''I giovani attendono il lavoro''

SANTA MARINELLA – Il portavoce del movimento politico Fare Rete di Santa Marinella continua la sua opera di critica nei confronti dell’amministrazione Tidei.
Questa volta, risponde sul progetto portato in consiglio comunale dalla giunta in carica relativo al mercato a km zero. «Il mercato a chilometri zero in centro città – dice Giovanni Ghezzi – non può essere la risposta alla necessità di sviluppo di una città troppo abbandonata ed ormai morente. La stessa iniziativa era stata presa nelle medesime modalità dall’amministrazione Bacheca ed abbiamo visto com’è andata a finire. Le repliche valgono solo per gli spettacoli di successo e fino ad ora nessuno ha avuto motivo per battere le mani e chiedere il bis». «Il problema non sono più i soldi ma le intenzioni – prosegue Ghezzi – non si riesce a comprendere come mai i giovani siano ancora tenuti a margine di ogni iniziativa, in mesi di discussioni e tanta polvere sollevata ancora non si sia presa un’iniziativa seria e concreta per favorire lo sviluppo commerciale ed imprenditoriale. Si batte e ribatte sulla leva del turismo, in mano a poche persone, e non si pensa a tutti quei ragazzi che non hanno più voglia di studiare e sono preda di una depressione sociale epocale. C’è necessità di iniziative forti, c’è necessità di sviluppo, di progettazione, di voglia di fare. Mettiamo da parte ogni velleità, abbattiamo ogni barriera ideologica e politica per dare un’opportunità, forse l’ultima, ai nostri giovani. Senza però dimenticare i meno giovani che stanno per essere espulsi da un mercato del lavoro che non li vuole e non li cerca o che questo salto nel vuoto lo hanno già subito. Manca la voglia di creare nuova occupazione non certo le opportunità. Non serve spendere soldi, è piuttosto opportuno spostare l’attenzione dai soliti temi, vetusti e consunti, quali l’edilizia, il turismo e il tempo libero per sviluppare iniziative a favore del terziario o dei servizi avanzati». «Riqualificare chi è fuori dal mercato del lavoro – conclude il portavoce di Fare Rete – deve diventare l’obiettivo per far crescere e sviluppare questa città. Chi non ha reddito, chi non ha stipendio, al mercatino a chilometri zero non ci può andare».

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Pyrgi in cerca di punti per risalire la china

Destinazione PalaCarucci per il Pyrgi questo pomeriggio alle 18, di fronte sul parquet, oltre al Terracina, ci saranno quei due punti, a questo punto ossigeno puro, per risalire in classifica. 
Perché se da una parte se ne è vinta una sola, all’esordio in casa dei Castelli Romani, dall’altra averne perse due tra le mure amiche, una di una lunghezza e l’altra per una manciata di punti, ha un po’ destabilizzato una rosa a cui serve, a questo punto, solo un filotto di risultati per tornare a capire la propria valenza. 
Senza dimenticare comunque che il Pyrgi dovrà recuperare domenica prossima la gara con il Cave, sospesa per la troppa umidità quando si era avanti dii sei punti. 
Se da una parte i veterani stanno tirando il gruppo, facendo leva sull’esperienza in modo da coinvolgere anche i meno anziani di età, dall’altra il coinvolgimento dei giovani comincia ad essere parte attiva di questa realtà. E così dopo la buona gara del classe 2002 Biritognolo nell’ultima uscita, coach Catinari inserisce un altro giovanissimo per Terracina, Feligioni classe 2001. 
Non dovrà trarre in inganno la posizione del Terracina, ultima a zero punti, perché quella facilità nel risultato finale, probabile nella mente dei giocatori, potrebbe indurre a prendere il match sottogamba. 
Per la gara sono stati convocati Cimò, Galli, Treglia, Di Giovanni, Biritognolo, Feligioni, Mangiola, Sileoni, Antista, Gonzales, Cappelletti e La Rocca. 
Due punti per ridare morale, in fondo finora è sembrato veramente minimo lo scarto con le pretendenti al titolo.

