Calvo: ''Per ora le conseguenze del default ricadono sui cittadini''

SANTA MARINELLA – Il consigliere di minoranza Massimiliano Calvo ribatte alle accuse che gli ha indirizzato il sindaco Pietro Tidei. «Lungi da me dire che i debiti non ci sono e che non devono essere pagati – spiega Calvo – tutt’altro, il dissesto danneggia proprio gli imprenditori che hanno collaborato con il Comune e i più sono piccole e medie imprese del comprensorio. Per quanto riguarda il parco macchine è sempre lo stesso da molto tempo, per questo sarebbe opportuno muoversi con mezzi propri viste le necessità del momento. Non so francamente quali siano le voci di eventuali ricorsi che corrono in città, le voci di solito vanno in aria e il vento le porta a spasso. Personalmente, con tutta la serenità di chi ha la coscienza a posto, non mi preoccupa né la magistratura contabile tantomeno quella ordinaria. Anzi dirò di più, che ben venga se fosse necessario per fare chiarezza a 360 gradi. Ammesso che ci siano responsabilità, che queste vengano a galla e con esse gli eventuali responsabili. Se mi chiamasse qualsivoglia magistrato sono pronto, come suggerito dal sindaco, a rispondere sia in maniera appropriata e sensata, il sottoscritto non ha nulla da temere . Io ho espresso un pensiero politico può piacere o meno, l` unica cosa certa è che per ora le conseguenze del default ricadono sui cittadini, se questo implica un rapporto di causa ed effetto lasciamo ai posteri la sentenza. Visto che il latino è spesso usato dal primo cittadino anche in consiglio comunale mi permetto di chiudere con una locuzione che tanto insegna Alium silere quod voles, primus sile”.

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Via Benci e Gatti, Ceccarelli: ''Fatto tutto il possibile''

CIVITAVECCHIA – "A via Benci e Gatti fu posata una nuova condotta e concesso le aree comunali a titolo gratuito per l'eventuale installazione di serbatoi". È la risposta dell’assessore ai Lavori pubblici Alessandro Ceccarelli alle dichiarazioni del consigliere del Polo democratico Mirko Mecozzi in merito alle problematiche nel popoloso quartiere.

“Siamo in campagna elettorale. Ma questa volta ho deciso di rispondere per dovere di chiarezza. Ricordo – ha continuato l’assessore pentastellato – che la vicenda che il consigliere richiama si è svolta lo scorso anno, nel pieno della siccità, con cittadini giustamente infuriati. Abbiamo posato una nuova condotta da Via Benci e Gatti verso il piazzale e questa attività ha permesso il ritorno alla normalità. Ma non mi sono fermato. Dato che a Civitavecchia chi non ha un serbatoio è svantaggiato – ricorda Ceccarelli – è stata approvata a dicembre 2017 una delibera di giunta per concedere le aree comunali a titolo gratuito per far installare ai residenti serbatoi con autoclave nelle aiuole di fronte ad ogni palazzo, stante l’impossibilità per carenza di spazi di poterli prevedere all’interno. Sono convinto che sia stato fatto tutto il possibile. Il Comune non può installare – conclude duro – gli impianti suddetti che sono privati. Si tratterebbe di improprio utilizzo di denaro pubblico”.

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Tidei a Calvo: “Se il dissesto non esiste non esistono nemmeno i debiti”

