Omicidio stradale, minimo della pena per l’incidente di un anno fa 

TARQUINIA – Nel posto sbagliato al momento sbagliato. È quanto emerso l’altro giorno in udienza preliminare sul caso che ha visto imputato un tarquiniese accusato di omicidio stradale. 
L’imputato, difeso dall’avvocato Paolo Pirani, ha ottenuto il minimo della pena (12 mesi), con pena sospesa e non menzione grazie ad una serie di attenuanti ampiamente emerse in fase di indagini.
Il tarquiniese un anno fa, per una tragica fatalità, si è trovato ad investire un’anziana signora che stava attraversando la strada nei pressi della scuola elementare. La donna, straniera, è poi deceduta. 
A seguito del drammatico episodio si è aperto il processo per omicidio stradale. L’uomo viaggiava a bordo di una jeep Toyota sprovvista di assicurazione. 
Il giudice ha però riconosciuto tutte le attenuanti del caso quali elementi prevalenti, come per esempio il sole che in quel momento impediva la vista all’uomo. 
È vero che l’uomo ha avuto una condotta colposa, poiché si sarebbe dovuto fermare in quanto c’era il sole che lo abbagliava, tuttavia è stato anche riconosciuto che la colpa andava attenuata al punto tale da meritare il minimo della pena. L’uomo, infatti, aveva avuto una condotta lineare, fermandosi e prestando soccorso alla donna. Tutto ciò ha portato, per questo, il giudice a ritenere giusta la concessione dell’attenuante prevalente. 
Soddisfatto l’avvocato Paolo Pirani, da “questo procedimento emerge che il dato sull’omicidio stradale va distinto: non tutti gli omicidi stradali hanno la stessa rilevanza d’impatto anche di carattere sociale. Un conto è una persona che viene sottoposta ad un controllo e risulta positiva, sia all’alcol test sia alla sostanza tossicologica e che magari assume una condotta contraria dal punto di vista umano e temporale, non prestando soccorso e non fermandosi; un conto è una persona che, pur non avendo avuto una condotta adeguata, che quindi risulta colposa, si ferma e rispetta quelli che sono i canoni del buon comportamento: cioè fermarsi e prestare soccorso.  Tutto ciò mette in evidenza  che, pur essendo la norma di un impatto grave, perché trattasi di uno dei reati più gravi del nostro codice, il tribunale riconosce la meritevolezza delle attenuanti, al punto da prevedere una riduzione sensibile di pena».

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Accoltellamento al mercato: si attendono le motivazioni

CIVITAVECCHIA – Una sentenza che ribalta del tutto la richiesta della pubblica accusa e che, sicuramente, farà discutere. È quella pronunciata ieri dal giudice Antonella Capri, presidente del collegio composto anche da Lucia Fuccio Sanzà e Guia Carlomagno, che ha assolto il 75enne civitavecchiese Antonio Capri, accusato di tentato omicidio. Il fatto non costituisce reato, nonostante i 12 anni chiesti dal pubblico ministero Roberto Savelli, da poter far scendere ad otto con l’applicazione delle attenuanti generiche.

L’episodio è quello relativo all’accoltellamento al mercato dell’aprile di due anni fa, in un tardo pomeriggio, a piazza Regina Margherita. L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Tagliaferri, era accusato di aver accoltellato all’addome Ennio Pezzuca, assistito dall’avvocato Fabrizio Lungarini, al termine di una lite. Certo, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, tra 90 giorni, ma sembra scontato che la strada tracciata sia quella della legittima difesa, percorsa tra l’altro fin da subito dall’imputato e dal suo avvocato, già in sede di convalida d’arresto, con Capri che, con volto tumefatto e zigomo spaccato, aveva parlato di un’aggressione subita fuori dal locale.

