Social scatenati per dare un nome al cucciolo della polizia di Granada

È stato ritrovato ferito dopo che qualcuno lo aveva preso a calci. Gli agenti hanno deciso di adottarlo. Ma come chiamarlo? Parte il sondaggio via Twitter

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L’Ultimo etrusco continuerà a vivere

TARQUINIA – Il mito continuerà a vivere: nella memoria dei tarquiniesi, ma anche e soprattutto attraverso le sue imponenti opere e presto anche nell’attività della Fondazione che la figlia Daniela si sta apprestando a creare.  Quello di oggi, nella gremita chiesa del Duomo di Tarquinia, è stato quindi  solo un arrivederci ad Omero Bordo. L’’’Ultimo degli Etruschi’’ – come convintamente lo ha voluto definire il critico d’arte Vittorio Sgarbi che con tanto di fascia tricolore da sindaco di Sutri, non ha voluto mancare all’appuntamento, improvviso, per rivolgere un pensiero ad “un grande amico” e ad un “grande artista” – continuerà infatti a far parlare di sé. Anche e forse più di prima, grazie pure alla penna nobile di Sgarbi che si è detto pronto a ripubblicare il libro di tanti anni fa che racconta la sua vita di Omero Bordo.
Morto nella sua casa di Tarquinia, nel cuore del centro storico, Omero Bordo è stato fino all’ultimo contornato dall’affetto della sua famiglia: la moglie Anna Lucia e le figlie Daniela e Katia. Da qualche tempo combatteva contro una malattia che lo affaticava nel fisico ma non nel spirito, sempre pronto attento e pieno di idee. A salutarlo ieri tanti tarquiniesi, rappresentanti di più o meno recenti cariche istituzionali. Persone che lo hanno amato e aiutato, anche nei momenti difficili che non sono mancati nella sua vita. La cerimonia, officiata da Don Rinaldo Copponi e da Don Roberto Fiorucci, ha lasciato spazio al termine del rito religioso, a tre interventi illustri: quello del giornalista Osvaldo Bevilacqua, del politico del territorio Gianni Moscherini e del critico d’arte Vittorio Sgarbi.
“Dovevo essere a Venezia per la presentazione di un libro. – ha raccontato Sgarbi –  Ma ho telefonato che non sarei andato. Mi sembrava più giusto essere qui per dire il mio pensiero su una persona che mi era cara sul piano istintivo e umano. Sono arrivato in tarda serata a Tarquinia e ho alloggiato in albergo. Un portiere gentilissimo mi ha dato il libro “Omero, l’ultimo degli Etruschi – La mia biografia”. Un’opera bella, che ho subito letto, nella quale Omero attraverso lo scritto del giornalista Cecchelin non nasconde nulla della sua vita. Sarà mio impegno – ha annunciato Sgarbi – come amico e uomo delle istituzioni, di ripubblicare questo libro per farlo conoscere al mondo, come merita”. Sgarbi ha letto alcuni passaggi del libro sottolineando, tra le altre cose, la dolcezza dell’uomo: l’amore e il legame profondo che Omero nutriva ad esempio per la figlia Daniela; e gli incontri nei suoi tanti viaggi-studio sulle tracce degli Etruschi.
Cariche di pathos le parole del giornalista Osvaldo Bevilacqua che, con la sua trasmissione Tv Sereno Variabile,  ha raccontato tante volte Omero Bordo e la sua arte di realizzare vasi etruschi con tecniche arcaiche che non ha mai completamente svelato. Bevilacqua ha voluto ricordare come grazie ad Omero abbia conosciuto la moglie Sandra (nipote dell’artista) con la quale ha costruito una famiglia. “Caro Omero, ti aspettavi così tanta gente? Una così grande partecipazione? – ha esclamato alla platea Bevilacqua – Omero è stato un grande artista, un genio nella sua semplicità. Il fatto che un critico, uno scrittore, un ricercatore così importante come Sgarbi sia qui, dimostra e testimonia che il valore di Omero è grande. Era un uomo molto semplice, ma un grande genio che ci ha avvicinato al mondo degli Etruschi. Io personalmente devo molto ad Omero, è stato fondamentale per la mia vita. E’ stato uno dei primi personaggi che ho voluto intervistare e conoscere per quello che ha rappresentato. Dal punto di vista umano e familiare lo debbo ringraziare perché attraverso di lui ho conosciuto mia moglie e costruito una famiglia, i miei figli, che lui adorava”. “Forse – ha aggiunto Bevilacqua – Omero Bordo è stato anche sottovalutato; forse qualcuno avrebbe potuto dargli ancora più risalto. Ma poi la vita gli ha dato grandi soddisfazione. Tante opere che si trovano al Louvre o altrove e che portano il suo nome ne sono la dimostrazione. Vi garantisco che Omero ci capiva tanto di Etruschi, ma veramente tanto; più di quanto si possa immaginare. Ci ho tenuto a far capire che in questo territorio ha vissuto un grandissimo artista”. 
Gianni Moscherini, che di Omero era pure grande amico, ha voluto ricordare due  incarichi importanti che gli affidò nel corso della sua carriera politico-amministrativa: prima da presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, quando gli diede l’incarico di realizzare la maestosa statua in bronzo di Traiano all’ingresso del porto, di oltre due metri; poi da sindaco di Civitavecchia, quando chiese ad Omero di dedicare una statua al vescovo Carlo Chenis, che potesse stare in mezzo alla gente. “Omero – ha ricordato Moscherini – scelse di collocarla sul primo gradino della scalinata della cattedrale di Civitavecchia”. Moscherini ha ricordato anche il grande successo che ebbero i vasi etruschi di Omero che portò più volte alla fiera di Miami. 
 “Il negozio di Omero – ha anche detto Moscherini – non è un negozio normale. A me richiamava la bottega dell’arte di Firenze, del Rinascimento. Un luogo aperto al pubblico dove poter vivere e parlare della cultura etrusca”. Moscherini ha ricordato Omero anche per il grande amore per la sua famiglia, un amore fortemente ricambiato.

