La Goshin Dojo centra quattro titoli italiani

Lo scorso weekend presso il Palaterme di Montecatini sono andati in scena i campionati italiani Fik e la Goshin Karate Dojo, rappresentata da 11 atleti, s’è piazzata al secondo posto nella classifica per  società. Splendida performance degli atleti del maestro Perilli, che hanno conquistato 4 titoli italiani, 4 medaglie d’argento e 4 bronzi accumulando nella classifica finale 96 punti con un distacco dalla prima classificata di soli 20 punti. «La cosa che mi rende più orgoglioso – dice il maestro Perilli – è  il fatto che come sempre i nostri atleti  abbiano surclassato società della regione Lazio e del resto d’Italia essendo di numero nettamente inferiore. Faccio i complimenti ai miei ragazzi che in questi mesi di preparazione all’evento hanno lavorato duramente per ottenere questo grande risultato; un ultimo pensiero va ai valori sportivi, al rispetto delle regole e dell’avversario, perchè nella nostra scuola questo sta alla base di ciò che insegnamo. Il medagliere: Luca Fracassa oro e bronzo kumite, Alessio Mosciarelli oro e argento kumite, Luca Granà oro kumite e oro kata, Clarissa Sansalone due argenti nel kumite, Lorenzo Granà argento kumite e bronzo kata, Tiziano Criscio bronzo kumite, Robert Acostantinesei bronzo kumite.

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Carabinieri, nel weekend 14 denunce

TARQUINIA – Servizio straordinario di controllo del territorio in tutta la fascia esterna  della provincia di Viterbo, in questo weekend. I servizi sono stati mirati alla sicurezza sulle strade, le arterie viarie, e polizia di prevenzione; il controllo è stato armonizzato alle esigenze del notevole flusso turistico iniziato in coincidenza con il ponte del 25  aprile e che proseguirà fino al ponte del primo maggio. (agg. 23/04 ore 10 segue)

A Tarquinia è stato segnalato alla Prefettura, per uso di sostanze stupefacenti, un italiano di 41 anni trovato in possesso di 1,1 grammi di hashish. A Montalto di Castro è stato segnalato alla Prefettura un trentenne trovato in possesso di 9 grammi di marijuana. Diversi gli interventi nel resto della provincia: a Caprarola è stata denunciata una studentessa italiana di 20 anni, poiché trovata in possesso a seguito di controllo, di 1,5 grammi di hashish e 3 grammi di marijuana, oltre ad un bilancino di precisione per pesare lo stupefacente. Inoltre sempre a Caprarola, sono stati denunciati tre cittadini di origini georgiane, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, ritenuti responsabili di avere rubato i all’interno del supermercato EMI , numerose bottiglie di super alcolici. A Blera sono stati denunciati, un cittadino polacco di 18 anni e un cittadino brasiliano di 18 anni, per avere tentato un furto all’ interno di un garage privato di Blera. (agg. 23/04 ore 13,15)

A Rociglione è stato denunciato un moldavo di 28 anni per avere esibito ad un controllo stradale una patente europea palesemente falsa, e per guida senza patente per non averla mai conseguita. A Carbognano è stato segnalato alla Prefettura, per uso di stupefacenti, un cittadino di origini romene di 21 anni, trovato in possesso di 0,5 grammi di marijuana. A Bolsena sono stati denunciati per rissa, un cittadino polacco ed un cittadino romeno, di 20 e 26 anni, che hanno aggredito per futili motivi un cittadino italiano di 43 anni procurandogli lesioni. A Montefiascone è stato denunciato un pakistano, di 25 anni, che controllato dai carabinieri, si è rifiutato di fornire i documenti di identità. A San Lorenzo nuovo sono stati denunciati per possesso di droga due cittadini, uno italiano di 35 anni e uno del Bangladesh di 28 anni, perché trovati in possesso di 2 grammi di cocaina, e il cittadino straniero anche colpito da un provvedimento di espulsione; sempre a San Lorenzo Nuovo, è stato segnalato alla prefettura, quale assuntore, un nigeriano di 26 anni trovato in possesso di 3 grammi di marijuana. al termine del servizio di controllo del territorio sono state inoltre rilevate 16 infrazioni al codice della strada. (agg. 23/04 ore 18,15)

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Angeloni (Pd): ''Numeri del porto positivi, solidarietà politica a Di Majo''