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Usi civici, Porrello (M5S): ''Mozione è un primo passo''

CIVITAVECCHIA – «Il problema degli usi civici a Civitavecchia è stato sempre una priorità per tutto il Movimento 5 Stelle, che sin dall’inizio della legislatura ha lavorato sul tema, portando a casa lo scorso mercoledì un primo importante risultato: l’approvazione di una prima mozione in consiglio regionale». 

Lo dichiara in una nota il consigliere regionale pentastellato del Lazio, Devid Porrello in risposta alle parole di Vittorio Petrelli, esponente di ‘‘Ripartiamo dai cittadini’’. «La misura impegna la Giunta a compiere dei passi concreti per la soluzione dell’annosa vicenda – assicura il consigliere regionale – attraverso l’applicazione regionale della legge 168 del 2017 e portando il tema in Conferenza Stato – Regioni per proporre le dovute modifiche alla normativa nazionale». Per il consigliere Porrello, quindi, si tratta di un primo passo verso una soluzione concreta e definitiva.  «Il nostro lavoro non termina qui – conclude Porrello – per questo motivo ho intenzione di aprire un tavolo di confronto con istituzioni, associazioni e tutti quei semplici cittadini che sono interessati a collaborare per dare concretezza alla mozione approvata e arrivare tutti insieme ad una soluzione definitiva».

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Ladispoli, al via la riqualificazione del sottopasso ferroviario

LADISPOLI – Finalmente il sottopasso ferroviario della stazione di Ladispoli è pronto a rifarsi il look. Per la felicità e soprattutto per la sicurezza dei pendolari e di tutti quei cittadini che lo utilizzano per spostarsi da una zona all'altra della città. Ad annunciare l'inizio dei lavori è proprio RFI. 
I lavori, che dureranno circa un mese e mezzo, prevedono anche la demolizione della scala e della copertura di accesso al primo marciapiede. 
I viaggiatori potranno accedere al sottopasso dalla scala esterna e dalla porzione di rampa ancora utilizzabile.
In corso anche gli interventi di innalzamento a 55 cm dei marciapiedi – secondo quanto previsto dallo standard europeo per i servizi ferroviari metropolitani per facilitare l’accesso ai treni – e la loro ripavimentazione.
In una seconda fase è prevista la realizzazione di nuove pensiline e l’installazione di moderni ascensori. Il fabbricato viaggiatori sarà completamente riqualificato. Saranno potenziati gli impianti di illuminazione e di informazione al pubblico.
Per non interferire sul regolare svolgimento del servizio ferroviario, gli interventi saranno realizzati per fasi e seguiranno un calendario che terrà conto della mobilità pendolare.
La riqualificazione della stazione di Cerveteri – Ladispoli fa parte di un più ampio progetto di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane). L’obiettivo è trasformare le stazioni in luoghi più accoglienti, implementare i servizi ai viaggiatori e realizzare spazi completamente fruibili ed attrezzati anche per le persone a ridotta mobilità.
 

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Trovata la soluzione per via Consalvi

