Economia del mare: una svolta per il territorio

CIVITAVECCHIA – Civitavecchia deve puntare sempre più sui driver che rappresentano la sua vocazione, ciò non vuol dire perdere lo status di porto polifunzionale ma vuol dire fare scelte strategiche. Le crociere ed il Ro-Ro hanno un notevole impatto moltiplicativo sull’economia per cui sulle prime va rafforzato il ruolo di home port (porto di partenza e di rifornimento) e per i secondi andrebbe impiantato nel tempo un sistema rivolto sempre più anche a dare logistica alle auto. Per accogliere investimenti logistici è necessario dare progettare strumenti che favoriscano l’attrazione di investimenti: in questo senso i porti del Centro – Nord hanno la possibilità di istituire Zone Logistiche Semplificate. Il "porto del futuro" deve garantire al territorio: internazionalizzazione, logistica e sviluppo del turismo. Sono questi i 3 imperativi su cui Civitavecchia deve impostare la propria crescita e la Zls potrebbe contribuire a farne crescere alcuni.

Sono queste le conclusioni a cui si è giunti con il convegno convegno "Economia del mare – opportunità di sviluppo per il territorio laziale" organizzato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con SRM (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale e l'Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Civitavecchia. L'occasione per presentare anche la 5° edizione del Rapporto "Italian Maritime Economy” di SRM: strumento che ha messo in evidenza il grande ruolo che il sistema marittimo e portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta svolge per la crescita del territorio e ha sottolineato quali sono in prospettiva i nuovi driver da sviluppare per far sì che lo scalo sia sempre più protagonista con investimenti infrastrutturali e l’attrazione di investimenti imprenditoriali. (SEGUE)

I COMMENTI – “Lo studio realizzato da SRM è molto importante per il nostro Network ed è particolarmente determinante e appropriato per il porto di Civitavecchia – ha commentato il presidente dell'Adsp Francesco Maria di Majo – in quanto mette in evidenza le potenzialità di un porto considerato un punto chiave per lo sviluppo economico della nostra regione, dell’Italia e non solo. Il porto di Civitavecchia e i porti del Network, Fiumicino e Gaeta, sono stati riconosciuti, ultimamente, strategici anche a livello Europeo tanto che la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha approvato un finanziamento di 195 milioni di euro, il più grande finanziamento concesso dall’istituto di credito lussemburghese in favore di un’autorità di sistema portuale, mirato all'ampliamento del porto di Civitavecchia ed alla realizzazione del nuovo porto commerciale di Fiumicino. Nel primo scalo il progetto riguarderà la realizzazione di grandi opere infrastrutturali, tra cui in particolare il completamento delle opere relative alle darsene servizi e traghetti, e il prolungamento della diga foranea, nonché le relative connessioni viabilistiche. A Fiumicino, il progetto prevedrà, invece, la costruzione della nuova darsena pescherecci e della prima fase del nuovo porto commerciale a servizio di traghetti passeggeri, navi ro-ro, navi da crociera, grazie alla realizzazione di due nuovi frangiflutti e di un’importante opera di dragaggio dei fondali”. 
“Nel Lazio le imprese agganciate al sistema marittimo sono oltre 33mila e generano qualcosa come 7,5 miliardi di euro di valore aggiunto e 134mila posti di lavoro – ha sottolineato Pierluigi Monceri, direttore regionale Lazio, Sardegna e Sicilia Intesa Sanpaolo – Civitavecchia ha registrato nel 2017 la movimentazione di 17 milioni di tonnellate cargo e, con 2,2 milioni di passeggeri, è il primo scalo crocieristico d’Italia ed il secondo d’Europa. La cosiddetta economia del mare costituisce un asset di crescita e sviluppo sempre più strategico e la connessione tra tutti gli attori coinvolti deve essere sempre più forte. La geografia non basta e i competitor sono sempre più agguerriti: occorre consapevolezza del nostro ruolo e delle nostre potenzialità per non perdere le opportunità connesse a questo grande settore. Il Gruppo Intesa Sanpaolo sostiene il settore dei trasporti e della logistica convinto che imprese e infrastrutture di questo settore rappresentino un patrimonio dell’Italia e, nel caso specifico al centro dei lavori di oggi, di Civitavecchia e del Lazio”.
“Il Mediterraneo sta aumentando la sua centralità nell’ambito dei traffici marittimi mondiali, non a caso nell’ultimo ventennio il traffico container è aumentato del 500% – ha quindi aggiunto Alessandro Panaro, responsabile Area Maritime Economy SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – nuovi fenomeni vanno affacciandosi nel Mare Nostrum come ad esempio i numerosi investimenti che la Cina sta realizzando nella logistica e nella portualità marittima, il gigantismo navale che va assumendo proporzioni sempre più preoccupanti per i nostri porti e un’aggressiva politica di attrazione di investimenti imprenditoriali messa in campo dai Paesi dell’area MENA (Middle East & North Africa) attraverso le Free Zones. Queste sfide necessitano di un sistema portuale sempre più innovativo, pronto a realizzare investimenti sempre più mirati alla crescita del territorio ed integrati con la logistica e a definire al più presto strategie che vadano in sinergia con le imprese; in questo senso le ZLS-Zone Logistiche Semplificate possono dare una forte mano a semplificare quelle procedure burocratiche che da sempre rappresentano il problema del nostro sistema portuale. Il sistema portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta con la sua grande vocazione Crocieristica e con una particolare vocazione rivolta al servizio del sistema produttivo deve essere in prima fila per consentire al Paese di non perdere le opportunità che il Mediterraneo sta mettendo in campo”. (Agg. 11/10 ore 13.37)

