Buste paga gonfiate e lavoro nero: si rischia l’estorsione e l’autoriciclaggio

Risponde di estorsione ed autoriciclaggio il datore di lavoro che finge di retribuire di più alcuni lavoratori per pagare in…

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Caso Cfft, Iarlori (FdI): ''Di Majo dovrebbe dimettersi''

CIVITAVECCHIA – «Dopo tutti questi disastri l’avvocato Di Majo dovrebbe fare soltanto una cosa: dimettersi».

Lo dichiara Paolo Iarlori, componente dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia e portavoce del circolo territoriale ‘‘Giorgio Almirante’’ di Civitavecchia che interviene sulla situazione critica del porto e, in particolare, sul caso Cfft dopo la proroga all’ordinanza di soli 45 giorni.

«Ancora una volta il presidente della Adsp Francesco Maria Di Majo riesce ad adottare una decisione completamente sbagliata – prosegue Iarlori – che scontenta tutti e rischia di vanificare il lavoro del tavolo regionale e gli sforzi di Cfft e Rtc di trovare una soluzione alla vertenza causata dalla precedente ordinanza dello stesso Di Majo.  Sarebbe stato sufficiente concedere una proroga al 31 dicembre, come suggerito anche da tutti i partecipanti al tavolo regionale, ma è più forte di lui: deve per forza fare danno. Dal momento che non gli riesce proprio di farne una giusta e, quindi, molto difficilmente si dimetterà, auspico – continua duro l’esponente FdI – che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti prenda l’iniziativa e lo sollevi dall’incarico, liberando Molo Vespucci dalla nociva presenza di un manager cosi inadeguato. Con la speranza che nel frattempo il nostro scalo non subisca ulteriori conseguenze negative, perdendo il traffico container di primari operatori internazionali, che certamente – conclude – non accoglieranno bene il clima di assoluta incertezza che si respira nello scalo portuale».

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Csp, cancellato il Tfr di 300 dipendenti

CIVITAVECCHIA – C’è chi ha perso tra i 4 e i 5mila euro ma altri, i lavoratori più anziani, si sono visti cancellare in pochi istanti i risparmi di una vita: alcuni fino a 40 – 50mila euro. La società ha, infatti, recapitato una comunicazione con la quale venivano avvisati che il Tfr maturato presso le preesistenti Città pulita, Argo e Ippocrate doveva essere richiesto non alla Csp ma alle preesistenti società. Un messaggio che lascia qualche dubbio perché le cosiddette sot sembrano ormai avviate verso un triste fallimento (non è stato nemmeno riproposto un nuovo piano di concordato). Pertanto il lavoratore che dovesse recarsi a chiedere il proprio Tfr a Città pulita o Argo, rischierebbe di trovarsi a mani vuote. Uno scandalo che, in altri tempi, avrebbe certamente giustificato azioni di lotta, scioperi. Ma ormai gli stessi sindacati ed i lavoratori sembrano non avere più la forza di reagire. Così dinnanzi ai lavoratori che hanno perso trenta anni di Tfr, per un errore in fase di trasferimento da Hcs a Csp, cala un silenzio a dir poco imbarazzante.

Sembrerebbe che gli unici che siano riusciti a parlare con i vertici societari dell’incredibile vicenda, abbiano avuto rassicurazioni del tipo: "Non vi preoccupate, se nessuno vi paga interverrà il Fondo di solidarietà di Inps". Premesso che questo intervento di “garanzia” non è proprio scontato, va considerato che Csp quale cessionario dei rami di azienda, piuttosto che detrarre tutti i risparmi di cui al Tfr dei dipendenti, avrebbe dovuto farsene carico in base a precise disposizioni di Legge (su tutte l’articolo 2112 del Codice civile). Non è detto che i lavoratori non si rivolgano quindi al Giudice per richiamare Csp ai propri doveri. Ne nascerebbe un altro enorme contenzioso, stavolta realmente insostenibile per Csp. La nuova società è riuscita in meno di una anno ad accumulare decine di contenziosi, che rischiano di vedere soccombere pesantemente la società viste le “singolari” politiche del personale della società.