di TONI MORETTI

CERVETERI – Appare quantomeno strano il clamore sollevato dalla questione dell’utilizzo, se ciò si potesse fare, in quale data sarebbe avvento qualora possibile, il trasloco dei quarantasette bambini della scuola materna “esiliati” come dicono le loro mamme al  plesso dismesso del Quartaccio ai nuovi locali, affittati dall’amministrazione comunale in via Consalvi e fatti ristrutturare e adeguare alla funzione. I dubbi e le incertezze da parte degli interessati, le mamme dei bambini, un po’ alimentati dalla perdita di credibilità dell’assessora alla scuola Francesca Cennerilli che riferiscono  abbia reagito in più occasioni in modo supponente e arrogante tanto da arrivare a sintetizzare uno sgradevole e irrispettoso: “Se vi piace è così, se no tenetevi i figli a casa”, portando un membro dell’opposizione, il consigliere Luca Piergentili a chiederne le dimissioni durante un consiglio comunale per manifesta incapacità a gestire il suo ruolo. Un po’ perché i “pasticci” prodotti da politici e dirigenti che ruotano intorno a questa amministrazione sono ben noti, per tutti si veda la situazione venutasi a creare con i parcherggi che dovevano essere a pagamento e con il project financing per il nuovo cimitero privato, per cui di cose “impiccate” se ne sono lasciate parecchie, per cui  per quelle mamme, che anche il trasloco dei loro figli a via Consalvi, poteva rivelarsi una cosa “impiccata” che avrebbe potuto vedere quei bambini trascorrere nell’attesa l’intero anno scolastico al Quartaccio. Ma il problema nasce quando si è rivelato il noto corto circuito tra la ASL che certifica l’idoneità dei locali di via Consalvi e l’ufficio tecnico comunale che non è intenzionata a concederla. Il vulvus sembra sia contenuto nelle disposizioni del decreto che stabilisce gli standard di capienza dell’edilizia scolastica per cui ci si sarebbe fermati su due accezioni. La prima è che la ASL abbia certificato come corretti siano gli spazi riservati ad ogni bambino ma l’opposizione arriverebbe dall’ufficio tecnico che, specificatamente per le scuole dell’infanzia, debbono garantirsi anche spazi per le attività all’aperto, come sostiene il decreto governativo, che nella fattispecie non ci sono. L’amministrazione sembra aver trovato due soluzioni, una proprio alla Pascucci. 
Il decreto in questione parla di standard relativi a edifici scolastici di nuova costruzione e non essendo quelli di via Consalvi di questo genere  non rientrerebbero nell’accezione. Ma dando per certa la mancanza di spazi per l’attività all’aperto ecco che una dirigente scolastica collaborativa, quella del Giovanni  Cena, si prenderebbe la responsabilità di garantire presso il suo istituto, le attività all’aperto necessarie ai quarantasette bambini. Basterà la garanzia offerta dalla dottoressa Cherubini, dirigente del Giovanni Cena per indurre l’ufficio tecnico a concedere l’autorizzazione? 
La  souspance è terminata nella tarda serata di ieri, quando l’arcano è stato svelato alle mamme convocate al Granarone per importanti “buone  notizie”. Le buone notizie ci sono state, ossia che i bambini andranno a via Consalvi come abbiamo ipotizzato.

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''L’unica guerra vinta è quella non combattuta''

