''La responsabilità della sconfitta del centrodestra è della Lega''

SANTA MARINELLA – L’ex candidato della lista Fratelli D’Italia Alfredo De Antoniis dopo essere stato duramente attaccato, risponde ai responsabili della Lega cittadina. «Sono contento – dice De Antoniis – delle attenzioni ricevute da sedicenti esponenti leghisti ma loro dicono delle assurdità, primo perché scrivere che la Lega non è più in mano a me, fa capire la levatura del progetto politico. Far parte di un partito e fallo nascere e crescere localmente non è un noleggio, ma un ideale in cui credere, qualcosa che contraddistingue le azioni politiche e di vita quotidiana. Non mi stupisco che oggi, chi si dichiara duro è puro, lo fa per interessi politici personali, ma vorrei capire come è possibile parlare di chi è stato sempre a destra, come il sottoscritto e additargli voli pindarici quando ci si è candidati a sinistra, poi nel centro destra per finire ad essere i paladini dell’immigrazione e dello Sprar e da due mesi a questa parte essere diventati leghisti. Forse qualcuno ha la memoria corta o fa finta di non ricordare eppure non dovrebbe, perché in caso di dissesto, le responsabilità principali saranno proprio dei leghisti dell’ultimo minuto, che dopo essersi caricati l’ex sindaco Bacheca, si caricheranno tutte le responsabilità politiche di questo disastro. Prima di pontificare, farei un esame di coscienza, la responsabilità della sconfitta del centro destra è proprio della Lega, che prima ha spaccato un’intera area per cercare di vincere in altri comuni del Lazio, scaricando Santa Marinella al proprio destino, e poi ha fatto perdere il progetto pulito di Bruno Ricci”. “Sul mio appoggio a Tidei – continua De Antoniis – mi viene da ridere, forse si aspettavano che facessi campagna elettorale per loro, ma dovrebbero sapere che ho una dignità e una fermezza politica che non mi fa agire per interessi, ma per ideali. Capisco che certi personaggi non sono abituati a un tale modo di fare politica, ma dovrebbero riuscire a comprenderlo. Al ballottaggio ho lasciato libero il mio elettorato di scegliere tra astensione e votare Bruno Ricci, proprio perché le imposizioni non mi sono mai piaciute e non le ho fatte ai miei elettori. Piuttosto mi ricordo di un articolo di Tidei che indicava i neo leghisti come richiedenti di un posto nel Pd con tanto di testimoni, è mai stato smentito o è stato sbagliato solo il carro su cui salire?”. “In piena libertà – conclude l’ex candidato – informeremo i vertici della Lega di quello che è successo, perché abbiamo costruito questo partito nella nostra città fin dai tempi di Noi con Salvini essendo tra i fondatori del partito su questo litorale”.

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Pd: ''Fioravanti si dimetta''

LADISPOLI – "Il Sindaco chieda le dimissioni di Fioravanti". La richiesta arriva dal Partito democratico di Ladispoli dopo la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il consigliere e delegato all'urbanistica e al project financing Fioravanti. "Il Consigliere Fioravanti sarebbe imputato dalla procura di Civitavecchia a seguito di una truffa in danno a un commerciante effettuata mediante la falsificazione dei bollettini postali per il pagamento delle tasse dovute all’amministrazione comunale per il rilascio di un permesso. Fatto ancor più grave è che il Consigliere con la richiesta di messa in prova abbia di fatto ammesso le sue responsabilità per evitare la condanna, ritenuta cosi probabile da spingere la difesa ad avvalersi di uno degli strumenti alternativi di estinzione del reato previsto dal nostro ordinamento". Per i dem dunque "le responsabilità del Consigliere Fioravanti appaiono quindi chiare e prive di ogni dubbio, come appare chiaro che il consigliere il quale ricopre anche la delega per l’edilizia pubblica e il project financing, oltre alla truffa ai danni di un commerciante abbia commesso anche un danno erariale all’amministrazione comunale ed alla cittadinanza da lui stesso rappresentata. Alla luce dei fatti è quindi inequivocabile l’incompatibilità tra il Consigliere e l’incarico a lui affidato dall’amministrazione del Sindaco Grando per temi che sono affini a quelli per cui ha richiesto la messa in prova ai servizi sociali". Da qui la richiesta del Partito democratico di "dimissioni immediate" di Fioravanti "dalla carica di consigliere e da tutte le deleghe a lui affidate per l’acclarata e manifesta incompatibilità con il suo ruolo l quale va detto deve essere esercitato con disciplina ed onore come prevede la nostra Costituzione. Chiediamo inoltre che si proceda immediatamente ad una verifica delle domande di concessione richieste dal Consigliere al fine di scongiurare ulteriori danni alle case erariali. Per questi motivi, il Circolo del Partito Democratico chiede al Sindaco Grando – concludono i dem – il quale rappresenta l'amministrazione comunale che è parte offesa nello stesso reato, di procedere alla richiesta immediata di dimissioni in considerazione dell'evidente danno erariale ed in difesa dei diritti dei cittadini che onestamente versano le tasse e hanno diritto ad un amministrazione imparziale. Augurandoci che nel corso dei controlli non emergano ulteriori fatti simili in danno alla cittadinanza".

