Luminarie, si accende solo la polemica

CIVITAVECCHIA – È polemica sull’assenza di luminarie a Civitavecchia. Dopo l’intervento dei giorni scorsi del consigliere del Polo democratico Mirko Mecozzi, seguito da quello del presidente della Confcommercio Civitavecchia Graziali Luciani, un commerciante nonché uno dei diretti interessati da questa assenza. Luciani ha lanciato l’hashtag ironico e al tempo stesso tristemente realistico #stocacchio, riferendosi a quello che sarebbe stato acceso a Civitavecchia. Motivo? In città le luminarie verranno installate solamente domani, venerdì 14 dicembre, a 11 giorni dal Natale. Quelle già presenti sono state messe a proprie spese dai commercianti. Gli eventi natalizi? Organizzati da associazioni e, ancora una volta, commercianti.

Ovviamente c’è la collaborazione del Comune ma girando per Civitavecchia non si respira di certo un clima natalizio e le iniziative sono concentrate tra Cittadella, corso Marconi  – grazie alla rete d’imprese The Shopping port – e biblioteca comunale, dove è stata installata la Casa di Babbo Natale. Sulla vicenda interviene anche il rappresentante dell’associazione Meno poltrone più panchine Tullio Nunzi. «Bisogna comprendere l’attenzione che i commercianti danno a questo mese di dicembre. L’incertezza dei consumi, una crisi di nuovo paventata, una spesa che ci si augura almeno in linea con quella dell’anno passato (170 euro). Molto spesso il mese di dicembre e i saldi successivi – sottolinea Nunzi – decidono la positività di un bilancio di un’azienda. Da qui le varie polemiche sui ritardi. Per le vendite al dettaglio – prosegue Nunzi – il periodo di dicembre rimane sempre quello più importante dell’anno e ovviamente luci arredi, eventi e spettacoli hanno una rilevante importanza  e invogliano maggiormente la gente ad entrare nei negozi e fare acquisti. Una cosa è certa – conclude –  bisogna dare atto alla professionalità dei tanti commercianti che in questi giorni,in assenza delle luminarie hanno ovviato a questa carenza con un impegno personale». 

Facendo un passo indietro per spiegare il ritardo, il Comune ha provato a ricercare un gestore per gli eventi natalizi con un bando, la scadenza per la presentazione delle domande era il 12 ottobre. Il bando però è stato un flop con un solo partecipante e privo dei requisiti richiesti. A questo punto l’amministrazione è corsa ai ripari e con l’aiuto di associazioni e commercianti è riuscita a proporre comunque un cartellone di eventi. Per le luminarie l’unico atto visibile è una trattativa diretta Mepa indetta il 7 dicembre, con scadenza al 10 dicembre. Quindi dal 12 ottobre si è pensato alle luminarie nella prima settimana di dicembre. Altro punto poco chiaro è il fatto che le luminarie rimarranno esposte fino al 15 gennaio, nonostante gli eventi natalizi finiscano il 6.

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Registro tumori, Pap: ''Parlarne a ridosso della campagna elettorale è sconcertante''

CIVITAVECCHIA – “Parlare di registro tumori solo a ridosso della campagna elettorale è sconcertante e rivela lo spessore politico di chi evidentemente ama la propaganda spicciola e non ha alcuna intenzione di risolvere i problemi esistenti”.

Sulla mancata pubblicazione del Registro tumori interviene anche Potere al popolo Civitavecchia, dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra il sindaco Cozzolino, con il supporto del consigliere alla Pisana Porrello, e la Regione.