di TONI MORETTI

CERVETERI – Domenica IV novembre, alle 11 era l’appuntamento al Parco delle Rimembranze per l’accurata cerimonia organizzata per la celebrazione del centenario della fine della Grande Guerra e la commemorazione di tutti i caduti di quella immane tragedia. Era prevista la presenza delle autorità militari, civili e religiose lì di fronte al monumento dei caduti e la partecipazione del complesso bandistico caerite, ma il tempo è stato inclemente. Una pioggia insistente e ha costretto tutti ad approfittare della cattedrale S. Maria Maggiore, in piazza Santa Maria, in verità non molto distante dal monumento, ed onorare lì, a margine della s. messa, quei caduti che hanno dato il loro contributo di sangue e di sacrifici  di cui moltissimi Cervetrani.
Incisivo e di grande valenza politica. È stato il discorso  del sindaco Alessio Pascucci che esordisce ponendosi una domanda: «Come facciamo a costruire un mondo migliore se non sappiamo da dove veniamo? – e si risponde da solo affermando – oggi siamo qui per questo. Oggi celebriamo la Giornata dell’Unità d’Italia, della Vittoria e delle Forze Armate. Ma c’è veramente Unità?»
A questo punto, il discorso si incentra  sulla Costituzione della quale è un estimatore ed un cultore, in quei punti in cui parla di diritti, di uguaglianza e di pace.  «L’articolo 3 della nostra Costituzione – dice Pascucci –  ci ricorda che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sono settant’anni che è scritto così. Eppure tutti i giorni milioni di nostri concittadini devono affrontare una loro guerra personale. Le famiglie che con la crisi economica faticano ad arrivare a fine mese. Gli uomini e le donne che non si vedono riconosciuti gli stessi diritti nel poter scegliere chi amare e come farlo. Le donne che subiscono violenza, fisica, psicologica, verbale, che lavorano al pari degli uomini ma che non ricevono gli stessi compensi. I genitori con un figlio o una figlia con diverse abilità, che devono lottare quotidianamente perché ai loro bambini vengano riconosciuti dei diritti essenziali, come il poter andare a scuola, o poter accedere senza barriere agli uffici pubblici. I bambini e le bambine nate in Italia da genitori stranieri, che vanno a scuola con i nostri figli, che parlano i nostri dialetti, cantano l’inno italiano, apprezzano i piatti della nostra tradizione e ne conoscono gli usi, ma non possono sentirsi italiani. Quante guerre ci sono ancora aperte nel nostro territorio nazionale? Quante volte al giorno vediamo calpestati quei diritti scritti così bene nell’articolo 3?» E pare sconsolato quando dice: «Non ci può essere Unità in una Italia in cui le differenze sociali sono così marcate. Non c’è Unità, non ci può essere Unità, dove non c’è amore».
La seconda parte del suo discorso è incentrato invece sul significato da dare alla vittoria facendo una disamina con una statistica spietata sul numero totale dei morti che ha prodotto, (settecentocinquantamila),  dei mutilati, delle donne e dei bambini vittime della fame e quindi incalza con un’altra domanda: «Quale Vittoria possiamo festeggiare? Quella delle bare tornate a casa con una bandiera sopra? Quella delle madri che hanno perso un figlio? Delle mogli rimaste vedove? Dei bambini rimasti orfani? Come possiamo usare la parola vittoria? L’unica guerra vinta – afferma con forza –  è quella non combattuta. Non a caso la nostra Costituzione all’articolo 11 recita: ‘‘L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’’. Eppure siamo ancora coinvolti. In tante operazioni di cosiddetta esportazione della democrazia, i nostri giovani, donne e uomini che servono con onore il nostro paese, sono ancora sul fronte – e rivolgendosi ai tanti militari presenti – E a loro, ai tanti militari qui presenti, in rappresentanza di tutti quelli che da sempre rischiano la vita nelle zone calde del mondo per proteggere la nostra libertà, a loro, al loro impegno, alla loro tenacia, al loro ardore, al loro coraggio, noi dobbiamo molto. E stamattina, in questo 4 novembre, sotto al monumento ai caduti vogliamo ringraziarli e omaggiarli perché non ci sia mai più una lapide in questa città, perché non ci sia mai più una lapide in nessuna città del mondo macchiata di sangue innocente. Perché questo marmo possa servire a costruire ponti, scuole, luoghi di accoglienza. E non muri. E chiude indicando chi anche in un contesto bellico riesce a fare un gesto d’amore: Salvo D’Acquisto un ragazzo come noi. Un uomo normale. Uno come i tanti contadini, i tanti operai, chiamati alle armi e mandati a combattere sul fronte senza conoscerne il motivo».
Un  discorso orientato e frutto del suo tempo, quello di Pascucci. Che onora i caduti delle guerre ma non festeggia la vittoria di una guerra perché non ci deve essere più motivo di farne una , se vincere vuol dire prevaricazione  e affermazioni di supremazie che non hanno più ragione di esistere. Questo è stato il significato vero di quella corona di alloro, che nonostante la pioggia scrosciante, domenica  è stata deposta al monumento dei caduti.