I NUMERI – La regione Lazio ha un sistema marittimo che vanta la presenza di oltre 33mila imprese (il 18% del Paese), genera 7,5 miliardi di euro di valore aggiunto (il 17% del Paese) e 134mila occupati (il 15,4% del Paese). Al 2017, il porto di Civitavecchia ha registrato circa 17 milioni di tonnellate cargo con una tenuta rispetto al 2016. L’import export marittimo del Lazio supera i 15 miliardi di euro. È significativa la quantità di rinfuse movimentata ma evidenziamo che a dare valore ai traffici commerciali di Civitavecchia è soprattutto il Ro-Ro (trasporto auto e veicoli gommati in generale) che sfiora i 5 milioni di tonnellate con un aumento del 3% sul 2016. Il Ro-Ro è un settore che consente al Paese di ridurre l’inquinamento e l’incidentalità (i tir viaggiano più sicuri sulle navi) e danno forza al nostro export di auto.Si tratta di un comparto ad alto valore aggiunto soprattutto se legato al trasporto delle auto-nuove.  Civitavecchia rappresenta il 5% del traffico nazionale. Il traffico Ro-Ro del porto è cresciuto del 23% negli ultimi 5 anni. Lo scorso anno nel porto di Civitavecchia il traffico di autovetture nuove è stato di 280mila unità, dato che conferma il trend positivo del 2016. Attraverso le Autostrade del Mare Civitavecchia è collegata con servizi regolari ai porti mediterranei di Barcellona, Tunisi, Olbia, Porto Torres, e con i porti Extra mediterranei di Halifax, Davisville, New York, Baltimore, Jacksonville, Houston, Tuxpan, Veracruz. Civitavecchia è il primo scalo crocieristico d’Italia con 2,2 milioni di passeggeri ed il secondo in Europa (dopo Barcellona) ed un punto di riferimento per il turismo. Esso è la «porta» di accesso alla Capitale. Quasi un quarto dei crocieristi italiani transita attraverso questo scalo. Problema del porto è rafforzare il ruolo di home port vale a dire porto di imbarco e non di mero transito. (Agg. 11/10 ore 14.29)

 

 

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Un Polo per la Sicurezza a via Vilnius

