''Occorre separare Roma dalla provincia''

ALLUMIERE – Dopo l’uscita della notizia che la zona di Allumiere è stata di nuovo indicata come sito idoneo per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti di Roma interviene in merito anche il gruppo di Rifondazione Comunista di Allumiere. «Dopo il rimpallo di responsabilità tra le varie parti politiche, noi – spiegano dal direttivo del Circolo di Rifondazione Comunista di Allumiere – proviamo a spiegare un po’ la situazione e soprattutto le ragioni del nostro NO incondizionato a tale scellerata ipotesi. Innanzitutto, il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) attualmente in vigore è datato 2012 e dunque la Regione Lazio è colpevolmente ferma da oltre 6 anni nell’aggiornamento di tale piano. Nella determina N. G07509 la Regione dichiara di aver “attivato le procedure per l’aggiornamento del piano” e di aver chiesto alle province l’individuazione dei siti idonei. Con la determina N. 1012 del 19/03/2018 Città Metropolitana conferma la mappatura già inviata nel 2012 in cui si individuano, tra le altre, 13 cave in disuso, tra le quali una ad Allumiere, una a Tolfa ed una a Civitavecchia. Alla richiesta della Regione di una indicazione più dettagliata Città Metropolitana ha risposto con la mappa uscita in questi giorni, in cui il numero di cave in disuso è ridotto a 5 e tra le quali rimane Allumiere. Va fatto notare che in nessuna delle mappature presentate da Città Metropolitana viene mai indicato un sito all’interno del territorio del Comune di Roma, confermando l’idea ormai vecchia di almeno 10 anni di scaricare l’incompetenza e l’incapacità dell’amministrazione capitolina riguardo al tema dei rifiuti sul resto della provincia. Noi crediamo che sia dovere della Regione Lazio (e speriamo che venga messo nero su bianco nel nuovo PRGR) separare Roma dalla sua provincia in questo ambito. Roma da sola conta più della metà di tutti gli abitanti della Regione ed è impensabile che la provincia possa sobbarcarsi i problemi di un ente così enorme. E’ ora che Roma, per le sue dimensioni e la sua importanza, impari a gestire i propri problemi al suo interno. Per questo diciamo NO ai rifiuti di Roma, sia ad Allumiere sia in qualsiasi area al di fuori del comune di Roma. Inoltre, anche attuando l’attuale PRGR, Allumiere non può essere considerata sito idoneo poiché gli articoli 15 e 16 del PRGR del 2012 stabiliscono che impianti di gestione dei rifiuti “non possono ricadere in aree individuate dagli articoli 2 e 3 del DPR 357/1997”, cioè aree in ZPS e SIC (tale vincolo è indicato dalla Regione come ‘’condizionante’’). In più, nell’eventuale sito scelto (che non si sa, poi, quale sia perché nella mappa si parla genericamente di “cava in disuso”) bisogna valutare: la presenza di parchi, riserve e aree protette (anche in prossimità), la presenza di fiumi e corsi d’acqua entro 150 metri, se è un’area assegnata all’Università Agraria o gravata da usi civici, se è zona di interesse archeologico, se è considerato “punto panoramico”, se è un’area a rischio idrogeologico, se è visibile da grandi vie di comunicazione e sentieri di importanza storica e naturalistica. Non crediamo che in tutto il nostro territorio esista un pezzetto di terra che non presenti almeno uno di questi aspetti. Non dimentichiamo poi che le nostre due centrali (TVN e TVS) sono state predisposte per bruciare rifiuti solidi urbani: cosa succederà dopo il 2025, anno in cui l’Europa ha stabilito lo stop al carbone? Ci preoccupano molto questi continui tentativi di avvicinare i rifiuti di Roma (e non solo, vedi progetto appena bocciato di un impianto a biogas a Tarquinia) alla centrale. Il nostro territorio ha già dato e per il futuro ha bisogno solo di essere bonificato e salvaguardato. Il mondo sta andando verso una produzione energetica pulita, sostenibile e rinnovabile, è tempo cdi entrare nel futuro».