Nei giorni scorsi l’ultima novità che rischia di trasformarsi nell’ennesima battaglia legale. La società pare aver infatti deciso di mantenere, per alcuni lavoratori, la famosa riduzione della giornata lavorativa, decisa tra mille polemiche, lo scorso anno; per altri lavoratori, invece, avrebbe deciso di aumentare retribuzione ed orari di lavoro. Ma tornando a coloro che hanno perso tutto per la “dimenticanza” di de Leva e Micchi, che si sono dimenticati di trasferire il loro Tfr, non è difficile prevedere una altro contenzioso che questa volta potrebbe vedere protagonisti non meno di 200 dipendenti. Se si considera che già alcune decine sono in causa con la società, si rischierebbe una società con 360 dipendenti circa che è riuscita a ricevere causa da almeno 300 di essi. 

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Ladispoli, attenzione alle grattachecche con ghiaccio sintetico

LADISPOLI – Attenzione ai venditori ambulanti con al seguito carretti per la somministrazione di grattachecche. Il ghiaccio è sintetico e rischia di provocare problemi alla salute di chi li mangia. A lanciare l'appello alla popolazione di Ladispoli è il comandante della Guardia Costiera di Ladispoli, Antonio Cacace che di concerto agli uomini della Polizia locale del comandante Sergio Blasi stanno proseguendo le attività di controllo del litorale nell'ambito dell'attività Mare sicuro 2018. Nel pomeriggio gli uomini della Capitaneria hanno individuato nei pressi del DLF un venditore ambulante, sprovvisto di documenti, intento alla vendita di granite che appena fermato dagli uomini della Capitaneria e della Municipale si è dato alla fuga abbandonando la merce sul posto che è stata posta sotto sequestro.

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Fosso S. Maria Morgana, è allerta

SANTA MARINELLA – Si fanno sempre più precarie, le condizioni della copertura del fosso S.Maria Morgana, che rischia di esplodere nel momento in cui il livello dell’acqua dovesse aumentare improvvisamente in caso di forti piogge. Dopo tre anni dall’alluvione del 2015, ancora non sono stati riparati i guasti prodotti dalla furia dell’acqua nelle strutture adiacenti ai fossi. Lo scorso anno, uno dei residenti delle abitazioni che confinano con il fosso in questione, situato vicino al ponte romano nei pressi del porto turistico, presentò un esposto al Comune. «Ho voluto sollecitare l’amministrazione comunale – dice Mariano Precetti ex consigliere comunale – alla risoluzione del problema causato dall’alluvione del 2015, la quale ha provocato danni ingenti alla copertura del fosso Santa Maria Morgana. Dopo tale evento, il Comune, ha badato soltanto a transennare l’intera area, che è ancora abbandonata e nell’incuria totale. Le catastrofi naturali, alluvioni o dissesti  idrogeologici, che hanno colpito Santa Marinella negli ultimi 35 anni, dimostrano quanto sia indispensabile l’attività di prevenzione da parte degli enti locali per evitare il verificarsi di tali eventi disastrosi per l’ambiente e l’incolumità pubblica. In base all’articolo 196 del Codice Civile, gli interventi di consolidamento e la messa in sicurezza del citato fosso, rientrano negli obblighi di prevenzione da parte del Comune. E’ ancora vivo in noi il ricordo di quel tragico 2 ottobre del 1981 quando la copertura tra la ferrovia e l’Aurelia è letteralmente saltata in aria e nella sua ricaduta ha provocato centinaia di miglia di euro di danni e tanti disagi a tutte le famiglie e alle abitazioni presenti nella zona». «Quindi – conclude Precetti – l’amministrazione comunale deve provvedere con urgenza e sollecitudine, nonché sotto la sua responsabilità per ragioni di sicurezza, a rimuovere il materiale accumulatosi nell’alveo dopo il crollo e sistemare il muro di contenimento affinchè non succeda un danno maggiore o addirittura il crollo della soletta di copertura in quanto, i muri di contenimento in pietra, non reggeranno ad un’altra violenta alluvione”»

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Vertenze portuali: l'eco diventa nazionale

CIVITAVECCHIA – C'è preoccupazione, e non solo ormai a livello locale, per le possibili ripercussioni negative dovute alla decisione dell'Adsp di disporre lo scarico dei container solo ed esclusivamente alla banchina 25 dal 15 settembre prossimo. E l'eco dei malumori e delle criticità presenti all'interno dello scalo ha raggiunto livelli nazionali. 

