Di Majo rischia per la nomina di Conte

CIVITAVECCHIA – La nomina di Vincenzo Conte ad amministratore unico della Pas (Port Authority Security), la società che si occupa dei controlli ai varchi e delle banchine nell’ambito della sicurezza portuale, il cui socio unico è l’Autorityà di Sistema Portuale, è finita non solo in Procura della Repubblica, in seguito ad un esposto presentato nei giorni scorsi, ma anche all’Anac (l’Autorità Anticorruzione) e alla Direzione Porti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a cui è stato inviato il medesimo esposto già trasmesso a via Terme di Traiano.

Secondo quanto contenuto nell’esposto, infatti, la nomina sarebbe irregolare: Conte, infatti, è il direttore tecnico della società, di fatto un suo dipendente. Ed ai sensi del codice civile, come ribadito anche nel testo unico sulle società a partecipazione pubblica, la stessa persona non può essere contemporaneamente dipendente ed amministratore unico di una srl.

Si tratta di una causa di incompatibilità espressamente prevista dalla normativa vigente: l’amministratore/lavoratore, infatti, questa è la ratio della norma, deve risultare in concreto assoggetato ad un potere disciplinare direttivo esercitato da altri amministratori (come potrebbe essere nel caso di un consiglio di amministrazione in cui le deleghe relative al personale potrebbero essere conferite ad un componente diverso dal Presidente del Cda, qualora questi fosse anche dipendente dell’azienda). Pertanto, è pacifico che l’amministratore unico non possa essere anche lavoratore dipendente della società (come nel caso del direttore tecnico) non ravvisandosi in tal caso il vincolo di subordinazione e cumulandosi nella stessa persona il ruolo di controllore e controllato. Peraltro, a quanto pare, Conte non avrebbe dichiarato l’intenzione di dimettersi da direttore tecnico (ruolo per il quale percepisce oltre 200.000 euro annui), bensì la volontà di svolgere l’incarico di amministratore unico a titolo gratuito.

Una scelta, questa, che però non servirebbe a rimuovere l’oggettiva condizione di incompatibilità. Inoltre, qualora il vizio della nomina fosse riscontrato (e sarebbe interessante conoscere il parere del collegio dei revisori dei conti della società a questo proposito), sarebbe con ogni probabilità sanzionabile ai sensi della Legge Severino (trattandosi di una società inhouse di un ente pubblico) anche chi ha deciso e firmato la nomina in qualità di socio unico, ossia il presidente dell’Adsp Francesco Maria Di Majo, che in caso di applicazione della norma, potrebbe essere inibito ad effettuare altre nomine per almeno 3 mesi. 

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«Rimborsi tornado, il Comune ha informato in ritardo»

LADISPOLI – C'è tempo solo fino al 22 ottobre per presentare la domanda di richiesta risarcimento dei danni causati dal tornado del 6 novembre 2016. Una finestra temporale troppo corta per «presentare centinaia e centinaia di domande». E così il consigliere comunale d'opposizione, Giuseppe Loddo, punta i riflettori sulla mancata tempestività del Comune nell'informare i cittadini. «Abbiamo appreso, con sincera soddisfazione, dalla stampa la buona notizia che la Protezione Civile Regionale ha comunicato al Comune di Ladispoli la possibilità per i privati e le aziende, che hanno subito danni in occasione della tromba d'aria del 6 novembre 2016, di chiedere i rimborsi. Nel medesimo articolo viene indicata la data del 22 ottobre 2018 il termine per la presentazione delle domande. Una finestra di circa 11 giorni compresi due sabati e due domeniche che riducono a 7 i giorni utili per presentare centinaia e centinaia di domande. Visto che il termine ci sembrava troppo breve e che diversi cittadini ci avevano contattato per capire se era possibile una proroga della scadenza – ha spiegato Loddo – ci siamo messi ad approfondire l'avviso pubblicato sul sito del comune e la documentazione allegata. La data di scadenza per la presentazione delle domande di rimborso scaturisce dal termine di 40gg dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale della delibera del Consiglio dei Ministri del 06/09/2018 "Attuazione delle disposizioni previste dall'art. 1 commi 422 e seguenti della L. 208 del 2015 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n.213 del 13/09/2018. Ne consegue che le domande dovranno essere presentate entro il 22 ottobre 2018 inderogabilmente».
E se c'è stato ritardo nella comunicazione alla cittadinanza, per Si Può Fare, la colpa è solo del Comune: «La nota dell'Agenzia Regionale di protezione civile è pervenuta al Comune di Ladispoli il 25/09/2018. Considerato che la posta impiega in media uno o due giorni per arrivare ai destinatari dal protocollo ne consegue che l'amministrazione ha divulgato con circa 14gg di ritardo questa importantissima notizia. Giorni persi. Giorni che potevano servire per portare a conoscenza tutti gli interessati del provvedimento e che potevano essere utili per gli aventi diritto a reperire documentazione e informazioni per produrre un istanza corretta. La scadenza del 22 ottobre p.v, costringerà gli aventi diritto, (quelli che lo sapranno in tempo!), ad un vero e proprio tour de force per recuperare documentazione e presentare istanza. 
Molti anziani o i meno informatizzati rischiano di non saperlo in tempo e molti avranno necessità di aiuto per recuperare la modulistica e le informazioni. L'amministrazione del Sindaco Grando con questo ritardo nella pubblicazione dell'avviso di presentazione delle domande rischia di danneggiare molti cittadini che, già colpiti dal tragico evento del 6 novembre del 2016, potrebbero non vedere un euro di risarcimento. Il Movimento Civico "Si Può Fare" – ha concluso Loddo – si attiverà per contattare il maggior numero di cittadini interessati. La scadenza è vicinissima».

