Rissa tra romeni in via Isonzo: tre arresti

CIVITAVECCHIA – I carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, nell’ambito di servizi di controllo del territorio, hanno arrestato 3 cittadini romeni, H.C., A.M. entrambi 39enni e A.S. 35enne, tutti residenti a Civitavecchia e già noti alle forze dell’ordine, responsabili dei reati di rissa e lesioni personali.

Ieri sera i militari della Stazione di Civitavecchia Principale sono intervenuti in via Isonzo a seguito di una rissa: i tre stranieri, in evidente stato d’ebbrezza alcolica e per futili motivi, erano intenti ad aggredirsi tra loro con calci e pugni. Gli stessi si sono resi responsabili già dello stesso reato anche nel 2011.

Nel corso della rissa soltanto H.C. ha riportato lesioni personali giudicate guaribili in 10 giorni per contusione al volto e agli arti superiori.

I tre arrestati sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza del comando Compagnia Carabinieri di Civitavecchia, in attesa del rito direttissimo fissato per la data odierna.

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Tarquinia celebra il 25 aprile

TARQUINIA – In occasione del 73° anniversario della Liberazione, il Comune di Tarquinia informa ed invita la cittadinanza a partecipare alla cerimonia in memoria dei Caduti e Dispersi di tutte le Guerre.

Alle ore 10,00, in piazza Giacomo Matteotti, le autorità civili e militari, le forze politiche, le organizzazioni sindacali, le associazioni combattentistiche e d’arma, le associazioni di volontariato, con la partecipazione del Corpo bandistico G. Setaccioli, si riuniranno sotto il Palazzo Comunale per la deposizione di una corona di alloro in memoria di Domenico Emanuelli, sindaco di Tarquinia nell’immediato secondo dopoguerra.

Le rappresentanze e tutti i partecipanti sfileranno quindi per il Corso Vittorio Emanuele, via Umberto I° e viale Luigi Dasti, dove avverrà la commemorazione ufficiale della ricorrenza e la deposizione della consueta corona di alloro di fronte al monumento dei caduti.

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Cesiva: convenzione con l'università della Tuscia

CIVITAVECCHIA – Nel quadro delle iniziative finalizzate allo sviluppo di collaborazioni a carattere divulgativo e culturale, nei giorni scorsi il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (Ce.Si.Va.) ha sottoscritto una convenzione con il Dipartimento di Scienze Umanistiche della Comunicazione e del Turismo dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo.
La sinergia è stata finalizzata grazie all’ingente patrimonio librario custodito presso la biblioteca storica del Centro, da anni oggetto d’interesse delle scuole e delle Istituzioni pubbliche del comprensorio di Civitavecchia.
La convezione offrirà agli studenti dell'ateneo la possibilità di svolgere specifici tirocini curriculari necessari all’acquisizione dei crediti formativi utili al completamento degli studi, universitari seguendo un iter di formazione concordato direttamente con i docenti della facoltà a cui il tirocinante è iscritto.
A riguardo, il contributo del Ce.Si.Va. si concretizzerà nel fornire le necessarie competenze in materia di assistenza alla catalogazione, alla pulizia, alla manutenzione dei testi, allo studio della sezione cartografica, al riposizionamento dei libri e all’assistenza alle visite guidate anche ai restati siti storici d’interesse del Centro, come il museo e le cisterne romane.
La biblioteca rappresenta infatti il vero fiore all’occhiello del Ce.Si.Va.; ad oggi si contano oltre 100.000 volumi di storia, letteratura, scienze naturali ed applicate, geografia, lingue straniere, materie prettamente militari e libri attinenti a tante altre discipline. Tra i volumi di particolare pregio ci sono 4 Incunaboli del 1400, 53 volumi del 1500 e 95 del 1600.
L’impegno del Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito nel campo della formazione non è comunque nuovo. Nel 2005 fu stipulato un Protocollo d’Intesa con il Comune di Civitavecchia, tutt’ora ancora valido, finalizzato all’apertura al pubblico della biblioteca per la consultazione, il prestito temporaneo e la riproduzione di parte dell’immenso patrimonio libraio in esso custodito. 

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Movida sorvegliata speciale: controlli dei Carabinieri

CIVITAVECCHIA – Un arresto e due denunce per reati legati al possesso di stupefacenti. Questo il bilancio del servizio coordinato di controllo del territorio, messo in atto dai carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, coadiuvati dall'infallibile fiuto di Zero, del nucleo carabinieri cinofili di Santa Maria di Galeria,  che venerdì sera, e per tutta la notte, hanno proceduto a serrati controlli nelle zone frequentate da giovani durante la movida per le vie del centro cittadino.

