Le olive da olio di Cerveteri censite e valutate da Agro Ambiente Lazio

CERVETERI – Agro Ambiente Lazio promuove le olive da olio di Cerveteri. Debutto positivo di uno dei prodotti tipici dell’enogastronomica ceretana sul bollettino fitopatologico per olive da olio. Merito del clima e del territorio etrusco, giudicato favorevole per lo sviluppo.
«Le olive, insieme all’uva, rappresentano uno dei prodotti tipici della nostra terra – spiega l’assessore Riccardo Ferri – non è un caso che quando nel mese di dicembre, da tanti anni oramai organizziamo la Festa dell’Olio Nuovo sono in migliaia i visitatori che vengono nella nostra città per fare deliziosi spuntini conditi dal nostro olio». 
«Questo monitoraggio, realizzato su idea dell’Associazione Olio E.V.O., – continua Ferri – che ha messo a disposizione gli oliveti degli associati e l’agronomo Marika Gianferro, che effettuerà al monitoraggio, consentirà di fornire agli olivicoltori del nostro territorio un sistema di monitoraggio e allerta, con cadenza settimanale, per la presenza di parassiti dell’olivo ed in particolare il rilievo della mosca dell’olivo, la Batrocera oleae, che è il parassita più temuto e che più influisce sulla qualità dell’olio. Fondamentale per la realizzazione del progetto è la collaborazione con O.P. Latium che ha messo a disposizione la struttura, le risorse e la fondamentale esperienza dei suoi tecnici, tra cui l’agronomo Angelo Murri e il presidente Francesco Bosio», conclude l’assessore Ferri.

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Ubriaconi e vandali nel bosco di Palo

LADISPOLI – Accesso vietato ai bambini e agli anziani ma non a vandali e alcolizzati che continuano ad appropriarsi del simbolo di Ladispoli. Da quasi due anni ormai il bosco di Palo Laziale è chiuso. Anche in questi giorni la macchia mediterranea si è trasformata in un comodo rifugio per sbandati. L’altra mattina il parco – come segnalato anche dagli abitanti che sono entrati per verificare le condizioni del sito naturale – era una discarica a cielo aperto. Cartacce, plastica, bottiglie di birra in vetro gettate a terra. Non solo. Panchine distrutte, staccionate divelte e quadri elettrici scoperti e pericolosi. “E’ una vergogna, – commentano alcuni abitanti di via dei Delfini – i cancelli sono sbarrati dal primo agosto dell’estate 2016 ma tanto le recinzioni sono bucate. In inverno la gente entrava persino per portarsi via la legna di un patrimonio pubblico e protetto. Dove sono i controlli di chi di dovere? C’è chi si ubriaca e chi dorme allestendo delle tendopoli. Solo noi non possiamo entrare perché magari ci denunciano pure”.
Ma perché è ancora chiuso il bosco? Ufficialmente la precedente amministrazione di centrosinistra aveva adottato questa decisione  per colpa degli “alberi pericolanti”. Parassiti sempre in agguato negli ultimi anni ma anche ondate di maltempo che non hanno risparmiato le piante. Tanti alberi sono caduti, i rami spezzati. L’ingresso della pineta è desolante. Gruppi sportivi andavano sempre a praticare jogging nel bosco, gli amanti della mountain bike percorrevano sentieri affascinanti. Per non parlare delle passeggiate di anziani e disabili e dei pic-nic organizzati dai ragazzi. In questi anni né il Comune né la Regione hanno deliberato dei finanziamenti per mettere in sicurezza la parte della macchia mediterranea più colpita. Ora si teme che con lo sgombero dei clochard sotto al cavalcaferrovia di viale Europa gli «invisibili» possano tornare ad occupare abusivamente il bosco. L’attuale amministrazione di centrodestra, dopo il sopralluogo del sindaco, Alessandro Grando, nei mesi scorsi aveva promesso la riapertura del sito. I ladispolani sperano che il simbolo possa essere recuperato.

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Disputa tra Roma e Gerusalemme

il Carciofo Romanesco finisce nel vortice di una disputa tra Roma e Gerusalemme. La pietra dello «scandalo»? ‘Il carciofo alla giudia’ che rappresenta uno dei simboli della più antica gastronomia ebraico-romana. Il dibattito riguarda, come riferiscono le principali agenzie internazionali, la liceità dal punto di vista delle regole alimentari in correlazione a quelle religiose ebraiche (kasherut). Il rabbinato israeliano riterrebbe il carciofo, nella sua versione alla giudia, non ‘kasher’, quindi proibito perché impuro, e ne vorrebbe vietare l’importazione in Israele dove è molto apprezzato.  Di parere contrario la comunità ebraica romana in quanto la specificità dell’alimento non arrecherebbe alcun rischio di impurità. La presenza dei piccoli vermi o parassiti renderebbero la pianta ‘proibita’ secondo le regole del ‘kasherut’, mentre per gli esperti la liceità si fonderebbe su due peculiarità: il prodotto in sé e il modo di pulirlo. Il vero ‘carciofo alla giudia’ si prepara infatti con la varietà detta ‘romanesca’, quello che cresce a Ladispoli per intenderci, il quale ha una corolla stretta tale da impedire l’ingresso e l’annidarsi dei vermi. La seconda caratteristica, secondo i ristoratori, è il modo di pulirlo, che da sempre è lo stesso: prima si tolgono le foglie dure e secche per arrivare al cuore integro, poi immersione nel limone e nell’acqua, ed infine immersione nell’olio bollente, che dona gusto e croccantezza.

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