Il mito di Omero oggi continua a vivere oltre i 75 anni nei quali l’artista ha costruito  un personaggio che si è presentato al mondo – attraverso interviste rilasciate a televisioni e giornali – in tutta la sua semplicità ma anche nella sua grande competenza e conoscenza, formatasi più che sui libri, proprio ‘’sul campo’’ in senso stretto, quando già 15enne si sentì travolto dalla passione per gli Etruschi e divenne un ineguagliabile scavatore clandestino. Un ‘’errore di gioventù’’ disse più tardi, quando a 20 anni passò dalla parte della legge, divenendo invece collaboratore della Soprintendenza  dalla quale ottenne il permesso di scavo grazie al sovrintendente  Mario Moretti. Fu così  che scoprì la Tomba delle Pantere, tra le più importanti della necropoli di Tarquinia, e poi molte altre persistenze di notevole importanza, come pure diversi frammenti dell’Ara della Regina.  Da lì in poi una escalation di attività, viaggi ed incontri che lo vedono ormai consacrato come l’indiscusso “ultimo Etrusco’’. Erano gli inizi degli anni 70 quando Omero Bordo iniziava la ricerca dell’impasto arcaico, la produzione di ceramica e poco dopo la produzione di opere in bronzo e più tardi la lavorazione dei preziosi etruschi, in particolare dell’oro. Prolifico il  decennio di lavoro al fianco del grande amico e pittore cileno Sebastian Matta, dando vita alla scuola Etrusculudens, ricca di produzioni ceramiche di altissimo valore. Nel 1995 inizia a coronare  il sogno della sua vita con la costruzione di Etruscopolis, un vero  viaggio nel tempo. Numerose sue opere si trovano esposte nei più importanti musei del mondo. Innumerevoli i premi e le onorificenze: il San Valentino d’oro, la laurea honoris causa a Boston per la facoltà di Etruscologia, il premio Europa con il regista Zeffirelli. Le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo.
 

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Caso Cfft, la bananiera dirottata a Livorno

CIVITAVECCHIA – La bananiera non scaricherà a Civitavecchia. È scaduto l'ultimatum lanciato dalla Cfft all'Authority questa mattina alle 10. La nave è stata quindi dirottata a Livorno. Attesa febbrile per i lavoratori sotto Molo Vespucci, nella speranza di conoscere la decisione dell'Adsp con un presidio pacifico. Alle 10 è arrivata la conferma che la bananiera avrebbe scaricato in un altro porto, evidentemente l'Adsp non ha cambiato idea e la nave, come promesso, è salpata per altri lidi. 

Pesante l'assenza del presidente dell'Authority Francesco Maria di Majo mentre il segretario generale Roberta Macii ha tentato di gestire la situazione con Cfft e Rtc, alla ricerca di una mediazione o di un possibile accordo.

