Marco Vannini, scrive: «Sappiamo che molti di voi saranno presenti in Corte D’Assise per manifestarci la propria vicinanza. Per questo motivo vi chiediamo di assumere un comportamento adeguato e civile nel rispetto della figura di Marco e della nostra famiglia. Vi ricordo, come già hanno detto svariate volte i nostri avvocati che noi non chiediamo vendetta ma giustizia».  Infine in un altro post, in qualità di amministratore del gruppo, Alessandro invita tutti gli iscritti, in vista della sentenza, alla moderazione: «Nessuno si aspettava un numero così alto di persone che avessero a cuore questa vicenda e per questo la nostra famiglia vi ringrazia uno per uno, perché rappresentate comunque un conforto in questi mesi davvero duri. Perché perdere un figlio è di per sé terribile, ma perderlo nelle circostanze che tutti conosciamo è veramente insopportabile.  Il gruppo, come sappiamo, nasce per esprimere pubblicamente un’unica esigenza: verità e giustizia per Marco. E quindi ben vengano pensieri su Marco, ricordi, appelli affinché venga fuori la verità. Vi chiedo soltanto di non alimentare alcun clima di odio. E questo perché l’odio, non solo non porta alla verità, ma fa il gioco di quelle persone che stanno solo cercando di nascondersi e sfuggire alle proprie responsabilità».
Intanto i sostenitori della famiglia Vannini e in particolare Marco de Rubeis, Tiberio Cancellier e Antonella Proietti Marengo che fin dall’inizio sono stati vicini e sempre presenti alle udienze,  hanno organizzato per oggi un sit-in pacifico a piazzale Clodio, con addosso la maglietta con la scritta ‘’Giustizia per Marco Vannini’’. «Facciamo sentire la nostra presenza – dice Antonella Proietti che ha chiesto l’autorizzazione al Questore di Roma – partecipando all’udienza, la Corte deve sapere che la famiglia Vannini non è sola e che tutti noi non molliamo, che tutti noi insieme a loro aspettiamo la condanna perché crediamo nella giustizia. Marco è uno di noi». «Non è neanche una manifestazione – precisa Marco de Rubeis –  ma un calore affettivo e una doverosa gratitudine ad una famiglia che è stata sempre composta, come lo siamo stati sempre noi. Rispetteremo tutte le regole di civiltà. Se poi il tutto è diventato mediatico certamente lo hanno voluto i fatti scandalosi accaduti a Marco». 

 

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Derby senza reti tra Atletico Ladispoli e Città di Cerveteri

Per la 30^ giornata del campionato di Promozione, nessuna vittoria per le squadre del nostro comprensorio. Il botto più grosso lo ha fatto la Cpc2005 che, sul campo del Bomarzo, ha subìto una sonora sconfitta. Pareggio casalingo invece per il Santa Marinella/Santa Severa che non è andata oltre l’1 a 1 con il Montefiascone. Divisione di posta (0 a 0) anche nel derby tra L’Atletico Ladispoli e il Cerveteri. Da registrare, domenica, il suicidio collettivo della Cpc2005 in quel di Attigliano con il Bomarzo, che passa alla fine dei novanta minuti per due a zero. Un gol per tempo dei viterbesi che, con il minimo sforzo, superano meritatamente i rossi di mister Blasi. Znar al 6’ fa esultare i suoi, replicato da Pecci al 26’ della ripresa quando, su calcio di rigore, sancisce il due a zero finale. Nel mezzo, un rigore concesso ai portuali, era il 6’ del secondo tempo, ma Catracchia mandava sulla traversa. Da segnalare l’esordio di Lava e Capretti, oltre alla conferma del 2000 Lanari. «Stiamo attraversando – fanno sapere dalla società – un momento negativo e purtroppo non arrivano neppure i risultati. Rischiamo di restare fuori dai playoff e dunque dalla possibilità di andare in Eccellenza. Bisogna avere il coraggio delle proprie azioni e di tentare il tutto per tutto in queste ultime quattro gare». (Agg. 16/4 ore 18.13 SEGUE)

IMPATTA IL SANTA MARINELLA/SANTA SEVERA – Pareggio tra Santa Marinella/Santa Severa e Montefiascone. La compagine viterbese ha mostrato di avere un’ottima squadra che sa giocare a memoria e che conta su alcuni elementi di indubbie doti tecniche. I ragazzi di Zeoli, giocano un ottimo primo tempo e al 15’ passano in vantaggio con una conclusione di Bugiani. Nella ripresa, salgono alla ribalta gli uomini di mister Siddi, che dopo aver preso campo, giungono al pareggio al 32’. «Loro giocano bene – spiega mister Zeoli – anche se alla fine non ci hanno creato grossi problemi. Noi, invece, siamo mancati forse in fase offensiva dove Trincia e Brutti non hanno offerto il massimo. Abbiamo invece sofferto sulle fasce laterali dove loro erano bravi a inserirsi e proprio su una di quelle fasce è nato il gol del pareggio. Comunque, non posso dire nulla ai giocatori, si sono impegnati nonostante non abbiamo da dire nulla a questo campionato. Restano però quattro partite e dobbiamo fare più punti possibili». (Agg. 16/4 ore 18.46 SEGUE)

