Errori giudiziari: a Civitavecchia un convegno per avvocati e cittadini

CIVITEVECCHIA – Errori giudiziari storie, testimonianze e riflessioni. 

È questo il tema del convegno di alta partecipazione contenutistica previsto per questo venerdì a Civitavecchia presso la sala meeting dell'Hotel San Giorgio.

Un appuntamento organizzato dalla Camera penale di Civitavecchia, presieduta dall'avvocato Andrea Miroli, che rientra anche nell'ambito degli incontri della Scuola per i difensori d'ufficio, coordinata dagli avvocati Paolo Pirani e Remigio Sicilia, rispettivamente della Camera penale di Civitavecchia e Viterbo.

Il convegno, aperto agli avvocati, ai quali viene richiesto l'accreditamento,  – con l'assegnazione da parte dell'ordine di 4 crediti formativi rilasciati a legali di qualunque foro – è inserito anche nel calendario del corso per difensori d'ufficio, ma soprattutto si estende anche alla partecipazione dei cittadini perché il tema, è un tema di tutti.

È giusto, infatti, che in un momento così caldo, in cui sostanzialmente c'è molta attenzione a quella che è la problematica giustizia, il cittadino inizi anche a sentire e toccare con mano le esperienze, soprattutto quelle dirette di persone che hanno vissuto da vicino questo tipo di problema, nell'obiettivo generale di riflettere e comprendere nei dettagli cosa può comportare la giustizia. 

Relatori di eccezione pertanto, per un incontro che punta alla  sensibilizzazione generale su un argomento sempre più attuale. 

Oltre al presidente della camera penale di Civitavecchia avvocato Miroli, interverrà anche il presidente dell'Ucpi, Unione delle Camere penali italiane, Giandomenico  Caiazza, il quale parlerà della "Vicenda Enzo Tortora, per non dimenticare".

Testimonianza illustre anche quella della moglie di Enzo Tortora, onorevole Francesca Scopelliti, presidente della Fondazione internazionale per la giustizia Enzo Tortora, che rappresenterà tutto l'iter e tutta la storia Tortora, esempio di errore giudiziario, storicamente più noto, che ha fatto maggiore scalpore.

Autorevole anche la relazione dei giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, noti fondatori di Errorigiudiziari.com, primo archivio on line di errori giudiziari e ingiuste detenzioni, dal quale è stato creato anche 'Io sono innocente' il programma di Rai Tre dove si è parlato di vittime di errori giudiziari che sono statisticamente davvero numerosi. Un argomento, pertanto, sul quale esperti della materia e semplici cittadini devono interrogarsi e riflettere. I noti giornalisti focalizzeranno l'attenzione su cosa è cambiato da Tortora ad oggi.

Tra le testimonianze anche Giuseppe Gulotta, esempio storico di vittime di errori giudiziari, probabilmente emblema del più grave caso di errore giudiziario mai accaduto in Italia. Gulotta, che è  oggi presidente del Progetto innocenti della Fondazione che porta il suo nome, racconterà la sua vicenda, la sua esperienza e come si è reinserito in una società che lo aveva condannato. Non poteva mancare in questo contesto di alto profilo l'intervento dell'avvocato Enrico Delahaye che fino a dicembre 2016 era procuratore generale di Corte di Cassazione. Delahaye si occuperà della parte relativa al risarcimento del danno per le vittime di errori giudiziari costrette ad una ingiusta detenzione. L'ex giudice di sorveglianza interverrà con ogni probabilità anche sulla vicenda Tortora. 

L'appuntamento è per venerdì 23 novembre dalle 15,30 alle 19,30 presso la sala meeting dell'Hotel San Giorgio, viale Garibaldi 34 Civitavecchia.

