Pas: Andrea Rigoni nuovo amministratore

CIVITAVECCHIA – Come era stato ampiamente anticipato, è Andrea Rigoni il nuovo amministratore della Pas, la Port Authority Security, così come ufficializzato nel decreto di nomina firmato dal presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno centro settentrionale Francesco Maria di Majo. Il bando di selezione è stato pubblicato il 28 marzo scorso ed il 18 maggio la commissione esaminatrice aveva già individuato in Rigoni la figura più idonea a ricoprire il delicato incarico, per i requisiti e l’esperienza professionale maturata. Due mesi e alla fine il 62enne originario del Veneto ha sciolto la riserva ed accettato l’incarico, chiamato a ricoprire per tre anni. 
Rigoni andrà ad affiancare il direttore tecnico Vincenzo Conte. Dopo il bando per la nomina, appena insediato Di Majo, dell’amministratore di Pas, in un primo momento vinto dall’ex generale dei Carabinieri Giancarlo Paoletti, che poi rinunciò subito all’incarico, a guidare la società arrivò, ad aprile 2017, un altro ex generale dell’Arma, anche lui con un curriculum di altissimo livello (è stato tra l’altro anche direttore della sicurezza e vice presidente di Eni), Umberto Saccone. Oggi Rigoni prende il posto di quest’ultimo, per un compenso annuo lordo di poco meno di 60mila euro. 
Il nuovo amministratore della Pas dovrà fare subito i conti con l’approvazione del bilancio, questione che si sarebbe dovuta chiudere diversi mesi fa. Il lavoro, sicuramente, non mancherà per sistemare alcune situazioni pregresse e dare nuovo slancio alla società. 

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Palazzo dei Priori, insediato il sindaco Arena. Tutti i consiglieri eletti

VITERBO – Giovanni Maria Arena, neo sindaco di Viterbo, si è insediato questa mattina a Palazzo dei Priori. Subito dopo la proclamazione del primo cittadino, l'Ufficio centrale elettorale ha ufficializzato anche i consiglieri eletti a seguito della tornata elettorale dello scorso 10 giugno: Claudio Ubertini, Gianluca Grancini, Laura Allegrini, Paolo Bianchini, Vittorio Galati ed Elisa Cepparotti per Fratelli d'Italia; Stefano Evangelista, Claudia Nunzi, Ludovica Salcini, Ombretta Perlorca, Antonio Scardozzi e Stefano Caporossi per la Lega; Elpidio Micci, Antonella Sberna, Isabella Lotti, Giulio Marini, Fabrizio Purchiaroni e Matteo Achilli per Forza Italia; Giovanni Maria Santucci e Paolo Barbieri per Fondazione; Chiara Frontini, Letizia Chiatti, Patrizia Notaristefano e Alfonso Antoniozzi per Viterbo 2020 – Viterbo Cambia; Massimo Erbetti per il Movimento 5 Stelle; Lisetta Ciambella, Alvaro Ricci e Martina Minchella per Orizzonte Comune – La voce dei giovani viterbesi – PD; Francesco Serra e Lina Delle Monache per Impegno Comune; Patrizia Frittelli per Viterbo dei Cittadini; Filippo Rossi per Viva Viterbo – Area civica. 

 

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Rifiuti, insediato il tavolo a Tolfa: secco no dagli amministratori locali

TOLFA – Come annunciato dal sindaco di Tolfa Luigi Landi, si è tenuto ieri sera il tavolo dei Sindaci e dei rappresentanti del territorio al fine di discutere del tema rifiuti. Presenti oltre al primo cittadino di Tolfa, il sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino e quello di Allumiere Antonio Pasquini, oltre al deputato Alessandro Battilocchio, si consiglieri regionali Gino De Paolis e Devid Porrello, al rappresentante della Città Metropolitana Matteo Manunta e a molti consiglieri comunali e assessori dei comuni del territorio.

L’assemblea dopo aver analizzato il tema della determina regionale dei giorni scorsi sulla questione rifiuti, ha ribadito la netta contrarietà al trasferimento dei rifiuti provenienti da Roma e da Latina a Civitavecchia e sul comprensorio. Il sindaco di Tolfa Landi ha dunque informato i presenti di aver ricevuto la disponibilità, comunicata dai consiglieri regionali Tidei e Minnucci, dell’assessore regionale competente Massimiliano Valeriani ad interloquire con il tavolo nei prossimi giorni. Si è quindi deciso di aggiornare la riunione all’inizio della prossima settimana, al fine di incontrare Valeriani e decidere in seguito sulle azioni da intraprendere.

