«L’Italia riduce i posti letto»: i malati gravissimi costretti alle neuro riabilitazioni all’estero

I malati le cui capacità cerebrali vengono devastate — da ictus, incidenti, patologie che portano al coma — dispongono, secondo un decreto, di 1216 posti letto. Secondo le società scientifiche ne occorrerebbero almeno seimila. E i familiari dei malati che non trovano posto sono costretti a portarli all’estero

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Banchina 25: due incidenti in pochi giorni

CIVITAVECCHIA – Frontale ieri pomeriggio, poco prima delle 17, nel piazzale della banchina 25 sud del porto. Durante le operazioni di sbarco delle auto in polizza, per cause ancora in corso di accertamento una vettura si è scontrata con uno dei furgoncini che riportano i ragazzi della Compagnia portuale e della Cilp impegnati nello sbarco e alla guida dei mezzi dal piazzale di sosta allo scalo. Un frontale al centro del piazzale, con l’auto nuova danneggiata ed il furgoncino praticamente distrutto. Cinque le persone coinvolte, anche se per fortuna non avrebbero riportato gravi lesioni o ferite: per loro però si è reso necessario il trasporto al pronto soccorso del San Paolo per gli accertamenti medici del caso. Sul posto anche personale della Polizia di Frontiera e dell’Autorità di Sistema portuale. Le operazioni sono state sospese nell’imminenza dei fatti per permettere le verifiche e l’intervento dei sanitari, con lo sbarco che è ripreso nell’arco di un’ora circa. Non è la prima volta che accade un episodio del genere. Anzi, l’ultimo incidente, praticamente con le stesse modalità, è avvenuto soli pochi giorni fa, sempre durante le operazioni di sbarco delle auto nuove in banchina. E questo fa pensare a qualche problema nelle procedure poste alla base delle operazioni proprio per evitare il sorgere di incidenti. Tanto che al momento sono in corso tutti gli accertamenti per chiarire le cause degli incidenti, con indagini di Polizia di frontiera e Capitaneria di porto ed una inchiesta amministrativa già avviata dall’Authority.

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Emergenza sott'acqua, la mappa delle camere iperbariche

ROMA – Sono 65 le camere iperbariche attive in Italia, molte concentrate al Sud: Campania e Sicilia spiccano con, rispettivamente, 15 e 13 centri (di cui 2 a Ustica e Lampedusa aperti solo da maggio a ottobre). Ma non tutte sono attrezzate per gestire le emergenze. La mappa salvavita per i subacquei è realizzata dalla Simsi (Società italiana di medicina subacquea e iperbarica) e aggiornata a maggio 2018. Dalla 'cartina' pubblicata dalla società scientifica emerge il grande vuoto dell'Abruzzo, fra le regioni affacciate sul mare. "Bisogna dire che non tutti i centri sono in grado di gestire casi di embolizzazione grave; inoltre alcune strutture fanno i conti con problematiche gestionali e con la drammatica carenza degli anestesisti". A spiegarlo all'AdnKronos Salute è Cesare Iesu, presidente Aaroi-Emac Sardegna (sindacato anestesisti e rianimatori) e vice presidente Aaroi-Emac Area Centro.

Guardando alla cartina (www.simsi.it), i centri iperbarici sono 2 in Piemonte, 1 in Trentino, 4 in Lombardia (tra Milano, Brescia e la bergamasca), 2 in Liguria, 1 in Friuli, 4 in Veneto, 3 in Emilia Romagna, 1 nelle Marche, 7 in Toscana, 3 nel Lazio (ma "il centro di Roma ha avuto qualche problema e i pazienti per un certo periodo sono stati portati a Napoli"), 1 in Molise, 15 in Campania, 4 in Puglia, 2 in Calabria, 2 in Sardegna (a Sassari, dove però non vengono trattate le urgenze, e a Cagliari), 13 in Sicilia (2 dei quali attivi solo in estate). Servizi fondamentali per la sicurezza dei sub, che possono fare la differenza tra la vita e la morte, o la paralisi. Costretti però a fare i conti con la drammatica carenza di anestesisti. "Da tempo lamentiamo la mancanza di almeno 4.000 specialisti. Nemmeno con montagne di ore di lavoro straordinario, spesso regalate, ferie e riposi rinviati all'infinito, arginiamo gli effetti della carenza di personale. Solo in Sardegna parliamo di un centinaio di anestesisti in meno", assicura Iesu.

