Registro tumori, Pap: ''Parlarne a ridosso della campagna elettorale è sconcertante''

CIVITAVECCHIA – “Parlare di registro tumori solo a ridosso della campagna elettorale è sconcertante e rivela lo spessore politico di chi evidentemente ama la propaganda spicciola e non ha alcuna intenzione di risolvere i problemi esistenti”.

Sulla mancata pubblicazione del Registro tumori interviene anche Potere al popolo Civitavecchia, dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra il sindaco Cozzolino, con il supporto del consigliere alla Pisana Porrello, e la Regione.

“Il registro dei tumori doveva essere online da tempo ed i suoi dati resi pubblici già da tre anni. Il presidente Zingaretti – continuano da Pap – lo annunciò molto tempo fa insieme al provvedimento di giunta che lo istituiva. Da quel momento però le dichiarazioni trionfalistiche e le promesse altisonanti hanno lasciato spazio al silenzio, all'omissione e all'omertà. Questo vero e proprio affronto alla popolazione civitavecchiese pare sia stato addirittura in grado di risvegliare nelle ultime ore – tuonano dal partito – il sindaco Cozzolino da quel letargo istituzionale che lo ha reso immobile e passivo di fronte a tutte le criticità ambientali del nostro territorio. Finalmente, ora che il suo mandato sta per concludersi, anche Cozzolino si è ricordato di questo importantissimo strumento di monitoraggio che doveva già essere a disposizione di medici, amministratori e cittadini. A questi due rappresentanti istituzionali vorremmo ricordare che il registro dei tumori è una cosa seria e la drammatica condizione ambientale che ormai da anni vivono i cittadini del territorio di Civitavecchia non consente a nessuna forza politica di poter parlare a sproposito, se non altro – incalzano – per una questione di rispetto nei confronti di chi sulla propria pelle ha vissuto e sta vivendo gli effetti nefasti che certi scandali ambientali – resi possibili da una politica da sempre debole, ingorda e asservita ai potenti di turno –  continuano a determinare”.

Duro Pap che punta il dito: “Non esiste oggi in campo alcuno schieramento politico in grado di poter affermare senza essere smentito di non avere sulla coscienza almeno una fonte inquinante. I cittadini di questo territorio – continuano dal partito – hanno il diritto di conoscere il loro stato di salute e da parte nostra non possiamo che rivolgere agli organi competenti l’invito a pubblicare il prima possibile i dati del registro tumori. Siamo pronti ad alzare il tiro, ad inchiodare i responsabili di ritardi ed omissioni alle loro responsabilità.  Allo stesso modo invitiamo quei politici “buoni per tutte le stagioni” e quelli che “improvvisamente hanno smesso di gridare” a scegliere un terreno diverso sul quale misurare la loro inconsistenza politica. La salute dei cittadini – concludono dal partito – va difesa con azioni politiche incisive, non certo utilizzata per inopportuni e offensivi teatrini di bassa lega".

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''Si attesti la reale pericolosità degli alberi''