LADISPOLI – Un polo per la sicurezza utile a garantire l'interconnessione tra le Forze dell'ordine e allo stesso tempo a dotare i volontari della Protezione civile di locali idonei per lo svolgimento delle loro attività. Passa la mozione del gruppo della Lega in consiglio comunale. In questo modo, non solo i volontari potranno stare a stretto contatto con gli uomini della municipale e in particolare con il Comandante Blasi, che comanda il gruppo, ma verrebbe a crearsi una vera e propria “cittadella”. Lì vicino è già presente la sede della Guardia di Finanza e sarà realizzata la nuova Caserma dei Carbinieri. L'amministrazione non vuole nemmeno escludere che un giorno, qualora le richieste vengano accolte, potrà essere allocato il presidio fisso o temporaneo della Polizia di Stato. 
Dopo gli ultimi episodi di violenza che hanno interessato la città balneare (dalla rissa in pieno centro che ha visto ignoti seminare il panico in diverse attività commerciali del viale Italia; fino ad arrivare alla rapina a mano armata che ha interessato un mini market della città) anche da parte dei cittadini era nata l'esigenza di chiedere un Commissariato di Polizia in città, tanto che era stata lanciata anche una petizione sulla piattaforma change.org. E su questa scia è stata invece approvata la mozione presentata dal gruppo Fratelli d'Italia: «Ad oggi – ha spiegato il consigliere Ardita – la popolazione residente è aumentata di 7mila abitanti, dal 1970, con un'alta incidenza di stranieri che rappresentano il 18% della popolazione. A questi – ha proseguito Ardita – si aggiungono i non regolari. Dal 2011 Ladispoli è inoltre diventata città». Il consigliere di FdI ha inoltre puntato i riflettori sulla “centralità” di Ladispoli rispetto alla Capitale, al porto di Civitavecchia e all'aeropporto di Fiumicino. «In estate – ha proseguito – il numero di residenti raddoppia», ma il personale in capo alle Forze dell'Ordine resta invariato. Da qui la necessità di incrementare questo numero, così da garantire maggiore sicurezza e un maggiore controllo del territorio. 
Ma se da una parte il consiglio comunale si è trovato favorevole a “regalare” ai volontari della Protezione civile i nuovi locali di via Vilnius, dall'altra parte, ora resta un problema da risolvere: dove ospitare le associazioni di volontariato. Con una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle lo scorso anno, infatti, l'amministrazione si era impegnata a cedere i locali di via Vilnius in questione, proprio alle associazioni di volontariato, che ora con il nuovo documento approvato dalla massima assise cittadina, si ritrovano nuovamente senza una casa. «Magari – ha detto Pizzuti Piccoli – le riportiamo a via Aldo Moro, così siamo tutti più contenti».
 

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L’Università della Tuscia premiata per la sana gestione

VITERBO – Prima dell'Università della Tuscia solo altri 4 Atenei in Italia. Nel Lazio è la prima tra le Università ad ottenere risultati così lusinghieri. Mai prima d'ora aveva raggiunto livelli così ottimali. Questo risulta dalle classifiche rese pubbliche dal MIUR che riguardano il fondo di finanziamento ordinario (FFO) : un finanziamento statale che costituisce una delle principali fonti di entrata per le università italiane.  

Si tratta del finanziamento più importante dell’anno in quanto determina la quota trasferita annualmente agli atenei per il pagamento degli stipendi e per le spese per la didattica e la ricerca. Le risorse vengono attribuite agli atenei utilizzando un modello basato su alcuni parametri, con peso diverso, uguali per tutti gli atenei: numero studenti regolari attivi, il cosiddetto costo standard, qualità della ricerca, qualità del reclutamento accademico. In più le università possono scegliere autonomamente ulteriori parametri (cosiddetta autonomia responsabile) di valutazione che contribuiscono ai calcoli del modello. L’utilizzo di questi parametri definisce le assegnazioni alle università e, di fatto, determina una classifica.  Tra le tante classifiche del panorama accademico, molte basata su parametri poco rilevanti, questa è l’unica che conta davvero, perché è quella del Ministero ed assegna le risorse finanziarie necessarie per la sopravvivenza e lo sviluppo degli atenei.

