Agraria Tarquinia, Idea Sviluppo: ''Il presidente Borzacchi ha rinnegato gli alleati''

TARQUINIA – Comunicato di fuoco del gruppo politico Idea Sviluppo all’indirizzo del presidente dell’Università Agraria di Tarquinia Sergio Borzacchi. Un intervento che certifica, se ce ne fosse ancora bisogno, la definitiva rottura tra le parti.
«Viste le inadempienze dell’Ente nei confronti dei nostri consiglieri in merito alla legittima richiesta dei documenti correlati alla grave situazione debitoria dell’Università Agraria – affermano da Idea Sviluppo –  il direttivo risponde al presidente Borzacchi, il quale non può ogni volta giustificarsi con il fatto di non essere un “politico” e per questo sottrarsi al dibattito pubblico o all’obbligo di condivisione delle scelte amministrative con tutti i consiglieri eletti». «Con il suo operato il presidente Borzacchi ha già tradito la volontà dei propri elettori, – tuonano dal gruppo che fa capo a Pietro Serafini.  – visto che una volta in carica ha rinnegato gli alleati girandogli le spalle con la disinvoltura di un politico navigato, per altro sfruttando, comunque, i voti di una compagine che gli ha consentito con circa 4000 voti di raggiungere il successo elettorale che da solo mai avrebbe potuto solo immaginare». 
«Proprio sotto il profilo “politico” – aggiungono da Idea Sviluppo – il presidente, insieme all’assessore Guarisco, hanno già tradito gli accordi elettorali visto che come regola postada Borzacchi stesso era previsto che chi avesse ricoperto la carica di assessore avrebbe dovuto rinunciare alla carica di consigliere. L’assessore Guarisco, invece, ormai fedelissimo del Borzacchi, non ha mai rispettato tale accordo con la presentazione delle proprie dimissioni».  «Presidente, se non vuole che venga tacciato di inesperienza, – aggiungono – deve anche sapere che i revisori dei conti non redigono o approvano il bilancio ma esprimono un parere su un documento già predisposto dagli uffici e dall’amministrazione, inoltre il consigliere ha si il potere di controllare i documenti, ma questi devono essere forniti dai dipendenti dell’ente entro i termini stabiliti dalla legge. Quando si viene investiti della responsabilità amministrativa, si deve sapere che ci sono delle regole che devono essere rispettate ed il presidente ne deve essere il garante. Questo vale soprattutto per il rispetto dell’obbligo di trasparenza amministrativa e per l’esercizio dell’accesso civico generalizzato agli atti amministrativi dell’ente pubblico.  Nel momento, quindi, in cui un consigliere ufficialmente richiede di visionare dei documenti, tra l’altro oggetto di indagine, devono essere messi a disposizione del richiedente entro 30 giorni. Nel nostro gruppo militano persone alla prima esperienza amministrativa che hanno il diritto, anche per svolgere la loro funzione rappresentativa delegata dagli elettori, di ricevere tutti i documenti  relativi alla situazione debitoria attuale e pregressa, da lei divulgata a mezzo stampa e mai esattamente spiegata in commissione o alla presenza dei tecnici, ovvero alla presenza di tutta l’amministrazione». 
«Caro presidente – concludono dal direttivo di Idea Sviluppo – le ricordiamo che il nostro mandato ci è stato conferito dalla popolazione proprio come il suo e non consentiremo a nessuno di darci lezioni amministrative. Inoltre siamo sicuri che i debiti generano altri debiti e quindi visto che non ha mai ascoltato i nostri appelli, pretendiamo dei chiarimenti in merito alla strategia amministrativa, visto che poi saremo proprio noi a votare e prendere tutte le responsabilità in carico, anche quando le scelte si rivelino assolutamente sbagliate. Faccia attenzione ai membri della sua giunta perché se hanno tradito il patto con rispettivi gruppi che gli hanno consentito di essere eletti potrebbero in futuro tradire anche Lei, se invece la sua strategia è quella di non rispettare il prossimo, come fatto con consiglieri dimissionari di altri gruppi, stia tranquillo che non ci dimetteremo ed onoreremo al meglio il nostro mandato di controllori anche del suo operato».
 