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Fumi in porto, Menditto: il nuovo consiglio regionale dovrà votare la delibera

CIVITAVECCHIA – “Non appena si sono insediate le nuove commissioni permanenti mi sono premurato di rinnovare la richiesta e sono certo che stavolta le cose andranno diversamente”. Lo dichiara il presidente del consiglio comunale Dario Menditto (M5S) che torna a parlare della proposta, votata all’unanimità dalla massima assise cittadina nei primi mesi del 2016, di inserire nel Piano regionale della qualità dell’aria norme per ridurre l’inquinamento delle navi in porto.

“Esattamente come avevo prospettato qualche mese fa – incalza Menditto – nonostante i ripetuti solleciti, si è giunti alla naturale scadenza di mandato del precedente consiglio regionale del Lazio e un altro se ne è insediato, senza che la richiesta sia stata discussa nel merito. Sono certo che stavolta le cose andranno diversamente. Due i nuovi elementi di forza che mi fanno ben sperare, il primo – evidenzia – è il recente studio Cnr – Arpa Lazio che per la prima volta definisce scientificamente quale sia il contributo del porto all’inquinamento cittadino complessivo e cioè di circa la metà. L’altro è che il nuovo vicepresidente del consiglio regionale è Devid Porrello – spiega il pentastellato – persona per provenienza e formazione sicuramente sensibile all’argomento e che saprà dare una sferzata al procedimento per una celere votazione in aula a favore della richiesta”.

Menditto conclude ricordando alcune delle iniziative dell’amministrazione per contrastare l’inquinamento come l’accordo Civitavecchia blue agreement con la Capitaneria di porto, “l’Autorità Portuale e le compagnie armatoriali di traghetti, la vertenza con il Ministero dell’Ambiente sulla prescrizione Via non ottemperata fin dal lontano 1997 relativa all’elettrificazione delle banchine e infine – dichiara Menditto – la richiesta al presidente del Consiglio dei Ministri, alla quale stanno aderendo anche altre città portuali, di promuovere l’istituzione di un’area di controllo delle Emissioni (Eca) nel Mediterraneo”. 

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Un fiume di gente alla fiaccolata per Marco

di G. OLZAI e T. MORETTI

CERVETERI – Partecipazione straordinaria alla fiaccolata in ricordo di Marco Vannini per protestare contro una sentenza ritenuta iniqua e ingiusta. Circa 10mila persone hanno sfilato lungo le vie cittadine al grido di «Giustizia, giustizia!» intercalato dall’espressione «Vergogna, vergogna!» diretta più che a soggetti precisi ed identificabili, ad una situazione che si era venuta a creare. La richiesta civile e ordinata era rivolta a chiunque potesse garantire una giustizia equa attraverso il trionfo della verità. Una verità che veniva sottolineato serve a Marco, serve alla sua mamma e al suo papà e ha tutti quelli che gli hanno voluto e continuano a volergli bene. Si sentiva dalla invocazione costante del suo nome gridato dal cuore: «Marco! Marco! Marco!».  Tantissimi, come i genitori, indossavano magliette bianche con la foto di Marco. Ad aprire il corteo lo striscione con la foto di Marco e la scritta @noninmionome giustizia per Marco Vannini come a dissociarsi da quel popolo in nome del quale era stata emessa quella sentenza. L’hashtag diventato virale nel web «Non in mio nome», filo conduttore della manifestazione, è stato urlato come un tormentone. Significativi altri due striscioni contenenti uno la scritta «Noi avremo la nostra giustizia in questa vita o nell’altra»  e l’altro «Il popolo italiano vuole giustizia» che si sintetizzavano il malcontento popolare. L’enorme serpentone di donne, uomini, anziani e bambini molti dei quali tenevano per mano un palloncino bianco, si muoveva avvolto da una serata dal clima clemente, si può osare accogliente, quasi fosse un presagio e al tempo stesso una benedizione. Nonostante l’asprezza del tema si coglieva dai commenti personali di capannelli e piccoli gruppi di conoscenti, l’essenza della necessità di partecipare. Sembrava tutti avessero capito che quella luce che tenevano nelle loro mani fosse necessaria ad illuminare le menti, ad aiutare a distinguere il bene dal male, la vita dalle umane miserie con le quali in questo caso era stata barattata. Una lezione di civiltà morale che pretende di incontrarsi col diritto in quanto fonte d’ispirazione della norma, abbattendo l’originale sillogismo della morale e del diritto che non si incontrano mai. Una serata che si è conclusa con gli applausi scroscianti della folla quando mamma Marina indicando una gigantografia di Marco diceva: «Vedete la foto di mio figlio, il suo sorriso. Io credo che con questa fiaccolata Marco vuole lasciare un messaggio alla nostra società. Forse non è morto invano, perché  la sua purezza, la sua compostezza, il suo essere stato una persona amata e conosciuta che ha dato sempre una parola buona a tutti, ci vuole dire che deve cambiare qualcosa in questa nostra Italia».