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Il tornado che spazzò via la città

LADISPOLI – Per le strade non c'è quasi nessuno. Il cielo è grigio, il pomeriggio uggioso e in tv ci sono le partite di serie A a far compagnia agli amanti dello sport. Qualcuno si sposta in auto o a  piedi per qualche via del centro per tornare a casa dopo il pranzo della domenica tra amici o in famiglia. Qualcuno è a lavoro, nei bar, nei negozi come tutte le domeniche. Niente potrebbe mai far pensare che una semplice pioggia possa trasformarsi in così poco tempo in una vera e propria bomba pronta a seminare panico e distruzione. E' il 6 Novembre 2016. E' domenica. Suonano le 17 quando all'improvviso dal mare una enorme nuvola viene sbalzata a tutta velocità sulla terra ferma avvolgendo nel buio cose e persone. La furia del tornado si abbatte in città. Arriva dal mare: da porto Pidocchio e in un attimo investe, distrugge e spazza via tutto quello che trova sul suo cammino. Pareti esterne di abitazioni sbriciolate, tetti scoperchiati, alberi abbattuti al suolo, auto distrutte, ringhiere, calcinacci spazzate via dalla furia del vento. Una questione di attimi prima di ritrovarsi dentro la scena di uno di quei tanti film sulla devastazione del mondo che tengono fino all'ultimo col fiato sospeso. Ma è la realtà. Sembra essere in guerra. E purtroppo, come nelle guerre, anche Ladispoli ha la sua vittima. Un uomo che alla vista della furia della natura aveva tentato di ripararsi dal vento sotto i cornicioni di una Chiesa in via Odescalchi. Quello stesso cornicione che gli è crollato addosso senza lasciargli scampo. La macchina dei soccorsi si è subito messa in moto. A cominciare da chi in quel momento, come graziato dal Cielo, si è ritrovato in mezzo al ciclone e per fortuna non si è fatto nemmeno un graffio. Sono i ladispolani stessi i primi a scendere in strada, a soccorrere i feriti, a tentare di liberare le strade dalle macerie e dagli alberi e lampioni che come foglie si sono abbattuti al suolo. Protezione civile, vigili del fuoco, sanitari del 118, Croce Rossa, cittadini, istituzioni, … Tutti insieme per risollevarsi il prima possibile. Per riparare i danni, contare e curare i feriti, ritornare presto alla vita di ogni giorno, cercando di dimenticare, almeno all'apparenza l'enorme ferita che quel tornado ha provocato a un'intera comunità. Da quel giorno sono trascorsi due anni. E' il 6 novembre 2018. La conta dei danni non è ancora finita. C'è chi aspetta ancora di vedersi arrivare il risarcimento per quanto perso, per quanto ha dovuto ricostruire. C'è chi aspetta ancora di essere “rimborsato” per i sacrifici di una vita intera spazzati via in una manciata di minuti. Sono privati cittadini, agricoltori, aziende private, attività commerciali. C'è anche il Comune. Il tornado attraversando diametralmente la città ha causato notevoli danni anche a infrastrutture. Ponti, scuole, strade. Il lavoro è stato tanto. Sono circa 200 i privati cittadini che hanno presentato la richiesta risarcimento a palazzo Falcone per i danni subiti. Tra loro, purtroppo, non ci potranno essere coloro i quali hanno visto completamente distrutta l'auto. Dovranno invece aspettare ancora le aziende per ottenere i rimborsi. Per loro si dovrà aprire infatti una ''seconda tranche''. Per quanto riguarda poi i risarcimenti per il Comune, a breve dalla Regione dovrebbero arrivare 340mila euro. Soldi che fanno parte di una somma complessiva di circa 620mila euro totali di rimborsi per i danni subiti. Risarcimenti che almeno dal punto di vista economico, forse, riusciranno a rimarginare la ferita apertasi quel tremendo pomeriggio di due anni. Scene che per mesi hanno invaso la mente dei ladispolani. Ad ogni sussulto della natura per diverso tempo si è temuto il peggio. Si è temuto di poter rivivere anche solo per un attimo quel drammatico 6 Novembre. Immagini, quelle di una storia passata ma recente, che tornano in mente anche in momenti come questi, quando mezza Italia si ritrova flagellata dalla furia della natura. Un'ondata di maltempo senza eguali che anche questa volta ha mietuto le sue vittime. Se Ladispoli oggi conta solo i danni sugli arenili pubblici e non, c'è chi purtroppo piange le sue vittime. A cominciare dalla vicina Terracina. «Si è trattato sicuramente dell'evento calamitoso più forte che ci sia stato da quando ne ho memoria – ha detto il sindaco Alessandro Grando ricordando quel terribile giorno – I danni sono stati ingenti. Purtroppo rimarrà nella mente di tutti noi». Il primo cittadino ha però voluto sottolineare la solidarietà, il fare squadra, dell'intera città: «Quando a Ladispoli accadono fatti come quello di due anni fa, per fortuna, la comunità si stringe sempre attorno a chi subito delle perdite o dei danni. La città ha reagito nel migliore dei modi». Per giorni migliaia di ladispolani si sono rimboccati infatti le maniche per dare una mano a chi quella domenica ha visto la furia del vento distruggere le proprie case. Un lavoro di squadra senza sosta. «Purtroppo contro la furia della natura possiamo fare ben poco», ha proseguito il primo cittadino che ha però sottolineato come l'amministrazione possa cercare di ''rendere difficile'' alla natura il suo atto di distruzione, puntando soprattutto alle manutenzioni e messa in sicurezza di tutto ciò che possa ritenersi pericoloso: «Quello che possiamo fare – ha infatti concluso Grando – è quello di curare maggiormente il nostro patrimonio come ad esempio le alberature, gli impianti di illuminazione per attutire i danni che la furia della natura potrebbe causare». Una natura che negli ultimi anni, purtroppo, forse un po' per colpa dell'uomo e della sua mano, così clemente con il genere umano, non lo è più.  
 

