Cfft, la politica a difesa dei lavoratori

CIVITAVECCHIA – Dopo la vertenza dello scarico del carbone, quella relativa alla movimentazione dei container rischia di portare a pesanti ripercussioni nello scalo e in città. Soprattutto alla luce dell'ordinanza firmata dal presidente dell'Adsp Franceco Maria di Majo che dispone come, dal 15 settembre, i container dovranno essere scaricati esclusivamente alla banchina 25, quella data in concessione alla Rct. Un'ordinanza che preoccupa, e non poco, i lavoratori del terminal agroalimentare di Cfft. Già diversi clienti avrebbero annunciato di voler lasciare lo scalo, delocalizzando l'attività in altri porti, come Livorno, Salerno e Gioia Tauro. Un'eventualità assolutamente da evitare, come sottolineato anche dal Polo democratico, sceso in campo a difesa dei lavoratori della Cfft. "Nel nostro porto si è sviluppata una elevata professionalità – hanno spiegato dal partito – nel rispetto del gioco della concorrenza e del libero mercato, in grado di essere competitiva e di vincere la sfida con porti che hanno una più spiccata vocazione mercantile. Le famiglie dei lavoratori e l’azienda non meritano di subire provvedimenti penalizzanti tali da mettere in discussione la sopravvivenza della Cfft. Auspichiamo che le parti e l’Adsp possano incontrarsi serenamente e rimuovere ogni ostacolo che si frappone allo sviluppo ed alla crescita dei traffici nel porto di Civitavecchia. Se così non fosse scenderemo in piazza al fianco dei lavoratori della Cfft a difesa di quanto si sono conquistati sul campo”. 

Preoccupato anche il circolo territoriale di Fratelli d'Italia. "Ci risulta che la Cfft abbia effettuato ingenti investimenti per acquistare delle gru – hanno spiegato –  abbia assunto ragazzi di Civitavecchia e goda della stima e preferenza di Del Monte ed altri big di livello internazionale del settore agroalimentare, che ad oggi rappresenta uno dei pochissimi traffici commerciali c’è hanno un andamento positivo nel nostro scalo portuale. L’iniziativa del presidente Di Majo avrebbe come effetto diretto la costituzione di un monopolio di fatto a favore della Rtc, concessionario in esclusiva dell’unica banchina del porto di Civitavecchia che sarebbe autorizzata ad accogliere i carichi di frutta in container e, contemporaneamente, colpirebbe duramente un operatore come la Cfft, che ha investito molto e creato occupazione a Civitavecchia, facendo affidamento proprio sulla iniziale disponibilità da parte di Molo Vespucci, mettendo evidentemente a repentaglio molti posti di lavoro; inoltre, rischierebbe di indurre Del Monte ed altri grandi marchi internazionali leader del mercato della frutta a migrare in altri porti, colpendo duramente lo scalo portuale di Civitavecchia nel suo complesso ed impoverendo ulteriormente la già asfittica economia di Civitavecchia, che non può certo prescindere da un sano sviluppo del porto".

Fratelli d'Italia invita quindi il presidente della Adsp Di Majo a rivedere e revocare immediatamente l’ordinanza, "che potrebbe avere effetti così deleteri per il porto e la città. Siamo pronti a sollecitare sulla vicenda l’intervento dei rappresentanti di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale ed in Parlamento che, come hanno già dimostrato anche nel recente passato – hanno concluso – interverranno nei confronti della Regione Lazio e del Governo in difesa dei lavoratori, delle aziende sane che investono nella nostra città e della stessa economia di Civitavecchia contro simili prodezze, che testimoniano ancora una volta la inadeguatezza di certi presunti manager, nominati dal precedente governo a guida Pd, che rappresentano una deleteria eredità per il nostro porto e la nostra città".