Nello specifico, i militari del Nor hanno inizialmente proceduto al controllo di D.C., 30enne del luogo. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, ha mostrato subito uno stato di agitazione e irrequietezza tanto da spingere i carabinieri ad approfondire gli accertamenti, trovandolo in possesso di due dosi di cocaina occultata negli slip. La successiva perquisizione domiciliare, effettuata unitamente all’unità cinofila, ha permesso di rinvenire ulteriori 13 grammi di cocaina, 4 grammi di hashish e 20 grammi di sostanza da taglio nonché il materiale per il confezionamento delle dosi e un bilancino di precisione. Tutto il materiale rinvenuto dai militari è stato sequestrato e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il pusher è stato infine arrestato e sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso la propria abitazione a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per rispondere del reato di detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Sempre i Carabinieri del Nor hanno denunciato in stato di libertà il 23enne V.D.F., con precedenti, poiché responsabile del reato detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti. Il ragazzo è stato trovato in possesso di 2 grammi di cocaina, suddivisa in dosi e abilmente occultata sui propri indumenti.  

Sempre nell’ambito dei controlli i militari della stazione Carabinieri di Civitavecchia Principale hanno denunciato in stato di libertà il 28enne marocchino B.T., residente a Civitavecchia, con precedenti di polizia, poiché responsabile del reato detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti. Il giovane, all’esito della perquisizione domiciliare, è stato trovato in possesso di 3 grammi di sostanza da taglio e di un bilancino di precisione.

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Usa, Gran Bretagna e Francia: missili sulla Siria

Dopo le minacce, Donald Trump passa ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna. "Poco fa ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi in Siria" ha detto Trump alle 21 ora americana, le 3 in Italia. Il presidente americano ha annunciato "attacchi di precisioni" contro obiettivi in Siria collegati al programma di armi chimiche. In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari.

GLI OBIETTIVI – Tre gli obiettivi colpiti nella notte e indicati dal capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Joseph Dunford, durante un un briefing al Pentagono: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente – ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Stavolta, ha proseguito Mattis, "abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad ed ai suoi luogotenenti assassini". Il responsabile del Pentagono ha poi voluto sottolineare che "questi raid sono diretti contro il regime siriano: nel condurlo abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere".

"OLTRE 100 MISSILI" – Il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha reso noto che contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato, una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Tuttavia, nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP – Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo – ha sottolineato – ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione – ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" – è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" – Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE – Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia – ha rimarcato – è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi – ha detto in una nota – Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO – Le Forze armate siriane hanno confermato che sono stati colpiti obiettivi del regime. In un comunicato letto in tv da un generale dell'esercito delle Forze armate siriane si riferisce che il raid sul centro di ricerca di Barzeh, a nordest di Damasco, ha provocato danni materiali e che la difesa siriana è riuscita ad abbattere molti missili dopo aver risposto all'attacco con "grande efficienza". L'esercito ha inoltre confermato che alcuni missili hanno mancato l'obiettivo, finendo su una base militare nei pressi di Homs e ferendo tre civili.

Damasco ha condannato "nei termini più forti l'aggressione" di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il territorio siriano. "La Repubblica araba siriana – afferma una fonte del ministero degli Esteri, citata dall'agenzia di stampa Sana – condanna nei termini più forti la brutale aggressione americana, francese e britannica contro la Siria, che rappresenta una palese violazione del diritto internazionale". (ADNkronos)

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Usa, Gran Bretagna e Francia attaccano la Siria

Dopo le minacce, Donald Trump passa ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna. "Poco fa ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi in Siria" ha detto Trump alle 21 ora americana, le 3 in Italia. Il presidente americano ha annunciato "attacchi di precisioni" contro obiettivi in Siria collegati al programma di armi chimiche. In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari.

GLI OBIETTIVI – Tre gli obiettivi colpiti nella notte e indicati dal capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Joseph Dunford, durante un un briefing al Pentagono: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente – ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Stavolta, ha proseguito Mattis, "abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad ed ai suoi luogotenenti assassini". Il responsabile del Pentagono ha poi voluto sottolineare che "questi raid sono diretti contro il regime siriano: nel condurlo abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere".

