Omicidio stradale, minimo della pena per l’incidente di un anno fa 

TARQUINIA – Nel posto sbagliato al momento sbagliato. È quanto emerso l’altro giorno in udienza preliminare sul caso che ha visto imputato un tarquiniese accusato di omicidio stradale. 
L’imputato, difeso dall’avvocato Paolo Pirani, ha ottenuto il minimo della pena (12 mesi), con pena sospesa e non menzione grazie ad una serie di attenuanti ampiamente emerse in fase di indagini.
Il tarquiniese un anno fa, per una tragica fatalità, si è trovato ad investire un’anziana signora che stava attraversando la strada nei pressi della scuola elementare. La donna, straniera, è poi deceduta. 
A seguito del drammatico episodio si è aperto il processo per omicidio stradale. L’uomo viaggiava a bordo di una jeep Toyota sprovvista di assicurazione. 
Il giudice ha però riconosciuto tutte le attenuanti del caso quali elementi prevalenti, come per esempio il sole che in quel momento impediva la vista all’uomo. 
È vero che l’uomo ha avuto una condotta colposa, poiché si sarebbe dovuto fermare in quanto c’era il sole che lo abbagliava, tuttavia è stato anche riconosciuto che la colpa andava attenuata al punto tale da meritare il minimo della pena. L’uomo, infatti, aveva avuto una condotta lineare, fermandosi e prestando soccorso alla donna. Tutto ciò ha portato, per questo, il giudice a ritenere giusta la concessione dell’attenuante prevalente. 
Soddisfatto l’avvocato Paolo Pirani, da “questo procedimento emerge che il dato sull’omicidio stradale va distinto: non tutti gli omicidi stradali hanno la stessa rilevanza d’impatto anche di carattere sociale. Un conto è una persona che viene sottoposta ad un controllo e risulta positiva, sia all’alcol test sia alla sostanza tossicologica e che magari assume una condotta contraria dal punto di vista umano e temporale, non prestando soccorso e non fermandosi; un conto è una persona che, pur non avendo avuto una condotta adeguata, che quindi risulta colposa, si ferma e rispetta quelli che sono i canoni del buon comportamento: cioè fermarsi e prestare soccorso.  Tutto ciò mette in evidenza  che, pur essendo la norma di un impatto grave, perché trattasi di uno dei reati più gravi del nostro codice, il tribunale riconosce la meritevolezza delle attenuanti, al punto da prevedere una riduzione sensibile di pena».

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Csp cerca nuovi farmacisti

CIVITAVECCHIA – La Csp Srl ha indetto una selezione pubblica finalizzata alla formazione di una graduatoria da cui attingere per assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o a tempo determinato, a tempo pieno o part-time, per sostituzioni e/o supplenze di farmacisti collaboratori, da inquadrare nel livello 1 del vigente CCNL Assofarm da destinare alle farmacie comunali gestite dalla società Civitavecchia Servizi Pubblici Srl.

Per poter essere ammessi al presente concorso, gli aspiranti devono essere in possesso, alla data di scadenza del termine utile per la presentazione della domanda di ammissione, dei seguenti titoli: aver conseguito la laurea in Farmacia o Chimica e Tecnologia farmaceutica (per i titoli conseguiti all’estero è richiesta l’avvenuta emissione, nei termini di scadenza del presente bando, dell’apposito provvedimento di riconoscimento da parte delle autorità competenti), essere in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione e l'iscrizione all’Ordine Professionale dei farmacisti, con indicazione della posizione di iscrizione. La domanda per l’ammissione, redatta in carta semplice preferibilmente secondo lo schema allegato al presente bando e debitamente sottoscritta in forma non autenticata, dovrà pervenire in busta chiusa e sigillata all’Ufficio Protocollo sito in via Terme di Traiano, 42-Civitavecchia (orario di apertura lunedì-mercoledì-venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e martedì-giovedì dalle ore 15.00 alle ore 17.00, tel. 0766/23667, fax 0766/371987), a pena di non ammissione entro il termine perentorio delle ore 12 del giorno 20 dicembre 2018.