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Un muro difende la Barcaccia

di TONI MORETTI

CERVETERI – Quello che è successo in consiglio comunale avanti ieri quando si è discusso l’ordine del giorno proposto dal consigliere  Saverio Garbarino del Movimento Cinque Stelle, c’è chi giura che è stata una vera e propria prova di tenuta della maggioranza. 
Garbarino ha posto una questione squisitamente politica invitando e chiedendo conforto all’intero consiglio comunale affinchè si esprimesse in tal senso, alle dimissioni della consigliera Alessandra Barcaccia a dimettersi dalla commissione mensa della scuola. Con una premessa che non lasciava dubbi ad altre interpretazioni, asserendo cioè che non c’era nulla di illegale nel fatto che la consigliera facesse parte di quella commissione interna, Garbarino ha puntato tutto sulla opportunità e sul metodo che sostiene la consigliera Barcaccia abbia usato per occupare questa posizione. 
«Alessandra Barcaccia sostiene, – afferma Garbarino – di essere stata costretta ad occupare l’incarico in quanto non c’erano mamme disposte a ricoprirlo.  Ciò non mi risulta dai contatti e dalle lamentele che ho avuto da alcune delle medesime, che sostengono che sia stata la consigliera stessa ad escludere altri dalla partecipazione dicendo che le votazioni erano state fatte e non c’erano altri posti disponibili Nel verbale redatto dal consiglio di Istituto, la Barcaccia stessa avrebbe dichiarato che qualora fossero giunte altre disponibilità, lei si sarebbe dimessa».
A questo punto, l’interessata dice che il suo caso è stato costruito su chiacchiere da bar, non si è capito a chi si riferisse, i suoi colleghi della maggioranza sono intervenuti tutti, e nessuno ha espresso qualcosa che potesse nuocergli. Hanno parlato e decantato aspetti della personalità che nessuno ha mai messo in discussione. 
Un muro insomma, intorno alla Barcaccia e alla sua carica tanto che con la bocciatura di Garbarino, politicamente si può interpretare come una vittoria di Pirro.  
La maggioranza ha voluto smentire le voci che circolavano da giorni circa riunioni di maggioranza burrascose, magari non per la questione di cui specificatamente si tratta ma per altre cose. Ha fatto vedere i muscoli dimostrando di potere, volendo, difendere anche l’indifendibile, ma la vittoria in senso politico è indubbio che è andata a Garbarino. Il problema etico rimane. La forzatura pure. Il dubbio sull’accanimento a voler rimanere ad ogni costo in quel ruolo non si dirada. 
Garbarino ha dichiarato che non molla. Ricostruirà la vicenda e punterà a dimostrare perlomeno chi è bugiardo. 

 

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Acqua ad Acea, anche la città pronta alla mobilitazione