"CASO FIORAVANTI", IL MOVIMENTO CIVICO LADISPOLI CITTA': "IL SINDACO COSA INTENDE FARE?"Ad intervenire sulla vicenda è anche il Movimento civico Ladispoli Città che parla di "notizie inquietanti" e che mostrano "uno stato di cose preoccupante". "Il livello morale – spiegano – si sta spingendo così oltre da rendere la cosa pubblicau una sorta di 'comica', in cui però, non c'è proprio niente da ridere. La richiesta di messa in prova ai servizi sociali, avanzata dagli avvocati dell’imputato Fioravanti (consigliere comunale eletto nelle liste di Noi con Salvini e passato poi al gruppo Noi con Ladispoli), oltre ad evocare un caso alla 'berlsusconi de noantri', rivela un’esplicita ammissione di colpevolezza sulla quale, pur rimanendo garantisti, non possiamo sorvolare. In termini di opportunità e in termini di necessità della città. Come riconosciuto da tutta la stampa, noi abbiamo fatto parte di un’amministrazione attraversata da alcuni procedimenti giudiziari, quasi tutti archiviati prima di trasformarsi in processi e nessuno dei quali giunto neanche alla fase dibattimentale. Certo, la chiusura senza processo o condanna di una vicenda giudiziaria mediaticamente rilevante ha sempre meno presa sui lettori ma, ciò che stupisce, è la facilità con cui molti degli attuali amministratori abbiano cercato in passato di 'sbattere il mostro in prima pagina'. Gli stessi che, oggi – proseguono dal Movimento civico Ladispoli Città – fanno registrare un assordante silenzio su questa ed altre vicende che, per la gravità amministrativa o morale che le connotano, sono state già oggetto di articoli e uscite pubbliche del nostro gruppo".

E il movimento civico chiama in causa il primo cittadino: "Cosa intende fare il Sindaco di fronte a fatti di così grave entità? Vuole soprassedere sul #casoFioravanti come ha fatto con il #casoFalasca, esponendo ulteriormente la sua coalizione all’ennesima brutta figura, marcando una inaffidabilità e una sfiducia che iniziano a diffondersi largamente anche nell’opinione pubblica? Oppure ritiene, come noi, che il Comune di Ladispoli sia parte lesa all’interno di questa vicenda e deciderà quindi per la costituzione in parte civile all’interno del procedimento che interessa il consigliere Fioravanti? 
Inoltre, il Sindaco ritiene – così come crediamo noi – che si renda necessaria una verifica su tutti gli atti che Fioravanti (da professionista e da amministratore con delega proprio al medesimo settore) ha – e ha avuto – con il Comune stesso?  L’accusa, come apprendiamo dalla stampa, è di truffa e contraffazione e, riportando la questione sul terreno della pubblica amministrazione, in caso di condanna definitiva, si configurerebbe una reale sottrazione di risorse pubbliche. Dopo essere stati abituati alla celerità di risposta del Sindaco Grando su stampa e social riguardo alcune questioni – come ad esempio le difficoltà della formazione dell’ultimo governo (con novanta giorni di stallo), dobbiamo ritenere il suo silenzio su questa vicenda come un chiaro segnale? Il Sindaco definisce tutto quel che sta accadendo come normale amministrazione? Noi crediamo che questa storia – proseguono ancora – così come le precedenti, rischi di far deflagrare la città, rendendo molto pesante l’azione sempre meno credibile di questa amministrazione; togliendo reali prospettive di crescita a Ladispoli. Mentre continuiamo con costanza e umiltà a costruire l’alternativa a questo caos, rimaniamo in paziente attesa di una risposta alle vecchie e alle nuove domande. Ma il tempo della demagogia e dei racconti falsi, caro Sindaco Grando, è giunto al termine. Indipendentemente dalla sua volontà".