SANTA MARINELLA – La lista civica Il Paese che Vorrei interviene in merito al ventilato abbattimento di alcuni pini presenti in piazza Trieste. “Questa piazza – dicono i responsabili della lista – rappresenta un elemento importante della città anche in virtù della presenza delle sue alberature che, immerse nello scenario architettonico, convivono con i frequentatori della piazza offrendo godibilità ambientale e benessere. Oggi, sulla base di una relazione fondata su un’indagine visiva priva di ogni elemento di dettaglio sulle criticità e sui conseguenti indici di rischio, l’amministrazione vorrebbe procedere al loro abbattimento. Ci preme sottolineare che non abbiamo posizioni preconcette nei confronti dell’abbattimento, quindi chiediamo che il Comune affronti questo problema applicando le stesse regole che impone per l’abbattimento di alberature private. Cosa deve fare un cittadino che ritiene pericoloso un suo albero per procedere all’abbattimento? Deve far eseguire una relazione basata su indagini strumentali per attestare la reale pericolosità dell’albero, deve dichiarare nella relazione tecnica quale albero intende mettere a dimora in sostituzione di quello che si accinge ad abbattere, deve sostituire l’albero abbattuto con quello che ha indicato. Chiedere che l’amministrazione si comporti allo stesso modo con cui prevede che si comportino i cittadini, non ci sembra pretendere troppo. La relazione elaborata dall’agronoma incaricata dal Comune, non rileva alcuna malattia degli alberi e, nel suggerirne l’eliminazione, non si avvale di alcuna rilevazione strumentale. Diverse tecniche potrebbero essere utilizzate per consentire di misurare, e non solo ipotizzare, la reale stabilità dell’albero e quindi la sua eventuale pericolosità». «Se per salvaguardare la sicurezza dei cittadini sarà necessario abbattere alcuni pini – dicono dal Paese che Vorrei – chiediamo tre semplici cose. Che questa decisione venga presa a fronte di dati che attestino il reale pericolo, che la relazione individui la specie di alberi da mettere a dimora in sostituzione dei pini da abbattere, che contestualmente all’abbattimento vengano impiantati altri alberi per ripristinare le condizioni di godibilità della piazza. L’eventuale abbattimento costituisce una perdita di valore per la collettività e il regolamento comunale impone che questo danno sia quantomeno mitigato dall’immediata nuova piantumazione». «Queste considerazioni – conclude la nota – scaturiscono da una sensibilità ambientale e un amore nei confronti del nostro territorio che speriamo siano condivisi dall’amministrazione, il loro accoglimento costituirebbe l’esempio del corretto comportamento che il Comune ha il dovere di dare ai suoi cittadini sul tema della tutela dell’ambiente, dei beni comuni e del patrimonio collettivo».

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''Si attesti la reale pericolosità degli alberi''

SANTA MARINELLA – La lista civica Il Paese che Vorrei interviene in merito al ventilato abbattimento di alcuni pini presenti in piazza Trieste. “Questa piazza – dicono i responsabili della lista – rappresenta un elemento importante della città anche in virtù della presenza delle sue alberature che, immerse nello scenario architettonico, convivono con i frequentatori della piazza offrendo godibilità ambientale e benessere. Oggi, sulla base di una relazione fondata su un’indagine visiva priva di ogni elemento di dettaglio sulle criticità e sui conseguenti indici di rischio, l’amministrazione vorrebbe procedere al loro abbattimento. Ci preme sottolineare che non abbiamo posizioni preconcette nei confronti dell’abbattimento, quindi chiediamo che il Comune affronti questo problema applicando le stesse regole che impone per l’abbattimento di alberature private. Cosa deve fare un cittadino che ritiene pericoloso un suo albero per procedere all’abbattimento? Deve far eseguire una relazione basata su indagini strumentali per attestare la reale pericolosità dell’albero, deve dichiarare nella relazione tecnica quale albero intende mettere a dimora in sostituzione di quello che si accinge ad abbattere, deve sostituire l’albero abbattuto con quello che ha indicato. Chiedere che l’amministrazione si comporti allo stesso modo con cui prevede che si comportino i cittadini, non ci sembra pretendere troppo. La relazione elaborata dall’agronoma incaricata dal Comune, non rileva alcuna malattia degli alberi e, nel suggerirne l’eliminazione, non si avvale di alcuna rilevazione strumentale. Diverse tecniche potrebbero essere utilizzate per consentire di misurare, e non solo ipotizzare, la reale stabilità dell’albero e quindi la sua eventuale pericolosità». «Se per salvaguardare la sicurezza dei cittadini sarà necessario abbattere alcuni pini – dicono dal Paese che Vorrei – chiediamo tre semplici cose. Che questa decisione venga presa a fronte di dati che attestino il reale pericolo, che la relazione individui la specie di alberi da mettere a dimora in sostituzione dei pini da abbattere, che contestualmente all’abbattimento vengano impiantati altri alberi per ripristinare le condizioni di godibilità della piazza. L’eventuale abbattimento costituisce una perdita di valore per la collettività e il regolamento comunale impone che questo danno sia quantomeno mitigato dall’immediata nuova piantumazione». «Queste considerazioni – conclude la nota – scaturiscono da una sensibilità ambientale e un amore nei confronti del nostro territorio che speriamo siano condivisi dall’amministrazione, il loro accoglimento costituirebbe l’esempio del corretto comportamento che il Comune ha il dovere di dare ai suoi cittadini sul tema della tutela dell’ambiente, dei beni comuni e del patrimonio collettivo».