“Il registro dei tumori doveva essere online da tempo ed i suoi dati resi pubblici già da tre anni. Il presidente Zingaretti – continuano da Pap – lo annunciò molto tempo fa insieme al provvedimento di giunta che lo istituiva. Da quel momento però le dichiarazioni trionfalistiche e le promesse altisonanti hanno lasciato spazio al silenzio, all'omissione e all'omertà. Questo vero e proprio affronto alla popolazione civitavecchiese pare sia stato addirittura in grado di risvegliare nelle ultime ore – tuonano dal partito – il sindaco Cozzolino da quel letargo istituzionale che lo ha reso immobile e passivo di fronte a tutte le criticità ambientali del nostro territorio. Finalmente, ora che il suo mandato sta per concludersi, anche Cozzolino si è ricordato di questo importantissimo strumento di monitoraggio che doveva già essere a disposizione di medici, amministratori e cittadini. A questi due rappresentanti istituzionali vorremmo ricordare che il registro dei tumori è una cosa seria e la drammatica condizione ambientale che ormai da anni vivono i cittadini del territorio di Civitavecchia non consente a nessuna forza politica di poter parlare a sproposito, se non altro – incalzano – per una questione di rispetto nei confronti di chi sulla propria pelle ha vissuto e sta vivendo gli effetti nefasti che certi scandali ambientali – resi possibili da una politica da sempre debole, ingorda e asservita ai potenti di turno –  continuano a determinare”.

Duro Pap che punta il dito: “Non esiste oggi in campo alcuno schieramento politico in grado di poter affermare senza essere smentito di non avere sulla coscienza almeno una fonte inquinante. I cittadini di questo territorio – continuano dal partito – hanno il diritto di conoscere il loro stato di salute e da parte nostra non possiamo che rivolgere agli organi competenti l’invito a pubblicare il prima possibile i dati del registro tumori. Siamo pronti ad alzare il tiro, ad inchiodare i responsabili di ritardi ed omissioni alle loro responsabilità.  Allo stesso modo invitiamo quei politici “buoni per tutte le stagioni” e quelli che “improvvisamente hanno smesso di gridare” a scegliere un terreno diverso sul quale misurare la loro inconsistenza politica. La salute dei cittadini – concludono dal partito – va difesa con azioni politiche incisive, non certo utilizzata per inopportuni e offensivi teatrini di bassa lega".

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Luminarie, Luciani: ''Quest’anno accendiamo #stocacchio''

CIVITAVECCHIA – “Questo spento Natale evidenzia la distanza tra i commercianti e l’amministrazione, che da una parte vuole rilanciare il commercio cittadino con uno sciagurato outlet, e dall’altra dimostra totale disinteresse per la categoria, per chi oggi vive in una realtà così trascurata”.

Duro il presidente della Confcommercio Civitavecchia Graziano Luciani che interviene sul caso “luminarie”. Dell’argomento ieri aveva parlato anche il consigliere comunale del Polo democratico Mirko Mecozzi e sui social non sono pochi i civitavecchiesi a lamentare l’assenza di addobbi in città, tranne per quelli – come candidamente ammesso dall’assessore Enzo D’Antò – messi proprio dai commercianti. Niente albero e niente luci, non prima del 14 dicembre almeno.

“Il Natale è ormai alle porte – prosegue Luciani – e in ogni città d’Italia la monotonia è rallegrata dalle luminarie per le festività. Ci sono addirittura città che con le luminarie hanno creato un indotto commerciale turistico, che offre diverse opportunità per tutto il settore. A Civitavecchia invece, andiamo controcorrente, quest’anno accendiamo #stocacchio”.

Un hashtag ironico e amaro al tempo stesso, perché se da un lato c’è l’assessore D’Antò che si complimenta con l’impegno delle associazioni che hanno aiutato l’amministrazione nel realizzare gli eventi natalizi e la casa di Babbo Natale dall’altro c’è una Civitavecchia in cui l’aria di festa non si respira poi molto.

“È veramente triste vedere una città così spenta – tuona il presidente della Confcommercio Civitavecchia –  lasciata senza una guida vera, quanto meno per il settore del commercio, dove tutto è delegato alla forza dei commercianti che, nonostante la crisi, continuano ad investire accendendo quelle lucine natalizie, che oggi più che mai sembrano lucine di speranza. Avevamo letto di un bando per i mercatini ambizioso, forse troppo, pieno di eventi, attività e anche opportunità – conclude duro Luciani – ma di tutto ciò ad oggi non ne abbiamo traccia. Ci siamo ricreduti, noi abbiamo #stocacchio”. 

