Francesco Fiorucci dice no all’abbattimento dei pini

SANTA MARINELLA – Il consigliere comunale del centro destra Francesco Fiorucci, critica la decisione presa dall’amministrazione comunale di abbattere alcuni pini di piazza Trieste. 
«Ho letto – dice Fiorucci – la triste notizia riguardante l’abbattimento di tre Pini in piazza Trieste, motivato dalla pericolosità di caduta per effetto di eventi metereologici. Abito a piazza Trieste e osservo quotidianamente questi meravigliosi alberi. Durante l’ultima tempesta di vento e di pioggia, ho avuto modo di verificare che i pini non erano assolutamente toccati dal vento, in quanto protetti e riparati dagli edifici che li circondano». 
«Ho invece notato – prosegue Fiorucci – che il resto dei pini, in particolare quelli sull’Aurelia e a piazzale Gentilucci, avevano oscillazioni spaventose. Mi domando allora perché c’è questa urgenza su piazza Trieste? Non basterebbe una potatura ed uno sfoltimento della chioma?».

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Snc pronta all'esordio casalingo

di MARCO GRANDE

La lunga attesa per gli amanti della pallanuoto cittadina sta per finire: a distanza di quasi sei mesi dall’ultima apparizione, infatti, la Snc di mister Marco Pagliarini torna a giocare una partita ufficiale al PalaEnel Marco Galli e si appresta a farlo in occasione del match valevole per la seconda giornata del campionato di serie A2. Alle 15 i rossocelesti si troveranno di fronte il Como Nuoto, gruppo sicuramente molto adirato ma allo stesso tempo motivato, considerando che viene dalla sconfitta casalinga di misura nel derby tutto lombardo contro il Brescia Waterpolo.
Da un lato, dunque, vi è la formazione comasca che è desiderosa di riscattarsi non solo sul piano del risultato ma anche a livello morale; dall’altro, invece, il team di patron D’Ottavio vuole trovare la continuità di rendimento all’interno dei quattro quarti e conseguentemente anche la costanza nei risultati positivi. Per la squadra civitavecchiese l’ideale sarebbe evitare quei cali di tensione che hanno rischiato seriamente di compromettere il match inaugurale di Ancona, rimesso in sesto solamente grazie alla freddezza dai cinque metri del classe 1997 Checchini e alle quattro reti siglate da capitan Romiti.
Proprio l’elemento più carismatico in acqua della società di Viale Lazio ha ricordato il convincente successo all’esordio di sabato scorso, spaziando anche sull’imminente impegno da superare: «Sicuramente iniziare con una vittoria è molto importante  – esordisce Romiti – e aiuta a lavorare meglio. Siamo un gruppo composto prevalentemente da giovani  che deve comunque perfezionarsi partita dopo partita. Della squadra del Como non ho particolari informazioni sul loro modo di giocare; conosciamo solo qualche elemento ma indipendentemente da questo contro qualsiasi avversario cercheremo di imporre sempre il nostro tipo di pallanuoto».
Chi invece sembra essere particolarmente attento a determinati giocatori avversari è l’esperto difensore 39enne Daniele Simeoni, tornato proprio quest’anno nella piscina in cui iniziò la sua avventura agonistica.
«Il Como arriverà da noi agguerrito, soprattutto in virtù del flop interno subito dalla neo promossa Brescia – inizia Simeoni – e personalmente ritengo di non avere alcun tipo di pressione. Anzi, aiuterò i più giovani a trasformare la tensione in fame di vittoria. Quanto alla nostra prossima squadra avversa dobbiamo stare attenti a delle individualità come il centroboa Busilacchi insieme al forte tiratore Toth. Il giovane quanto forte portiere ventiduenne Viola termina l’assetto di un team che dimostra di essere completo in tutti i reparti».
Nel suo discorso finale non mancano delle parole per lo stadio che lo ha accolto sin da quando era bambino: «Quando giochi per i colori della tua città e della squadra con la quale sei cresciuto professionalmente – conclude – c’è più fascino e più voglia di divertirsi. Pertanto, tornare a giocare qui avrà un sapore particolare».
A giudicare dalle parole dei due leader della squadra rossoceleste, non sembrano mancare le motivazioni, l’unica componente che a maggio sarà decisiva per valutare il percorso della Snc, gruppo attualmente costruito per il mantenimento della categoria, ma a cui di certo non dispiacerebbe un ritorno nella massima serie a distanza di sei stagioni dall’ultima volta.