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Ladispoli, gli studenti pronti a chiedere scusa al Sindaco

LADISPOLI – Hanno già fissato un appuntamento con lui ed entro il 16 Novembre lo incontreranno per chiedere scusa di persona e mettersi a disposizione per dei lavoretti socialmente utili per la comunità. Sono gli studenti che il 29 ottobre scorso, all'annuncio su Facebook del primo cittadino, della riapertura delle scuole per il giorno successivo all'ondata di maltempo, hanno commentato il post con insulti e bestemmie (successivamente rimossi) direttamente sulla pagina del Sindaco. In quell'occasione il primo cittadino li aveva avvisati: o quei ragazzi, accompagnati dai loro genitori avrebbero provveduto entro e non oltre il 16 Novembre a fissare un appuntamento con lui, dando disponibilità anche per lavori socialmente utili, oppure sarebbe scattata la denuncia. E a quanto pare tutti gli studenti resisi protagonisti di quella brutta vicenda avrebbero optato per la prima scelta: chiedere scusa. Alcuni lo avrebbero fatto nelle ore successive alla comparsa dei post sui social, altri avrebbero nei giorni successivi al comunicato stampa diffuso dal primo cittadino, optato per la chiamata alla sua Segreteria per fissare un incontro. Ora dunque si attende l'incontro faccia a faccia tra ''ribelli'' e Sindaco per sapere in che cosa questi ragazzi saranno impegnati per rimediare alla loro bravata. Una ''bravata'' che nell'immediato era stata stigmatizzata da diversi utenti social che avevano puntato i riflettori sulla mancanza di rispetto da parte dei giovani d'oggi per gli adulti e in particolare, in quel caso, per la prima carica della città. 
Situazioni, purtroppo, quelle relative a comportamenti maleducati da parte di ragazzi che sempre più spesso si presentano nella società. Da ultimo l'episodio di venerdì notte a Cerveteri dove un gruppetto di ragazzi ha deciso di utilizzare il pane e la pizza lasciata nella cesta fuori da Forno ArteFarina per i più bisognosi, per imbrattare la zona. Addirittura il pane in quel caso era finito davanti al bar Ferrari e su alcuni balconi delle abitazioni poste sopra l'attività commerciale. Calci alle serrande, pugni e urla hanno accompagnato venerdì la bravata di questi ragazzi, che oltre a non aver rispetto per il riposo altrui con il loro atto di vandalismo hanno dimostrato di non avere rispetto nemmeno per il cibo, bene prezioso che purtroppo non tutti riescono a permettersi, vanificando così un'iniziativa carica di significato e di solidarietà come quella dell'esercizione commerciale interessato. 

