''Progetti ancora fermi''

SANTA MARINELLA – «Dopo più di 100 giorni dall’inizio dei lavori della nuova amministrazione e cioè quella dell’onorevole sindaco Tidei, ben poco si è visto dei progetti tanto decantati dal primo cittadino». A dirlo sono i dirigenti della locale sezione di Fratelli D’Italia. “Alcuni segnali – continua la nota – ci erano già pervenuti durante l’estate, pensiamo al dissesto e all’ordinanza sul verde. Segnali che chiaramente facevano presagire una linea politica volta al coinvolgimento economico della cittadinanza come deterrente da usare per livellare la cattiva gestione amministrativa precedente che, guarda caso, è parte integrante di questa amministrazione che si dichiara emergente e nuova. Se da un lato la destra locale ha provveduto ad un ricambio di persone proprio per gli errori commessi nel passato e oggi si presenta in parte rinnovata, dall’altra abbiamo una governance che ha conferito potere decisionale a quelle figure politiche, che chiaramente hanno cambiato sponda per non essere epurate, che in parte hanno contribuito alla cattiva gestione passata». E’ un evidente controsenso, oltre che una scelta politica sbagliata, che si dirige esclusivamente nel rimpasto di problemi che, a monte, sono stati creati precedentemente e che di fatto vengono usati come catalizzatore politico contro il centro destra sempre e comunque, facendo però digerire ai cittadini che quegli stessi esponenti, che tra l’altro hanno ruoli chiave in questa amministrazione, pensiamo al bilancio, provengono dalla stessa precedente amministrazione che il sindaco contesta. E’il gioco della politica, ma è un gioco che appartiene al passato, un modo arcaico di fare politica dove la vecchia regola affermava che tutto è lecito purchè se ne parli, perchè parlandone si scarnisce il problema. Ad un occhio attento, non sfugge il modo antico di concepire la politica e neanche quella delle sue sfaccettature». «E’ per questo – conclude la nota di Fratelli D’Italia – che l’importanza di un rinnovamento politico sarà la garanzia del futuro della nostra cittadina, ma al tempo stesso questa garanzia è già presente nell’azione chiara e decisa di questa opposizione che non indietreggia di un passo contro la propaganda senza contenuti di questa amministrazione disorganizzata e poco innovativa nei contenuti, baluardo di una politica vecchia che non è più allineata alle esigenze dei cittadini e alle soluzioni reali dei problemi della nostra Perla».

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Esenzione ticket: odissea alla Asl di via Etruria

CIVITAVECCHIA – Qualcosa da rivedere alla Asl di via Etruria per quanto riguarda l’organizzazione dei servizi. 
Va bene i continui tagli del nastro e le inaugurazioni in pompa magna (pochi giorni fa la struttura ha comunicato l’aperura del PUA), ma ai cittadini va garantita facilità di accesso alle prestazioni.  Avete mai provato a presentare domanda di esenzione ticket?
A colpo d’occhio la procedura potrebbe sembrare semplice: accesso alla Asl di via Etruria, ritiro del numeretto, attesa in fila e il gioco è fatto. Nemmeno per sogno. L’impiegato allo sportello comunica all’utente la procedura successiva: bisogna tornare all’ingresso, chiedere il modulo alla guardia giurata, compilarlo, tornare allo sportello con la certificazione firmata e una fotocopia dei documenti (carta d’identità e codice fiscale). Ovviamente dopo aver preso un altro numeretto e aver fatto nuovamente la fila. Ma la guardia giurata i moduli autoricalcanti li ha finiti, così all’utente vengono consegnati due fogli semplici, entrambi da compilare con relativa perdita di tempo.    Ma non è tutto.  L’utente, al quale viene chiesta copia dei documenti (un servizio che la Asl Roma 4 ovviamente non offre), spesso non sa come fare e a quel punto spunta sempre qualcuno interno alla struttura che suggerisce di rivolgersi al vicino bar, già attrezzato di fotocopiatrice, che tra l’altro è lo stesso che serve la colazione ai dipendenti con ’’servizio a domicilio’’ presso la stessa Asl. Costo fotocopia: 40 centesimi a foglio.  Ma siccome l’esenzione ticket è un servizio a tutti gli effetti, perché non esporre all’ingresso un cartellone o un semplice foglio con precise istruzioni, così da evitare agli utenti disagi ed inutili perdite di tempo?  Prima di inaugurare nuovi servizi forse sarebbe il caso di far funzionare bene quelli esistenti.