«Non mi aspettavo una sentenza del genere – ha commentato l’avvocato Tagliaferri – ma ci credevamo, soprattutto perché abbiamo sempre chiarito quella che era la nostra posizione, emersa poi con il dibattimento. Il Tribunale, in maniera autorevole, ha accolto la nostra tesi, riconoscendo quanto professato, già nell’immediatezza dei fatti, dal mio assistito». Una sentenza, questa, che potrebbe pesare anche sugli altri due procedimenti aperti. Da un lato c’è un dibattimento in corso che, sullo stesso episodio, vede le parti invertite, con Capri vittima e Pezzuca accusato di lesioni grave. E poi ci sono due testimoni del primo processo la cui posizione è stata rimandata in Procura per valutare un’eventuale accusa di lesioni gravi.

«A questo punto c’è da chiedersi se la Procura vorrà presentare o meno appello – ha sottolineato l’avvocato Lungarini – le motivazioni saranno fondamentali per capire. Rispettiamo la sentenza, ma non ce l’aspettavamo.  Soprattutto perché non sono stati neanche rimandati gli atti alla Procura per il possesso dell’arma. Così sembra legittimo. Rimaniamo comunque perplessi, specie dall’atteggiamento delle Procura: c’è un’impostazione di fondo sbagliata, per questo caso era stato chiesto l’immediato, chiuse le indagini e poi se ne sono aperte altre». E oggi infatti ci si trova con due dibattimenti differenti sullo stesso episodio. Per ora c’è la prima sentenza, che assolve Capri, annullando anche la restrizione relativa al divieto di avvicinamento a Pezzuca.

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Morte Davide Astori, due medici indagati per omicidio colposo

La procura di Firenze ha inviato due avvisi di garanzia per la morte del capitano della Fiorentina deceduto il 4 marzo nel ritiro prima della partita di Udine

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Brambilla: «Cani e gatti sono parte delle famiglie, non beni di lusso»

L’ex ministra e il nuovo programma in televisione: «La lobby della caccia continua a condizionare la politica: istituire il reato di omicidio venatorio»

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Acquisiti dalla scientifica gli anfibi ritrovati in una discarica a Cerveteri

di TONI MORETTI

CERVETERI – Sembrerebbe che il ritrovamento avvenuto in una discarica abusiva di Cerveteri di un paio di anfibi nuovi del tipo di quelli usati dai parà per i lanci, possano dare un grande contributo alle indagini sull’omicidio del giovane paracadutista siciliano Emanuele Scieri, in servizio di leva presso la caserma Gamerra di Pisa quando venne ritrovato privo di vita il 16 agosto del 1999, circa diciannove anni fa.  Alessandro Panella, Andrea Antico e Luigi Zabara sono indagati per omicidio volontario in concorso, a seguito dell’interessamento della Commissione parlamentare d’inchiesta che nel settembre 2017 ha riaperto il caso. Per l’ex caporal maggiore Alessandro Panella, di Cerveteri, di 39 anni, erano stati disposti  gli arresti domiciliari da agosto di quest’anno ma da qualche giorno può tornare ad uscire di casa. Per lui è stata disposta la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, in tutta evidenza più leggera della precedente.  I motivi della decisione, accolti dal gip Giulio Cesare Cipolletta, riguardano la non più sussistenza dei pericoli di inquinamento delle prove e di fuga. Nel primo caso è stata accolta la tesi che a distanza di ormai quasi vent’anni dai fatti non sia più possibile alterare eventuali elementi d’indagine. Nel secondo, invece sarebbe stato lo stesso Panella a consegnare i suoi documenti validi per l’espatrio infatti, lo stesso aveva anche il passaporto americano. Il tutto parte dalla trasmissione televisiva della RAI “Chi l’ha visto?” In un servizio mandato in onda la scorsa settimana viene trasmessa, parlando del caso, una intercettazione telefonica  nella quale il Panella diceva di essersi disfatto di certi stivaletti avendoli buttati.  A quel punto qualcuno ricordò che durante la bonifica effettuata dal nucleo comunale della Protezione civile di Cerveteri e dell’associazione Assovoce, avvenuta verso la fine di settembre, nei pressi della nuova sede che andranno ad occupare in via del Lavatore, un membro di quest’ultima (Assovoce appunto), rinvenne in una sorte di discarica abusiva due sacchi, in uno dei quali vi erano un paio di anfibi, perfettamente puliti e ingrassati. Il volontario li mise da parte ed avvertì del ritrovamento il responsabile della Protezione civile il quale gli disse di conservarli per metterli eventualmente a disposizione di qualche volontario che ne avesse avuto bisogno, visto lo stato e la fattura del ritrovamento. Il richiamo di Chi l’ha Visto e la coincidenza  che in quel periodo Panella fosse ai domiciliari proprio a Cerveteri, creò le condizioni per avvertire la redazione del programma che si è recata a Cerveteri con le autorità e la polizia scientifica alle quali sono stati consegnati gli anfibi. Ora ci si chiede: Non è che questi anfibi ritrovati, se dovessero risultare essere dell’indagato Panella, possano essere fondamentali all’indagine e all’accertamento delle responsabilità visto che sulla vittima sono state rinvenute lesioni riconducibili ad una sorte di pestaggio dovuta a calci sferrati con degli stivaletti compatibili con quelli ritrovati? Sapremo probabilmente di più nell’edizione di stasera di “Chi l’ha Visto?