L’Università della Tuscia, come dato totale, ottiene un finanziamento complessivo superiore, rispetto allo scorso anno, di oltre 1.200.000 euro, ovvero il 3,72% in più.

Si tratta di un risultato straordinario, uno dei migliori di sempre, che posiziona l’Ateneo, in una ipotetica classifica degli atenei più progrediti, al quinto posto assoluto nel Paese nell’unica vera classifica che conta.

L’Ateneo, per la prima volta negli ultimi anni, migliora in tutti gli ambiti della classifica, dal numero di studenti regolari attivi al reclutamento.

Il risultato assume ancora più rilevanza perché si tratta di una classifica dinamica, in cui vengono confrontate le prestazioni degli atenei. Non è sufficiente dunque migliorare, occorre farlo in misura superiore agli altri.Va anche rilevato che quest’anno il Ministero ha introdotto, con buon senso, dei parametri perequativi per le università localizzate in aree più difficili da raggiungere, tra cui anche Viterbo. Ma al di là di questo, comunque importante perché riconosce situazioni di obiettivo disagio, l’Ateneo ha migliorato tutte le proprie prestazioni. Il merito, come sempre accade, va condiviso con tutte le componenti della comunità accademica, studenti, personale docente e personale tecnico amministrativo, ciascuno ha fatto la propria parte in modo diverso. "Si tratta anche di un premio alla serietà -afferma il rettore dell'UNITUS Alessandro Ruggieri-e alla costanza del lavoro svolto su didattica e ricerca, ma anche un riconoscimento alle politiche strategiche dell’Ateneo di questi anni, ferme nel perseguire alcuni obiettivi, come il miglioramento delle prestazioni didattiche, la razionalizzazione dei corsi di studio, e la capacità di scegliere bene i propri parametri autonomi, che hanno contribuito in modo significativo al risultato (numero di crediti conseguiti dagli studenti e crediti conseguiti all’estero). Politiche dell’Ateneo che dunque hanno pagato: l’Università viterbese, ormai da 5 anni, al proprio interno, ribalta il modello FFO per distribuire le risorse interne, valorizzando così i più bravi e meritevoli e coloro che più contribuiscono alle prestazioni positive.

E’ un risultato importante di cui essere felici e orgogliosi ma non deve far abbassare la guardia rispetto al miglioramento continuo. Un obiettivo raggiunto e un punto di partenza per una ulteriore crescita dell’Ateneo, soprattutto sul fronte dell’attrattività dell’offerta formativa, perché, trattandosi di classifiche dinamiche, anche gli altri atenei stanno lavorando per migliorare.

Resta oggi la soddisfazione di un ateneo molto competitivo e ormai ben saldamente posizionato nel panorama nazionale e internazionale".

 

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Emergenza sott'acqua, la mappa delle camere iperbariche

ROMA – Sono 65 le camere iperbariche attive in Italia, molte concentrate al Sud: Campania e Sicilia spiccano con, rispettivamente, 15 e 13 centri (di cui 2 a Ustica e Lampedusa aperti solo da maggio a ottobre). Ma non tutte sono attrezzate per gestire le emergenze. La mappa salvavita per i subacquei è realizzata dalla Simsi (Società italiana di medicina subacquea e iperbarica) e aggiornata a maggio 2018. Dalla 'cartina' pubblicata dalla società scientifica emerge il grande vuoto dell'Abruzzo, fra le regioni affacciate sul mare. "Bisogna dire che non tutti i centri sono in grado di gestire casi di embolizzazione grave; inoltre alcune strutture fanno i conti con problematiche gestionali e con la drammatica carenza degli anestesisti". A spiegarlo all'AdnKronos Salute è Cesare Iesu, presidente Aaroi-Emac Sardegna (sindacato anestesisti e rianimatori) e vice presidente Aaroi-Emac Area Centro.

