Ladispoli, muore per una overdose: individuato il pusher

LADISPOLI – Svolta nelle indagini riguardanti il decesso di una giovane ventenne, avvenuto a Ladispoli nel mese di ottobre 2017, presso la propria abitazione per overdose da sostanza stupefacente. I Carabinieri della Stazione di Ladispoli hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto D.M.S., 41enne guineano, in Italia senza fissa dimora, gravemente indiziato per la morte della ragazza come conseguenza di altro reato e di spaccio di sostanze stupefacenti, già con precedenti proprio per spaccio di stupefacenti.
Le indagini sono iniziate dal momento del decesso quando i militari, al termine dei primi accertamenti, hanno avuto la conferma che la causa della morte era dovuta a overdose da sostanza stupefacente. A quel punto è scattata una complessa e articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, durante la quale sono stati ascoltati numerosi testimoni ed effettuati accertamenti tecnici e pedinamenti nonché raccolti quanti più elementi utili alla ricostruzione dei fatti che hanno condotto alla figura del pusher. Una volta individuato, lo stesso è stato deferito – in stato di fermo – alla Procura della Repubblica di Civitavecchia. All’esito dell’udienza di convalida, all’uomo è stata applicata la misura della custodia cautelare presso la Casa Circondariale di Civitavecchia ed è stato disposto l’inoltro degli atti alla Procura di Roma, competente per i fatti.
 

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Accoltellamento al mercato: si attendono le motivazioni

CIVITAVECCHIA – Una sentenza che ribalta del tutto la richiesta della pubblica accusa e che, sicuramente, farà discutere. È quella pronunciata ieri dal giudice Antonella Capri, presidente del collegio composto anche da Lucia Fuccio Sanzà e Guia Carlomagno, che ha assolto il 75enne civitavecchiese Antonio Capri, accusato di tentato omicidio. Il fatto non costituisce reato, nonostante i 12 anni chiesti dal pubblico ministero Roberto Savelli, da poter far scendere ad otto con l’applicazione delle attenuanti generiche.

L’episodio è quello relativo all’accoltellamento al mercato dell’aprile di due anni fa, in un tardo pomeriggio, a piazza Regina Margherita. L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Tagliaferri, era accusato di aver accoltellato all’addome Ennio Pezzuca, assistito dall’avvocato Fabrizio Lungarini, al termine di una lite. Certo, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, tra 90 giorni, ma sembra scontato che la strada tracciata sia quella della legittima difesa, percorsa tra l’altro fin da subito dall’imputato e dal suo avvocato, già in sede di convalida d’arresto, con Capri che, con volto tumefatto e zigomo spaccato, aveva parlato di un’aggressione subita fuori dal locale.

«Non mi aspettavo una sentenza del genere – ha commentato l’avvocato Tagliaferri – ma ci credevamo, soprattutto perché abbiamo sempre chiarito quella che era la nostra posizione, emersa poi con il dibattimento. Il Tribunale, in maniera autorevole, ha accolto la nostra tesi, riconoscendo quanto professato, già nell’immediatezza dei fatti, dal mio assistito». Una sentenza, questa, che potrebbe pesare anche sugli altri due procedimenti aperti. Da un lato c’è un dibattimento in corso che, sullo stesso episodio, vede le parti invertite, con Capri vittima e Pezzuca accusato di lesioni grave. E poi ci sono due testimoni del primo processo la cui posizione è stata rimandata in Procura per valutare un’eventuale accusa di lesioni gravi.

«A questo punto c’è da chiedersi se la Procura vorrà presentare o meno appello – ha sottolineato l’avvocato Lungarini – le motivazioni saranno fondamentali per capire. Rispettiamo la sentenza, ma non ce l’aspettavamo.  Soprattutto perché non sono stati neanche rimandati gli atti alla Procura per il possesso dell’arma. Così sembra legittimo. Rimaniamo comunque perplessi, specie dall’atteggiamento delle Procura: c’è un’impostazione di fondo sbagliata, per questo caso era stato chiesto l’immediato, chiuse le indagini e poi se ne sono aperte altre». E oggi infatti ci si trova con due dibattimenti differenti sullo stesso episodio. Per ora c’è la prima sentenza, che assolve Capri, annullando anche la restrizione relativa al divieto di avvicinamento a Pezzuca.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA presso il Tribunale Ordinario di Velletri

Notifica per pubblici proclami – Decreto di citazione giudizio – Art.
552 c.p.p. – N. 207/14 R.G. notizie di reato/ Mod. 21
(TU18ABA12189 )

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Morte Davide Astori, due medici indagati per omicidio colposo

La procura di Firenze ha inviato due avvisi di garanzia per la morte del capitano della Fiorentina deceduto il 4 marzo nel ritiro prima della partita di Udine

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Sgominata la banda dello spaccio sul litorale: sei arresti

MONTALTO – I carabinieri della Compagnia di Tuscania coadiuvati dai colleghi di Orbetello e Grosseto hanno dato esecuzione nella giornata di ieri ad un’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Grosseto su richiesta della Procura, nei confronti di sei persone, cinque marocchini (in carcere) e un italiano (ai domiciliari) tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti.  I provvedimenti rappresentano la conclusione di un’indagine diretta dalla Procura di Grosseto e partita nel luglio 2016 a seguito dell’arresto, da parte dei carabinieri di Pescia Romana, coordinati dal maresciallo Ferraro, di uno spacciatore locale.