CIVITAVECCHIA – "Nel porto dei veleni è in atto una vera e propria bonifica firmata Di Majo e Macii in nome della legalità e della riforma". Lo sottolinea l'esponente del Pd Fabio Angeloni. "Il cambiamento è profondo e inizia dall’interno dell’Adsp: dirigenti dimessi, rimossi ed emarginati. La reazione è scomposta – ha aggiunto – con i politici che restano aggrappati alle poltrone, come il grillino Fortunato da due mesi decaduto dal Comitato Portuale ma mai sostituito dal sindaco Cozzolino, Port Mobility che fa scattare il ricatto dell’occupazione, il caso delle tariffe Total Erg che finisce in Senato. Tra dispute e veleni la difesa del posto di lavoro è l’unico obiettivo da difendere, l’unico per il quale la politica – tutta insieme – deve ora spendersi, accompagnata da un sindacato che sappia interpretare la trasformazione in atto".

Per il resto, come evidenziato dallo stesso Angeloni, "è bene che Di Majo abbia mani libere e solidarietà politica ad accompagnarlo: finché i numeri saranno positivi, e quelli della sua gestione  fin qui lo sono – ha concluso – possono lamentarsi quanto vogliono".

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Angeloni (Pd): "Nel porto dei veleni è partita la riforma. Inaccettabili i ricatti sull'occupazione"

CIVITAVECCHIA – "Nel porto dei veleni è in atto una vera e propria bonifica firmata Di Majo e Macii in nome della legalità e della riforma". Lo sottolinea l'esponente del Pd Fabio Angeloni. "Il cambiamento è profondo e inizia dall’interno dell’Adsp: dirigenti dimessi, rimossi ed emarginati. La reazione è scomposta – ha aggiunto – con i politici che restano aggrappati alle poltrone, come il grillino Fortunato da due mesi decaduto dal Comitato Portuale ma mai sostituito dal sindaco Cozzolino, Port Mobility che fa scattare il ricatto dell’occupazione, il caso delle tariffe Total Erg che finisce in Senato. Tra dispute e veleni la difesa del posto di lavoro è l’unico obiettivo da difendere, l’unico per il quale la politica – tutta insieme – deve ora spendersi, accompagnata da un sindacato che sappia interpretare la trasformazione in atto".

Per il resto, come evidenziato dallo stesso Angeloni, "è bene che Di Majo abbia mani libere e solidarietà politica ad accompagnarlo: finché i numeri saranno positivi, e quelli della sua gestione  fin qui lo sono – ha concluso – possono lamentarsi quanto vogliono".

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Motore esploso in volo, la Faa ordina ispezioni su 681 propulsori in tutto il mondo|La pilota dai nervi d’acciao

L’autorità federale Usa sul volo ha chiesto ispezioni sui propulsori CFM56, il modello esploso sul Boeing 737 in volo da New York a Dallas, causando la morte di una passeggera. Previste 352 verifiche negli Usa, 329 nel resto del mondo

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Ciontoli: «Dio mio quanto odio.  Aiutaci»

LADISPOLI – C’è grande incredulità tra i membri del gruppo Giustizia e Libertà e tra tutti coloro che sono vicini alla famiglia di Marco Vannini per quanto espresso da Antonio Ciontoli sul proprio profilo facebook. 
Quanto scritto potrebbe essere interpretato dai più come una provocazione. Antonio Ciontoli, nelle sue parole, invoca Papa Francesco.
“Santo Padre grazie per la speranza di vita che mi doni, ma un grazie particolare perché le tue Sante iniziative hanno aperto il cuore a chi ne ha tanto bisogno…Amore non odio” e “Dio mio quanto odio. Aiutaci”.
Queste le frasi affidate da Antonio Ciontoli al proprio profilo social (riprese pubblicamente a livello nazionale dalla trasmissione Quarto Grado), prima e dopo la sentenza dello scorso18 aprile.  
Frasi che, senza dubbio, sono state recepite dalle tante persone vicine ai Vannini come la provocazione di un uomo che, comunque, è stato condannato in primo grado a 14 anni per omicidio volontario. La famiglia Ciontoli, ricordiamolo, si è sempre sentita vittima e si è sempre lamentata per l’odio che le è stato rivolto.
Sono passati quattro giorni dal 18 aprile, data in cui la corte d’assise ha pronunciato la sentenza con cui ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni, il resto della sua famiglia a 3 anni e assolto Viola Giorgini. In questi giorni sono state molteplici le interpretazioni della sentenza. Piena di enfasi quella del giornalista Carmelo Abbate a Quarto Grado:  “Una sentenza vigliacca, che manca di coraggio. Le sentenze si rispettano, ma in democrazia si possono criticare. Questa sentenza, a mio avviso, risolve la questione tra addetti ai lavori. 
Addetti ai lavori che risultano tutti vincitori: vince la difesa dei Ciontoli perchè Viola è stata assolta, i 3 membri della famiglia vedono derubricata l’accusa a omicidio colposo e Antonio Ciontoli si becca le attenuanti. Vince anche la difesa dei Vannini perchè l’avvocato Gnazi ha fatto un ottimo lavoro, portando a casa un successo notevole spostando la discussione da omissione di soccorso ad omicidio. Gli unici sconfitti sono mamma Marina e papà Valerio, perché la sentenza ‘se ne fotte di loro’ già nel momento in cui scinde due destini: quello dei familiari del Ciontoli considerati, alla fine, spettatori quasi incoscienti e quello di Antonio considerato l’artefice massimo. Ma se il sig. Ciontoli è l’artefice massimo allora la pena deve essere consona, dura. Invece ottiene le attenuanti. Perché è incensurato? In questo modo però, non si giudica il comportamento dell’imputato dopo il reato: ha mentito e depistato le indagini. E si becca le attenuanti? Per questo, a mio modo di vedere, è una sentenza vigliacca”.
Una vicenda che, come ovvio, è destinata a proseguire: i legali della famiglia Ciontoli hanno già fatto sapere che ricorreranno in appello per chiedere omicidio colposo per Antonio Ciontoli e l’assoluzione per il resto della famiglia. Stessa cosa potrebbe fare il PM Alessandra D’Amore per impugnare la sentenza di primo grado. 
Ora non resta che attendere le motivazioni della sentenza per farsi un’idea più chiara sul verdetto emesso dalla corte.

