MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 6 luglio 2018

Chiusura dello sportello per la presentazione delle domande di
agevolazione di cui alla legge n. 181/1989 riguardanti programmi
d'investimento nei territori della Regione Campania compresi
nell'area di crisi industriale di Acerra ai sensi della legge 14
maggio 2005, n. 80, non rientranti nell'elenco delle aree di crisi
industriale non complessa individuate ai sensi del decreto 19
dicembre 2016. (18A04770)

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MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 9 marzo 2018

Intervento agevolativo a sostegno della realizzazione nelle regioni
meno sviluppate di programmi di investimento innovativi coerenti con
il Piano nazionale Impresa 4.0, diretti a favorire la transizione
delle piccole e medie imprese verso la «Fabbrica intelligente».
(18A04761)

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Scarico container: cambia tutto

CIVITAVECCHIA – Rischia di non mettere la parola fine alla guerra in banchina tra Rct e Cfft l’ordinanza pubblicata nel tardo pomeriggio di ieri dal presidente dell’Autorità di sistema Portuale Francesco Maria di Majo. Anzi, farà probabilmente discutere quanto messo nero su bianco dai vertici di Molo Vespucci, per dirimere la vertenza relativa allo scarico dei container e, in particolare, di quelli refrigerati che trasportano la frutta. Anche perché negli ultimi mesi la società italo belga che gestisce il terminal agroalimentare aveva messo sul tavolo un ingente investimento milionario per l’acquisto di due gru semimoventi per lo scarico in autonomia dei container; decisione motivata dalla necessità di rispondere alle richieste e alle esigenze del mercato, sempre più pressante. L’ordinanza fa riferimento al parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e al risultato a cui è giunta la commissione interistituzionale, disponendo come dal 15 settembre prossimo ‘‘l’imbarco sbarco dei contenitori da parte di unità navali adibite al trasporto di container che effettuano servizi di linea dovrà avvenire unicamente presso la banchina 25’’ (data dal 2006 in concessione alla società Rct). ‘‘Non risultano ostacoli di natura tecnico operativa – si legge ancora – che impediscono il trasporto dei container dalla 25 al magazzino della frutta’’. A partire da quella data, inoltre, ‘‘lo sbarco imbarco di container, inclusi quelli refeer, sulle banchine 23 e 24 sarà consentito solo se tali attività  rivestono carattere di occasionalità, ovvero quando tali attività non siano caratterizzate dall’abitualità, sistematicità, ripetitività, regolarità e stabilità’’. Con esposti presentati da parte di Rtc e uno stuolo di avvocati pronti a dare battaglia per Cfft la vertenza non sembra essere chiusa con questo documento.

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''Tarquinia, via della Salara, urge il divieto di sosta''

TARQUINIA –  Un divieto di sosta lungo un tratto di strada del comprensorio del Lido di Tarquinia che non è mai arrivato. Seppure promesso. Il direttivo della Libera associazione Assolidi Tarquinia torna a reclamare a gran voce quel segnale stradale a tutela della sicurezza di cittadini e turisti grandi e piccoli. L’associazione evidenzia come su quel tratto di strada a forte rischio investimento l’amministrazione comunale non abbia ancora provveduto ad apporre il cartello di divieto di sosta per permettere uno spazio più adeguato dove i pedoni possono procedere senza essere costretti a camminare sulla carreggiata stradale dove scorre un notevole flusso veicolare.