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Acqua: l'emergenza coinvolge altri quartieri

CIVITAVECCHIA – Via Buonarroti, via Benci e Gatti, zona Uliveto, piazzale Torraca, zona bassa di Campo dell’Oro. Ma anche Boccelle, San Liborio e San Gordiano. E poi ancora via Cialdi, a secco ormai da tre giorni. Una soluzione insostenibile con anziani e disabili bloccati in casa dal caldo ma al tempo stesso privati dell’acqua.  L’emergenza idrica non accenna a rientrare, anzi sembra coinvolgere sempre più quartieri. Ed il weekend, con l’aumento della richiesta sul tutto il litorale, preoccupa e non poco i cittadini di Civitavecchia.
«Cozzolino si imponga con i dirigenti di Acea, non è possibile vivere in queste condizioni». Ha tuonato così il vice coordinatore di Forza Italia Giancarlo Frascarelli che ieri, insieme ad un gruppo di cittadini residenti in via Cialdi, ha realizzato una sorta di conferenza stampa ed allo stesso tempo una indagine.
Frascarelli ha infatti chiamato il call center di Acea fingendosi un cittadino residente della zona. La dipendente di Acea che ha risposto non ha potuto aiutare i cittadini e si è limitata a dire che vista la zona, il mese e la numerosa richiesta, non era possibile far giungere neanche le autobotti. ‘‘A Civitavecchia abbiamo problemi per i troppi consumi’’ hanno risposto dalla società. RIsposta che ai civitavecchiesi non fa certo piacere.  
E sui problemi idrici è intervenuto anche il segretario del Pd Germano Ferri. «Da qualche anno a questa parte l’emergenza idrica è decisamente peggiorata – ha sottolineato – arrivando addirittura ad avere alcune zone della città senza acqua anche in inverno ed oggi addirittura la situazione è più grave che mai con zone a secco, mai state interessate prima dal disservizio». Secondo il segretario del Pd, «il frettoloso passaggio ad Acea, forse anche per sanare un bilancio che ad oggi sembra essere l’unica preoccupazione per un’amministrazione che non ha mai avuto minimamente a cuore i problemi delle persone – ha aggiunto – non ha decisamente portato i miglioramenti sperati. Sicuramente un errore grave è stato quello di affidare completamente fin da subito la gestione del servizio ad Acea, senza un affiancamento iniziale con i tecnici comunali che conoscono ormai le criticità del nostro sistema idrico, limitandosi come detto dal sindaco Cozzolino solo a qualche suggerimento. Come per ogni questione cruciale per la nostra città il Sindaco arriva in ritardo ed anche in questo caso, a fronte di un problema ormai presentato e che magari con competenza poteva essere evitato, convoca un incontro con i tecnici Acea e comunali per capire le ragioni del disservizio. Infine, essendo nota la crescita esponenziale delle navi da crociera che da qualche anno a questa parte arrivano soprattutto in estate nella nostra città ed essendo evidente che l’emergenza idrica raggiunge il suo picco durante la stagione estiva, periodo di massima affluenza dei croceristi – ha concluso – come cittadino vorrei sapere quanta acqua della città è effettivamente destinata al porto durante questo periodo».
Una richiesta che arriva anche dal Codacons, che ha portato ad esempio la situazione che si è verificata a Palermo, dove di fronte a perduranti problemi di approvvigionamento idrico per i cittadini, il Comune ha deciso di non vendere più l’acqua destinata al locale scalo marittimo e, in particolare, alle navi da crociera.