LADISPOLI – Il nuovo ultimatum della Regione Lazio di passare ad Acea Ato2 non piace a nessuno. All'amministrazione comunale che negli ultimi mesi sta lavorando, insieme ad altre amministrazioni comunali per arrivare a una moratoria dell'ultimatum arrivato sempre dalla Pisana già ad aprile scorso; alle varie forze politiche (anche dello stesso colore della Giunta Zingaretti) che anche durante la precedente amministrazione, sotto la giuda del sindaco Paliotta, si erano detti contrari e pronti alle barricate; e ai cittadini che ben sanno i rischi di un eventuale passaggio del servizio idrico cittadino ad Acea Ato2. E così non è solo il Comune pronto a scendere in piazza per protestare con tutti i mezzi a sua disposizione. Al suo fianco sono pronti a scendere anche i "semplici" cittadini. A invitarli alla mobilitazione è peraltro anche l'ex consigliere comunale ladispolano Fabio Ciampa. "La gente è arrabbiata – ha detto – gente di ogni schieramento, politici e non solo". I "pericoli" della gestione Acea sono ben presenti a tutti: bollette più alte, tempi di intervento estremamente lunghi nel risolvere le problematiche che si potrebbero presentare, a cominciare da un semplice tubo rotto. Oggi, le bollette che arrivano dalla Flavia Servizi, grazie al mantenimento della gestione in house sono contenute. E gli interventi vengono risolti in breve tempo con gli operatori che, una volta ottenuta la segnalazione da parte dell'utente, si rimboccano le maniche per garantire la ripresa del servizio in tempi molto ristretti. Diversa la situazione qualora si dovesse cedere il servizio. Basti guardare ai comuni limitrofi a cominciare proprio da Cerveteri, dove a gestire la rete è proprio Acea Ato2. Bollette alte, problemi idrici in estate e non solo, tempi di intervento lunghi. E a volte, come nel caso di Civitavecchia, utenze lasciate a secco anche per settimane, con i cittadini costretti a fare la spola da casa all'autobotte per assicurarsi un po' d'acqua in casa. Una situazione certamente poco piacevole, come sottolineato proprio da Ciampa, allarmato dal nuovo ultimatum giunto proprio l'11 novembre dall'assessore regionale ai Lavori Pubblici Mauro Alessandri che ha dato al comune tempo fino al 3 dicembre per cedere il servizio idrico alla Spa. Situazione paradossale, visto il lavoro che proprio in queste settimane i comuni, Ladispoli in prima fila, stanno facendo insieme alle Commissioni regionali deputate in materia per stilare un documento da presentare alla Giunta per chiedere una moratoria sull'ultimatum dell'aprile scorso. Documento che sarà discusso e approvato proprio in Commissione il 20 novembre prossimo. Richiesta di sospensione degli effetti della richiesta imposta dalla Pisana che ha alla base la discussione in Parlamento della nuova legge sull'acqua pubblica che andrebbe a cancellare di fatto la distribuzione delle reti idriche attuale (addio dunque agli Ato), andando a sostenere la pubblicità del servizio. Sicuramente sarebbe molto più semplice per le amministrazioni comunali che ancora devono cedere le reti all'Ato continuare nella gestione pubblica del servizio erogato; piuttosto che entrare a far parte della rete per poi successivamente uscirne. Un percorso, quest'ultimo che potrebbe risultare alquanto complicato e che potrebbe non risolversi in breve tempo, con i cittadini, nel frattempo, che dovrebbero continuare a far riferimento al nuovo gestore del servizio e non più al Comune. 
E a pensarla come il Pd, l'ex consigliere Fabio Ciampa, l'amministrazione comunale e la società civile, ci sono anche il Movimento civico Ladispoli Città e l'associazione culturale Ladispoli Città. "Riteniamo gravissima la comunicazione dell’assessore regionale Alessandri relativa all’attuazione dei poteri sostitutivi della Regione sul passaggio del servizio idrico integrato al gestore unico ACEA. Con poche crude righe l’assessore del PD si assume la responsabilità di privatizzare l’acqua a Ladispoli con tutto ciò che comporterà per il servizio, per i cittadini, per i lavoratori. Nega, di fatto, quelli che sono stati i punti programmatici del Presidente Zingaretti: una nuova legge sugli ambiti di bacino per permettere la ripubblicizzazione dell’acqua. Promesse, inutili e vuote promesse.  Al contrario, anzi, nella comunicazione recapitata a Sindaco e amministratori di Ladispoli, l’assessore regionale si spinge ad affermare nero su bianco che – qualsiasi legge adotterà la Regione Lazio – “non avrà alcun effetto sospensivo della procedura avviata”, gettando Ladispoli nei meandri della privatizzazione, senza se e senza ma. Riteniamo tutto questo totalmente inaccettabile. Come cittadini singoli e organizzati, abbiamo condotto la battaglia per l’acqua pubblica nella nostra città sin dal 2003, conducendo via via i partiti tradizionali – molti dei quali inizialmente reticenti – sulle nostre posizioni. Per questo continueremo ad opporci, lottando contro questa decisione scellerata e lesiva per la storia della nostra comunità e per le tasche dei cittadini. Se questo è il programma di Zingaretti, siamo certi che lo porterà “lontano”: dai territori, dagli elettori e dalle sue stesse affermazioni sull’importanza della tutela dei servizi pubblici. D’altro canto, a livello comunale, abbiamo assistito ad un atteggiamento prudente, quasi remissivo che, unito alla spregiudicatezza della Regione, rischia di danneggiare l’intera collettività. I toni bassi sull’argomento, spesso criticati alla precedente amministrazione, hanno caratterizzato anche i primi anni del governo Grando. E rimanere appesi alla flebile speranza che il governo nazionale possa approvare la legge sulla ripubblicizzazione di servizi come quello idrico, ci sembra oggi troppo poco e troppo improbabile.  In questo quadro precario e molto negativo rientra anche il destino della partecipata Flavia Servizi s.r.l., sempre più indebolita, senza alcun piano futuro, che difficilmente saprà mantenere inalterati tutti i servizi che oggi gestisce dopo aver perso la liquidità fondamentale prodotta dall’idrico. Una partecipata allo sbando – dal punto di vista gestionale – con il caos sul Collegio dei Revisori, sulla disparità di trattamento degli ex componenti del CDA e, ultimo ma non ultimo, sulle ingenti multe che parrebbero interessare la depurazione delle acque". 