All’esecuzione delle misure cautelari eseguite per tutta la giornata di ieri, hanno partecipato oltre ottanta Carabinieri dei comandi provinciali di Viterbo, Grosseto, Pistoia e Lucca. (Segue)

 

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Terremoto Amatrice, magistrato chiede archiviazione per il Comune crollato

La procura di Rieti si riferisce ai danni provocati dal sisma del 24 agosto del 2016 e ha escluso il disastro colposo dell'edificio nel borgo completamente distrutto

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Denuncia archiviata ma si continua ad indagare

CIVITAVECCHIA – La posizione del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Francesco Maria di Majo, nell’inchiesta relativa alla nomina dei vertici della Pas, risulta archiviata. Lo hanno dichiarato gli avvocati difensori del numero uno di Molo Vespucci, Lorenzo Mereu e Claudio Urciuoli, dopo un’attenta verifica presso il competente ufficio della Procura della Repubblica. 
«Il controllo ha consentito di rilevare – hanno spiegato i due avvocati – come la Procura abbia chiesto, sin dal 30 novembre scorso, l’archiviazione della posizione del Presidente il cui operato, evidentemente, è stato ritenuto corretto e scevro da ogni profilo di illiceità».  Allo stesso modo risulta archiviata anche la denuncia presentata dall’ammiraglio Fedele Nitrella, ex direttore tecnico della stessa società partecipata al 100% dall’Adsp che si occupa di sicurezza portuale, per calunnia e diffamazione. «Preme ringraziare la Procura Della Repubblica di Civitavecchia che,  con celerità ed attenzione – hanno sottolineato i due legali – ha potuto verificare e chiarire ogni aspetto delle vicende  oggetto della doverose indagini che hanno coinvolto la figura del  Presidente». 
Intanto però prosegue l’indagine parallela da parte della Polizia di frontiera che sta verificando proprio ogni aspetto della Pas; già nei giorni scorsi lo stesso Di Majo è stato ascoltato negli uffici dello scalo marittimo a sommarie informazioni. E la stessa sorte tocca ora ai dipendenti della società, chiamati a gruppi di 15 per rispondere alle domande degli inquirenti sui servizi svolti e sull’attività amministrativa. Un’inchiesta, questa, nata da una denuncia presentata dall’ex amministratore unico Umberto Saccone e che sembra andare avanti spedita ed a ritmo serrato.

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Omicidio Nica: oggi attesa la sentenza per Stefano Risi

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Oggi davanti al gup del Tribunale di Civitavecchia Giuseppe Coniglio per Stefano Risi,  che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, che permette lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, si prevede la discussione e a seguire la  sentenza per la morte di Daniele Nica. Il giovane cerveterano, 31enne all’epoca dei fatti,  è stato accusato di omicidio stradale per aver investito con la sua Mercedes classe B di colore nero causandone il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate, il 16enne ladispolano Daniele Nica. Il tragico incidente è avvenuto sulla Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016.  Udienza preliminare, invece, per l’altro imputato di omicidio stradale il 23enne di Ladispoli, Adam Galluccio, che conduceva  la Fiat Panda di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele, che ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario. Oggi, il gup, dovrà decidere su un eventuale rinvio a giudizio.  
Come noto, ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale» per la morte del giovane. In particolare, secondo l’accusa, Risi non avrebbe «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di quì l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver  oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi». 
Un fatto senz’altro di rilievo è che nel corso delle indagini difensive effettuate dalla parte civile nella fase preliminare, è stata acquisita e poi depositata una dichiarazione testimoniale di un giovane accorso subito sul luogo dell’incidente che avrebbe sentito Risi nell’immediatezza dei fatti dire che si era distratto perché gli era caduto il suo telefonino in macchina.  «E’ colpa mia mi sono distratto con il telefonino» avrebbe detto il giovane disperato. Questa testimonianza contrasta con quanto dichiarato dal Risi: «Notavo una fiat Panda di colore rosso ferma a bordo strada sulla mia stessa corsia di marcia. Nel mentre gli transitavo affianco, ho udito un colpo provenire dallo specchietto retrovisore destro della mia autovettura. Infatti guardando lo stesso specchietto, mi accorgevo che avevo urtato qualcosa».  Sostiene peraltro  «di non aver notato nessuno che stesse in piedi fuori dalla Fiat Panda». 
Oggi dopo due anni e mezzo terminerà la lunga attesa per avere giustizia da parte dei genitori di Daniele,  Katia Giordani e Marco Nica, ancora sconvolti per una perdita che ha creato un vuoto incolmabile. 
Rabbia, dolore e sconcerto nelle parole di mamma Katia che dice:  «Sono atterrita. Sentirsi dire che è stata una distrazione è un fatto inaccettabile. Ti distrugge l’anima. Quella distrazione non gli ha permesso di schivarlo, di scendere dalla macchina, di chiedere scusa e di finirla solo con un grande spavento. No. E’ morto. Mio figlio è morto e il responsabile deve essere punito. Chi  uccide non la può passare liscia. Ora la condanna a vita ce l’abbiamo noi. Loro no. Se non si viene puniti perché ci si distrae e si uccide, le vittime della strada aumenteranno. In questi 2 anni è mezzo ho conosciuto tante mamme che hanno perso i loro figli per causa di chi per distrazione, per alcool o per droga li ha uccisi. Io no, non ci sto e attendo fiduciosa». 
Mamma Katia si immedesima anche nella situazione della mamma di Marco Vannini dicendo: «Ho davanti ai miei occhi gli occhi di Marina icona della più grande delle ingiustizie. Terzo anno senza Marco  e gli assassini per tre Natali ancora fuori. Qualsiasi pena verrà data ai Ciontoli sarà poca, perché si sta parlando della vita di un figlio, che non ha valore» conclude sconsolata.

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