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Stefano Risi condannato a dieci mesi e venti giorni

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Condannato a dieci mesi e giorni venti di reclusione con il rito abbreviato per omicidio stradale con sospensione della pena. È la sentenza letta ieri pomeriggio dal gup Giuseppe Coniglio a carico di Stefano Risi, 31enne di Cerveteri per il quale il giudice ha disposto come pena accessorie la revoca della patente. È stato condannato alle spese ed al risarcimento del danno in favore delle parti civili. Il pubblico ministero ha chiesto 8 mesi di reclusione. Si chiude in primo grado, in attesa di un eventuale ricorso in appello dell’imputato, la vicenda dell’incidente mortale in cui rimase ucciso nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016 il 16enne ladispolano Daniele Nica lungo la  Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar. Hanno avuto un peso rilevante la concessione delle attenuanti generiche e il rito scelto, che ha fatto rientrare la condanna al di sotto dei due anni. Poi bisogna tener conto anche che c’è stata una diversa distribuzione di responsabilità. Il codice prevede infatti che  se non tutta la responsabilità è di chi ha causato l’evento (e quindi si è verificato anche per responsabilità  diverse) la pena può essere ulteriormente ridotta. Da vedere se viene individuata una responsabilità anche della vittima perchè stava in un posto in modo imprudente. Ora bisogna attendere le motivazioni  della sentenza. L’imputato non era presente durante l’udienza camerale. 
Adam Galluccio, il 23enne di Ladispoli, altro imputato anche lui non presente in aula,  è stato rinviato a giudizio innanzi il giudice monocromatico Di Iorio. L’udienza è stata fissata per il 29 gennaio del 2020.
L’avvocato di parte civile Celestino Gnazi: «Uno dei responsabili  è  stato condannato e per l’altro imputato si farà il processo. Sulla entità della pena, posso dire che era stata chiesta l’assoluzione e che il giudice ha applicato una pena maggiore di quella richiesta dal pubblico ministero. Freddamente,  dunque, si può affermare che giustizia è fatta. Ai genitori che mi chiedono se questa è giustizia, non so rispondere».
Delusione e sconcerto da parte di papà Marco: «Una cosa allucinante. Mi sento umiliato come persona. Da quello che ho visto e sentito dell’aspetto umano non interessa a nessuno. E’ soltanto legato ad un aspetto tecnico burocratico e basta. Non esiste una giustizia vera, concreta. Capisco tutto, sono una persona abbastanza reale però se hai sbagliato paghi. Che senso ha dare dieci mesi con la sospensiva? Sono proprio avvelenato. La delusione è massima. Bisogna prendere atto, come è successo in tanti altri casi, che chi delinque è più tutelato di chi invece subisce. Questa è la realtà dei fatti. Così facendo non si fa altro che istigare le persone a fare di peggio. Mi sento come se hanno ammazzato mio figlio per la seconda volta. Mi aspettavo un minimo di dignità», conclude con grande rammarico papà Marco.

