Ladispoli, la stazione della morte

LADISPOLI – Suicidio o tragico investimento? Ipotesi al vaglio degli investigatori che continuano ad indagare dopo l’ennesima tragedia sui binari alla stazione di Ladispoli. Anche questa volta gli agenti della Polfer di Civitavecchia chiamati a ricostruire la dinamica dell’impatto. Molti gli interrogativi dopo la terza vittima che si conta in appena due settimane. Se nel primo caso è quasi certo l’attraversamento selvaggio di un ragazzo indiano di 26 anni mentre sopraggiungeva un Frecciabianca che lo ha centrato in pieno (a confermarlo anche diversi testimoni uno dei quali ferito dopo essere stato raggiunto da alcune parti del corpo del giovane), restano gli interrogativi sull’investimento di martedì scorso e di quello avvenuto la notte tra sabato e domenica. (Agg. 23/04 ore 17,22 segue)

IL DRAMMA DELLA DISPERAZIONE. Nel caso di martedì gli agenti della polizia ferroviaria hanno rinvenuto sulle rotaie anche i due cani della vittima, un senza fissa dimora originario dell’Albania. L’uomo era stato colpito da un treno regionale in transito per cause ancora in corso di accertamento. E il dramma di sabato notte? Difficile al momento stabilirlo con precisione. Probabilmente si tratta di un altro clochard quello investito in pieno da un treni merci. Se così fosse si potrebbero addebitare i fatti alla disperazione, all’alcol magari, di persone che vivono ai margini della società e che popolano edifici abbandonati a ridosso delle ferrovie. (AGG. 23/04 ore 19) 

CINQUE VITTIME IN DUE ANNI. Sotto al cavalcaferrovia di Ladispoli di via Sironi, ad esempio, una trentina di senzatetto da anni si è insediato all’interno di un magazzino non più in uso. Sia di giorno che di notte gli sbandati, in prevalenza dell’Est europa, non esitano a camminare sulle rotaie, dopo aver bucato le recinzioni dei binari, per uscire da quel “tugurio” per raggiungere la Caritas. Fatto sta che si tratta della quinta vittima in due anni sulla Roma-Civitavecchia tra le stazioni di Ladispoli e Palidoro. E i pendolari continuano comunque a rischiare attraversando ogni giorno le rotaie in modo selvaggio. (AGG. 23/04 ORE 21,16)

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''La direttiva Bolkestein non si applica ai balneatori''

TARQUINIA -Commento-sfogo quello della Cna balneari su uno dei tempi più dibattuti negli utlimi anni. 
Come si ricorderà, infatti,  da anni la Cna si batte affinché sia fornita  una soluzione definitiva al problema della continuità aziendale delle imprese balneari, a tutela del legittimo affidamento dei concessionari in attività, in prevalenza aziende a carattere familiare che, nel tempo, hanno investito anche in servizi di interesse pubblico. Ebbene, a fare chiarezza sulla corretta applicabilità della direttiva Bolkestein, è stato lo stesso ex commissario europeo di cui porta il nome. 
«La direttiva non riguarda i balneatori», ha dichiarato Frits Bolkestein, intervenendo a un convegno a Roma dell’altro ieri. 
«A dimostrazione – commentano dalla Cna balneatori –  che la categoria ha subito vessazioni e intimidazioni senza fondamento. Esattamente quanto per anni ha sostenuto Cna, spesso in pressoché totale solitudine». 
«Occorre mettere fine a un pericoloso equivoco,  – aggiungono dalla Cna – lasciando gli imprenditori liberi di investire e di svolgere serenamente il proprio lavoro e creare così occupazione e ricchezza diffusa. Ed è esattamente ciò che chiederemo al prossimo Governo, appena si sarà insediato». 

