Scarico container: ultimatum di Cfft

CIVITAVECCHIA – Scade questa mattina alle 10 l'ultimatum lanciato da Cfft all'Authority. Se entro quell'ora non verrà modificata la banchina di attracco per la nave ferma a Vado, in attesa di conoscere la propria rotta, la bananiera prenderà altri lidi, andando a scaricare la merce in altri scali, probabilmente a Salerno. Tanto che, a quanto pare, già da ieri il dipendente addetto al controllo della qualità delle banane di Chiquita è stato mandato proprio in questo porto.

La situazione relativa allo scarico e carico dei container nello scalo rischia di esplodere da un momento all'altro, con conseguenze devastanti sotto vari aspetti: occupazionale, economico, di immagine. 

L’Authority, almeno fino alla serata di ieri, aveva deciso di proseguire sulla strada dell’ordinanza del 13 luglio, quella che di fatto prevede che ogni operazione relativa allo sbarco ed imbarco container venga svolta al terminal gestito da Rtc alla 25. Più volte i clienti del terminal dell’ortofrutta, in particolare Maersk e Chiquita, che fino a ieri hanno scaricato alla 24, ad un passo dai magazzini frigo, hanno minacciato di lasciare il porto di Civitavecchia nel caso in cui fosse stata negata questa possibilità, che in termini di mercato significa abbattimento di tempi e costi. Ed oggi questa decisione sempre essere sempre più concreta. 
Civitavecchia Fruit Forest Terminal, attraverso il manager Steven Clerckx, ha lanciato un ultimatum, che scadrà questa mattina alle 10: se entro quell’ora non verrà modificata la banchina di attracco, destinando quindi la nave alla 24, questa cambierà rotta e virerà in altri porti. I legali della società italo belga hanno presentato una nuova diffida, la seconda in poche ore, ancora più incisiva e stanno valutando tutte le iniziative da intraprendere a tutela di Cfft e del porto tutto; tra queste anche l’ipotesi di presentare una denuncia in Procura, ipotizzando i reati di abuso d’ufficio ed omissione di atti d’ufficio. La perdita della nave, e quindi del traffico, rappresenta un danno notevole per la società e per il porto: si parla di un taglio almeno del 20% del personale di Cfft e di un danno da milioni e milioni di euro.

Tanto che i lavoratori di Cfft sono stati in presidio ieri a Molo Vespucci per tutto il giorno, in attesa di una risposta che potesse tranquillizzarli sul futuro. Sul posto anche il sindaco Antonio Cozzolino. «Trovo difficilmente accettabile una situazione del genere dopo gli incontri e le riunioni svoltesi anche in Regione – ha commentato – a questo punto ritengo opportuno che l’AdSP prenda la cosa di petto con Cfft e Rtc e arrivi ad una soluzione che eviti ulteriori problemi ad un porto che già ne ha tanti e non se ne può permettere altri. Forse seguire la vicenda con più attenzione e assiduità sarebbe stato opportuno per un ente responsabile dell’andamento di una delle infrastrutture più importanti della Regione e del Paese». In realtà nel primo pomeriggio di ieri, in extremis, era arrivata a Cfft una nozza di un probabile accordo da parte di Rtc, giudicata però irricevibile dai vertici della società italo belga. 
 

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Vertenza Mondo Convenienza: nessuno spiraglio

CIVITAVECCHIA – Si è svolto ieri presso la sede dell'Ugl il secondo incontro della vertenza dei lavoratori di Mondo Convenienza. Incontro che ha visto la partecipazione di tutti i lavoratori coinvolti, proprio su richiesta del sindacato, e del consigliere comunale Massimiliano Grasso, capogruppo de La Svolta, che ha espresso la propria solidarietà ai dipendenti, affermando senza giri di parole che nei loro confronti “è stata posta in essere un’azione, da un gruppo che fattura mille volte la perdita operativa della società che gestisce i punti vendita di Tarquinia e Viterbo, che ha imbrattato indelebilmente la bella storia dell’imprenditore che era partito dal nulla da Civitavecchia – ha spiegato – proprio con molti di questi dipendenti messi in condizione di andarsene e che oggi, arrivato ad oltre un miliardo di euro di ricavi, mette in mezzo alla strada persone che avevano contribuito a costruire il suo successo, semplicemente perché dopo più di venti anni di anzianità lavorativa costano troppo rispetto ai più giovani”.