FAMILIARI

Mamma Marina: «Ho provato delle emozioni stupende. Mi sono sentita amata da tutti. Ho avvertito l’amore che tutti nutrono per Marco e che nessuno lo dimentica. Lo sentivo vicino a me quando ho visto una stella luminosa che brillava nel cielo. Era come se lui fosse lì e diceva a tutti grazie per quello che state facendo. Una sensazione meravigliosa, vedere una comunità unita nel dolore. E’ vero che il dolore ce l’ho io, però l’ho avvertito in tutti. Ho visto mamme piangere  che mi venivano vicino e mi dicevano “signora, è coraggiosa, è forte, continui così, lo faccia anche per noi perché noi siamo mamme come lei’’. Erano tutti arrabbiati. E’ stata tutta un’emozione. Certo non nascondo che avrei preferito essere dentro casa mia e averci mio figlio vicino. Però, probabilmente, Marco ha voluto mandare un messaggio a questa società. Marco amava tanto la storia. Quando andava a scuola era la sua materia preferita. E sicuramente nella storia lascerà un segno facendo cambiare qualcosa».
Papà Valerio: «La fiaccolata è stata stupenda. C’è stato un flusso di gente che era  inaspettato. Evidentemente è entrata nel cuore delle persone. Non perché siamo bravi ma perché quello che è successo è di uno squallore allucinante. E dopo tutte le porcate fatte quella sera in quella casa, non dico che sono stati premiati, ma tre anni ai familiari, che praticamente non si fanno un giorno di carcere, e soprattutto Viola che sta fuori è assurdo. Viola aveva un telefonino col quale giocava tutto il giorno e poteva fare una chiamata al 118 quella sera, così non si arrivava a questo punto. Marco sarebbe tra noi se l’avesse fatto. Nessuno può dire che lei non c’entra niente. Spero che ci sia un appello e che vengano riviste le punizioni per queste persone. E’ umanamente inaccettabile che una persona che si macchia di un reato del genere possa passarla liscia». Alla domanda circa l’emozione provata a vedere tanta gene, papà Valerio risponde: «Pensavo a cosa Marco avrebbe detto di noi. Siamo persone semplici, umili mai avremmo fatto una cosa così eclatante con tante persone e Marco penso ci avrebbe guardato sbalordito – dice sorridendo – e sicuramente ci avrebbe detto qualcosa. Mia moglie ha una grande forza, nonostante tutto quello che sta passando, riesce ad avere la sua grinta nell’affrontare la cosa. Ci sono poche persone così. Io faccio da spalla. Le persone mi dicono che il mio silenzio parla. Sentivo il calore delle persone perché è quello che aiuta me in modo particolare non solo ad andare avanti ma anche a trovare il coraggio di esprimere i miei sentimenti. E’ come se loro me lo chiedessero, volessero una conferma. Alla fiaccolata ho avuto emozioni belle tra virgolette perché la causa purtroppo è bruttissima. Vedere tutte quelle persone che ci stavano vicino e in sintonia con le nostre idee come se si sentissero toccati come fossero dei familiari, è stato molto bello». 
La zia Anna Conte: «Sono molto emozionata, molto commossa e mi auguro che sia l’inizio di qualcosa di buono non solo per noi ma anche per le altre persone per ottenere giustizia. Speriamo si arrivi alla verità anche se a me sembra così palese. Tanta gente ha preso parte al nostro dolore. Ha partecipato e spero che ci aiuti con la presenza a far ottenere a Marco la giustizia che si merita».   
Lo zio Roberto Carlini: «Siamo pienamente sodisfatti per l’esito di questa manifestazione. Siamo riusciti a far scendere in piazza circa 10mila persone che con la loro presenza hanno testimoniato la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia ma soprattutto si sono distaccati da una giustizia non giusta che ogni giorno, a parte il caso di Marco, viene rappresentata nei vari casi. La gente è stanca. E’ stanca e quando può, coglie l’occasione per scendere in piazza e manifestare. Ma la cosa che ci ha fatto ancor più piacere è vedere i sindaci che si sono uniti a noi indossando la fascia tricolore. Erano i sindaci dei comuni limitrofi che rappresentano centinaia di migliaia di persone. Questo ci ha fatto immensamente piacere perché significa che anche le istituzioni si sono schierate dalla nostra parte».
Il cugino Alessandro Carlini: «Vedere ieri sera quante persone sono scese in piazza per chiedere giustizia per Marco è stata per noi un’emozione immensa. Non potremmo mai dimenticare quello che state facendo da tre anni per la nostra famiglia. Spesso la gente ci ferma o ci scrive per dirci che siamo un esempio per tutti e che siamo una famiglia speciale. Beh lasciateci dire che le persone speciali siete voi e che in questi anni ci avete insegnato veramente tanto rendendoci delle persone migliori. Volevamo ringraziare tutte le persone presenti ieri sera a Cerveteri, Roma, Milano, Pavia, Sanremo, Reggio Calabria, Olbia, Cagliari, Arezzo, Bologna, Tor San Lorenzo, ma anche tutte quelle che non hanno potuto partecipare ma che con il cuore erano lì con noi. Chi di dovere non potrà far finta di non vedere quello che è accaduto ieri sera!!! Noi non molleremo mai!»