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Incubo default su Molo Vespucci

CIVITAVECCHIA – Momento difficile per il presidente Francesco Maria di Majo, forse il più duro da quando si è insediato a Molo Vespucci. Dopo gli attacchi di Sindaco e opposizione del Comune di Civitavecchia, le stilettate di parlamentari ed esponenti locali di Forza Italia, le accuse del candidato alle regionali di FdI Stefano D’Angelo, è arrivato nei giorni scorsi anche un comunicato di critica aperta da parte dell’ex deputato e sindaco Pietro Tidei, un tempo sponsor dello stesso di Majo. I problemi non viaggiano mai soli e adesso per il numero uno di Molo Vespucci e per tutto l’ente ed il porto arriva lo spettro default. A lanciare l’allarme sui conti dell’Adsp sarebbero stati direttamente i sindaci revisori dell’AdSP. A pesare come un macigno sulle casse dell’Authority sarebbe il contenzioso perso con Total Erg. Stando a voci circolanti negli ambienti portuali, a Molo Vespucci l’allarme sarebbe totale, visto che la questione sarebbe già all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La scintilla sarebbe stata, nelle scorse settimane, la decisione della Cassazione di rinviare al Consiglio di Stato, anziché al giudice tributario, il giudizio sulla legittimità o meno di raddoppiare la tassa di approdo. Adesso l’avvocatura dello Stato ed i legali dell’Autorità Portuale hanno chiesto la sospensiva, perché altrimenti la sentenza sarebbe diventata immediatamente esecutiva e Molo Vespucci avrebbe subito dovuto restituire alla società petrolifera una cifra variabile tra gli 8 e i 12 milioni di euro. Di qui l’allarme dei revisori dei conti, perché il fondo inserito nel bilancio dell’Autorità Portuale per far fronte al debito con Total Erg derivante dalla tassa (la sovratassa è tutta ‘‘coperta’’ per circa altri 4 milioni) è di 4 milioni e qualora non venisse accolta la sospensiva rimarrebbe subito scoperta la differenza, una somma variabile tra i 4 e gli 8 milioni che metterebbe finanziariamente in ginocchio Molo Vespucci. A quanto sembra, al momento i responsabili amministrativi dell’ente avrebbero congelato tutte le voci di spesa, cercando di mettere in salvaguardia i conti, nella speranza che, ottenendo la sospensiva, si possa mettere in campo un piano di accantonamenti almeno triennale. Altrimenti per l’Autorità Portuale si profilerebbe lo spettro del default. 
DI MAJO INVITA I GIORNALI AD ATTENDERE L'UDIENZA DI APRILE – Intanto dal canto suo il presidente Francesco Maria di Majo anziché chiarire quanto effettivamente sia grave la situazione, invita i giornali a rimanere in silenzio: "L’amministrazione – dichiara in una nota – provvederà  a fornire informazioni in merito alla situazione dei contenziosi successivamente all’udienza davanti al Consiglio di Stato fissata il 5 aprile. Si ribadisce comunque che il vertice dell’AdSP insieme alla sua struttura, è da mesi al lavoro nell’esame di tutte le possibili opzioni volte ad assicurare l’integrità finanziaria dell’ente. Nel contempo – conclude il presidente di Majo – chiediamo di non divulgare notizie prive di riscontro oggettivo che possano pregiudicare l’Autorità di Sistema Portuale in una fase conclusiva dei contenziosi che si trascinano da anni». (Agg. 12/3 ore 19.04)
L'ADSP NEL 2017 E' RIMASTA FERMA: AVREBBE POTUTO RECUPERARE 10 MILIONI – Che i contenziosi si trascinino da qualche anno è vero, ma oggi è inevitsabile chiedersi cosa abbia fatto il presidente di Majo per affrontare la ‘‘bomba’’ annunciata relativa a Total Erg. Non si capisce, infatti, in questi 15 mesi di presidenza, come mai di Majo non abbia riproposto un decreto di aumento della tassa, motivandolo adeguatamente come richiesto dal Consiglio di Stato. La sentenza della Cassazione, infatti, se da un lato ha stabilito la competenza del giudice amministrativo (non rinviando alla commissione tributaria, che probabilmente avrebbe chiuso il contenzioso) dall’altro ha impedito che a Total Erg, unico ricorrente, si accodassero con le loro richieste di rimborso anche Enel, Eni, Sodeco e altri concessionari, che insieme avrebbero sicuramente mandato in default l’authority. Nel contempo, però, rispetto ai quasi 2 euro a tonnellata fissati con gli aumenti, l’AdSP oggi incassa solo 0,90 euro a tonnellata, come nel 2013, per rinfuse solide (il carbone Enel essenzialmente) e prodotti petroliferi raffinati. A occhio e croce si tratta di 10 milioni di tonnellate di rinfuse e quindi di circa 10 milioni di euro incassati in meno dall’Autorità Portuale nel solo 2017, quando invece di Majo avrebbe potuto (e dovuto) aumentare di nuovo le tariffe, cercando nel contempo un accordo transattivo con Total Erg. Tutto questo invece non è avvenuto e oggi l’authority si ritrova ad aver introitato 10 milioni in meno e a rischiare di doverne sborsare subito quasi altrettanti. E a poco varrebbe, per l’avvocato di Majo, cercare di scaricare le responsabilità sul suo predecessore, dopo oltre un anno di colpevole inerzia, in cui – fin dall’inizio – è stato inprimis il Ministero a segnalare all’allora neo presidente di Majo la priorità assoluta di questo dossier, con la necessità di rideterminare le aliquote, motivandole con l’investimento appena effettuato per la darsena traghetti e servizi. Da allora, invece, di Majo non ha compiuto passi avanti, non firmando un nuovo decreto, né riuscendo ad addivenire ad un accordo con Total Erg e passando da una situazione comunque potenzialmente in sicurezza al rischio di default per l’ente. (Agg. 12/3 ore 21.12)