“Abbiamo assistito – afferma il responsabile confederale Ugl di Civitavecchia Fabiana Attig – ad una vera e propria condotta menefreghista e opportunista, con un atteggiamento che ha da subito indispettito i presenti. Nessuna apertura alle tante ipotesi prospettate di reinserimento lavorativo per i 19 dipendenti. Rispetto all’individuazione delle 15 posizioni a tempo determinato, già in scadenza a fine ottobre, di Fiumicino, Viterbo e Roma Aurelia, la società ha risposto che in quelle sedi a scadenza dei suddetti contratti, non sarà più assunto altro personale. Una chiusura totale ad una congrua soluzione e di facile applicazione, se solo ci fosse stato il minimo rispetto dei lavoratori e della loro storia in Mondo Convenienza da parte dell’azienda".

Ugl ha quindi sottolineato come le ragioni sulle perdite strutturali del punto vendita di Tarquinia addotte dalla società, non soltanto non convincono, ma non trovano riscontro nella realtà dei fatti. Motivo per il quale il sindaco promette battaglia. "Non staremo certo silenti nei confronti del “Magnate del Mobile” Gian Battista Carosi – ha aggiunto Attig – come è possibile dichiarare che dal 2011 al 2016 il punto vendita di Tarquinia era fortemente in perdita quando per lo stesso periodo si riscontra che il costo del personale è mediamente costante se non addirittura più basso circa 2 milioni, mentre i costi strutturali per lo stesso periodo da 13 milioni passano a circa 21 milioni? Non soltanto qual è stato il senso logico di aprire a Viterbo ad ottobre 2017 un altro punto vendita in netta concorrenza con Tarquinia, in perdita, ed inserire ben 38 unità lavorative quando già si sapeva della imminente chiusura di Tarquinia? Perché 19 posti dei 38 non sono stati riservati ai lavoratori di Tarquinia che a loro vantaggio avevano un’esperienza di settore ultra ventennale? Dubbi questi – prosegue Attig – che gettano una gigantesca ombra sul modo di operare del colosso del mobile. Nessun lavoratore in tutto il territorio nazionale di Mondo Convenienza è al sicuro. Nessuna programmazione, nessun piano industriale, solo una semplice comunicazione verbale di chiusura. Lo spietato quanto mai irriconoscente gruppo facente capo a Carosi sfrutta i territori facendo cassa con i lavoratori per poi gettarli via nella disperazione più assoluta. Come per le lavoratrici di Tarquinia, soprattutto verso quelle sole (monoreddito) con minori disabili. Nessuna pietà per loro, nonostante quanto disposto dall’art. 33 Legge 104/92. Una società “matrigna” che non vuole mostrare alcuna gratitudine verso chi, oltre 20 anni fa, ha contribuito al successo del Carosi. Parliamo dello stesso personale degli anni in cui iniziò con i magazzini la “Stalla”. Nessuna gratitudine, nessun rispetto. Soltanto una biasimevole quanto mai offensiva offerta economica a fronte di un trasferimento, leggasi licenziamento. Al massimo 13mila euro da riparametrare, ovviamente, in base alla percentuale di prestazione oraria. Questo è quanto è disposto a sborsare colui che ha festeggiato, poco tempo fa il miliardo di euro di fatturato”.

L’Ugl contesta quindi l’intera gestione della procedura da parte della società. "In particolare – ha concluso Attig  – l’irricevibile indicazione dei trasferimenti indicati alle lavoratrici, Verona, Cremona, Lissone, Trezzano, Moncalieri, Settimo Torinese, Pisa, Prato, Marcianise, Colonnella, Lecce, Rimini, Sassari, Cagliari, Catania, Pescara, Pompei (di prossima apertura). Per quanto ci riguarda possono attendere tranquillamente, nel frattempo sarà nostra premura allertare ed informare tutti i lavoratori di Mondo Sofferenza”.

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Dimissioni Mencarini, Idea Sviluppo e Bergonzini: “Irricevibile la sostituzione di Catini, Serafini e presidente del consiglio, se è vera”

TARQUINIA – Il presidente del consiglio comunale Arrigo Bergonzini e il gruppo politico di Idea Sviluppo prendono posizioni in merito ad alcune affermazioni giornalistiche che vedrebbero il sindaco orientato a sostituire le figure dei due assessori, Serafini e Catini e del presidente del consiglio Bergonzini. 