Lo dimostra anche l'intervento di Federico Barbera, presidente Uniport – l'associazione che, all’interno di Fise, rappresenta le imprese portuali che svolgono operazioni di imbarco e sbarco, spostamento delle merci, attività accessorie alla navigazione, terminals operator e servizi portuali – che ha scritto alla Direzione Trasporto Marittimo del Ministero dei Trasporti chiedendo di intervenire  tempestivamente in relazione a quanto sta accadendo presso i porti di competenza delle Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno del Nord e Centro Settentrionale. "Con l’ordinanza dello scorso 13 luglio, l’Autorità ha imposto alle cosiddette “navi in servizio di linea” – ha spiegato – di utilizzare un unico terminal contenitori autorizzato nel porto di Civitavecchia. In questo modo si è impedito a uno storico operatore del settore su navi specializzate nel trasporto di frutta, sia essa trasportata in stiva o con contenitori frigorifero, di decidere liberamente come svolgere le attività oggetto del proprio piano industriale, favorendo un diretto competitor". Secondo Barbera “si tratta una decisione liberticida, che dà il via libera ad un nuovo monopolio e che rischia – ha aggiunto – di avere ripercussioni occupazionali, oltre che di penalizzare operatori che in passato hanno investito sulle infrastrutture del porto. Abbiamo chiesto al Ministero dei Trasporti di acquisire dettagli su quanto sta accadendo e di intervenire per favorire omogeneità di regole a livello nazionale, piena concorrenza, investimenti e sviluppo di nuovi traffici”.

Preoccupazione anche del centro studi marittimi "Raffaele Meloro". "Si stanno consumando una serie di situazioni che mettono seriamente a rischio l’occupazione portuale e tutto l’indotto connesso – hanno sottolineato – è saltata la “pace sociale” e con essa si stanno deteriorando equilibri faticosamente costruiti nel corso di alcuni decenni, grazie ad una sapiente concertazione che mirava a rendere il porto di Civitavecchia una punta di diamante del Mediterraneo. I toni delle parti coinvolte in contratti e concessioni che riguardano i lavoratori portuali sono estremamente accesi. Sarebbe auspicabile mettere in campo la capacità  di mediare e creare un tavolo permanente che metta di fronte i soggetti tutti: Adsp, Comune, Enel, Rtc, Compagnia portuale, Cfft e le aziende che sono legate ad essi, nonché sindacati e lavoratori. La  professionalità e la competenza di ogni componente, relativamente al proprio ambito,  garantirebbe un’analisi obiettiva dei problemi e contribuirebbe alla loro soluzione".

Secondo il centro studi "ognuno deve riprendersi il proprio ruolo e, soprattutto, garantire le maestranze in primis, in quanto sono quelle che alla fine pagano per tutti e ciò non solo è sbagliato, ma profondamente ingiusto. Il porto non può permettersi di perdere posti di lavoro – hanno aggiunto – ma anche aziende e compagnie che operano con professionalità e hanno investito nella logistica, rispondendo alle richieste di clienti importanti che potrebbero scegliere di andarsene, dirottando importanti traffici verso altri scali. Le banane, ad esempio, furono una vera e propria conquista per il nostro porto ed oggi rischiano di cambiare destinazione. A questo addio ne seguirebbero altri non meno pesanti. Può permettersi l’economia cittadina di rinunciare a società che hanno investito milioni di euro, creando occupazione? Perché non si pretende il mantenimento di promesse che sono rimaste sulla carta, quando avrebbero dovuto creare occupazione per un comprensorio che tanto ha dato in termini di ambiente e di salute? Anche se si perdesse un solo posto di lavoro, la città dovrebbe mobilitarsi perché è solo il lavoro che rende gli uomini liberi. Non spegniamo il faro del nostro porto, diamo a Civitavecchia ciò che merita: rispetto, qualità della vita, occupazione. Non gettiamo alle ortiche – hanno concluso – la storia millenaria del nostro scalo, dimostriamo invece che Traiano scelse bene e creiamo pace sociale così da assicurare lavoro alla comunità. Il mare è il nostro tesoro, il porto ci renda orgogliosi di Civitavecchia".

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Agraria Tarquinia, Idea Sviluppo: ''Stefania Ceccarini si dimetta per coerenza''