«L’ultimo tratto di via della Salara, in direzione Oasi delle Saline, viene percorso giornalmente da un notevolissimo flusso veicolare – afferma il presidente Assolidi Pierpaolo Maria Rosati – in andata ed in ritorno, dalle spiagge ma anche dalla strada del «Mandrione delle Saline»  che collega il Lido, anche se a scartamento ridotto, con la strada Litoranea e quindi con Civitavecchia e l’’autostrada «Azzurra»». «Il tratto di strada in questione, come noto, – aggiunge Rosati – durante il giorno è percorso senza soluzione di continuità da numerose persone tra le quali, naturalmente, molti bambini, che procedono in bicicletta oppure a piedi. Come noto la strada è dotata di banchina soltanto sul lato a nord, quello che confina con la pineta Avad e con l’area del Liceo scientifico; mentre il proseguimento della strada che prende il nome di via Filippo Giorgi, ne è quasi totalmente priva sui due lati. Non è compito difficile dimostrare che la sosta delle automobili sulla banchina limitrofa al muro di recinzione Avad-Liceo scientifico rappresenta un pericolo, soprattutto per i pedoni, ma anche per le persone che sono in bicicletta, costretti a procedere sulla carreggiata percorsa dalle automobili nelle due direzioni di marcia, con grave rischio d’investimento».  

Per ovviare a tale situazione di rischio che aumenta, naturalmente, durante l’estate, Assolidi chiese all’amministrazione l’adozione del divieto di sosta lungo la banchina, utile almeno a garantire ai pedoni lo spazio sufficiente per poter camminare senza essere costretti a procedere lungo la carreggiata stradale. «Durante la scorsa primavera, – affermano da Assolidi – l’amministrazione annunciò una serie di iniziative volte al rilancio del litorale, tra le quali la regolamentazione del traffico che prevedeva anche la posa del divieto di sosta nel tratto di strada in questione; per la precisione gli annunci furono dati nel corso degli incontri avuti con Assolidi il 3 marzo, 14 aprile e 6 giugno». «Tutto risolto? – conclude Rosati – No. La foto scattata nel pomeriggio di domenica 8 luglio dimostra in modo inequivocabile la situazione di fatto su quel tratto di strada; un’altra scattata nei giorni precedenti mostra lo stato di rischio esistente a cui sono esposti i pedoni. Ci chiediamo: quando il Sindaco porrà in essere questo semplice e, più volte, annunciato provvedimento a tutela della pubblica incolumità? Ci chiediamo altresì i motivi dei tanti ritardi nell’attuazione anche di semplici provvedimenti a tutela della salute dei cittadini e del decoro dell’abitato promessi ed annunciati ma ancora non realizzati».

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Caso Nica, rito abbreviato per Stefano Risi