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InSight: ecco cosa dovrà fare la sonda su Marte|«Qui tutto bene». La prima immagine dal pianeta rosso

Rilevare i terremoti marziani, misurare il calore proveniente dal sottosuolo e calcolare le oscillazioni del Polo Nord. Tutto ciò servirà per capire la composizione interna del Pianeta rosso e le differenze con la Terra

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Processo Vannini, Miroli e Messina: ''La perdita di sangue è avvenuta all'interno del corpo del ragazzo''

LADISPOLI – «Marco perde in quella casa un litro e mezzo di sangue». A dirlo nel corso di un'intervista rilasciata sulle colonne del nostro quotidiano è stato il legale della famiglia Vannini, l'avvocato Celestino Gnazi. Per il legale «si tratta di una prova assunta nel contraddittorio del dibattimento», avvalorata dalle considerazioni del professor Gaudio che «non sono mai state né smentite né contraddette da alcuno né gli sono state fatte altre domande sul punto». Affermazioni quelle rilasciate dall'avvocato Gnazi che hanno trovato la ferma opposizione da parte dei legali della famiglia Ciontoli che sono tornati a ribadire come in casa non siano state trovate altre tracce ematiche all'infuori della goccia di sangue repertata.

Avvocati Miroli e Messina nei giorni scorsi ci si è nuovamente soffermati sulla perdita di sangue da parte di Marco. Un litro e mezzo. Una quantità tale da non poter passare inosservata per i familiari del ragazzo e per il loro legale, l'avvocato Celestino Gnazi che è tornato a ribadire come "nessuno della famiglia Ciontoli poteva ignorare che la ferita di Marco era stata causata da un proiettile" e che anzi "tutti si erano lucidamente attivati per la pulizia della scena del crimine". Affermazioni che contrastano con quanto affermato da voi? Perché? Che cosa non quadra?

In qualità di legali della famiglia Ciontoli siamo rammaricati nel constatare che, ancora una volta, sebbene vi sia una sentenza di primo grado, si persista nel divulgare informazioni e circostanze sulla tragica vicenda palesemente false e destituite di qualsivoglia riscontro processuale.
E sorprende ancor di più che a fornirle pubblicamente contribuisca il Collega dei familiari, il quale vorrebbe far dire al Prof. Gaudio cose che non si è mai sognato di dire: è vero che lo stesso Professore nel corso dell’audizione in dibattimento, su specifica domanda del PM, ha affermato che nel tempo trascorso dopo il ferimento e prima dell’arrivo dei soccorsi il cuore del povero Marco (secondo un suo calcolo approssimativo) poteva aver perso “tra un litro e mezzo e due litri di sangue”, ma non ha mai affermato che tale quantità di sangue fosse fuoriuscita dalla ferita riportata al braccio. Infatti gli stessi consulenti del PM, Cipolloni e Gaudio, non hanno mai smentito quanto è dato leggere a pag. 20 della loro consulenza e confermato nella stessa perizia collegiale a pag.24: il sangue fuoriuscito dalla ferita al braccio di Marco è stato veramente esiguo (al punto che nessuno si poteva accorgere della gravità delle lesioni), e ciò ha trovato una spiegazione dal punto di vista scientifico nell’immediata chiusura della ferita subito dopo l’ingresso della pallottola nel braccio; poi nell’attraversare il torace il colpo ha provocato la grave emorragia interna, che ha causato la morte del ragazzo.
La perdita di un litro e mezzo di sangue infondatamente ricordata dal Collega è avvenuta all’interno del corpo del giovane e non certamente all’esterno.
Ciò spiega con tutta evidenza perché in casa Ciontoli non sono state rinvenute altre tracce di sangue oltre quello repertato, il solo, per le ragioni scientifiche sopra rappresentate, ad essere realmente fuoriuscito dal corpo di Marco.
Perciò, è evidente che stante l’assenza di una copiosa fuoriuscita di sangue gli imputati non abbiano potuto percepire la gravità della situazione, men che meno la portata dell’emorragia interna, affatto percepibile ad occhio nudo, come peraltro acclarato dalla sentenza di primo grado ed ignorato dal Collega.