 

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Andrea De Filippis indagato anche per lesioni e falso

CIVITAVECCHIA – È indagato anche per lesioni colpose e falso Andrea De Filippis, il 56enne personal trainer che ha confessato l’omicidio di Maria Tanina Momilia, la commessa di 39 anni trovata cadavere in un canale di Fiumicino. Ma i reati contestati riguardano un altro episodio, quello a seguito del quale l’ex poliziotto è stato congedato, dopo circa 30 anni di servizio.

L’episodio risale ad un paio di anni fa, con De Filippis incolpato del ferimento di un poliziotto per negligenza. E questo poliziotto è in servizio a Civitavecchia. È stato lui a denunciare quanto accaduto alla Procura di Civitavecchia.

Il poliziotto civitavecchiese, infatti, si era recato al poligono di Fiumicino per una esercitazione comandata.

Direttore di tiro, all’epoca, era proprio Andrea De Filippis. In quell’occasione, secondo le ricostruzioni effettuate e le testimonianze degli altri cinque agenti impegnati nell’esercitazione, nessuno era stato dotato degli appositi occhiali, dotazione necessaria di sicurezza. Tanto che, eseguendo proprio un tiro, il poliziotto civitavecchiese si ferì, procurandosi una lesione all’occhio che lo tenne lontano dal servizio per diverso tempo.

Venne aperta quindi un’indagine, oltre all’inchiesta interna. Ci sono voluti un paio d’anni – con il procedimento passato dal sostituto procuratore Bianca Maria Cotronei ad Alessandro Gentile -per l’iscrizione nel registro degli indagati proprio di Andrea De Filippis, che tra l’altro agli inquirenti avrebbe confermato la presenza degli occhiali; circostanza smentita invece dagli agenti presenti. Da qui l’accusa anche di falso.

Per De Filippis anche un provvedimento disciplinare, seguito da una lunga malattia che lo porta quindi ad essere riformato dopo 30 anni di servizio. A quel punto cambia vita e si dedica alle arti marziali, diventando istruttore federale ed insegnante nella palestra di Fiumicino dove, a quanto pare, è stata uccisa Maria Tanina.

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Andre De Filippis indagato anche per lesioni e falso

CIVITAVECCHIA – È indagato anche per lesioni colpose e falso Andrea De Filippis, il 56enne personal trainer che ha confessato l’omicidio di Maria Tanina Momilia, la commessa di 39 anni trovata cadavere in un canale di Fiumicino. Ma i reati contestati riguardano un altro episodio, quello a seguito del quale l’ex poliziotto è stato congedato, dopo circa 30 anni di servizio.

L’episodio risale ad un paio di anni fa, con De Filippis incolpato del ferimento di un poliziotto per negligenza. E questo poliziotto è in servizio a Civitavecchia. È stato lui a denunciare quanto accaduto alla Procura di Civitavecchia.

Il poliziotto civitavecchiese, infatti, si era recato al poligono di Fiumicino per una esercitazione comandata.

Direttore di tiro, all’epoca, era proprio Andrea De Filippis. In quell’occasione, secondo le ricostruzioni effettuate e le testimonianze degli altri cinque agenti impegnati nell’esercitazione, nessuno era stato dotato degli appositi occhiali, dotazione necessaria di sicurezza. Tanto che, eseguendo proprio un tiro, il poliziotto civitavecchiese si ferì, procurandosi una lesione all’occhio che lo tenne lontano dal servizio per diverso tempo.

Venne aperta quindi un’indagine, oltre all’inchiesta interna. Ci sono voluti un paio d’anni – con il procedimento passato dal sostituto procuratore Bianca Maria Cotronei ad Alessandro Gentile -per l’iscrizione nel registro degli indagati proprio di Andrea De Filippis, che tra l’altro agli inquirenti avrebbe confermato la presenza degli occhiali; circostanza smentita invece dagli agenti presenti. Da qui l’accusa anche di falso.

Per De Filippis anche un provvedimento disciplinare, seguito da una lunga malattia che lo porta quindi ad essere riformato dopo 30 anni di servizio. A quel punto cambia vita e si dedica alle arti marziali, diventando istruttore federale ed insegnante nella palestra di Fiumicino dove, a quanto pare, è stata uccisa Maria Tanina.