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI –  Ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato il cerveterano Stefano Risi. Il giovane, 31enne all’epoca dei fatti, è stato accusato di omicidio stradale per aver investito con la sua Mercedes classe B di colore nero causandone il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate il 16enne ladispolano Daniele Nica. Il tragico incidente è avvenuto sulla Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016. Il sostituto procuratore della Procura di Civitavecchia Delio Spagnolo ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale sia per il Risi che  per Adam Galluccio,  il 23enne di Ladispoli, che conduceva  la Fiat Panda di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele.  Ebbene nell’udienza preliminare del 3 luglio scorso dove si è anche costituito il responsabile civile, gli imputati hanno dichiarato la loro scelta in ordine al rito, ossia se andare avanti in via ordinaria oppure chiedere un rito alternativo. Il legale del Risi, non presente quel giorno in aula, ha chiesto per il suo assistito il rito abbreviato e la data della discussione è stata fissata.  Il 4 dicembre quindi ci sarà la discussione davanti al Gup Giuseppe Coniglio e a seguire la decisione. L’altro imputato Adam Galluccio, presente in aula, ha chiesto, invece,  il rito ordinario e quindi bisognerà attendere la decisione del Gup sull’eventuale rinvio a giudizio.  
L’avvocato Celestino Gnazi, legale di Katia Giordani, mamma di Daniele: «Siamo convinti che ci sia stata una grave responsabilità e delle gravi negligenze del Risi nel determinare l’incidente e la morte di Daniele e confidiamo nel fatto che questo sia riconosciuto dal Gup».  
Un fatto senz’altro di rilievo è che nella fase preliminare sono state effettuate dalla parte civile delle indagini difensive, nel corso delle quali è stata acquisita e poi depositata una dichiarazione testimoniale di un giovane che avrebbe sentito Risi nell’immediatezza dei fatti dire che si era distratto perché gli era caduto il suo telefonino in macchina. 
Dichiarazione questa che contrasta con quanto dichiarato dal Risi: «Notavo una fiat Panda di colore rosso ferma a bordo strada sulla mia stessa corsia di marcia. Nel mentre gli transitavo affianco, ho udito un colpo provenire dallo specchietto retrovisore destro della mia autovettura. Infatti guardando lo stesso specchietto, mi accorgevo che avevo urtato qualcosa».  Sostiene peraltro  «di non aver notato nessuno che stesse in piedi fuori dalla Fiat Panda». 
Da quanto ricostruito, quella tragica notte la Mercedes avanzava lungo la statale Aurelia in direzione Roma  a velocità sostenuta, attorno ai 110 km orari, superando abbondantemente il limite di velocità di 70 km orari imposto in quel tratto di strada.  Contestualmente  la Panda era ferma sul lato destro della carreggiata con le ruote a ridosso della linea continua e Daniele posizionato in piedi sul lato sinistro di fronte allo sportello posteriore aperto chinato verso l’interno dell’abitacolo, mentre, sembrerebbe cercasse  il suo cellulare all’interno di un borsone che si trovava sul sedile dell’auto. La Mercedes piomba sulla Panda travolgendo e trascinando in un attimo nella sua folle corsa il 16enne intrappolato tra la parte anteriore della stessa e lo sportello della Panda, fermandosi dopo ben 110 metri dal luogo dell’impatto. Sulla strada nessun segno di frenata.  Il giovane cerveterano si è subito fermato per prestare soccorso, e sottoposto come prassi  agli esami ematici per l’alcolemia e tossicologici che davano esito negativo. Le gravissime lesioni riportate nel tremendo impatto non diedero scampo a Daniele che giunge cadavere all’Aurelia Hospital. 
Ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale» per la morte del giovane. 
In particolare, secondo l’accusa, Risi non avrebbe «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di quì l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver  oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi».

 

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Il litorale di Ladispoli sempre più “smart”

LADISPOLI – Il lungomare ladispolano pronto a rifarsi il look diventando sempre più “smart”. E' questo il senso del bando di gara avviato dal comune di Ladispoli e che gestirà la Stazione Unica Appaltante di Città Metropolitana di Roma Capitale. Già nel 2016 la giunta aveva approvato il progetto di fattibilità dell'intervento denominato “Litorale Ladispoli Smart City” approvato dalla Regione Lazio, ottenendo così un contributo regionale di 478.511 euro (il 79.99% della spesa prevista) a fronte di un investimento complessivo pari a 598.214 euro. Il progetto esecutivo, approvato nel 2017 dalla Giunta prevede la realizzazione di una serie di interventi, come ad esempio il telecontrollo e piattaforma Smart City, lampade a Led, la videosorveglianza, un'app per smartphone e una rete wifi che andrà a coinvolgere tutto il lungomare ladispolano, dal Lungomare Marco Polo, passando per il Lungomare Regina Elena fino ad arrivare al Lungomare di Marina di Palo. Nel progetto è prevista infatti la sostituzione dei punti luce, l'installazione di telecamere di videosorveglianza e l'installazione di una rete wifi alimentati dalla piattaforma della pubblica illuminazione. Il tutto sarà “gestito” da una piattaforma informatica che permetterà oltre che il controllo dell'accensione e spegnimento dei lampioni, anche la realizzazione di un vero e proprio portale di promozione del territorio che permetterà “l'iinterazione tra i diversi operatori economici e istituzionali (esercizi commerciali, pubblica amministrazione, turisti e cittadini) tramite un sistema di content management, ossia un sistema di raccolta, distribuzione e 'manutenzione' di contenuti espressi dal territorio”. Una vera e propria rete, accessibile tramite app da poter scaricare sul proprio telefonino, per poter offrire ai turisti tutte le informazioni utili che riguardano la città. Turisti che allo stesso tempo potranno utilizzare il sistema per lasciare la propria recensione”.