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La ministra Giulia Grillo: «Le espulsioni dei dissidenti dal M5S? Spero non servano»

La responsabile della Sanità interviene sul caso dei parlamentari che hanno votato contro il governo: «Interverranno i probiviri, ma…». Il decreto sicurezza? «Migliorato grazie all’intervento del presidente della Camera Fico»

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''Le sono cadute le chiavi'', e le rubano la borsa

LADISPOLI – ''Signora le sono cadute le chiavi''. Lei scende per recuperarle e in un attimo la borsa scompare. E' quanto accaduto ieri a una signora a Ladispoli. La donna aveva appena finito di fare la spesa ed era tornata all'auto, in sosta nel parcheggio nei pressi del supermercato. I malviventi, un uomo e una donna, avrebbero atteso che salisse in auto prima di intervenire. Un mazzo di chiavi vicino alla ruota posteriore del veicolo e il trucco delle chiavi va in scena. I malviventi avvertono la donna che le sono cadute le chiavi e così, l'ignara vittima, scende per qualche istante dal veicolo per recuperarle e uno dei due interviene sottraendole la borsa che nel frattempo era stata riposta in auto. Della vicenda sono stati già informati i Carabinieri della stazione di via Livorno ai quali la malcapitata si è rivolta per presentare formale denuncia. 

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''Si attesti la reale pericolosità degli alberi''

SANTA MARINELLA – La lista civica Il Paese che Vorrei interviene in merito al ventilato abbattimento di alcuni pini presenti in piazza Trieste. “Questa piazza – dicono i responsabili della lista – rappresenta un elemento importante della città anche in virtù della presenza delle sue alberature che, immerse nello scenario architettonico, convivono con i frequentatori della piazza offrendo godibilità ambientale e benessere. Oggi, sulla base di una relazione fondata su un’indagine visiva priva di ogni elemento di dettaglio sulle criticità e sui conseguenti indici di rischio, l’amministrazione vorrebbe procedere al loro abbattimento. Ci preme sottolineare che non abbiamo posizioni preconcette nei confronti dell’abbattimento, quindi chiediamo che il Comune affronti questo problema applicando le stesse regole che impone per l’abbattimento di alberature private. Cosa deve fare un cittadino che ritiene pericoloso un suo albero per procedere all’abbattimento? Deve far eseguire una relazione basata su indagini strumentali per attestare la reale pericolosità dell’albero, deve dichiarare nella relazione tecnica quale albero intende mettere a dimora in sostituzione di quello che si accinge ad abbattere, deve sostituire l’albero abbattuto con quello che ha indicato. Chiedere che l’amministrazione si comporti allo stesso modo con cui prevede che si comportino i cittadini, non ci sembra pretendere troppo. La relazione elaborata dall’agronoma incaricata dal Comune, non rileva alcuna malattia degli alberi e, nel suggerirne l’eliminazione, non si avvale di alcuna rilevazione strumentale. Diverse tecniche potrebbero essere utilizzate per consentire di misurare, e non solo ipotizzare, la reale stabilità dell’albero e quindi la sua eventuale pericolosità». «Se per salvaguardare la sicurezza dei cittadini sarà necessario abbattere alcuni pini – dicono dal Paese che Vorrei – chiediamo tre semplici cose. Che questa decisione venga presa a fronte di dati che attestino il reale pericolo, che la relazione individui la specie di alberi da mettere a dimora in sostituzione dei pini da abbattere, che contestualmente all’abbattimento vengano impiantati altri alberi per ripristinare le condizioni di godibilità della piazza. L’eventuale abbattimento costituisce una perdita di valore per la collettività e il regolamento comunale impone che questo danno sia quantomeno mitigato dall’immediata nuova piantumazione». «Queste considerazioni – conclude la nota – scaturiscono da una sensibilità ambientale e un amore nei confronti del nostro territorio che speriamo siano condivisi dall’amministrazione, il loro accoglimento costituirebbe l’esempio del corretto comportamento che il Comune ha il dovere di dare ai suoi cittadini sul tema della tutela dell’ambiente, dei beni comuni e del patrimonio collettivo».