"OLTRE 100 MISSILI" – Il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha reso noto che contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato, una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Tuttavia, nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP – Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo – ha sottolineato – ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione – ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" – è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" – Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE – Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia – ha rimarcato – è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi – ha detto in una nota – Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO – Le Forze armate siriane hanno confermato che sono stati colpiti obiettivi del regime. In un comunicato letto in tv da un generale dell'esercito delle Forze armate siriane si riferisce che il raid sul centro di ricerca di Barzeh, a nordest di Damasco, ha provocato danni materiali e che la difesa siriana è riuscita ad abbattere molti missili dopo aver risposto all'attacco con "grande efficienza". L'esercito ha inoltre confermato che alcuni missili hanno mancato l'obiettivo, finendo su una base militare nei pressi di Homs e ferendo tre civili.

Damasco ha condannato "nei termini più forti l'aggressione" di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il territorio siriano. "La Repubblica araba siriana – afferma una fonte del ministero degli Esteri, citata dall'agenzia di stampa Sana – condanna nei termini più forti la brutale aggressione americana, francese e britannica contro la Siria, che rappresenta una palese violazione del diritto internazionale". (ADNkronos)

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COMUNE DI GUALTIERI – CONCORSO

Selezione pubblica, per esami, per la copertura di un posto, a tempo
pieno ed indeterminato, di istruttore tecnico geometra, categoria
C, con riserva ai militari di cui agli articoli 678, comma 9 e 1014
del decreto legislativo n. 66/2010.
(18E03318)

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Incendio alla Calamatta: il minore respinge le accuse

CIVITAVECCHIA – “Non mi sono mai avvicinato a quella scuola. Tra l’altro quei giorni ero in punizione e non potevo neanche uscire di casa in quelle ore”. Questo, in sostanza, quanto riferito dal sedicenne civitavecchiese arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver appiccato il fuoco alla scuola media Calamatta il 9 gennaio scorso e aver tentato di incendiare, dopo due settimane, anche la scuola elementare Don Milani dove sono state trasferite le dieci classi della secondaria.

Questa mattina, infatti, si è svolto l’interrogatorio di garanzia del giovane, davanti al giudice del Tribunale dei Minori di Roma, alla presenza dell’avvocato difensore Fabrizio Lungarini. Il sedicenne si è detto estraneo ai fatti contestati, ha negato il fatto il sé, ammettendo soltanto gli altri due episodi che lo hanno visto coinvolto, ossia il furto di pomelli d’ottone da alcuni palazzi di via Calisse – fatto per il quale venne deferito in stato di libertà – ed il possesso del borsone con cui i militari dell’Arma lo sorpresero durante un controllo e contenente alcuni arnesi per lo scasso. Ha anche confermato i litigi con alcuni professori quando frequentava quella scuola.

“Ma niente di tutto questo – ha commentato l’avvocato Lungarini – è riferibile poi all’incendio e al fatto contestato. Mi sembra che, in questa fase, ci siano diversi indizi ma nessuna prova certa ed oggettiva”. Il legale del ragazzo nutre anche non pochi dubbi sulla perizia calligrafica che sarebbe invece alla base proprio dell’arresto del giovane, con i Ris di Roma che sarebbero arrivati a  lui confrontando le scritte lasciate sui muri durante l’incursione nell’istituto con la sua calligrafia reperita dai compiti in classe di qualche anno fa. “Parliamo – ha infatti spiegato l’avvocato Lungarini – di una comparazione tra una scritta verticale ed una orizzontale, tra l’altro neanche recente. Una perizia calligrafica molto difficile da interpretare unilateralmente”. Per il legale, quindi, non ci sarebbe quella validità scientifica tale da provare la colpevolezza del minorenne.

Oltre due ore di interrogatorio, all’interno della struttura di recupero dove è stato trasferito venerdì scorso dai carabinieri a seguito dell’emissione dell’ordinanza da parte del Gip del Tribunale per i Minorenni di Roma. Due ore nel corso delle quali il giudice ha voluto anche conoscere la storia del ragazzo; una storia di degrado sociale, di difficoltà, di fughe da case famiglia, dell’affidamento ai servizi sociali, con il paradosso che il ragazzo è accusato di un incendio che ha causato danni per oltre 670mila euro ad un Comune che ne è anche tutore.                  