I vertici della società italo belga con i sindacati hanno convocato una conferenza stampa presso il proprio terminal. (SEGUE)

"Non mi sarei mai aspettato di arrivare a questo punto: oggi si scrive una delle pagine più brutte per il nostro porto". È l'amara considerazione del segretario della Filt Cgil Alessandro Borgioni che questa mattina ha atteso sotto Molo Vespucci insieme ai lavoratori la decisione dell'Adsp. "Abbiamo trovato le porte chiuse – ha spiegato, rimarcando il fatto che la porta scorrevole dell'ente fosse stata bloccata – questo è il segnale dell'isolamento dell'Authority dal resto del contesto con cui invece dovrebbe dialogare. Un traffico che viene mandato via fa male a tutti. Questo è un porto in contrazione e cosa si fa? Si rischia di perdere uno dei pochi traffici in espansione, senza dare la possibilità ad una delle pochissime aziende che si sono date da fare, portando lavoro, di crescere". Il sindacato è molto critico: si aspettava una maggiore partecipazione da parte dell'Adsp e un accordo tra i due soggetti, impossibile però da trovare nei soli 45 giorni di proroga concessi questa estate. "Respingere i traffici oggi – ha aggiunto Borgioni – significa compromettere la credibilità dello scalo: sbaglia chi pensa che si possa vivere solo di crociere e traghetti. Una cosa è certa: qualcuno, nel breve periodo, deve avere il coraggio di decidere: le istituzioni preposte sono dentro Molo Vespucci". L'auspicio, considerato che il ritiro dell'ordinanza è stato chiesto più volte invano, è che almeno venga concessa un'ulteriore proroga, almeno fino a giugno, fino a quando cioè il Tar non esprimerà la propria sentenza nel merito. Perché perdere un traffico come quello di Chiquita significa depauperare il porto". 

In effetti si parla oggi di 140mila tonnellate di merce con 7000 container: il che significa il 10% del traffico container totale del porto. E per Cfft il 60% circa del lavoro. Numeri che parlano chiaro. (Agg. 08/11 ore 13.32)

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Scuola infanzia: lunedì apre il nuovo plesso di via Consalvi

di TONI MORETTI

CERVETERI – «Da lunedì 12 novembre gli alunni della scuola dell’infanzia dell’I.C. Giovanni Cena potranno iniziare le attività scolastiche all’interno del nuovo plesso di Via Consalvi. Viene così completata l’assegnazione di un nuovo spazio che, come promesso all’inizio dell’anno scolastico, potrà meglio rispondere alle esigenze delle famiglie e dei bambini interessati». Tanto dirama il sindaco Pascucci in un comunicato completo della cronistoria della vicenda di via Consalvi nel quale difende a spada tratta e ringrazia tutti i funzionari, i dirigenti presenti. Ringrazia la pazienza delle mamme  per il disagio subito a causa dell’inconveniente, pur ribadendo che non trattandosi di scuola dell’obbligo quasi gli si doveva gratitudine per tutto quanto ha fatto. Non dice nel comunicato cosa realmente è successo in quella riunione con le mamme convocate per annunciare la lieta novella. Non ha detto per esempio che non ha gradito la presenza della stampa sollecitata da alcune di loro. Non ha detto che qualcuna ha inveito contro di lui e contro l’assessore Cennerilli per la mancanza di presenza e di comunicazione. Non ha detto che ad un certo punto ha dovuto misurarsi con due figure di rilievo dei suoi uffici che hanno prodotto pareri opposti, tanto che ha promesso che sarebbe intervenuto su “qualche testa”, vedremo. Il comunicato sembra che dica, che nonostante le difficoltà brillantemente superate, tutto è risolto e lunedì i bambini potranno occupare via Consalvi. 
Tutto è bene quel che finisce bene. Se qualcuno si chiede perché si pagano con centinaia di migliaia di euro teste che sbagliano è errato. Bisogna aver fiducia, perché tanto tutto è bene quel che finisce bene.