Così nella regione, appena 2 settimane fa, un sub colpito da Mdd (malattia da decompressione) alla Maddalena è stato portato dall'elisoccorso in volo 'radente' fino a Cagliari per il trattamento in camera iperbarica. Una storia a lieto fine. "In Sardegna, ora come ora – conferma l'esperto – se c'è un'emergenza nel Nord, dove si concentrano i centri diving, il subacqueo viene portato all'Ospedale Marino di Cagliari: la struttura di Sassari non ha anestesista e non può gestire le urgenze, mentre alla Maddalena c'è sì una camera iperbarica da poco rinnovata, ma è chiusa perché non ci sono specialisti con le necessarie competenze".

"In passato alla Maddalena c'era la Marina americana – ricorda Iesu – e la camera iperbarica sull'isola ha una presenza 'storica'. Oggi non è attiva per le emergenze, perché nell'ospedale non c'è una Rianimazione né un rianimatore, dopo che il collega è andato in pensione. Insomma, in caso di incidenti i sub devono spostarsi a Cagliari in elisoccorso, che in molti casi non può ancora assicurare un'attività h24".

Spostare un paziente vittima di un'embolia non è semplicissimo. E l'impresa si complica se occorre coprire grandi distanze o ci si muove all'estero. "Non si può ricorrere ad aerei di linea perché pressurizzati a 1800-2000 metri – spiega Carlo Marenghi, responsabile Unità medica di Europ Assistance Italia, specializzata in assicurazioni viaggio – dunque non resta che l'elicottero in volo radente. Nel caso di patologie dei subacquei, ma anche di altre problematiche come gangrena gassosa, otite media non perforata e occlusione intestinale, il paziente non può essere messo su un aereo di linea, ma c'è la possibilità di effettuare un volo su piccoli aerei ambulanza che pressurizzano la cabina a quota zero, cioè come se viaggiassero a livello del mare".

In caso di embolia, ricorda Iesu, il tempo è fondamentale. "Più le ore passano, più aumenta il rischio che si inneschino eventi come ipossie e ischemie, e il danno può diventare permanente", avverte il medico, che è anche un appassionato subacqueo. "E' fondamentale poter contare su un numero di anestesisti e rianimatori in grado di gestire un'embolia gassosa, specie nelle regioni affacciate sul mare", ribadisce Iesu.

Ma come ridurre i rischi di emergenze sott'acqua? "Quest'anno abbiamo seguito 12 sub (la media è di circa 15 l'anno), la maggior parte provenienti dai diving del Nord della Sardegna – spiega Luca Patrignani, responsabile della Rianimazione e della Medicina iperbarica dell'Ospedale Marino di Cagliari, attiva H24 con una decina di tecnici, 10 medici e 8 infermieri specializzati – A incappare in problematiche sono stati più spesso gli istruttori, anche perché fanno sovente immersioni ripetute. E le patologie riscontrate sono state anche importanti, come nel caso del sub di Milano. Esistono però dei sistemi per ridurre al minimo i rischi: raccomandiamo di non immergersi mai da soli, di rivolgersi a diving qualificati e di non strafare. Meglio rinunciare a un'immersione – raccomanda – se ci si sente stanchi o non in forma".

"Inoltre occorre considerare che, per fare questo sport, specie per immersioni profonde o con nitrox, serve un allenamento – ammonisce l'esperto – E' bene poi sottoporsi a controlli medici regolari, che però non sempre evidenziano problematiche, come il forame ovale pervio, che aumentano il rischio di Mdd".

Altra regola importante: non sottovalutare "mai sintomi, anche lievi, che possono manifestarsi dopo un'immersione. Se ci si sente poco bene, si ha una sensazione strana, compare un formicolio agli arti o un arrossamento su torace e gambe, oppure un dolore improvviso, è bene recarsi subito in pronto soccorso. Il fattore tempo è importante. L'ultima paziente che abbiamo seguito si era immersa a Lavezzi e si è accorta di una strana reazione cutanea: da Palau l'hanno portata da noi per un intervento in codice rosso". Se l'ossigeno per i sub "è salvavita, i trattamenti in camera iperbarica sono come 'antibiotici', ma non mi stancherò mai di ricordare che non bisogna perdere tempo e iniziare il trattamento prima possibile", conclude Patrignani.