 

SICUREZZA

La presenza delle Forze dell’ordine era imponente ma discreta.  La presenza delle autorità dell’arma dei carabinieri nella persona del comandante della compagnia di Civitavecchia, il capitano Marco Belillo e del dirigente del commissariato della Polizia di Stato, sempre di Civitavecchia Nicola Regna, facevano capire subito quanta e quale attenzione aveva attirato questa manifestazione, con buoni  e corretti intendimenti da parte degli organizzatori, ma comunque figlia dei social, attraverso i quali aveva avuto adesioni mai viste per questo territorio e che hanno quindi imposto la valutazione di variabili di non poco conto, vista la difficoltà ad identificare il target dei partecipanti. I presupposti erano chiari. Si manifestava contro una sentenza  di un tribunale ritenuta ingiusta appellandosi al sacrosanto diritto della critica senza però mai mettere in discussione che comunque le sentenze vanno rispettate e accettate, pilastro del nostro ordinamento giuridico. Quanti avevano capito il vero senso della manifestazione? Quanti potevano essere quelli che non volevano capire e che potevano approfittare della grossa ribalta offerta dall’evento tentando di strumentalizzarla e di cambiarne volto e significato? Il rischio c’era e le autorità se ne sono fatte carico ai massimi livelli. E’ stata l’occasione per il comandante Belillo di conoscere personalmente mamma Marina,  che le ha presentato personalmente il comandante della caserma di Cerveteri il luogotenente Polizzi, mite e allo stesso tempo tenace e grintosa, che ha reagito come solo l’istinto di una femmina sa reagire quando fai un torto al figlio. E Marco, il figlio, il torto lo ha subito e questo si al di là di ogni ragionevole dubbio. Sarebbe congettura impegnare parole per spiegare che sentimento può aver suscitato quella mamma addolorata e arrabbiata sul giovane comandante Belillo. Ma non si può negare che durante il corteo Marina attorniata come in una sorta di scorta dal giovane comandante, dal luogotenente Polizzi e dagli altri funzionari della Polizia di Stato, aveva un’aria tranquilla, si sentiva palesemente al sicuro.
Renato Bisegni, responsabile dell’ufficio della Protezione Civile di Cerveteri: «La risposta delle associazioni del volontariato è stata al di sopra di ogni aspettativa. Hanno risposto all’appello circa cento unità appartenenti alle associazioni locali e dai paesi limitrofi  formando  uno staff che ha reso sicuro in ogni  aspetto l’evento eccezionale occorso a Cerveteri.  Ad intervenire per ogni esigenza delle circa diecimila persone che hanno partecipato alla fiaccolata trenta uomini divisi in due squadre antincendio, due moto mediche con alcuni nuclei sanitari a piedi che seguivano il corteo. Erano presenti poi due  punti di assistenza medica presidiati da personale specializzato di Assovoce di Cerveteri e dalla CRI di Santa Severa. C’erano inoltre i volontari dell’associazione “Misericordia” di Santa Marinella con un ambulanza e altre due ambulanze erano presenti rispettivamente della CRI e della Assovoce. Le Guardie Ecozoofile di Fare Ambiente, si adoperavano poi a controllare i varchi e gli accessi in città supportando la Polizia locale a rendere il traffico più fluido ed ordinato. La soddisfazione che si è avuta a fine serata – conclude Bisegni  – è stato di aver preso atto della risposta che c’è stata dalle associazioni di volontariato, della macchina che ha funzionato in modo perfetto e che una serata da considerarsi eccezionale per il volume di persone che ha portato a Cerveteri si è svolta senza incidenti di nessun tipo  per i quali si è dovuto intervenire». C’è da dire che tanto non stupisce vista la cura che della Protezione civile ha avuto il suo ex comandante Marco Scarpellini, da qualche mese in pensione, e dalla competenza di chi ne ha raccolto il testimone: Renato Bisegni. Il nucleo comunale è impegnato infatti in corsi di formazione  e di simulazioni pressochè continui, soprattutto nelle scuole, formazione diretta ai docenti e agli allievi per le emergenze che possono presentarsi improvvise che possono sembrare banali ma altamente pericolose se non si conoscono le tecniche e i metodi di intervento.