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n. 233 SENTENZA 7 novembre – 7 dicembre 2018

Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale.

Reati e pene ‒ Contrabbando di tabacchi lavorati esteri eccedente i
dieci chilogrammi ‒ Applicazione congiunta della pena detentiva e
della multa di cinque euro per ogni grammo convenzionale di
prodotto.
– Decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43
(Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in
materia doganale), art. 291‒bis, primo comma.
– ………(T-180233)

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Made in Italy agroalimentare, il senatore Battistoni (FI): "Il Senato ha dato prova di compattezza sul tema"

VITERBO – “Oggi ho avuto l'onore di parlare a nome dell'intero gruppo di Forza Italia in Senato nella dichiarazione di voto per l’importantissimo ordine del giorno sulla difesa del made in Italy agroalimentare. Un atto che ha visto un fronte unitario e comune di tutti i partiti politici contro quelle organizzazioni e quelle Nazioni che stanno mettendo sotto attacco il nostro regime alimentare e la nostra dieta mediterranea". Così in una nota il senatore di Forza Italia Francesco Battistoni. "Ho ricordato ai colleghi senatori – afferma l'azzurro viterbese – che nel 2010 l'Italia ha ottenuto un importante riconoscimento dall'Unesco, che ha definito la dieta mediterranea patrimonio culturale immateriale. A tal proposito vale la pena ricordare le prime righe di questo importante traguardo: "la dieta mediterranea … rappresenta all'insieme delle pratiche, delle rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi tra l'ambiente culturale, l'organizzazione sociale, l'universo mitico e religioso intorno al mangiare".

"Oggi il senato ha dato una prova di compattezza su questo tema – conclude Battistoni –  e questo ordine del giorno impegna il governo a promuovere campagne per incoraggiare regimi alimentari equilibrati in Italia e posso garantire il grande impegno e la battaglia che metteremo in campo per difendere la nostra storia, la nostra identità nazionale che è palesemente sotto attacco da quel processo di imitazione che prende il nome di Italian Sounding.”

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Cestistica: venti tra tecnici e dirigenti abilitati al primo soccorso

Grazie al fondamentale contributo di Enel, anche quest’anno tutti i tecnici e gli operatori che si trovano all’interno del PalaRiccucci hanno ottenuto la certificazione Blsd per il primo soccorso attraverso il corso condotto dal Comitato Locale della Croce Rossa Italiana. Al momento sono venti i tecnici e i dirigenti della Cestistica Civitavecchia abilitati al primo soccorso. Vale la pena di ricordare che, sempre grazie al contributo di Enel, la Cestistica Civitavecchia è all’avanguardia per quanto attiene la salute e la sicurezza all’interno della sua palestra. È stata la prima ad avere a disposizione un defibrillatore e a formare tutti i suoi tecnici per assicurarne il corretto uso in caso malaugurato di emergenza. È inoltre l’unica società del campionato di serie C Gold che ha un’ambulanza della CRI in palestra con medico e operatori durante le partite interne della prima squadra. Non solo, sempre grazie alla vicinanza e alla sensibilità di Enel, conduce per tutto l’anno un lavoro a tutela della salute dei suoi ragazzi che vengono seguiti e valutati da un laureato in scienze motorie per mettere eventualmente in evidenza eventuali anomalie posturali e non solo. Non c’è, quindi, solo l’aspetto tenico o agonistico dietro l’attività di una società sportiva dilettantistica. Altrettanto importante è la tutela della salute dei ragazzi che frequentano la palestra.