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''Caso Corrado Melone'', Agresti replica all'assessore Cordeschi

LADISPOLI – Non si arresta la "polemica" nata attorno alla vicenda "aule" alla Corrado Melone. Il dirigente scolastico Riccardo Agresti replica punto per punto alle "accuse" mosse dall'assessore alla Pubblica Istruzione Lucia Cordeschi a cominciare proprio dal numero di iscrizioni all'interno dell'istituto scolastico, lasciando intuire che l'intera vicenda potrebbe avere anche degli strascichi giudiziari. Di seguito la lettera integrale resa pubblica dal dirigente scolastico.

Carissima assessora Cordeschi,
non comprendo cosa abbia potuto infastidirLa tanto da spingerLa ad emanare un comunicato ufficiale del Comune per lanciare l’allarme pericolo per la Scuola di Ladispoli individuandolo nella mia persona; lo verrà a spiegare meglio in tribunale.
Lei, assessora, forse non sa che il Dirigente Scolastico (non “direttore”, termine legato ad una vecchia normativa sorpassata dal 1999) non ha poteri se non esecutivi, cioè chi determina la linea “politica” della Scuola è il Consiglio di Istituto (9 genitori, 9 docenti, 2 ata eletti democraticamente) il quale, approvandone il regolamento, obbliga il Dirigente a rispettarlo e a farlo rispettare. Alla “Melone”, ad esempio, se un ragazzo commette un atto contrario alla corretta convivenza civile (e cosa si intenda per “corretta” convivenza è indicato chiaramente nel regolamento) sa che avrà conseguenze dettate in base ad un puntuale regolamento in vigore e a nulla valgono le pressioni sul Dirigente da parte, ad esempio, di assessori per cercare di farla fare franca ai figli dei suoi amici, perché alla “Melone” i ragazzi hanno tutti pari diritti e doveri.
Lei, assessora, forse non sa che non esiste alcun “numero legale” di studenti per ciascuna Scuola. Infatti le circolari ministeriali indicano le modalità per limitare il numero di iscritti in caso di necessità, cioè chiede di inserire nel regolamento i criteri di accettazione delle iscrizioni. Criteri che il Consiglio di Istituto della “Melone” non ha voluto volontariamente indicare perché ritiene che i genitori debbano essere liberi di poter scegliere a quali Scuole iscrivere i propri figli. In base all’ incremento continuo di iscrizioni, sono anni che la “Melone” chiede al Comune di dimensionare gli Istituti scolastici spostando la gestione del plesso “Livatino” dalla “Ladispoli 1” che da anni è invece in netto calo di iscrizioni. Infatti è compito del Comune e dei suoi assessori reperire le aule che sono un bene comune e non proprietà delle singole Scuole. Quindi il Comune ha il dovere di metterle a disposizione dei ragazzi che ne hanno necessità e non delle velleità degli Istituti.
Lei, assessora, forse non sa che proprio il plesso “Livatino”, al momento con aule occupate dai bambini del plesso di via Rapallo della “Ladispoli 3”, una volta terminati i lavori per la messa in sicurezza di quel plesso, si ritroverà con ben 10 aule vuote (comprese quelle prima occupate dalle maestre “storiche” della “Melone” che per anni vi hanno insegnato, ma da quest’anno non potranno più farlo), mentre alla “Melone” i ragazzi, per quest’anno, dovranno rinunciare ai laboratori.
Lei, assessora, forse non sa che a causa di promesse irrealizzabili da parte della “Ladispoli 1” (classi a tempo pieno non autorizzate dal Ministero per le quali il Comune ha speso denari pubblici per realizzare una mensa che non sarà utilizzata), una decina di studenti della secondaria si sono riversati in estate alla “Melone” che ora ha classi al massimo della capienza di sicurezza (24 alunni per classe).
Lei, assessora, forse non sa (se ne chieda il motivo) che tutte le insegnanti delle quinte primaria della “Ladispoli 1” si sono trasferite altrove e quando i genitori sapranno che le maestre, loro promesse a suo tempo, non ci sono più, una gran parte di loro chiederà trasferimento alla “Melone” portando al limite massimo di sicurezza anche la primaria.
Lei, assessora, forse non sa che forse ci sono problemi più seri che realizzare una ulteriore mensa alla “Fumaroli” (ma ringraziamo comunque il Comune per i lavori realizzati senza descriverceli, non richiesti e non strettamente necessari) in quanto, per concedere l’uso del polifunzionale ad esterni, sarebbe stato sufficiente rispettare le prescrizioni della ASL: “sanificare la sala dopo ogni utilizzo da parte di esterni”.
Lei, assessora, forse non sa che proprio grazie all’aiuto del Sindaco Grando, siamo riusciti in extremis (cioè i lavori si stanno svolgendo in questi giorni ed effettuati solo grazie all’intervento del Sindaco, e non terminati durante l’estate come da Lei riportato) a ricavare gli spazi necessari con lavori (questi realmente necessari) di miglioria e che resteranno comunque utili per i ragazzi anche in caso di un eventuale crollo delle iscrizioni negli anni futuri. Lavori di miglioria della cui necessità generale Lei era ben a conoscenza fin dallo scorso anno, e che non sarebbero mai stati messi in opera senza l’intervento risolutivo del Sindaco Grando. Sindaco che per un anno ha sopportato che il proprio figlio restasse in una classe “sgabuzzino”, mentre i ragazzi della “Ladispoli 1” occupavano in 15 o 16 aule della capienza da 27.