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Vecchia, che la rivoluzione abbia inizio

di MATTEO CECCACCI

Che squillino le trombe e rullino i tamburi: il Civitavecchia Calcio 1920 ha già ingranato la quinta  marcia e piazzato il primo colpo di mercato nonostante l’apertura sia fissata sabato primo dicembre, ma la società nerazzurra, come giusto che sia data la posizione di classifica incommentabile e la situazione negativa in cui versa, non vuole perdere assolutamente tempo.
Il primo acquisto messo a segno porta il nome di Edoardo Filoia: pregiato attaccante classe 2000 con trascorsi nelle giovanili della Roma e del Perugia, reduce dall’esperienza marchigiana con la Berretti della Sambenedettese, dove è riuscito a calcare per ben due volte il manto erboso dello stadio Riviera delle Palme anche con la maglia  della Serie C del tecnico Giorgio Roselli. Poi, per motivi di studio, il giovane è stato costretto a lasciare e a trasferirsi nella sua città natale: Roma, dove i vertici societari l’hanno inquadrato e portato subito a Civitavecchia. Un under, dunque, che va a rafforzare l’organico civitavecchiese, soprattutto il reparto offensivo insieme a bomber Manuel Vittorini e Lorenzo Serafini.
Il ragazzo, diciottenne da gennaio, ha cominciato martedì ad allenarsi insieme ai suoi compagni alla Cavaccia di Allumiere.
«Sono molto contento – esordisce il giovane neo acquisto del Civitavecchia Calcio – di essere entrato a far parte di questo team. Sono consapevole del contesto in cui si trova la squadra, ma sono sicuro che da qui a poco le cose possono cambiare, soprattutto quando inizierà il mercato di dicembre. Cercherò – conclude il centravanti Edoardo Filoia – di dare il meglio di me stesso per cercare di raggiungere l’obiettivo prefissato dalla società».
Allo stato attuale, quindi, la rosa cresce di un solo elemento, ma a dicembre senza ombra di dubbio bisognerà aspettarsi altri innesti, in particolar modo nella retroguardia. Da non escludere chiaramente gli addii che si potrebbero verificare tra due settimane, infatti da ultime indiscrezioni sarebbero a rischio quattro calciatori. A chiarire lo stato attuale in casa Civitavecchia Calcio ci pensa il Dirigente Responsabile Fabio Ceccacci: «Sono molto contento per l’acquisto che abbiamo fatto, perché Filoia è un ragazzo che va a rafforzare l’eccellente gruppo di under che abbiamo tra  la Juniores e l’Eccellenza. Riguardo il mercato che si aprirà tra due settimane tengo a specificare un concetto che voglio sia chiaro a tutti: nel Civitavecchia Calcio ora come ora non è a rischio nessuno, ma siamo tutti sotto esame, dal presidente al magazziniere; è ovvio che le quattro partite di dicembre saranno decisive».