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Bus si incastra al capolinea

CIVITAVECCHIA – La questione dei nuovi bus che la Giunta si è fatta regalare da Enel, in cambio di generosissime concessioni, si sta trasformando in una vera e propria Caporetto a 5 stelle. La disfatta è totale. Oggi, a metà mattinata, l’unico bus in servizio ha dovuto, anche esso, alzare bandiera bianca. Il mezzo, che come gli altri soffre di dimensioni sproporzionate, è rimasto letteralmente incastrato al capolinea del Marangone. Il capolinea è particolarmente affollato in questi giorni in considerazione del fatto che serve tutti gli utenti diretti alla vicina spiaggia attrezzata. Ci è voluta tutta l’abilità dell’autista per uscire dall’empasse. Dinnanzi agli increduli utenti, così il mezzo ha potuto riprendere servizio, accusando comunque notevoli ritardi sulle corse successive. Insomma se non ci fosse da ridere, ci sarebbe da piangere, mentre da più parti si inizia a richiedere le quanto mai opportune dimissioni dell’assessore D’Antò, ritenuto uno degli artefici dell’ennesimo disastro a 5 stelle. Ma, dopo aver elaborato per quattro anni cotanto capolavoro, al Pincio si tenta di correre ai ripari. E questa amministrazione ha insegnato come spesso la toppa sia peggio del buco. Decisione perentoria: da lunedì il capolinea della Linea A, quella che serve, con la ultima fermata, la spiaggia del Maragone, sarà soppresso. Il bus si fermerà un chilometro prima, al parcheggio del porticciolo Riva di Traiano.

«Il motivo ufficiale addotto dal Pincio è al limite del provocatorio: il basso flusso di utenti – dichiara il capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso – un piccolo particolare, nel periodo estivo, la fermata Marangone è una delle più frequentate dal momento che serve la frequentatissima spiaggia omonima. Quindi – prosegue Grasso – cancellare quel capolinea significa costringere centinaia di bagnanti a percorrere un chilometro di Aurelia per raggiungere il punto servito sino ad oggi». 

Il capogruppo de La Svolta incalza l’amministrazione a Cinque stelle: «Se non ci fosse da piangere per come è ridotta la città, verrebbe da dire che siamo alle comiche finali. Cozzolino, D’Antò e Pantanelli, che non si sa bene a quale titolo continua ad essere il regista dell’amministrazione M5S sono fermi al capolinea, come purtroppo anche i nuovi autobus acquistati con diverse centinaia di migliaia di euro di soldi delle compensazioni Via dell’Enel. Il Sindaco ha anche indossato la fascia tricolore per la sua prima vera ‘‘inaugurazione’’ dopo quattro anni di nulla. Peccato che, dopo la singolare scelta dell’alimentazione a metano (se proprio si voleva dire di essere ecologici, oggi il mondo va verso i motori elettrici ed Enel sta investendo milioni proprio su questo ambito), nonostante – sottolinea il consigliere comunale – precise indicazioni degli autisti di non superare gli 8 metri di lunghezza, siano arrivati bus di due metri e mezzo più lunghi, inutilizzabili in molte strade e zone della città. Insomma, tre anni di gestazione per essere poi costretti a rivedere i percorsi e rischiare di avere da subito problemi di non poco conto con l’alimentazione, se è vero che il primo giorno si sono fermati per problemi meccanici  3 mezzi su 5 nuovi di fabbrica. Patetici – conclude Grasso – i tentativi di screditare l’opposizione: la realtà è che di fronte a uno sperpero di denaro di queste dimensioni, con ben 8 bus più lunghi del dovuto, sindaco e assessore dovrebbero dimettersi».