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MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI – CONCORSO (scad. 5 agosto 2018)

Proroga dei termini e parziali modifiche al concorso pubblico, per
esami, per la copertura di centoquarantotto unita' di personale, a
tempo pieno ed indeterminato, nell'area funzionale III – fascia
economica iniziale F1 – profilo professionale di
ingegnere-architetto, per le esigenze del Dipartimento per i
trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale.
(18E06666)

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Rissa tra clochard: due in manette

LADISPOLI – Sarebbero finiti in manette due dei senzafissa dimora fermati nella notte tra sabato e domenica dagli agenti del Commissariato di Viale della Vittoria. La Polizia era intervenuta su chiamata dei sanitari del San Paolo di Civitavecchia dopo che al pronto soccorso era arrivato un clochard, di stanza a Ladispoli, in condizioni gravi e privo di coscienza immediatamente trasportato in eliambulanza al Gemelli di Roma. Secondo una prima ricostruzione operata dagli agenti del Commissariato, il senzafissa dimora avrebbe avuto la peggio in una rissa con altri clochard, suoi connazionali e con un altro senzafissa dimora di origine moldava. All'interno del rifugio di fortuna, realizzato sotto a un ponte all'ingresso della città, infatti, i poliziotti avrebbero rinvenuto delle coperte sporche di sangue e tracce ematiche per tutto l'accampamento, con gli altri senzatetto, cinque in tutto, che presentavano anche loro ferite. Dopo l'interrogatorio nei locali del Commissariato a Civitavecchia, dove i clochard interessati avrebbero riferito di non sapere cosa fosse successo e di non ricordare nulla della sera prima, gli agenti del Commissariato avevano provveduto a denunciarli tutti e cinque a piede libero per rissa e lesioni gravi (il senzatetto si trova al Gemelli di Roma in prognosi riservata). A quanto pare, secondo alcune indiscrezioni, per due dei senzatetto interessati dal provvedimento iniziale sarebbero scattate le manette, mentre sugli altri tre penderebbe ancora la denuncia a piede libero. Intanto proseguono le indagini da parte degli uomini del Commissariato di viale della Vittoria per cercare di risalire ai motivi che hanno scatenato la rissa, presumibilmente mossa dalle condizioni di degrado in cui vivevano gli uomini e dall'abuso di sostanze alcoliche.

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«Ha vinto il popolo degli astenuti»

SANTA MARINELLA – «Volendo fare un commento a caldo direi che ha vinto il popolo degli astenuti, ancora una volta in Italia». Commenta così il candidato di centrodestra Bruno Ricci all'indomani della sconfitta al secondo turno della tornata elettorale che ha consegnato la città, dopo 10 anni di governo della destra, al centrosinistra di Pietro Tidei. «Il dato è che circa il 25% degli aventi diritto ha deciso per tutti e ha votato Tidei. Contro un 19% che si è opposto. Personalmente ritengo il risultato un indubbio segnale per il centrodestra locale ma allo stesso tempo una buona affermazione per un semi-sconosciuto, come mi hanno definito gli avversari, che scende per la prima volta in politica con una compagine di 59 nuovi candidati, su 64 schierati».

Per Ricci a pesare sul voto finale è stata anche «la frammentazione iniziale e le rivalità delle forze moderate e della destra in campo. Ma anche la mia decisione di accettare la sfida – ha detto – presa a pochi giorni dalle urne, con solamente un mese di tempo per affrontare e organizzare una difficile campagna elettorale, che non ha risparmiato colpi bassi, a livello personale, al sottoscritto. Il mio antagonista Tidei, al contrario – ha sottolineato – era ben organizzato e già in campagna elettorale da molti mesi». C'è da tenere in oltre in considerazione, per l'esponente del centrodestra, di «come sia naturale che un'amministrazione uscente, di qualsiasi schieramento, dopo anni di difficoltà oggettiva, paghi in termini di voto di reazione». Ma passate le elezioni, ora è tempo già di rimboccarsi le maniche per riflettere sulla situazione e riorganizzare il centrodestra così da poter «affrontare il nuovo sceneraio e mettere in campo energie positive per la città». Primo passo: «ricompattare, sulle fratture e sulla poca presa di un centrodestra “formalmente” unito nella mia coalizione, le forze buone della politica locale, con i tanti nuovi validi volti e nomi presenti tra le nostre fila. Tutto ciò – ha concluso Ricci – verrà valutato non senza senso di autocritica, e una attenta analisi dell'accaduto oltre che del voto, e soprattutto non senza effettuare poi le conseguenti scelte e prese di posizione anche interne».