Guardando alla cartina (www.simsi.it), i centri iperbarici sono 2 in Piemonte, 1 in Trentino, 4 in Lombardia (tra Milano, Brescia e la bergamasca), 2 in Liguria, 1 in Friuli, 4 in Veneto, 3 in Emilia Romagna, 1 nelle Marche, 7 in Toscana, 3 nel Lazio (ma "il centro di Roma ha avuto qualche problema e i pazienti per un certo periodo sono stati portati a Napoli"), 1 in Molise, 15 in Campania, 4 in Puglia, 2 in Calabria, 2 in Sardegna (a Sassari, dove però non vengono trattate le urgenze, e a Cagliari), 13 in Sicilia (2 dei quali attivi solo in estate). Servizi fondamentali per la sicurezza dei sub, che possono fare la differenza tra la vita e la morte, o la paralisi. Costretti però a fare i conti con la drammatica carenza di anestesisti. "Da tempo lamentiamo la mancanza di almeno 4.000 specialisti. Nemmeno con montagne di ore di lavoro straordinario, spesso regalate, ferie e riposi rinviati all'infinito, arginiamo gli effetti della carenza di personale. Solo in Sardegna parliamo di un centinaio di anestesisti in meno", assicura Iesu.

Così nella regione, appena 2 settimane fa, un sub colpito da Mdd (malattia da decompressione) alla Maddalena è stato portato dall'elisoccorso in volo 'radente' fino a Cagliari per il trattamento in camera iperbarica. Una storia a lieto fine. "In Sardegna, ora come ora – conferma l'esperto – se c'è un'emergenza nel Nord, dove si concentrano i centri diving, il subacqueo viene portato all'Ospedale Marino di Cagliari: la struttura di Sassari non ha anestesista e non può gestire le urgenze, mentre alla Maddalena c'è sì una camera iperbarica da poco rinnovata, ma è chiusa perché non ci sono specialisti con le necessarie competenze".

"In passato alla Maddalena c'era la Marina americana – ricorda Iesu – e la camera iperbarica sull'isola ha una presenza 'storica'. Oggi non è attiva per le emergenze, perché nell'ospedale non c'è una Rianimazione né un rianimatore, dopo che il collega è andato in pensione. Insomma, in caso di incidenti i sub devono spostarsi a Cagliari in elisoccorso, che in molti casi non può ancora assicurare un'attività h24".

Spostare un paziente vittima di un'embolia non è semplicissimo. E l'impresa si complica se occorre coprire grandi distanze o ci si muove all'estero. "Non si può ricorrere ad aerei di linea perché pressurizzati a 1800-2000 metri – spiega Carlo Marenghi, responsabile Unità medica di Europ Assistance Italia, specializzata in assicurazioni viaggio – dunque non resta che l'elicottero in volo radente. Nel caso di patologie dei subacquei, ma anche di altre problematiche come gangrena gassosa, otite media non perforata e occlusione intestinale, il paziente non può essere messo su un aereo di linea, ma c'è la possibilità di effettuare un volo su piccoli aerei ambulanza che pressurizzano la cabina a quota zero, cioè come se viaggiassero a livello del mare".

In caso di embolia, ricorda Iesu, il tempo è fondamentale. "Più le ore passano, più aumenta il rischio che si inneschino eventi come ipossie e ischemie, e il danno può diventare permanente", avverte il medico, che è anche un appassionato subacqueo. "E' fondamentale poter contare su un numero di anestesisti e rianimatori in grado di gestire un'embolia gassosa, specie nelle regioni affacciate sul mare", ribadisce Iesu.