Come mai dunque la vasca dove Marco è stato ferito, come affermato dall'avvocato Gnazi, "fu addirittura trovata pulita come quella di un hotel a 5 Stelle"?

Siamo curiosi di sapere dal Collega da quale dato processuale ha dedotto quanto da lui spacciato per veritiero, ossia che gli imputati avrebbero provveduto a “pulire” la vasca, posto che, come sopra argomentato il sangue non è uscito esternamente, se non in maniera esigua.
La verità è che non esiste alcun elemento probatorio che acclari un’opera di pulizia della vasca da parte degli imputati.
Perciò, l’ipotesi avanzata dall’Avv. Gnazi, oltre a costituire una mera chiacchiera da talk show destituita di ogni fondamento, rappresenta anche una distorsione evidente delle emergenze processuali, deontologicamente inopportuna, poiché propalata da un legale, il quale, quantomeno, dovrebbe misurare con maggiore attenzione la portata delle proprie assurde affermazioni, soprattutto in presenza di dati processuali che le smentiscono palesemente.

Si puntano i riflettori anche sulla tempistica e sulla grande quantità di perdita di sangue da parte del ragazzo. Se è stato appurato, come affermato anche dal professor Gaudio che Marco aveva perso un litro e mezzo di sangue "dopo un'ora e mezza" dallo sparo, come mai non sarebbero state trovate tracce in casa?

La risposta a questa domanda rimanda a quella fornita per la prima.
In casa non sono state trovate tracce ematiche perché non vi è stata un’emorragia esterna, bensì solamente interna.
D’altronde, per non cadere nuovamente in errore sarebbe bastato rileggere le dichiarazioni rese a dibattimento dai consulenti e dai periti escussi, i quali, tutti, certificavano univocamente e scientificamente l’esiguità della perdita esterna di sangue.
Colpisce, pertanto, l’approssimazione con cui l’Avv. Gnazi ha interpretato le dichiarazioni rese a dibattimento dal dott. Gaudio, consulente del PM: “Alla udienza del 13 marzo 2017 sono stati esaminati i periti del Pubblico Ministero. Il Prof. Carlo Gaudio, rispondendo ad una specifica domanda della Dr.ssa D’Amore («Quanto sangue ha perso prima dei soccorsi, si può affermare indicativamente?») è stato assolutamente inequivocabile. Ha prima ricordato, come diceva Lei, che in sede autoptica era stato verificato un versamento ematico interno di «un complesso di sei litri di liquido». Ha precisato, poi, che, a partire «dalla mezzanotte e quarantacinque» Marco fu sottoposto a «terapie infusive» (gli veniva, cioè iniettato del liquido) una prima volta per 750 cc. e poi «viene di nuovo infuso con altri due litri …. un litro e mezzo di liquidi». Considerato, dunque che il «volume circolante (cioè il sangue all’interno del corpo di Marco prima del ferimento) è cinque litri e mezzo», dovevano essere aggiunti i liquidi infusi per un totale di «sette litri e cinquanta, otto litri». Dedotta la quantità di liquidi (non interamente formati da sangue) rinvenuta in sede autoptica, il Prof. Gaudio ha inevitabilmente e con assoluta chiarezza concluso che «diciamo fossero stati persi a quell’epoca dopo un’ora e mezza circa tra un litro e mezzo e due litri di sangue”.
Il ragionamento dell’Avv. Gnazi si basa sull’erronea comprensione di quanto riferito dai consulenti tecnici a dibattimento: il Collega, nella sostanza, afferma che poiché il sangue circolante nel corpo di Marco era di circa sei litri e considerato che durante le operazioni di soccorso espletate al Pit di Ladispoli erano stati infusi nell’organismo circa un litro e mezzo di liquidi, ergo Marco avrebbe dovuto avere sette litri e mezzo tra sangue e i predetti liquidi e dato che, invece, in sede autoptica ne sono stati rinvenuti solamente sei tra sangue e liquidi iniettati, allora se ne doveva dedurre che mancava all’appello un litro e mezzo di sangue che sarebbe quindi fuoriuscito esternamente.
Ma il grossolano errore in cui è caduto il collega è stato quello di ritenere che il litro e mezzo di sangue asseritamente mancante fosse andato perso esternamente, quando in realtà è stato rinvenuto dopo il decesso proprio all’interno della cavità toracica di Marco, evento che ha causato la morte del ragazzo per emorragia interna, dato cristallizzato dal processo di primo grado e fatto proprio dalla Corte d’Assise di Roma nella sentenza emessa.