 

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Simona, dispersa tra le macerie del palazzo crollato a Marsiglia

Da Taranto in Francia per fare la traduttrice. Quattro vittime, si scava: si cercano altre sette persone. Da due giorni i pompieri sperano di trovare qualcuno ancora vivo

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Il tornado che spazzò via la città

LADISPOLI – Per le strade non c'è quasi nessuno. Il cielo è grigio, il pomeriggio uggioso e in tv ci sono le partite di serie A a far compagnia agli amanti dello sport. Qualcuno si sposta in auto o a  piedi per qualche via del centro per tornare a casa dopo il pranzo della domenica tra amici o in famiglia. Qualcuno è a lavoro, nei bar, nei negozi come tutte le domeniche. Niente potrebbe mai far pensare che una semplice pioggia possa trasformarsi in così poco tempo in una vera e propria bomba pronta a seminare panico e distruzione. E' il 6 Novembre 2016. E' domenica. Suonano le 17 quando all'improvviso dal mare una enorme nuvola viene sbalzata a tutta velocità sulla terra ferma avvolgendo nel buio cose e persone. La furia del tornado si abbatte in città. Arriva dal mare: da porto Pidocchio e in un attimo investe, distrugge e spazza via tutto quello che trova sul suo cammino. Pareti esterne di abitazioni sbriciolate, tetti scoperchiati, alberi abbattuti al suolo, auto distrutte, ringhiere, calcinacci spazzate via dalla furia del vento. Una questione di attimi prima di ritrovarsi dentro la scena di uno di quei tanti film sulla devastazione del mondo che tengono fino all'ultimo col fiato sospeso. Ma è la realtà. Sembra essere in guerra. E purtroppo, come nelle guerre, anche Ladispoli ha la sua vittima. Un uomo che alla vista della furia della natura aveva tentato di ripararsi dal vento sotto i cornicioni di una Chiesa in via Odescalchi. Quello stesso cornicione che gli è crollato addosso senza lasciargli scampo. La macchina dei soccorsi si è subito messa in moto. A cominciare da chi in quel momento, come graziato dal Cielo, si è ritrovato in mezzo al ciclone e per fortuna non si è fatto nemmeno un graffio. Sono i ladispolani stessi i primi a scendere in strada, a soccorrere i feriti, a tentare di liberare le strade dalle macerie e dagli alberi e lampioni che come foglie si sono abbattuti al suolo. Protezione civile, vigili del fuoco, sanitari del 118, Croce Rossa, cittadini, istituzioni, … Tutti insieme per risollevarsi il prima possibile. Per riparare i danni, contare e curare i feriti, ritornare presto alla vita di ogni giorno, cercando di dimenticare, almeno all'apparenza l'enorme ferita che quel tornado ha provocato a un'intera comunità. Da quel giorno sono trascorsi due anni. E' il 6 novembre 2018. La conta dei danni non è ancora finita. C'è chi aspetta ancora di vedersi arrivare il risarcimento per quanto perso, per quanto ha dovuto ricostruire. C'è chi aspetta ancora di essere “rimborsato” per i sacrifici di una vita intera spazzati via in una manciata di minuti. Sono privati cittadini, agricoltori, aziende private, attività commerciali. C'è anche il Comune. Il tornado attraversando diametralmente la città ha causato notevoli danni anche a infrastrutture. Ponti, scuole, strade. Il lavoro è stato tanto. Sono circa 200 i privati cittadini che hanno presentato la richiesta risarcimento a palazzo Falcone per i danni subiti. Tra loro, purtroppo, non ci potranno essere coloro i quali hanno visto completamente distrutta l'auto. Dovranno invece aspettare ancora le aziende per ottenere i rimborsi. Per loro si dovrà aprire infatti una ''seconda tranche''. Per quanto riguarda poi i risarcimenti per il Comune, a breve dalla Regione dovrebbero arrivare 340mila euro. Soldi che fanno parte di una somma complessiva di circa 620mila euro totali di rimborsi per i danni subiti. Risarcimenti che almeno dal punto di vista economico, forse, riusciranno a rimarginare la ferita apertasi quel tremendo pomeriggio di due anni. Scene che per mesi hanno invaso la mente dei ladispolani. Ad ogni sussulto della natura per diverso tempo si è temuto il peggio. Si è temuto di poter rivivere anche solo per un attimo quel drammatico 6 Novembre. Immagini, quelle di una storia passata ma recente, che tornano in mente anche in momenti come questi, quando mezza Italia si ritrova flagellata dalla furia della natura. Un'ondata di maltempo senza eguali che anche questa volta ha mietuto le sue vittime. Se Ladispoli oggi conta solo i danni sugli arenili pubblici e non, c'è chi purtroppo piange le sue vittime. A cominciare dalla vicina Terracina. «Si è trattato sicuramente dell'evento calamitoso più forte che ci sia stato da quando ne ho memoria – ha detto il sindaco Alessandro Grando ricordando quel terribile giorno – I danni sono stati ingenti. Purtroppo rimarrà nella mente di tutti noi». Il primo cittadino ha però voluto sottolineare la solidarietà, il fare squadra, dell'intera città: «Quando a Ladispoli accadono fatti come quello di due anni fa, per fortuna, la comunità si stringe sempre attorno a chi subito delle perdite o dei danni. La città ha reagito nel migliore dei modi». Per giorni migliaia di ladispolani si sono rimboccati infatti le maniche per dare una mano a chi quella domenica ha visto la furia del vento distruggere le proprie case. Un lavoro di squadra senza sosta. «Purtroppo contro la furia della natura possiamo fare ben poco», ha proseguito il primo cittadino che ha però sottolineato come l'amministrazione possa cercare di ''rendere difficile'' alla natura il suo atto di distruzione, puntando soprattutto alle manutenzioni e messa in sicurezza di tutto ciò che possa ritenersi pericoloso: «Quello che possiamo fare – ha infatti concluso Grando – è quello di curare maggiormente il nostro patrimonio come ad esempio le alberature, gli impianti di illuminazione per attutire i danni che la furia della natura potrebbe causare». Una natura che negli ultimi anni, purtroppo, forse un po' per colpa dell'uomo e della sua mano, così clemente con il genere umano, non lo è più.  
 

