Sosta selvaggia, la Csp intensifica le rimozioni

CIVITAVECCHIA – In occasione del Natale la Civitavecchia servizi pubblici ha deciso di incrementare le operazioni di rimozione dei mezzi parcheggiati dove non permesso.

«In occasione delle imminenti festività – spiegano dalla Csp – La Civitavecchia servizi pubblici nell’ottica di promuovere l’utilizzo del mezzo pubblico ha deciso di porre ancora più attenzione ai bisogni degli utenti del trasporto pubblico locale incrementando le operazioni di rimozione, in particolar modo – evidenziano – dei mezzi che sostano sulle apposite zone riservate alle fermate degli autobus».

Insomma, lotta alla sosta selvaggia da parte dell’azienda nell’ottica di favorire gli utenti che scelgono di spostarsi a Civitavecchia con i mezzi pubblici.

Ma l’azione di contrasto verrà intensificata anche per quanto riguarda altri tipi di infrazione, come ad esempio l’occupazione dei parcheggi riservati agli invalidi e alla sosta indiscriminata.

Quello della sosta selvaggia è un problema diffuso a Civitavecchia, come spesso evidenziato negli ultimi tempi anche da esponenti politici locali.

La Csp ha quindi deciso di correre ai ripari e di intensificare il servizio di rimozione dei veicoli.

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«Si pensi a iniziative mirate per i negozi di viale Italia»

LADISPOLI – Mettere in campo una serie di iniziative e strategie che possano trasformare viale Italia in un vero e proprio centro commerciale all'aria aperta così da dare una ''marcia in più'' alle attività commerciali che vi si sono insediate. A puntare i riflettori sull'economia locale e sulla possibilità di crescita del settore, è l'imprenditore ed ex assessore al Commercio Patrizio Falasca. «I centri commerciali – spiega – costituiscono ormai un elemento rilevante della vita sociale ed economica italiana. Bisogna infatti tener conto che l'ultimo ventennio ne ha visto l'apertura di ben oltre 800 con la realizzazione di più di 13milioni di mq e la presenza giornaliera di circa 4milioni di utenti. Tuttavia dal 2008 ad oggi la crisi finanziaria ha però investito con forte impatto e a vari livelli il mondo dei centri commerciali generando un totale arresto delle compravendite di immobile commerciali, ma soprattutto la difficoltà di commercializzazione dei progetti in cantiere con una forte contrazione dei consumi, un calo dei valori locativi e conseguentemente dei valori immobiliari». Una «sofferenza» questa, che secondo quanto affermato da Falasca, «ha ridefinito le regole del gioco e anche all'interno dei centri commerciali già operanti si devono operare riduzioni dei canoni, contenimento delle spese di gestione. Altrimenti – dice Falasca – si muore». Una situazione, quella vissuta dai centri commerciali che potrebbe essere utilizzata a vantaggio di un'altra categoria di operatori commerciali, come ad esempio quelli di viale Italia. In un momento storico ed economico in cui il centro commericale ''all'aria aperta'' viene preferito sempre di più dal ''tradizionale'' centro commerciale, perché dunque non provare a mettere in campo qualche strategia per sfruttare la meglio le risorse di una zona della città dove il centro commerciale all'aria aperta esiste praticamente da sempre. «Viale Italia ha una marcia in più – sottolinea infatti Falasca – la sua naturalezza e la centralità ''storica'' lo connota in un ambiente piacevolmente sicuro e fruibile. Con alcune iniziative mirate e di livello si potrebbe tranquillamente conquistare una leadership di settore che difficilmente si potrà perdere. L’idea è quella di guardare l'anno che verrà – conclude l'ex Assessore – non nell'ottica dei 365 giorni ma nell'ottica di 365 chance».

