Agira, San Filippo «suda»: i fedeli gridano al miracolo, la Curia frena

La statua del patrono avrebbe iniziato a sudare, e non per il caldo: il vescovo chiede cautela sull’evento prodigioso

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Mensa Corrado Melone, è scontro tra Sindaco e genitori

LADISPOLI – «Agresti li fomenta e loro reagiscono così, vergogna». Inizio anno scolastico turbolento per l'amministrazione comunale e l'istituto Corrado Melone. Nodo del contendere: i locali mensa. Nessuno delle due parti sembra voler fare un passo indietro, tanto che questa mattina la cerimonia di apertura dell'anno scolastico si è trasformata in una vera e propria “rissa verbale” che, solo per un “miracolo” non si è trasformata in una rissa vera e propria. Che la situazione era sfuggita di mano lo si era capito già durante l'incontro, trasformatosi in vero e proprio scontro, al Polifunzionale. Da una parte Grando che spiegava come i locali erano a norma; dall'altra parte i genitori che hanno messo in luce i problemi: dai quadri elettrici in bella vista e pericolosi, alla volumetria della stanza, fino ad arrivare all'assenza di vie di fuga in caso di pericolo. Diverbio così acceso che ha visto l'uscita di scena del Sindaco che, abbandonato il Polifunzionale e la scuola vi ha fatto ritorno solo successivamente, con tecnici Asl al seguito arrivati a valutare la struttura per dare il loro ok all'utilizzo dei locali. Ok che al momento non sembra essere ancora arrivato, tanto che nell'attesa il dirigente scolastico è tornato a ribadire che «fin quando non ci sarà un certificato da parte della Asl e dei vigili del fuoco, nessuno mangerà lì dentro». E tanto è bastato a “riaccendere” i genitori e con loro anche la discussione nei confronti del Sindaco che per la seconda volta, accerchiato da genitori inferociti, ha abbandonato la scuola, non prima però di puntare il dito contro il dirigente scolastico. Colpa sua se la mensa potrebbe risultare ad oggi troppo piccola per contenere tutti i bambini:«A giugno – ha tuonato Grando – avevamo detto al preside di bloccare le iscrizioni a scuola, ma non l'ha fatto». E ancora: «Agresti li fomenta e loro reagiscono così, vergogna». Le sue ultime parole prima di abbandonare l'istituto scolastico lasciando dei genitori inferociti pronti a dare battaglia all'amministrazione comunale. C'è chi sta valutando la possibilità di portare da casa il pasto da far consumare ai propri figli, con il dirigente scolastico che avrebbe acconsentito a questa possibilità. Dimostrazione che anche dalla parte dell'istituto scolastico non c'è assoluta intenzione di tornare indietro sui propri passi. Intanto, “graziati” anche dal tempo, i bambini hanno pranzato, come annunciato la settimana scorsa, in giardino e all'aria aperta. E non è da escludersi che ciò si possa verificare anche nei prossimi giorni.

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Esplosione nella villetta: al vaglio il comportamento di Raffi

SANTA MARINELLA – Ha creato sgomento in città la vicenda che ha visto come vittima Ermanno Raffi, deceduto nell’esplosione del suo appartamento della palazzina di via dei Gladioli. 
Gli inquirenti, insieme ai tecnici dei Vigili del fuoco, in queste ore stanno ancora vagliando quali siano state le cause che hanno determinato lo scoppio della casa dell’uomo morto carbonizzato, anche se appare evidente che a scatenare l’esplosione sia stata una fuga di gas. 
Sulla base dei profili dei due fratelli, che abitavano in quell’appartamento, gli inquirenti non escluderebbero nemmeno che lo scoppio non sia stato casuale, ma che possa essere stato procurato dallo stesso Raffi pensando di poterla fare finita con un gesto eclatante. Questa potrebbe essere una interpretazione dell’atteggiamento del proprietario dell’appartamento, che dopo il primo “boato” non ha voluto mettersi in salvo, ma è stato visto armeggiare in casa con tre bombole, mentre le fiamme avevano già avvolto la villetta. Una ipotesi, questa, che probabilmente è al vaglio delle autorità competenti, che dovranno stabilire come sono andati i fatti. Forse saranno sentite anche quelle persone accorse nei pressi della villetta, uscite in strada dopo aver udito la prima esplosione e che hanno dichiarato di aver visto Raffi trafficare all’interno del suo appartamento poco prima del secondo scoppio. Resta comunque il fatto che due fratelli dalla condizione disagiata, siano stati lasciati al loro destino, anche se uno dei due ha avuto maggiore fortuna trovandosi al momento della tragedia ricoverato all’ospedale. 
Una tragedia che si è consumata nella notte tra giovedì e venerdì, quando il rione Fiori è stato squarciato da un’esplosione avvenuta nell’appartamento di via dei Gladioli avvenuta per una fuga di gas dovuta ad una bombola Gpl. 
Lo scoppio è stato seguito da una seconda esplosione che ha causato la morte del proprietario dell’abitazione, il 63enne romano Ermanno Raffi. Sul posto, sono intervenuti immediatamente i Vigili del fuoco di Civitavecchia e di Cerveteri, i Carabinieri, le ambulanze della Misericordia e della Croce rossa e una pattuglia della Polizia di Stato, chiamati dai vicini. 
Solo per un miracolo non si è registrata una seconda vittima.  Il titolare dell’appartamento adiacente a quello del Raffi, Emanuele Lanfranchi, invece di essere nella camera da letto, quella che è stata maggiormente danneggiata dall’esplosione, era nel salone a guardare la televisione. 

