''Da Leoncelli e Massi solo falsità''

TARQUINIA – Il presidente dell’Università Agraria di Tarquinia Sergio Borzacchi replica ai consiglieri Maurizio Leoncelli e Massi: «Da loro solo falsità per denigrare l’amministrazione da me presieduta». «I consiglieri di ‘’Idea  Sviluppo’’ Maurizio Leoncelli e Massi possono pensare ciò che vogliono, – afferma Borzacchi – ma non possono e non debbono scrivere falsità al solo fine di denigrare l’amministrazione da me presieduta, sostenendo “l’incongruenza della stessa”. Fino ad oggi non ho risposto agli attacchi dei consiglieri di ‘’Idea  Sviluppo’’, che oggi sono ridotti a due. Di fronte  alle ennesime falsità, sento il dovere, nei confronti degli utenti, i quali hanno diritto di conoscere la verità, di replicare, contestando punto per punto. Partendo dalla mancata convocazione dei consigli, preciso che ai sensi dell’art. 16, n° 12 dello Statuto dell’ente, “il consiglio si riunisce in seduta ordinaria due volte l’anno: a) per l’approvazione del bilancio di previsione; b) per l’approvazione del conto consuntivo dell’esercizio precedente.  «Il consiglio per l’approvazione del bilancio preventivo è stato fatto, mentre quello per l’approvazione del conto consuntivo del 2017 (gestione del Commissario) no, per il semplice fatto che il servizio finanziario ed il Collegio dei Revisori non lo hanno ancora predisposto. Il ritardo relativo alla redazione del consuntivo 2017 è dovuto al fatto che dalle indagini e verifiche amministrative, al 31.12.2017, è emerso un debito di €. 4.396.538,00, che, tra l’altro, non è ancora definitivo. Sono stati poi fatti altri due consigli straordinari: uno per prendere atto del rilevante debito nei confronti di Equitalia e per deliberare in merito; un altro ancora per prendere atto di alcuni debiti riscontrati al 31.12.2017 di €. 4.396.538,00. Quindi è evidente che sono stati fatti più consigli dei due previsti dallo statuto». 
«Relativamente alla asserita mancata produzione della documentazione – aggiunge Borzacchi – ricordo ai consiglieri Massi e Leoncelli che non devo dare loro alcuna documentazione e che, se avessero letto lo statuto, avrebbero rilevato che l’art. 14 n° 11 prevede che “I consiglieri d’amministrazione hanno libero accesso e il diritto di ottenere dagli Uffici dell’Ente tutte le notizie ed informazioni in loro possesso utili all’espletamento del proprio mandato». Principio poi ribadito dall’art. 17 n° 4 dello stesso Statuto, che nuovamente prevede che “per l’espletamento del proprio mandato i consiglieri hanno diritto di ottenere dagli uffici dell’Università Agraria tutte le notizie e le informazioni in loro possesso».  «Anziché esercitare questo loro diritto pretendono che io invii loro la documentazione relativa (secondo loro agli ipotetici debiti dell’Ente). – aggiunge il presidente – La domanda che asseriscono di aver prodotto all’Ente l’01.10.2018 è stata inviata alla mia attenzione e non al servizio finanziario, tanto che il 05.11.2018 hanno ripetuto la richiesta al responsabile amministrativo. Comunque anche questa richiesta non poteva essere fatta, perché, come sopra precisato, il consigliere ha libero accesso agli atti ed ha diritto di ottenere dagli uffici tutte le notizie ed informazioni in loro possesso e non può pretendere di ricevere a casa documentazione. Visto che una parte del debito, del quale Leoncelli chiede la documentazione, riguarda l’importo di €. 