Condoni edilizi: 1600 pratiche inevase negli ultimi 33 anni

LADISPOLI – “Abbiamo messo mano ad una situazione che si trascinava da oltre trent'anni, a discapito di tutti quei cittadini che avevano presentato una domanda di condono edilizio al Comune di Ladispoli senza mai ottenere la definizione della propria istanza”.

A parlare è il sindaco Alessandro Grando che ha annunciato l’esito del monitoraggio di tutte le pratiche di sanatoria edilizia inoltrate in occasione dei condoni del 1985, 1994 e 2004, riguardanti principalmente piccoli ampliamenti di immobili ad uso civile.

“Grazie alla grande mole di lavoro svolto in questi mesi dagli Uffici preposti – prosegue Grando- sono state catalogate gran parte delle circa 1.600 istanze ricevute in questi lunghi anni ed è stato possibile riavviarne il percorso di regolarizzazione. Finalmente i cittadini potranno vedere riconosciuti i propri diritti e, con il titolo definitivo in mano, avranno la piena certezza di essere in regola. Il Comune invece, in questo momento di particolare sofferenza economica, avrà in primo luogo adempiuto ai propri doveri e, aspetto non secondario, potrà finalmente incassare le imposte derivanti dal rilascio dei titoli. È stato calcolato che, dalle sole pratiche del 2004, potrebbero entrare nelle casse comunali oltre cinquecentomila euro. In questi giorni saranno recapitate le prime comunicazioni riguardanti le istanze di condono del 2004, con cui si invitano i cittadini a recarsi presso l'Ufficio Urbanistica per definire, ed eventualmente integrare, la documentazione mancante.

Ricordiamo ai cittadini che, per le somme ancora da versare quali oneri e diritti di istruttoria sarà possibile chiedere una rateizzazione”.

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A Porta Livorno brilla la femminilità

di GIAN MARCO TRICOMI

CIVITAVECCHIA – Grande successo a Porta Livorno per la 19^ edizione di ‘‘Frammenti’’. La serata, figlia della collaborazione fra il Comune, l’Atelier di Franco Ciambella, Il Mosaico e l’As.S.pro.Ha, ha visto sfilare alcune delle eccellenze dell’alta moda italiana, affiancate dalla musica di artisti di livello indiscusso scelti appositamente per raccontare le donne e tutte le sfaccettature che di esse possono essere colte grazie a serate del genere. Il programma dell’evento ha regalato al pubblico la schietta sensualità delle creazioni della Maison Luigi Borbone, che ha saputo parlare del corpo femminile talvolta con ironia, talvolta con eleganza, ma senza mai rinunciare alla provocazione; diverso discorso invece quello del Koscanyo Couture, il quale ha portato sulla passerella l’eccesso e la sfarzosità degli stili barocchi della sua Sicilia, senza però rinunciare alla femminilità dei corpi per i quali quei vestiti erano stati disegnati. Assolutamente degne di nota anche le prove degli allievi dell’accademia ABAV i quali, pur non osando quanto i loro colleghi, hanno saputo lasciare un’impronta d’eleganza e talvolta di ritrovata semplicità. Per quanto riguarda Franco Ciambella, probabilmente le sue creazioni sono state le più apprezzate della serata. Mai un particolare di troppo, o un dettaglio che rendesse la creazione eccessiva. Ancora una volta è stato riaffermato l’altissimo livello artistico delle sue sfilate. Quest’anno inoltre, l’alta moda è stata accompagnata dagli spezzoni musicali della voce lirica di Piero Mazzocchetti, assolutamente degna di nota la sua prova nell’esecuzione di “Malafemmena” di Totò, suonata dal maestro Giandomenico Anellino. Quest’ultimo ha poi dato prova delle sue doti di “uomo orchestra” esibendosi anche in solitaria, rendendo partecipe il pubblico del valzer che le sue dita sanno ballare con le corde di una chitarra. Ottime anche le interpretazioni della cantautrice NaElia, che ha pubblicato proprio l’8 marzo il suo secondo disco “A Piedi Nudi Sulla Terra”. Come lo stesso Franco Ciambella ha sottolineato al termine della serata, l’evento ha avuto non solo un importante impatto squisitamente culturale sulla città, ma anche benefico, dato che gli incassi delle donazioni – 1780 euro – verranno interamente devoluti all’As.S.pro.Ha.