PARI SENZA RETI NEL DERBY TRA ATLETICO LADISPOLI E CERVETERI – Pareggio per 0-0 nel derby tra l’Atletico Ladispoli e il Cerveteri. «Sinceramente – dice mister Morelli – in questa partita mi aspettavo qualcosa in più dai miei. Abbiamo avuto una grossa opportunità per mettere quattro punti di distacco tra noi e la sestultima, invece siamo sempre lì, in bilico. Mi ha dato fastidio l’atteggiamento di Cotroneo che è stato a protestare per tutta la gara con gli arbitri cercando di condizionarli». (Agg. 16/4 ore 19.14)

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Tanti giovani ad ascoltare i luminari

di TONI MORETTI

CERVETERI – Ieri mattina alle nove, l’aula consiliare del Granarone era già piena a metà. Erano già arrivati i professori di neurochirurgia degli ospedali e delle università più accreditati nella regione che avrebbero partecipato all’incontro: “Riunione Neurochirurgie Laziali”, fortemente voluto dal Prof Massimiliano Visocchi, neurochirurgo di fama mondiale che vive e da lustro, alla nostra città. Da anni, Massimiliano Visocchi, uomo caratterizzato da una grande umiltà, alla mano e amico di tutti, si adopera per divulgare al massimo e rendere fruibile anche alla gente comune, il sapere della sua professione che esercita con tanta competenza e tanta passione tanto da essere una eccellenza nel mondo e cova un suo desiderio, non tanto nascosto, di realizzare a Cerveteri, luogo ameno, baciato dagli Dei Etruschi nel clima e nella bellezza delle sue terre che producono anche loro eccellenze mondiali, un centro operativo e di ricerca di neurochirurgia che concepito così come lo ha in testa, diventerebbe non solo una struttura di grande utilità per il territorio ma anche per la nazione intera ed un polo di attrazione scientifico a livello mondiale.  Lo ha detto anche il sindaco Pascucci mentre portava il saluto agli ospiti e che ha consegnato una targa al luminare indiano Prof Atul Goel, che non ha potuto raggiungere Cerveteri per una questione di visto, che spesso, per realizzare certi sogni si incontrano difficoltà ed ostacoli che sembrano insormontabili.  
Massimiliano Visocchi però, non demorde e con una calma che sa di rituale, dovuta senza dubbio ad un allenamento costante che lo aiuta nella sua attività, continua con la sua attività di divulgazione, tenendo alta l’attenzione e facendo crescere l’interesse. E che l’interesse cresce quando vedi che un sabato mattina, verso le undici, con una bella giornata di sole, con una sagra paesana tradizionale e di grande attrazione come quella del carciofo a Ladispoli, paese a meno di cinque chilometri dalla città, la sala del Granarone era piena. Non stracolma ma piena, di giovani e di gente comune, ad ascoltare luminari che illustravano e descrivevano loro esperienze di interventi veri, realmente effettuati, quasi sempre complessi di neurochirurgia, scambiandosi tra di loro le esperienze, gli errori, i dubbi che hanno avuto prima di prendere le decisioni sul come intervenire che potevano essere azzeccate e di successo o fatali per il paziente, che era un essere umano e non un manichino. 
La cosa più esilarante è stata percepire il coraggio nell’affrontare cose a volte impreviste basandosi sulle conoscenze acquisite da anni di studio e di esperienza, per migliorare le condizioni di vita di un essere umano portandolo ad una guarigione a volte difficile. La capacità, da parte di persone in età matura ma anche molto giovani, dei quali è stata sottolineata con soddisfazione la presenza in questa edizione, proprio da uno degli illustri moderatori nel suo commento finale alla fine dell’incontro, il professor  Alessandro Olivi, ordinario di neurochirurgia alla Cattolica nonché primario della stessa specialità presso il policlinico Agostino Gemelli a Roma.

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Usa, Gran Bretagna e Francia: missili sulla Siria

Dopo le minacce, Donald Trump passa ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna. "Poco fa ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi in Siria" ha detto Trump alle 21 ora americana, le 3 in Italia. Il presidente americano ha annunciato "attacchi di precisioni" contro obiettivi in Siria collegati al programma di armi chimiche. In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari.