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Inizia ‘‘A Way of Life’’

Parte oggi il progetto di promozione sociale nelle scuole del comprensorio ‘‘A Way of Life’’ che vede Mattia Camboni, campione di windsurf civitavecchiese, testimonial ed esempio di successo nello sport. Il progetto, sponsorizzato da Enel e supportato da Unicef e Switch, vuole promuovere tra i ragazzi piu giovani uno stile di vita sano, produttivo e costruttivo, un percorso che vede, attraverso la storia di Mattia ed esempi di sport piu blasonati, vincenti o meno, come, credere nei propri sogni, lavorando con costanza, umiltà e sacrificio, renda la strada verso la loro realizzazione alla portata di tutti.
«Pensavo di non essere all’altezza di questo progetto – ha spiegato il portacolori della Nazionale italiana –  quando mi è stato proposto. Credevo la mia giovane età fosse un ostacolo nel raccontare qualcosa, invece ho potuto citare degli esempi di atleti, i quali mi hanno motivato nei momenti di difficoltà, e questo ha reso tutto piu semplice e tangibile. Mi auguro – ha concluso il finalista delle Olimpiadi di Rio – ci sia molta interazione con gli studenti e sarò pronto a rispondere ad ogni loro domanda e curiosità, sulla mia carriera, sugli allenamenti, i sacrifici e volendo anche sull’ultimo modello di sneakers in uscita».
Gli appuntamenti saranno oggi all’Istituto Stendhal, venerdì 7 dicembre alla Scuola Carducci di S.Marinella, giovedì 13 dicembre alla scuola Manzi, sabato 15 dicembre all’ITIS Marconi.

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Porto: Rampelli interroga il Ministro

CIVITAVECCHIA – Dopo quella relativa al caso Cfft-Rtc, il parlamentare di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli ha presentato una nuova interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. Questa volta al centro del documento c’è la gestione portuale targata Di Majo. Anzi, il vicepresidente della Camera chiede proprio al Ministro se non ritenga “necessario e urgente adottare le iniziative di competenza per provvedere alla revoca dell'incarico di presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale all'avvocato Francesco Maria Di Majo”. E si chiede quali siano i titoli che hanno motivato l’affidamento dell’incarico all’attuale numero uno dell’ente e se questi siano stati opportunamente valutati. Perché questa volta a finire nel mirino è direttamente il presidente Di Majo, dal momento che “dal suo insediamento, avvenuto nel novembre del 2016, il porto di Civitavecchia è precipitato in una crisi occupazionale e dei traffici senza precedenti”.

L’onorevole Rampelli ha elencato una serie di problemi e criticità, a partire proprio dalla vertenza legata allo scarico dei container, con richieste di risarcimento danni milionarie annunciate da entrambi i soggetti in causa. E poi la questione TotalErg, con il presidente Di Majo “che non è riuscito ad assolvere l'espresso mandato ricevuto dal proprio comitato di gestione per chiudere una trattativa con Totalerg spa e Raffineria di Roma Spa, e ha portato il bilancio dell'ente – si legge – al rischio di default tecnico, fatto che, ad avviso dell'interrogante, impedirà all'Autorità di sistema portuale di accedere al mutuo Bei di 195 milioni di euro destinato allo sviluppo del network”.

C’è poi il problema legato ai rapporti tesi tra Pincio ed Authority, con l’ente portuale che “ha interrotto ogni rapporto con il Comune di Civitavecchia, appellando la sentenza del Tar – scrive Rampelli – che dava ragione all'ente locale sulla validità dell'accordo stipulato dal presidente Monti. È in atto la distruzione progressiva della Port Authority Security srl (PAS): la nomina dell'attuale amministratore unico della Pas è al vaglio della procura della Repubblica di Civitavecchia perché sulla procedura di selezione è stato presentato un esposto che contesta la partecipazione del presidente Di Majo alla commissione di valutazione, nonostante la sua incompatibilità, da lui smentita, in quanto alle selezioni partecipavano un dipendente dell'Adsp e uno della Pas. Sul bilancio della società – si legge ancora – pesano consulenze ed incarichi assegnati sotto la presidenza di Di Majo per centinaia di migliaia di euro, nonché i costi del direttore tecnico, il dottor Conte, assunto nel febbraio 2018 con uno stipendio di oltre 200 mila euro annui, e sul cui curriculum sono state rilevate criticità, e ora nominato anche amministratore unico della Pas con quella che appare all'interrogante una palese ed inaccettabile duplicazione di ruoli. Sarebbero state inoltre rilevate criticità sotto la presidenza Di Majo in merito all'affidamento di consulenze ed incarichi legali. L'opacità che, a giudizio dell'interrogante, sta connotando la gestione amministrativa dell'Adsp durante il mandato del presidente Di Majo, il default tecnico dell'ente e l'incremento del contenzioso amministrativo, non possono – secondo l’onorevole Rampelli – non configurare elementi di valutazione in ordine alla idoneità dell'Avvocato Di Majo a ricoprire l'incarico di presidente dell'Adsp”.