Lei, assessora, forse non sa che la responsabilità della sicurezza degli alunni è solo formalmente in capo al Dirigente Scolastico, ma questi, una volta segnalati al Comune i problemi osservati, non è più legalmente responsabile di malaugurati incidenti.
Lei, assessora, forse non sa che la “Melone” invia costantemente segnalazioni che, fortunatamente, anche con la precedente Amministrazione, vengono prontamente risolti dagli efficienti uffici tecnici comunali (cosa in realtà non vista in altre città dove i lavori da me richiesti 10 anni fa si attende ancora debbano essere effettuati).
Lei, assessora, forse non sa che il laboratorio di ceramica esiste alla “Melone” da anni e che il Comune ha solo fatto minimi adeguamenti all’impianto elettrico per predisporre il laboratorio ceramica all’utilizzo di strumenti acquistati con finanziamenti ministeriali. Se gli alunni della “Melone”, iscritti e frequentanti serenamente alla “Livatino”, fossero rimasti in quel plesso, il laboratorio all’avanguardia sarebbe già funzionante, ora dovremo attendere un anno sperando che il Comune prenda atto che il plesso “Livatino” avrà aule vuote e lo assegni, come richiesto da anni, alla “Melone”. Non si tratta di avere accettato domande di iscrizione in più (peraltro i genitori devono avere il diritto di scegliere in quale Scuola iscrivere i propri figli in base all’offerta formativa), ma di avere viste negate le aule che ormai da 6 anni erano frequentate da alunni della “Melone”.
Lei, assessora, forse non sa che se la sicurezza degli edifici è in capo a Lei ed al Sindaco, la sicurezza degli alunni alla “Melone” è garantita proprio da un regolamento che viene applicato per tutti, senza distinzioni né favori, e proprio questo tranquillizza i ragazzi che si sentono protetti da bulli adulti o piccini.
Lei, assessora, forse nemmeno sa cosa io abbia scritto nel mio comunicato dove ringraziavo il Sindaco Grando e spiegavo che grazie a lui erano stato scongiurati i doppi turni decisi fin dal mese di giugno dal Consiglio di Istituto e mai da me comunicato ai genitori proprio per evitare allarmismi (eventualmente utilizzabili per bassi fini politici) o di frastornare i genitori (che in realtà sono informati puntualmente degli avvenimenti reali e quindi non vengono frastornati da nessuno) e far vivere una estate serena a tutti nella convinzione (corretta) che la Amministrazione Comunale, di cui fa parte anche Lei, avrebbe certamente risolto il problema. Soluzione in effetti giunta grazie all’intervento estivo del Sindaco.
Lei, assessora, forse non sa che, poiché io sono uno statale (e mi ritengo un servo dello Stato), il mio stipendio non aumenta né diminuisce se la Scuola che sono chiamato a dirigere cresca o deperisca; che alla mia età non ho alcuna necessità di farmi pubblicità (per cosa poi?); né che il mio “egocentrismo” goda nel vedermi attaccare villanamente da un assessore preparato come Lei.
Lei, assessora, forse non sa che è da quando lavoro che assessori di destra, sinistra e di centro a turno mi attaccano (chi più villanamente chi meno) e sempre perché non mi sono mai piegato a fare favori ai potenti di turno perché ho applicato la Legge negando all’assessore di turno di avere voti grazie ai favori che avrei loro concessi, negandoli però ad altri genitori che non hanno amicizie in Comune.
Lei, assessora, forse non sa che io non faccio “politica”, come fa Lei, ma volontariamente faccio “Politica” nel senso gramsciano del termine: ho i miei ideali e li applico senza ipocrisie nella mia vita quotidiana, senza badare a chi faccio torto. Per questo sono stato definito di volta in volta fascista, comunista o servo del Papa (persona che, peraltro, stimo infinitamente, senza comunque esserne servo). Questo mi attira le ire di chi crede che l’Italia possa essere gestita in maniera anarchica nel senso deteriore del termine: “gli altri rispettino la Legge, io faccio ciò che mi pare” e quindi risultano contrariati se il proprio figlio viene “bocciato” o “sospeso” perché rispettivamente non abbia studiato o abbia mancato di rispetto a qualcuno. Ma fortunatamente si tratta di pochissime persone ignoranti che alzano la voce e minacciano solo da dietro la tastiera di un computer.
Lei, assessora, forse non sa che se la “Melone” è gradita da un gran numero di genitori è perché in questa Scuola si insegna ad usare il proprio cervello, a ragionare guardando le fonti, a comprendere che la conoscenza rende liberi da qualsiasi tipo di schiavitù e lo fa con una miriade di attività che rendono piacevole lo studio ed appassionano i ragazzi alla cultura ed alla conoscenza, stimolando la loro naturale curiosità.
Lei, assessora, forse non sa troppe cose, ma, anche se credo che un assessore che si rispetti debba conoscere a fondo l’argomento di cui è stato investito dal proprio Sindaco, posso concederLe l’attenuante che non sia né un docente né un dirigente; tuttavia, in merito alle offese personali, dopo avere accettato le scuse non richieste e non necessarie da parte di quel galantuomo che è il Sindaco Grando, credo che le Sue scuse pubbliche siano necessarie o le avrò in tribunale.
Buon proseguimento di carriera politica.
Riccardo Agresti