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Vannini, pronto il ricorso in appello

LADISPOLI – “Ricorreremo in Appello”. Poche ma significative parole quelle pronunciate da Andrea Miroli, legale dei Ciontoli, all’indomani della sentenza sul caso Vannini. Il tribunale di Roma ha condannato in primo grado a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale Antonio Ciontoli, a 3 la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina assolvendo invece Viola Giorgini accusata di omissione di soccorso. “Chiederemo omicidio colposo per Antonio Ciontoli mente l’assoluzione per il resto dei familiari”, ha poi specificato Miroli. Nessun commento però sulla sentenza emessa dalla Corte di Assise di Roma anche se sia lo stesso Andrea Miroli che Pietro Messina hanno mostrato soddisfazione per l’assoluzione di Viola e la pena di 3 anni inflitta alla signora Pezzillo e ai figli Martina e Federico (il pm aveva chiesto 14 anni). Gli avvocati dei Ciontoli hanno sempre espresso delle perplessità su tutte le prove che udienza dopo udienza si sono sviluppate. “Nessuno ha mai preso in considerazione l’evento morte – aveva detto in precedenza Andrea Miroli – nessuno si poteva rendere conto della gravità delle lesioni, perché nessuno ha visto le lesioni interne del ragazzo. E’ questo per noi il nodo focale del processo”. 
Interviene anche l’avvocato dei Vannini: “Questa vicenda – sostiene Celestino Gnazi – ha sempre viaggiato su due binari destinati a non incontrarsi: quello tecnico e quello morale ed emotivo. Sotto il primo aspetto, dobbiamo ricordare che la Corte di Assise ha sentenziato che la vita di Marco Vannini è stata spazzata via da quattro assassini, uno dei quali avrebbe agito con dolo e tre con colpa. E’ stata una battaglia durissima, per nulla scontata. Ma non è questo il giorno delle osservazioni tecniche e ci torneremo quando saranno pubbliche le motivazioni. Oggi è il giorno della vicinanza e dell’affetto per i genitori di Marco, gli unici condannati all’ergastolo. La loro violenta reazione alla sentenza è comprensibile. Ciò che è davvero poco comprensibile è la mitezza delle pene inflitte ai condannati e, ripeto, è comprensibile la profonda delusione dei genitori nei confronti di una Corte che non ha saputo rendere la meritata giustizia ad essi ed al loro splendido ragazzo assassinato.  La nostra battaglia, naturalmente non finisce e saremo presenti in tutti i gradi di giudizio ad invocare e pretendere la giustizia che  Marco Vannini merita. Valuteremo ogni altra iniziativa. Voglio nuovamente ringraziare la Procura di Civitavecchia. Il percorso seguito dal PM Alessandra D’amore non era facile, ma lo ha fatto e la sostanza dell’impianto accusatoria è stata riconosciuta nella sua validità. Ora attendiamo le motivazioni della sentenza, ma le chiediamo sin da ora di impugnare la sentenza di primo grado e confidiamo che lo farà”.