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Omicidio Nica: oggi attesa la sentenza per Stefano Risi

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Oggi davanti al gup del Tribunale di Civitavecchia Giuseppe Coniglio per Stefano Risi,  che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, che permette lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, si prevede la discussione e a seguire la  sentenza per la morte di Daniele Nica. Il giovane cerveterano, 31enne all’epoca dei fatti,  è stato accusato di omicidio stradale per aver investito con la sua Mercedes classe B di colore nero causandone il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate, il 16enne ladispolano Daniele Nica. Il tragico incidente è avvenuto sulla Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016.  Udienza preliminare, invece, per l’altro imputato di omicidio stradale il 23enne di Ladispoli, Adam Galluccio, che conduceva  la Fiat Panda di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele, che ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario. Oggi, il gup, dovrà decidere su un eventuale rinvio a giudizio.  
Come noto, ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale» per la morte del giovane. In particolare, secondo l’accusa, Risi non avrebbe «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di quì l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver  oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi». 
Un fatto senz’altro di rilievo è che nel corso delle indagini difensive effettuate dalla parte civile nella fase preliminare, è stata acquisita e poi depositata una dichiarazione testimoniale di un giovane accorso subito sul luogo dell’incidente che avrebbe sentito Risi nell’immediatezza dei fatti dire che si era distratto perché gli era caduto il suo telefonino in macchina.  «E’ colpa mia mi sono distratto con il telefonino» avrebbe detto il giovane disperato. Questa testimonianza contrasta con quanto dichiarato dal Risi: «Notavo una fiat Panda di colore rosso ferma a bordo strada sulla mia stessa corsia di marcia. Nel mentre gli transitavo affianco, ho udito un colpo provenire dallo specchietto retrovisore destro della mia autovettura. Infatti guardando lo stesso specchietto, mi accorgevo che avevo urtato qualcosa».  Sostiene peraltro  «di non aver notato nessuno che stesse in piedi fuori dalla Fiat Panda». 
Oggi dopo due anni e mezzo terminerà la lunga attesa per avere giustizia da parte dei genitori di Daniele,  Katia Giordani e Marco Nica, ancora sconvolti per una perdita che ha creato un vuoto incolmabile. 
Rabbia, dolore e sconcerto nelle parole di mamma Katia che dice:  «Sono atterrita. Sentirsi dire che è stata una distrazione è un fatto inaccettabile. Ti distrugge l’anima. Quella distrazione non gli ha permesso di schivarlo, di scendere dalla macchina, di chiedere scusa e di finirla solo con un grande spavento. No. E’ morto. Mio figlio è morto e il responsabile deve essere punito. Chi  uccide non la può passare liscia. Ora la condanna a vita ce l’abbiamo noi. Loro no. Se non si viene puniti perché ci si distrae e si uccide, le vittime della strada aumenteranno. In questi 2 anni è mezzo ho conosciuto tante mamme che hanno perso i loro figli per causa di chi per distrazione, per alcool o per droga li ha uccisi. Io no, non ci sto e attendo fiduciosa». 
Mamma Katia si immedesima anche nella situazione della mamma di Marco Vannini dicendo: «Ho davanti ai miei occhi gli occhi di Marina icona della più grande delle ingiustizie. Terzo anno senza Marco  e gli assassini per tre Natali ancora fuori. Qualsiasi pena verrà data ai Ciontoli sarà poca, perché si sta parlando della vita di un figlio, che non ha valore» conclude sconsolata.