Intanto pare che siano arrivati altri cinque autobus da 10 metri e l’assessore Enzo D’Antò assicura che i problemi dei tre autobus sono di facile risoluzione e sono già pronti per ripartire. Il pentastellato minimizza anche sulle dimensioni ma i dubbi restano.

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Capolavori del Soul e Allegro allegro al Traiano

CIVITAVECCHIA – Ancora un doppio appuntamento al Traiano. Dopo il grande successo dei ‘‘Capolavori del Rock’’ una nuova serata all’insegna della buona musica. 
Domani alle 21 sarà la volta de ‘‘I Capolavori del Soul’’, un viaggio tra Soul e Rhythm & Blues. Domenica, invece, si torna a ridere con ‘‘Allegro, Allegro’’. 
Per i Capolavori del Suol la formazione Mistici 2.0 e il ‘‘Lorena Scaccia tribute choir’’ con un coro di circa ottanta persone e la band dal vivo arricchita da una sezione di fiati propongono un viaggio all’interno della musica soul e rhytm & blues che ha caratterizzato la scena americana ed internazionale negli anni ‘60 e ‘70. 
Sul palco: Rita Gavagnin voce, Francesca Romana Iorio voce, Dario Fugalli voce, Frank Marino voce, Giovanni Cernicchiaro direttore dei cori, Gianni Pierannunzio batteria, Gino Marzi basso, Alberto Burattini chitarra, Riccardo Burattini tastiere, Gino Fedeli tromba, Dario De Paolis tromba ed Emanuel Elisei sax. Presentatore e direttore artistico Angelo Lucignani. 
Domenica, alle 17, torna la rassegna Ridens con Antonello Costa e il nuovo spettacolo ‘‘Allegro, Allegro’’. Un comico di classe, una soubrette e 3 ballerine gli ingredienti per il nuovissimo spettacolo di Antonello Costa. 
Un titolo semplice, sincero e diretto che forse rappresenta al meglio la filosofia dello show man siciliano ‘‘Allegro, allegro’’, perchè al giorno d’oggi per superare i problemi, la crisi economica, la mancanza di lavoro, il traffico e lo stress non basta essere allegro una volta sola ma bisogna esserlo due volte. 
E poi come dice Antonello: «Io scherzo sempre, sono serio solo quando faccio ridere». 
Nuovi personaggi, canzoni, balletti, luci e costumi come nella tradizione dei grandi spettacoli di varietà all’insegna dell’allegria. 
Un fine settimana da non perdere al teatro comunale Traiano che continua ad offrire spettacoli per ogni gusto ed età come dichiarato alla presentazione del ricco cartellone della stagione corrente. Un traguardo che sembra essere stato raggiunto dal Traiano.

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Piazzale Torraca, oltre al danno anche la beffa

CIVITAVECCHIA – "La richiesta di storno delle prossime bollette non può essere accolta perché il regolamento per la somministrazione dell'acqua potabile del Comune di Civitavecchia prevede all'art. 19 "perdurando la sospensione dell'acqua a 15 giorni consecutivi l'utente avrà diritto dietro richiesta ad un abbuono proporzionale sui corrispettivi fissi". Tuttavia, avendo riscontrato con i colleghi del servizio LL.PP. che la sospensione dell'acqua non è avvenuta per 15 giorni consecutivi, la riduzione non potrà essere applicata".

Questa la risposta arrivata nei giorni scorsi da Palazzo del Pincio e rivolta alle oltre 50 famiglie che lo scorso anno, per mesi e mesi, hanno dovuto fare i conti con i rubinetti a secco: disagi e problemi a cui hanno fatto seguito esposti e denunce, con la richiesta ultima di uno sconto in bolletta proprio a fronte della crisi vissuta.  