 

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«La perdita di sangue è avvenuta all'interno del corpo del ragazzo»

LADISPOLI – «Marco perde in quella casa un litro e mezzo di sangue». A dirlo nel corso di un'intervista rilasciata sulle colonne del nostro quotidiano è stato il legale della famiglia Vannini, l'avvocato Celestino Gnazi. Per il legale «si tratta di una prova assunta nel contraddittorio del dibattimento», avvalorata dalle considerazioni del professor Gaudio che «non sono mai state né smentite né contraddette da alcuno né gli sono state fatte altre domande sul punto». Affermazioni quelle rilasciate dall'avvocato Gnazi che hanno trovato la ferma opposizione da parte dei legali della famiglia Ciontoli che sono tornati a ribadire come in casa non siano state trovate altre tracce ematiche all'infuori della goccia di sangue repertata.

Avvocati Miroli e Messina nei giorni scorsi ci si è nuovamente soffermati sulla perdita di sangue da parte di Marco. Un litro e mezzo. Una quantità tale da non poter passare inosservata per i familiari del ragazzo e per il loro legale, l'avvocato Celestino Gnazi che è tornato a ribadire come "nessuno della famiglia Ciontoli poteva ignorare che la ferita di Marco era stata causata da un proiettile" e che anzi "tutti si erano lucidamente attivati per la pulizia della scena del crimine". Affermazioni che contrastano con quanto affermato da voi? Perché? Che cosa non quadra?

In qualità di legali della famiglia Ciontoli siamo rammaricati nel constatare che, ancora una volta, sebbene vi sia una sentenza di primo grado, si persista nel divulgare informazioni e circostanze sulla tragica vicenda palesemente false e destituite di qualsivoglia riscontro processuale.
E sorprende ancor di più che a fornirle pubblicamente contribuisca il Collega dei familiari, il quale vorrebbe far dire al Prof. Gaudio cose che non si è mai sognato di dire: è vero che lo stesso Professore nel corso dell’audizione in dibattimento, su specifica domanda del PM, ha affermato che nel tempo trascorso dopo il ferimento e prima dell’arrivo dei soccorsi il cuore del povero Marco (secondo un suo calcolo approssimativo) poteva aver perso “tra un litro e mezzo e due litri di sangue”, ma non ha mai affermato che tale quantità di sangue fosse fuoriuscita dalla ferita riportata al braccio. Infatti gli stessi consulenti del PM, Cipolloni e Gaudio, non hanno mai smentito quanto è dato leggere a pag. 20 della loro consulenza e confermato nella stessa perizia collegiale a pag.24: il sangue fuoriuscito dalla ferita al braccio di Marco è stato veramente esiguo (al punto che nessuno si poteva accorgere della gravità delle lesioni), e ciò ha trovato una spiegazione dal punto di vista scientifico nell’immediata chiusura della ferita subito dopo l’ingresso della pallottola nel braccio; poi nell’attraversare il torace il colpo ha provocato la grave emorragia interna, che ha causato la morte del ragazzo.
La perdita di un litro e mezzo di sangue infondatamente ricordata dal Collega è avvenuta all’interno del corpo del giovane e non certamente all’esterno.
Ciò spiega con tutta evidenza perché in casa Ciontoli non sono state rinvenute altre tracce di sangue oltre quello repertato, il solo, per le ragioni scientifiche sopra rappresentate, ad essere realmente fuoriuscito dal corpo di Marco.
Perciò, è evidente che stante l’assenza di una copiosa fuoriuscita di sangue gli imputati non abbiano potuto percepire la gravità della situazione, men che meno la portata dell’emorragia interna, affatto percepibile ad occhio nudo, come peraltro acclarato dalla sentenza di primo grado ed ignorato dal Collega.