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Montalto, #cantieriaperti: al via la realizzazione del giardino Pump Truck

MONTALTO – Sno partiti i lavori per la realizzazione del Giardino Pump Truck a via Enrico Fermi nel capoluogo. 

«Si stratta – spiega l’assessore ai lavori pubblici Giovanni Corona – di un intervento innovativo su una superficie di circa 1.600 mq che mette insieme verde e spazi sportivo-ricreativi all’interno di un quartiere importante come quello delle case ex enel. Sarà realizzata un’area gioco-sport tecnicamente attrezzata, dedicata ad una fascia di utenza variabile dai 10 anni in su', per promuovere la bici nelle sue molteplici discipline “off road”.

Oltre la pista “Pumptrack” sono previste la riqualificazione del verde su tutta l’area, come sosta e passeggiata, la presenza di due punti “Pit Stop” muniti di bacheca informazioni, rastrelliere e cestini a  servizio per le biciclette, oltre a due zone ombreggiate attrezzate con strutture in legno per la sosta (Gazebi con rastrelliere) ubicate sui due fronti di ingresso opposti in senso diagonale (Via Fermi – Strada di lottizzazione).

 Sul lato interno verso le abitazioni inoltre l’attuale siepe sarà integrata per creare una zona filtro, mentre sul lato della strada via Enrico Fermi saranno inseriti alberi di olivo per incrementare la massa arborea esistente ed aumentare la zona d’ombra in corrispondenza dell’area sosta – “pit stop” del progetto. 

Le zone interne al percorso, già interessate da alberi di acacia ad alto fusto, saranno piantumate con essenze cespugliose di oleandro nano a colore unico rosso, molto resistente e rustico, non idro-esigente, con forme naturali e morbide.

 

Il giardino Pump Truck – continua l’assessore – è un intervento migliorativo proposto dalla ditta che si è aggiudicata la gara di appalto per il Servizio “Sfalcio e Pulizia Banchine e Cunette”, progettato in maniera egregia dagli architetti Arnaldo Vicari, Carla Pasqualini e Settimio Belelli, per un investimento totale di Euro 57.544,76. 

Per questo – sottolinea Corona – sarà un’opera a costo zero per l’amministrazione comunale e totalmente a carico dell’aggiudicatario della gara, ma col risultato che un altro importante lavoro sarà messo al servizio e alla fruibilità della comunità di Montalto.   

Sul quartiere Enel, abbandonato per anni, stiamo impiegando con grande sforzo molte risorse; abbiamo iniziato con la sistemazione delle coperture e di parte degli androni dei palazzi, oltre all’asfaltatura di alcune strade, ed ora ci stiamo soffermando sui giardini e le aree a verde. 

Le opere pubbliche – conclude l’assessore ai lavori pubblici – e la campagna #cantieriaperti continuano ad essere un punto fermo di questa amministrazione e non abbiamo alcuna intenzione di fermarci. C’è un vasto programma per la riqualificazione di Montalto e Pescia, iniziato nel 2012 e che stiamo proseguendo e ampliando di anno in anno».

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Sale la tensione sulle banchine