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La scelta dei candidati negli uninominali ha influenzato le elezioni

I dati delle elezioni politiche ormai definitivi fanno balzare agli occhi l'importanza, in positivo e negativo, dei candidati nei collegi uninominali di Camera e Senato.
Il primo dato è sicuramente quello del calcolo delle coalizioni. Il candidato del collegio civitavecchiese Alessandro Battilocchio ha preso il 40% dei consensi in un collegio che conosceva molto bene e che lo ha visto protagonista di una clamorosa rimonta. Il collegio veniva classificato B1 per il centrodestra,quindi piuttosto proibitivo in partenza vista la forte presenza grillina .  Il dato di Battilocchio è uno dei più alti tra i collegi vinti in tutta la regione: alla Camera il centrodestra a Roma e Provincia l'ha spuntata con i propri candidati solamente in 4 sfide su 15. Proprio a Civitavecchia, tra i 4 collegi vinti, il dato più alto di tutta la provincia di Roma (40 per cento) insediato solo a distanza dalla vittoria di Silvestroni (FDI) nella sua Velletri (38,2%). Più staccati gli altri 2 collegi vinti, con risultati comunque lusinghieri  con la Spena  a Marino al 36,5% e con la Calabria a Castel Giubileo al 34,2%.
Anche per quanto riguarda il risultato delle singole liste, la scelta del candidato è risultata fondamentale per il traino delle preferenze alle liste. Ancora una volta è l'effetto Battilocchio ad essere da campione della statistica.
Nel collegio di Civitavecchia dove era candidato il già eurodeputato il dato di Forza Italia è stato del  15,2%, pari al collegio di Velletri, mentre in tutti gli altri collegi della provincia i dati sono stati più bassi. Record negativo è stato quello dei collegi Tuscolano,Ardeatino e Collatino, con il partito azzurro sotto il 10. Una vera e propria battuta d'arresto. Anche a Viterbo, roccaforte del centrodestra, la situazione delle liste non dissimile con Forza Italia che nonostante la vittoria di Mauro Rotelli non è riuscita ad andare oltre il 12,9 % dei consensi, con la Lega in salute al 18,1. 
Infine importantissimi anche se non fondamentali i voti al singolo candidato. A Civitavecchia e nel collegio competente Battilocchio è riuscito a portare un valore aggiunto di oltre il 3% con 2039 voti sul nome del solo candidato. Un dato notevole e molto più ampio di quello degli altri candidati che hanno vinto i propri collegi.
Insomma i numeri dicono che le candidature e le scelte territoriali fanno la differenza. Altro dato importante che riguarda in maniera specifica Civitavecchia è il dato della coalizione. Se unito il centrodestra non ha praticamente rivali.
Su Battilocchio, già assessore, due volte sindaco, eurodeputato ed ora deputato a soli 40 anni è stato facile puntare ed aspettarsi trend in salita.
La statistica però dimostra che in altri collegi con scelte più oculate sarebbe stato possibile vincere il collegio. 