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''Si attesti la reale pericolosità degli alberi''

SANTA MARINELLA – La lista civica Il Paese che Vorrei interviene in merito al ventilato abbattimento di alcuni pini presenti in piazza Trieste. “Questa piazza – dicono i responsabili della lista – rappresenta un elemento importante della città anche in virtù della presenza delle sue alberature che, immerse nello scenario architettonico, convivono con i frequentatori della piazza offrendo godibilità ambientale e benessere. Oggi, sulla base di una relazione fondata su un’indagine visiva priva di ogni elemento di dettaglio sulle criticità e sui conseguenti indici di rischio, l’amministrazione vorrebbe procedere al loro abbattimento. Ci preme sottolineare che non abbiamo posizioni preconcette nei confronti dell’abbattimento, quindi chiediamo che il Comune affronti questo problema applicando le stesse regole che impone per l’abbattimento di alberature private. Cosa deve fare un cittadino che ritiene pericoloso un suo albero per procedere all’abbattimento? Deve far eseguire una relazione basata su indagini strumentali per attestare la reale pericolosità dell’albero, deve dichiarare nella relazione tecnica quale albero intende mettere a dimora in sostituzione di quello che si accinge ad abbattere, deve sostituire l’albero abbattuto con quello che ha indicato. Chiedere che l’amministrazione si comporti allo stesso modo con cui prevede che si comportino i cittadini, non ci sembra pretendere troppo. La relazione elaborata dall’agronoma incaricata dal Comune, non rileva alcuna malattia degli alberi e, nel suggerirne l’eliminazione, non si avvale di alcuna rilevazione strumentale. Diverse tecniche potrebbero essere utilizzate per consentire di misurare, e non solo ipotizzare, la reale stabilità dell’albero e quindi la sua eventuale pericolosità». «Se per salvaguardare la sicurezza dei cittadini sarà necessario abbattere alcuni pini – dicono dal Paese che Vorrei – chiediamo tre semplici cose. Che questa decisione venga presa a fronte di dati che attestino il reale pericolo, che la relazione individui la specie di alberi da mettere a dimora in sostituzione dei pini da abbattere, che contestualmente all’abbattimento vengano impiantati altri alberi per ripristinare le condizioni di godibilità della piazza. L’eventuale abbattimento costituisce una perdita di valore per la collettività e il regolamento comunale impone che questo danno sia quantomeno mitigato dall’immediata nuova piantumazione». «Queste considerazioni – conclude la nota – scaturiscono da una sensibilità ambientale e un amore nei confronti del nostro territorio che speriamo siano condivisi dall’amministrazione, il loro accoglimento costituirebbe l’esempio del corretto comportamento che il Comune ha il dovere di dare ai suoi cittadini sul tema della tutela dell’ambiente, dei beni comuni e del patrimonio collettivo».

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Di Majo: "Accuse immotivate ed infondate"

CIVITAVECCHIA – "Ieri è stato pubblicato su uno dei quotidiani più importanti di Civitavecchia la Provincia e sul quotidiano telematico Civonline.it un lungo articolo di un consigliere comunale di Civitavecchia, sig. Perello in cui viene presa di mira la gestione dell’AdSP, enucleando quelle che a suo parere sono le criticità che avrebbero caratterizzato il mio mandato. Sento il dovere, non solo per proteggere la mia dignità e reputazione, ma anche quella di tutti i funzionari dell’ente, chiedendo diritto di replica a queste infondate critiche". 

Una lunga lettera, quella del presidente dell'Adsp Francesco Maria di Majo, per replicare alle dichiarazioni di Daniele Perello, punto per punto.

"Nell’intervento del consigliere Perello si è parlato di “un‘amministrazione dell’ente politicizzata” e che il Presidente dell’ente avrebbe sostituito il Capo Ufficio Stampa, Massimiliano Grasso (ovvero il fondatore di Civonline), perché quest’ultimo “consigliere comunale non della stessa parte politica di di Majo”. Premesso che il sottoscritto non appartiene a nessuna “parte politica”, ebbene se Grasso fosse stato spostato effettivamente per motivi politici, è curioso che ciò sia avvenuto ben dopo circa 15 mesi dall’inizio del mio mandato. Preciso, inoltre, che a capo dell’ufficio promozione e stampa vi è un dirigente dell’ente e non il funzionario a cui fa riferimento il consigliere Perello.