SINDACI

Alessio Pascucci, Cerveteri: «Quando mi sono insediato nel ruolo di Sindaco, ho giurato fedeltà e rispetto della Costituzione, nella quale credo fermamente. Ma oggi non posso non dire che quando abbiamo letto la sentenza di primo grado di questo processo, abbiamo sentito nel nostro cuore che fosse una sentenza non legata alle parole giustizia e verità». 
Alessandro Grando, Ladispoli: «Sono orgoglioso di rappresentare la mia città in questa circostanza che purtroppo rimarrà per sempre legata a un evento tragico. Questa piazza ha dimostrato di essere una piazza matura, ha rappresentato la propria rabbia nella maniera giusta. Questa manifestazione rimarrà per sempre nel mio cuore. Continueremo a far sentire il nostro amore alla famiglia di Marco finché non avrà ottenuto giustizia e verità».
Bruno Bruni, Manziana: «Il tema di questa sera è amaro, molto amaro. Come amministrazione abbiamo intitolato a Marco una panchina nei giardini pubblici in una posizione dove si vede l’infinito, e da dove si vede la casa dove è nato Valerio»
Luca Testini, vicesindaco di Bracciano:  Esalta l’esempio del dolore e dell’amore della famiglia Vannini e dice: «Questo farà in modo che Marco rimanga sempre presente nel cuore di  ognuno di noi» 

 

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Ladispoli, la stazione della morte

LADISPOLI – Suicidio o tragico investimento? Ipotesi al vaglio degli investigatori che continuano ad indagare dopo l’ennesima tragedia sui binari alla stazione di Ladispoli. Anche questa volta gli agenti della Polfer di Civitavecchia chiamati a ricostruire la dinamica dell’impatto. Molti gli interrogativi dopo la terza vittima che si conta in appena due settimane. Se nel primo caso è quasi certo l’attraversamento selvaggio di un ragazzo indiano di 26 anni mentre sopraggiungeva un Frecciabianca che lo ha centrato in pieno (a confermarlo anche diversi testimoni uno dei quali ferito dopo essere stato raggiunto da alcune parti del corpo del giovane), restano gli interrogativi sull’investimento di martedì scorso e di quello avvenuto la notte tra sabato e domenica. (Agg. 23/04 ore 17,22 segue)

IL DRAMMA DELLA DISPERAZIONE. Nel caso di martedì gli agenti della polizia ferroviaria hanno rinvenuto sulle rotaie anche i due cani della vittima, un senza fissa dimora originario dell’Albania. L’uomo era stato colpito da un treno regionale in transito per cause ancora in corso di accertamento. E il dramma di sabato notte? Difficile al momento stabilirlo con precisione. Probabilmente si tratta di un altro clochard quello investito in pieno da un treni merci. Se così fosse si potrebbero addebitare i fatti alla disperazione, all’alcol magari, di persone che vivono ai margini della società e che popolano edifici abbandonati a ridosso delle ferrovie. (AGG. 23/04 ore 19) 

CINQUE VITTIME IN DUE ANNI. Sotto al cavalcaferrovia di Ladispoli di via Sironi, ad esempio, una trentina di senzatetto da anni si è insediato all’interno di un magazzino non più in uso. Sia di giorno che di notte gli sbandati, in prevalenza dell’Est europa, non esitano a camminare sulle rotaie, dopo aver bucato le recinzioni dei binari, per uscire da quel “tugurio” per raggiungere la Caritas. Fatto sta che si tratta della quinta vittima in due anni sulla Roma-Civitavecchia tra le stazioni di Ladispoli e Palidoro. E i pendolari continuano comunque a rischiare attraversando ogni giorno le rotaie in modo selvaggio. (AGG. 23/04 ORE 21,16)