SANTA MARINELLA – “Il Consigliere Calvo ha espresso una sua pur colorita opinione – dice il Sindaco Pietro Tidei – e per questo deve essere rispettato. Dire però che la dichiarazione di dissesto sia stata una scelta dell’amministrazione non è una manifestazione di onestà intellettuale. Sarebbe come ammettere che i 30 milioni di euro di debiti che ci siamo ritrovati sul tavolo non esistano. Allora vada lui stesso, che ha partecipato attivamente alla precedente amministrazione, a dire al fornitore farmaceutico che i suoi 600 mila euro di crediti per merce consegnata e non pagata non esistono, sono una bugia. E visto che calvo è così’ bravo convincere le persone lo faccia anche con l’Enel per il milione di euro che deve introitare dal Comune e così, visto che ci ha preso la mano, lo faccia con tutti i creditori che si stanno mettendo in fila per incassare qualcosa di quanto è loro dovuto per spese autorizzate non nella mia gestione ma in quella di Calvo. Problema risolto?Anche questo probabilmente non basterebbe a risollevare una Città abbandonata per dieci lunghissimi anni. Stamattina sono andato a Roma, avevo un appuntamento con l’assessore regionale ai lavori pubblici per perorare le nostre necessità in merito alla scuola Vignacce ed alle barriere soffolte. A metà del tragitto l’auto del Comune ha avuto un guasto dovuto all’usura e non poteva essere sostituita con nessun’altro mezzo. Ecco, questi sono i segni evidenti della buona amministrazione che mi ha preceduto. Questi sono i fatti, non le chiacchiere. E a proposito di chiacchiere voglio raccontare a Calvo quella che sta girando in Città in questi giorni e che vede lui ed altri partecipanti alla precedente amministrazione intenti a preparare un ricorso contro la delibera di dissesto, aiutati da un ex segretario comunale. La cosa sarà organizzata sicuramente per prevenire gli accertamenti della Corte dei Conti ma la vostra grande preoccupazione non dovrà riguardare solo la magistratura contabile. Piuttosto bisognerà rispondere in maniera appropriata e sensata alle domande che presto vi rivolgerà la Procura della Repubblica, delibera di dissesto o meno”

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Tidei: ''La mia umile origine mi ha insegnato il rispetto del lavoro''

SANTA MARINELLA – Il sindaco Pietro Tidei, risponde a coloro che gli hanno rivolto critiche, dopo aver partecipato alla giornata ecologica a Santa Severa, dove ha effettuato, insieme ai cittadini e ai volontari, alla pulizia del centro cittadino. In particolare, il primo cittadino se la prende con il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Francesco Settanni che aveva espresso un suo giudizio sull’iniziativa del primo cittadino di Santa Marinella. «Vorrei rispondere ad un sedicente consigliere che discute di un Sindaco che, per contribuire a pulire un pezzo di città ed educare i cittadini ad una maggiore coscienza civica, non esita a prendere una scopa in mano insieme ad un gruppo di volenterosi ed encomiabili cittadini pulendosi un intera via di Santa Severa – dice Pietro Tidei – vorrei dire a questo signore che il sottoscritto proviene da una famiglia operaia e che ha potuto frequentare il liceo classico l’Università e conseguire il titolo di avvocato cassazionista grazie ad un duro lavoro estivo di operaio, cameriere, bracciante agricolo, generico cavallerizzo con le più svariate compagnie cinematografiche nonchè quella di arbitro di calcio e giovane insegnante. E la mia umile provenienza insieme all’insegnamento dei mie cari genitori mi hanno insegnato a rispettare il lavoro anche quello più umile e la povertà. Non mi sento ne soldato ne colonnello e nessuno mi ha collocato in pensione anzitempo. Lavoro ancor che da sindaco con la coscienza di un operaio e non mi vergogno a prendere una scopa in mano e ripulire le strade. Sono stato, nel 1971, il più giovane consigliere provinciale d’Italia ed ho percorso orgogliosamente tutte le tappe istituzionali come il Comune, la Provincia, la Regione, il Parlamento, i vertici aziendali tra le aziende più importanti d Italia, ma sempre con lo spirito di operaio e di figlio del popolo, quello che lavora e non di chi campa di rendita con un grado sulle spalle”. A dar man forte al sindaco c’è anche Franco Bagaglia che incalza. “Mai avrei pensato nella mia evidente ingenuità e fiducia nel genere umano che una foto raffigurante un sindaco accompagnare le meritorie attività di volontariato di un gruppo di solerti cittadini intenti a dare un contributo alla pulizia della propria città potesse mai essere oggetto di qualche critica o peggio ancora essere imbrattata dal fango delle più assurde maldicenze – afferma Bagaglia – siamo di fronte al classico caso in cui il diritto di critica sa parte di certi personaggi pubblici arriva ad oltrepassare la pubblica decenza per sconfinare in un turpiloquio di argomenti a sostegno che definire aberranti è puro eufemismo. Invito quindi il signor Settanni a motivare le sue idee sulla base di sentimenti più nobili e non certo su quella degli istinti di rabbia che tra l’altro lo portano a esprimere tesi che non stanno ne il cielo ne in terra”.