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«Si pensi a iniziative mirate per i negozi di viale Italia»

LADISPOLI – Mettere in campo una serie di iniziative e strategie che possano trasformare viale Italia in un vero e proprio centro commerciale all'aria aperta così da dare una ''marcia in più'' alle attività commerciali che vi si sono insediate. A puntare i riflettori sull'economia locale e sulla possibilità di crescita del settore, è l'imprenditore ed ex assessore al Commercio Patrizio Falasca. «I centri commerciali – spiega – costituiscono ormai un elemento rilevante della vita sociale ed economica italiana. Bisogna infatti tener conto che l'ultimo ventennio ne ha visto l'apertura di ben oltre 800 con la realizzazione di più di 13milioni di mq e la presenza giornaliera di circa 4milioni di utenti. Tuttavia dal 2008 ad oggi la crisi finanziaria ha però investito con forte impatto e a vari livelli il mondo dei centri commerciali generando un totale arresto delle compravendite di immobile commerciali, ma soprattutto la difficoltà di commercializzazione dei progetti in cantiere con una forte contrazione dei consumi, un calo dei valori locativi e conseguentemente dei valori immobiliari». Una «sofferenza» questa, che secondo quanto affermato da Falasca, «ha ridefinito le regole del gioco e anche all'interno dei centri commerciali già operanti si devono operare riduzioni dei canoni, contenimento delle spese di gestione. Altrimenti – dice Falasca – si muore». Una situazione, quella vissuta dai centri commerciali che potrebbe essere utilizzata a vantaggio di un'altra categoria di operatori commerciali, come ad esempio quelli di viale Italia. In un momento storico ed economico in cui il centro commericale ''all'aria aperta'' viene preferito sempre di più dal ''tradizionale'' centro commerciale, perché dunque non provare a mettere in campo qualche strategia per sfruttare la meglio le risorse di una zona della città dove il centro commerciale all'aria aperta esiste praticamente da sempre. «Viale Italia ha una marcia in più – sottolinea infatti Falasca – la sua naturalezza e la centralità ''storica'' lo connota in un ambiente piacevolmente sicuro e fruibile. Con alcune iniziative mirate e di livello si potrebbe tranquillamente conquistare una leadership di settore che difficilmente si potrà perdere. L’idea è quella di guardare l'anno che verrà – conclude l'ex Assessore – non nell'ottica dei 365 giorni ma nell'ottica di 365 chance».

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Lanciata la candidatura di Tarantino

CIVITAVECCHIA – Grandi manovre e primi nomi. La margherita dei candidati a sindaco del centrosinistra inizia ad essere sfogliata. Sullo sfondo tre nomi che aspirerebbero realmente alla poltrona da sindaco: Enrico Luciani, Marco Piendibene e Marietta Tidei. La prima mossa in questo panorama l’ha compiuta la componente Tidei che ha proposto il dottor Carlo  Tarantino. Ex amministratore di Ippocrate è talmente vicino e amico di Gino De Paolis da non poter incassare che un sì dagli ex Sel. In realtà però la candidatura è lontana dal diventare concreta. Piendibene dopo decenni di consiglio comunale vorrebbe far valere i suoi rapporti extra Pd per essere candidato unico. Luciani, al contrario, potrebbe scegliere la via solitaria in caso di rottura nel centrodestra puntando al ballottaggio con i grillini. In tutto questo Pietro Tidei ha riunito i comitati civici da sempre vicino alle sue campagne elettorali. La sensazione è che alla fine a staccare i petali della margherita, decidendo il candidato, sia uno che di margherite se ne intende. Valentino Carluccio con la sua dote di voti e tessere potrebbe avere la parola decisiva, come già accaduto all’ultimo congresso Pd: la sua virata da Bertolo a Ferri fu decisiva per la vittoria dell’attuale segretario dem. In questa ottica si fa strada il nome di Marco Manovelli, committente responsabile di Tidei alle ultime elezioni e molto vicino a Carluccio.

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Lanciata la candidatura di Tarantino