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''I giovani attendono il lavoro''

SANTA MARINELLA – Il portavoce del movimento politico Fare Rete di Santa Marinella continua la sua opera di critica nei confronti dell’amministrazione Tidei.
Questa volta, risponde sul progetto portato in consiglio comunale dalla giunta in carica relativo al mercato a km zero. «Il mercato a chilometri zero in centro città – dice Giovanni Ghezzi – non può essere la risposta alla necessità di sviluppo di una città troppo abbandonata ed ormai morente. La stessa iniziativa era stata presa nelle medesime modalità dall’amministrazione Bacheca ed abbiamo visto com’è andata a finire. Le repliche valgono solo per gli spettacoli di successo e fino ad ora nessuno ha avuto motivo per battere le mani e chiedere il bis». «Il problema non sono più i soldi ma le intenzioni – prosegue Ghezzi – non si riesce a comprendere come mai i giovani siano ancora tenuti a margine di ogni iniziativa, in mesi di discussioni e tanta polvere sollevata ancora non si sia presa un’iniziativa seria e concreta per favorire lo sviluppo commerciale ed imprenditoriale. Si batte e ribatte sulla leva del turismo, in mano a poche persone, e non si pensa a tutti quei ragazzi che non hanno più voglia di studiare e sono preda di una depressione sociale epocale. C’è necessità di iniziative forti, c’è necessità di sviluppo, di progettazione, di voglia di fare. Mettiamo da parte ogni velleità, abbattiamo ogni barriera ideologica e politica per dare un’opportunità, forse l’ultima, ai nostri giovani. Senza però dimenticare i meno giovani che stanno per essere espulsi da un mercato del lavoro che non li vuole e non li cerca o che questo salto nel vuoto lo hanno già subito. Manca la voglia di creare nuova occupazione non certo le opportunità. Non serve spendere soldi, è piuttosto opportuno spostare l’attenzione dai soliti temi, vetusti e consunti, quali l’edilizia, il turismo e il tempo libero per sviluppare iniziative a favore del terziario o dei servizi avanzati». «Riqualificare chi è fuori dal mercato del lavoro – conclude il portavoce di Fare Rete – deve diventare l’obiettivo per far crescere e sviluppare questa città. Chi non ha reddito, chi non ha stipendio, al mercatino a chilometri zero non ci può andare».

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Chiesta una ispezione su Di Majo

CIVITAVECCHIA – «La città e chi di dovere, istituzioni in primis, devono intervenire perché si sta consumando un serio danno per il porto e per la comunità tutta. Questa situazione non è più tollerabile». Per il vice presidente di Civitavecchia Fruit and Forest Terminal Sergio Serpente  la misura è ormai colma, il limite è stato superato. Non solo Civitavecchia, al momento ha perso una nave bananiera e probabilmente sarà così anche le prossime settimane, ma Cfft si sente oggi presa in giro dalle dichiarazioni del presidente Di Majo che ha definito ‘‘inaspettato’’ il fatto di veder  dirottata la nave a Livorno.

«Come può essere insapettata – si sono chiesti Serpente e Gianluca Rossi, manager Operations Cfft – una decisione annunciata, di fatto, da quattro avvertimenti nel corso degli ultimi mesi, ossia le due lettere di Chiquita e le due nostre diffide?». Ed anche la stessa Chiquita non si sente più gradita a Civitavecchia. Lo avrebbe confermato l’amministratore delegato del settore logistico di tutto il gruppo che, nel mondo, movimenta 3 milioni di tonnellate all’anno, dopo il contatto telefonico avuto con il vertice di Molo Vespucci. «A Civitavecchia forse non sono stati recepiti i ruoli che ogni soggetto ricopre nella logistica – ha spiegato – per quanto ci riguarda, siccome decidiamo noi dove inviare la nostra merce e non vogliamo né dare insegnamenti né essere di peso a nessuno, pur dispiaciuti per la serietà mostrata da Cfft in questi anni e la professionalità acquisita dai lavoratori, valuteremo le tante richieste che abbiamo per scegliere dove siamo maggiormente graditi». Parole che pesano, soprattutto perché riferite da un’azienda che ha scelto Civitavecchia nel 2007 «per la professionalità – hanno ricordato Serpente e Rossi – e per la presenza di un terminal a ciglio banchina». Se fino al 2014 l’azienda ha effettuato il servizio con navi proprie e convenzionali, si è poi dovuta adattare al mercato, utilizzando i contenitori e scegliendo il proprio vettore, che da un anno è Maersk.