GLI OBIETTIVI – Tre gli obiettivi colpiti nella notte e indicati dal capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Joseph Dunford, durante un un briefing al Pentagono: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente – ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Stavolta, ha proseguito Mattis, "abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad ed ai suoi luogotenenti assassini". Il responsabile del Pentagono ha poi voluto sottolineare che "questi raid sono diretti contro il regime siriano: nel condurlo abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere".

"OLTRE 100 MISSILI" – Il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha reso noto che contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato, una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Tuttavia, nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP – Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo – ha sottolineato – ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione – ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" – è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" – Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE – Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia – ha rimarcato – è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi – ha detto in una nota – Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO – Le Forze armate siriane hanno confermato che sono stati colpiti obiettivi del regime. In un comunicato letto in tv da un generale dell'esercito delle Forze armate siriane si riferisce che il raid sul centro di ricerca di Barzeh, a nordest di Damasco, ha provocato danni materiali e che la difesa siriana è riuscita ad abbattere molti missili dopo aver risposto all'attacco con "grande efficienza". L'esercito ha inoltre confermato che alcuni missili hanno mancato l'obiettivo, finendo su una base militare nei pressi di Homs e ferendo tre civili.

Damasco ha condannato "nei termini più forti l'aggressione" di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il territorio siriano. "La Repubblica araba siriana – afferma una fonte del ministero degli Esteri, citata dall'agenzia di stampa Sana – condanna nei termini più forti la brutale aggressione americana, francese e britannica contro la Siria, che rappresenta una palese violazione del diritto internazionale". (ADNkronos)

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Usa, Gran Bretagna e Francia attaccano la Siria

Dopo le minacce, Donald Trump passa ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna. "Poco fa ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi in Siria" ha detto Trump alle 21 ora americana, le 3 in Italia. Il presidente americano ha annunciato "attacchi di precisioni" contro obiettivi in Siria collegati al programma di armi chimiche. In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari.

GLI OBIETTIVI – Tre gli obiettivi colpiti nella notte e indicati dal capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Joseph Dunford, durante un un briefing al Pentagono: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente – ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Stavolta, ha proseguito Mattis, "abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad ed ai suoi luogotenenti assassini". Il responsabile del Pentagono ha poi voluto sottolineare che "questi raid sono diretti contro il regime siriano: nel condurlo abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere".

"OLTRE 100 MISSILI" – Il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha reso noto che contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato, una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Tuttavia, nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP – Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo – ha sottolineato – ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione – ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" – è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" – Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE – Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia – ha rimarcato – è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi – ha detto in una nota – Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO – Le Forze armate siriane hanno confermato che sono stati colpiti obiettivi del regime. In un comunicato letto in tv da un generale dell'esercito delle Forze armate siriane si riferisce che il raid sul centro di ricerca di Barzeh, a nordest di Damasco, ha provocato danni materiali e che la difesa siriana è riuscita ad abbattere molti missili dopo aver risposto all'attacco con "grande efficienza". L'esercito ha inoltre confermato che alcuni missili hanno mancato l'obiettivo, finendo su una base militare nei pressi di Homs e ferendo tre civili.

Damasco ha condannato "nei termini più forti l'aggressione" di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il territorio siriano. "La Repubblica araba siriana – afferma una fonte del ministero degli Esteri, citata dall'agenzia di stampa Sana – condanna nei termini più forti la brutale aggressione americana, francese e britannica contro la Siria, che rappresenta una palese violazione del diritto internazionale". (ADNkronos)

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Atto vandalico contro Tidei: l’autore ha confessato