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Convegno medico al Ce.Si.Va: interesse e partecipazione

CIVITAVECCHIA – Si è concluso con un bilancio decisamente positivo in termini di partecipazione e consenso il convegno medico organizzato nei giorni scorsi presso il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (Ce.Si.Va.) dall’Asl 4 di Civitavecchia e l’Associazione Scientifica “Hospital e Clinical Risk Managers” (HCRM), avente per  titolo “Le antibiotico resistenze e le infezioni correlate all’assistenza”.

Alla presenza del vice comandante del Ce.Si.Va., Generale di Brigata Manlio Scopigno, che per l’occasione ha aperto l’evento formativo e del Direttore Generale dell’Asl Roma 4, Giuseppe Quintavalle che ha invece curato l’introduzione del convegno, la giornata di formazione, coordinata dal direttore ospedaliero del San Paolo Civitavecchia e Padre Pio Bracciano Asl Roma 4, Antonio Carbone, ha visto salire in cattedra autorevoli relatori, provenienti dai principali poli sanitari e universitari di tutta Italia.

Molti i temi in  scaletta. “Le infezioni ospedaliere in sala operatoria e in terapia intensiva”; “Germi multiresistenti in un approccio multidisciplinare”; “Relazione tra infezioni ospedaliere e antibiotico resistenza”; “Il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza”; “Modalità di approccio e soluzioni operative”; “Pratiche di igiene e di disinfezione”; “Sterilizzazione e pratiche correlate”; “Antibiotici e somministrazione responsabile”; “Strumenti della prevenzione delle infezioni e procedure applicate”.

Al convegno hanno altresì preso parte numerose figure professionali operanti nell’ambito della sanità nazionale; la loro presenza, oltre a garantire una autorevole e competente platea, ha consentito a molti dei partecipanti l’acquisizione di crediti formativi utili allo sviluppo del proprio profilo professionale, indispensabili per rispondere al meglio ai bisogni dei pazienti e alle esigenze organizzative e operative del Servizio sanitario.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda coordinata, nelle vesti di moderatrice, dalla giornalista Paola Saluzzi, alla quale hanno preso parte tutti i relatori.

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Convengo medico al Ce.Si.Va: interesse e partecipazione

CIVITAVECCHIA – Si è concluso con un bilancio decisamente positivo in termini di partecipazione e consenso il convegno medico organizzato nei giorni scorsi presso il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (Ce.Si.Va.) dall’Asl 4 di Civitavecchia e l’Associazione Scientifica “Hospital e Clinical Risk Managers” (HCRM), avente per  titolo “Le antibiotico resistenze e le infezioni correlate all’assistenza”.

Alla presenza del vice comandante del Ce.Si.Va., Generale di Brigata Manlio Scopigno, che per l’occasione ha aperto l’evento formativo e del Direttore Generale dell’Asl Roma 4, Giuseppe Quintavalle che ha invece curato l’introduzione del convegno, la giornata di formazione, coordinata dal direttore ospedaliero del San Paolo Civitavecchia e Padre Pio Bracciano Asl Roma 4, Antonio Carbone, ha visto salire in cattedra autorevoli relatori, provenienti dai principali poli sanitari e universitari di tutta Italia.

Molti i temi in  scaletta. “Le infezioni ospedaliere in sala operatoria e in terapia intensiva”; “Germi multiresistenti in un approccio multidisciplinare”; “Relazione tra infezioni ospedaliere e antibiotico resistenza”; “Il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza”; “Modalità di approccio e soluzioni operative”; “Pratiche di igiene e di disinfezione”; “Sterilizzazione e pratiche correlate”; “Antibiotici e somministrazione responsabile”; “Strumenti della prevenzione delle infezioni e procedure applicate”.

Al convegno hanno altresì preso parte numerose figure professionali operanti nell’ambito della sanità nazionale; la loro presenza, oltre a garantire una autorevole e competente platea, ha consentito a molti dei partecipanti l’acquisizione di crediti formativi utili allo sviluppo del proprio profilo professionale, indispensabili per rispondere al meglio ai bisogni dei pazienti e alle esigenze organizzative e operative del Servizio sanitario.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda coordinata, nelle vesti di moderatrice, dalla giornalista Paola Saluzzi, alla quale hanno preso parte tutti i relatori.