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Le strutture ricettive all'aria aperta approdano in Consiglio

LADISPOLI – Aree di sosta camper, campeggi, villaggi turistici e annesse attività accessorie (come il rimessaggio di piccole imbarcazioni). Sono queste le strutture ricettive che si accingono ad ospitare i terreni che vanno da via San Remo sino al confine con le strutture ricettive all'aria aperta storiche. Una vera e propria «svolta epocale» come spiegato dal vicesindaco Pierpaolo Perretta che ha annunciato come questa sera sarà sottoposta all'approvazione del consiglio comunale la Variante urbanistica per pianificare l'area di via Primo Mantovani.

«Dopo 40 anni di immobilismo – ha detto – e mancanza di regole che hanno gettato la città e la sua economia nello stato in cui oggi versa, l'amministrazione è finalmente intervenuta in maniera definitiva sulla zona, assecondandone la sua naturale vocazione turistica». Le attività saranno costituite da strutture temporanee e di facile rimozione. Non è previsto, come sottolineato anche dal vicesindaco, l'uso di cemento.

«Siamo alla fase iniziale di un iter – ha proseguito Perretta – che prevede, prima della sua conclusione, l'espletamento delle procedure di valutazione ambientale e della definitiva approvazione da parte della Regione Lazio». L'auspicio degli amministratori di palazzo Falcone è che l'iter possa concludersi in tempo per la prossima stagione estiva.

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Chiesa di San Liborio: lavori in fase di ripresa

CIVITAVECCHIA – Non solo la comunità di Pantano è in attesa della realizzazione del suo Santuario, quello della Madonna delle Lacrime. C’è un’altra comunità, unita, viva ed attiva, che aspetta la conclusione dei lavori per la costruzione della sua chiesa. Si tratta di quella di San Liborio, con la prima pietra posta nel 2013. Oggi, dopo cinque anni e almeno due di stop dei lavori a causa di problemi burocratici legati all’erogazione dei fondi, i lavori sono in fase di ripresa. Lo confermano dalla Curia stessa, che ha spiegato come anche in questo caso si tratti di un impegno economico rilevante, che non vede contributi pubblici di alcun tipo, solo fondi Cei e della comunità, con lo sforzo della Diocesi per la realizzazione della nuova chiesa e del complesso parrocchiale.

Oltre alla chiesa, sorgeranno in un edificio adiacente anche la casa parrocchiale, le aule del catechismo e un salone più grande per le feste e gli incontri, cosicché la nuova struttura sarà punto di riferimento anche per la vita sociale del territorio.

Oggi, passando davanti al cantiere sovrastato dalla gru, si può vedere la struttura portante ormai completata ed il campanile che svetta. “Ci sono stati dei ritardi – ha spiegato il parroco della chiesa di San Liborio e San Vincenzo Maria Strambi don Federico Boccacci – dovuti all’erogazione dei finanziamenti, perché all’inizio si sono dovuti affrontare dei lavori non previsti nel budget iniziale, come quello dello sbancamento del terreno o la creazione di muri di contenimento, visto che la chiesa sorge su una collinetta”. Certo, i tempi non sono brevi ancora. Mancano le coperture interne ed esterne, pavimenti e pareti, tutta l’impiantistica, gli arredi. In questi giorni si procederà all’isolamento del tetto, per evitare problemi futuri, anche se i due anni di cantiere fermo per fortuna per hanno compromesso le opere già realizzate.