"Verrebbe da ridere se la situazione non fosse stata drammatica per chi, anziani e genitori di ragazzi disabili compresi, per mesi ha dovuto arrabbattarsi in ogni modo, anche anacronistico, con le tante madri costrette a lavare pentole e vestiti nelle fontane pubbliche pur di portare qualche litro d'acqua nelle proprie case – ha sottolineato il vice coordinatore di Forza Italia Giancarlo Frascarelli – perché dal Comune non solo non si ottenevano risposte ma addirittura si faceva grande fatica a reperire il servizio autobotte, finché non si è arrivati allo scontro verbale tra cittadini ed amministrazione causato dalla tensione, dallo stress assurdo che i residenti hanno dovuto subire. Una risposta in pieno stile grillino: il burocratese acceso, quello che rende il primo cittadino di una città ormai sconfortata alla stregua di un signorotto distaccato dal popolo che risponde attraverso una burocrazia incancrenita e non più sostenibile. Quando invece dovrebbe essere garante e protettore, rispettoso e soprattutto memore delle vicissitudini affrontate da queste famiglie. Le quali hanno affidato al sottoscritto, delegandolo, la presentazione di una denuncia alla Polizia di Stato per ottenere un sacrosanto storno della fatturazione. Che non arriverà, stante la nota del Comune, e che invece – ha aggiunto Frascarelli – noi continueremo a pretendere in ogni sede per il rispetto che merita questa gente. Così come non è mai arrivato Cozzolino a piazzale Torraca mentre i suoi concittadini si disperavano. Così come il capo dei pentastellati non arriverà mai a capire che non è questo il modo di amministrare una città, non è questo il modo di rispondere a chi per mesi si è recato a casa di familiari per farsi una doccia o poter lavare i bambini".

E non rassicura neanche l'ultima frase inserita nel documento, con la quale si invitano i "firmatari dell'esposto di comunicare la lettura effettiva del contatore, in modo che si possa procedere alla fatturazione dei consumi effettivi in luogo di quelli stimati". "Quello che sembra essere uno spiraglio di apertura è, in realtà, il terrore palese di un'Amministrazione che teme di trovarsi di fronte, nelle dovute sedi – ha concluso il vice coordinatore di Forza Italia – alle prove concrete che hanno i cittadini circa i disagi subiti a causa dell'interminabile periodo di mancata erogazione. Tra le prove tangibili, il lavoro proseguito per settimane sulla strada Mediana per la sistemazione della condotta idrica, fatto questo di cui non sono certo responsabili i cittadini. Allora va tutto bene? No, sembra proprio di no. In effetti lo andiamo ripetendo da quasi quattro anni ma oggi, a fronte di tale risposta, ne siamo ancora più convinti: questo non è il Sindaco dei civitavecchiesi ma l'uomo di legge, solo con i più deboli, a quanto pare, che brandisce un codice come mannaia. Però manca poco – ha concluso – poi saremo di nuovo al governo di questa maltrattata città e torneremo ad ascoltare i cittadini, a verificare di persona i loro disagi, a farci carico, anche umanamente, dei loro problemi".

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Battilocchio: ''Necessaria una sinergia tra i comuni dell'Etruria"