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Radioterapia, ipotesi possibile

CIVITAVECCHIA – Se ne parla da anni, ma finora le diverse amministrazioni regionali e comunali e i vertici aziendali non sono riusciti a raggiungere l’obiettivo. Un obiettivo che purtroppo sembra essere sempre più necessario realizzare, in un territorio come quello di Civitavecchia e per dare le giuste risposte alla popolazione. Oggi più che mai l’ospedale San Paolo necessita della Radioterapia, tassello mancante nel percorso sanitario. Un ciclo che non si chiude sul territorio, con i pazienti costretti al ‘‘pendolarismo oncologico’’ in altre strutture, come quella di Viterbo o a Roma.

Lo sa bene l’Adamo, l’associazione che si occupa di assistenza domiciliare e che, quotidianamente, accompagna i pazienti in questi viaggi, con i pulmini che partono sempre pieni. Un paio di anni fa era stato presentato in Regione un ordine del giorno che impegnava la Pisana a garantire la radioterapia in tutte le Asl del Lazio proprio per consentire una assistenza più vicina e sicuramente più umana ai malati oncologici e alle loro famiglie, andando a colmare una grave mancanza e quella che è sempre più un’esigenza reale per Civitavecchia ed il suo comprensorio.

Ma non si è fatto più nulla, almeno per Civitavecchia dove l’oncologia del San Paolo ha molto da fare. Nel frattempo è stato realizzato l’hospice oncologico sulla Braccianese Claudia, una struttura importante diventata punto di riferimento per un territorio sofferente. Manca quel tassello che più volte è stato richiesto e di cui troppe volte, purtroppo, è stata sottolineata la necessità. Proprio alleviare il carico, già pesante, per le famiglie ed i pazienti interessati. 

E lunedì scorso, a margine dell’inaugurazione del nuovo reparto di endoscopia digestiva, una seppur ancora vaga apertura, è emersa per far diventare concreta l’ipotesi di portare il servizio anche al San Paolo. Un’idea per ora, sulla quale però sembrerebbero crederci i vertici della Asl Rm4. E questo alla luce del lavoro svolto al Bambin Gesù o al Policlinico Gemelli, dove il privato è intervenuto per realizzare il reparto abbattendo di molto il contributo pubblico. Perché certo, come spesso accade in sanità, il problema sono i finanziamenti. Poi, chiaramente, il personale. Ma una formula del genere potrebbe accelerare la pratica, potendo contare anche su locali già disponibili ed idonei all’interno dello stesso San Paolo. Chissà che questa volta ci si possa trovare davvero di fronte alle sinergie giuste in grado di rispondere con efficienza ad una richiesta che arriva a gran voce dal territorio.

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''Marco in quella casa ha perso oltre un litro e mezzo di sangue''