“Non è dato a sapere se le affermazioni sulle presunte condizioni poste dal Sindaco per il ritiro delle proprie dimissioni e riguardanti specificatamente la posizione degli assessori Serafini, Catini e quella del Presidente del Consiglio Bergonzini, siano semplici congetture giornalistiche o indiscrezioni fuorvianti di soggetti interessati. Nell'uno e nell'altro caso non meritano alcun credito; se invece hanno un qualche fondamento di verità riguardo alla fonte, appaiono infondate, inaccettabili ed irricevibili nel momento in cui non sono in alcun modo motivate e corredate da attribuzione di eventuali responsabilità gestionali ed amministrative nei confronti di alcuni soggetti piuttosto che di altri. Non si può ragionare in termini di simpatia e adesione acritica al volere di alcuni. I fatti ed i progetti amministrativi devono essere scevri da mere divergenze caratteriali o da questioni umorali”.

“Riguardo, infine, alle ulteriori indiscrezioni su presunte azioni di maldestro spionaggio, – ribadiscono Serafini e Bergonzini – si ribadisce con forza che il nostro gruppo è assolutamente estraneo ad ogni atto in tal senso, avendo l'abitudine ed il difetto di affrontare a viso aperto ogni questione controversa, magari urlando ma mai e poi mai spiando”.

 

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Csp, Ugl e Fiadel assemblea per il mancato accordo

CIVITAVECCHIA – Ugl e Fiadel, in votazione il mancato accordo Csp. "Nonostante i buoni propositi – rende noto dall’Ugl la responsabile territoriale Fabiana Attig – il nuovo amministratore della fa e disfa a suo piacimento senza minimamente coinvolgere le parti sociali, cosa tra l’altro previsto nell’accordo dello scorso maggio".

Attig spiega che l’ultima proposta di verbale di accordo “che abbiamo dallo stesso e per la quale era fissato un incontro, andato deserto dallo stesso De Leva, era ed è per questa sigla sindacale irricevibile. In quanto non in totale violazione dell’accordo del 19 – 05 – 2017 mai applicato. Per questo domani  l’Ugl, unitamente alla Fiadel, ha indetto un’assemblea – spiega la sindacalista – con tutti i dipendenti della partecipata per fare un bilancio di questi 8 mesi circa di gestione”.

Nel corso dell’assemblea si parlerà del mancato funzionamento della Commissione paritetica, della verifica dell 'attribuzione da parte “dell'azienda di promozioni (livelli) ad alcuni lavoratori e dell’organigramma.

Verranno verificati i criteri di valutazione dei dipendenti e delle conseguenti ripercussioni che queste hanno determinato. Inoltre dell’avvio “della vertenza per l'equiparazione a Fise dei lavoratori del verde pubblico, recupero della giornata, del mandato a Ugl e Fiadel di convenire in ispettorato territoriale del lavoro Csp, per mancato accordo. Vale la pena ricordare – specifica Attig – che ancora oggi a 370 dipendenti circa viene sottratta una cifra che va tra i 50 ed i 100 euro al giorno. Somma concordata (500mila euro in un anno) che doveva servire per fare investimenti e migliorare quindi le condizioni di lavoro e la qualità dei servizi. Gli investimenti sono inesistenti, si va avanti con mezzi vecchi di 20 – 30 anni sia nel trasporto pubblico (in attesa dei famosi bus a metano di Enel). Purtroppo in tutti i settori – tuona Attig – ormai le condizioni di lavoro anziché migliorare sono sempre più precarie e pericolose. In compenso però, l'amministratore si è aumentato lo stipendio quasi del doppio, così come alcuni "fortunati" dipendenti a cui è toccata una bella promozione, mentre ad altri i livelli sono stati tolti illegittimamente. Per non parlare poi – conclude dura Attig – dei buoni pasto da un euro tolti ai lavoratori del verde arbitrariamente. Insomma lui si è aumentato lo stipendio in base ai risultati del 2017, che ancora non si conoscono perché il bilancio non si è visto; i dipendenti sono stati promossi in base alle mansioni che nessuno conosce perché non sono state assegnate”.

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