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Ex Italcementi, Onda popolare chiede chiarimenti al Pincio

CIVITAVECCHIA – Italcementi? Sono in tanti a chiederselo, dopo i silenzi del sindaco Antonio Cozzolino relativi ai misteriosi lavori di bonifica disposti, svelati dallo stesso primo cittadino solo dopo le indiscrezioni fatte trapelare da alcuni esponenti politici vicini all’opposizione. 
Non è dato sapere quali saranno i prossimi passi e soprattutto quali generi di controlli l’amministrazione comunale metterà in atto per accertare la regolarità del restyling. 
Silenzio assordante anche per quanto riguarda la ditta (o le ditte) che avranno il compito di mettere mano alla riqualificazione, con buona pace delle imprese locali che neppure sarebbero state interpellate. 
Sulla questione ‘‘ex Italcementi’’ interviene il consigliere comunale Patrizio Scilipoti (Onda popolare): «Cittadini preoccupati ci riferiscono che in alcune zone circostanti l’ex stabilimento Italcementi, si stanno posizionando quelle che sembrerebbero centraline di monitoraggio ambientali tarate per il rilievo di polveri o fibre aereodisperse. Considerando che il sito industriale, in stato di completo abbandono da molti anni (ed è facilmente intuibile, dovrà essere messo in sicurezza e bonificato dalla presenza di materiali non escludendo tra questi l’eternit) viene spontaneo pensare che tali dispositivi debbano servire a prevenire possibili inquinamenti dei contesti urbani interessati, peraltro densamente popolati e con la presenza di scuole primarie e secondarie. 
Per tali motivazioni – si legge in una nota di Scilipoti – chiediamo al Sindaco responsabile della salute pubblica, se non ritenga opportuno operare una dovuta informazione alla cittadinanza e fornire delucidazioni su quelli che sono I programmi riguardanti l’area ex Italcementi ed I rapporti convenzionali con la società proprietaria.
Sulla circostanza, sarà mia cura avviare i necessari atti istituzionali».

 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Roberto Taranta del  Movimento Cinque Stelle  difende la sindaca Raggi

ALLUMIERE – Il Movimento Cinque Stelle di Allumiere (Meetup Allumiere in Movimento), attraverso il suo portavoce, ossia il consigliere comunale, Roberto Taranta, interviene in merito alla ‘’discarica delle discordie’’ per smentire «le incongrue notizie che alcuni rappresentanti del nostro paese dal PD a Forza Italia passando per forze civiche incontrollate, stanno facendo circolare usando anche i potenti e veloci mezzi social, forse  per discolparsi appunto velocemente, riguardo al pericolo nato secondo questi tali, dal volere fantomatico della Raggi di far sorgere dalle parti nostre una discarica per lo smaltimento dei rifiuti romani e dei paesi limitrofi afferenti alla Città Metropolitana» . Taranta evidenzia: «Invitiamo i cittadini a documentarsi come umilmente abbiamo fatto noi per conoscere la verità e per non credere a prescindere a quel che si vuole dire dall’una o dall’altra parte, ma preferendo leggere con i nostri occhi quello che in circa 800 pagine «certi politici» sono stati capaci di scrivere tentando poi di discolparsi richiamando alle responsabilità di chi sarà semplicemente tenuto a rispettare normative e criteri imposti dall’alto. Ci riferiamo al Piano Regionale dei Rifiuti pubblicato su Bollettino Ufficiale n. 10 del 14 marzo 2012, vangelo nella pianificazione e programmazione per la raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti in tutta la Regione Lazio firmato mentre misteriosi oggi irreperibili movimenti ambientalisti del territorio, gridavano insieme proprio in quei mesi in cui il piano veniva approvato di aver scongiurato il pericolo. Di averlo scongiurato mentre appunto sempre nel 2012 dettava nel Piano Regionale al punto 16.3.3 e 16.4.3 i fattori preferenziali imposti nella individuazione di siti idonei nella scelta delle mappe designanti le zone preferite dalla Regione come appunto riporta il Piano stesso, per la realizzazione di impianti da destinare a discariche. In quei punti riportati rispettivamente a pag 311 e 313 si indica di considerare siti idonei infatti, ecco da dove nasce la matassa, le aree degradate da bonificare, discariche o cave e le aree militari o di interesse strategico nazionale previo assenso del Ministero della Difesa. Ebbene per questo allora ci chiediamo dove siano le battaglie che qualcuno diceva di aver vinto proprio nel 2012. Oggi forse quel qualcuno mascherato da altro tenta di manipolare l’opinione pubblica denunciando che la colpa sia della Raggi e della Città Metropolitana alle quali oggi spetta solo di disegnare una mappa comprendente tutti i possibili siti idonei, rispettando vincoli e criteri già dettati dalla Regione. Esprimere tutti i possibili siti, rispettando criteri imposti dall’alto, infatti non significa aver scelto dove realizzare gli impianti. È infatti la Regione che con il suo Piano, che non casualmente proprio i portavoce del M5S della Città Metropolitana oggi contestano e denunciano vecchio chiedendo che venga modificato. È il Piano Regionale dei rifiuti, che pianifica tutta la programmazione nella gestione dei rifiuti laziali e che ci teniamo quindi a sottolineare detta i criteri  principe che la Città Metropolitana è tenuta per legge a seguire nell’approvazione della mappa dei siti idonei, tra i quali appunto per la Regione dovranno ricadere come preferenziali quelli indicati a pag 311 e 313 del Piano firmato nel 2012 da chi governava già da quegli anni la Regione Lazio». Il pentastellato collinare invira poi: «Chi oggi riveste i panni di rappresentante scrivendo persino sui social, forse per discolparsi il più velocemente possibile, addirittura con dettami tipo «credo che…» di andare prima a leggere la opportuna normativa di riferimento. 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