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Giampiero Granatelli: ''Siamo una squadra di carattere''

A pochi giorni dallo start della nuova stagione in serie B, il Civitavecchia Rugby Centumcellae scalda i motori in vista del debutto col Cus Siena, in programma domenica 14. La società biancorossa ha lanciato la rubrica “A tu x tu con il Crc”. Il primo personaggio della settimana intervistato è l’allenatore della prima squadra. 
Granatelli, partiamo dal passato per raggiungere il presente e poi proiettarci nel futuro. Cosa ha trovato di nuovo nel Crc?
«Innanzitutto tanti amici, l’ex presidente Domenico Nastasi, una persona a cui sono legato, molto appassionata. Ho avuto modo di rivedere vecchi dirigenti come Mauro Tronca, oltre a conoscere il nuovo presidente Andrea D’Angelo, una persona eccezionale sotto profilo organizzativo e che fa funzionare il club come una azienda. E lui in questo senso direi che ne sa abbastanza».  
Quali sono i punti di forza tecnici per la nuova stagione?
«Il Crc è un grosso mix di competenze, tradizione, giocatori che hanno uno specifico Dna. Ci sono tanti ragazzi di Civitavecchia, un blocco fondamentale. Poi sono arrivati degli innesti che possono dare un valore aggiunto. E’ una squadra fisicamente strutturata, più competitiva rispetto agli anni passati, ed è anche più bilanciata». 
Ci siamo, il campionato si aprirà con la prima in casa. Cosa si aspetta?
«Vorrei leggere nel viso dei ragazzi lo stesso spirito di tre stagioni fa, quello della doppia sfida con Badia, quando ci siamo lasciati con una grande voglia di fare bene. Mi piacerebbe rivedere lo stesso desiderio di sfida. E’ la prima cosa che chiederò».
Nel Crc adesso ci sono dei nuovi giovani, il vivaio come lo ha trovato?
«Siamo aumentati nel numero, ma anche e soprattutto nella formazione della juniores, mi riferiscono agli under 18, 16 e 14, categorie che erano deficitarie nel passato. Gli under 18 lavorando in maniera importante possono raggiungere i compagni più grandi molto presto. Ci sarà un bel ricambio».
Un pronostico sulla stagione che sta per partire, che tipo di squadra si aspetta ai nastri di partenza?
«Faremo un gioco di livello, un rugby alla portata di tutti i giocatori. Il nostro Dna è quello di una squadra di carattere. Del pragmatismo ne facciamo tesoro, non dobbiamo regalare nulla agli avversari. In difesa dobbiamo garantire certezze assolute, poi vedremo anche il valore degli avversari. Alla fine il risultato è determinato dal livello dei rivali diretti, a cominciare da domenica. Occhio alle neo promosse, solitamente hanno una motivazione in più. Quando si sale dalla serie C si ha un’energia extra. Ricominciamo dal Siena con grande entusiasmo, dobbiamo partire in maniera decisa».

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Sventato un principio di incendio in zona Monte Paparano

CERVETERI – Nel tardo pomeriggio di ieri in zona Monte Paparano si è innescato un principio di incendio boschivo che non è sfuggito all’occhio vigile dei volontari del Nucleo AIB del Gruppo Comunale. 
Prontamente operativi su sono recati sul posto con due equipaggi specializzati ed in quella zona impervia hanno monitorato ed estinto l’incendio boschivo.  
«Non dimenticandoci – dice il funzionario Renato Bisegni responsabile della Gruppo comunale di Protezione civile –  che la campagna antincendio  è finita il 15 settembre ma il malcostume resta sempre e comunque».

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IL COMMENTO AL VANGELO. Il Signore conosce i suoi