Leggo poi, sempre dall’articolo di Civonline, che il consigliere Perello ha dichiarato che “il presidente di Majo nonostante l'ente abbia in cassa accantonati, come risulta dal bilancio, oltre 40 milioni di euro, si è rifiutato per motivi politici, di pagare all'amministrazione M5S del Comune di Civitavecchia i 2 milioni annui previsti dal protocollo d'intesa sottoscritto dal precedente Presidente". Ebbene, forse il consigliere Perello – ha aggiunto – non si è ben documentato o è stato mal informato, sul fatto che questa amministrazione, sulla base di un parere dell’Avvocatura di Stato (richiesto dal sottoscritto ad inizio del suo mandato, dato che dopo qualche giorno dal mio insediamento mi sono visto recapitare una diffida di pagamento del Comune per circa 5 milioni di Euro), non ha provveduto al pagamento della predetta somma sulla base dell’assunto che l’accordo di collaborazione (firmato non da me, bensì da Pasqualino Monti nel luglio 2015), che prevede l’elargizione di un contributo in favore del Comune per 2 milioni all’anno per ben 10 anni (a fronte di un asserito impatto dei crocieristi sulla città) è inefficace o invalido. E se questa tesi dell’avvocatura (a difesa degli interessi dell’ente) sia effettivamente corretta lo deciderà il Consiglio di Stato il prossimo anno (Consiglio di Stato che ha comunque accolto, il mese scorso, la richiesta di sospensiva dell’ente avverso il pagamento di 2 milioni di Euro). Ciò nonostante questo ente ha sin da subito intrapreso diversi contatti con il Comune al fine di addivenire ad un nuovo accordo che prevedesse l’individuazione di determinati interventi utili per la città e per il porto.
Il consigliere Perello insinua, inoltre, che il sottoscritto abbia in qualche modo partecipato al “dirottamento” delle banane Chiquita a Livorno scegliendo un dirigente livornese nella commissione interistituzionale.  Credo che questa insinuazione sia talmente campata in aria che non meriti neppure di essere commentata. 
Perello sostiene poi che sussiste “il rischio concreto di esporre l’ente a numerosi contenziosi derivanti da cause del lavoro già annunciate da numerosi dipendenti dell’Adsp a causa delle successive riorganizzazioni interne dell’ente, condotte in diversi casi senza il preventivo accordo con le organizzazioni sindacali”. Ricordo al consigliere Perello, che nel caso di riorganizzazione interne dell’ente, il vertice è tenuto ad informare e consultare le organizzazioni sindacali, e non viene prevista dal contratto collettivo la concertazione. In ogni caso l’ente ha avuto diversi incontri ed interlocuzioni con le organizzazioni sindacali prima di varare la predetta riorganizzazione (che ha comportato anche una ordinaria rotazione, dopo circa 12 anni, del personale di alcuni uffici) ed ha anche accolto diverse proposte di modifica presentate da tali organizzazioni sindacali (talune delle quali hanno anche formalmente aderito allo schema finale di riorganizzazione dell’ente).
Viene addebitato alla “gestione di Majo” anche il ritiro del gruppo Gavio dalla Darsena Energetica Grandi Masse (DEGM).  Ebbene il gruppo Gavio ha deciso di abbandonare il progetto della DEGM da diverso tempo ma è solo con questa amministrazione che si è avviata e dichiarata la decadenza della relativa concessione riottenendo anche la riconsegna delle aree. Gavio ha avviato un arbitrato avanzando una pretesa di restituzione dei canoni dal 2006 al 2016 (circa 15 milioni) e di circa ulteriori 15 milioni di Euro per supposte opere realizzate che andrebbero a beneficio dell’ente. Tali pretese sono state tutte contestate da questo ente in sede arbitrale. Ma ciò che più conta oggi è che le aree verranno presto rimesse sul mercato e quindi rese operative affinché il porto di Civitavecchia possa finalmente essere dotato di una banchina petrolifera e di una importante banchina per le merci alla rinfusa nonché di un importante bacino di carenaggio per la cantieristica navale".