Ma come ridurre i rischi di emergenze sott'acqua? "Quest'anno abbiamo seguito 12 sub (la media è di circa 15 l'anno), la maggior parte provenienti dai diving del Nord della Sardegna – spiega Luca Patrignani, responsabile della Rianimazione e della Medicina iperbarica dell'Ospedale Marino di Cagliari, attiva H24 con una decina di tecnici, 10 medici e 8 infermieri specializzati – A incappare in problematiche sono stati più spesso gli istruttori, anche perché fanno sovente immersioni ripetute. E le patologie riscontrate sono state anche importanti, come nel caso del sub di Milano. Esistono però dei sistemi per ridurre al minimo i rischi: raccomandiamo di non immergersi mai da soli, di rivolgersi a diving qualificati e di non strafare. Meglio rinunciare a un'immersione – raccomanda – se ci si sente stanchi o non in forma".

"Inoltre occorre considerare che, per fare questo sport, specie per immersioni profonde o con nitrox, serve un allenamento – ammonisce l'esperto – E' bene poi sottoporsi a controlli medici regolari, che però non sempre evidenziano problematiche, come il forame ovale pervio, che aumentano il rischio di Mdd".

Altra regola importante: non sottovalutare "mai sintomi, anche lievi, che possono manifestarsi dopo un'immersione. Se ci si sente poco bene, si ha una sensazione strana, compare un formicolio agli arti o un arrossamento su torace e gambe, oppure un dolore improvviso, è bene recarsi subito in pronto soccorso. Il fattore tempo è importante. L'ultima paziente che abbiamo seguito si era immersa a Lavezzi e si è accorta di una strana reazione cutanea: da Palau l'hanno portata da noi per un intervento in codice rosso". Se l'ossigeno per i sub "è salvavita, i trattamenti in camera iperbarica sono come 'antibiotici', ma non mi stancherò mai di ricordare che non bisogna perdere tempo e iniziare il trattamento prima possibile", conclude Patrignani.

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''Non si può aspettare la divina provvidenza''

MONTALTO – Quinto Mazzoni torna a chiedere all’amministrazione comunale di Montalto di Castro interventi risolutivi al problema dell’ostruzione del fiume Fiora pericoloso per i pescatori. «Per uscire in mare, dalla foce del fiume Fiora, mentre l’amministrazione ovvia da diverso tempo il problema, ci si aspetta che l’acqua piovana ‘‘faccia il suo’’, riempiendo il letto del fiume ed innescando le  piene che, con la forza della corrente, scavano la foce.  – dice Mazzoni – Sono anni che scrivo e segnalo il disagio che incombe per tutti i pescatori professionisti, quelli che di mestiere pescano per sfamare le proprie famiglie, e che intercorrono, a scadenze periodiche, abbastanza regolari, nell’ostruzione del fiume Fiora, a causa dell’insabbiamento ricorrente della foce. Nonostante il problema resti irrisolto da diversi anni, noncuranti di quanto disagio economico causi e data la superficialità con cui i nostri amministratori minimizzano il problema, aggirandolo e non affrontandolo, si continuano ad organizzare festicciole, tagli di nastro e inaugurazioni di opere di ordinaria amministrazione, trascurando le necessità dei cittadini». «Poi, accade,  – aggiunge l’esponente dell’opposizione – come questa mattina (ieri ndr), che, quando il rischio rasenta il disastro, gli assessori di competenza, accompagnati dal Sindaco, si scompongono per fare una rassicurazione di intervento. (si chiude la stalla quando i buoi sono usciti).  Infatti, quest’oggi, come altre volte, l’unico accesso a mare, dalla foce del Fiora, era un passaggio stretto sul lato destro del fiume, rasente agli scogli, che  compongono uno dei bracci a mare :un rischio  serio per le loro imbarcazioni e attrezzature , nonché per la loro incolumità. A seguito di quanto è successo oggi, purtroppo ,un imbarcazione da lavoro si è arenata, ed il piccolo canaletto, che permetteva lo sbocco a mare, ora, è quasi inesistente». «Sono stanco di sottolineare che i pescatori professionisti sono costretti ad uscire con le barche. Non possono permettersi di non lavorare. – aggiunge Mazzoni – E se questo è già bastante, non meno grave è l’offerta turistica alquanto carente, non permettendo ai diportisti, ed agli appassionati, di poter uscire, con le proprie imbarcazioni. In tutto questo, non mi spiego come, ancora oggi, non sia stato possibile comprare una Draga, la cui gestione possa restare nelle mani dell’amministrazione o essere affidata ad una cooperativa o altra attività, per ovviare al disagio ricorrente». «Consapevole che la foce del Fiora si sarebbe insabbiata di nuovo, – sottolinea Mazzoni –  in tempi molto brevi, e che nessun tipo di intervento serio e dignitoso, sarebbe  stato considerato da questa amministrazione, il 10 luglio scorso, ho provveduto ad effettuare una richiesta di accesso agli atti, la cui risposta, ovviamente, sta tardando, in cui richiedevo copia delle determinazioni relative all’assegnazione dei lavori per il dragaggio, o scavo, della foce del fiume Fiora, con relativi impegni di spesa, fatture e determinazioni di liquidazioni, dagli anni passati ad oggi. Il tutto perché, da essi, ci auguriamo, di non dover constatare che, con gli stessi soldi, era possibile l’acquisto di un dragai, sufficiente e necessario per ovviare il disagio ricorrente».