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''La direttiva Bolkestein non si applica ai balneatori''

TARQUINIA -Commento-sfogo quello della Cna balneari su uno dei tempi più dibattuti negli utlimi anni. 
Come si ricorderà, infatti,  da anni la Cna si batte affinché sia fornita  una soluzione definitiva al problema della continuità aziendale delle imprese balneari, a tutela del legittimo affidamento dei concessionari in attività, in prevalenza aziende a carattere familiare che, nel tempo, hanno investito anche in servizi di interesse pubblico. Ebbene, a fare chiarezza sulla corretta applicabilità della direttiva Bolkestein, è stato lo stesso ex commissario europeo di cui porta il nome. 
«La direttiva non riguarda i balneatori», ha dichiarato Frits Bolkestein, intervenendo a un convegno a Roma dell’altro ieri. 
«A dimostrazione – commentano dalla Cna balneatori –  che la categoria ha subito vessazioni e intimidazioni senza fondamento. Esattamente quanto per anni ha sostenuto Cna, spesso in pressoché totale solitudine». 
«Occorre mettere fine a un pericoloso equivoco,  – aggiungono dalla Cna – lasciando gli imprenditori liberi di investire e di svolgere serenamente il proprio lavoro e creare così occupazione e ricchezza diffusa. Ed è esattamente ciò che chiederemo al prossimo Governo, appena si sarà insediato». 

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Incubo default su Molo Vespucci

CIVITAVECCHIA – Momento difficile per il presidente Francesco Maria di Majo, forse il più duro da quando si è insediato a Molo Vespucci. Dopo gli attacchi di Sindaco e opposizione del Comune di Civitavecchia, le stilettate di parlamentari ed esponenti locali di Forza Italia, le accuse del candidato alle regionali di FdI Stefano D’Angelo, è arrivato nei giorni scorsi anche un comunicato di critica aperta da parte dell’ex deputato e sindaco Pietro Tidei, un tempo sponsor dello stesso di Majo. I problemi non viaggiano mai soli e adesso per il numero uno di Molo Vespucci e per tutto l’ente ed il porto arriva lo spettro default. A lanciare l’allarme sui conti dell’Adsp sarebbero stati direttamente i sindaci revisori dell’AdSP. A pesare come un macigno sulle casse dell’Authority sarebbe il contenzioso perso con Total Erg. Stando a voci circolanti negli ambienti portuali, a Molo Vespucci l’allarme sarebbe totale, visto che la questione sarebbe già all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La scintilla sarebbe stata, nelle scorse settimane, la decisione della Cassazione di rinviare al Consiglio di Stato, anziché al giudice tributario, il giudizio sulla legittimità o meno di raddoppiare la tassa di approdo. Adesso l’avvocatura dello Stato ed i legali dell’Autorità Portuale hanno chiesto la sospensiva, perché altrimenti la sentenza sarebbe diventata immediatamente esecutiva e Molo Vespucci avrebbe subito dovuto restituire alla società petrolifera una cifra variabile tra gli 8 e i 12 milioni di euro. Di qui l’allarme dei revisori dei conti, perché il fondo inserito nel bilancio dell’Autorità Portuale per far fronte al debito con Total Erg derivante dalla tassa (la sovratassa è tutta ‘‘coperta’’ per circa altri 4 milioni) è di 4 milioni e qualora non venisse accolta la sospensiva rimarrebbe subito scoperta la differenza, una somma variabile tra i 4 e gli 8 milioni che metterebbe finanziariamente in ginocchio Molo Vespucci. A quanto sembra, al momento i responsabili amministrativi dell’ente avrebbero congelato tutte le voci di spesa, cercando di mettere in salvaguardia i conti, nella speranza che, ottenendo la sospensiva, si possa mettere in campo un piano di accantonamenti almeno triennale. Altrimenti per l’Autorità Portuale si profilerebbe lo spettro del default. 
DI MAJO INVITA I GIORNALI AD ATTENDERE L'UDIENZA DI APRILE – Intanto dal canto suo il presidente Francesco Maria di Majo anziché chiarire quanto effettivamente sia grave la situazione, invita i giornali a rimanere in silenzio: "L’amministrazione – dichiara in una nota – provvederà  a fornire informazioni in merito alla situazione dei contenziosi successivamente all’udienza davanti al Consiglio di Stato fissata il 5 aprile. Si ribadisce comunque che il vertice dell’AdSP insieme alla sua struttura, è da mesi al lavoro nell’esame di tutte le possibili opzioni volte ad assicurare l’integrità finanziaria dell’ente. Nel contempo – conclude il presidente di Majo – chiediamo di non divulgare notizie prive di riscontro oggettivo che possano pregiudicare l’Autorità di Sistema Portuale in una fase conclusiva dei contenziosi che si trascinano da anni». (Agg. 12/3 ore 19.04)
L'ADSP NEL 2017 E' RIMASTA FERMA: AVREBBE POTUTO RECUPERARE 10 MILIONI – Che i contenziosi si trascinino da qualche anno è vero, ma oggi è inevitsabile chiedersi cosa abbia fatto il presidente di Majo per affrontare la ‘‘bomba’’ annunciata relativa a Total Erg. Non si capisce, infatti, in questi 15 mesi di presidenza, come mai di Majo non abbia riproposto un decreto di aumento della tassa, motivandolo adeguatamente come richiesto dal Consiglio di Stato. La sentenza della Cassazione, infatti, se da un lato ha stabilito la competenza del giudice amministrativo (non rinviando alla commissione tributaria, che probabilmente avrebbe chiuso il contenzioso) dall’altro ha impedito che a Total Erg, unico ricorrente, si accodassero con le loro richieste di rimborso anche Enel, Eni, Sodeco e altri concessionari, che insieme avrebbero sicuramente mandato in default l’authority. Nel contempo, però, rispetto ai quasi 2 euro a tonnellata fissati con gli aumenti, l’AdSP oggi incassa solo 0,90 euro a tonnellata, come nel 2013, per rinfuse solide (il carbone Enel essenzialmente) e prodotti petroliferi raffinati. A occhio e croce si tratta di 10 milioni di tonnellate di rinfuse e quindi di circa 10 milioni di euro incassati in meno dall’Autorità Portuale nel solo 2017, quando invece di Majo avrebbe potuto (e dovuto) aumentare di nuovo le tariffe, cercando nel contempo un accordo transattivo con Total Erg. Tutto questo invece non è avvenuto e oggi l’authority si ritrova ad aver introitato 10 milioni in meno e a rischiare di doverne sborsare subito quasi altrettanti. E a poco varrebbe, per l’avvocato di Majo, cercare di scaricare le responsabilità sul suo predecessore, dopo oltre un anno di colpevole inerzia, in cui – fin dall’inizio – è stato inprimis il Ministero a segnalare all’allora neo presidente di Majo la priorità assoluta di questo dossier, con la necessità di rideterminare le aliquote, motivandole con l’investimento appena effettuato per la darsena traghetti e servizi. Da allora, invece, di Majo non ha compiuto passi avanti, non firmando un nuovo decreto, né riuscendo ad addivenire ad un accordo con Total Erg e passando da una situazione comunque potenzialmente in sicurezza al rischio di default per l’ente. (Agg. 12/3 ore 21.12)