«Nel 2017 – hanno ricordato da Cfft – Chiquita ha chiesto all’ente di poter scaricare i container direttamente alla banchina 24 e noi, nonostante avessimo già le autorizzazioni, ne abbiamo chiesta di aggiuntive per questioni di sicurezza. Lo stesso cliente ha sollevato il problema delle gru di Gtc, chiedendo a noi più efficienza ed una organizzazione più completa». È sorta così l’esigenza di propri mezzi meccanici, acquistati a maggio con un investimento di oltre 5 milioni di euro, «con il presidente che a febbraio – hanno ricordato – ci aveva anche proposto di acquisire quelle della Gtc». Poi le ultime tappe, dal parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici alle lettere e diffide, fino all’ordinanza e all’udienza al Tar. Ed il tentativo di accordo commerciale con Rtc, società che fa capo al gruppo Msc di Gianluigi Aponte. «Non ci sono mai state bozze d’accordo – ha precisato Serpente – ma bozze di proposte commerciali unilaterali  per noi irricevibili. Il 3 ottobre abbiamo riferito di incontri in corso, non certo di accordo alla firma. Più volte abbiamo inviato modifiche, mai accolte. Così si prendono in giro un traffico importante,  i lavoratori ed il territorio». Intanto della vertenza si discuterà anche domani, in una riunione di Uniport, l’unione nazionale imprese portuali, pronta anche a chiedere un’ispezione al Ministero, alla luce di questa situazione. 

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Chiesta una ispezione su Di Majo

CIVITAVECCHIA – «La città e chi di dovere, istituzioni in primis, devono intervenire perché si sta consumando un serio danno per il porto e per la comunità tutta. Questa situazione non è più tollerabile». Per il vice presidente di Civitavecchia Fruit and Forest Terminal Sergio Serpente  la misura è ormai colma, il limite è stato superato. Non solo Civitavecchia, al momento ha perso una nave bananiera e probabilmente sarà così anche le prossime settimane, ma Cfft si sente oggi presa in giro dalle dichiarazioni del presidente Di Majo che ha definito ‘‘inaspettato’’ il fatto di veder  dirottata la nave a Livorno.

«Come può essere insapettata – si sono chiesti Serpente e Gianluca Rossi, manager Operations Cfft – una decisione annunciata, di fatto, da quattro avvertimenti nel corso degli ultimi mesi, ossia le due lettere di Chiquita e le due nostre diffide?». Ed anche la stessa Chiquita non si sente più gradita a Civitavecchia. Lo avrebbe confermato l’amministratore delegato del settore logistico di tutto il gruppo che, nel mondo, movimenta 3 milioni di tonnellate all’anno, dopo il contatto telefonico avuto con il vertice di Molo Vespucci. «A Civitavecchia forse non sono stati recepiti i ruoli che ogni soggetto ricopre nella logistica – ha spiegato – per quanto ci riguarda, siccome decidiamo noi dove inviare la nostra merce e non vogliamo né dare insegnamenti né essere di peso a nessuno, pur dispiaciuti per la serietà mostrata da Cfft in questi anni e la professionalità acquisita dai lavoratori, valuteremo le tante richieste che abbiamo per scegliere dove siamo maggiormente graditi». Parole che pesano, soprattutto perché riferite da un’azienda che ha scelto Civitavecchia nel 2007 «per la professionalità – hanno ricordato Serpente e Rossi – e per la presenza di un terminal a ciglio banchina». Se fino al 2014 l’azienda ha effettuato il servizio con navi proprie e convenzionali, si è poi dovuta adattare al mercato, utilizzando i contenitori e scegliendo il proprio vettore, che da un anno è Maersk.

«Nel 2017 – hanno ricordato da Cfft – Chiquita ha chiesto all’ente di poter scaricare i container direttamente alla banchina 24 e noi, nonostante avessimo già le autorizzazioni, ne abbiamo chiesta di aggiuntive per questioni di sicurezza. Lo stesso cliente ha sollevato il problema delle gru di Gtc, chiedendo a noi più efficienza ed una organizzazione più completa». È sorta così l’esigenza di propri mezzi meccanici, acquistati a maggio con un investimento di oltre 5 milioni di euro, «con il presidente che a febbraio – hanno ricordato – ci aveva anche proposto di acquisire quelle della Gtc». Poi le ultime tappe, dal parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici alle lettere e diffide, fino all’ordinanza e all’udienza al Tar. Ed il tentativo di accordo commerciale con Rtc, società che fa capo al gruppo Msc di Gianluigi Aponte. «Non ci sono mai state bozze d’accordo – ha precisato Serpente – ma bozze di proposte commerciali unilaterali  per noi irricevibili. Il 3 ottobre abbiamo riferito di incontri in corso, non certo di accordo alla firma. Più volte abbiamo inviato modifiche, mai accolte. Così si prendono in giro un traffico importante,  i lavoratori ed il territorio». Intanto della vertenza si discuterà anche domani, in una riunione di Uniport, l’unione nazionale imprese portuali, pronta anche a chiedere un’ispezione al Ministero, alla luce di questa situazione. 