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SCICLONE PHARMACEUTICALS ITALY S.R.L.

Comunicazione notifiche regolari V&A – Modifica secondaria di
un'autorizzazione all'immissione in commercio apportata ai sensi del
Regolamento (CE) n. 1234/2008

(TX18ADD7684 )

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«Le nostre affissioni sono regolari»

LADISPOLI – Occupazione del suolo pubblico, pulizia dello stesso, pagamento della corrente e non da ultimo anche quello relativo all'affissione dei manifesti. Dal circo Rony Roller che in questi giorni sta montando le tende a viale Mediterraneo, a Ladispoli, replicano agli attacchi dei giorni scorsi da parte delle associazioni animaliste del territorio. A cominciare proprio dall'affissione dei manifesti a Cerveteri e Ladispoli.«Abbiamo chiesto e regolarmente ottenuto previo pagamento delle tasse – ha spiegato la responsabile Alessia Dell'Acqua – l'autorizzazione all'affissione dei manifesti nelle plance comunali». Ma non solo: vista la mole di lavoro all'interno del circo (tra bonifica dell'area, cura degli animali, esercitazioni pre spettacolo e molto altro ancora, …) l'attività di affissione dei manifesti è stata affidata a terzi. Se qualcuno dunque ha sbagliato non sono i gestori dell'attività circense che comunque assicurano: «E' ovvio che le cose vadano fatte in regola. Se ci sono state delle infrazioni è giusto che si paghi. Ci rifaremo con chi ha causato il problema». Tra le spese affrontate dal circo ci sono anche quelle di bonifica dell'area concessa dal Comune, dove durante la pulizia è stato trovato di tutto: dalle deiezioni canine fino ad arrivare a siringhe, profilattci e vetri.

Per quanto riguarda poi le accuse mosse dalle associazioni del territorio sulla presenza degli animali, la stessa Dell'Acqua ha tenuto a sottolineare il profondo legame e amore che lega gli “amici a quattro zampe” con i loro “padroni”:«Sono animali nati e cresciuti in cattività – ha detto – Cresciamo insieme ai nostri animali, i nostri bambini sin da piccoli interagiscono con loro. Siamo i primi ad amarli e a rispettarli». Non solo:«I nostri animali sono soggetti a controlli veterinari assidui, non solo da parte del personale inviato dalla Asl ma anche da parte dei nostri veterinari».«Abbiamo tutte le carte in regola – ha precisato ancora Dell'Acqua – Amiamo il nostro lavoro, amiamo far sorridere la gente». A riprova di quanto affermato dalla responsabile ci sono poi le parole pronunciate da Papa Francesco durante un'udienza concessa agli artisti dei circhi:«La gente che fa spettacolo nel circo crea bellezza e questo fa bene all'anima: abbiamo tanto bisogno di bellezza!». E proprio Papa Francesco qualche tempo fa decise di regalare un pomeriggio di relax a 2mila bisognosi (tra senzatetto, profughi e carcerati) portandoli proprio al circo.