Per ora la comunità continua a riunirsi nel container che funge da anni da chiesa e da punto di riferimento del quartiere. “È una struttura piccola – ha confessato don Federico – ma assolve una funzione socialmente importante. È come la turbina di una centrale nucleare, tutta l’energia si sprigiona da lì: la comunità viaggia, collabora, partecipa nonostante l’esiguità dello spazio”. Una comunità in viaggio verso la Terra promessa, l’ha definita don Federico: l’importante è il viaggio, è lì che diventano popolo di Dio. Una comunità che si è rinsaldata giorno dopo giorno e che attende, con speranza, la realizzazione del nuovo complesso parrocchiale importante per uno dei quartieri che maggiormente si è sviluppato negli ultimi anni. 

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MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI – CONCORSO (scad. 8 luglio 2018)

Concorso pubblico, per esami, per la copertura di centoquarantotto
unita' di personale, a tempo pieno ed indeterminato, nell'area
funzionale III – fascia economica iniziale F1 – profilo
professionale di ingegnere-architetto, per le esigenze del
Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali
ed il personale.
(18E05458)

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Ladispoli, a Punta di Palo arrivano le ruspe

LADISPOLI – Ruspe di nuovo in azione a Ladispoli nel piano di lottizzazione denominato Punta di Palo. Da qualche giorno è aperto il cantiere che prevede la realizzazione di appartamenti e strutture ricettive praticamente di fronte al Bosco di Palo Laziale e alle spalle della via Aurelia.

Molte polemiche esplose negli scorsi anni sia da parte dal Movimento Cinque Stelle ma anche da parte dell’attuale primo cittadino Alessandro Grando. Il sindaco di Ladispoli infatti aveva annunciato di dare battaglia su Punta di Palo, ma evidentemente le vicissitudini della macchina amministrativa ed i suoi tempi si sono mostrati più rilassati del previsto. Nella revoca dei piani integrati voluta dall'amministrazione non compare il piano di lottizzazione punta di palo nato comunque sotto l'ala di Paliotta e di altri intermediari politici. Di fatto Il piano casa consentirebbe per legge di trasformare il piano di lottizzazione originario in un vero e proprio, imponente, piano di edilizia residenziale a canoni agevolati, in cambio dello stanziamento del 10% delle volumetrie in edilizia a canone calmierato. Operazione gestita tramite gli strumenti di legge in vigore. Secondo il sindaco Grando ciò sarebbe stato possibile in quanto, sempre all'epoca dei predecessori (della vecchia amministrazione quindi), il comune di Ladispoli non perimetrò (come fece per Olmetto monteroni) le aree, escludendole da questo tipo di lottizzazione. Nel 2017 si era provveduto al cambio di destinazione d’uso di questa grande area che ha fatto gola ad imprese di fuori.

“C’è da dire che un nuovo quartiere residenziale potrebbe compromettere ancor di più la viabilità in un punto critico della città con disagi al traffico cittadino, al sistema idrico e fognario, ai trasporti pubblici, agli uffici comunali che già non riescono a fornire servizi adeguati a causa della carenza di personale”, era il commento iniziale di Grando.

“Verrà compromessa per sempre una delle ultime aree di pregio rimaste nelle nostra città causando un danno irreparabile all’ambiente, sosteneva sempre Grando nel 2017 quando indossava i panni del consigliere di minoranza.

Nel frattempo chi interviene sull’argomento è l’ex sindaco del Pd, Crescenzo Paliotta: “Quell'area era stata destinata già dal Piano Regolatore del 1978 prevalentemente a finalità turistico recettive (Alberghi) . Purtroppo la legge del Piano Casa ha dato diritto ai proprietari di un cambio di destinazione, con una procedura svoltasi tutta a livello Regionale ".

Il punto di vista della politica tende dunque a deresponsabolizzare gli amministratori locali circa la paternita' dell'operazione. Bisognerebbe chiedere ai tecnici quale e' stato, di preciso, l'iter consumatosi prima dell'approvazione della cementificazione.