 

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Pascucci chiede la modifica del decreto Salvini

CERVETERI – Non perde occasione, il sindaco  Alessio Pascucci, ogni volta che gli si presenta, di intervenire a difesa del suo comune sviluppando temi nazionali verso i quali ha ormai acquisito grande dimestichezza visto il suo ruolo di coordinatore nazionale di Italia in Comune, noto ormai a tutti come il partito dei sindaci, che non smette di avere adesioni importanti tra gli amministratori locali in tutta la penisola. Lamenta in una nota, Pascucci, la modifica del sistema SPRAR, responsabile di aumentare l’insicurezza e di scaricare sui comuni i costi di gestione. Per questo motivo, nel consiglio comunale del 15 novembre scorso, ha fatto approvare una mozione presentata da lui e firmata da egli stesso e dalla consigliera Anna Maria Costantini  con la quale si impegna il Sindaco a chiedere al Ministro dell’Interno e al Governo e al Parlamento italiano di modificare il decreto sicurezza considerando e coinvolgendo i Comuni italiani su cui, come sempre, vengono scaricati gli effetti e le ricadute concrete di tale provvedimento. In particolare si richiede lo stralcio dal decreto della riforma del sistema SPRAR, così come contemplata e che il Governo istituisca un tavolo di concertazione con l’ANCI al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori. «Tra le ricadute negative del Decreto – dichiara il Sindaco Pascucci – vi è soprattutto quella di vanificare gli sforzi fatti da tutti quei Comuni d’Italia che, attuando nei propri territori la rete SPRAR, hanno fornito un notevole contributo per assicurare un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio nazionale, evitando che fosse per lo più concentrato nelle grandi aree urbane, inoltre il decreto così come articolato per la parte relativa alla nuova regolamentazione della condizione degli immigrati, comporterà  per gli amministratori locali notevoli disagi sia di ordine finanziario che in materia di sicurezza pubblica». «È assurdo – conclude Pascucci – che vengano scaricati sui Comuni i costi delle battaglie ideologiche e della propaganda del Ministro Salvini. L’Associazione Nazione dei Comuni Italiani ha stimato infatti in 280 milioni di Euro i costi amministrativi conseguenza diretta del decreto sicurezza che ricadranno su Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei Comuni, per l’assistenza ai soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale. Questo si tradurrà in un ulteriori problematiche a danno degli Enti Locali sempre più abbandonati a sé stessi dal Governo nazionale impegnato solamente e in modo irresponsabile in una campagna elettorale permanente i cui costi vengono pagati dal Paese». «Come Sindaco e Coordinatore nazionale di Italia in Comune voglio proporre l’adozione della nostra mozione a tutti i Comuni italiani e, giovedì prossimo 22 novembre, presenteremo in una conferenza stampa anche un emendamento che porterà all’attenzione del dibattito alla Camera sul Decreto Salvini che si terrà venerdì 23 novembre, le preoccupazioni degli amministratori locali nei confronti di tale provvedimento». «Ci tengo a ringraziare inoltre – dice ancora Pascucci –  Federica Battafarano assessore dalla cultura a Cerveteri,  che ha redatto il testo della mozione e dell’emendamento e il Consigliere Comunale Angelo Galli che ha proposto in aula alcune integrazioni (tutte accolte) per migliorare le attenzioni sulle ricadute del decreto sul nostro territorio. Un grazie anche ai consiglieri di maggioranza e ai consiglieri di opposizione Vincenzo Mancini e Saverio Garbarino (M5S) che hanno votato favorevolmente».

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Acqua, fumata grigia dalla Regione

LADISPOLI – Fumata grigia pomeriggio in Regione dove si sono riunite in audizione congiunta le Commissioni regionali Tutela del Territorio e Agricoltura e Ambiente. I due enti regionali si erano infatti riuniti, come da programma, per approvare all'unanimità il testo redatto insieme alle amministrazioni comunali che ad oggi non hanno ancora ceduto il servizio idrico ad Acea Ato2, da presentare successivamente alla Giunta del presidente Zingaretti. Nel testo sostanzialmente si chiedeva una moratoria all'ultimatum imposto dalla Regione Lazio già nel mese di aprile (e riformulato solo pochi giorni fa dall'assessore ai Lavori Pubblici Mauro Alessandri con scadenza il 3 dicembre), l'attivazione di un tavolo tecnico congiunto tra amministrazioni comunali e Regione e la trasmissione del documento al Ministero competente in materia (peraltro il Governo si dovrebbe accingere a votare la nuova legge sull'acqua pubblica). Le Commissioni però hanno preso ulteriore tempo prima di approvare il documento su richiesta di alcuni consiglieri regionali, rinviando di fatto la votazione del testo alla prossima settimana, così da avere il tempo per apportare qualche modifica. Una fumata grigia, dunque, per le amministrazioni comunali, in primis quella di Ladispoli presente con il Sindaco, il delegato al servizio idrico e due consiglieri comunali, con la sabbia della clessidra che scorre sempre di più verso il basso segnando il tempo che manca da qui al 3 dicembre, indicato dall'assessore Alessandri quale termine ultimo per cedere il servizio alla Spa. E' chiaro che, modifiche o meno da parte delle Commissioni al documento redatto di comune accordo con i Comuni, il fulcro del suo impianto non possa essere smontato come peraltro ribadito dagli amministratori ladispolani durante la Commissione, per non far perdere al documento quella forza necessaria per scongiurare il passaggio ad Acea. E cioè: qualsiasi possa essere la modifica da apportare al testo appare comunque evidente che la richiesta di moratoria da parte delle amministrazioni comunali (peraltro sostenuta nella precedente seduta delle Commissioni all'unanimità dei presenti) non possa essere smontata. Ci sarà comunque da aspettare ancora una settimana prima che in Commissione si torni a parlare di acqua pubblica.