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La casa imbrattata di Kyenge, il vicino «confessa»: «Sono stato io per ripicca, il marito non raccoglie mai i bisogni del cane»

Il «movente» non sarebbe dettato dall'odio. Il vicino di casa ha «confessato» al Resto del Carlino che il marito dell'europarlamentare Pd «non raccoglie mai le deiezioni del cane». Ma la parlamentare Pd smentisce: «Rapporti perfetti col vicinato. Si è trattato di un gesto d’odio. Abbiamo sporto denuncia»

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Flavioni: il destino tra le dita

di GIAMMARCO MORGI

La Flavioni Handball Civitavecchia ha il destino tra le dita, che dovrà tenere ben incrociate. Sabato alle 16.30 sul parquet amico del Palasport, infatti, le gialloblu avranno di fronte l’ultima chance salvezza, nel match valevole per l’11^ giornata di ritorno del campionato di pallamano femminile di serie A1, quando si ritroveranno di fronte le rivali del Venplast Dossobuono; formazione attualmente settima in classifica a quota 19 punti. (Agg. 19/4 ore 18.02 SEGUE)

IL MOMENTO DELLA FLAVIONI – Le civitavecchiesi dirette da coach Patrizio Pacifico, al momento piazzate sull’undicesima e penultima casella della graduatoria con 8 lunghezze all’attivo, distano un solo punto da quella decima casella che vale la salvezza e che ora è occupata dall’Ariosto Ferrara; squadra che alle 19 sarà di scena sul rettangolo del Cassano Magnago. Nell’ultima giornata della stagione, dunque, la Flavioni si giocherà il tutto per tutto per restare nel massimo campionato della pallamano femminile, ma dovranno anche sperare in una sconfitta dell’Ariosto Ferrara; possibilità comunque realistica visto che il Cassano Magnago è ancora in lizza per un posto nei playoff e non dovrebbe quindi regalare punti alle rivali. (Agg. 19/4 ore 18.32 SEGUE)

IL COMMENTO DELLA GIALLOBLU ANNA GIULIA FRANCESCONI – «Lunedì – spiega la gialloblu Anna Giulia Francesconi – c’era sicuramente più entusiasmo rispetto al resto dell’anno. Durante la settimana abbiamo preparato bene la partita, visto che il Dossobuono ha una difesa molto offensiva. Secondo me la concentrazione e la determinazione saranno fondamentali. Finora è stata una cavalcata emozionante, e adesso ci giochiamo il tutto per tutto. Sentiamo tanto la responsabilità, ma abbiamo anche una gran voglia di realizzare quello che è il nostro sogno fin dall’inizio della stagione e faremo di tutto per rimanere in questa categoria; sperando che Ariosto non vinca». (Agg. 19/4 ore 19)

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Porto: è battaglia sulle gru

CIVITAVECCHIA – "È fuori dubbio che la Cfft ha la possibilità ed il diritto di operare come meglio crede decidendo di lavorare in autonomia senza usare mezzi della Gtc e il personale (art.17) della Cpc. L’anomalia potrebbe essere quella  che la Cfft è socia al 8,89% della Gtc e Steven Clerckx è membro del Consiglio di Amministrazione dalla sua costituzione ed è perfettamente a conoscenza di tutta l’attività della società: saranno i nostri legali ad occuparsi se necessario di questo aspetto". È ormai esploso in tutti i suoi aspetti il caso delle gru all'interno del porto. Il presidente della Gtc, Ugo la Rosa, è infatti intervenuto a seguito delle dichiarazioni del manager della società belga; e non sembra aver gradito quanto chiarito dallo stesso Clerckx. 

Oggi quella pace sociale sembra minata all'interno dello scalo. Gtc, Compagnia Portuale e Cfft difendono il proprio operato, chiariscono i contorni della storia, cercando di scrollarsi di dosso responsabilità che alla fine, come spesso accade, rischiano di avere ripercussioni sempre e soltanto sui lavoratori. 