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Il Corneto perde il big match, bene Cpc e S. Marinella

La Vigor Acquapendente si porta a -1 dalla vetta del girone, grazie al netto successo per 3-0 ottenuto in casa ai danni del Corneto Tarquinia. Al derby d’altissima quota gode solo la Vigor, soprattutto perché un Tarquinia, stranamente imbambolato nei primi trenta minuti, viene punito dalle magie di Verri. Che la squadra di Del Canuto è tutt’altra cosa si vede dopo, nella reazione che valorizza le molteplici conclusioni di Catracchia, Gravina, Pastorelli, Federici sulle quali saracinesca Calzà è in vena di magie. Con il passare dei minuti si aprono praterie per gli aquesiani che prima di calare il tris su rigore con Isla Cacciavillani al quarto minuto di recupero, colpiscono la traversa con Finocchi e costruiscono altre occasioni da rete. Sembra abbastanza deluso mister Del Canuto che dice: «Era uno scontro al vertice e purtroppo siamo stati noi ad approcciarlo nella maniera peggiore. Due nostre leggerezze in trenta minuti hanno messo in discesa la gara per gli aquesiani e tremendamente in salita quella nostra. Abbiamo reagito e replicato alla stragrande ma contro una squadra del genere e con un tale svantaggio, non è stato assolutamente facile, abbiamo perso una battaglia ma non la guerra. Non dobbiamo perdere fiducia dopo una gara in cui non abbiamo giocato sui nostri consueti livelli». La Cpc2005 riscatta l’opaca prestazione di Corneto rifilando quattro gol al Montefiascone. Ribalta il risultato sul finire di primo tempo con Tabarini e Funari, in vantaggio gli ospiti dopo soli cinque minuti grazie al rigore trasformato da D’Aprile, per poi consolidare prestazione e risultato nella ripresa grazie ai gol di Gallo al 3’ e di Bevilacqua al 19’. Mezz’ora di appannamento, concomitanti col vantaggio ospite, surclassati nel resto della gara. Termina con un segno ics il derby tra Tolfa e Csl Soccer. Un risultato giusto quello maturato domenica al Felice Scoponi, un 1-1 che non accontenta le due compagini, ma dà certezze tecniche ai due allenatori. Ad aprire le danze sono i rossoblù di Daniele Fracassa che al 34’ siglano l’1-0 grazie al bomber classe 2000 Ivan Saraceno. Il pareggio collinare arriva poco prima della fine dei primi 45’ con un colpo di testa di Trincia. Nella ripresa grande equilibrio da entrambe le parti, con i tolfetani che sfiorano più volte il gol vittoria, in particolar modo con Marconi che gonfia la rete alla mezz’ora, ma l’assistente dell’arbitro alza la bandierina per segnalare il fuorigioco. «La partita si è accesa improvvisamente con la Csl che è passata in vantaggio grazie a Saraceno – dicono i dirigenti collinari – rimasto solo al limite dell’area biancorossa lesto a sfruttare un errore in disimpegno. Abbiamo reagito immediatamente e per dieci minuti abbiamo assediato la porta avversaria e siamo andati vicino al goal per due volte con un palo di Lavagnini su punizione e una bella azione sulla fascia con conclusione di Trincia da pochi metri e gran intervento di Del Duchetto. Il meritato pareggio è arrivato al 40’ ad opera del solito Trincia che ha colpito il palo e la palla si è poi insaccata. Il secondo tempo è scivolato via con pochissime occasioni e con le due squadre che è sembrato accontentarsi». Primo successo interno del Santa Marinella che al Tamagnini batte per 1-0 il Citta di Cerveteri. I tirrenici, dopo tanto penare, trovano la prima vittoria casalinga e lo fanno con una signora squadra che meriterebbe molti punti in piu’ in classifica. E’ stata una partita equilibrata con occasione da rete da ambo le parti, nel primo tempo meglio gli ospiti che si vedono sventare nei primi minuti un gol quasi fatto da uno strepitoso Andrea Sanfilippo, nella ripresa meglio i padroni di casa che con una gara tutta grinta e orgoglio, cercano di più la vittoria e dopo un fallo in area ai danni di Francesco Bonaventura non punito con un rigore, arriva al gol liberatorio di Iacobucci, abile a proteggere una respinta in area cerite e a calciare al momento opportuno a rete. La rete viene confermata da altre due occasioni da gol uscite di poco a lato. Di contro il Cerveteri con le sue pregiate bocche di fuoco ha avuto un paio di occasioni, di cui una su calcio di punizione, neutralizzata con una parata strappa applausi dal solito Sanfilippo. «Finalmente ho visto una squadra che lotta e che ha voluto la vittoria – dice mister Morelli – bisogna ripartire da questo successo per cercare di uscire dalla zona play out. I ragazzi hanno sfruttato al meglio le occasioni, ma c’è anche da dire che Sanfilippo è stato straordinario in quei due interventi che hanno salvato il risultato. Molto bene in difesa anche Morasca, che si è subito integrato nel gruppo e non ha sbagliato un colpo. Ora dobbiamo fare il massimo domenica prossima per sfruttare al meglio il confronto casalingo con il Tolfa». L’Atletico Ladispoli pareggia per 1 a 1 in casa contro l’Academy Roma Aurelio e resta in solitario penultimo in classifica.