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Ladispoli, mare mosso: messi in salvo diversi bagnanti

LADISPOLI – Mare mosso, onde molto alte e corrente forte. Gli ingredienti perfetti per hanno trasformato in un vero e proprio pericolo il mare. Diversi gli interventi dei bagnani delle torrette di savalmento e degli uomini della Capitaneria di Porto che sin dalle prime ore del mattino stanno "pattugliando" le spiagge ladispolane per evitare problemi ai bagnanti. Nei pressi dello stabilimento La Baia, un uomo sulla quarantina che stava facendo il bagno è stato trasportato dalla corrente sugli scogli. L'uomo ha riportato diverse escoriazioni tanto che è dovuto ricorrere alle cure del PIT. Interventi, da parte dei bagnini anche sul lungomare centrale, dove due bambini, entrambi minori, non sono riusciti a rientrare in spiaggia a causa della forte corrente. E sempre su una delle spiagge del centro, un altro ragazzo si è trovato in difficoltà a causa delle onde. In questo caso provvidenziale è stato l'intervento del padre del ragazzo, degli uomini della Capitaneria di Porto e del Comandante Strato Cacace e del bagnino di stanza alla torretta interessata che senza esitazione sono entrati in acqua per aiutare il giovane a rientrare. 

Ora, grazie alla pioggia da un lato che ha fatto desistere diversi bagnanti dal proseguire la giornata in spiaggia, e alle onde che si stanno attenunado, la situazione, almeno al momento sembra essere migliorata. Proseguiranno però i controlli da parte degli uomini della Capitaneria di Porto per evitare ulteriori incidenti, invitando, allo stesso tempo, i bagnanti a seguire i suggerimenti degli assistenti bagnanti, di non entrare in acqua in caso di condizioni meteo marine sfavorevoli a una balneazione sicura. 