30 settembre 2018

XXVI domenica del tempo Ordinario
Mc 9,38-43.45.47-48
 

di Don Ivan Leto

Ed ecco, un nuovo episodio: Giovanni, “il figlio del tuono il fratello di Giacomo, uno dei primi quattro chiamati, uno dei discepoli più intimi di Gesù, testimone privilegiato della sua trasfigurazione, vede un tale che scaccia demoni, compie azioni di liberazione sui malati nel nome di Gesù, pur non facendo parte della comunità, dunque non seguendo Gesù con gli altri discepoli. Allora si reca da Gesù e dichiara risolutamente: “Lo abbiamo visto fare ciò e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”. Cosa c’è in questa reazione di Giovanni? Certamente uno zelo mal riposto, ma uno zelo che rivela un amore per Gesù: se uno usa il nome di Gesù, dovrebbe seguirlo e dunque fare corpo con la sua comunità. Mescolato a questo sentimento vi è però anche uno spirito di pretesa, il pensiero che solo i Dodici siano autorizzati a compiere gesti di liberazione nel nome di Gesù; c’è un senso di appartenenza che esclude la possibilità del bene per chi è fuori dal gruppo comunitario; c’è la volontà di controllare il bene che viene fatto, affinché sia imputato all’istituzione alla quale si appartiene. Guai alla comunità cristiana che pensa di essere chiesa perfetta, guai all’autoreferenzialità e all’autarchia spirituale, atteggiamenti di chi pensa di non avere bisogno delle altre membra, perché crede se stesso membro del corpo di Cristo. Gesù non ha mai mostrato di essere totalitario, escludente, né ha mai obbligato nessuno a seguirlo e a far parte della sua comunità. Non spetta dunque ai suoi, o ai pretesi suoi, giudicare altri come zizzania, fino a tentare di estirparli. Nella chiesa, purtroppo, si soffre di questa malattia dell’“esclusivismo” e facilmente non si riconosce all’altro la capacità di compiere il bene, di operare per la liberazione dell’uomo dai mali che lo opprimono. Papa Francesco in questi pochi anni di pontificato è tornato più volte a denunciare questi mali ecclesiastici, chiedendo soprattutto ai cristiani appartenenti ai movimenti di rifuggire derive settarie e di imparare a camminare insieme agli altri cristiani, non separati, non al di sopra, non con itinerari in opposizione. La diversità è ricchezza, è multiforme grazia dello Spirito che rende policroma la chiesa. Se uno fa il bene in nome di Cristo, questo bene va innanzitutto riconosciuto, non negato, e poi occorre avere fiducia in lui: se compie il bene in nome di Gesù, potrà forse subito dopo parlare male di lui? “Chi non è contro di noi è per noi”, chiosa lo stesso Gesù. La vera domanda che dobbiamo porci non è dunque: “Chi è contro di me, contro di noi?”, bensì: “Sono io, siamo noi di Cristo?”. Scrive l’Apostolo Paolo: “Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Cor 3,22-23). La nostra responsabilità è quella di lottare ogni giorno contro noi stessi, non contro presunti nemici esterni, perché niente e nessuno può impedirci di vivere il Vangelo, se non noi! Quanto alle sentenze di Gesù riguardanti lo scandalo, oggi proviamo una certa difficoltà ad accettare la loro radicalità. Dobbiamo però vigilare per non rimuoverle o annacquarle. È verissimo che non possono essere compiute alla lettera attraverso atti di mutilazione fisica, per impedire l’azione malvagia, ma devono essere accolte come severi ammonimenti. Scandalizzare significa mettere ostacoli sul cammino di “questi piccoli che sono credenti” e compiere un’azione che per loro è mortifera. Il discepolo deve vigilare sul suo comportamento, sugli organi della comunicazione di cui è dotato (mani, piedi, occhi, cioè il fare, l’andare, il vedere), che possono essere ostacoli sulla via delle Regno, soprattutto per i piccoli, i fragili e i deboli, i poveri e gli ultimi. Tagliare un membro del corpo o cavare un occhio sono indicazioni di una lotta molto determinata nella logica del perdere la propria vita per guadagnare la vita autentica ed eterna.

 

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Processo Vannini, Miroli e Messina: ''La perdita di sangue è avvenuta all'interno del corpo del ragazzo''

LADISPOLI – «Marco perde in quella casa un litro e mezzo di sangue». A dirlo nel corso di un'intervista rilasciata sulle colonne del nostro quotidiano è stato il legale della famiglia Vannini, l'avvocato Celestino Gnazi. Per il legale «si tratta di una prova assunta nel contraddittorio del dibattimento», avvalorata dalle considerazioni del professor Gaudio che «non sono mai state né smentite né contraddette da alcuno né gli sono state fatte altre domande sul punto». Affermazioni quelle rilasciate dall'avvocato Gnazi che hanno trovato la ferma opposizione da parte dei legali della famiglia Ciontoli che sono tornati a ribadire come in casa non siano state trovate altre tracce ematiche all'infuori della goccia di sangue repertata.

Avvocati Miroli e Messina nei giorni scorsi ci si è nuovamente soffermati sulla perdita di sangue da parte di Marco. Un litro e mezzo. Una quantità tale da non poter passare inosservata per i familiari del ragazzo e per il loro legale, l'avvocato Celestino Gnazi che è tornato a ribadire come "nessuno della famiglia Ciontoli poteva ignorare che la ferita di Marco era stata causata da un proiettile" e che anzi "tutti si erano lucidamente attivati per la pulizia della scena del crimine". Affermazioni che contrastano con quanto affermato da voi? Perché? Che cosa non quadra?