Come mai dunque la vasca dove Marco è stato ferito, come affermato dall'avvocato Gnazi, "fu addirittura trovata pulita come quella di un hotel a 5 Stelle"?

Siamo curiosi di sapere dal Collega da quale dato processuale ha dedotto quanto da lui spacciato per veritiero, ossia che gli imputati avrebbero provveduto a “pulire” la vasca, posto che, come sopra argomentato il sangue non è uscito esternamente, se non in maniera esigua.
La verità è che non esiste alcun elemento probatorio che acclari un’opera di pulizia della vasca da parte degli imputati.
Perciò, l’ipotesi avanzata dall’Avv. Gnazi, oltre a costituire una mera chiacchiera da talk show destituita di ogni fondamento, rappresenta anche una distorsione evidente delle emergenze processuali, deontologicamente inopportuna, poiché propalata da un legale, il quale, quantomeno, dovrebbe misurare con maggiore attenzione la portata delle proprie assurde affermazioni, soprattutto in presenza di dati processuali che le smentiscono palesemente.

Si puntano i riflettori anche sulla tempistica e sulla grande quantità di perdita di sangue da parte del ragazzo. Se è stato appurato, come affermato anche dal professor Gaudio che Marco aveva perso un litro e mezzo di sangue "dopo un'ora e mezza" dallo sparo, come mai non sarebbero state trovate tracce in casa?

La risposta a questa domanda rimanda a quella fornita per la prima.
In casa non sono state trovate tracce ematiche perché non vi è stata un’emorragia esterna, bensì solamente interna.
D’altronde, per non cadere nuovamente in errore sarebbe bastato rileggere le dichiarazioni rese a dibattimento dai consulenti e dai periti escussi, i quali, tutti, certificavano univocamente e scientificamente l’esiguità della perdita esterna di sangue.
Colpisce, pertanto, l’approssimazione con cui l’Avv. Gnazi ha interpretato le dichiarazioni rese a dibattimento dal dott. Gaudio, consulente del PM: “Alla udienza del 13 marzo 2017 sono stati esaminati i periti del Pubblico Ministero. Il Prof. Carlo Gaudio, rispondendo ad una specifica domanda della Dr.ssa D’Amore («Quanto sangue ha perso prima dei soccorsi, si può affermare indicativamente?») è stato assolutamente inequivocabile. Ha prima ricordato, come diceva Lei, che in sede autoptica era stato verificato un versamento ematico interno di «un complesso di sei litri di liquido». Ha precisato, poi, che, a partire «dalla mezzanotte e quarantacinque» Marco fu sottoposto a «terapie infusive» (gli veniva, cioè iniettato del liquido) una prima volta per 750 cc. e poi «viene di nuovo infuso con altri due litri …. un litro e mezzo di liquidi». Considerato, dunque che il «volume circolante (cioè il sangue all’interno del corpo di Marco prima del ferimento) è cinque litri e mezzo», dovevano essere aggiunti i liquidi infusi per un totale di «sette litri e cinquanta, otto litri». Dedotta la quantità di liquidi (non interamente formati da sangue) rinvenuta in sede autoptica, il Prof. Gaudio ha inevitabilmente e con assoluta chiarezza concluso che «diciamo fossero stati persi a quell’epoca dopo un’ora e mezza circa tra un litro e mezzo e due litri di sangue”.
Il ragionamento dell’Avv. Gnazi si basa sull’erronea comprensione di quanto riferito dai consulenti tecnici a dibattimento: il Collega, nella sostanza, afferma che poiché il sangue circolante nel corpo di Marco era di circa sei litri e considerato che durante le operazioni di soccorso espletate al Pit di Ladispoli erano stati infusi nell’organismo circa un litro e mezzo di liquidi, ergo Marco avrebbe dovuto avere sette litri e mezzo tra sangue e i predetti liquidi e dato che, invece, in sede autoptica ne sono stati rinvenuti solamente sei tra sangue e liquidi iniettati, allora se ne doveva dedurre che mancava all’appello un litro e mezzo di sangue che sarebbe quindi fuoriuscito esternamente.
Ma il grossolano errore in cui è caduto il collega è stato quello di ritenere che il litro e mezzo di sangue asseritamente mancante fosse andato perso esternamente, quando in realtà è stato rinvenuto dopo il decesso proprio all’interno della cavità toracica di Marco, evento che ha causato la morte del ragazzo per emorragia interna, dato cristallizzato dal processo di primo grado e fatto proprio dalla Corte d’Assise di Roma nella sentenza emessa.