"Il fatturato annuo relativo alle nostre prestazioni nei confronti della Cfft  è il 13,90%  del totale e non il 50% come sbandierato in molte dichiarazioni – ha spiegato La Rosa – tale quota di fatturato non è servita assolutamente ed evitare la cassa integrazione ai dipendenti. È stato il restante 86,10% di fatturato proveniente dagli altri soci e specialmente alla società Traiana a farlo. La nostra società, negli anni passati, nonostante le difficoltà dovute alla diminuzione  del lavoro non ha mai avuto ritardi nel pagamento di stipendi, contributi sociali, fornitori; questo grazie all’intervento dei soci che hanno, quando necessario, ricapitalizzato la società. Per quanto riguarda il traffico della Cfft a questa società è stata sempre applicata la massima attenzione. Tariffe molto competitive, turni di lavoro 24h x 7 giorni. Nei limiti del possibile e del lecito è stata favorita nell’accosto delle navi e nella priorità di fornitura dei mezzi, senza logicamente sfavorire le altre correnti di traffico. Èsenz’altro vero che le gru, come del resto tutti i mezzi meccanici nei porti, sono state soggette a brevi soste operative dovute a problemi tecnici. Il nostro personale è sempre stato all’altezza dei suoi compiti ed ha un livello tecnico e operativo notevole. È strano che la Cfft si lamenti di questi problemi ma che poi acquisti semoventi come le nostre e soprattutto per gestirle ci sottragga nostro personale".

E infatti il presidente La Rosa ricorda quanto accaduto a partire dagli ultimi mesi del 2017 quando "su pressante richiesta della Cpc – ha spiegato – abbiamo organizzato a nostra cura e spese un corso di addestramento per sei  giovani portuali che ad aprile abbiamo certificato come ottimi gruisti.  L’accordo era che ce ne saremmo serviti sulle nostre gru quando necessario logicamente a pagamento. E questo è già avvenuto. Il  4 aprile durante il Cda della Gtc, essendo da tempo girate voci su un possibile acquisto di gru da parte della Cfft, è stato chiesto al consigliere Clerckx quali fossero le loro intenzioni. La risposta è stata molto chiara. Non avrebbero acquistato gru perché economicamente non conveniente. Il successivo 9 aprile lo stesso consigliere ci comunicava telefonicamente di aver cambiato idea e di procedere all’acquisto di gru semoventi. E negli stessi giorni due nostri  dipendenti ci annunciavano le proprie dimissioni in quanto assunti da Cfft. Nel campo commerciale  ognuno  può fare quello che meglio crede, ma non sono accettabili certi comportamenti. Se gli operatori di questo porto non avessero messo a disposizione della Cfft attrezzature, personale, aree ed ogni altro necessario, il lavoro dei contenitori frigo non sarebbe decollato. Non dobbiamo dimenticare che, per aver collaborato con la Cfft, abbiamo dovuto sopportare il sequestro delle gru con conseguenti enormi danni sia d’immagine che finanziari e notevoli spese legali per i vari processi civili e penali che ancora stiamo subendo".

Il presidente di Gtc ha quindi criticato il comportamento di Cfft e della Compagnia Portuale, sottolineando però come la società sarà in grado di continuare la propria attività "e superare come al solito da soli, eventuali difficoltà. Il lavoro sta lentamente ma costantemente aumentando – ha concluso – ed abbiamo fiducia che tale trend continui".

"La Compagnia, da oltre vent’anni, forma il proprio personale alla guida delle gru portuali, in collaborazione prima direttamente con l’Autorità Portuale e poi con la Gtc  Gestione Terminals Civitavecchia – hanno spiegato dalla Cpc – siamo una cooperativa di lavoratori autorizzata, ex art. 17 comma 2 della L. n. 84/94, a somministrare manodopera alle imprese portuali che operano nello scalo ai sensi degli artt. 16 e 18 della stessa l. n. 84/94 e che ne facciano espressamente richiesta. L’esecuzione delle operazioni portuali è specificamente disciplinata dal Decreto del commissario straordinario dell’Autorità Portuale n. 87/2016, nella fattispecie la Cooperativa, in qualità di “impresa somministratrice”, fornisce alle “imprese utilizzatrici” richiedenti lavoratori qualificati ed altamente specializzati al fine di garantire la piena esecuzione di tutte le operazioni collegate al cosiddetto ciclo nave. Appare evidente che la Cpc non ha nulla a che vedere con la querelle tra Cfft e Gtc, imprese portuali le cui dinamiche commerciali, economiche e societarie non devono né possono inficiare l’operato della Compagnia Portuale. La Cpc nei suoi 121 anni di storia non ha mai abbandonato alcun lavoratore del porto e si è sempre fatta trovare pronta e disponibile a dare il proprio contributo in ogni situazione di crisi occupazionale. La Cpc lo ha sempre fatto e sempre lo farà, a tutela dei propri soci e di ogni lavoratore impiegato nel nostro porto".   

 

 

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