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Salvato un lupo ferito alla Scaglia

CIVITAVECCHIA – Salvato un giovane lupo dai volontari Nogra e Gen. Nella tarda serata di ieri, dopo le 21, i volontari della Guardia rurale ausiliaria sono stati messi in allerta per un esemplare femmina ferito avvistato in località La Scaglia, proprio vicino al centro commerciale. Immediato l’intervento insieme alla Guardia ecozoofila nazionale. Il lupo aveva una delle zampe posteriori rotte, con l’osso sporgente ed era praticamente inerme.

I volontari hanno riscontrato difficoltà nel trovare qualcuno a cui affidare l’animale ferito, alla fine sono riusciti ad entrare in contatto con la Lipu – sezione Civitavecchia e Monti della Tolfa che li ha indirizzati verso il Centro recupero fauna selvatica Lipu di Roma, dove l’animale attualmente si trova per essere curato.

Le sue condizioni sono abbastanza critiche. Un recupero difficoltoso anche perché si tratta comunque di una specie protetta e, come hanno spiegato proprio i volontari, è stato difficile trovare aiuto per portare il giovane esemplare in salvo. Una volta presi accordi con la Lipu il lupo è stato messo in una gabbia per essere trasportato verso il Centro di Roma.

L’intervento in totale è durato circa 2 ore. Preoccupazione e dubbi su cosa abbia spinto il lupo verso una zona altamente frequentata, asfaltata e industriale dove ha sicuramente rischiato di morire. Un comportamento anomalo per un animale selvatico, probabilmente alla ricerca di cibo.   

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''Canile, Pasquini dia spiegazioni''

ALLUMIERE – Il gruppo politico collinare ‘’Allumiere Futura’’, a fronte del fatto che il Comune di Civitavecchia ha annunciato di voler creare un proprio canile nel territorio della cittadina marittima, chiede spiegazioni urgenti all’amministrazione comunale circa il progetto del Comune di Allumiere del canile comprensoriale, chiede «spiegazioni urgenti alla giunta Pasquini». «Dopo le dichiarazioni lette sui quotidiani locali dell’assessore Manuedda del Comune di Civitavecchia, ci viene spontaneo sollevare alcuni quesiti per cercare chiarezza sul canile comprensoriale dei comuni di Allumiere, Tolfa e Civitavecchia visto che  – scrivono da Allumiere Futura –  le dichiarazioni fatte dal sindaco Antonio Pasquini in consiglio comunale e in commissione Uso e Assetto del Territorio  non sono in linea con le dichiarazioni sulla stampa dell’amministratore pentastellato civitavecchiese. Nel consiglio comunale del 20 settembre scorso al punto 5 è stata inserita all’ordine del giorno l’approvazione del  progetto del canile comprensoriale e noi con il nostro consigliere Giovanni Sgamma abbiamo sollevato alcune criticità sul terreno dove il canile stesso deve essere costruito, trovando il segretario comunale abbastanza perplesso sul progetto stesso; abbiamo anche sottolineato che, ancora una volta, “Mamma” Enel provvede a finanziare progetti e qualcuno dopo aver dichiarato qualche anno fa che i soldi  erano sporchi, oggi  approva il progetto e gestisce i circa 320mila euro annui dell’accordo con i Comuni ed i 48.800 euro delle festività estive. Ci dica il signor sindaco se le dichiarazioni dell’assessore Manuedda corrispondono alla realtà dei fatti. Se è vero, come mai il sindaco non era aggiornato sulla questione? Ci aspettiamo più risposte ai cittadini e meno slogan dall’amministrazione Pasquini e crediamo sia opportuno un incontro con gli amministratori della città di Civitavecchia così da non dover avere la situazione chiara del canile tramite stampa».   