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Centinaia di persone  per la festa della Radica

TOLFA – "Festa della Radica 2018: è stata dura ma ce l’abbiamo fatta". Ad esprimersi così il consigliere comunale di Tolfa, Antonio Stefanini dopo lo straordinario successo per la ''Festa della Radica'' che si è svolta sabato e domenica scorsa. Centinaia di persone hanno, infatti, invaso le vie del centro storico assistendo ad un magnifico salto nel passato. Scenografie studiate nel dettaglio che hanno decorato ed abbellito il cuore di Tolfa, tantissimi giochi popolari, laboratori culinari poetici e ludici, piatti frugali esposizioni artistiche e tanto tanto divertimento. La manifestazione è iniziata Sabato mattina con la tradizionale gara di pesca (organizzata in collaborazione con i laghi Albatros) che ha visto oltre 100 piccoli pescatori. Nel pomeriggio da via Roma a piazza Armando Diaz si è potuto assistere a laboratori ludici curati  dell’associazione La Filastrocca, laboratori di giochi circensi organizzati da Novella Morellini dell’ass. Catapulta, mentre sotto la supervisione dello Slow Food si sono svolte attività sul cibo attraverso i commercianti di Tolfa: col pastificio artigianale Coccodè ed il panificio Armani è stato spiegato l’importanza della pasta artigianale delle farine utilizzate, degli abbinamenti delle varie tipologie di pasta ai vari piatti della tradizione tolfetana; per quanto riguarda il pane sono state spiegate le caratteristiche del pane giallo dei Monti della Tolfa, la lavorazione e le materie prime utilizzate; in entrambi i laboratori sono stati coinvolti i bambini che hanno potuto mettere “le mani in pasta” e realizzare piccoli prodotti. Poi c'è stato il laboratorio del circolo poetico Bartolomeo Battilocchio curato da Agnese Monaldi e dal suo presidente Adele Natali che ha visto recitare ai bambini poesie in ottava rima endecasillabe ed inoltre sono state realizzate attività creative di poesia e pittura. Tra quanto proposto comunque il ruolo principale lo hanno avuto i giochi popolari che hanno visto centinaia di partecipanti tra bambini ed adulti. Tra tutti i giochi il principale è stato il tiro alla fune che con i suoi vincitore ha sancito la squadra che poi ha rappresentato Tolfa alla tanto attesa gara del tiro alla fune intercomunale. La giornata di sabato è stata arricchita dalle performance della banda folcloristica LA Racchia di Vejano dal “banno è morto Nino” e dalle tantissime foto esposte (ass. Click, il norvegese Dag Duckert, Roberta sfascia, Mario Filabozzi , Generatio 90). Il sabato si è concluso con una cena con prodotti tipici ed il concerto delle Sinergie Popolari. Le attività della domenica sono iniziate molto presto con la messa in piazza A.Diaz a seguire il battesimo del Buttero e poi nuovamente giochi popolari su via roma, caccia al tesoro e aperitivo alla Rocca organizzata dagli amici del Country food di Allumiere che hanno accompagnato i visitatori prima del pranzo per le vie del centro storico per poi arrivare fin su al castello con i nostri amici a quattro zampe, gli asini per degustare un aperitivo con prodotti locali. Nel pomeriggio ci sono stati i giochi popolari e lo show cooking realizzato da Antonio Morra proprietario dello storico ristorante da Buzzico che cucinando a vista pietanze tipiche ha riscontrato un grande successo e poi si è svolta la tanta attesa processione “E' Morto Nino” che ha accompagnato le squadre i visitatori e le istituzioni dalla piazza del Comune fino al campo di gara (p.zza A. Diaz). I Comuni aderenti sono stati, oltre ovviamente a Tolfa, Allumiere, Ladispoli, Campagnano, Formello, Palestrina e Canale Monterano. La gara, accompagnata dalle performance delle tamburine di Canale Monterano e dall’ass. Wild Eagles, è stata una competizione sentita, dura, ma ricca di sportività che ha visto trionfare il Comune di Palestrina andati in finale con i tiranti di Formello, terzo posto per Tolfa dopo il derby con Allumiere. "Il duro lavoro ed i sacrifici sono stati premiati – sottolinea Antonio Stefanini consigliere comunale delegato alle Tradizioni e membro dell’ass. organizzatrice – abbiamo lavorato tanto ma ci siamo riusciti. Segnati nel viso, stanchi nelle braccia e nelle gambe, con la mente ancora affaticata per le tantissime cose a  cui pensare e risolvere chiudo gli occhi e come in un sogno rivivo i momenti di quei due giorni di festa appena trascorsi. Solo ora come in un colpo mi alzo di scatto, la fatica svanisce, la mente si fa più chiara ed il cuore si gonfia di gioia e di amore. Siamo consapevoli del fatto che ogni singolo sforzo non è stato mai vano, ci alziamo più forti per andare sempre più avanti. Per la storia dei padri e per il futuro dei figli le nostre tradizioni sono vive e salde, come salda è la Radica, stirpe e sangue della nostra comunità. Ringrazio i membri di Generatio 90 che hanno dato anima e corpo donando ogni volta un pezzo del loro cuore; tutto lo staff della cucina per il lavoro e l’ottimo cibo proposto; le piccole e instancabili nuove  leve; le mogli e i mariti che ci hanno supportato e sopportato in questo periodo; le istituzioni nella persona del sindaco Luigi Landi, Marco Santurbano presidente dell’Agraria e Vittorio Ferlicca per il supporto logistico fornito, Alessandro Battilocchio, Devid Porrello e Matteo Manunta della Ragione Lazio, Gabriele Volpi Comunità Montana, i Comuni di Allumiere, Campagnano, Canale Monterano, Formello, Palestrina, Ladispoli, don Giovanni Demeterca, tutte le associazioni che hanno realizzato insieme a noi questo evento, il circolo poetico Bartolomeo Battilocchio per la scenografia realizzata insieme alla Protezione Civile, Alessandro Ansidoni l’associazione Slow Food Costa della Maremma laziale "Gruppo Ufficiale", DD Impianti e Sicurezza Claudia Pagliarini, la Filastrocca Fabbi, Laghi Albatros official, gli amici del CountryFood Allumiere, Novella Morellini ass. Catapulta, Tolfa volley Asd, Scuola Calcio Tolfa-Allumiere asd, ass. Click, Giuliano Profumo e i suoi ragazzi della Wild Eagles Asd, la tamburine di Canale Monterano, l'associazione culturale Ordo Scarabeus, Unione Rugby Ladispoli Settore giovanile, ass. opes italia, Le Sinergie Popolari, la compagnia teatrale il Barsolo, Stefano Tofone, Roberta Santoni, Adele Natali, le alchimiste dell’ago e filo Velleda e Marisa, Simona Sestili, Roberta Sfascia, Rosa Dellachiesa e Riccardo, Mario Filabozzi, Marco Muneroni, Stefania Bentivoglio, Emanuela Massaroni, Antonio Sestili e Antonio Filabozzi, al pastificio Coccode, al panificio Armani e il ristorante Da Buzzico, a Egidio Virgili e la sua squadra di veri professionisti, a Vincenzo Pierini,  a tutte le comparse, ad Aldo Borghini e Italo Ciambella sempre disponibili per la collettività. Un grazie a tutti i commercianti e ristoranti di Tolfa. Il nostro obbiettivo era di trasmettere quanto vive nel cuore di ogni tolfetano, di far conoscere la nostra storia, la nostra cultura e devo dire visto le tantissime persone che non solo hanno vestito i panni di visitatore ma di partecipante che sono rimaste entusiaste, possiamo dire: abbiamo colto nel segno". Molto soddisfatto il sindaco Landi che si associa ai ringraziamenti di Stefanini e sottolinea: "Questa festa è la vera festa dei tolfetani, della nostra comunità che fa divertire tutte  le generazioni a 360° è magnifico veder divertisi insieme bambini e adulti, i piccoli che vivono i racconti dei loro genitori e dei loro nonni e gli adulti che rivivono la loro fanciullezza. Faccio con il cuore vivi ringraziamenti a tutta la macchina organizzativa che da mesi lavora per regalare alla comunità di Tolfa una due giorni veramente meravigliosa".   