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Scorsini: ''Mi avevano dato un  appuntamento per martedì sera, poi hanno annullato tutto''

di MATTEO CECCACCI

Sempre più confusione in casa Civitavecchia Calcio 1920.
Come se non siano bastate le dimissioni del tecnico Andrea Rocchetti, poi respinte dalla società, ci si è messa a peggiorare la situazione la questione Marco Scorsini. L’ex allenatore del Crecas Città di Palombara è stato nei giorni scorsi sotto i riflettori, peccato però che tutte le notizie riportate da alcune testate locali hanno fatto infuriare l’allenatore che ha voluto chiarire una volta per tutte la situazione.
QUI IL COMUNICATO DI MARCO SCORSINI: «In merito ad un articolo pubblicato nella giornata di ieri da una testata giornalistica locale, ho letto cose non vere che danneggiano pesantemente la mia immagine, soprattutto quando viene usato il mio nome in maniera priva di fondamento.
Non è assolutamente vero che nessuno del Civitavecchia Calcio mi ha mai contattato in questi giorni, perché martedì sera,  sono stato contattato dalla società per un appuntamento, ma poi lo stesso è stato disdetto con estrema confusione, poca chiarezza e giri di parole inutili, figli dell’attuale confusione che regna in società. In quanto alla mia presenza alla Cavaccia, dico che essendo libero per una crescita personale e professionale mi reco tutte le domeniche sui campi della regione, così come ho visto varie volte il Civitavecchia ho visto tante altre squadre e non capisco dove sia il problema. Auguro comunque al Civitavecchia Calcio le migliori fortune».

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‘‘Fare Rete’’ dice no all'abbattimento dei pini

S. MARINELLA – “Da quest’amministrazione comunale che non delibera ma emette comunicati stampa a profusione, veniamo a leggere della possibilità di abbattere i pini che decorano da oltre cento anni la piazzetta storica di Santa Marinella, cioè piazza Trieste”. Ad affermarlo è Giovanni Ghezzi portavoce di Fare Rete Santa Marinella. “La cosa – continua Ghezzi – viene mascherata come intervento sulla sicurezza e a questo non crediamo affatto. Se si fosse trattato di mettere in sicurezza la città si sarebbe intervenuto su tante altre situazioni, cominciando per esempio a recintare e perimetrare l’area ed a mettere in sicurezza le auto. Invece si preferisce tagliare, senza integrare le alberature con altre essenze e senza passare prima per un importante potatura che potrebbe restituire alle piante l’equilibrio statico perso assieme al passare degli anni. Piuttosto riteniamo che l’operazione intera possa mascherare una speculazione ai danni delle attività commerciali che insistono sulla piazza e su tutto il centro storico. Per questa ragione e nell’ottica di massima trasparenza che con piacere notiamo adottata dall’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Pietro Tidei, proponiamo la sospensione di ogni licenza o autorizzazione di occupazione del suolo pubblico della piazza e degli imbocchi stradali affluenti per ventiquattro mesi dall’abbattimento delle piante secolari”. “In questa maniera – conclude il portavoce di Fare Rete – nessuno potrà approfittare degli spazi di rispetto che si potranno venire a creare a discapito dell’effige di una città che oggi non può essere più raffigurata in uno o due castelli di proprietà privata”.