 

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Banane: attracco alla banchina 25 Sud

CIVITAVECCHIA – Partita da Livorno ieri, la nave della Maersk con il suo carico di merce Chiquita attraccherà nella giornata di oggi alla banchina 25 sud. 
È questa la decisione presa ieri dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale che, a quanto pare, avrebbe inviato una nota al comandante della Capitaneria di porto – responsabile degli accosti in materia di sicurezza – comunicando come, temporaneamente, le navi Maersk che scaricheranno al terminal agroalimentare le banane Chiquita attraccheranno alla banchina 25 sud. 
E questo nonostante, di fatto, sia in vigore l’ordinanza firmata dallo stesso presidente Di Majo e oggetto di ricorso al Tar del Lazio, con la quale viene disposto lo scarico dei container solo alla 25 (nord), e quindi al Terminal di Rtc. Tanto che il piano accosti della scorsa settimana indicava proprio quell’attracco per la Maersk. Motivo per il quale Civitavecchia, ed il Cfft in particolare, ha già perso due importanti carichi, dirottati su Livorno. Una soluzione temporanea, quella adottata dal numero uno di Molo Vespucci, che confida sempre nella risoluzione della vertenza attraverso un accordo tra le parti: Cfft e Rtc. 
Ed il livello si è alzato, tanto che la questione ieri è finita al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dove si è svolta una riunione fiume proprio tra i responsabili del dicastero, i vertici dell’Adsp del Mar Tirreno centro settentrionale e le due società che da agosto ormai sono in trattativa per trovare un accordo che, giovedì scorso, sembrava vicino dall’essere sottoscritto. E invece, alla fine, non si è fatto più nulla. 
Una riunione fiume, quella di ieri, iniziata nel primo pomeriggio ed andata avanti fino a sera, con l’obiettivo di tentare di trovare una soluzione ad un problema che rischia di mettere in crisi e compromettere seriamente il sistema portuale di uno scalo strategico come quello di Civitavecchia. 
E dall’esito dell’incontro al Ministero di ieri dipenderà anche la decisione dei sindacati, Filt Cgil e Uiltrasporti, di sospendere o meno lo sciopero indetto per giovedì. Sindacati che, nei giorni scorsi, avevano chiesto conferma ufficiale al presidente dell’Adsp del mantenimento del traffico Chiquita, strategico per lo scalo con le sue 140mila tonnellate annue movimentate: ma non è arrivata risposta, quindi lo sciopero, al momento, rimane confermato.  

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AUTORITA' NAZIONALE ANTICORRUZIONE – DELIBERA 30 ottobre 2018

Regolamento sull'esercizio del potere sanzionatorio in materia di
tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita' di cui
siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro di cui
all'art. 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001 (c.d.
whistleblowing). (Delibera n. 1033). (18A07363)

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Fatturazione elettronica, è caos Il Garante della privacy: va cambiata

«Rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali». E il Garante ha chiesto all’Agenzia delle Entrate di modificarla

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REGIONE TOSCANA – LEGGE REGIONALE 11 maggio 2018, n. 19

Disposizioni in materia di attivita' e modalita' di finanziamento
della societa' Sviluppo Toscana S.p.A. Modifiche alla l.r. 28/2008.
(18R00281)

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