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Tra le priorità fossi, scuole e sede comunale

S. MARINELLA – Si è tenuta ieri mattina, nella sala riunioni dell’Istituto Ancelle della Visitazione, la convention del centro sinistra, organizzata dal sindaco Tidei e dal suo staff. Alla presenza del primo cittadino, del suo vice Bianchi, degli assessori, dei consiglieri comunali di maggioranza e dei delegati, sono stati resi noti i progetti e i programmi della nuova amministrazione e sono state successivamente assegnate le deleghe. 
A prendere la parola è stato il sindaco che in una lunga relazione, che ha bloccato sulle poltrone le oltre trecento persone partecipanti, ha spiegato con l’ausilio di molte slade, i progetti che la sua giunta vuole portare a termine nel corso della legislatura. 
Il primo cittadino ha portato a conoscenza dei presenti dei tantissimi problemi a cui ha dovuto far fronte in questi primi due mesi di attività, lasciatigli in eredità dalla passata amministrazione, ma allo stesso tempo ha elencato una serie di opere da realizzare in tempi brevi, per riportare alla funzionalità la macchina amministrativa e i servizi al cittadino. «Sono quei progetti che io ho più volte reso noti in questi mesi – spiega Tidei – che sono la questione del castello di Santa Severa, gli impianti sportivi, le case popolari, la sistemazione delle scuole, la pista ciclabile, le barriere soffolte, il piano di zona della Quartaccia. Tutte cose che abbiamo detto al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che ci ha promesso di poter parlare con i vari assessori e rivolgersi a loro per alcune tematiche. Come sapete abbiamo dovuto far fronte ad un buco di bilancio catastrofico che ci ha costretto a dichiarare il dissesto ma una volta rimesso il bilancio in equilibrio avremo l’opportunità di chiedere quei fondi necessari per risistemare i fossi con un finanziamento di sei milioni di euro che ci erano già stati assegnati ma che abbiamo rischiato di perdere, abbiamo la necessità di risistemare le scuole, realizzare la sede comunale che vogliamo portare nel plesso delle scuole Benedettine che vogliamo acquistare per portarvi tutti gli uffici comunali sparsi in città, così come ci aspettiamo un aiuto per realizzare le barriere soffolte a Santa Severa, una pista ciclabile da Fiumicino a Civitavecchia e puntare ad avere alcuni terreni di proprietà dell’Arsial per costruire dei parcheggi a Santa Severa, la sede delle associazioni di volontariato, e le case popolari”. Sono stati tantissimi gli argomenti trattati dal sindaco che saranno oggetto di interventi dopo aver risolto i problemi di bilancio.