IL COMMENTO AL VANGELO. ‘‘L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto’’

Commento al Vangelo della Domenica

7 ottobre 2018

XXVII domenica del tempo Ordinario
Mc 10,2-16
 

di don Ivan Leto 

Il vangelo di questa domenica ci testimonia un confronto di Gesù con alcuni farisei, i quali lo mettono alla prova, cercando di sorprenderlo in errore riguardo alla tradizione dei padri, sul tema della possibilità del divorzio. Nel millennio dell’Antico Testamento la pratica del divorzio era comune in tutto il medio oriente e il mondo mediterraneo. Il divorzio era una realtà normata dal diritto privato, che lo prevedeva solo su iniziativa del marito. Il matrimonio era un contratto, neppure scritto, e dobbiamo riconoscere che nell’Antico Testamento non vi è nessuna legge sul matrimonio. Il brano del Deuteronomio a cui certamente si riferiscono i farisei (Dt 24,1-4) in verità appartiene alla casistica e non alla dottrina, perché mette a fuoco un caso particolare, e di conseguenza deve essere recepito con dei limiti ben precisi. Si legge in quel testo: “Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, scriva per lei un certificato di ripudio, glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa” (Dt 24,1). Viene dunque contemplato il caso in cui l’uomo trovi nella moglie “qualcosa di vergognoso”, espressione assai vaga che i rabbini interpretano in modi molto diversi; in tal caso, il marito ha la possibilità di divorziare. A certe condizioni, pertanto, il divorzio è permesso e ne è prevista la procedura, ma da questo non si può concludere che nella Torah, nella Legge di Mosè vi sia una dottrina sul matrimonio. Ma ecco che Gesù è chiamato dai farisei a esprimersi proprio su questa possibilità: “È lecito a un marito ripudiare la propria moglie?”. Egli risponde con una domanda: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Ed essi a lui: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. È come se gli dicessero: “Questa è la Torah!”. Gesù allora interviene in modo sorprendente: non entra nella casistica religiosa a proposito della Legge; non si mette a precisare le condizioni necessarie al ripudio; non si schiera dalla parte dei rigoristi né da quella dei lassisti. Nulla di tutto questo: Gesù vuole risalire alla volontà del Legislatore, di Dio. In tal modo egli ci fornisce un principio decisivo di discernimento nel leggere e interpretare la Scrittura: fare riferimento all’intenzione di Dio. Questa dunque la replica di Gesù ai suoi interlocutori: “Per la durezza del vostro cuore (sklerokardía) Mosè scrisse per voi questa norma. Ma nell’in principio (be-reshit, en archê: Gen 1,1) della creazione Dio ‘li fece maschio e femmina’ (Gen 1,27); ‘per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una carne sola’ (Gen 2,24). Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Gesù risale al disegno del Creatore. L’annuncio di Gesù permane, in tutta la sua chiarezza: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Subito dopo, questa parola dura ed esigente viene spiegata da Gesù ai suoi discepoli, nella casa in cui la comunità si ritrovava. E viene spiegata con un’aggiunta straordinaria per la cultura del tempo, visto che Gesù mette sullo stesso piano la responsabilità dell’uomo e quella della donna: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Certo, Mosè ha cercato di umanizzare la pratica del divorzio, imponendo al marito di percorrere una via giuridica di rispetto per la donna. Ma Gesù, proprio guardando alla durezza di cuore dei destinatari della Torah, osa andare ben oltre, mettendo in evidenza la volontà del Creatore.