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''Bisogna trasmettere alle nuove generazioni il senso di appartenenza nel giorno dell’unità nazionale e delle Forze armate''

ALLUMIERE – Carmine Ianniello e il gruppo ‘’Il paese che risorge’’ lanciano un appello: «Tricolori alle finestre o ai balconi e corone per i caduti, per trasmettere alle nuove generazioni il senso di appartenenza nel giorno dell’Unità nazionale e delle Forze Armate». Ianniello spiega che ciò serve “Per non dimenticare, per trasmettere alle nuove generazioni il senso di appartenenza alla nostra amata Italia e, la fatica del cammino verso il benessere. Ricordiamo e, onoriamo. Cento anni fa, il 4 Novembre del 1918, l’Italia vinceva la Prima Guerra mondiale e completava il suo percorso d’indipendenza, quella fu una vittoria frutto della dedizione, dell’immolazione e dell’Unità del Popolo Italiano. Il pericolo e la sofferenza condivisa nelle trincee ci fecero diventare Nazione. La vittoria costò la vita a quasi settecentomila Italiani: erano «i ragazzi del 99», giovani che, quando l’Italia li ha chiamati, sono diventati, per Lei, soldati. I Ragazzi del ‘99, hanno combattuto per il tricolore, hanno combattuto per la Libertà. Oggi, cento anni dopo, ricordiamo l’eroismo e il sacrificio di tutti gli uomini che hanno donato loro stessi affinchè questa Nazione fosse unita, libera e sovrana. Affinchè noi, generazione dopo generazione, potessimo crescere nella Nazione più bella del Mondo. L’Italia è bellezza, è eccellenza, è un dono che quei ragazzi del ‘99, combattendo, hanno fatto si che arrivasse fino a noi. E noi non dobbiamo dimenticarlo mai. Gli Eroi ci hanno donato l’Italia, a noi il compito di difenderla e amarla per sempre. Il 4 Novembre in onore di questi uomini e della nostra Patria, esponiamo tutti, il tricolore ad ogni finestra».

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