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L'attesa è finita: al Sale arriva l'Avellino

Il Ladispoli dei giovani, molti dei quali esordienti in serie D, al cospetto di un Avellino nella cui formazione spiccano giocatori che hanno disputato tornei di C e B; questo è ciò che propone alle 15 lo stadio Angelo Sale. A questa gara la squadrà tirrenica ci arriva con due defezioni: Salvato  e De Fato squalificati. Per il resto il tecnico rossoblu Pietro Bosco ha recuperato tutti. I biglietti sono andati via in poche ore, da Avellino è sold out, ma la società di casa è pronta ad ospitarli nella tribuna centrale. Dalla città campana potrebbero giungere tifosi senza biglietto. Se ne annunciano 400, ma soli in 250 sono in possesso del tagliando. Umberto Paris, numero uno del Ladispoli, si è detto disponibile ad accoglierli nel settore solitamente riservato ai tifosi di casa. «Questa mattina – aveva detto venerdì il patron del Ladispoli – ci incontreremo con i dirgenti di Polizia, qualora ci fossero i presupposti per riservagli uno spicchio del nostro settore ben vengano altri tifosi irpini, a me dispiace che i biglietti siano limitati, soprattutto per quei tifosi che vivono per la squadra del cuore. L’importante, al di là del risultato, che sia una giornata di vero sport. Per noi è un evento ospitare una squadra che lo scorso anno era in serie B. La città sta preparando questa sfida da giorni, i nostri tifosi, che sono il dodicesimo in campo, sono in fibrillazione. Il nostro zoccolo duro del tifo, i ‘‘Torre Flavia Ultras’’, ci inciteranno fino alla fine. E se siamo in serie D il merito è anche loro».