CIVITAVECCHIA – Grandi manovre e primi nomi. La margherita dei candidati a sindaco del centrosinistra inizia ad essere sfogliata. Sullo sfondo tre nomi che aspirerebbero realmente alla poltrona da sindaco: Enrico Luciani, Marco Piendibene e Marietta Tidei. La prima mossa in questo panorama l’ha compiuta la componente Tidei che ha proposto il dottor Carlo  Tarantino. Ex amministratore di Ippocrate è talmente vicino e amico di Gino De Paolis da non poter incassare che un sì dagli ex Sel. In realtà però la candidatura è lontana dal diventare concreta. Piendibene dopo decenni di consiglio comunale vorrebbe far valere i suoi rapporti extra Pd per essere candidato unico. Luciani, al contrario, potrebbe scegliere la via solitaria in caso di rottura nel centrodestra puntando al ballottaggio con i grillini. In tutto questo Pietro Tidei ha riunito i comitati civici da sempre vicino alle sue campagne elettorali. La sensazione è che alla fine a staccare i petali della margherita, decidendo il candidato, sia uno che di margherite se ne intende. Valentino Carluccio con la sua dote di voti e tessere potrebbe avere la parola decisiva, come già accaduto all’ultimo congresso Pd: la sua virata da Bertolo a Ferri fu decisiva per la vittoria dell’attuale segretario dem. In questa ottica si fa strada il nome di Marco Manovelli, committente responsabile di Tidei alle ultime elezioni e molto vicino a Carluccio.

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CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE – ISTITUTO NAZIONALE DI OTTICA DI FIRENZE – CONCORSO

Procedura di selezione, per titoli e colloquio, per la copertura di
un posto di ricercatore III livello, a tempo determinato, sede
secondaria di Sesto Fiorentino.
(18E12357)

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Pas: lavoratori preoccupati

CIVITAVECCHIA – Le notizie che si rincorrono nelle ultime settimane non sono delle migliori. Lo spettro di una crisi sembra sempre essere dietro l’angolo. Ed i lavoratori sono preoccupati. Perché c’è incertezza, al momento, sul futuro della Pas, la Port Authority Security, la società controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale che si occupa della sicurezza all’interno dello scalo. 
Tanto che gli stessi sindacati sono decisi a fare il punto della situazione con i vertici della società e, di fatto, con la stessa Authority. Cgil, Cisl e Uil, già qualche giorno fa, avevano chiesto un incontro per discutere di una serie di questioni. Ma oggi quell’incontro si fa necessario. Perché in ballo c’è il futuro di circa 80 famiglie. 
«Apprendiamo solamente attraverso i mezzi di stampa – ha scritto Stefano Rosignoli della Uiltucs Roma e Lazio – della crisi della società Port Authority Security che, oltre a mettere a rischio le retribuzioni di dicembre e la 13^ mensilità, cela lo spettro della messa in liquidazione della stessa società». Motivo per il quale viene sollecitato un incontro «per avere informazioni – ha aggiunto – e per aprire un tavolo di confronto. In caso contrario mettereremo in atto tutte quelle iniziative sindacali e di legge a tutela dei diritti dei lavoratori». Perchè a quanto pare, infatti, gli uffici amministrativi di Molo Vespucci avrebbero certificato, dopo aver fatto i conti di fine anno, l’impossibilità di versare non più di 80mila euro nelle casse della controllata, e questo creerebbe un serio problema economico-finanziario per la società. Per il presidente Di Majo si tratta di «un allarme ingiustificato» ma le sue dichiarazioni non tranquillizzano del tutto i lavoraratori coinvolti. «Una giustificazione, la sua, che non garantisce le giuste certezze – ha aggiunto Rosignoli – in un anno abbiamo visto andare via tre amministatori delegati, probabilmente perché non riuscivano a lavorare come avrebbero voluto. Eppure siamo convinti che questa società è e debba rimanere un fiore al’occhiello». Giovedì si terrà un incontro ad hoc con l’attuale amministratore pro tempore Vincenzo Conte – già direttore tecnico e nominato da Di Majo in attesa dell’individuazione del nuovo amministratore – e si farà il punto della situazione, per capire che strada prendere. 
Nel frattempo lunedì gli stessi vertici della società si riuniranno anche con l’Ugl, «per capire – ha spiegato  Fabiana Attig – che tipo di futuro si prospetta per la società ed i lavoratori. La nostra posizione rimane sempre la stessa. Bisogna partire dalla necessità di fare della Pas l’unico punto di riferimento per la sicurezza portuale, l’unico soggetto del settore: non è più possibile avere, all’interno dello scalo, più istituti di vigilanza con la stessa finalità ma che operano con criteri diversi». Già a settembre la stessa Attig aveva sottolineato la necessità «di procedere ad una razionalizzazione dei costi, che sia oculata e scientifica». 
Poi ad inizio ottobre la questione del futuro della Pas era sbarcata anche in comitatodi gestione, dove si discuteva proprio il mantenimento in house della Pas. Una discussione rinviata, anche su richiesta del rappresentante del Pincio Giuseppe Lotto, il quale aveva chiesto di posticipare la votazione per poter verificare con più attenzione, e con una relazione più dettagliata a disposizione, l’effettivo stato economico della azienda stessa nell’ottica di perseguire la salvaguardia dei livelli occupazionali e non creare problemi ai lavoratori della società. La questione non è ancora tornata in Comitato di Gestione. Bisognerà capire ora che strada si va a delineare. 