834.305,17, per contributi previdenziali dei dipendenti non versati nel periodo 2012/2017, Leoncelli lo dovrebbe conoscere bene perché è stato amministratore nel periodo in cui è sorto il debito e precisamente dal 21.06.2010 al 22.09.2013 come consigliere e dal 23.09.2013 al 27.08.2015, come assessore. Leoncelli si dovrebbe ricordare anche che per fare l’assessore ha percepito un regolare compenso. Nell’articolo si legge anche che «l’attuale amministrazione è inconcludente e capace solamente di scaricare le colpe sulle altre amministrazioni». Il debito di €. 4.396.538,00 che certamente crescerà, è stato rilevato al 31.12.2017, l’attuale amministrazione è nata dalle elezioni del 10.12.2017, quindi questi debiti necessariamente sono stati contratti dalle precedenti amministrazioni, senza entrare nel merito di come e perché si sia arrivati ad un debito così elevato. Se Leoncelli avesse amministrato diligentemente non avrebbe dovuto consentire ai dipendenti dell’Ente l’utilizzo di autoveicoli sui quali Equitalia ha messo il fermo amministrativo nel 2007 per un debito di €. 344.800,00. Leoncelli e Massi minacciano di rivolgersi alle autorità competenti per non aver ricevuto la documentazione, ritenendo che sia stato violato un loro diritto. Se hanno questa convinzione lo facciano pure. Ritengo che non sia stato violato alcun loro diritto, come innanzi precisato. I diritti da tutelare sono quelli degli utenti e per questo motivo è stata fatta regolare comunicazione alla Corte dei Conti circa la situazione debitoria dell’ente al 31.12.2017». «Gli utenti sappiano che questa amministrazione sta percorrendo ogni  strada possibile per cercare di risolvere la situazione critica nella quale si trova  l’Ente. – conclude Sergio Borzacchi – Non possiamo nascondere agli utenti che la grave  situazione nella quale versa l’Ente è di difficile risoluzione. Relativamente al legname per la stagione corrente assicuriamo agli utenti che il legname c’è. Leoncelli e Massi continuano le loro falsità, asserendo che questa amministrazione “è riuscita a far lievitare il credito con la Maretour a 700mila euro, mai successo in alcuna delle amministrazioni passate». Il debito che la Maretour ha verso l’Ente riguarda principalmente quello lievitato fino al 31.12.2017 nelle precedenti amministrazioni. Il debito relativo a questa amministrazione è ovviamente solo il canone  del 2018, scaduto l’01.3.2018 per un importo di €. 158.326,00 e per il quale è stata iniziata una azione legale. Il consigliere Leoncelli dimentica che al 31.12.2017 erano in corso varie procedure giudiziarie per il recupero maturato con le precedenti amministrazioni e che questa amministrazione è nata con le elezioni del 10.12.2017. Leoncelli e Massi si chiedono “sarà inesperienza amministrativa?”, la risposta sta nei fatti. Questa amministrazione ha portato a conoscenza degli utenti la grave crisi economica nella quale versa l’Ente, realtà che nessun utente si sarebbe immaginato. Se l’aver portato a conoscenza degli utenti questa triste realtà vuol dire “inesperienza amministrativa” siamo  ben lieti di essere inesperti».
 