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Due premi per la web series ambientata a Tolfa

TOLFA – Tolfa ancora una volta agli onori della cronaca. ‘’The broken circle’’, la web series  thriller ambientata a Tolfa, ha vinto due premi al ‘’Roma Web Festival’’, il festival internazionale delle web series. The Broken Circle ha vinto il premio di qualità primo premio assoluto come ‘’serie più votata del Festival’’ in competizione con oltre 200 serie provenienti da tutto il mondo: la serie realizzata a Tolfa The broken circle ha vinto anche il premio di categoria nella sezione Movieland come ‘’serie più votata della rete’’.  Autore di questa web series è Pietro Giorgetti che ha curato anche la regia, la sceneggiatura, il suono, la fotografia, la grafica e il montaggio; nel cast gli attori protagonisti Francesca Nunzi, Lara Paolillo, Giuseppe Scoglio, Mauro Annovazzi, Marcomaria Della Vecchia; società di Produzione ExcaIibur. La teama della premiata serie tolfetana si snoda a partire dall’omicidio di una ragazza che turba la tranquillità della splendida cittadina dell’altoLazio: da qui tutta una serie di eventi che cambierà per sempre la vita dei protagonisti di questa avvincente nuova serie. «Approfitto di questa occasione per ringraziare tutto lo splendido gruppo che ha lavorato a questa avventura e che  che ci ha consentito di ricevere questo ambito premio – spiega il regista Pietro Giorgetti – ringrazio tutto il pubblico che ci ha seguito, incoraggiato e votato sia nella sezione webseries (dove siamo risultati la serie con il maggior numero di voti nella storia del festival) sia nella sezione Movieland dove abbiamo vinto il prestigioso contest. Ringrazio chi ci ha aiutato a crescere con considerazioni e critiche costruttive e ringrazio anche ci ci ha criticato gratuitamente (a volte in maniera anche improbabile), perchè ci ha fatto capire di essere sulla strada giusta. Grazie di cuore a tutti e speriamo che questo sia solo il nostro «primo passo». Grazie ancora a tutte le persone che ci hanno seguito e supportato in questa lunga avventura». Soddisfatto il sindaco Luigi Landi: «Grande soddisfazione e soprattutto un grazie al regista Piero Giorgetti e a tutti i protagonisti della fiction che, oltre a vincere i due prestigiosi premi hanno promosso le bellezze della città di Tolfa in maniera eccellente».

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Colpo alla mafia foggiana, arresti per tentato omicidio, estorsioni e armi

L’inchiesta che ha portato agli arresti di oggi è la più importante operazione antimafia degli ultimi anni a Foggia

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Accoltellamento al mercato: chiesti 12 anni per Capri

CIVITAVECCHIA – Dodici anni, che possono scendere ad otto per le attenuanti. È questa la richiesta del pubblico ministero Roberto Savelli nei confronti di Antonio Capri, il settantenne accusato di tentato omicidio per aver accoltellato Ennio Pezzuca al termine di una lite. L’episodio risale all’aprile di due anni fa, in un tardo pomeriggio a piazza Regina Margherita. Ieri la lunga udienza dedicata alle discussioni del pubblico ministero e degli avvocati difensori. 

Il legale di Pezzuca, l’avvocato Fabrizio Lungarini, ha ricalcato la richiesta del pm, senza però valutando la possibilità di ridurre la pena ad otto anni; ha così ripercorso quanto avvenuto nel corso di quella sera, dal punto di vista della presunta vittima, che avrebbe ricevuto le coltellate e poi avrebbe reagito. Tanto che in un altro procedimento Capri è vittima per aver subito un’aggressione, con l’accoltellamento arrivato al termine della lite per legittima difesa. È questa la tesi sostenuta nell’arringa dall’avvocato difensore dell’uomo, il legale Paolo Tagliaferri, che per Capri ha infatti chiesto l’assoluzione. Il giudice, al termine delle discussioni, ha rinviato il processo all’11 dicembre per la sentenza.

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