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«Al perdono non ci penso e non lo concederò mai»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Al perdono non ci penso e credo che non glielo concederò mai. Il perdono è un sentimento e nei confronti di quella gente non riesco a nutrire sentimenti. Ne sono indegni dopo i comportamenti tenuti nei confronti di mio figlio morente  verso il quale non ne hanno nutrito alcuno anteponendo i propri interessi alla possibilità di salvezza di Marco. Come può pretendere di avere il mio perdono dopo aver lasciato mio figlio agonizzante addirittura per terra, neanche sdraiato su un divano? No, non lo avrà mai. Ma non per questo io lo odio. L’odio è già un sentimento e loro non meritano neanche quello. Voglio soltanto, e penso di averne tutto il diritto, sapere la verità. Ma la verità vera, non quella processuale o quella di comodo che si sono inventati e ripetono tra tre anni e mezzo. Del resto non me ne frega niente».
Risponde così Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne deceduto il 18 maggio 2015 dopo una drammatica agonia a seguito di un colpo di pistola partito dalla beretta calibro nove di Antonio Ciontoli,  condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario e i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo (la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco), che ieri  chiede il perdono attraverso un’intervista rilasciata a Valentina Stella per il quotidiano ''Il Dubbio'', di Piero Sansonetti. Mamma Marina dice di non averla letta perché, sottolinea: «Leggere quello che loro dicono mi fa solo star male. Loro già hanno ferito tanto me e mio marito Valerio e soprattutto mio figlio che a vent’anni non c’è più. Forse sarò dura ma continuando con questa solfa, riescono sempre più a farmi schifo. Si devono vergognare. Per come si muovono e per come agiscono. Tutti i giornalisti che sono venuti a casa mia hanno invitato anche loro a parlare. Ma non hanno mai voluto farlo. E’ inutile che continuano a fare le vittime». 
Mamma Marina, come un fiume in piena parla in modo concitato, facendo trasparire dalla voce un profondo fastidio non tanto per l’argomento quanto per le persone di cui è, per certi versi, costretta a parlare.  All’affermazione di Ciontoli quando dice: «abbiamo scelto di non parlare con la stampa per rispettare la famiglia di Marco e anche il giusto processo»,  lasciando intendere che loro sono stati rispettosi anche dell’istituzione, Marina risponde: «Se avesse voluto rispettare la famiglia di Marco mi chiedo perché fuori dall’udienza ha comunque attaccato mio nipote dicendogli “ma non ti vergogni”? E poi perché  è stato denunciato? Se non voleva ferirmi non doveva fare niente di tutto questo. Lui e la sua famiglia sono delle persone malvagie. Punto. Chi ha fatto cattiverie sono soltanto loro. Hanno strappato la foto di Marco e poi dice «il mio amatissimo Marco»? Ma quando mai l’ha amato. Sono stanca di sentire queste cose. Se ha qualcosa da dire, la verità, deve andare dai giudici e dirla a loro. Potrebbe così liberarsi la coscienza, ammesso che l’abbia».
Ciontoli nell’intervista parla del clamore mediatico che ha creato questa vicenda e Marina replica: «Se si lamenta del fatto che c’è un processo mediatico non dipende da me.  Sarebbe bastato soccorrere tempestivamente mio figlio e salvarlo ed oggi non staremo a parlare di questo. Ma l’hanno lasciato morire. Ed ora vogliono fare le vittime? Le vittime di che? Anche Federico quando lo vedo in televisione non mi sembra poi tanto angosciato per la morte di Marco».  
Non ci sta mamma Marina anche quando Ciontoli dice di non essere «né un assassino, né un criminale, né un delinquente». «Ha un senso quello che lui dice? – si chiede mamma Marina – Lui padre di due figli dice di amare Marco come un figlio ma non ha fatto niente per salvarlo. Parliamoci chiaro, ad oggi per la giustizia italiana lui e i suoi familiari sono quattro assassini. Chi uccide una persona è un assassino. Per come la vedo io e per come mi hanno educato i miei genitori, anche chi uccide un cagnolino lo è». 
Mamma Marina interviene sul punto in cui Ciontoli dice che: «Sin dall’inizio abbiamo provato a parlare con loro, abbiamo provato in vari modi ad avvicinarci a loro, tant’è che Martina nei giorni successivi è andata fuori casa loro, implorandoli di darle la possibilità di poterli abbracciare, senza riuscirci. Hanno comprensibilmente chiuso tutte le porte. A quel punto, abbiamo capito che forse il silenzio era il modo migliore per rispettarli».
«Non è vero – replica  mamma Marina – che noi abbiamo messo una barriera con loro. Nell’immediatezza del fatto ero sconvolta per quanto successo. Era morto mio figlio in un modo così violento e drammatico e tante cose non riuscivo a capirle. Mi ero come sconnessa da tutto e dal mondo. Non si capiva poi quello che era successo. Ma non avevamo chiuso i ponti con nessuno. Martina ha continuato a dialogare con mio nipote Alessandro per giorni e fino a quando lo stesso non si è reso conto che continuava a riferirgli una serie di bugie, tanto che alla fine le ha detto di non disturbarlo più. La verità stava iniziando ad emergere. Martina ha tentato di mettersi in contatto anche con me. Ma in quei primi giorni stavo tanto male, chiusa nel mio dolore lancinante, che non volevo vedere nessuno e neanche lei. Volevo vivere il mio dolore da sola. Così mio nipote gli ha detto di andare a casa sua per parlare con lui. Ma lei ha rifiutato. “Da te non ci vengo” è stata la sua risposta. Se avessi voluto chiudere le porte da subito non avrei certo permesso che Martina stesse in chiesa per i funerali. Io e mio marito eravamo distrutti dal dolore e se veramente anche loro vivevano la nostra stessa situazione avrebbero cercato un contatto con noi e ci potevano essere tanti modi per incontrarci. Loro con me vogliono fare solo le vittime. Ad oggi dopo tutto quello che ho vissuto, dopo tutte le menzogne che ho sentito, perché del prima non posso sapere niente visto che in quella casa non c’ero ma del dopo so tutto. Dall’arrivo al Pit io so tutto. L’ho vissuto in prima persona. E già dall’inizio hanno mentito.  Però col tempo ci sarà giustizia per Marco, e ci sarà anche una giustizia divina dalla quale nessuno potrà mai sfuggire. Una mamma non si da mai per vinta perché vorrà sempre sapere la verità. E questo è stato il mio incubo fin dal primo momento. Loro oramai si sono costruiti la loro verità, preparata e studiata con i loro legali».
Infine, un ultimo commento di mamma Marina quando Ciontoli afferma «Marco per me e mia moglie era come un figlio ed era il ragazzo che mia figlia Martina amava, e che sempre ameremo. Marco manca tantissimo anche a noi. Ma questo Marina e Valerio lo sanno benissimo come sanno benissimo che noi li continueremo ad amare».  
«Andiamo a vedere se è vero che loro amavano Marco – dice mamma Marina con un filo di voce –  Va ricordato che mio figlio ha urlato e urlato  e i vicini hanno dichiarato di aver sentito urla disumane. Tutti loro erano consapevoli che era partito un colpo d’arma da fuoco e Maria Pezzillo, invece, che ha disdetto la prima chiamata al 118 non mi sembra poi che lo amava così tanto visto che lo ha lasciato morire.  Non dimentico certo quando arrivata al Pit, si avvicina a me e accendendosi una sigaretta mi ha detto che il marito, per quanto successo, avrebbe perso il posto di lavoro. Quindi questo grande amore per mio figlio non lo vedo. Secondo me sono persone anaffettive. Per quanto riguarda il capofamiglia l’abbiamo sentita tutti, non solo io, la chiamata al 118 quando, con una tranquillità e una lucidità unica, diceva “venite c’è un ragazzo che sta male e si è ferito con un pettine a punta”. Dove sta questo amore? Dove sta? L’amore è solo verso loro stessi che fino ad oggi hanno solo pensato esclusivamente a ‘’pararsi il culo’’, come dice Viola (fidanzata di Federico e presente anche lei in casa quella maledetta sera), l’uno con l’altro. Loro stanno male perché vivono male. Era una famiglia che viveva di immagine. Purtroppo con quello che è successo la loro immagine è crollata. Quindi stanno male solo per questo, non per mio figlio. Ogni volta che hanno parlato di Marco, anche nel corso del processo, hanno sempre detto la “cosa” , il “ragazzo” e raramente hanno pronunciato il suo nome. Questo per dire di che vogliamo parlare? Loro non hanno mai fatto niente per lui. Antonio Ciontoli non è una vittima. Alla prima occasione ti salta addosso. Cosa c’entrava aggredire mio nipote? Che voleva da lui?. O quando  sempre Antonio, mentre stava sul divanetto,  parlando al telefono con il fratello, come registrato dalle intercettazioni ambientali nella caserma di Civitavecchia poche ore dopo il fatto, paragonavano la morte di mio figlio al furto di una Ferrari. O Federico quando diceva “ne abbiamo passate tante e passeremo pure questa”, cioè, come se è morto il gattino dentro casa. Di quale amore stiamo parlando?» conclude Marina.