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – A Domenica In, ospite nel salotto di Mara Venier la mamma di Marco Vannini, Marina Conte ha fatto un resoconto di quella tragica sera del 17 maggio del 2015, quando il figlio, che si trovava nella villetta di famiglia della fidanzata Martina Ciontoli, dopo ore di agonia per un colpo di pistola è morto,  fornendo una sua visione dei fatti. Innanzitutto  mamma Marina nel dire di essere convinta che è stato Federico (condannato in primo grado a tre anni per omicidio colposo insieme alla sorella e alla madre) a sparare hanno subito reagito i difensori di Antonio Ciontoli (condannato in primo grado per omicidio volontario a tre anni) negando che ciò sia stato provato in dibattimento. Un altro punto che ci siamo riservati di approfondire è quanto ha sempre detto mamma Marina a Domenica In, ossia che Marco quella sera aveva perso oltre un litro e mezzo di sangue. A rispondere a questi quesiti l’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina. 
Avvocato Gnazi, nella trasmissione Domenica In Marina ha detto a Mara Venier di essere convinta che è stato Federico a sparare a Marco ed i difensori dei Ciontoli hanno subito reagito negando che ciò sia stato provato in dibattimento
«Quanto affermato dai Colleghi che difendono i Ciontoli è corretto, ma Marina ha risposto ad un’altra domanda e cioè ha detto quale fosse la sua intima convinzione al di là delle risultanze processuali. E Marina, spontanea come sempre ma altrettanto lucida, ha riferito quale sia la sua intima impressione ben sapendo che il muro di inverosimile bugie innalzato dai Ciontoli, impedirà di raggiungere tutta la verità. Naturalmente non si è riferita alla verità che sino ad ora si può leggere dalle carte processuali e dalle prove acquisite in Aula: la verità processuale, e Marina ne è ben consapevole, è che Antonio Ciontoli ha sparato e ferito Marco e che tutta la famiglia, ben consapevole della gravità della situazione, ne abbia causato la morte ritardando ed impedendo i soccorsi. Ciò è tanto vero che Marina ha riferito un dato processuale di estrema rilevanza e che non mi pare abbia avuto adeguata risonanza».
Scusi se la interrompo, ma volevo arrivare proprio a questo. Nel nostro articolo di ieri abbiamo riportato che Marina sempre a Domenica In ha detto che Marco aveva perso oltre un litro e mezzo di sangue. Ci eravamo riservati un approfondimento perché il dato ci è sembrato clamoroso. Se fosse vero, infatti, ci sarebbe la prova definitiva ed evidente che anche Maria Pezzillo, Martina Ciontoli e Federico Ciontoli non potevano non essere consapevoli della gravità della ferita di Marco e del modo in cui Marco era stato ferito, cioè con una pallottola e non certamente con un colpo d’aria.
«E’ tutto esatto. E’ chiaro che un dato processuale di questo genere (concorde con moltissimi altri, come evidenziato dal Pubblico Ministero nel suo appello) offre, esso solo, la prova che nessuno della famiglia Ciontoli poteva ignorare che la ferita di Marco era stata causata da un proiettile. Nessuno poteva ignorare la gravità della ferita e la estrema urgenza di attivare i soccorsi, e non solo. E’ la prova che tutti, in quell’ora di ritardo, si erano lucidamente attivati non per il soccorso ma per la pulizia della scena del crimine. Ed infatti, anche a tacere della singolarissima pulizia dell’arma, è stato fatto sparire oltre un litro e mezzo di sangue sparso nell’appartamento, dove sono state rinvenute solo poche gocce. La vasca dove Marco è stato ferito fu addirittura trovata pulita come quella di un Hotel a 5 stelle. Dopo tutte le bugie sentite in dibattimento, ho pensato che qualcuno di loro dicesse che avevano pulito per una questione di decoro. Per fortuna questo ci è stato risparmiato».
Precisamente, in cosa consiste la prova che Marco abbia perso all’esterno un litro e mezzo di sangue? Ricordiamo che, secondo l’autopsia, l’emorragia, il sanguinamento interno è stato pari a sei litri.
«Alla udienza del 13 marzo 2017 sono stati esaminati i periti del Pubblico Ministero. Il Prof. Carlo Gaudio, rispondendo ad una specifica domanda della Dr.ssa D’Amore («Quanto sangue ha perso prima dei soccorsi, si può affermare indicativamente?») è stato assolutamente inequivocabile. Ha prima ricordato, come diceva Lei, che in sede autoptica era stato verificato un versamento ematico interno di «un complesso di sei litri di liquido». Ha precisato, poi, che, a partire «dalla mezzanotte e quarantacinque» Marco fu sottoposto a «terapie infusive» (gli veniva, cioè iniettato del liquido) una prima volta per 750 cc. e poi «viene di nuovo infuso con altri due litri …. un litro e mezzo di liquidi».  Considerato, dunque che il «volume circolante (cioè il sangue all’interno del corpo di Marco prima del ferimento) è cinque litri e mezzo», dovevano essere aggiunti i liquidi infusi per un totale di «sette litri e cinquanta, otto litri». Dedotta la quantità di liquidi (non interamente formati da sangue) rinvenuta in sede autoptica, il Prof. Gaudio ha inevitabilmente e con assoluta chiarezza concluso che «diciamo fossero stati persi a quell’epoca dopo un’ora e mezza circa tra un litro e mezzo e due litri di sangue». Devo precisare che le riferite considerazioni e conclusione del prof. Gaudio non sono mai state smentite né contraddette da alcuno né gli sono state fatte altre domande sul punto. Si tratta, dunque, di una prova assunta nel contraddittorio del dibattimento e che si è formata oltre ogni dubbio. Nessuno spazio ad altre considerazioni e men che meno alle inverosimili affermazioni dei Ciontoli che non avrebbero visto sangue, tranne alcune goccioline.  D’altra parte, fu lo spesso Antonio Ciontoli a dire, nel primo interrogatorio, che, dopo aver ferito Marco, aveva «tentato di arrestare la fuoriuscita di sangue con le (proprie) mani». Non mi sembra si possa aggiungere altro: l’evidenza della prova è solare».