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� morto Omero Bordo: addio all'Ultimo Etrusco

TARQUINIA – Addio all'Ultimo etrusco. È morto all'età di 75 anni nella sua casa al centro storico di Tarquinia Omero Bordo, l'etrusco doc, l'artista che ha vissuto la sua vita convinto che la discendenza dei suoi antichi conterranei fosse stata un suo diritto esclusivo. Con alle spalle un passato di tombarolo, quando da ragazzino scavava coccetti, vasi e bronzi, Omero Bordo abbandonó quegli "errori di gioventù", per diventare un vero e proprio imprenditore dell'archeologia, riproducendo oggetti che gli Etruschi realizzavano migliaia di anni fa.  

Dipinse tombe etrusche come fossero originali, dimostrando al mondo intero la sua abile arte che gli ha regalato grande fama nazionale ed internazionale per la riproduzione fedele di metodi e tecniche sconosciute e mai completamente rivelate.

 Ospite di trasmissioni in tv e autore di libri, Omero Bordo è colui che scoprì la tomba delle Pantere, risalente al settimo secolo avanti cristo, forse la prima tomba mai realizzata a Tarquinia; e alcuni frammenti del frontone dell'Ara della Regina.

"Non sapevo che quel gioco da bambino, diventato mestiere e passione, fosse reato", ha sempre raccontato Omero durante le sue interviste ormai da artista famoso.

Fondatore del noto Etruscoludens, laboratorio ceramico di Tarquinia dove tanti ragazzi hanno imparato e sperimentato la lavorazione della creta con tanto di tornio e forno di cottura, Omero Bordo lascia a Tarquinia una delle sue ultime maestose fatiche: Etruscopolis, il suo grande sogno, un museo privato che riproduce i manufatti artistici dell'antico popolo italico.

"Andavo a visitare le tombe già scoperte e mi accorgevo che nessuno sapeva spiegare realmente la loro storia -raccontó Omero -. Da qui decisi di realizzare un luogo dove si potesse comprendere visivamente come veniva deposto un morto etrusco nella tomba, come venivano sistemati gli oggetti, i vasi, gli ori". Ben 15mila metri quadri scavati sotto terra, nella pietra in macco,  per rappresentare l'intera civiltà di un popolo che ha ispirato tutta la vita di Omero Bordo , regalandogli gioie e dolori.

 Etruscopolis sorge in una cava originale a 50 metri di profondità nell'area alta di Tarquinia, a poca distanza dalla Necropoli. Qui sono state fedelmente ricostruite sette tombe dipinte complete di corpi e corredo funebre, il plastico dell'antica città di Tarquinia, l'abitazione italica, una rappresentazione del lavoro di estrazione, la preparazione del corpo del defunto prima di essere deposto nella tomba. Un'ampia area è stata adibita a museo, con vasi e bronzi di varie epoche. Ad Etruscopolis tra i tanti che vi hanno fatto visita spicca anche il nome di Arafat.

Omero ha rappresentato un'icona in tutto il mondo: di lui si ricordano l'invito di una prestigiosa Università di Los Angeles, nel 2003 a Roma fu insignito con il registra Zeffirelli del Premio Europa. Ha anche proposto al prestigioso Metropolitan Museum di New York di acquistare i suoi vasi perché lui stesso diceva: "Sono un'autentica opera d'arte etrusca contemporanea".

Nella sua terra ottenne, tra le altre cose, anche il riconoscimento ufficiale di un importante organismo culturale che suggellò definitivamente la riconciliazione di fatto con la sua Tarquinia. Con la scrittura del libro "Omero: la mia vita con gli Etruschi", finalmente la figura inquieta e chiacchierata del tombarolo lasciò il posto all'artista con un percorso coraggioso, comune a tutta l'arte, fatto di riproduzioni, falsificazioni e passione che hanno avuto il potere dirompente di tramandare la storia di un popolo altrimenti troppo sconosciuto.

 Prima la sua opera e poi la sua fama hanno fatto presto il giro del mondo dove Omero ha esposto vasi e bronzi e raccontato l'arte etrusca, conquistando pagine e pagine di giornali, tra i quali anche il New York Times. Omero Bordo è stato anche l'autore di Traiano, maestosa opera in bronzo realizzata per il porto di Civitavecchia. Tanti i riconoscimenti e le benemerenze, compresa quella dell'Università Agraria di Tarquinia che in tempi più recenti gli ha riconosciuto i meriti archeologici e artistici conseguiti in Italia e all'estero.

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