Di Majo interviene poi sulla vicenda Total Erg (oggi Italiana Petroli), "che, lo si ripete ancora una volta, nasce diversi anni fa e riguarda l’impugnativa di alcuni decreti sulla tassa e sovrattassa adottati dalla “gestione Monti” e i cui contenziosi si sono trascinati fino alla “gestione di Majo”. Il commissario ad acta – ha spiegato – è stato nominato perché non è stato possibile accertare con esattezza le somme da restituire (in base all’incremento della sovratassa) e che erano state riscosse, per conto dell’ente, dalle Dogane, in virtù del Decreto n.209 del 2014, poi dichiarato illegittimo con Decreto del Presidente della Repubblica.  Ricordo al consigliere Perello che la sovrattassa è una tassa che può (ma non deve) essere imposta dall’amministrazione portuale a carico delle merci imbarcate o sbarcate a copertura dei costi sostenuti per le opere infrastrutturali nei porti. Ciò è stato fatto da questa amministrazione, ma solo a seguito  di una lunga e complessa istruttoria (illustrata in seno all’Organismo di Partenariato e approvata dal Comitato di Gestione) insieme all’introduzione di nuovi incrementi delle tasse portuali che comunque, complessivamente, hanno ridotto il carico tributario nei porti, rendendoli così più competitivi, riducendo altresì la differenza del carico tributario con gli altri porti italiani (negli anni passati Civitavecchia ha avuto uno dei regimi di tassazione tra i più elevati nel panorama della portualità italiana). Chiedo, dunque, a Perello, se è ancora convinto che la cosa giusta da fare, come ha affermato, sarebbe stata quella di aumentare ulteriormente le tasse! Così da far perdere sì traffici a questo scalo.
Il consigliere Perello mi o ci (dato che io rappresento un ente in cui lavorano più di 100 persone) contesta un supposto "mancato intervento su Enel", consentendo alla Spa elettrica "in contrasto con quanto disposto dalla Legge 84/94, di bandire una gara pubblica per l’individuazione dell’impresa portuale da adibire alle operazioni di scarico del carbone, consentendo ad Enel – ha aggiunto -di trarne un risparmio dal ribasso di asta, a danno delle imprese e dell’occupazione locale”. Sul mancato intervento di questa amministrazione, basta vedere chi ha partecipato ai numerosi incontri per capire che l’ente non si è mai sottratta nell’affrontare questa vicenda. Sul resto chiedo al Sig. Perello di indicarmi la norma della legge 84/94 che impedirebbe all’Enel di bandire una gara pubblica. Forse avrebbe dovuto ricordare piuttosto che l’ambito portuale, in cui ENEL svolge la propria attività, è un ambito chiuso in cui le operazioni portuali possono essere esercitate previa autorizzazione di questo ente (autorizzazioni che sono limitate).  In sostanza chiunque verrà prescelto dall’Enel avrà necessità, per poter operare, di ottenere tale autorizzazione. E tutto ciò è stato ben chiarito da questa amministrazione ai rappresentanti dell’Enel.
Sulle contestazioni mosse dal consigliere Perello sulla Pas e in merito all’asserita incompatibilità dell’incarico del dott. Vincenzo Conte quale amministratore ad interim e quale direttore generale, ho già chiarito in un precedente comunicato stampa che tale incompatibilità non sussiste essendo egli non dipendente di questa amministrazione; peraltro l’incarico di amministratore (non retribuito e limitato all’ordinaria amministrazione, come precisato nel nulla osta dato dalla sua amministrazione di appartenenza, è limitato al tempo necessario per selezionare un nuovo amministratore.