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David Morales arrestato in Giappone:al re dei dj trovati cristalli di ecstasy

Nello scalo di Fukuoka, è stata trovata una piccola quantità di droga nelle valigie dell’artista newyorkese che ha remixato e prodotto oltre 500 brani per Michael Jackson e Whitney Houston. Rischia sino a 7 anni di cella. Morales nega che l’ecstasy fosse suo

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Riorganizzazione del personale: bufera a Molo Vespucci

CIVITAVECCHIA – È stata contestata sotto molti aspetti la riorganizzazione del personale dell’Autorità di Sistema Portuale presentata nei giorni scorsi dal presidente Francesco Maria di Majo ai sindacati. Sindacati che, oggi, si rivolgono direttamente al vertice dell’ente, criticando modalità e contenuti del progetto illustrato. A partire dalla mancata informazione e condivisione della riorganizzazione con le rappresentanze sindacali, così come sottolineato dalla Filt Cgil con Alessandro Borgioni ed Angelo Manicone che chiedono di essere convocati per discutere dei diversi aspetti, non rendendo esecutiva la riorganizzazione. La terza, tra l’altro, in poco meno di un anno.

«La riorganizzazione aziendale – spiegano – è un’attività che implica il cambiamento delle strutture, dei ruoli e degli investimenti di un’azienda, che non può in alcun modo penalizzare le competenze acquisite negli anni dai dipendenti, come invece sembra fare questa riorganizzazione». Di difficile comprensione sono i problemi ‘‘strutturali ed organizzativi’’ alla base della decisione e «l’analisi che ha portato – hanno aggiunto – a questo ulteriore rimescolamento del personale». La Filt si dice scettica sull’azzeramento delle segreterie tecniche di area, lo smembramento di alcuni uffici, la riduzione delle unità operative in altri uffici di particolare rilievo, la soppressione ‘‘incomprensibile e senza motivazione’’ dell’ufficio stampa.

Sulla stessa linea anche la Uiltrasporti, che parla di un «comportamento antisindacale, danno erariale e mala gestio», ricordando come «la riorganizzazione deve contenere una clausola sul mantenimento del livello professionale, retributivo, contributivo e dei diritti acquisiti e non accogliendo la proposta di riorganizzazione che così come formulata rischia di essere interpretata come punitiva». 

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La scommessa al buio dei vicepremier, inseguendo Macron

Cercare di seguire la Francia alzando il costo delle pensioni e dei sussidi, in permanenza, non per un anno, rischia di rivelarsi una dolorosa illusione

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''Terreni  ex Santo Spirito, una sentenza gravissima''