 

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Quest’anno più di 360 verbali contro gli incivili delle discariche abusive

CERVETERI – L’assessore all’ambiente Elena Gubetti, fa un resoconto della battaglia iniziata con la colaborazione delle guardie ecoozoofile di Fare Ambiente nei primi nove mesi del 2018 contro gli “incivili” che abbandonano i rifiuti per strada. 
«Sono più di 360 i verbali elevati a seguito dei controlli serrati e dei filmati delle “fototrappole” -dice  l’assesore Gubetti – e nonostante questo intenso lavoro,  gli annunci, i continui moniti fatti in più forme, attraverso i social, la stampa,e nonostante siano ben chiari i servizi a disposizione di tutti i cittadini, continuiamo ad assistere a questo scempio che nuoce gravemente all’ambiente e al decoro del nostro meraviglioso territorio».
Non si è mai riusciti a capire con chiarezza il perché della reazione  così trucida, verso un territorio nel quale comunque si vive. Non si è mai riusciti ad inquadrare il fenomeno e dare ad esso una connotazione di inciviltà e menefreghismo, dal momento che lo sforzo da parte dell’azienda deputata alla raccolta, pur essendosi dovuta trovare di fronte a delle criticità, sia pure nelle difficoltà e nelle incomprensioni intervenute, è comunque massimo. 
L’istituzione dell’isola ecologica nei pressi dell’incrocio con la braccianese, gli scarrabili posizionati ciclicamente nelle frazioni ci sono stati e la comunicazione degli orari e delle presenze, sia pure con qualche errore e qualche incertezza, è stata fatta. E’ mancata soltanto un pizzico di collaborazione in più da parte dei cittadini, incentivati dai social a diventare legittime sentinelle del fenomeno, quindi preziosi anche loro se non fosse che l’effetto collaterale che si è avuto è stato lo sdoganare la costituzionale ed endemica inciviltà di quei pochi che l’hanno probabilmente metabolizzata come una forma di protesta. Ora questi signori sappiano che chi getta i rifiuti per strada con disinvoltura non rischia solo multe salate. L’abbandono di rifiuti è un reato penale e si rischia di uscirne sanzionati e con la fedina penale sporca. 
Si potrebbe cominciare a ritornare a quei saggi consigli di quei nonni che dicevano che a fare bene le cose ci si impiega lo stesso tempo che a farle male?  L’assessore Gubetti, chiude poi con un particolare ringraziamento «ai volontari delle guardie ecozoofile per la professionalità e l’impegno con cui ogni giorno svolgono l’attività di controllo del territorio e grazie ai quali stiamo portando avanti una vera e propria battaglia morale nei confronti di chi pensa di poter deturpare i loghi in cui viviamo con gesti unicamente irrispettosi per la nostra città e per la convivenza civile».