Alessandro Battilocchio, 40 anni, due mandati da sindaco da Tolfa e uno da europarlamentare. Coordinatore di progetti cooperazione internazionale e adesso candidato alla Camera all’uninominale.
Per lei un punto di arrivo o un nuovo inizio questa candidatura? Diciamo che questa domanda mi fa un po’ ridere. Vede io in questi giorni sto continuando a fare quello che faccio da sempre. I cittadini del territorio, le scuole, le associazioni, i sindaci hanno collaborato con me a tantissimi progetti. Sia quando avevo ruoli politici e amministrativi, sia quando non ne avevo. Per me questa campagna elettorale si basa sulla comunicazione della mia candidatura. 
Questo concetto del candidato del territorio è presente in ogni suo manifesto. Perché?  Questa legge elettorale ci offre la possibilità di eleggere nuovamente un deputato. I cittadini potranno scegliersi la persona che li rappresenterà. Sempre con quella potranno congratularsi se saranno soddisfatti o lamentarsi se saranno scontenti. Io vivo questo territorio tutto l’anno. Mi incontrano facilmente durante gli incontri e i giorni di lavoro. Tra l’altro mi chiamo Battilocchio e abito in via Battilocchio a Tolfa, difficilmente posso diventare irragiungibile.
Cosa pensa di fare per l’occupazione del territorio? Io credo che ci voglia una collaborazione tra tutti i comuni del nostro comprensorio. Lavorare in sinergia e fare squadra per evitare di perdere occasioni di sviluppo fondamentali. Le lotte tra città appartengono al medioevo. Nel mondo globalizzato bisogna fare squadra perché aumentano le possibilità ma aumentano anche i competitor. A tal ragione il progetto, da me più volte augurato, di un patto per l’Etruria voluto dal presidente della Fondazione Vulci Messina, mi trova completamente d’accordo. Tutto quello che è collaborazione tra comuni potrebbe portare sviluppo economico. Come nel calcio se a difendere sono tutti i giocatori si può arginare il rivale, al contrario si prende facilmente gol, anche contro squadre mediocri. L’altra cosa su cui punto è lasciare la libertà di sognare ai giovani e agli imprenditori.
Cosa intende? Vede ricordo ancora quando sei ragazzi entrarono nella mia stanza da sindaco e mi chiesero di bloccare la via principale del comune per realizzare una serata di arte di strada. Si sarebbe chiamata Tolfarte. Sapevo che bloccare la via principale del comune non sarebbe stato gradito a molti. Ma credevo nel loro sogno. A distanza di anni quei ragazzi sono grandi, sposati e hanno figli. Tolfarte continua a crescere creando indotto economico e portando cultura per tutto il comprensorio. Lo stesso dicasi per le Olimpiadi della Cultura di cui sono presidente onorario o altre attività culturali, e non solo, che prima da sindaco e poi da eurodeputato ho cercato di far crescere.
Cosa ne pensa del fenomeno dell’immigrazione? Sgombriamo il campo dalle stupidagini. Questo territorio non è razzista. Vorrei ricordare a tutti che gli immigrati presenti alla De Carolis, una volta abbandonata la caserma tornarono a Civitavecchia perché sostenevano che le persone erano più gentili nelle offerte e nell’accoglienza. Il problema è un altro. Siamo un territorio che vede il tribunale gestire un porto, un aereoporto internazionale e un territorio immenso con un personale ridotto. Lo stesso dicasi per la dogana. Anche le forze dell’ordine lavorano sotto dimensionate a livello di personale. L’ospedale nonostante i salti mortali dei suoi dipendenti lavora sotto personale. Non siamo in grado di aiutare in queste condizioni. Non è un fatto di buonismo, ma di buonsenso. 
Cosa pensa dei suoi avversari Mastrandrea e Fattorini? Due ottimi candidati e due persone che stimo. La campagna elettorale si sta tenendo su alti livelli. Questo è fare politica. Mi complimento con loro. Stiamo parlando agli elettori e stiamo parlando di programmi.
Cosa farà se sarà eletto? Quello che ho fatto fino ad oggi e continuerò a fare anche dopo. Lavorare per la terra che mi ha visto nascere, crescere e che amo.

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Nuova Zelanda, si lavorerà quattro giorni a settimana pagati come cinque

L’ha introdotta una società fiduciaria: «Una scelta al passo coi tempi». La dipendente: «C siamo messi a ridere, ci sembrava troppo bello per essere vero»

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Il giornalino di Gianburrasca – 23 Dicembre

È quasi una settimana che non scrivo in questo mio caro giornalino. Sfido! Come avrei potuto farlo con la clavicola spostata e il braccio sinistro ingessato? Ma oggi finalmente il dottore mi ha tolto l’apparecchio, e alla meglio posso descrivere qui, dove confido tutti i miei pensieri e tutti i casi della mia vita, la tremenda avventura che mi successe il 18 dicembre – data memorabile per me perché fu un vero miracolo che non segnasse l’ultimo giorno della mia vita.