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La scelta dei candidati negli uninominali ha influenzato le elezioni

I dati delle elezioni politiche ormai definitivi fanno balzare agli occhi l'importanza, in positivo e negativo, dei candidati nei collegi uninominali di Camera e Senato.
Il primo dato è sicuramente quello del calcolo delle coalizioni. Il candidato del collegio civitavecchiese Alessandro Battilocchio ha preso il 40% dei consensi in un collegio che conosceva molto bene e che lo ha visto protagonista di una clamorosa rimonta. Il collegio veniva classificato B1 per il centrodestra,quindi piuttosto proibitivo in partenza vista la forte presenza grillina .  Il dato di Battilocchio è uno dei più alti tra i collegi vinti in tutta la regione: alla Camera il centrodestra a Roma e Provincia l'ha spuntata con i propri candidati solamente in 4 sfide su 15. Proprio a Civitavecchia, tra i 4 collegi vinti, il dato più alto di tutta la provincia di Roma (40 per cento) insediato solo a distanza dalla vittoria di Silvestroni (FDI) nella sua Velletri (38,2%). Più staccati gli altri 2 collegi vinti, con risultati comunque lusinghieri  con la Spena  a Marino al 36,5% e con la Calabria a Castel Giubileo al 34,2%.
Anche per quanto riguarda il risultato delle singole liste, la scelta del candidato è risultata fondamentale per il traino delle preferenze alle liste. Ancora una volta è l'effetto Battilocchio ad essere da campione della statistica.
Nel collegio di Civitavecchia dove era candidato il già eurodeputato il dato di Forza Italia è stato del  15,2%, pari al collegio di Velletri, mentre in tutti gli altri collegi della provincia i dati sono stati più bassi. Record negativo è stato quello dei collegi Tuscolano,Ardeatino e Collatino, con il partito azzurro sotto il 10. Una vera e propria battuta d'arresto. Anche a Viterbo, roccaforte del centrodestra, la situazione delle liste non dissimile con Forza Italia che nonostante la vittoria di Mauro Rotelli non è riuscita ad andare oltre il 12,9 % dei consensi, con la Lega in salute al 18,1. 
Infine importantissimi anche se non fondamentali i voti al singolo candidato. A Civitavecchia e nel collegio competente Battilocchio è riuscito a portare un valore aggiunto di oltre il 3% con 2039 voti sul nome del solo candidato. Un dato notevole e molto più ampio di quello degli altri candidati che hanno vinto i propri collegi.
Insomma i numeri dicono che le candidature e le scelte territoriali fanno la differenza. Altro dato importante che riguarda in maniera specifica Civitavecchia è il dato della coalizione. Se unito il centrodestra non ha praticamente rivali.
Su Battilocchio, già assessore, due volte sindaco, eurodeputato ed ora deputato a soli 40 anni è stato facile puntare ed aspettarsi trend in salita.
La statistica però dimostra che in altri collegi con scelte più oculate sarebbe stato possibile vincere il collegio. 