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Premio Scarpellino, Tarquinia protagonista con gli stornelli di Aloisi e Andreaus

TARQUINIA – Alla ottava edizione del Premio di poesia e stornelli inediti nei dialetti del Lazio "VINCENZO SCARPELLINO" 2018, svoltasi a Roma il 17 giugno scorso, TARQUINIA si è fatta onore per la sezione "STORNELLI" con due Tarquiniesi che hanno confermato la vocazione della città per la poesia dialettale. Si tratta del prof. Cesare Aloisi, che ne è uscito 2° classificato, e di Sergio Andreaus, presidente emerito dell'Associazione "TAGETE", sodalizio che si occupa di trasmettere le tradizioni artistiche estemporanee, il quale si è guadagnato un encomiabile posto tra i finalisti. Gli stornelli di Cesare Aloisi, "dall'andamento disinvolto e filato", sono stati giudicati "regolari nella composizione metrica, felici nel lessico".

La giuria, come sempre, era formata da elementi altamente qualificati.: Cosma Siani, presidente della giuria, docente di lingua e letteratura inglese all'Università di Roma Tor Vergata, autore tra l'altro di "Poesia e dialetto nella Provincia di Roma" e "I poeti della Provincia di Roma, Panorama e antologia";  Sandro Bari, giornalista, direttore della rivista culturale "Voce Romana"; Paolo D'Achille, professore ordinario di Linguistica Italiana all'Università Roma Tre e autore di numerosi volumi e saggi sulla Lingua Italiana e sui dialetti;  Francesca Dragotto, professoressa associata nel settore "Glottologia e Linguistica dell'Università di Roma Tor Vergata; Aurora Fratini, fondatrice dell'Associazione culturale "Terzo Millennio", autrice di 7 commedie in dialetto e vincitrice di numerosi premi di poesia e stornelli; Giorgio Grillo, presidente del Centro Culturale "Lepetit" e dell'Associazione "L'INCONTRO";  Vincenzo Luciani: fondatore dell'associazione e della rivista "Periferie", ha pubblicato ricerche sulle lingue locali della Provincia di Roma e del Lazio e varie raccolte di poesia; Franco Onorati, giornalista e direttore responsabile della rivista "Il 996", edita dal Centro Studi "Giuseppe Gioacchino Belli, del quale è anche amministratore e per il quale cura convegni e pubblicazioni.

Ecco un breve saggio dell'opera dei due virtuosi artisti locali.

Di Cesare Aloisi ecco tre stornelli che hanno incontrato il favore della giuria.

LUI – FIORE BEFFARDO

Come te vedo comparì me perdo

e resto abbacinato dar tuo sguardo.

 

LUI – FIORE DE PRATO

"E dìjelo" 'gni vòrta me ripeto,

ma me 'ngarbùjo e nu me scappa 'n fiato.

 

LEI – FIORE DE AIOLE

Si te stai zitto me sta bene uguale.

L'amore 'n cià bisogno de parole.

 

La sfrontata ironia e la vena derisoria dell'estro cornetano si evincono dagli stornelli di Sergio Andreaus, Ecco  tre esempi.

DONNA – FIORE APPASSITO

Pari 'n sorcio de fogna 'mpataccato.

Solo a guardatte me viene er prurito.

 

UOMO – FIOR DE BARUFFA

Ma nu lo vedi si quanto sei goffa.

Si nun te dai da fà te fa la muffa.

 

DONNA – FIORE DE PRUGNA

Unto e bisunto peggio dell'ossogna.

Co te 'n ce spartirebbe manco 'n'ugna.

L’auspicio è che Tarquinia continui a ribadire ogni anno il proprio impegno per la valorizzazione della poesia e dello stornello nell’ illustre e celebrato dialetto.

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