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Furto di energia elettrica: scoperto e denunciato dalla Polizia di Tarquinia

TARQUINIA – Manomette il contatore della corrente, ma viene scoperto e denunciato dagli uomini della Polizia di Stato del Commissariato di Tarquinia.

Il fatto si è verificato nei giorni scorsi e trae origine  da una segnalazione del personale dell’ENEL che aveva rilevato  una incongruenza tra i consumi e la lettura del rilevatore di energia elettrica di un esercizio commerciale ubicato a Tarquinia Lido.

I poliziotti del Commissariato, unitamente ai dipendenti dell’ENEL,  medinate accurate verifiche,  dopo aver accertato che lo strumento elettronico era stato abilmente manomesso, provvedevano all’immediata rimozione dello stesso.

I successivi approfondimenti investigativi consentivano di accertare che il titolare della società, alla quale era riconducibile il locale,  era un cittadino italiano di anni 25  che, alla luce di quanto emerso, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per furto aggravato.

Continueranno scrupolosi ed incessanti  i servizi della Polizia di Stato  volti a stroncare ogni tipo  di reato  sul litorale viterbese.

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Scilipoti: ''Sull'acqua il sindaco ha sbagliato tutto''

CIVITAVECCHIA – Una lunghissima lettera di accusa, è quella che il consigliere comunale di art.1 in rappresentanza di Onda Popolare scrive al sindaco Cozzolino.
Scilipoti cita quelli che erano i capisaldo del programma elettorale cinquestelle nel 2014. Acqua bene pubblico. Ristrutturazione rete idrica. Acqua bene inalienabile nello statuto comunale. Ottimizzare il servizio di riscossione. Tariffa sociale. 
Parole che in quattro anni sono passate dalla speranza al sogno come scrive lo stesso Scilipoti dopo aver partecipato nella giornata di lunedì ad una riunione tecnica con il responsabile dei sindaci in Acea Ato 2, la società che gestisce attualmente l’acquedotto. 
«Abbiamo appreso molte problematiche che sicuramente saranno i cittadini a farne le spese, e dove il sindaco, per l’ennesima volta hai avuto un atteggiamento silente e inappropriat». 
Per Scilipoti è è «inutile ricorrere alle solite scuse, “colpa di chi vi ha preceduto”, non sono più plausibili. Dopo 4 anni della vostra amministrazione, non solo non avete mantenuto una riga di quanto scritto, ma addirittura avete condotto la città ad essere “serva” di un gestore privato. Un gestore che, a pochi chilometri da noi, Ladispoli, viene contrastato dai vostri alleati di Governo. Già questa incongruenza la dice lunga su come state amministrando la città».
Scilipoti che giustificò la firma apposta alla sfiducia alla giunta Tidei anche per il possibile passaggio a Acea della gestione idrica illustra ai cittadini il rischio che correranno: «Ci ritroveremo, solo grazie ai cinquestelle, con la gestione dell’acqua ad un privato, che se farà interventi o investimenti nei comuni della provincia, dove gestisce il servizio, ritroveremo nelle nostre bollette la ripartizione della spesa anche se l’intervento non riguarda il nostro comune». Il consigliere di Onda Popolare illustra quelli che secondo lui sono stati i reali moventi che hanno portato alla timida lotta contro Acea: «Fosse che i mancati investimenti in tutti questi anni erano dovuti dalla volontà e consapevolezza di cedere il servizio ad Acea, facendo sì di ritrovarsi 7 milioni di euro in più nel bilancio per salvarsi la poltrona? Come mai non è stata ritirata la delibera del Commissario prefettizio prima di chiedere il parere al Consiglio di Stato? Semplici domande ma che portano alla luce una chiara volontà politica, la Vostra, di privatizzare il servizio idrico, perché se quanto scritto nel programma elettorale, corrispondeva a verità, oggi avreste intrapreso la stessa strada dei Vostri alleati al Governo Nazionale, che a Ladispoli si sono opposti ad Acea, ma soprattutto, sarebbe stato determinante la scelta della Sindaca Raggi». Scilipoti conclude la lunga lettera mostrando quelli che sono i pagamenti che i cittadini di Civitavecchia faranno con il passaggio ad Acea: «100 m3 = 151,63 € anno, 200 m3 = 318,82 € anno, 300 m3 = 567,05 € anno, 400 m3 = 1001,40 € anno, 500 m3 = 1610,91 € anno. Caro Sindaco, il bluff è ormai scoperto e quando arriveranno le bollette, saranno i cittadini stessi a ringraziarti dell’ennesimo danno alla collettività». 

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Caos all'ufficio Tributi del Pincio

CIVITAVECCHIA – Caos all’ufficio Tributi. Sono decine e decine i civitavecchiesi che affollano l’atrio dell’ufficio, dovendo andare a richiedere informazioni e, nella maggior parte dei casi, a segnalare e risolvere anomalie riguardanti Tari e bollette idriche, sia quelle del Comune che quelle di Acea. Idrico e spazzatura stanno arrivando insieme nelle case dei cittadini, con i pagamenti che si vanno ad accavallare. In più, in molti casi, ci sono problemi nei conteggi che solo presentandosi agli uffici si riescono a risolvere.