di GIAMPIERO BALDI

S. MARINELLA – Dopo ore di interrogatorio presso il Commissariato di Civitavecchia, l’autore dell’insano gesto vandalico compiuto mercoledì sera alla sede elettorale del candidato sindaco Pietro Tidei, ha confessato. Si tratta di un uomo molto conosciuto in città per essere stato consigliere comunale, ma oggi sottoposto a cure mediche per problemi di natura psichiatrica. Dopo aver ammesso le sue colpe, il residente, è stato ricoverato all’ospedale di Civitavecchia. Dunque, in poco meno di quattro ore, gli investigatori del Commissariato guidati dal dottor Nicola Regna, hanno assicurato alla giustizia una persona con gravi problemi mentali e quindi pericoloso per se stesso e per gli altri. In effetti, non hanno impiegato molto gli inquirenti, a individuare l’uomo che mercoledì intorno alle 17,30 si era reso protagonista di un atto vandalico, spaccando con un corpo metallico il vetro di una bacheca e dar fuoco, con un accendino, ai manifesti elettorali del candidato sindaco della coalizione di centro sinistra Pietro Tidei, la cui sede è collocata lungo l’Aurelia nei pressi di una pescheria molto frequentata da clienti e avventori. Gli uomini del dottor Regna, in collaborazione con gli operatori della Polizia locale comandati dal capitano Keti Marinangeli, hanno subito iniziato le indagini, partendo da pochissimi indizi. Visualizzando però le immagini delle telecamere della vicina tabaccheria e ascoltando alcuni testimoni, sono risaliti ad una persona che aveva il profilo psicologico vicino a quello dell’uomo fermato dopo appena due ore dal fatto. L’autore del gesto è stato prelevato dalla sua casa e condotto al Commissariato di  viale della Vittoria e sottoposto ad un interrogatorio, durante il quale ha confessato le sue colpe ammettendo di essere stato l’autore del gesto vandalico. Sulla vicenda sono intervenuti diversi personaggi politici locali, che hanno espresso la loro solidarietà al candidato sindaco della coalizione di centro sinistra. L’altra sera, è intervenuta anche la segretaria del Pd di Civitavecchia. «A nome del Pd di Civitavecchia – dice il segretario Germano Ferri – esprimo la nostra più sentita solidarietà a tutti i militanti del Partito Democratico di Santa Marinella. Provvidenziale l’intervento di chi, con celerità e competenza, ha subito spento le fiamme, minimizzando i danni ed impedendo eventuali feriti. Un gesto meschino e criminale questo, il quale deve essere rinnegato con forza da tutta la politica in quanto, la violenza, non deve essere mai parte del civile dibattito politico. Il clima di intolleranza e violenza che si sta registrando oggi, non deve mettere a rischio la libertà di manifestare le proprie opinioni, purché queste rientrino nel rispetto della legge e dei principi costituzionali. Agli attori politici, oggi è chiesto il compito importante di disinnescare il dibattito politico, che sta portando i cittadini a protrarre vere e proprie guerre di bandiera non più basate su temi politici concreti, creando di fatto un contesto che rappresenta una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere». Anche il candidato sindaco del centrosinistra ha voluto commentare il gesto vandalico. «Un atto – dice Pietro Tidei – che ci ha lasciati molto perplessi. Mi auguro che la campagna elettorale, non sia più costellata da gesti simili, per questo chiedo alle forze dell’ ordine a prestare l’attenzione necessaria, in questi frangenti, per consentire alla città di vivere con tranquillità questa campagna elettorale. Quello che mi indigna è che ci sono stati dei commenti sui social network che hanno insinuato che quel gesto vandalico me lo sono procurato da solo. Alla signora, sostenitrice dell’ex delegato al Bilancio Emanuele Minghella, faccio sapere che oggi stesso andrà alla Procura della Repubblica per presentare una querela nei suoi confronti per dimostrare con fatti certi quanto ha dichiarato su facebook». 
 

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Crocieristi, Luciani: ''Manca un sano rapporto tra Comune e porto''

CIVITAVECCHIA – “Se per scelta migliaia di persone vengono “allontanate” da Civitavecchia quest'ultima rimane un semplice attracco comodo soltanto per raggiungere altri luoghi più facili da vendere”.

Duro intervento del presidente Confcommercio Civitavecchia Graziano Luciani che torna sull’argomento crocieristi e lo fa con una lettera rivolta all’assessore al Commercio e Turismo Enzo D’Antò.

“Succede da anni, troppi anni – prosegue Luciani – a beneficio di pochissimi e a danno di tutta la città. Chiedo a te e a questa amministrazione comunale di porre fine a questa quotidiana perdita di opportunità e risorse. Chiedo a te e a questa amministrazione – tuona – di rispondere ai commercianti derubati per anni indicando chiaramente di chi sia la responsabilità”.

Luciani sottolinea come i flussi crocieristici, imponenti nel porto cittadino, possano fare la differenza per il “tessuto economico e sociale della nostra città” e incalza dicendo come sia evidente “e continueremo a segnalarlo finché la situazione non cambierà, come un sano rapporto tra porto e città manchi. Che cosa – si domanda Luciani – invece non è affatto evidente? Il perché l’amministrazione comunale rimanga impassibile ad osservare quanto di negativo accada giorno dopo giorno nel percorso che porta dalle banchine portuali alle strade comunali e alle autostrade. Se per errore o per coincidenza accade che centinaia di persone consenzienti vengano accompagnate al centro della nostra città, con possibilità di viverla, Civitavecchia ne beneficia, in primis in termini economici”.

Quello di Luciani è un invito all’azione, in tempi brevi. “Non ci interessa sapere chi e come è in grado di fare a Civitavecchia quello che si fa in tutte le altre città del mondo dotate di scali portuali. Ci interessa che si faccia. Ci interessa – conclude duro Luciani – che Comune e porto parlino la stessa lingua, quella della nostra città a favore della nostra città”.

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