Quella mattina, dunque, appena Cecchino Bellucci venne a sedermi accanto in scuola, lo trattai di vigliacco perché era scappato in automobile per paura della lezione che gli avevo promesso. Lui allora mi spiegò che in questi giorni essendo i suoi genitori a Napoli per la malattia di suo nonno, che sarebbe il babbo della sua mamma, era stato accolto in casa del suo zio Gaspero, il quale lo mandava a prendere a scuola tutti i giorni con l’automobile per lo scioffèr, e che perciò non poteva trovarsi a solo a solo con me, almeno per un certo tempo. Dietro queste spiegazioni mi calmai, e ci mettemmo a discorrere dell’automobile che è una cosa che mi interessa assai; e il Bellucci mi spiegò tutto il meccanismo, dicendomi che lui lo conosce benissimo e ci sa andare anche solo e ci è andato più d’una volta, perché basta saper girare il manubrio e stare attenti alle voltate, anche un ragazzo lo sa manovrare. Io veramente ci credevo poco, perché mi pareva impossibile che lasciassero l’automobile nelle mani a un ragazzetto come Cecchino Bellucci. E siccome glielo dissi, lui per punto d’impegno mi propose una scommessa.

– Senti, – mi disse – lo scioffèr oggi deve fermarsi alla Banca d’Italia per sbrigare una commissione che gli ha dato lo zio Gaspero, e io rimarrò solo sull’automobile. Tu cerca il modo di uscir prima dalla scuola, e fatti trovare sul portone della Banca; mentre lo scioffèr si tratterrà dentro tu monterai sull’automobile e io ti farò fare un giretto intorno alla piazza, e così vedrai se son capace o no. Va bene?
– Benone! –

E si scommise dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino.

Detto fatto, una mezz’oretta prima dell’uscita cominciai a dimenarmi sulla panca, finché il professor Muscolo mi disse:

– Tutti fermi! Che cos’ha lo Stoppani che si divincola come un serpente? Tutti zitti!
– Mi dòle il corpo, – risposi. – Non ne posso più…
– Allora vada a casa… tanto c’è poco all’uscita. –

E io, come s’era stabilito con Cecchino, uscii e andai difilato alla Banca d’Italia, dove aspettai fuori del portone. Poco dopo eccoti l’automobile del Bellucci. Lo scioffèr discese, e quando fu entrato nella Banca, a un cenno di Cecchino, montai su e mi misi a sedere accanto a lui.

– Ora vedrai se so mandarla anche da me, – mi disse. – Tieni intanto la tromba, e suona… –

Sì chinò dicendo:

– Vedi? Per andare, basta girar questo… –

E girò il manubrio. L’automobile fece: putupum! due o tre volte, e via di gran carriera.

Io lì per lì mi divertii molto e mi misi a sonar la tromba a tutt’andare ed era un ridere a veder tutta la gente sgambettar di qua e di là per scansarsi, guardandoci spaventata. Ma fu un attimo; capii subito che Cecchino non sapeva regolar l’automobile in nessuna maniera, né frenarla, né fermarla. – Suona, suona! – mi diceva, come se il suonare la tromba potesse influire sul meccanismo. Si usci dalla città come una palla di schioppo, e via per la campagna con una velocità vertiginosa, tanto che non si respirava. Cecchino a un tratto lasciò il manubrio e si abbandonò sul sedile, bianco come un cencio lavato.

Dio mio, che momento!

Solamente a ripensarci, mi sento rizzare i capelli sulla testa. Fortunatamente la strada era larga e diritta, e io vedevo come in sogno sfuggirmi dinanzi agli occhi la campagna intorno.

Di questa visione mi è rimasta un’impressione così viva, che posso qui riprodurla come in una istantanea.