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In trasferta per scassinare i parcometri: tre romeni arrestati dai Carabinieri

LADISPOLI –  I carabinieri della stazione di Ladispoli hanno arrestato tre cittadini romeni, residenti nella provincia sud della Capitale, con l'accusa di furto aggravato. 

I tre, di età compresa tra i 25 e i 26 anni, sono stati sorpresi dai militari dell'Arma in pieno centro, mentre erano intenti a forzare i parcometri presenti sulla strada nel tentativo di impossessarsi del denaro contenuto al loro interno. Alla vista dei carabinieri, i tre ladri hanno tentato invano di disfarsi degli arnesi da scasso, poi sequestrati. 

L'arresto rientra nell'ambito del piano straordinario di controllo del territorio messo in atto dai Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, finalizzato ad incrementare nella popolazione la percezione della sicurezza e al contrasto dei reati contro la persona e il patrimonio. 

 

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Preso il piromane delle scuole

CIVITAVECCHIA – 

È stato tradito dalla sua calligrafia il 16enne civitavecchiese arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia ed accusato di incendio, danneggiamento ed interruzione di pubblico servizio. Per i militari del Nucleo operativo e Radiomobile, agli ordini del capitano Marco Belilli e coordinati dal tenente Roberto Lacatena, non ci sono dubbi: si tratta dell’autore del rogo appiccato il 9 gennaio scorso alla scuola media Calamatta di via Achille Montanucci – con danni per oltre 670mila euro – e del tentativo di incendio, dopo un paio di settimane, alla vicina elementare Don Milani, dove erano state trasferite proprio le dieci classi della scuola secondaria. I carabinieri sono risaliti a lui grazie alle scritte sui muri lasciate nel corso del blitz all’istituto. Sono stati i colleghi del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma a comparare le lettere comparse sui muri con quelle dei temi e degli elaborati che il ragazzo aveva scritto qualche anno fa, quando frequentava proprio quella scuola. E da qui sono partiti infatti i militari: dal fatto cioè che il possibile autore del gesto sicuramente aveva, dal suo punto di vista, dei "conti in sospeso" con la scuola. Tanto che i carabinieri del nucleo operativo hanno individuato un panorama di possibili indagati, restringendo poi il campo ed arrivando al sedicenne. Tre mesi sono durate le indagini da parte dei militari dell'Arma; indagini svolte attraverso metodi tradizionali di pedinamenti ed osservazioni e con il prezioso aiuto dei Ris. Due gli episodi che hanno contribuito ad individuare il ragazzo. Durante uno dei controlli, il 16enne è stato trovato in possesso di un borsone contenente arnesi da scasso. Un'altra volta, invece, gli stessi carabinieri lo hanno sorpreso a staccare dei pomelli d'ottone da alcuni palazzi di via Calisse: in quel caso era stato deferito in stato di libertà. Due episodi che, insieme alla perizia calligrafica dei Ris – che su una scala da 1 a 7 ha indicato in 6 la possibilità che l'adolescente sia il responsabile degli incendi – hanno di fatto incastrato il giovane.

Se per i due casi della Don Milani sembra essere certa la stessa mano, con tizzoni formati da rotoli di carta igienica imbevuti di alcool usati per appiccare più focolai alla media e con sedie di legno accatastate a cui si è cercato di dare fuoco alle elementari, bisogna capire se il giovane abbia agito da solo o meno. “Le indagini proseguono – ha spiegato il capitano Belilli – non escludiamo alcuna ipotesi. Che sia una bravata sfuggita di mano? Può anche essere, ma sicuramente è stata ben organizzata. Bisogna anche capire, insieme alla Polizia che sta conducendo indagini su altri episodi, se il ragazzo sia coinvolto o meno anche in altri casi ai danni di altre scuole che si sono verificati negli ultimi tempi”. 

In questo caso si parla di un ragazzo vissuto in un contesto familiare piuttosto difficile e disagiato, che non frequentava alcuna scuola e che oggi si trova in una comunità per minori, a disposizione dell’autorità giudiziaria. 

A seguito delle indagini, infatti, il Gip del Tribunale per i Minorenni di Roma ha emesso un’ordinanza che dispone la misura cautelare del collocamento in una struttura di recupero dove l’adolescente è stato trasferito venerdì scorso dagli stessi carabinieri che lo hanno prelevato presso la sua abitazione. Questa mattina si terrà l’interrogatorio di garanzia, con il ragazzo assistito dall’avvocato Fabrizio Lungarini.

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