TARQUINIA – E due. Il gruppo Idea Sviluppo all’Università Agraria di Tarquinia chiede le dimissioni della ex alleata Stefania Ceccarini. Dopo Guarisco, l’attenzione si sposta sulla Ceccarini. «Ci  dobbiamo correggere – dicono da Idea Sviluppo –  perché  nell’ultimo articolo si era  detto  che  all’Università  Agraria non succedeva nulla,  invece  non  è  così.  Leggiamo nei  quotidiani  che  l’assessore  al  Sociale, con  un  progetto  che  sanerà  il  bilancio  dell’Ente,  svolgerà  un  seminario  dedicato  alla  cucina  mediterranea   per  le  badanti, molto  lodevole  il  pensiero  ma  un ente  che  rischia il dissesto  finanziario dovrebbe  mettere  in  campo  altre  idee all’interno  della  sua  giunta, invece  le  piace  apparire  senza  portare  un  nulla  di  concreto”.  “Parliamo di un assessore nominato  da  Idea Sviluppo   che  al  primo  bivio  cambia  strada  e casacca, senza  un  minimo  di  dignità  verso  il gruppo  e  le  persone  che  gli  hanno  permesso  di  fare  questa  esperienza, in  barba  alle  sue  colleghe  che  forse  meritavano il suo posto per  meritocrazia. Un  assessore  poco  presente  in  giunta  ma  molto  presente  a  sagre  e  feste, dove  non  disdegna  selfie». «Proponiamo   al  medesimo  assessore  di  dimettersi  per  coerenza, e soprattutto  rispetto  verso  il  gruppo che  aveva  creduto  il  lei  e  gli  ha  permesso  di  prendere  una  delega  da  assessore  pur  non avendo raccolto  le  preferenze necessarie ad  essere  eletta.  Ha  beneficiato  dell’estrema  democraticità  del  gruppo  Idea sviluppo  che  ha  consentito  alla  stessa Ceccarini di  ricoprire  la  carica di  assessore  che  mai  avrebbe  potuto in  altre liste. Questo  è  il  giusto ringraziamento  ad  un  progetto  che  ha  dato dei  benefici  a  tutti. Vogliamo  capire  che la Ceccarini  è  alla  sua  prima  esperienza, ma ci sembra che sia manipolata da  qualche  mentore  politico e  si  sia  fatta  influenzare   per un  fantomatico  periodo  di  gloria. Ora  vedremo  se la Ceccarini  alle  prossime  giunte  sarà  più  presente, e se  porterà  idee  per  sanare  il  disavanzo  al  bilancio  consuntivo. E vedremo se saprà reperire quei  crediti  di  dubbia  esigibilità  che  ad oggi  continuano  ad allontanarsi  dalle  casse  dell’ente, costringendo  i  dipendenti  ad  arrivare  a  fine  mese  con  il  fiato  sospeso».

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San Giorgio, Mazzola: "Sbagliato e nefasto utilizzare la legge regionale 28/80"

TARQUINIA  – Dopo la conferenza di Moscherini sul problema San Giorgio,  interviene anche l’ex Sindaco Mauro Mazzola: “Applicare la legge 28/80  sarebbe dannoso e danneggerebbe chi non ha commesso abusi- dichiara l’ex sindaco Mazzola – Ancora una volta Tarquinia vede la sua politica stravolta da santoni che si lanciano in grandi promesse: prima Roma Vetus, , poi le navi da crociera che fanno le fermate come un treno locale. Ora tocca a San Giorgio applicare : la cosa che gli riesce meglio è accusare gli altri di non aver fatto nulla, ma ci sono gli atti che lo smentiscono ”. 

“Spiego un’altra volta perché si è presa la strada sbagliata per San Giorgio- continua Mazzola –  applicare la legge n.28 dell’80 sarebbe nefasto. Lo dico perché ho parlato con i tecnici sino alla noia. Chi  prova oggi a prendere scorciatoie o a cambiare strada rischia di fare un grosso danno ai lottisti di San Giorgio. Poi basta leggere la legge che, all’articolo 4 , specifica come sia applicabile laddove ricorra la rilevanza socio-economica dei singoli insediamenti, soprattutto con riferimento alla loro utilizzazione per usi di residenza stabile . Certo che non cita le seconde case”. 

“Inoltre, – continua Mazzola – in molti casi la perimetrazione della 28/80 finirebbe per danneggiare chi non ha commesso abusi, ma sembra che di questi nessuno si preoccupi. Volete sapere come si fermano le demolizioni? – domanda l’ex sindaco – Il percorso lo avevamo già avviato, accantonando a bilancio 40.000 euro, per dare incarico ad un consulente che avrebbe avviato un iter procedurale con il quale presentarsi in conferenza di servizi, alla presenza della Regione e degli uffici tecnici, e su quelle basi bloccare le demolizioni. L’affidarsi, in tal senso, alla 28/80 non dà garanzie: c’è anche un precedente di una sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato i ricorsi del Comune di Sabaudia”. 