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Ladispoli, giù dal balcone: muore un cane

LADISPOLI – Un volo di quasi 15 metri e poi l’impatto durissimo sull’asfalto. Un meticcio di colore nero è stato trovato senza vita l’altra mattina a Ladispoli, nella zona sud della città. Purtroppo il povero animale è deceduto quasi sul colpo dopo aver fatto un volo dal quarto piano di una palazzina.

Non è chiara la dinamica. Il cane presentava il collare e quindi aveva un padrone. Inizialmente si pensava fosse stato lanciato giù da qualcuno, ma l’ipotesi più accredita è che si sia gettato nel vuoto da solo. Anche perché pare che in casa non ci fosse nessuno in quel momento.

In aiuto del cane sono corsi i condomini, ma non c’è stato nulla da fare, il giovane meticcio nero si è spento poco dopo, davanti agli sguardi increduli e dispiaciuti degli abitanti del condominio.

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La Cri cerca ''casa'', ma il Comune era già all'opera

LADISPOLI – «Sono ormai più di cinque anni che la Croce Rossa Italiana ha riattivato e rilanciato le sue attività a Ladispoli svolgendo numerosi servizi nel campo della tutela della salute, dell'inclusione sociale e nelle risposte alle calamità». Iniziava così l'appello della Croce Rossa, lanciato a mezzo stampa, per trovare qualcuno disposto a offrire loro una ''casa'' nella città balneare. Nella loro richiesta di aiuto i volontari hanno infatti parlato di «indisponibilità di locali da parte dell'amministrazione comunale» che starebbe comunque «cercando una soluzione idonea». Una richiesta piovuta giù da cielo, per l'amministrazione, proprio come un fulmine a ciel sereno. E si, perché solo il giorno prima dell'appello accorato, la Croce Rossa aveva provveduto a inviare all'amministrazione la sua richiesta di locali sul territorio comunale, a fronte delle varie attività svolte in città. Richiesta che gli amministratori di palazzo Falcone avevano immediatamente accolto, mettendosi nell'immediato a lavoro per esaudire la richiesta dei volontari che in diverse occasioni si sono dimostrati indispensabili nell'affrontare emergenze isolate, come ad esempio il tornado del 6 novembre 2016 o l'emergenza clochard nel periodo invernale, con l'assistenza sanitaria e non solo, offerta ai senza fissa dimora del territorio. E a quanto pare proprio da palazzo Falcone dei locali erano stati già individuati. Si stava solo cercando di capire se l'ipotesi poteva trasformarsi, senza alcun problema di sorta, in un dato concreto e realizzabile. Nessun immobilismo dunque da parte degli amministratori locali che molto probabilmente sono rimasti basiti dall'appello mediatico lanciato dalla Croce Rossa a meno di ventiquattro ore dalla richiesta effettuata a palazzo Falcone.  Non c'è comunque da escludersi che si sia trattato di un mero equivoco che possa essere presto risolto. Nella nota diffusa infatti, i volontari della Cri si rivolgono in particolar modo ai privati. E non è escluso che lo facciano per agevolare l'amministrazione comunale a tendere loro una mano. «L'indisponibilità di locali da parte dell'amministrazione comunale che sta cercando una soluzione idonea uniti in alcuni casi al timore di concedere ad un'associazione dei locali privati – si legge nella nota inviata alla stampa – ci costringono ancora oggi a subire disagi sempre maggiori. Facciamo quindi appello a tutta la cittadinanza affinché chiunque abbia la disponibilità di locali e volesse fornire un tangibile e prezioso aiuti a chi ne ha bisogno a contattarci». 
 

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