Ricordo benissimo che un contadino che badava ai buoi, vedendoci passare come una saetta, urlò con una voce formidabile che arrivò a coprire il rumore dell’automobile:

– L’osso del collo!… –

Il mal augurio si avverò anche troppo presto, e se non ci si ruppe proprio l’osso del collo, andaron rotte altre ossa non meno utili. Io ricordo appena che a un certo punto vidi dinanzi a me sorgere a un tratto dalla terra come un grande fantasma bianco che si riversasse sull’automobile… e poi più nulla. Dopo ho saputo che a una svoltata della strada eravamo andati contro una casa, che la violenza dell’urto era stata tale, che io e Cecchino avevamo fatto un volo per aria di una trentina di metri e che nella disgrazia avevamo avuto la fortuna di cascare dentro una macchia che ci servì come di una molla, attutendo il colpo della caduta, in modo che non fu – come poteva essere – mortale. Dice che dopo mezz’ora del disastro arrivò lo scioffèr del Bellucci con un’altra automobile, che era corso a prendere a nolo appena si era accorto della nostra fuga, e ci trasportò tutti e due all’ospedale dove a Cecchino ingessarono la gamba destra e a me il braccio sinistro. Io non mi potevo muovere, e dovettero accompagnarmi a casa in lettiga.

Certo è stato un brutto azzardo, e i miei poveri genitori e Ada hanno provato un gran dispiacere; ma però è stata anche una bella soddisfazione per me il raccontare a tutti quelli che son venuti a farmi visita questa mia avventura: descrivendo la nostra corsa vertiginosa che faceva ripetere a ciascuno:

– È stata una vera e propria corsa alla morte, come quella di Parigi!

E oltre a questo, ho la soddisfazione di aver vinto a quello sballone di Cecchino Bellucci dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino che, appena saremo guariti, mi dovrà dare, se non vuole che gli dia quella famosa lezione che deve avere per i suoi bum contro mio cognato!

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Il giornalino di Gianburrasca – 17 Dicembre

Oggi a scuola ho avuto che dire con Cecchino Bellucci per causa di Virginia.

– È vero – mi ha detto il Bellucci – che tua sorella ha sposato quell’arruffapopoli dell’avvocato Maralli?
– È vero – gli ho risposto – ma il Maralli non è quello che dici tu: invece è un uomo d’ingegno, e presto sarà deputato.
– Deputato? Bum!… – E il Bellucci si è coperto la bocca, soffocando una risata. Io, naturalmente, ho incominciato a riscaldarmi.
– C’è poco da ridere! – gli ho detto scuotendolo per un braccio.
– Ma non sai – ha ripreso lui – che per fare il deputato ci vogliono dimolti, ma dimolti quattrini? Sai chi sarà deputato? Mio zio Gaspero: ma lui è commendatore e il Maralli no; lui è stato sindaco e il Maralli no; lui è amico di tutte le persone più altolocate e il Maralli no; lui ha l’automobile e il Maralli no…
– Che c’entra l’automobile! – gli ho detto.
– C’entra, perché con l’automobile mio zio Gaspero può andare in tutti i paesi di campagna e anche in cima ai monti a fare i discorsi, mentre il Maralli, se ci vuole andare, bisogna che ci vada a piedi.
– Nel paesi di campagna? Il mio cognato, per una certa regola tua, è il capo di tutti gli operai e di tutti i contadini, e se il tuo zio va in campagna anche con l’automobile ci troverà delle brave bastonale!
– Bum! A parole!
– C’è poco da far bum…
– Bum!
– Smetti di fare bum, t’ho detto.
– Bum! bum!
– Quando poi s’esce di scuola, te lo dò io il bum! –

Lui s’è chetato perché sa, come sanno tutti, che Giannino Stoppani riffe non se ne lascia far da nessuno. Difatti dopo scuola l’ho raggiunto alla porta d’uscita dicendogli: – Ora facciamo i conti fra noi! – Ma lui ha affrettato il passo e, appena fuori, è montato sull’automobile di suo zio che lo aspettava e s’è messo a suonar la tromba tra l’ammirazione di tutti i nostri compagni, mentre lo scioffèr girava il manubrio e via di gran corsa.

Non importa. Gliele darò domani!

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