CIVITAVECCHIA – Un vertice importante, quello di ieri, in Authority. Un incontro tra il presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo e la segretaria generale Roberta Macii da una parte e la Cfft, arrivata a Molo Vespucci con i suoi più alti rappresentanti ed una schiera di avvocati. Perché si fa sul serio. Perché il gruppo italo-belga che negli anni ha fatto crescere il settore agroalimentare, facendo registrare risultati positivi e convincenti, non intende arretrare, anzi vuole proseguire proprio su questa strada, incrementando ancora di più i traffici nell’interesse dello scalo e dell’occupazione. 
Lo aveva già sottolineato il mese scorso l’amministratore delegato della Civitavecchia Fruit Forrest Terminal, Steve Clercks, spiegando i motivi dell’acquisto delle due nuove gru, per un investimento da cinque milioni di euro. «Nei porti del nord Europa, vengono scaricati 25 container all’ora, a Civitavecchia 50 in un turno di 7 ore di lavoro – aveva spiegato – l’obiettivo è di arrivare a 15-18 container all’ora, per rispondere alle esigenze del cliente. Abbiamo personale qualificato, abbiamo una banchina adeguata, per questo vogliamo continuare ad investire per aumentare traffici e lavoro». Ed in sostanza questo è stato ribadito ieri mattina nel corso dell’incontro con i vertici dell’Adsp; parole supportate dagli avvocati della società che, carte alla mano, avrebbero dimostrato come la Cfft stia operando nel pieno rispetto delle regole. E hanno rispedito al mittente tutte le accuse. 
In particolare il problema nasce con la Rtc, concessionaria della banchina container, che aveva contestato proprio l’autorizzazione concessa a Cfft per poter scaricare contenitori di frutta in proprio, all’interno della banchina agroalimentare. Operazioni che per Rct si devono svolgere esclusivamente nel suo terminal; ma Cfft non è dello stesso avviso, motivando la necessità di scaricare in proprio per rispondere alle richieste dei clienti, abbattere i costi ed essere più veloci e, quindi, più competitivi. Perché di questo si parla. Di merce e di competitività che, ad oggi, segnano i destini dei porti. E Cfft, in questo – e i numeri le danno ragione – sta comunque mantenendo il proprio piano operativo: nell’ultimo anno sono aumentate del 15% le tonnellate di merce scaricata. E sempre parlando in termini di numeri e di traffici Rct, in questi anni, non è riuscita a raggiungere l’obiettivo dei 300mila teus previsti. Ma secondo indiscrezioni l’Authority – dopo aver chiesto un parere al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che non avrebbe comunque chiarito la questione lasciando invece l’interpretazione all’Adsp – sarebbe indirizzata a sostenere la tesi di Rct (gruppo Aponte). Da qui la riunione di ieri a Molo Vespucci con la Cfft, decisa a difendere il proprio operato. A quanto pare l’Adsp avrebbe ora preso del tempo per studiare la questione e prendere poi una decisione. Non dimenticando che si tratta di una vertenza piuttosto delicata e che potrebbe avere impatti importanti sugli equilibri del porto.

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Una busta con un proiettile per il presidente dell’Adsp del Mare di Sicilia Monti

Una busta con un proiettile recapitata al presidente dell’Adsp del Mare di Sicilia Occidentale Pasqualino Monti. Ancora minacce per l’ex numero uno dell’Authority di Civitavecchia. Un’intimidazione arrivata in concomitanza con la firma di un protocollo di legalità, sottoscritto ieri per stroncare sul nascere il rischio di infiltrazioni mafiose, in vista dell’arrivo di circa 340 milioni di Fondi europei per i porti di Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle.

Si tratta di fondi in parte già stanziati nei mesi scorsi e che verranno gestiti dall’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale. Un investimento sostanzioso che il prefetto di Palermo, Antonella De Miro, e il presidente dell’Authority Monti hanno deciso di blindare per evitare il rischio di infiltrazioni mafiose. Si parla di 340 milioni di euro, un quantitativo sostanzioso di soldi che significa anche controlli serrati sulle varie imprese che opereranno.

Nella mattinata di ieri, poche ore dopo la firma, in Prefettura è arrivata una busta indirizzata al presidente Monti con, all’interno, un proiettile. Ma la minaccia non sembra aver cambiato il programma che va avanti a ritmo serrato. A Villa Whitaker seduti al tavolo del protocollo ci sono anche i vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. Immediata la solidarietà a Monti da parte del segretario della Cgil Palermo Enzo Campo.

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