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Pas: lavoratori preoccupati

CIVITAVECCHIA – Le notizie che si rincorrono nelle ultime settimane non sono delle migliori. Lo spettro di una crisi sembra sempre essere dietro l’angolo. Ed i lavoratori sono preoccupati. Perché c’è incertezza, al momento, sul futuro della Pas, la Port Authority Security, la società controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale che si occupa della sicurezza all’interno dello scalo. 
Tanto che gli stessi sindacati sono decisi a fare il punto della situazione con i vertici della società e, di fatto, con la stessa Authority. Cgil, Cisl e Uil, già qualche giorno fa, avevano chiesto un incontro per discutere di una serie di questioni. Ma oggi quell’incontro si fa necessario. Perché in ballo c’è il futuro di circa 80 famiglie. 
«Apprendiamo solamente attraverso i mezzi di stampa – ha scritto Stefano Rosignoli della Uiltucs Roma e Lazio – della crisi della società Port Authority Security che, oltre a mettere a rischio le retribuzioni di dicembre e la 13^ mensilità, cela lo spettro della messa in liquidazione della stessa società». Motivo per il quale viene sollecitato un incontro «per avere informazioni – ha aggiunto – e per aprire un tavolo di confronto. In caso contrario mettereremo in atto tutte quelle iniziative sindacali e di legge a tutela dei diritti dei lavoratori». Perchè a quanto pare, infatti, gli uffici amministrativi di Molo Vespucci avrebbero certificato, dopo aver fatto i conti di fine anno, l’impossibilità di versare non più di 80mila euro nelle casse della controllata, e questo creerebbe un serio problema economico-finanziario per la società. Per il presidente Di Majo si tratta di «un allarme ingiustificato» ma le sue dichiarazioni non tranquillizzano del tutto i lavoraratori coinvolti. «Una giustificazione, la sua, che non garantisce le giuste certezze – ha aggiunto Rosignoli – in un anno abbiamo visto andare via tre amministatori delegati, probabilmente perché non riuscivano a lavorare come avrebbero voluto. Eppure siamo convinti che questa società è e debba rimanere un fiore al’occhiello». Giovedì si terrà un incontro ad hoc con l’attuale amministratore pro tempore Vincenzo Conte – già direttore tecnico e nominato da Di Majo in attesa dell’individuazione del nuovo amministratore – e si farà il punto della situazione, per capire che strada prendere. 
Nel frattempo lunedì gli stessi vertici della società si riuniranno anche con l’Ugl, «per capire – ha spiegato  Fabiana Attig – che tipo di futuro si prospetta per la società ed i lavoratori. La nostra posizione rimane sempre la stessa. Bisogna partire dalla necessità di fare della Pas l’unico punto di riferimento per la sicurezza portuale, l’unico soggetto del settore: non è più possibile avere, all’interno dello scalo, più istituti di vigilanza con la stessa finalità ma che operano con criteri diversi». Già a settembre la stessa Attig aveva sottolineato la necessità «di procedere ad una razionalizzazione dei costi, che sia oculata e scientifica». 
Poi ad inizio ottobre la questione del futuro della Pas era sbarcata anche in comitatodi gestione, dove si discuteva proprio il mantenimento in house della Pas. Una discussione rinviata, anche su richiesta del rappresentante del Pincio Giuseppe Lotto, il quale aveva chiesto di posticipare la votazione per poter verificare con più attenzione, e con una relazione più dettagliata a disposizione, l’effettivo stato economico della azienda stessa nell’ottica di perseguire la salvaguardia dei livelli occupazionali e non creare problemi ai lavoratori della società. La questione non è ancora tornata in Comitato di Gestione. Bisognerà capire ora che strada si va a delineare. 

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