In qualità di legali della famiglia Ciontoli siamo rammaricati nel constatare che, ancora una volta, sebbene vi sia una sentenza di primo grado, si persista nel divulgare informazioni e circostanze sulla tragica vicenda palesemente false e destituite di qualsivoglia riscontro processuale.
E sorprende ancor di più che a fornirle pubblicamente contribuisca il Collega dei familiari, il quale vorrebbe far dire al Prof. Gaudio cose che non si è mai sognato di dire: è vero che lo stesso Professore nel corso dell’audizione in dibattimento, su specifica domanda del PM, ha affermato che nel tempo trascorso dopo il ferimento e prima dell’arrivo dei soccorsi il cuore del povero Marco (secondo un suo calcolo approssimativo) poteva aver perso “tra un litro e mezzo e due litri di sangue”, ma non ha mai affermato che tale quantità di sangue fosse fuoriuscita dalla ferita riportata al braccio. Infatti gli stessi consulenti del PM, Cipolloni e Gaudio, non hanno mai smentito quanto è dato leggere a pag. 20 della loro consulenza e confermato nella stessa perizia collegiale a pag.24: il sangue fuoriuscito dalla ferita al braccio di Marco è stato veramente esiguo (al punto che nessuno si poteva accorgere della gravità delle lesioni), e ciò ha trovato una spiegazione dal punto di vista scientifico nell’immediata chiusura della ferita subito dopo l’ingresso della pallottola nel braccio; poi nell’attraversare il torace il colpo ha provocato la grave emorragia interna, che ha causato la morte del ragazzo.
La perdita di un litro e mezzo di sangue infondatamente ricordata dal Collega è avvenuta all’interno del corpo del giovane e non certamente all’esterno.
Ciò spiega con tutta evidenza perché in casa Ciontoli non sono state rinvenute altre tracce di sangue oltre quello repertato, il solo, per le ragioni scientifiche sopra rappresentate, ad essere realmente fuoriuscito dal corpo di Marco.
Perciò, è evidente che stante l’assenza di una copiosa fuoriuscita di sangue gli imputati non abbiano potuto percepire la gravità della situazione, men che meno la portata dell’emorragia interna, affatto percepibile ad occhio nudo, come peraltro acclarato dalla sentenza di primo grado ed ignorato dal Collega.

Come mai dunque la vasca dove Marco è stato ferito, come affermato dall'avvocato Gnazi, "fu addirittura trovata pulita come quella di un hotel a 5 Stelle"?

Siamo curiosi di sapere dal Collega da quale dato processuale ha dedotto quanto da lui spacciato per veritiero, ossia che gli imputati avrebbero provveduto a “pulire” la vasca, posto che, come sopra argomentato il sangue non è uscito esternamente, se non in maniera esigua.
La verità è che non esiste alcun elemento probatorio che acclari un’opera di pulizia della vasca da parte degli imputati.
Perciò, l’ipotesi avanzata dall’Avv. Gnazi, oltre a costituire una mera chiacchiera da talk show destituita di ogni fondamento, rappresenta anche una distorsione evidente delle emergenze processuali, deontologicamente inopportuna, poiché propalata da un legale, il quale, quantomeno, dovrebbe misurare con maggiore attenzione la portata delle proprie assurde affermazioni, soprattutto in presenza di dati processuali che le smentiscono palesemente.

Si puntano i riflettori anche sulla tempistica e sulla grande quantità di perdita di sangue da parte del ragazzo. Se è stato appurato, come affermato anche dal professor Gaudio che Marco aveva perso un litro e mezzo di sangue "dopo un'ora e mezza" dallo sparo, come mai non sarebbero state trovate tracce in casa?