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Cerveteri rende omaggio alle morti bianche

di TONI MORETTI

CERVETERI – Il primo maggio è stato celebrato anche a Cerveteri. In zona cesarini, il sindaco Pascucci decide coi suoi uffici dei intervenire sul protocollo e di calendarizzare il Primo maggio, cosa mai fatta a Cerveteri, come festa istituzionale. Ha invitato i cittadini a partecipare alla cerimonia presso il monumento dei caduti, dove sarebbero stati deposti dei fiori in memoria dei caduti sul lavoro. La cerimonia c’è stata, la partecipazione scarsa. Pioveva. Erano presenti il sindaco e l’assessore Elena Gubetti in rappresentanza del comune. Il consigliere Luca Piergentili, dell’opposizione, non si è capito bene se a titolo personale o in rappresentanza dell’area, a destra, che rappresenta in consiglio. Delle altre forze politiche nemmeno l’ombra. Era assente il PD in qualsiasi forma. Della stampa locale, a tenere a battesimo la prima espressione che si annuncia come ciò che sarà una tradizione nella nostra città e mancata negli anni,  solo noi de “La Provincia”, che tra l’altro,  è stato l’unico organo di stampa che dalle proprie  colonne aveva lamentato l’ assenza di iniziative per il 1° maggio, e che il sindaco, nel suo breve discorso ha sottolineato come una delle cose che ha incentivato l’amministrazione a prendere la decisione di intervenire sul protocollo. Le autorità presenti: i Carabinieri di Cerveteri e il comandante della stazione di Campo di Mare Sandro Ferraro, il maggiore Tortolini comandante della Polizia Locale e della Protezione Civile col suo uomo di punta nonché responsabile del nucleo comunale Renato Bisegni.  Alessio Pascucci ha affrontato il tema della sicurezza sul lavoro, la mancanza della quale, visto il numero elevato delle “morti bianche” in Italia, diventa problema di grande attualità. E’ per questo motivo, a difesa di uno dei diritti fondamentale dei lavoratori, la sicurezza sul lavoro, alienata sempre per questione di costi che le imprese preferiscono tradurre in maggiore profitto, il pensiero, la riflessione, il raccoglimento, è andato a quanti sono caduti sul lavoro, alla spregiudicatezza di chi mercifica una vita umana alienando il proprio diritto all’esistenza. Si potrebbero versare fiumi di inchiostro sull’argomento. Su quanto la politica dovrebbe fare e non ha fatto, ma avendo di fronte, grande privilegio, il fondatore di un nuovo movimento politico, Italia in Comune, il movimento dei sindaci e degli amministratori degli Enti Locali d’Italia, che alle prossime elezioni politiche, presto o tardi che si faranno esordiranno nella competizione, la domanda è d’obbligo: Sindaco Pascucci, il suo nuovo movimento nel suo programma come ha approcciato, se lo ha fatto, il tema del lavoro?
«Italia In Comune già nel suo simbolo iniziale conteneva richiami precisi al lavoro non fosse altro che il primo articolo della Costituzione si richiama al lavoro come elemento fondante della Repubblica. Noi sindaci ed amministratori locali, incontriamo tutti i giorni persone che il lavoro lo cercano, lo chiedono e parlano dei loro disagi. Faremo sintesi e tesoro di questo privilegio che abbiamo mettendo il problema al centro compresi i diritti, che come ho detto sono garantiti dalla Costituzione, nostro faro e riferimento costante».
A proposito di sicurezza, sono stati nominati dei delegati alla sicurezza, uno anche a Campo di Mare. Immaginando che non fosse intenzione del sindaco nominare figure le cui funzioni si avvicinano agli sceriffi di quartiere ma figurano che affrontano e segnalano eventuali deficit di sicurezza in senso lato, sarebbe interessante chiedere al delegato nominato, se ha ravvisato problemi di mancanza di sicurezza, anche nel lavoro, anche nei cantieri aperti per l’installazione delle pensiline alla stazione ferroviaria di Cerenova e se li ha relazionati. E si, perché la legge ha standardizzato i principi.

 

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