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L'Università Agraria: ''Metà dei terreni gravati sono in realtà liberi da usi civici''

Un convegno molto partecipato quello che si è tenuto ieri al teatro Buonarroti dal titolo “Usi Civici sblocco possibile ? ” organizzato dall’Università Agraria di Civitavecchia.
L’evento ha visto la partecipazione di tutta la dirigenza dell’Università Agraria locale che è intervenuta con il Presidente De Paolis, il Vicepresidente, l’Assessore Dalmirani, l’avvocato Pucci ed il consulente tecnico Monaci.
Quest’ ultimo ha illustrato la nuova perizia effettuata per conto dell’Università Agraria nella quale si ricostruiscono le vicende storiche della famiglia Guglielmi e dei rapporti intercorsi con l’Associazione Agraria di Civitavecchia.
Nella perizia si arriva alla conclusione che almeno il 50% delle superfici che la sentenza del Commissario agli Usi Civici e la Regione Lazio avevano identificato come interessate da usi civici sono in realtà libere dai gravami civici che attualmente non consentono ai proprietari di disporre liberamente dei propri beni. L’Agraria si è impegnata a trasmettere la nuova perizia al Commissariato agli Usi Civici ed alla Regione Lazio.
Presenti, tra il folto pubblico, il sindaco di Santa Marinella Pietro Tidei che ha rivolto un plauso all’azione dell’ente ed ha consigliato la conciliazione giudiziaria a tutti coloro che , permanendo all’interno delle aree soggette ad uso civico, abbiano dei casi “urgenti “ da risolvere, impegnandosi a sollecitare il gruppo parlamentare del PD ad una iniziativa legislativa.
La rappresentanza dell’amministrazione comunale di Civitavecchia ha annunciato che anche il Comune ha commissionato una nuova perizia che inoltrerà al Commissariato agli Usi Civici in vista dell’udienza giudiziaria fissata per il prossimo novembre. «L’amministrazione comunale è diventata parte attiva in questa vicenda – ha spiegato il consigliere comunale Emanuele La Rosa in un comunicato stampa fiume in cui ha ampiamente criticato l’azione della Regione Lazio sul tema -. Il Pincio continuerà a seguirla e, data l’inadeguatezza dimostrata finora dalla Regione nel gestirla, auspica un atto definitivo da parte del Commissariato agli Usi Civici affinché faccia chiarezza su quali siano realmente le aree urbanizzate vincolate da usi civici. Quando la nuova cartografia sarà pronta, tutti gli Enti coinvolti dovranno collaborare per trovare una soluzione finale e a costo zero per tutti i Cittadini e speriamo che la Regione inizi finalmente a lavorare a favore dei Cittadini e non contro come ha fatto quando emanò la determina del 2013 e per come ha gestito i rapporti con l’amministrazione comunale».
Vittorio Petrelli ed il coordinamento del comitato dei cittadini, pur prendendo atto dei risultati della nuova perizia che smentiscono, almeno parzialmente, la perizia dell’arch. Paola Rossi che ha accertato la presenza degli usi civici su gran parte del territorio di Civitavecchia, hanno ribadito la convinzione della totale erroneità della perizia dell’arch. Rossi. Convinzione suffragata dalla documentazione che hanno avuto modo di acquisire nelle ricerche effettuate.
E’ intervenuto anche l’ing. Andrea Bargiacchi che ha rappresentato come, a seguito del convegno sugli usi civici tenutosi ad inizio luglio, l’ onorevole Alessandro Battilocchio, non presente in sala perché trattenuto presso la Camera dei Deputati per il prolungarsi del dibattito sul Decreto “Milleproroghe”, abbia depositato la scorsa settimana in Parlamento una proposta di legge mirata ad integrare la Legge sugli usi civici 1766/27 prevedendo la possibilità di disporre la cessazione dei diritti di uso civico, e la relativa sdemanializzazione, dei terreni urbanizzati che da almeno trenta anni hanno perduto la vocazione agricola e di quei terreni che, pur non essendo trascorso il termine dei trenta anni, sono stati legittimamente edificati precedentemente all’accertamento dell’esistenza degli usi civici.

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Piazza De Michelis, discarica a cielo aperto