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''Abbiamo dimezzato i residui passivi trovati''

SANTA MARINELLA – Non ha tardato ad arrivare la risposta dell’ex delegato al Bilancio Emanuele Minghella al volantino a firma di Pietro Tidei in cui venivano evidenziati i debiti contratti dalla giunta Bacheca negli ultimi cinque anni di consiliatura. Il candidato sindaco del centrosinistra nel manifesto scrive che l’ultima amministrazione ha creato un disastro economico senza precedenti, avendo accumulato trenta milioni di debiti complessivi, tanto da rendere complicato il pagamento degli stipendi dei dipendenti comunali. L’ex consigliere, volantino alla mano, risponde così. «Penso che ci voglia rispetto per i cittadini, soprattutto quando si danno delle informazioni – afferma Minghella – in questo volantino, a firma del candidato sindaco del centro sinistra Pietro Tidei, si riportano cifre che non sono conformi alla realtà. Si dice che ci sono dei residui passivi per 24 milioni di euro. C’è una legge, la 118, che stabilisce due principi contabili. Io nel 2013 quando mi sono insediato come responsabile al Bilancio, ho trovato 44 milioni di residui passivi e sono riuscito a dimezzarli. Dunque se dovessi fare propaganda sui numeri questo è a mio favore». «Sui debiti fuori bilancio di 400mila euro – continua l’ex delegato – rispondo che quando sono arrivato ho trovato un milione di debiti fuori bilancio, tutte passività che mi sono state lasciate dopo gestioni decennali. Si parla inoltre di incarichi per 350mila euro, Tidei deve sapere, anche facendoselo spiegare dai funzionari, che quando è stato fatto l’accertamento straordinario dei residui, sono stati cancellati oltre 200mila euro per incarichi legali assunti negli ultimi dieci anni, perché gli incarichi non durano solo l’anno in cui vengono dati, bensì seguono quelle che sono le cause in tribunale. Sull’anticipazione di cassa, il debito non è di 10 milioni, perché se un’azienda prende venti milioni di fido e ne ha utilizza dieci, non è che ha venti milioni di debiti, bensì ha dieci milioni di fido. I cinque dodicesimi, sono semplicemente un qualcosa che l’ente può avere e cioè può raggiungere, i 9,9 milioni di cassa ma non li utilizza. Infatti fino ad oggi ha utilizzato 3,3 milioni». «È vero che abbiamo otto milioni di debiti in fatture da pagare – ammette Minghella – ma questo si è verificato perché abbiamo problemi di cassa e ciò sta rallentando il pagamento delle competenze ai creditori. Purtroppo l’ente non incassa quelle che sono le imposte tributarie e locali che i cittadini dovrebbero pagare, ma c’è un problema di finanze dei cittadini che non riescono a pagare queste imposte. Tidei ci dice che abbiamo speso 350mila euro per incarichi esterni a consulenti ed esperti, evidentemente non sa che dal 2011, e cioè dalla legge Monti che ha fatto tagli alle finanze dei Comuni, non ci sono più consulenti, noi infatti abbiamo potuto dare incarichi per un massimo di seimila euro all’anno, quindi trovare 350mila euro per questa voce mi fa sorridere». «Io sono sempre disponibile al confronto sul bilancio – conclude Minghella – però c’è un fatto chiaro e cioè che abbiamo dato al suo governo 35 milioni di fondo di solidarietà».

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