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Di Majo snobba la Regione

CIVITAVECCHIA – Rinviata a data da destinarsi, il che potrebbe dire, conoscendo i tempi delle amministrazioni, anche tra molti mesi. Il presidente dell'Adsp Francesco Maria di Majo era atteso questa mattina in Commissione Trasporti alla Regione, in audizione per l'apertura di un confronto sullo sviluppo dello scalo, alla luce dell'approvazione, la scorsa settimana, della delibera di giunta per l'istituzione della Zona logistica semplificata. Il presidente avrebbe motivato la sua assenza con un impegno, ma non sarebbe piaciuto a molti consiglieri, soprattutto perché si andava a discutere di una questione importante proprio per il porto ed il suo territorio. Uno scivolone per  il numero uno di Molo Vespucci. (SEGUE)

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''Punta di Palo, il Comune prosegue la sua azione annullando i permessi di costruire''

LADISPOLI – “Con l'ordinanza dirigenziale n.205 emessa in data odierna, che annulla i permessi di costruire nell’area denominata Punta di Palo, il Comune di Ladispoli compie ancora un passo nella direzione della tutela delle aree di pregio della nostra città e verso il contrasto alla loro cementificazione. Il provvedimento arriva a seguito delle verifiche svolte sull'intero iter procedurale che hanno evidenziato la presenza di diverse criticità.
Le parole sono del Sindaco Alessandro Grando che è intervenuto per rendere noto alla città l'esito del lavoro svolto dagli uffici comunali su una vicenda molto sentita dalla popolazione.
“Ricordiamo che l'intervento a Punta di Palo nasce con un Piano di lottizzazione che prevedeva l'insediamento di 30 mila metri cubi di strutture alberghiere e sportive. Successivamente i proprietari dell'area avevano sfruttato l'occasione concessa dalla legge regionale 21/2009 (c.d. Piano Casa) di convertire queste volumetrie interamente a residenziale. La legge in questione consentiva tuttavia ai Comuni di escluderne l'applicazione in determinate aree, da individuarsi entro un anno dall'entrata in vigore della legge stessa.
Tale limitazione venne applicata, ad esempio, al comparto edificatorio Olmetto – Monteroni, interessato ugualmente da un Piano di lottizzazione, al quale venne appunto preclusa la possibilità di attuare le disposizioni della legge 21/2009.
E' stata quindi una precisa scelta di chi ci ha preceduto quella di consentire a Punta di Palo questo tipo di intervento, a ridosso di un'area di grande importanza naturalistica come è il Bosco di Palo.
Oggi, quindi, ci troviamo nuovamente a fare i conti con le sciagurate decisioni in materia di pianificazione urbanistica di chi ci ha preceduto, come già avvenuto per i numerosi Programmi integrati che abbiamo ricevuto in eredità.
Se per questi ultimi però è stato possibile intervenire in maniera definitiva con l'annullamento, in quanto l'iter di approvazione non era ancora stato completato, non possiamo dire lo stesso per Punta di Palo.
In questo caso, infatti, l'iter approvativo si è concluso con una conferenza dei servizi che ha interessato, tra gli altri, anche la Regione Lazio, la quale ha dato il proprio parere favorevole seppur con prescrizioni da osservare prima dell'emissione dei relativi permessi di costruire.
Tra tali prescrizioni rientrano ad esempio la cessione di 5 ettari di terreno al Comune di Ladispoli e la preliminare verifica di fattibilità degli allacci alla rete idrica e fognaria esistente.
La carenza di tutto ciò, unitamente alla mancata sottoscrizione della convenzione urbanistica, ha motivato la posizione assunta dall'Ufficio tecnico comunale.
Siamo coscienti del fatto che mettere la parola fine a questa speculazione edilizia sia un obiettivo difficile da raggiungere, ma crediamo che Ladispoli non abbia bisogno di questo tipo di pianificazione e cercheremo in ogni modo di impedirne la realizzazione, restituendo alla città la giusta destinazione di un'area di notevole pregio ambientale”.