LADISPOLI – Carte, bottiglie, pezzi di vetro sparsi ovunque in un'area che dovrebbe invece ospitare nelle ore libere i più piccoli. Una situazione invivibile e per diversi aspetti indescrivibile, quella con cui si ritrovano a dover far i conti i residenti del quartiere Messico. Si tratta di Piazza De Michelis. Sull'area c'è un progetto di riqualificazione totale dell'area verde, con l'installazione di nuovi giochi, un sistema di videosorveglianza in grado di monitorare e rendere la zona (si spera) al riparo dagli incivili. Il progetto sarebbe quasi pronto, ma nel frattempo la zona è diventata praticamente un'area franca, dove incivili (grandi, piccoli, clochard o residenti che siano) la fanno da veri padroni. Da parco giochi a discarica il passo è stato breve, con una situazione che oltre che a deturpare il posto lo trasforma in una vera e propria trappola per i bambini che lo frequentano. Quei pezzi di vetro sparsi intorno a tutta l'area giochi la trasformano infatti in un vero e proprio campo minato per i bambini. Cadere per sbaglio mentre si corre per raggiungere lo scivolo piuttosto che l'altalena potrebbe trasformare il pomeriggio di svago in una vera e propria tragedia. Lo sanno bene i residenti della zona che a gran voce hanno denunciato, anche tramite social, la situazione di degrado. C'è anche chi si scoraggia. A nulla infatti serve ripulire la zona. Una volta tirata a lucido c'è chi in meno di 24 ore riesce a trasformarla nuovamente in un luogo infrequentabile. Tanto che si tornano a chiedere a gran voce maggiori controlli. Non solo telecamere, ma anche uomini delle Forze dell'ordine, a cominciare dalla municipale che costantemente effettuino un giro di controllo anche in periferia per assicurarsi che chi ama così tanto sporcare, possa desistere.
Una situazione quella di degrado che sembra non arrestarsi mai e che anzi, si sparge a macchia di leopardo in tutta la città. Periferia, pieno centro. Non fa differenza. L'importante è sporcare. Forse a mancare non è solo lo spirito di appartenenza a una comunità, ma è anche un po' di educazione civica, di quelle che si apprendeva tra i banchi di scuola fin da bambini. E se c'è chi si ostina a puntare il dito contro i giovani, ragazzi senza freni, senza regole, senza senso civico appunto; o contro i senza fissa dimora; c'è chi punta i riflettori anche su un'altra categoria di incivili: gli adulti. Dovrebbero dare il buon esempio ma in realtà sono i primi ad infischiarsene delle regole, mostrando ai più piccoli come si sporca una città. Perché se è pur vero che le bottiglie di birra vuote, i cartoni di pizza unti d'olio possono essere il “regalo” di qualche adolescente, dopo il divertimento serale; è pur vero che sedie, materassi, divani, mobili di qualsiasi misura sono invece il regalo di adulti, cittadini di Ladispoli, di quella stessa città che invece dovrebbero amare e a cui dovrebbero mostrare più rispetto.

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Incendio Bertini: nessun danno ambientale per Arpa

CIVITAVECCHIA – Nessun problema ambientale. Nessuno sforamento dei limiti. Nessun valore anomalo registrato. Secondo Arpa Lazio l’incendio che ha interessato il 31 luglio scorso il centro demolizioni Bertini in zona industriale non ha avuto conseguenze negative sull’ambiente. La conferma arriva dai risultati dei campionamenti di aria e suolo effettuati nella zona tra il 31 luglio ed il 5 agosto scorso.  

Arpa, così come richiesto dal Comune a seguito dell’incendio che aveva visto svilupparsi una densa colonna di fumo nero visibile per diverse ore in tutta la città, ha comunicato i risultati delle analisi relative alla concentrazione di Diossine, Furani, PoliCloroBifenili e Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) nei filtri del campionatore mobile installato in zona industriale ed anche quelli relativi alla concentrazione di Diossine, Furani e IPA in tre campioni di suolo prelevati nell’area di potenziale ricaduta delle polveri collegate all’incendio.

“Secondo i risultati delle analisi  – hanno spiegato da Palazzo del Pincio – per nessuno degli inquinanti rilevati, in aria o nel suolo, si sono registrati valori anomali o in eccesso rispetto ai riferimenti normativi disponibili o alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”. È possibile consultare la comunicazione di Arpa nella sezione Informazioni Ambientali del sito istituzionale del Comune di Civitavecchia.

Già a pochi giorni dall’incendio Arpa aveva rassicurato la popolazione a seguito delle risultanze delle analisi dei dati degli inquinanti rilevati nelle stazioni della rete regionale di monitoraggio localizzate in prossimità dell’incendio (stazione Fiumaretta) e ubicata nel quadrante interessato dalla direzione prevalente dei venti nella fascia orario 9-13 (stazione Aurelia). Anche in questo caso, infatti, non si erano registrati superamenti dei limiti, così come l’analisi dei dati di concentrazione oraria non aveva evidenziato sforamenti.

Intanto vanno avanti le indagini. La Polizia sta attendendo le risultanze di alcuni accertamenti tecnici e ad oggi non esclude alcuna pista. Né quella dell’origine dolosa dell’incendio, sulla quale si erano concentrate le indagini nei primi giorni, ma né tantomeno quella di una causa accidentale, dovuta ad un’autocombustione per i diversi materiali accumulati ed il caldo di quei giorni. Nel frattempo però l’area rimane ancora sotto sequestro, con i cancelli che si aprono soltanto al mattino per consentire alla società di procedere con la bonifica dei luoghi, così come accordato dalla magistratura. Ma la chiusura forzata di queste settimana sta già avendo ripercussioni negative sull’azienda, costretta in questi giorni ad inviare le prime lettere di licenziamento a tre operai. Una decisione sofferta anche per i vertici della società che, finora, hanno garantito lo stipendio a tutti pur senza introiti. Ma, come avevano detto più volte anche gli stessi operai in queste settimane, una situazione del genere non poteva essere protratta a lungo. La speranza è che, a breve, possa essere dissequestrato il cantiere per poter almeno riprendere l’attività, in attesa degli esiti dell’inchiesta avviata dalla magistratura.

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