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Marina di Carrara, Muore un giovane portuale investito da un fork lift

"Ennesimo grave  incidente sul lavoro che fa registrare ancora una volta una vittima". È il commento delle segreterie nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti dopo l'accaduto di ieri pomeriggio quando nel porto di Marina di Carrara un giovane lavoratore portuale è stato investito da un fork lift.

"Una nuova vittima sul lavoro – proseguono i sindacati – che si aggiunge, purtroppo, alle tante e troppe che da inizio anno hanno segnato il mondo del lavoro. Filt, Fit e Uilt manifestano cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore e nel contempo chiedono al governo ed a tutti gli enti preposti  "basta alle morti sul lavoro". Bisogna intervenire in fretta sulle parti normative ancora incomplete per impedire di continuare a morire di lavoro. Le indagini faranno luce sulla dinamica e le responsabilità  sull'accaduto ma – tuonano le sigle – gli incidenti sul lavoro  devono essere oggetto di prevenzione continua e mirata affinché la salute e la sicurezza dei lavoratori venga anteposta a qualsiasi altra esigenza, per cui – concludono Filt, Fit e Uilt – invochiamo ed auspichiamo che tutte le parti in causa, traendo spunto da questo nuovo grave evento, trovino ed adottino gli accorgimenti volti a migliorare le condizioni di sicurezza".

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Ladispoli, arrivano le multe per i pescatori ''abusivi''

LADISPOLI – Vietato pescare sulla spiaggia dalle 8 alle 20, ma molti pescatori fanno finta di nulla e incuranti di bagnanti, spesso e soprattutto anche di bambini, occupano sin dalle prime ore del pomeriggio o addirittura della mattina gli arenili liberi con tutta la loro attrezzatura, dandosi alla pesca. Dopo le lamentele ora però arrivano anche le multe: 200 euro per aver pescato in orario non consentito dall'ordinanza comunale. Il fatto è successo nella giornata di ieri, durante i controlli della Polizia locale e della Capitaneria di Porto. Il pescatore, che stava pescando sotto costo, aveva al seguito boette e ami. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni per consentire ai bagnanti di trascorrere queste ultime settimane di mare in tutto relax senza la paura di finire con i piedi, durante una passeggiata sulla battigia magari, sugli ami abbandonati sulla spiaggia: incidenti che purtroppo, non sono mancati, fortunatamente senza troppi danni per l'incolumità delle persone ma che potrebbero comunque creare un pericolo concreto per la sicurezza, in particolar modo dei bambini che si aggirano in spiaggia spensierati.

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Scontro auto-moto: muore un giovane di Ladispoli

SANTA MARINELLA – Continua a scorrere sangue sulle strade cittadine. Dopo la donna investita martedì nei pressi del porto turistico mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali e ancora gravissima al policlinico Gemelli, un’altra giovane vita è stata spezzata dall’asfalto di questo rovente agosto. 
Ieri notte, infatti, una moto su cui viaggiavano due giovani, all’altezza del distributore di benzina in località Grottini a Santa Severa, dopo aver sfiorato una Smart che andava nella stessa direzione, a causa dello sbandamento ha colpito in pieno una Panda condotta da una ragazza di Santa Marinella. 
Nel tremendo urto, i due giovani (uno di Ladispoli e l’altro di Roma), sono stati sbalzati dalla moto diversi metri più lontano. 
L’auto, invece, è finita in una cunetta che costeggia la Statale Aurelia. 
I primi ad intervenire sul posto sono stati alcuni abitanti che risiedono nel vicino residence. La scena che gli si è presentata davanti è stata da incubo. 
I due motociclisti giacevano a terra esanimi. Uno in condizioni critiche tanto da essere trasportato al Policlinico Gemelli con un elicottero. Per il secondo, quello di Ladispoli, non c’è stato nulla da fare. 
I sanitari della Croce Rossa di Santa Severa e della Misericordia di Santa Marinella nulla hanno potuto, nonostante gli sforzi e il tentativo di rianimarlo, il ragazzo non dava più segni di vita. Il corpo del giovane, è stato trasportato all’Istituto di Medicina Legale di Roma per essere sottoposto ad autopsia. 
Per gli automobilisti che hanno seguito le scene dell’incidente, devono essere stati momenti tremendi. La moto, infatti, dopo l’impatto con la Panda, si è incendiata e in pochi minuti le fiamme l’hanno distrutta. 
La donna che è stata vittima del tamponamento, invece, dopo il trasporto in ospedale, sono state riscontrate ferite multiple e un forte stato di choc. Sul posto sono giunti immediatamente i Carabinieri della locale stazione che hanno iniziato gli accertamenti per stabilire le cause dell’incidente. 
Nel pressi dell’ingresso per Santa Severa è presente una telecamera di videosorveglianza e molto probabilmente gli inquirenti avranno anche visionato quelle immagini. 
Questi incidenti continui, non possono non far riflettere l’amministrazione comunale, che è chiamata a trovare alcune soluzioni per ridurre i rischi di morti precoci. 
Sui social si sono rincorsi moltissimi messaggi. Uno di questi, propone un intervento del sindaco. 
«Chiedo a Pietro Tidei – dice una signora – e a tutti i cittadini di Santa Marinella, di dedicarsi ad una seria e veloce soluzione per far sì che non si ripetano ancora simili tragedie. Serve l’illuminazione, il rifacimento delle strisce pedonali, l’autovelox e un maggior controllo dei Vigili Urbani. Santa Marinella è attraversata da una strada statale, dovrà pur esserci un modo per frenare questi incidenti. Se non ci sono soldi, si può rinunciare ad altro, ma bisogna investire sulla sicurezza».