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''Era tutto politicamente premeditato''

SANTA MARINELLA – C’è chi non crede al miracolo del sindaco Pietro Tidei che in appena due mesi è riuscito a portare in equilibrio il bilancio, grazie al recupero di oltre 3,5 milioni di euro che consentiranno di uscire dalla crisi finanziaria in cui il Comune era caduto da diverso tempo. «È fantastico il tono autoincensante di questo comunicato della giunta Tidei – ironizzano su Facebook quelli di Luci e ombre della Perla del Tirreno – hanno lavorato incessantemente, con professionalità e con l’ausilio dei massimi esperti del settore e hanno recuperato tre milioni di euro necessari al riequilibrio finanziario. Appena un mese fa questa strana maggioranza dichiarava convintamente il dissesto mentre i consiglieri di opposizione, nutrendo forti dubbi sul fatto che questa fosse la scelta obbligata anche sulla base dell’esito della relazione della Commissaria prefettizia, chiedevano invano maggiori verifiche per poter giungere alla definizione di un piano di riequilibrio finanziario. Ciò soprattutto per evitare di gravare sui bilanci di migliaia di famiglie santamarinellesi. Oggi scopriamo che si erano sbagliati, qualche milione fra le righe del bilancio c’era. O forse, non si erano sbagliati affatto, lo sapevano ed hanno fatto finta di non vederlo poiché era tutto politicamente premeditato. Questo per canalizzare il risentimento della cittadinanza contro la giunta Bacheca che certamente ha le sue responsabilità, a cui addebitare la causa del dissesto per spostare totalmente il consenso sulla nuova maggioranza. E qui è il paradosso poiché in realtà questa situazione negativa per i cittadini e la città l’ha creata Tidei con la sua maggioranza, dichiarando il dissesto. E lo hanno fatto senza scrupolo alcuno per non avere problemi di alcun genere sulla gestione finanziaria del bilancio pregresso, a cui dovranno pensare i funzionari della commissione nominata da Mininterno. E così questa maggioranza potrà pensare comodamente alle proprie cose con buona pace del paese e dei sacrifici richiesti ai cittadini».

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Campo dell’Oro, albero si abbatte su un’auto

CIVITAVECCHIA – Disagi in diverse zone della città per il maltempo di ieri. Le forti raffiche di vento, seguite dalla pioggia, hanno infatti creato problemi soprattutto per la caduta di alberi, rami e cartelloni pubblicitari. 

In particolare un albero si è abbattuto su un’auto a Campo dell’Oro. A raccontarlo il consigliere Mirko Mecozzi, che ha acceso i riflettori sulla scarsa manutenzione cittadina. 