“In conferenza stampa Moscherini si dice determinato a chiudere i consorzi – aggiunge Mazzola – Ma che sono suoi? Poi si rivolge al Segretario comunale come se fosse il tecnico responsabile dell’urbanistica. Infine, una nota politica sulla maggioranza: “Ma Catini e Serafini che fanno? Hanno un nuovo sindaco ma, presi a litigare tra loro, non se ne accorgono o fanno finta di non accorgersene? – conclude l’ex sindaco – Opposizione, forza! Non è tempo per andare in letargo. Se quanto dice il “nuovo” sindaco non vi convince, andate a parlare con i tecnici comunali, che per anni si sono impegnati a trovare soluzioni percorribili.”

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Vertenze portuali, Forza Italia si appella al Prefetto

CIVITAVECCHIA – Come preannunciato nei giorni scorsi, Forza Italia di Civitavecchia ha sensibilizzato i suoi parlamentari “al fine di chiedere al Prefetto di Roma – spiegano dal partito – un intervento a seguito delle tante tensioni che ci sono in Autorità Portuale. Purtroppo sinora le varie istituzioni in gioco (amministrazione comunale, Regione Lazio e Governo) oltre alle parole hanno portato il nulla sulle tante vertenze sul tavolo, anzi hanno peggiorato una situazione oltremodo esplosiva. Prima che questa situazione possa portare, come sembrano preventivare le tensioni in consiglio comunale, a gesti eclatanti – hanno aggiunto gli azzurri – caldeggiamo pertanto un intervento della Prefettura al fine di garantire sicurezza sul territorio”. 

Forza Italia si augura anche che le interrogazioni parlamentari fatte dal centrodestra di opposizione “servano da sprone al Governo, e più precisamente il Ministero delle infrastrutture, ad intervenire concretamente. Chi ha il potere – hanno concluso – lo deve esercitare, altrimenti si rischia di perdere tempo in vane chiacchiere senza arrivare ad una soluzione delle diverse problematiche: prima fra tutte quella della Cfft, laddove il territorio si aspetta che siano ristabiliti i traffici della frutta nelle modalità antecedenti i recenti cambiamenti, in modo tale da salvaguardare così  i 65 posti di lavoro”. 

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Tarquinia: consiglio, commissioni e polemiche

TARQUINIA – È stato convocato per martedì alle 10 presso la sala consiliare, il consiglio comunale in sessione ordinaria in prima convocazione per la discussione di vari argomenti posti all’ordine del giorno. Una convocazione con strascichi polemici, però, per il mancato recapito al consigliere Alberto Riglietti delle convocazioni alle ultime due commissioni consiliari: quella che si è svolta il  27 e quella prevista per il 2 agosto.  «Inequivocabile – contesta Riglietti – il fatto che sia stato lasciato, nella prima convocazione per il 27 alla quale non ho potuto partecipare,  uno spazio vuoto tra i nomi di Moscherini e Celli, quasi come se fosse stata effettuata una cancellazione. «Le commissioni – ricorda inoltre il consigliere – sono formate dai consiglieri eletti dai tarquiniesi e nessuno può avvalersi, di propria iniziativa, di decidere chi convocare». Riglietti contesta anche l’orario previsto per il consiglio comunale, alle 10 in giorno lavorativo, al quale rischia di non poter partecipare. Sulla vicenda ha già inviato due lettere al Comune per chiedere chiarimenti in merito.  Intanto ecco gli argomenti che saranno affrontati in assise: Comunicazione adozione delle delibere di giunta comunale n. 52 del 13/04/2018 e n. 82 del 05/06/2018 relative a prelevamenti dal fondo di riserva; ratifica della deliberazione della giunta n. 116 del 27/07/2018 – Seconda variazione al bilancio di previsione 2018/2019/2020, e relativi allegati, adottata con i poteri del consiglio comunale (art. 175, comma 4, D.lgs. n. 267/2000 e s.m.i.); bilancio di previsione 2018-2020. Artt. 175, co. 8, e 193, co.2, D.Lgs. 267/2000 e s.m.i.. Assestamento generale del bilancio di previsione, applicazione dell’avanzo di amministrazione e verifica della salvaguardia degli equilibri. Richiesta di riconoscimento dell’interesse pubblico sulla proposta di variante al progetto autorizzato con P.D.C. in deroga n. 6/17, previa deliberazione del consiglio comunale n. 21/2017 – Proponente Soc. Gordiano s.r.l. ; Accettazione cessione gratuita area urbana in Tarquinia via delle Croci catastalmente individuata al Foglio 73 Particella 653.

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