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Mondo Convenienza, diciotto lavoratori  da lunedì senza più un lavoro

TARQUINIA –  Sono stati convocati giovedì 13 settembre, all’interno del negozio. A gruppetti – gli altri continuavano nelle operazioni di vendita –  hanno ascoltato quanto riferito dall’azienda. Una comunicazione choc, dopo decenni di onorata carriera: «Il punto vendita di Tarquinia chiude il 30 settembre». 
Poco più di 15 giorni per prendere coscienza di aver perso il lavoro.

Per i 18 dipendenti di ‘’Mondo Convenienza’’, negozio di Tarquinia, un fulmine a ciel sereno. Sono infatti decisamente preoccupati perché, stando a quanto comunicato dai vertici – in maniera peraltro esclusivamente verbale (ad oggi infatti nessuna comunicazione scritta è giunta ai diretti interessati)-, nell’area del Lazio non ci sarebbero posizioni aperte; non ci sarebbero cioè opportunità di ricollocamento per nessuno dei 18 lavoratori.

Eppure, stando ai bene informati, i negozi più vicini avrebbero diversi contratti in scadenza: sette a Fiumicino, cinque a Roma Aurelia e cinque a Viterbo. In tutto quindici, un buon numero a fronte dei 18 che rimarranno senza lavoro e che risiedono nel territorio:  cinque sono di Tarquinia, una di Canino e i restanti di Civitavecchia. Per lo più donne con figli; e in alcuni casi separate. Donne che, di questo lavoro, hanno estremo bisogno. Tutti sarebbero disponibili a spostarsi, ma quasi tutti impossibilitati ad andare oltre i confini del Lazio. Ma, secondo quanto comunicato dall’azienda, i posti disponibili sarebbero solo in regioni come la Toscana, il Piemonte, il Veneto, la Sardegna  e la Sicilia.

Al momento, ha accettato questo ‘’trasferimento al buio’’ una coppia di dipendenti che, pur di garantire un sostentamento ai propri figli, ha detto sì al ricollocamento. Ad oggi, tuttavia, i due non sanno ancora dove saranno trasferiti. Non sanno, cioè, dove dovranno cercarsi una nuova casa e in quale scuola dovranno mandare i loro figli. Una situazione paradossale per i lavoratori in balìa dei giorni che passano. Tra i 18 in perdita di lavoro, c’è anche una donna separata con una figlia disabile. E neanche per lei l’azienda avrebbe riservato una soluzione percorribile.
Eppure si tratta di un’azienda che, giova ricordarlo, è considerata tra le più fiorenti del settore (quasi dopo Ikea), e che è in procinto, peraltro, di aprire un nuovo punto vendita a Pompei.

Ufficialmente l’azienda ha motivato la chiusura con i costi eccessivi: le spese di gestione sarebbero però superiori ai guadagni. Ma i lavoratori non ne sarebbero troppo convinti. Il sospetto è che trattandosi di contratti ‘‘vecchi’’ (quelli in essere a Tarquinia), e quindi molto costosi, l’azienda abbia deciso per un licenziamento ‘’velato’’ per poter poi assumere ragazzi giovani con nuovi contratti. Solo ipotesi, di fronte al nulla informativo.
In mancanza di una lettera ufficiale – ad oggi ancora non pervenuta -, i dipendenti continuano a lavorare.  E con ogni probabilità si presenteranno davanti al posto di lavoro anche lunedì mattina. Cosa troveranno, però, non è dato sapere. 
Intanto i sindacati stanno cercando di fare la loro parte, con incontri serrati con l’azienda.
Al momento, di questa difficile situazione sembrano aver beneficiato solo i consumatori che, grazie alla svendita totale, hanno acquistato quasi tutta la merce presente nel punto vendita a prezzi ribassati, come pubblicizzato nei cartelli diffusi in città. I dipendenti continuano così a lavorare come se nulla fosse, prendendo anche ordini e programmando consegne per i prossimi mesi, anche se  non si sa da dove partiranno. 
Cosa diventerà, poi, l’immobile situato sulla Porto Clementino è un altro nodo da sciogliere. Al momento si sa che l’azienda è proprietaria della struttura, ma non è chiaro se sia stata venduta.
Un’operazione, insomma, avvolta dal mistero, mentre i politici del territorio chiedono a gran voce che venga fatta chiarezza e che soprattutto si garantisca la tutela dei lavoratori.
 