“Il maltempo ci ha messo del suo, ma se si fosse organizzato per tempo un adeguato piano di manutenzione delle alberature – ha infatti spiegato – oggi non si sarebbe verificato il distaccamento di una grande porzione di un albero in località Campo dell'Oro che solo per un miracolo non ha causato l'ennesima tragedia. Questa volta a farne le spese è stata un autovettura di famiglia che è stata completamente demolita dal pesante ramo non appena la conducente la aveva parcheggiata negli appositi spazi. Senza colpevolizzare nessuno in particolare, mi chiedo se si fosse provveduto per tempo ad effettuare le necessarie potature, forse si sarebbe potuto evitare il grave sinistro che ha visto gli uomini della locale Caserma dei Vigili del Fuoco Bonifazi, ancora una volta protagonisti assoluti che con spirito di abnegazione sono immediatamente intervenuti sul posto per mettere in sicurezza l'area. Questo è l'ennesimo campanello di allarme che suona per segnalare una città abbandonata a se stessa, vittima della noncuranza ed indifferenza di una Amministrazione che ha aspettato quattro anni per mettere in programma, a ridosso delle prossime elezioni di maggio, forse qualche intervento manutentivo finalizzato alla tutela della sicurezza dei cittadini e mi riferisco in particolar modo al patrimonio stradale comunale, ai parchi cittadini, alla rete fognaria e qualche altra minuteria di poco conto. Non basta – ha aggiunto Mecozzi – bisognava intervenire da subito, passo dopo passo e tante criticità forse adesso sarebbero appartenute al passato invece che al presente. Lo spavento è stato grande, ma l'evento ha messo in luce anche la trascuratezza con la quale vengono a mancare i controlli su chi dovrebbe contribuire a fare della città un modello da esportare”. 

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Croazia, un miracolo sportivo

Sono giorni di grande fermento in Croazia. Non tanto per gli Europei di pallanuoto, che inizieranno nel weekend, ma anche e soprattutto per la grande cavalcata della Nazionale di calcio, che si è qualificata per la finale del torneo in Russia. Una soddisfazione enorme per il popolo ex jugoslavo, che nonostante una popolazione composta solamente da quattro milioni di abitanti, è riuscita a tenere testa alle più forti compagini del globo. Un percorso tortuoso per la squadra diretta da Dalic, che ha affrontato tra le altre Brasile ed Inghilterra, sicuramente con una storia diversa alle spalle rispetto ai croati. Si è sempre detto, riguardo ai croati, ai serbi ed alle altre popolazioni ex jugoslavi, di essere troppo incostanti e di mancare quasi sempre obiettivi importanti, nonostante il grande talento di cui fossero a disposizione. Non è accaduto, invece, questa volta, nonostante alcune avvisaglie c’erano state, come dimostra la “cacciata” dell’attaccante Kalinic per motivi disciplinari dopo due partite. La Croazia è riuscita a rimanere unita ed a puntare su campioni di grande talento come Modric e Mandzukic, ma anche su altri calciatori che magari non riempiranno le prime pagine dei giornali, che comunque però riescono a fare le fortune di importanti club in giro per l’Europa. Solo l’Uruguay era riuscita ad ottenere una finale con un così minimo numero di popolazione, ma va detto anche che la Celeste non riesce a centrarla dal 1950 e quindi parliamo di tutt’altre ere calcistiche. La Croazia è una Nazione che riesce a comportarsi benissimo nella pallanuoto, dove è saldamente ai vertici mondiali di questo sport, spesso a battagliare in accesissimi derby con la Serbia ed il Montenegro, oppure nel basket, dove ha fatto fuori l’Italia dalle Olimpiadi del 2016 andando a vincere a Torino, oppure nella pallamano, dove giunge spesso nelle fasi finali dei tornei continentali e mondiali, oppure nell’atletica e nel tennis, con il talento di Marin Cilic. Spesso ci si domanda cosa sarebbe potuto succedere se non ci fosse mai stata la frammentazione della Jugoslavia, ora ci sarebbe una Nazionale di calcio (o di qualsiasi sport di squadra) che poteva partire già dall’inizio tra le favorite per la vittoria del Mondiale. Ma lì ci sono motivazioni che nulla vanno ad entrare nel mondo dello sport.

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‘‘Etruria in danza’’: serata finale