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''Abbiamo dimezzato i residui passivi trovati''

SANTA MARINELLA – Non ha tardato ad arrivare la risposta dell’ex delegato al Bilancio Emanuele Minghella al volantino a firma di Pietro Tidei in cui venivano evidenziati i debiti contratti dalla giunta Bacheca negli ultimi cinque anni di consiliatura. Il candidato sindaco del centrosinistra nel manifesto scrive che l’ultima amministrazione ha creato un disastro economico senza precedenti, avendo accumulato trenta milioni di debiti complessivi, tanto da rendere complicato il pagamento degli stipendi dei dipendenti comunali. L’ex consigliere, volantino alla mano, risponde così. «Penso che ci voglia rispetto per i cittadini, soprattutto quando si danno delle informazioni – afferma Minghella – in questo volantino, a firma del candidato sindaco del centro sinistra Pietro Tidei, si riportano cifre che non sono conformi alla realtà. Si dice che ci sono dei residui passivi per 24 milioni di euro. C’è una legge, la 118, che stabilisce due principi contabili. Io nel 2013 quando mi sono insediato come responsabile al Bilancio, ho trovato 44 milioni di residui passivi e sono riuscito a dimezzarli. Dunque se dovessi fare propaganda sui numeri questo è a mio favore». «Sui debiti fuori bilancio di 400mila euro – continua l’ex delegato – rispondo che quando sono arrivato ho trovato un milione di debiti fuori bilancio, tutte passività che mi sono state lasciate dopo gestioni decennali. Si parla inoltre di incarichi per 350mila euro, Tidei deve sapere, anche facendoselo spiegare dai funzionari, che quando è stato fatto l’accertamento straordinario dei residui, sono stati cancellati oltre 200mila euro per incarichi legali assunti negli ultimi dieci anni, perché gli incarichi non durano solo l’anno in cui vengono dati, bensì seguono quelle che sono le cause in tribunale. Sull’anticipazione di cassa, il debito non è di 10 milioni, perché se un’azienda prende venti milioni di fido e ne ha utilizza dieci, non è che ha venti milioni di debiti, bensì ha dieci milioni di fido. I cinque dodicesimi, sono semplicemente un qualcosa che l’ente può avere e cioè può raggiungere, i 9,9 milioni di cassa ma non li utilizza. Infatti fino ad oggi ha utilizzato 3,3 milioni». «È vero che abbiamo otto milioni di debiti in fatture da pagare – ammette Minghella – ma questo si è verificato perché abbiamo problemi di cassa e ciò sta rallentando il pagamento delle competenze ai creditori. Purtroppo l’ente non incassa quelle che sono le imposte tributarie e locali che i cittadini dovrebbero pagare, ma c’è un problema di finanze dei cittadini che non riescono a pagare queste imposte. Tidei ci dice che abbiamo speso 350mila euro per incarichi esterni a consulenti ed esperti, evidentemente non sa che dal 2011, e cioè dalla legge Monti che ha fatto tagli alle finanze dei Comuni, non ci sono più consulenti, noi infatti abbiamo potuto dare incarichi per un massimo di seimila euro all’anno, quindi trovare 350mila euro per questa voce mi fa sorridere». «Io sono sempre disponibile al confronto sul bilancio – conclude Minghella – però c’è un fatto chiaro e cioè che abbiamo dato al suo governo 35 milioni di fondo di solidarietà».

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Fiumicino, oltre cento quintali di sale sulle strade

FIUMICINO – Oltre 100 quintali di sale sparsi preventivamente sulle arterie principali delle varie località, altre otto pattuglie della Polizia Locale, dopo le tre in servizio tutta la notte a presidio del territorio, 4 pick-up della Protezione civile di Fiumicino e tre squadre di volontari impegnati nelle 14 località, mezzi spazzaneve e spargisale che hanno liberato dalle prime ore della mattina le arterie principali del Comune.

Sono i numeri di una emergenza annunciata per tempo e gestita dal Comune. Rimosse diverse alberature cadute sotto il peso della neve ad Aranova, Fregene, Maccarese e Isola Sacra. 