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Dimissioni Mencarini: tempo quasi scaduto

TARQUINIA – Tutti sulla graticola fino all’ultimo minuto. Stanno infatti per scadere i termini per l’eventuale ritiro delle dimissioni da parte del sindaco di Tarquinia Pietro Mencarini che lo scorso 3 settembre ha protocollato la lettera con la quale annunciava le proprie dimissioni dalla carica di primo cittadino. 
Una decisione piovuta all’improvviso che pesa come un macigno sulla coalizione di centrodestra insediatasi al governo della città nel giugno 2017. Quindici mesi scanditi da tanta voglia di fare ma anche da qualche errore commesso da più parti. 
Le frizioni tra il sindaco e i vari gruppi che compongono la coalizione si sono concentrate soprattutto sui grandi temi che attendevano soluzioni da decenni, come per esempio la questione San Giorgio. Tuttavia, i gruppi hanno sempre parlato di normale dialettica politica. Ciò però non è bastato a convincere il sindaco che invece, all’indomani della lettera, ha motivato la decisione parlando proprio di motivazioni politiche. 
Instancabile il tentativo dei vari gruppi politici – dalla Lista Mencarini, a Idea sviluppo e Rinnova – di far desistere il sindaco dalla decisione, anche mediante un documento nel quale viene espressa piena fiducia al sindaco. 
Nessuna decisione è stata tuttavia presa ufficialmente dal primo cittadino. Se nulla cambierà, si aprirà per Tarquinia una lunga fase commissariale, forse la più lunga della storia, o quasi. Secondo i bene informati potrebbe essere il vice prefetto Grillo a traghettare Tarquinia fino alle prossime elezioni utili previste nel maggio 2019. Se invece Mencarini deciderà di ritirare le dimissioni si aprirà sicuramente una fase nuova nell’amministrazione di centrodestra, e non si escludono cambiamenti radicali per far ripartire la macchina amministrativa. Diverse le proposte presentate dai gruppi di coalizione sul tavolo del sindaco che in questi giorni il primo cittadino ha esaminato con attenzione.