 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

IL COMMENTO AL VANGELO. ‘‘L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto’’

Commento al Vangelo della Domenica

7 ottobre 2018

XXVII domenica del tempo Ordinario
Mc 10,2-16
 

di don Ivan Leto 

Il vangelo di questa domenica ci testimonia un confronto di Gesù con alcuni farisei, i quali lo mettono alla prova, cercando di sorprenderlo in errore riguardo alla tradizione dei padri, sul tema della possibilità del divorzio. Nel millennio dell’Antico Testamento la pratica del divorzio era comune in tutto il medio oriente e il mondo mediterraneo. Il divorzio era una realtà normata dal diritto privato, che lo prevedeva solo su iniziativa del marito. Il matrimonio era un contratto, neppure scritto, e dobbiamo riconoscere che nell’Antico Testamento non vi è nessuna legge sul matrimonio. Il brano del Deuteronomio a cui certamente si riferiscono i farisei (Dt 24,1-4) in verità appartiene alla casistica e non alla dottrina, perché mette a fuoco un caso particolare, e di conseguenza deve essere recepito con dei limiti ben precisi. Si legge in quel testo: “Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, scriva per lei un certificato di ripudio, glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa” (Dt 24,1). Viene dunque contemplato il caso in cui l’uomo trovi nella moglie “qualcosa di vergognoso”, espressione assai vaga che i rabbini interpretano in modi molto diversi; in tal caso, il marito ha la possibilità di divorziare. A certe condizioni, pertanto, il divorzio è permesso e ne è prevista la procedura, ma da questo non si può concludere che nella Torah, nella Legge di Mosè vi sia una dottrina sul matrimonio. Ma ecco che Gesù è chiamato dai farisei a esprimersi proprio su questa possibilità: “È lecito a un marito ripudiare la propria moglie?”. Egli risponde con una domanda: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Ed essi a lui: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. È come se gli dicessero: “Questa è la Torah!”. Gesù allora interviene in modo sorprendente: non entra nella casistica religiosa a proposito della Legge; non si mette a precisare le condizioni necessarie al ripudio; non si schiera dalla parte dei rigoristi né da quella dei lassisti. Nulla di tutto questo: Gesù vuole risalire alla volontà del Legislatore, di Dio. In tal modo egli ci fornisce un principio decisivo di discernimento nel leggere e interpretare la Scrittura: fare riferimento all’intenzione di Dio. Questa dunque la replica di Gesù ai suoi interlocutori: “Per la durezza del vostro cuore (sklerokardía) Mosè scrisse per voi questa norma. Ma nell’in principio (be-reshit, en archê: Gen 1,1) della creazione Dio ‘li fece maschio e femmina’ (Gen 1,27); ‘per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una carne sola’ (Gen 2,24). Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Gesù risale al disegno del Creatore. L’annuncio di Gesù permane, in tutta la sua chiarezza: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Subito dopo, questa parola dura ed esigente viene spiegata da Gesù ai suoi discepoli, nella casa in cui la comunità si ritrovava. E viene spiegata con un’aggiunta straordinaria per la cultura del tempo, visto che Gesù mette sullo stesso piano la responsabilità dell’uomo e quella della donna: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Certo, Mosè ha cercato di umanizzare la pratica del divorzio, imponendo al marito di percorrere una via giuridica di rispetto per la donna. Ma Gesù, proprio guardando alla durezza di cuore dei destinatari della Torah, osa andare ben oltre, mettendo in evidenza la volontà del Creatore.