di TONI MORETTI

CERVETERI – C’era attesa ieri sera tra le sedute di Piazza Santa Maria. Etruria in Danza si accingeva a portare in scena la prima parte dello spettacolo ‘’La strada che arriva al mare’’  che si conclude stasera, dedicato a coreografie, musiche e creazioni presentate da scuole di danza, gruppi e compagnie, che in quelle precedenti  aveva già  conquistato un successo fuori dalle aspettative, principalmente, a nostro parere, perché aveva centrato tutti gli obiettivi che l’evento si era proposto. Era stato annunciato, dall’ideatrice Alessandra Ceripa, di voler rendere spontanea e naturale una commistione di circostanze che quella splendida piazza offriva. Il suo essere un capolavoro d’arte, il trovarsi in una città culla di una delle civiltà tra le più antiche, quella Etrusca,  la vicinanza del museo che ne custodiva tanti capolavori impregnati dei suoi segreti e dei suoi valori. Ebbene, come per una magia ciò è avvenuto. Tale miscela di elementi ha creato come una energia  sub dimensionale che ha aumentato la percezione  di vivere in dimensioni diverse, non parallele ma unificate da elementi non più distanti, non più antichi o moderni ma unici, assimilati ed assimilabili in un personalissimo e esclusivo e soddisfacente modo di vivere la realtà. Bene questa situazione è il compiersi del miracolo dell’arte e chi fa cultura questo lo sa. Che succede lo sa e che ne decreta il successo lo sa. L’attesa  consisteva appunto nel trionfo di una architettura di pensiero che avrebbe riportato la parte finale di un racconto iniziato la prima sera con “Il viaggio dell’artista”, e questo trionfo c’è stato. “ La strada che arriva al mare” ha unito in un solo titolo due temi come i ricordi dei giochi dell’infanzia fatti nella strada sotto casa alla magia del mare, in uno scenario immaginario dove i temi diventano l’uno complementare all’altro.  E’ stato messo in scena una ricerca raffinata e suggestiva dove il ritmo e le melodie restituiscono ai movimenti, il richiamo alla terra di origine , bagnata dal quel mare, crocevia di storie, popoli, culture, tradizioni, sogni, denunce, anelito di libertà.  Fondamentali sono state le coreografie di Alessandra Ceripa, Andrè de La Roche,  Marta Scarsella, Francesca Ferretti, Rachele e Patrizio Ratto, Giulia Capoccia,  Valeria Andreolini, e Silvia Mantovani.  Nel corso della terza serata della rassegna, Alessandra Ceripa ha voluto ricordare  un gioiello dell’espressione dell’arte nostrana, il grande cantautore Aldo Donati, che in vita la considerava la sua nipotina. Aldo, non sapeva d’arte, era l’arte. Non fosse altro che ancora oggi, la moglie Velia Abballe, sua grande partner nell’arte e nella vita, si è visto accettare un inedito di Aldo dalla grande Mina. 

 

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La proposta provocatoria del Pd Tarquinia: ''Ma quale Almirante, dedichiamo una via a Papa Pio XI''

TARQUINIA – Il partito democratico di Tarquinia risponde alla proposta avanzata nei giorni scorsi dagli esponenti di Fratelli d’Italia di intitolare una via a Giorgio Almirante. Il Pd avanza una contro proposta. «Ci rivolgiamo a quei cittadini che guardano con favore l’iniziativa di dedicare una via di Tarquinia a Giorgio Almirante, solo per ricordare loro, sommessamente, che Giorgio Almirante firmò di suo pugno il “Manifesto in difesa della razza” del 1938, redatto da “uomini di cultura” fascisti, che poi fu utilizzato da Benito Mussolini come “base culturale”, come pretesto, per togliere cattedre e incarichi prestigiosi, a illustri personaggi come Bruno Pontecorvo, Ugo Lombroso, Giorgio Levi e molti altri che furono costretti a fuggire in America ove proseguirono una brillante carriera professionale». «Molti altri  – dice il Pd – che vollero restare in Italia, furono privati degli incarichi accademici, e deportati in campi di concentramento ove morirono o sopravvissero per miracolo a una vita di stenti e umiliazioni indicibili (Primo Levi, ne costituisce fulgido esempio), unica “colpa” esser di origine ebraica. La strage culturale e umana compiuta in nome della “difesa della razza”, sarebbe stata più imponente se Papa Pio XI, per salvare menti illuminate come Tullio Levi, Vito Volterra, Agostino Gemelli, non avesse conferito loro incarichi presso università e istituti vaticani mettendoli sotto la protezione della Chiesa».  «Resta famoso il commento di questo Papa a fronte del documento firmato anche da Giorgio Almirante:  – concludono dal pd – « Ma io mi vergogno… mi vergogno di essere italiano. E lei padre (il gesuita Tacchi  Venturi), lo dica pure a Mussolini. Io non come papa, ma come italiano mi vergogno. Il popolo italiano è diventato un branco di pecore stupide. Io parlerò, non avrò paura. Mi preme il Concordato, ma più mi preme la coscienza”. 
Si chiamava Achille Ambrogio Damiano Ratti, questo Papa illuminato e siccome noi siamo sollecitati a far proposte, ne facciamo un’altra, tutt’altro che provocatoria: Dedichiamola a lui, una via, non ad Almirante.
 

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