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«Soddisfatti della scelta del pm»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Non avevo dubbi che il pm si sarebbe appellato anche perché allo stato dei fatti, è stata ridimensionata la sua richiesta di condanna. Ha lavorato molto su questo caso in modo scrupoloso ha motivato per ognuno degli imputati i presupposti che l’hanno condotta a quella richiesta. Non poteva certo tornare indietro. Mi sarebbe piaciuto che avesse chiesto di rivedere la posizione di Antonio Ciontoli circa la concessione delle attenuanti generiche, però purtroppo la legge questo lo impedisce. Sono soddisfatta lo stesso e vado avanti. Al contrario di prima che ritenevo scontato il fatto che tutti si facessero il carcere ora ci vado un po’ con i piedi di piombo.  Dopo le motivazioni della sentenza sarebbe stata una cosa vergognosa non appellarsi. Andiamo avanti». 
Queste le parole di Marina Conte, mamma di Marco Vannini alla notizia che il pm ha presentato ricorso in appello nei confronti dei familiari di Antonio Ciontoli e di Viola Giorgini. 
Papà Valerio: «Una bella notizia, veramente molto bella. Primo fra tutti perché hanno rimesso in campo Viola, la cui assoluzione è stata per noi la cosa più sconvolgente. Tirarla fuori, come se in quella casa non ci fosse stata la sera del delitto è inaccettabile. Anche se poco ma gli deve rimanere addosso la macchia di quello che ha fatto, anzi, di quello he non ha fatto perché se quella sera avesse alzato il telefono e chiamava i soccorsi Marco poteva essere vivo. Per cui ha piena responsabilità di quello che è successo. Circa la posizione dei familiari di Antonio Ciontoli, una cosa del genere non può fermarsi solo all’omicidio colposo. E’ la prima volta che succede almeno in Italia che venga condannata un’intera famiglia e molti si scandalizzano. Ma se loro insieme hanno commesso un delitto la legge è uguale per tutti. Se uno commette un omicidio deve andare in carcere. Sono tutti responsabili».
L’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina:  «Il pm ha chiesto la conferma delle proprie richieste, e cioè l’omicidio volontario per i familiari di Antonio Ciontoli e l’omissione di soccorso per Viola Giorgini. Non ha chiesto l’appello nei confronti di Antonio Ciontoli. Ero convinto che il pubblico ministero avrebbe proposto appello perché la sentenza mentre nella parte in diritto è assolutamente, a nostro avviso perfetta, corrisponde alla nostra ricostruzione, assolutamente condivisibile, una vera e propria lezione sul dolo eventuale, nella parte in fatto, invece, è assolutamente contradditoria, nel momento in cui non riconosce il dolo in capo ai familiari di Ciontoli».
Per quanto riguarda il mancato appello nei confronti di Ciontoli? 
«Il pm non poteva proporre appello per la questione soltanto delle attenuanti generiche, perché le è vietato da una recente riforma del codice di procedura penale entrata in vigore da pochi mesi».
Che dice il codice? 
«Il pubblico ministero tra le altre cose non può fare appello quando riguarda soltanto la concessione delle attenuanti generiche. Per questo le è vietato. Altrimenti ero convinto che secondo me l’avrebbe certamente fatto perché Ciontoli, a nostro avviso, sicuramente non le meritava».

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San Paolo, un nuovo primario per Ortopedia

<p>CIVITAVECCHIA -&nbsp;Il nuovo primario di Ortopedia, Carmelo D&rsquo;Arrigo, ha preso servizio al San Paolo. Lo ha annunciato il diretto generale della Asl Roma 4 Giuseppe Quintavalle a margine di una conferenza. Un&rsquo;altra buona notizia per l&rsquo;ospedale e per gli utenti dell&rsquo;azienda sanitaria locale che punta ancora una volta ad ottimizzare i servizi offerti.</p>

<p>&laquo;Abbiamo scelto D&rsquo;Arrigo – ha spiegato Quintavalle – che all&rsquo;ospedale Sant&rsquo;Andrea ha maturato esperienza pratica ed &egrave; molto motivato. Si va cos&igrave; ad integrare un&rsquo;ottima professionalit&agrave; nell&rsquo;ospedale che sta crescendo moltissimo&raquo;. D&rsquo;Arrigo ha sottolineato che i motivi che lo hanno spinto a scegliere Civitavecchia sono principalmente il suo legame con la citt&agrave; e &laquo;un bisogno personale di mettersi alla prova. Si sono create una serie di condizioni ottimali che mi permetteranno di lavorare molto bene. &Egrave; – ha concluso – un&rsquo;occasione che aspettavo&raquo;. La nuova sala gessi, il rinnovamento in corso al San Paolo, una radiologia d&rsquo;elite e ora l&rsquo;arrivo di D&rsquo;Arrigo vanno a delineare un percorso di miglioramento per Ortopedia, fortemente voluto dalla direzione.</p>

<p>Ma il lavoro della Asl Roma 4 prosegue sul fronte delle assunzioni. Il 3 maggio si terr&agrave; in Regione il concordamento. &laquo;Siamo – ha detto Quintavalle – la prima Asl ad essere stata convocata. Abbiamo presentato una serie di proposte indispensabili per un corretto esercizio, noi siamo fiduciosi perch&eacute; si tratta di un tavolo serio e concreto&raquo;. Terminati i lavori la Asl Roma 4 sar&agrave; autorizzata a procedere con le assunzioni a tempo indeterminato. Una mossa con cui la direzione spera di fermare l&rsquo;emorragia di personale dovuta ai contratti determinati e all&rsquo;attrattiva maggiore dei grandi ospedali romani. Un problema che riguarda un po&rsquo; tutti gli ospedali di provincia e che si sta cercando di risolvere, appunto, con gli indeterminati. &laquo;Mi auguro – ha concluso Quintavalle – che entro met&agrave; maggio sia tutto definito&raquo;.&nbsp;&nbsp;</p>

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