 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Sprar, Silvestroni (FdI): “Un vero fallimento”

CIVITAVECCHIA – “Il Sindaco prenda atto del fallimento della proposta e la accantoni una volta per tutte concentrandosi magari sulle reali necessità della città". Parola del deputato e presidente provinciale di Fratelli d'Italia Marco Silvestroni che interviene sul progetto Sprar a Civitavecchia dopo l’esito negativo del bando per gli alloggi e si rivolge al primo cittadino Antonio Cozzolino.

"Per un movimento – continua duro Silvestroni – che ha sbandierato da sempre di rappresentare la voce dei cittadini nelle istituzioni stupisce come l'amministrazione pentastellata di Civitavecchia abbia voluto portare avanti il progetto dello Sprar nonostante la cittadinanza abbia espresso la sua ferma contrarietà. Oggi il bando risulta essere andato deserto a dimostrazione che l'accoglienza dei migranti non è una priorità né per gli abitanti di Civitavecchia né evidentemente per gli imprenditori”.

Per il deputato non ci sono dubbi: “La città ha dato la sua risposta in modo chiaro, grazie anche – conclude duro Silvestroni – al capillare lavoro di informazione e coinvolgimento della popolazione svolto dal gruppo locale di Fratelli d'Italia che fin dall'inizio si era opposto allo scriteriato progetto”. 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Borgata Aurelia, un quartiere abbandonato

CIVITAVECCHIA – Il consigliere comunale del Polo democratico Mirko Mecozzi, prendendo spunto dalla notizia che, per fine anno, dovrebbero partire i lavori di miglioramento della viabilità in zona Borgata Aurelia e più precisamente all'incrocio tra l'Aurelia e la strada di Fontanatetta, interviene sulla situazione di disagio vissuta dai residenti del quartiere, compelamente abbandonato.
"Era ora che si mettesse mano ad un intervento di miglioramento stradale, che per anni i cittadini con insistenza avevano chiesto – ha spiegato Mecozzi – lasciato in eredità dalla precedente amministrazione ai pentastellati. Iniziativa progettata nell'anno 2014 dal Servizio Viabilità previo accordo con i rappresentanti dei cittadini della Borgata Aurelia che vedevano nell'opera da realizzarsi un elemento di garanzia sulla sicurezza stradale. Non è mai troppo tardi per fare le cose, ma proporle, come tante altre opere, a ridosso delle ormai prossime elezioni amministrative di maggio 2019, qualche sospetto lo fa venire. Riesumare all'ultimo minuto dai cassetti progetti impolverati, redatti da altre amministrazioni, sembra essere diventato lo sport preferito dei cinque Stelle, forse perché occupati da altri pensieri, non sono stati in grado di produrre progettazione propria che lasciasse, se realizzata, un segno concreto a futura memoria dei posteri".

E Mecozzi ricorda come le diverse zone periferiche speravano in una boccata di ossigeno "che in questi ormai cinque anni non è mai arrivata, anzi – ha aggiunto – sono state sistematicamente affogate dall'incuria e dalla trascuratezza, Borgata Aurelia in particolare da anni lamenta criticità di primo grado che nessuno raccoglie, nè ha intenzione di farlo, chissà poi perché. Le radici affioranati degli alberi, che in alcune realtà territoriali hanno determinato sinistri mortali, fanno bella mostra di sé in tutta la Borgata distruggendo quel poco di pavimentazione stradale che ancora prova a resistere alle spinte delle radici stesse, l'illuminazione pubblica è come noto insufficiente a garantire la sicurezza pubblica nelle ore notturne, l'erba e le sterpaglie hanno invaso ogni cosa comprese le grandi arterie di avvicinamento alla Borgata, vedi tratto terminale strada area industriale, il tunnel è la relativa strada sono chiusi da 5 anni e non si ha da sapere quando riaprirà, l'area è diventata la casa preferita dalle lucciole, ma ovviamente non quelle che brillano la notte. In questo quadro desolante – ha concluso – si illumina di immenso il progetto del miglioramento viario di Borgata Aurelia redatto dalla mia Amministrazione nell'anno 2014, sinceramente mi sembra un po pochino, ma se serve a rassicurare la città che queste opere, ereditate da altri, sono la soluzione di qualche problema, ben vengano.
Non è mai troppo tardi".     

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Chiusura Mondo Convenienza, Caci: "Subito un incontro con l'azienda"

TARQUINIA – «Subito un incontro con gli amministratori della società per salvaguardare il futuro di diciotto famiglie».