 

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Polizia: ancora un pusher in manette

CIVITAVECCHIA – È stato controllato, fermato ad un posto di controllo all'uscita dell'autostrada e perquisito. È finito in manette un 26enne civitavecchiese, D.T. le sue iniziali, arrestato dalla Polizia per detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Durante i mirati servizi volti proprio a contrastare il fenomeno dello spaccio sul territorio, messi in campo dagli uomini del dottor Nicola Regna, il personale della squadra di Polizia giudiziaria ha fermato il ragazzo a bordo della propria auto, nei pressi del casello, mentre stava rientrando a casa. Il ragazzo, con precedenti alle spalle, si è subito mostrato nervoso, tanto che gli agenti hanno ritenuto opportuno procedere ad ispezione e controllo, per cercare eventuali sostanze stupefacenti nascoste addosso o all'interno dell'auto. E infatti, occultato negli slip del 26enne, c'era un involucro contenente 57,88 grammi di cocaina. 

Non potendo escludere che il ragazzo potesse detenere occultato in casa ulteriore stupefacente, la perquisizione è stata estesa anche presso l’abitazione; anche questa attività ha dato esito positivo: rinvenute e sequestrate una bilancia di precisione e una sigillatrice con 44 buste in cellophane.

All’esito di tutta l’attività e successivamente ai riscontri del narcotest il giovane è stato quindi dichiarato in arresto per rispondere del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e associato presso la locale casa circondariale di Civitavecchia, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Una manifestazione per salvare il fiume Marta: ci sarà anche il Sib di Tarquinia

TARQUINIA – Il 24 Settembre alle 17.30 è stata convocata una riunione a Bolsena presso la sede del Cobalb organizzata dai sindaci per discutere dello stato dei lavori di riqualificazione dell’anello circumlacuale e delle criticità che da troppo tempo interessano uno dei maggiori depuratori che utilizzano il Fiume Marta per convogliare i reflui urbani “depurati”. Alla manifestazione sarà presente anche il Sindacato italiano balneari sezione di Tarquinia.

“Saremo presenti per sostenere, il consigliere Rosita Cicoria del comune di Montefiascone, le associazioni che insieme a noi chiedono di porre fine ai continui sversamenti di reflui non depurati, – spiega la presidente Marzia Marzoli – nel Lago di Bolsena e nel Fiume Marta, che vuol dire, conseguentemente inquinamento del Mare a Tarquinia. 

“Il S.I.B. di Tarquinia – aggiunge – da sempre impegnato per il risanamento del Fiume Marta, ricorda che i comuni interessati per l’inquinamento del Fiume Marta sono: Viterbo, Bolsena, Montefiascone, Marta, Capodimonte, Valentano, Gradoli, Grotte di Castro e San Lorenzo Nuovo, Tuscania e Tarquinia, che vengono serviti dai rispettivi depuratori, che utilizzano il Fiume, causando l’allarme ambientale per l’inquinamento del Marta”.

“Come Presidente del Sindacato e come operatrice turistica, – afferma la Marzoli – mi sento in dovere di rispondere alla domanda dei cittadini che chiedono di salvare il Fiume, il mare e il turismo, che ogni anno paga pegno per l’inefficienza dei depuratori e dei Sindaci che evidentemente non sono preoccupati alla pari di noi, di come si stia uccidendo la risorsa naturale, il turismo balneare e di conseguenza l’economia locale. Ricordiamo sempre, per chi non l’avesse ancora visto, il documentario “Salviamo il Fiume Marta” https://youtu.be/O9-dzZw6rNk, del 2011”.

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