 

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Torna lo spettacolo dello Slalom

È arrivato il giorno del 6° Slalom “Civitavecchia – Terme Traiano” organizzato da Ausonia Promosport con la collaborazione del Gruppo Piloti Civitavecchia e il consueto sostegno della fondazione Cariciv e di numerosi sponsor. Come da regolamento di questa disciplina sportiva, sono tre le manche cronometrate in programma, a partire dalle 13 (più una manche di prova prevista per le ore 12), sul confermato ed impegnativo tracciato di 3 km che parte dalle Terme di Traiano e arriva in località Tramontana; il percorso sarà ritmato e scandito da una decina di postazioni di rallentamento, e i concorrenti sono chiamati a misurare le proprie doti di velocità e abilità alla guida. I migliori specialisti del centro sud si ritrovano nel territorio di Civitavecchia per questa competizione, che rientra nel calendario Aci Motosport e ha visto la sua prima edizione nel 1983 sulla vecchia strada “Braccianese Claudia”. Le verifiche tecnico-sportive, a partire dalle 8, sono effettuate presso il piazzale della stazione di servizio di fronte all’uscita “Civitavecchia Nord” dell’A12. I piloti del Gpc vivono emozioni diverse, c’è grande attesa per Pietro Renzi, alla guida della sua Citroen Saxo che ha dovuto effettuare una revisione al cambio: «Sono molto emozionato, è la gara di casa e voglio dare il mio meglio. La preparazione dell’evento è stata faticosa, sia nella fase burocratica sia nella ricerca degli sponsor, che ringraziamo». Dello stesso avviso Antonio Morali, con la sua Elia Avrio Evo per la categoria Sport Prototipi: «Abbiamo lavorato fino all’ultimo con il preparatore Cristian Fedeli, in tempo record siamo riusciti a rimettere in piedi la macchina, dopo un problema al motore sorto durante l’ultima gara in Toscana. Abbiamo ottenuto – continua – un buon risultato, ora a parlare sarà la pista». Gara a rischio per Mauro D’Aureli e la sua Alfa 33, che ha avuto un problema all’alimentazione nella serata di venerdì: “Non c’è stata nessun avvisaglia, stiamo lavorando agli ultimi aggiustamenti e speriamo di farcela”. Delusione totale per Perry Collia, che negli ultimi quattro anni era arrivato primo nella sua categoria e voleva ripetersi alla guida di una Pegeut 106: «Dispiacere assoluto, ho aspettato inutilmente le gomme nuove che dovevano arrivare entro il 20, ma non sono disponibili. A malincuore – prosegue – devo rinunciare alla gara di casa, ho pensato anche ad un’alternativa ma non mi sento tranquillo dal punto di vista della sicurezza, che deve essere sempre la priorità. Sarà per la prossima volta». Nella lista degli iscritti presenti anche Luciano Berluti su Fiat 500 e il campione uscente Davide Belli su Formula Gloria. Gli esponenti del Gpc intendono farsi valere, forti della conoscenza del percorso. Soddisfatto Enzo De Cicco, portavoce del gruppo: «Un buon numero di concorrenti, l’ultima incognita rimane il meteo». La gara avrà come splendida cornice l’area delle antichissime Terme di Traiano, e gli appassionati, i concorrenti ed i loro accompagnatori, in occasione del week-end dedicato allo Slalom, avranno anche la possibilità di visitare la zona archeologica, di straordinaria importanza culturale per le sue bellezze storiche ed architettoniche. A conclusione della gara, è prevista la cerimonia di premiazione alle 17. Anche per questa edizione è disponibile il servizio di bus navetta di Argo, che farà la spola fra l’ingresso dell’Aquafelix e l’intero percorso. Per consentire lo svolgimento della gara, è interdetto il traffico e il parcheggio per tutta la durata della manifestazione sulla Provinciale 7b, strada “Sassicari”.