Infine, il consigliere Perello parla di “calo complessivo dei traffici del porto di Civitavecchia registrato nel 2017”. Invito Perello a consultare meglio i dati statistici dell’ente e vedrà che tutti i traffici riportano il segno + nell’anno 2017 e ciò anche nel primo semestre del 2018 (con una forte crescita del traffico RO-RO), con solo poche eccezioni, tra cui il traffico di carbone dell’ENEL (ma spero che non si voglia imputare all’ente la responsabilità circa le scelte dell’ENEL di variare il livello di produttività della centrale)  e quello delle autovetture in esportazione. A tale ultimo riguardo corrisponde a verità che il traffico delle autovetture FCA si è spostato (peraltro da più di un anno) a Gioia Tauro, ma vorrei nuovamente ricordare che tale decisione è stata assunta ad inizio del 2016 (prima quindi del mio mandato) ovvero allorché il gruppo Grimaldi ha deciso di assumere una partecipazione in quel porto (basta vedere gli articoli sul giornale dell’epoca).

"Ho sentito il dovere, come sopra indicato, di replicare alle sopra indicate contestazioni – ha ribadito il presidente Di Majo – e di cercare di interrompere questo flusso unilaterale di immotivate ed infondate accuse che vengono ripetutamente mosse al sottoscritto e all’ente che mi onoro di rappresentare. Tali accuse, che non possono essere definite critiche, appaiono volte unicamente ad offrire un quadro distorto della gestione dell’ente, senza minimamente considerare gli innumerevoli risultati conseguiti negli ultimi quasi 2 anni dalla sua istituzione. Rinvio a qualche settimana (ovvero al passaggio dei 2 anni della “mia gestione” dell’ente) una illustrazione, quindi, degli innumerevoli ed importanti risultati conseguiti da questo ente, grazie allo sforzo di più di 100 funzionari e dirigenti che quotidianamente lavorano per l’amministrazione e lo sviluppo dei tre porti del network laziale (Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta). Risultati che ho illustrato già qualche giorno fa nel corso di un’audizione presso una Commissione della Regione Lazio che è durata un intero pomeriggio e che sono stati tutti riportati nel Piano Operativo Triennale 2018-2020 e nella recente revisione annuale, consultabile sul sito dell’AdSP. Mi limito, comunque, qui a segnalare (relativamente al solo porto di Civitavecchia) alcuni dati concernenti le opere realizzate o avviate: procedura di gara per le nuove opere infrastrutturali (costruzione di un nuovo pontile nella darsena traghetti che collegherà ulteriormente Civitavecchia a Barcellona e che è stato anche oggetto di un contributo dell’Unione Europea e che usufruirà di parte di un finanziamento BEI  di ben 195 milioni, approvato il mese scorso da tale Banca); smantellamento e ripristino del molo ex ferrovie dello Stato; realizzazione ad opera del concessionario Rct del più grande terminal crocieristico d’Italia (inaugurato lo scorso 18 maggio); risistemazione e ripristino del muro paraonde della diga foranea da parte dell’AdSP; prossimo avvio degli interventi di realizzazione e di adeguamento tecnologico dei collegamenti ferroviari nel porto etc. Tutti questi interventi sono stati realizzati nonostante che questa nuova amministrazione, sin dall’inizio,  abbia dovuto dedicare una gran parte delle proprie  risorse ad affrontare complessi contenziosi, generati nel corso delle passate amministrazioni oppure sorti nel corso di questa amministrazione ma derivanti da atti o fatti di anni passati (ad esempio, oltre ai citati casi Total Erg e Gavio, ricordo il mega contenzioso con Fincosit derivante dall’appalto per la realizzazione della darsena traghetti negli anni 2013-2015; i contenziosi con Rtc e Cfft  etc.)".

E aggiunge come oggi "ci sia ora veramente bisogno di riportare serenità in questo porto il cui sviluppo deve essere da tutti sostenuto, da tutte le forze politiche locali e nazionali, perché solo rilanciando l’economia di questo porto e dei porti di Fiumicino e Gaeta, verrà rilanciata anche l’occupazione; e questa città non si merita di avere uno dei più alti tassi di disoccupazione del Lazio. Ieri ho incontrato nel mio ufficio i rappresentanti di una società internazionale – ha concluso – che ha appena fatto un investimento di circa 20 milioni di euro per poter avviare un’attività di cantieristica navale importante in questo porto e ci hanno rappresentato investimenti, a tale fine, per circa 130 milioni di euro con decine e decine di nuovi posto di lavoro. Ebbene, credo che sia interesse davvero di tutti che questo porto possa avere altri investimenti così importanti e che possa diventare uno dei principali porti italiani; i presupposti tecnico-economici ed amministrativi per riuscirci – se tutto il cluster portuale e la città è coesa a tal fine – ci sono".