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Stefano Risi condannato a dieci mesi e venti giorni

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Condannato a dieci mesi e giorni venti di reclusione con il rito abbreviato per omicidio stradale con sospensione della pena. È la sentenza letta ieri pomeriggio dal gup Giuseppe Coniglio a carico di Stefano Risi, 31enne di Cerveteri per il quale il giudice ha disposto come pena accessorie la revoca della patente. È stato condannato alle spese ed al risarcimento del danno in favore delle parti civili. Il pubblico ministero ha chiesto 8 mesi di reclusione. Si chiude in primo grado, in attesa di un eventuale ricorso in appello dell’imputato, la vicenda dell’incidente mortale in cui rimase ucciso nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016 il 16enne ladispolano Daniele Nica lungo la  Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar. Hanno avuto un peso rilevante la concessione delle attenuanti generiche e il rito scelto, che ha fatto rientrare la condanna al di sotto dei due anni. Poi bisogna tener conto anche che c’è stata una diversa distribuzione di responsabilità. Il codice prevede infatti che  se non tutta la responsabilità è di chi ha causato l’evento (e quindi si è verificato anche per responsabilità  diverse) la pena può essere ulteriormente ridotta. Da vedere se viene individuata una responsabilità anche della vittima perchè stava in un posto in modo imprudente. Ora bisogna attendere le motivazioni  della sentenza. L’imputato non era presente durante l’udienza camerale. 
Adam Galluccio, il 23enne di Ladispoli, altro imputato anche lui non presente in aula,  è stato rinviato a giudizio innanzi il giudice monocromatico Di Iorio. L’udienza è stata fissata per il 29 gennaio del 2020.
L’avvocato di parte civile Celestino Gnazi: «Uno dei responsabili  è  stato condannato e per l’altro imputato si farà il processo. Sulla entità della pena, posso dire che era stata chiesta l’assoluzione e che il giudice ha applicato una pena maggiore di quella richiesta dal pubblico ministero. Freddamente,  dunque, si può affermare che giustizia è fatta. Ai genitori che mi chiedono se questa è giustizia, non so rispondere».
Delusione e sconcerto da parte di papà Marco: «Una cosa allucinante. Mi sento umiliato come persona. Da quello che ho visto e sentito dell’aspetto umano non interessa a nessuno. E’ soltanto legato ad un aspetto tecnico burocratico e basta. Non esiste una giustizia vera, concreta. Capisco tutto, sono una persona abbastanza reale però se hai sbagliato paghi. Che senso ha dare dieci mesi con la sospensiva? Sono proprio avvelenato. La delusione è massima. Bisogna prendere atto, come è successo in tanti altri casi, che chi delinque è più tutelato di chi invece subisce. Questa è la realtà dei fatti. Così facendo non si fa altro che istigare le persone a fare di peggio. Mi sento come se hanno ammazzato mio figlio per la seconda volta. Mi aspettavo un minimo di dignità», conclude con grande rammarico papà Marco.

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Omicidio Nica: oggi attesa la sentenza per Stefano Risi