TOLFA – «Altro che vittoria, non poteva finire peggio»: comincia così la nota del segretario del Pd di Tolfa, Giulio Galimberti, il quale vede come una jattura la sentenza del n. 815 del 24 agosto 2018 del Commissariato per gli Usi civici Per il Lazio Toscana e Umbria, attesa da 15 anni circa la controversia sulla proprietà dei terreni dell’ Ex Pio Istituto Santo Spirito «ma c’è da pagare – proseguono da Tolfa Cambia – ad un prezzo pesantissimo da pagare, che poteva essere evitato se solo alla logica della contrapposizione fosse stata preferita la logica della cooperazione tra Comune e Regione come da noi più volte sollecitato. 
La sentenza istituisce il gravame di Uso CIvico su tutti i quasi 3000 ettari di territorio, in cui ricadono la frazione di Santa Severa Nord, l’area dei capannoni artigianali, le grandi aziende agricole di santa severa, un avio-superficie, su cui calano di colpo come una mannaia tutti i vincoli di tutela degli Usi Civici anche in senso retroattivo, si legge infatti nella sentenza che tali terreni sono «di proprietà collettiva dei residenti di Tolfa, inalienabili e utilizzabili solo per fini agro-silvo-pastorali e se ne si dichiara la nullità di tutti gli atti pregressi». E’ certamente una vittoria per l’ambiente ed il paesaggio in quanto vi si istituisce contestualmente su tutta l’area il vincolo paesaggistico, ma è una durissima sconfitta per chi in quelle zone ha investito i propri risparmi e che ora rischia di vederli andare in fumo, le note vicende di Civitavecchia relative alla stessa problematica non lasciano dubbi su chi ha perso. 
E, infatti, lunedì in consiglio comunale c’è stata la prima vittima: è stata ritirata l’approvazione del Piano  di Zona Legge 167 predisposto per realizzare ulteriori residenze e servizi commerciali nella frazione di Santa Severa Nord». I consiglieri Vittori, Carminelli e Curi evidenziano poi: «Le ultime amministrazioni di centro destra che hanno guidato il Comune e l’Università Agraria sono gli unici responsabili di questo guaio, mentre difendevano in tribunale gli usi civici sui terreni del Santo Spirito hanno approvato varianti al piano regolatore e stipulato contratti per affitti ventennali con i privati consentendo così ingenti investimenti da parte di questi, e ora? Ora è d’obbligo applicare a questi terreni lo Statuto ed il Regolamento dell’Ente Università Agraria di Tolfa riconosciuto unico proprietario di tutto, a partire dalle tariffe per le concessioni di recente aumentate fino ad incrementi del 40% dall’ attuale amministrazione Santurbano».

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Porto: FdI auspica l'intervento del ministro Toninelli

CIVITAVECCHIA – "Meglio tardi che mai: finalmente Civitavecchia chiede il conto della pessima gestione del nostro porto da parte del presidente Di Majo, che ha avuto effetti davvero devastanti sull’economia dello scalo portuale e continua, purtroppo, imperterrito nella propria opera distruttiva". Inizia così l'intervento duro del circolo locale di Fratelli d'Italia che boccia senza appello l'operato del numero uno di Molo Vespucci. Ed elenca le diverse vertenze che si sono aperte all'interno dello scalo. 

"Dopo tanti segnali di allarme provenienti dagli operatori economici – hanno spiegato – dalle organizzazioni sindacali e da quanti hanno a cuore le sorti del nostro territorio, con Fratelli d’Italia in primis, con l’autorevole intervento dell’onorevole Fabio Rampelli, e dopo che il nostro candidato sindaco Massimiliano Grasso ha giustamente chiesto di convocare un consiglio comunale ad hoc per esaminare e discutere quanto sta accadendo in porto, oggi finalmente interviene anche l’Amministrazione Comunale: il ricorso in opposizione contro il pagamento del corrispettivo dovuto al Comune di Civitavecchia dall’Autorità di Sistema portuale in forza del famoso protocollo d’intesa (mai applicato a distanza di quasi tre anni) almeno è servito per suonare la sveglia a tutti e a far comprendere a che a chi, fino ad oggi, da Palazzo del Pincio ha nicchiato, che il porto ha bisogno di una svolta radicale. Il timore di non poter più iscrivere a nel bilancio del Comune di Civitavecchia  alcuni milioni di euro di crediti è stata evidentemente l’unica motivazione che, più della pessima gestione Di Majo o le innumerevoli vertenze occupazionali fino ad oggi tollerate da quasi con indifferenza da Palazzo del Pincio, ha indotto l’Amministrazione Comunale pentastellata ad aprire gli occhi ed alzare finalmente la voce nei confronti del Presidente dell'Adsp Di Majo. Ben venga, comunque, questo cambio di linea e ben venga il tardivo ma comunque apprezzabile intervento del consigliere comunale Fortunato, che aderisce alla richiesta del consigliere di opposizione Massimiliano Grasso di portare in Consiglio Comunale le gravissime problematiche che attanagliano il nostro scalo portuale. Ci auguriamo che gli esponenti del Movimento 5 Stelle di Civitavecchia abbia la capacità e la volontà di affrontare fino in fondo il problema, portando la questione alla attenzione del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Toninelli, già destinatario di na interrogazione parlamentare presentata dal vicepresidente della Camera dei Deputati ed esponente di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, intervenuto su nostra richiesta proprio sulla scandalosa vicenda della ordinanza che rischia di colpire il traffico dei container della frutta: Ministro Toninelli: se ci sei batti un colpo!!! Civitavecchia ha bisogno di un nuovo e, speriamo, questa volta competente Presidente della Autorità Portuale".

Il partito continuerà ad impegnarsi ad ogni livello "con i nostri rappresentanti istituzionali in questa battaglia per liberare il porto di Civitavecchia dal Presidente Di Majo – hanno concluso – il consigliere comunale Luciano Girolami, a nome di Fratelli d’Italia, aderisce ufficialmente alla richiesta di un consiglio comunale sulle problematiche del porto avanzata dal collega Massimiliano Grasso".

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