Il sindaco di Montalto di Castro Sergio Caci interviene riguardo alla chiusura a fine mese dello storico punto vendita “Mondo Convenienza” a Tarquinia. «In un territorio come il nostro – aggiunge il primo cittadino – le conseguenze negative per la chiusura di una importante attività commerciale, si sentono ancora di più. Leggo dai quotidiani l’intervento del segretario provinciale della Cisl, Fortunato Mannino, e mi auguro che i sindacati abbiano già intrapreso i passi necessari per incontrare i vertici della società, cercando di evitare questa drammatica risoluzione".

"Auspico, nel caso non si riesca a fermare la decisione di Mondo Convenienza, – conclude Sergio Caci –  che i dipendenti vengano ricollocati in altre strutture commerciali vicine e che l'eventuale trasferimento in altre sedi lontane non sia di fatto un invito alle dimissioni. Come sindaco confinante alla realtà di Tarquinia mi metto a disposizione, sia dei sindacati che della società, per qualsiasi azione fosse necessaria, al fine di far tornare gli amministratori di Mondo Convenienza sui loro passi».  

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Chiusura Mondo Convenienza, Caci: "Subito un incontro con la società"

TARQUINIA – «Subito un incontro con gli amministratori della società per salvaguardare il futuro di diciotto famiglie».

Il sindaco di Montalto di Castro Sergio Caci interviene riguardo alla chiusura a fine mese dello storico punto vendita “Mondo Convenienza” a Tarquinia. «In un territorio come il nostro – aggiunge il primo cittadino – le conseguenze negative per la chiusura di una importante attività commerciale, si sentono ancora di più. Leggo dai quotidiani l’intervento del segretario provinciale della Cisl, Fortunato Mannino, e mi auguro che i sindacati abbiano già intrapreso i passi necessari per incontrare i vertici della società, cercando di evitare questa drammatica risoluzione".

"Auspico, nel caso non si riesca a fermare la decisione di Mondo Convenienza, – conclude Sergio Caci –  che i dipendenti vengano ricollocati in altre strutture commerciali vicine e che l'eventuale trasferimento in altre sedi lontane non sia di fatto un invito alle dimissioni. Come sindaco confinante alla realtà di Tarquinia mi metto a disposizione, sia dei sindacati che della società, per qualsiasi azione fosse necessaria, al fine di far tornare gli amministratori di Mondo Convenienza sui loro passi».  

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Ferri (Pd): ''Dal porto Civitavecchia non trae alcun vantaggio''

CIVITAVECCHIA – «È indubbio purtroppo che Civitavecchia sia ad ora, esclusivamente, la città che ospita il porto da cui però non trae alcun vantaggio se non le conseguenze date dall’inquinamento e dal traffico veicolare associato».

Parola del segretario del Partito democratico di Civitavecchia Germano Ferri che interviene sulla situazione ‘‘porto’’. «Emblematica in questi giorni – continua il dem – la decisione presa dall’Adsp relativamente alla banchina 26, senza coinvolgere le imprese locali, la città e senza pensare minimamente alle implicazione che tale scelta potrà avere sull’occupazione locale». Ma Ferri torna poi sulla notizia che, anche quest’anno, Civitavecchia sarà il primo porto per le crociere. «Tornando alla questione turistica – prosegue Ferri – una movimentazione di persone così importante potrebbe essere una boccata d’ossigeno per il commercio locale ormai in crisi, in virtù dei tanti croceristi che all’approdo in porto decidono di non recarsi a Roma. Considerato il patrimonio artistico, culturale, paesaggistico e gastronomico del territorio a nord della capitale – incalza il segretario del Pd locale – sicuramente la nostra città potrebbe essere inserita in un piano turistico che coinvolga anche le città della Tuscia e che si ponga come alternativa a Roma».

Qualcosa di realizzabile soltanto nel caso in cui «la città torni ad essere attrattiva sia sotto il punto di vista del decoro urbano che, soprattutto, per le capacità attrattive e ricettive che la stessa può offrire. Tutto questo però – conclude Ferri – necessita di una politica forte, la quale pensi realmente al bene della città, cosa di cui Civitavecchia ha ormai bisogno da tempo».

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###