“La macchina organizzativa per fronteggiare i disagi causati dal maltempo ha funzionato – hs dichiarato il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino – grazie al lavoro del C.O.C. (Centro Operativo Comunale) di Protezione Civile insediato subito e ancora attivo con il compito di garantire interventi e servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione e al contributo degli assessorati ai Lavori Pubblici, Ambiente e Servizi Sociali che stanno fornendo una risposta corale nel delicato compito di assistere i nostri cittadini. Ma ringrazio anche alcuni privati che, con mezzi e uomini, stanno supportando il lavoro dell’Amministrazione. Ci sono arrivate richieste di ogni tipo. Dalla Asl di via Coni Zugna ad Isola Sacra abbiamo portato con l’ausilio di un mezzo della Protezione Civile dei prelievi ematici all’ospedale Grassi. Sono attive e funzionanti le telecamere del sistema di video sorveglianza comunale che monitorano h24 il territorio e dalle ore 12 il trasporto pubblico locale ha ripreso la piena funzionalità. Abbiamo attivato il Pronto Intervento Sociale in collaborazione con le associazioni di volontariato predisponendo alloggi e posti letto dedicati a senzatetto e persone in particolare condizione di fragilità".

Il pericolo neve sembra passato, ma non quello di gelate che potrebbero creare situazioni di pericolo.

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'Caci:'''Da Zingaretti nessun contributo a sostegno dell’agricoltura''

MONTALTO DI CASTRO – Il candidato al consiglio regionale per Stefano Parisi presidente, Sergio Caci, attacca il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti per i mancati sostegni all’agricoltura. «Il PSR 2014/2020 del Lazio è stato sbandierato come un successo della politica da parte della giunta Zingaretti, – tuona Caci – soprattutto per essersi visti approvare un piano da 780 milioni di euro (+80 rispetto al PSR del quinquennio precedente). Di fatto, ad oggi, gli unici contributi arrivati agli agricoltori sono relativi al pagamento delle misure agroambientali già in corso con il PSR 2007/2013 (trascinamento di spese pregresse già impegnate), o attivate con la nuova programmazione. Le domande agroambientali del 2015 sono state messe in pagamento come acconto a fine 2017. Un ritardo inaccettabile in un’epoca digitale come la nostra. La giunta Zingaretti, ancora una volta, a parte gli articoli di propaganda sul giornale non ha fatto arrivare alle imprese agricole alcun contributo di tipo strutturale". "Per entrare ancora più nel merito del PSR Lazio 2014/2020, c’è da specificare alcuni parametri: – afferma Sergio Caci – il programma pluriennale è stato approvato il 24/9/2014 ma i primi bandi (nuova programmazione) sono usciti solo il 3/5/2016 (misura 4.1 investimenti aziendali); il bando dei giovani (misura 6.1 con aiuto secco di 70.000 euro per giovane insediato) che avrebbe dovuto consentire il rinnovo generazionale è uscito sul BURL il 21 aprile 2016; le domande delle due misure più importanti (giovani e investimenti) sono state prorogate al 31 gennaio 2017 e al 20 febbraio 2017. Per la misura dei giovani agricoltori il 12 dicembre 2017 è stata approvata una delibera che ammette tutte le domande presentate nel 2017 senza graduatoria) con un totale di 1024 richieste e quasi 77 milioni di euro di spesa pubblica (almeno 1/3 delle domande non hanno però i numeri per un insediamento stabile)". "Sempre a dicembre 2017 – aggiunge il candidato consigliere Sergio Caci – sono stati inviati ai giovani ammessi i decreti di ammissione ma ad oggi non funziona la procedura informatica per richiedere l’acconto di 49.000 euro: questo significa che il giovane che si è insediato sta realizzando da oltre un anno investimenti con le sole proprie forze. Il PSR prevedeva una misura (la numero 5) per aiutare le aziende danneggiate da eventi atmosferici naturali (alluvioni, terremoti, ecc) con aiuto fino all’80% per reintegrare le strutture danneggiate. Nel 2017 è uscito il bando della sottomisura 5.1.1.2 che interviene solo nella difesa antigrandine già consentita peraltro nella Ocm ortofrutta!" "La giunta Zingaretti,- conclude Caci – ancora una volta, a parte gli articoli di propaganda sul giornale non ha fatto arrivare alle imprese agricole alcun contributo di tipo strutturale».

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