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Oggi davanti al gup del Tribunale di Civitavecchia Giuseppe Coniglio per Stefano Risi,  che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, che permette lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, si prevede la discussione e a seguire la  sentenza per la morte di Daniele Nica. Il giovane cerveterano, 31enne all’epoca dei fatti,  è stato accusato di omicidio stradale per aver investito con la sua Mercedes classe B di colore nero causandone il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate, il 16enne ladispolano Daniele Nica. Il tragico incidente è avvenuto sulla Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016.  Udienza preliminare, invece, per l’altro imputato di omicidio stradale il 23enne di Ladispoli, Adam Galluccio, che conduceva  la Fiat Panda di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele, che ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario. Oggi, il gup, dovrà decidere su un eventuale rinvio a giudizio.  
Come noto, ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale» per la morte del giovane. In particolare, secondo l’accusa, Risi non avrebbe «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di quì l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver  oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi». 
Un fatto senz’altro di rilievo è che nel corso delle indagini difensive effettuate dalla parte civile nella fase preliminare, è stata acquisita e poi depositata una dichiarazione testimoniale di un giovane accorso subito sul luogo dell’incidente che avrebbe sentito Risi nell’immediatezza dei fatti dire che si era distratto perché gli era caduto il suo telefonino in macchina.  «E’ colpa mia mi sono distratto con il telefonino» avrebbe detto il giovane disperato. Questa testimonianza contrasta con quanto dichiarato dal Risi: «Notavo una fiat Panda di colore rosso ferma a bordo strada sulla mia stessa corsia di marcia. Nel mentre gli transitavo affianco, ho udito un colpo provenire dallo specchietto retrovisore destro della mia autovettura. Infatti guardando lo stesso specchietto, mi accorgevo che avevo urtato qualcosa».  Sostiene peraltro  «di non aver notato nessuno che stesse in piedi fuori dalla Fiat Panda». 
Oggi dopo due anni e mezzo terminerà la lunga attesa per avere giustizia da parte dei genitori di Daniele,  Katia Giordani e Marco Nica, ancora sconvolti per una perdita che ha creato un vuoto incolmabile. 
Rabbia, dolore e sconcerto nelle parole di mamma Katia che dice:  «Sono atterrita. Sentirsi dire che è stata una distrazione è un fatto inaccettabile. Ti distrugge l’anima. Quella distrazione non gli ha permesso di schivarlo, di scendere dalla macchina, di chiedere scusa e di finirla solo con un grande spavento. No. E’ morto. Mio figlio è morto e il responsabile deve essere punito. Chi  uccide non la può passare liscia. Ora la condanna a vita ce l’abbiamo noi. Loro no. Se non si viene puniti perché ci si distrae e si uccide, le vittime della strada aumenteranno. In questi 2 anni è mezzo ho conosciuto tante mamme che hanno perso i loro figli per causa di chi per distrazione, per alcool o per droga li ha uccisi. Io no, non ci sto e attendo fiduciosa». 
Mamma Katia si immedesima anche nella situazione della mamma di Marco Vannini dicendo: «Ho davanti ai miei occhi gli occhi di Marina icona della più grande delle ingiustizie. Terzo anno senza Marco  e gli assassini per tre Natali ancora fuori. Qualsiasi pena verrà data ai Ciontoli sarà poca, perché si sta parlando della vita di un figlio, che non ha valore» conclude sconsolata.

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Botte agli autisti del bus, assolti due migranti: non erano stati loro

Per i giudici due dei quattro migranti accusati non hanno commesso il fatto. Per gli altri due sconto della pena

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Accoltellamento al mercato: chiesti 12 anni per Capri

CIVITAVECCHIA – Dodici anni, che possono scendere ad otto per le attenuanti. È questa la richiesta del pubblico ministero Roberto Savelli nei confronti di Antonio Capri, il settantenne accusato di tentato omicidio per aver accoltellato Ennio Pezzuca al termine di una lite. L’episodio risale all’aprile di due anni fa, in un tardo pomeriggio a piazza Regina Margherita. Ieri la lunga udienza dedicata alle discussioni del pubblico ministero e degli avvocati difensori. 

Il legale di Pezzuca, l’avvocato Fabrizio Lungarini, ha ricalcato la richiesta del pm, senza però valutando la possibilità di ridurre la pena ad otto anni; ha così ripercorso quanto avvenuto nel corso di quella sera, dal punto di vista della presunta vittima, che avrebbe ricevuto le coltellate e poi avrebbe reagito. Tanto che in un altro procedimento Capri è vittima per aver subito un’aggressione, con l’accoltellamento arrivato al termine della lite per legittima difesa. È questa la tesi sostenuta nell’arringa dall’avvocato difensore dell’uomo, il legale Paolo Tagliaferri, che per Capri ha infatti chiesto l’assoluzione. Il giudice, al termine delle discussioni, ha rinviato il processo all’11 dicembre per la sentenza.

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I 49 milioni di fondi della Lega per Bossi e Belsito condanna confermata

Il verdetto di secondo grado a Genova: pena aggravata per il tesoriere e confermata anche la confisca dei fondi incassati illegalmente

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