Glo.T.
 

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Serra di marijuana in casa: 45enne arrestato dai Carabinieri

CERVETERI  – Aveva organizzato una vera e propria serra nel seminterrato di casa. In manette, arrestato dai Carabinieri della Stazione di Cerveteri con l’accusa di produzione di sostanza stupefacente, è finito un 45enne del posto.

Nel garage, pertinente alla sua abitazione, coltivava ben 50 piante di marijuana all’interno di una serra completa di lampade alogene, ventilatori, termometri per misurare la temperatura e l’umidità dell’aria, pannelli riflettori per indirizzare la luce, impianto d’irrigazione e fertilizzanti di vario tipo. 

Un business che avrebbe fruttato  diverse centinaia di migliaia di euro. 

Ad aver attirato l’attenzione dei Carabinieri è stato il fatto di aver notato l’uomo mentre scaricava dalla sua macchina numeroso materiale da giardinaggio per portarlo nel seminterrato. 

La droga è stata sequestrata  mentre l’uomo è stato portato nelcarcere di Civitavecchia, in attesa del rito di convalida.

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Comincia a salire la febbre del Palio

ALLUMIERE – La febbre da Palio comincia a salire. In questi giorni l’amministrazione comunale, gli assessorati alla Cultura e al Turismo hanno indetto il concorso per l’elaborazione del Cencio relativo al 54° Palio delle Contrade, anno 2018. Il Cencio deve misurare cm 90 x 220, deve essere in raso bianco e passamanerie in oro con frange di 4 cm, le scritte ben visibili e leggibili, rigorosamente realizzato con tecniche pittoriche; deve contenere la scritta 54° Palio delle Contrade Allumiere 19 Agosto 2018 e il titolo. 
Il tema stabilito per l’anno 2018 è: “1918-2018 Allumiere e la fine della Grande Guerra”; il bozzetto deve comprendere obbligatoriamente lo stemma e i colori delle sei contrade e l’immagine della Madonna delle Grazie e deve essere presentato su foglio formato “A/3” entro le ore 16 del giorno 9 Giugno, presso l’Ufficio Protocollo del Comune di Allumiere. Si partecipa presentando un solo bozzetto rigorosamente eseguito con tecniche pittoriche (verranno escluse elaborazioni al computer). Il bozzetto deve pervenire in plico sigillato,  contrassegnato da un numero di sei cifre.
Lo stesso numero di sei cifre dovrà comparire sull’elaborato nonché su una busta formato lettera, a sua volta sigillata ed inserita nel plico contenente: dati anagrafici del concorrente, la residenza e il recapito telefonico. 
Deve, inoltre, essere inserita nel plico una breve presentazione del bozzetto rigorosamente scritta al computer, contenente le seguenti caratteristiche: formato foglio A4, carattere testo ‘‘Times New Roman’’, grandezza carattere 12 massimo 20 righe. 
Al vincitore sarà comunicata l’aggiudicazione entro il 14 giugno. Il vincitore curerà l’esecuzione del Cencio (confezionato e completo di asta in legno) con relativa consegna entro il 15 Agosto e gli verrà riconosciuta la cifra € 1.000,00 (mille) quale rimborso spesa per l’opera. I bozzetti rimangono all’ente organizzatore e per tanto non verranno restituiti.
 

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