In fila per diverse ore i cittadini riescono a sottolineare l’incongruenza tra la fatturazione ‘‘finale’’ del Pincio – relativa a quasi un anno e mezzo – e la lettura di Acea, minore rispetto a quanto indicato dal Comune. «Come è possibile? – si sono chiesti i cittadini – andiamo a pagare due volte l’acqua, che tra l’altro continua anche a mancare nelle case?». È possibile, con il Pincio che ammette infatti l’errore e modifica la lettura ‘‘reale’’ indicata in bolletta, andando a rimodulare la fatturazione. C’è chi ha chiesto permessi a lavoro, chi si è preso un giorno di ferie, chi è tornato per la quarta volta, chi alle 11 del mattino è riuscito a prendere il numero 71 – e a quell’ora all’interno dell’ufficio c’era il 18 – e quindi ha abbandonato. Il tutto nel caos generale, con numeri chiamati a voce e cittadini smistati negli uffici dalla buona volontà dei dipendenti.

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Inchiesta Costa, sequestrati quattro appartamenti

<p>TARQUINIA &ndash; Si avvia alla conclusione l&rsquo;indagine che vede coinvolto l&rsquo;imprenditore Antonino Costa 63 anni, il figlio Pietro Emanuele di 32 anni, Paola Piselli, 54 anni e Talita Volpini, di 34 anni, arrestati il 27 settembre scorso con l&rsquo;accusa, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona, sfruttamento, truffa aggravata ai danni dell&rsquo;Inps e minacce ai lavoratori operanti all&rsquo;interno dell&rsquo;azienda metalmeccanica situata presso la zona artigianale di Tarquinia. &Egrave; attesa a giorni la conclusione delle indagini portate avanti dalla Procura di Civitavecchia, pm Alessandra D&rsquo;Amore. Nelle scorse settimane i finanzieri del comandante Antonio Petti hanno proceduto al sequestro &lsquo;&lsquo;per equivalente&rsquo;&rsquo; di quattro appartamenti situati a Tarquinia e riconducibili agli arrestati nell&rsquo;ambito dell&rsquo;inchiesta che avrebbe portato alla luce &laquo;un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai&raquo;. Un sequestro, quest&rsquo;ultimo, del valore di oltre 500mila euro. Nel vortice della maxi inchiesta che coinvolgerebbe una settantina di lavoratori, come si ricorder&agrave;, fin&igrave; anche Adriano Massella, tarquiniese di 39 anni, consulente del lavoro ritenuto il &lsquo;&lsquo;suggeritore delle manovre fraudolente&rsquo;&rsquo;. Il ragioniere venne interdetto dall&rsquo;esercizio dell&rsquo;attivit&agrave; professionale e raggiunto dal provvedimento dell&rsquo;obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.</p>