La risposta a questa domanda rimanda a quella fornita per la prima.
In casa non sono state trovate tracce ematiche perché non vi è stata un’emorragia esterna, bensì solamente interna.
D’altronde, per non cadere nuovamente in errore sarebbe bastato rileggere le dichiarazioni rese a dibattimento dai consulenti e dai periti escussi, i quali, tutti, certificavano univocamente e scientificamente l’esiguità della perdita esterna di sangue.
Colpisce, pertanto, l’approssimazione con cui l’Avv. Gnazi ha interpretato le dichiarazioni rese a dibattimento dal dott. Gaudio, consulente del PM: “Alla udienza del 13 marzo 2017 sono stati esaminati i periti del Pubblico Ministero. Il Prof. Carlo Gaudio, rispondendo ad una specifica domanda della Dr.ssa D’Amore («Quanto sangue ha perso prima dei soccorsi, si può affermare indicativamente?») è stato assolutamente inequivocabile. Ha prima ricordato, come diceva Lei, che in sede autoptica era stato verificato un versamento ematico interno di «un complesso di sei litri di liquido». Ha precisato, poi, che, a partire «dalla mezzanotte e quarantacinque» Marco fu sottoposto a «terapie infusive» (gli veniva, cioè iniettato del liquido) una prima volta per 750 cc. e poi «viene di nuovo infuso con altri due litri …. un litro e mezzo di liquidi». Considerato, dunque che il «volume circolante (cioè il sangue all’interno del corpo di Marco prima del ferimento) è cinque litri e mezzo», dovevano essere aggiunti i liquidi infusi per un totale di «sette litri e cinquanta, otto litri». Dedotta la quantità di liquidi (non interamente formati da sangue) rinvenuta in sede autoptica, il Prof. Gaudio ha inevitabilmente e con assoluta chiarezza concluso che «diciamo fossero stati persi a quell’epoca dopo un’ora e mezza circa tra un litro e mezzo e due litri di sangue”.
Il ragionamento dell’Avv. Gnazi si basa sull’erronea comprensione di quanto riferito dai consulenti tecnici a dibattimento: il Collega, nella sostanza, afferma che poiché il sangue circolante nel corpo di Marco era di circa sei litri e considerato che durante le operazioni di soccorso espletate al Pit di Ladispoli erano stati infusi nell’organismo circa un litro e mezzo di liquidi, ergo Marco avrebbe dovuto avere sette litri e mezzo tra sangue e i predetti liquidi e dato che, invece, in sede autoptica ne sono stati rinvenuti solamente sei tra sangue e liquidi iniettati, allora se ne doveva dedurre che mancava all’appello un litro e mezzo di sangue che sarebbe quindi fuoriuscito esternamente.
Ma il grossolano errore in cui è caduto il collega è stato quello di ritenere che il litro e mezzo di sangue asseritamente mancante fosse andato perso esternamente, quando in realtà è stato rinvenuto dopo il decesso proprio all’interno della cavità toracica di Marco, evento che ha causato la morte del ragazzo per emorragia interna, dato cristallizzato dal processo di primo grado e fatto proprio dalla Corte d’Assise di Roma nella sentenza emessa.

 

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«La perdita di sangue è avvenuta all'interno del corpo del ragazzo»

LADISPOLI – «Marco perde in quella casa un litro e mezzo di sangue». A dirlo nel corso di un'intervista rilasciata sulle colonne del nostro quotidiano è stato il legale della famiglia Vannini, l'avvocato Celestino Gnazi. Per il legale «si tratta di una prova assunta nel contraddittorio del dibattimento», avvalorata dalle considerazioni del professor Gaudio che «non sono mai state né smentite né contraddette da alcuno né gli sono state fatte altre domande sul punto». Affermazioni quelle rilasciate dall'avvocato Gnazi che hanno trovato la ferma opposizione da parte dei legali della famiglia Ciontoli che sono tornati a ribadire come in casa non siano state trovate altre tracce ematiche all'infuori della goccia di sangue repertata.

Avvocati Miroli e Messina nei giorni scorsi ci si è nuovamente soffermati sulla perdita di sangue da parte di Marco. Un litro e mezzo. Una quantità tale da non poter passare inosservata per i familiari del ragazzo e per il loro legale, l'avvocato Celestino Gnazi che è tornato a ribadire come "nessuno della famiglia Ciontoli poteva ignorare che la ferita di Marco era stata causata da un proiettile" e che anzi "tutti si erano lucidamente attivati per la pulizia della scena del crimine". Affermazioni che contrastano con quanto affermato da voi? Perché? Che cosa non quadra?