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Cerveteri tra i ‘‘Luoghi del cuore’’ del FAI

CERVETERI – Sul sito della FAI – Fondo Ambiente Italiano, c’è la possibilità di votare Cerveteri fino al 30 novembre 2018 come I Luoghi del Cuore – Censimento dei luoghi italiani. Dopo ogni edizione il FAI interviene concretamente a favore di una selezione dei beni più votati. Partecipa al censimento e aiuta i tuoi luoghi del cuore a scalare la classifica. 
«Il FAI – scrivono sul sito su i ‘’Luoghi da proteggere’’ – è nato da un forte desiderio di proteggere la bellezza del nostro Paese, per tutelare luoghi speciali, che tutto il mondo ci invidia, ma anche per dare valore a beni minori troppo spesso dimenticati. Per questo, nel corso degli anni la nostra attività si è diversificata. Non solo ci prendiamo cura dei luoghi che ci vengono affidati tramite lasciti o donazioni ma ci occupiamo per esempio di far conoscere beni particolari, generalmente inaccessibili, aprendoli durante le Giornate FAI; di segnalare alle Istituzioni i beni più amati dai cittadini che li votano durante il censimento “I Luoghi del Cuore”; o, ancora, di sottoscrivere convenzioni riservate ai nostri iscritti per ingressi scontati presso tante realtà culturali italiane, siano esse gallerie, teatri, dimore storiche, musei e così via. Perché i luoghi, ogni luogo, parla di noi, è il nostro specchio e conoscerlo e averne cura significa occuparci di noi stessi, della nostra stessa vita». 
Per poter votare occorre registrarsi gratuitamente al sito, oltre ad accedere ad un’area privata, potrete votare i luoghi del cuore e aggiungere informazioni, notizie ed eventi per arricchire le loro schede. Se fate parte di un comitato che raccoglie voti, potrete creare la vostra pagina personale sul sito. Ricordatevi c’è tempo solo fino al 30 novembre.

 

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Ranalli e Don Milani, caos istituzionale

CIVITAVECCHIA – «La nostra intenzione era di essere coinvolti per rispondere alla cittadinanza». Lo dichiara l’assessore all’Istruzione Alessandra Lecis che interviene cercando di fare chiarezza dopo la nota stampa inviata giovedì a fi rma congiunta con l’assessore all’Edilizia scolastica Gioia Perrone sulla chiusura delle materne Don Milani e Ranalli. Si sarebbe trattato di un semplice malinteso con l’utilizzo della parola ‘‘chiusura’’ invece di ‘‘spostamento’’.

Una parola che però cambia completamente l’interpretazione della nota inviata. Secondo l’assessore, infatti, la chiusura delle aule è stata concordata «con l’ingegnere della sicurezza Del Piano – spiega Lecis – hanno convenuto che era auspicabile chiudere la scuola per ripristinare il sito». La decisione incriminata è stata quella dello spostamento delle aule per cui, sempre secondo l’assessore, il Comune è stato avvisato solo a cose fatte. Resta il fatto però che, come la stessa Lecis ammette: «L’alternativa era solo questa ed è stata presa per tutelare i bambini».

L’assessore rassicura sul fatto che non ci siano intenzioni bellicose nella nota inviata, resta quindi poco chiaro il senso della manovra. Lecis, infatti, dice che la decisione presa è giusta ma avrebbe preferito un maggior coinvolgimento del Comune nel processo. Sicuramente nella vicenda si è creata molta confusione e, come è possibile verifi – care tra i vari commenti sui social, ci sono non pochi genitori che non hanno apprezzato non solo lo spostamento ma anche come la vicenda è stata gestita nella sua interezza. Per ora le aule restano inagibili e probabilmente bisognerà attendere la riunione di lunedì per capire quali saranno i tempi necessari per il ripristino.

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