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Ladispoli, cacciati e denunciati ma i clochard tornano nel tugurio di viale Europa

LADISPOLI – Uno stendipanni, i materassi e un gruppetto che si riunisce di nuovo. Erano stati allontanati dai carabinieri e dalla polizia municipale, per altro poi anche denunciati. Ed ora sono ancora una volta lì i clochard, tornati ad occupare i locali angusti sotto al cavalcaferrovia di viale Europa a Ladispoli. Un problema di degrado non ancora risolto. Sia per i senzatetto che continuano a condividere uno spazio al limite tra sporcizia e topi, sia per i residenti della zona che assistono quotidianamente a scene di inciviltà. In pieno giorno fanno i bisogni all’aria aperta persino di fronte ai bambini – sono le testimonianze di alcuni clienti dell’ufficio postale di via Caltagirone situato proprio di fronte alla baraccopoli. I senza fissa dimora, allontanati circa una ventina di giorni fa, hanno di nuovo portato materassi per dormire e gli stendini per far asciugare i panni. In prevalenza sono originari dell’Est europa – come hanno sempre confermato i membri della Caritas – ma di questo gruppo fa parte anche qualche sbandato italiano. In mattinata e nell’ora di pranzo solitamente si spostano bussando proprio al centro Caritas dove ricevono un pasto caldo e indumenti. Nel pomeriggio tornano nel tugurio. Un problema non di poco conto visto che i magazzini del cavalcaferrovia sono a pochi metri dai binari. I clochard, dopo aver bucato le recinzioni della ferrovia, attraversano le rotaie per far rientro nella loro “casa”. Negli ultimi mesi sono stati almeno tre gli incidenti mortali sulla linea ferroviaria all’altezza di Ladispoli. Pochi giorni fa invece un altro gruppo di clochard sotto al ponte di via Firenze ha dato vita ad una rissa. Un cittadino polacco è stato picchiato ed è finito in ospedale. Grazie ad un’indagine condotta sia dalla polizia di Stato che dai carabinieri di Civitavecchia è stato possibile risalire agli aggressori, un 42enne moldavo e un 35enne polacco. Entrambi sono stati arrestati perché “traditi” dalle intercettazioni nella caserma dei carabinieri di Civitavecchia. Un’altra storia di disperazione tra persone che a Ladispoli vivono sempre più ai margini della comunità. In città non esistono centri di accoglienza per i clochard che necessariamente sono costretti ad accamparsi nelle aree naturali o sulle sponde dei fiumi.

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Aumentano i morti sulle strade: � allarme per pedoni e motociclisti

Secondo il rapporto Aci-Istat 2017 le morti a causa di incidenti stradali sono aumentate (+2,9%), specialmente fra i motociclisti e pedoni (+11.9% e +5,3%). Calano il numero dei sinistri (-0,5%) e le multe per uso dello smartphone alla guida

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