In qualità di legali della famiglia Ciontoli siamo rammaricati nel constatare che, ancora una volta, sebbene vi sia una sentenza di primo grado, si persista nel divulgare informazioni e circostanze sulla tragica vicenda palesemente false e destituite di qualsivoglia riscontro processuale.
E sorprende ancor di più che a fornirle pubblicamente contribuisca il Collega dei familiari, il quale vorrebbe far dire al Prof. Gaudio cose che non si è mai sognato di dire: è vero che lo stesso Professore nel corso dell’audizione in dibattimento, su specifica domanda del PM, ha affermato che nel tempo trascorso dopo il ferimento e prima dell’arrivo dei soccorsi il cuore del povero Marco (secondo un suo calcolo approssimativo) poteva aver perso “tra un litro e mezzo e due litri di sangue”, ma non ha mai affermato che tale quantità di sangue fosse fuoriuscita dalla ferita riportata al braccio. Infatti gli stessi consulenti del PM, Cipolloni e Gaudio, non hanno mai smentito quanto è dato leggere a pag. 20 della loro consulenza e confermato nella stessa perizia collegiale a pag.24: il sangue fuoriuscito dalla ferita al braccio di Marco è stato veramente esiguo (al punto che nessuno si poteva accorgere della gravità delle lesioni), e ciò ha trovato una spiegazione dal punto di vista scientifico nell’immediata chiusura della ferita subito dopo l’ingresso della pallottola nel braccio; poi nell’attraversare il torace il colpo ha provocato la grave emorragia interna, che ha causato la morte del ragazzo.
La perdita di un litro e mezzo di sangue infondatamente ricordata dal Collega è avvenuta all’interno del corpo del giovane e non certamente all’esterno.
Ciò spiega con tutta evidenza perché in casa Ciontoli non sono state rinvenute altre tracce di sangue oltre quello repertato, il solo, per le ragioni scientifiche sopra rappresentate, ad essere realmente fuoriuscito dal corpo di Marco.
Perciò, è evidente che stante l’assenza di una copiosa fuoriuscita di sangue gli imputati non abbiano potuto percepire la gravità della situazione, men che meno la portata dell’emorragia interna, affatto percepibile ad occhio nudo, come peraltro acclarato dalla sentenza di primo grado ed ignorato dal Collega.

Come mai dunque la vasca dove Marco è stato ferito, come affermato dall'avvocato Gnazi, "fu addirittura trovata pulita come quella di un hotel a 5 Stelle"?

Siamo curiosi di sapere dal Collega da quale dato processuale ha dedotto quanto da lui spacciato per veritiero, ossia che gli imputati avrebbero provveduto a “pulire” la vasca, posto che, come sopra argomentato il sangue non è uscito esternamente, se non in maniera esigua.
La verità è che non esiste alcun elemento probatorio che acclari un’opera di pulizia della vasca da parte degli imputati.
Perciò, l’ipotesi avanzata dall’Avv. Gnazi, oltre a costituire una mera chiacchiera da talk show destituita di ogni fondamento, rappresenta anche una distorsione evidente delle emergenze processuali, deontologicamente inopportuna, poiché propalata da un legale, il quale, quantomeno, dovrebbe misurare con maggiore attenzione la portata delle proprie assurde affermazioni, soprattutto in presenza di dati processuali che le smentiscono palesemente.

Si puntano i riflettori anche sulla tempistica e sulla grande quantità di perdita di sangue da parte del ragazzo. Se è stato appurato, come affermato anche dal professor Gaudio che Marco aveva perso un litro e mezzo di sangue "dopo un'ora e mezza" dallo sparo, come mai non sarebbero state trovate tracce in casa?