<p>Era l&rsquo;alba del 27 settembre 2017 quando oltre 40 finanzieri del Comando provinciale di Viterbo eseguirono i quattro arresti (due in carcere e due ai domiciliari) e sequestri preventivi dei conti correnti oltre che 15 perquisizioni presso i domicili degli indagati e delle aziende ad essi riconducibili. Le indagini, dirette dal procuratore Andrea Vardaro e dal sostituto procuratore dottoressa Alessandra D&rsquo;Amore, presero il via ad agosto 2016 a seguito della segnalazione di alcuni lavoratori presso la Compagnia di Tarquinia. Attraverso l&rsquo;esecuzione di servizi di osservazione ed audizione di numerosi operai, l&rsquo;esame di numerosissimi documenti contabili ed extracontabili, i finanzieri del comandante Antonio Petti accertarono che &laquo;oltre una settantina di lavoratori erano stati costretti a svolgere attivit&agrave; lavorativa non prevista dal contratto di lavoro sottoscritto, percependo una misera retribuzione e subendo la lesione di diritti primari, quali il diritto alle ferie e alla malattia retribuita, al trattamento di fine rapporto ed alla tredicesima, il tutto sotto la costante minaccia, sovente esplicita e violenta, di ripercussioni o di licenziamento&raquo;. &laquo;Gli operai &ndash; secondo l&rsquo;accusa – erano costretti ad accettare, visto il proprio stato di bisogno e l&rsquo;assoluta precariet&agrave; della propria situazione economica, una retribuzione oraria di molto inferiore a quella prevista dal contratto collettivo di lavoro per i metalmeccanici (circa 3,90 euro a fronte di un importo previsto non inferiore agli 8,28 euro), nonch&eacute; ad effettuare ore di straordinario pagate in modo irrisorio (circa 2,00 euro a fronte delle previste 12,42 euro) o addirittura, in alcuni casi, senza retribuzione&raquo;. Fin dalla stipula del contratto di assunzione &quot;part time&quot;, inoltre, secondo l&rsquo;accusa &laquo;gli arrestati richiedevano ai dipendenti di sottoscrivere contratti che prevedevano attivit&agrave; lavorativa per sole quattro ore al giorno, a fronte delle effettive otto/dieci ore giornaliere pretese e li obbligavano a sottoscrivere, per avere maggior potere ricattatorio, lettere di licenziamento in bianco&quot;, rinvenute dai finanzieri presso lo studio del consulente del lavoro a seguito di perquisizione. La condotta criminosa sarebbe stata perpetrata durante per circa 9 anni, e non sarebbe cessata neanche dopo l&rsquo;avvio, nel mese di agosto 2016, dei controlli della Finanza. &laquo;Diversi sono stati i tentativi di ostacolare le indagini e di influenzare i testimoni. – afferma l&rsquo;accusa – Tra questi la gravissima condotta del sequestro di persona, posto in essere da alcuni arrestati&raquo;. Le indagini avrebbero consentito, inoltre, di accertare anche un&rsquo;ingente truffa ai danni dell&rsquo;Inps: &laquo;ogni due/tre anni i lavoratori venivano licenziati da un soggetto economico e contestualmente assunti da un altro soggetto economico, comunque riconducibile e gestito dagli stessi arrestati&raquo;.</p>

<p>La complessiva attivit&agrave; investigativa svolta avrebbe consentito di quantificare il profitto dei reati perpetrati in 1.227.252,00 euro, di cui circa 140.000 euro, corrispondente ai mancati versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali nonch&eacute; ai fittizi licenziamenti-assunzioni.</p>

<p>Diversa la posizione della difesa, con Pietro Emanuele che in sede di intrrogatorio di garanzia evidenzi&ograve; i rapporti che aveva con i lavoratori, in taluni casi &laquo;anche di amicizia&raquo; e frequentazioni fuori dal lavoro. Emanuele Costa ha messo in evidenza l&rsquo;incongruenza temporale tra la contestazione dei fatti e il suo lavoro in azienda. Alcune circostanze contestate dall&rsquo;accusa riguarderebbero cio&egrave; un arco temporale durante il quale Emanuele non abitava neanche a Tarquinia, ma a Roma, e lavorava presso un&rsquo;altra ditta. Sia per questioni patologiche sia per questione documentali, l&rsquo;attivit&agrave; in azienda di Pietro Emanuele sarebbe avvenuta solo negli ultimi due anni. Questioni di salute lo avrebbero cio&egrave; tenuto lontano dalla societ&agrave; per la quale non aveva neanche rapporti gestori. Talita Volpini, da parte sua ha rimarcato di aver avuto un ruolo assolutamente marginale, limitandosi a qualche bonifico; tale la situazione anche per Paola Piselli. I legali difensori degli indagati, Pier Salvatore Maruccio, Francesca Maruccio e Paolo Pirani, da parte loro hanno rimarcato &laquo;la doverosa distinzione tra i vari soggetti per i ruoli rispettivamente rivestiti e le funzioni svolte (e se effettivamente svolte)&raquo;.</p>

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