La risposta a questa domanda rimanda a quella fornita per la prima.
In casa non sono state trovate tracce ematiche perché non vi è stata un’emorragia esterna, bensì solamente interna.
D’altronde, per non cadere nuovamente in errore sarebbe bastato rileggere le dichiarazioni rese a dibattimento dai consulenti e dai periti escussi, i quali, tutti, certificavano univocamente e scientificamente l’esiguità della perdita esterna di sangue.
Colpisce, pertanto, l’approssimazione con cui l’Avv. Gnazi ha interpretato le dichiarazioni rese a dibattimento dal dott. Gaudio, consulente del PM: “Alla udienza del 13 marzo 2017 sono stati esaminati i periti del Pubblico Ministero. Il Prof. Carlo Gaudio, rispondendo ad una specifica domanda della Dr.ssa D’Amore («Quanto sangue ha perso prima dei soccorsi, si può affermare indicativamente?») è stato assolutamente inequivocabile. Ha prima ricordato, come diceva Lei, che in sede autoptica era stato verificato un versamento ematico interno di «un complesso di sei litri di liquido». Ha precisato, poi, che, a partire «dalla mezzanotte e quarantacinque» Marco fu sottoposto a «terapie infusive» (gli veniva, cioè iniettato del liquido) una prima volta per 750 cc. e poi «viene di nuovo infuso con altri due litri …. un litro e mezzo di liquidi». Considerato, dunque che il «volume circolante (cioè il sangue all’interno del corpo di Marco prima del ferimento) è cinque litri e mezzo», dovevano essere aggiunti i liquidi infusi per un totale di «sette litri e cinquanta, otto litri». Dedotta la quantità di liquidi (non interamente formati da sangue) rinvenuta in sede autoptica, il Prof. Gaudio ha inevitabilmente e con assoluta chiarezza concluso che «diciamo fossero stati persi a quell’epoca dopo un’ora e mezza circa tra un litro e mezzo e due litri di sangue”.
Il ragionamento dell’Avv. Gnazi si basa sull’erronea comprensione di quanto riferito dai consulenti tecnici a dibattimento: il Collega, nella sostanza, afferma che poiché il sangue circolante nel corpo di Marco era di circa sei litri e considerato che durante le operazioni di soccorso espletate al Pit di Ladispoli erano stati infusi nell’organismo circa un litro e mezzo di liquidi, ergo Marco avrebbe dovuto avere sette litri e mezzo tra sangue e i predetti liquidi e dato che, invece, in sede autoptica ne sono stati rinvenuti solamente sei tra sangue e liquidi iniettati, allora se ne doveva dedurre che mancava all’appello un litro e mezzo di sangue che sarebbe quindi fuoriuscito esternamente.
Ma il grossolano errore in cui è caduto il collega è stato quello di ritenere che il litro e mezzo di sangue asseritamente mancante fosse andato perso esternamente, quando in realtà è stato rinvenuto dopo il decesso proprio all’interno della cavità toracica di Marco, evento che ha causato la morte del ragazzo per emorragia interna, dato cristallizzato dal processo di primo grado e fatto proprio dalla Corte d’Assise di Roma nella sentenza emessa.

 

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Temporaneamente sospesa la mensa al plesso Montessori

di TONI MORETTI

CERVETERI – Suvvia ragazzi, non scherziamo. Evitiamo di scendere nel ridicolo. Le istituzioni e i ruoli istituzionali sono una cosa seria e vanno interpretati con serietà. Solo pochi giorni fa la consigliera di opposizione Anna Lisa Belardinelli, lancia un allarme per denunciare che non ci sarebbe stata un apertura regolare delle scuole, poiché delle aule che l’amministrazione ha recuperato in via Consalvi in sostituzione di quelle che si erano dovute lasciare in via Marieni, non erano ancora pronte per essere utilizzate e lo sarebbero state il primo ottobre. Naturalmente il tutto accompagnato da una polemica politica che evidenziava la leggerezza e la mancanza di una precisa pianificazione dei responsabili della giunta in particolare dell’assessora alla scuola Francesca Cennerilli e quello ai Lavori pubblici Giuseppe Zito.  Mentre Zito ha fatto scivolare la cosa come un fatto che può succedere, stante anche le difficoltà avute con la  proprietà delle aule di via Marieni con la quale non è stato possibile trovare un accordo per il rinnovo, piccata è stata invece la presa di posizione dell’assessora Cenerilli, che salita sul podio ha dato una lezione ad un consigliere di opposizione dovrebbe fare il suo mestiere, aggiornandosi cioè sul sito della scuola e non certo procurando allarme. E’ vero, in virtù di questo imprevisto, c’è stata una riunione con genitori e decenti della Montessori, coi quali si è convenuto che con un progetto in comune, nel periodo che andava dalla data di apertura delle scuole fino al primo di ottobre, data della consegna delle aule di via Consalvi, i ragazzi avrebbero utilizzato gli spazi esistenti nel plesso della montessori coinvolgendo nelle attività anche il locale mensa. Sta di fatto che, iniziata l’attività didattica il diciassette, ieri , ventidue, cinque giorni dopo, la scuola manda una nota stampa che dice: «Refezione scolastica al Montessori momentaneamente sospesa».  Il servizio di refezione scolastica per gli alunni del plesso Montessori è temporaneamente sospeso, fino a nuova comunicazione .Infatti siamo in attesa del trasferimento degli alunni “ex Marieni” dall’attuale plesso Montessori nei nuovi locali di via Consalvi, che saranno pronti all’inizio del mese di ottobre.
Si evince che il disagio c’è stato e continua, che l’allarme non era immotivato, e che le critiche mosse agli assessori competenti, in fondo ci stavano tutte.  Ciò che impensierisce  è la supponenza di chi credendo di essere prima della classe evidenzia il capello nell’occhio dell’altro e non si accorge della trave che ha nel suo.

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