Controlli della Guardia di Finanza al Comune

CIVITAVECCHIA –  Controlli della Guardia di finanza a Palazzo del Pincio per contrastare il fenomeno dell’assenteismo. Giovedì il nucleo speciale anticorruzione dei militari su mandato della Presidenza del Consiglio dei ministri dipartimento della Funzione Pubblica, ha fatto accesso presso il Comune per eseguire controlli a sorpresa sulla regolarità dell’azione amministrativa.

«L’esito dell’ispezione è positivo – ha spiegato il sindaco Antonio Cozzolino – tutto ciò che è stato controllato ha riscontrato la regolare presenza in ufficio dei dipendenti comunali. Ciò non può che farmi piacere – prosegue il primo cittadino – specie in un momento storico in cui dei dipendenti pubblici si parla solo per i casi di assenteismo o per i casi dei furbetti del cartellino ma mai quando gli stessi svolgono il loro dovere in silenzio e con dedizione».

Cozzolino ricorda che anche Civitavecchia fu oggetto di un servizio che fece molto scalpore «non solo a livello locale, ma nell’Italia intera – incalza Cozzolino – quando nel 2012 le telecamere di Striscia la Notizia ripresero dipendenti comunali che dopo aver timbrato andavano dal parrucchiere o a fare la spesa per casa. Certe cattive abitudini – aggiunge – a quanto pare sono state eliminate ma non mancheremo di prestare sempre la massima attenzione a questi pericolosi fenomeni per evitare che gli spiacevoli fatti del 2012 possano ripetersi. Ringrazio i dipendenti comunali – conclude il primo cittadino – per aver fatto parlare gli uffici della nostra città con accezione positiva grazie al loro buon comportamento».

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Usi civici, Petrelli: ''Per la Tenuta delle Mortelle vincolo abolito nel 1827''

CIVITAVECCHIA – “Durante l’assemblea pubblica dello scorso 7 dicembre, il Comitato cittadino ha reso disponibile l’atto con il quale è stato abolito ogni vincolo d’uso civico relativo alla Tenuta delle Mortelle”.

Lo dichiara Vittorio Petrelli di Ripartiamo dai cittadini che ripercorre le fasi storico della vicenda che ha inizio “da una bolla papale del 1441emanata da Eugenio IV,  che rese i terreni della Tenuta delle Mortelle disponibili per i civitavecchiesi che vi abitavano e per i forestieri di passaggio; in tal modo, le terre potevano essere liberamente utilizzate, senza dover corrispondere alcun tributo”.

Ma, prosegue Petrelli, trattandosi di terre incolte che andavano bonificate “nessuno fece richiesta di risiedervi, finché nel 1777, Pio VI, al fine di favorire lo sviluppo dell’agricoltura, dispose di concedere tali terreni in enfiteusi perpetua a 19 civitavecchiesi che si erano impegnati a lavorare la terra, preparandola per coltivarvi orti, vigneti, oliveti ed altro. Dal 1777 in poi – sottolinea – al comune di Civitavecchia rimase una sorta di nuda proprietà (dominio diretto), che comportava il diritto di riscuotere un canone annuo pagato dagli enfiteuti possessori”.

Una situazione contraria a “quanto affermato nella sentenza del 1990 del commissario agli usi civici” che si protrasse fino “all’aprile del 1827, quando, per disposizione del Pontefice, allo scopo di ripianare i debiti del comune di Civitavecchia, il diritto a riscuotere i canoni e il dominio diretto sui terreni furono venduti all’asta ed acquistati da privati. A partire da quell’anno (1827), il comune di Civitavecchia non ha più avuto facoltà di accampare diritti sui terreni della Tenuta delle Mortelle; tali terre sono divenute di proprietà piena e svincolata dei soggetti che le detenevano, poiché libere da diritti di natura civica di qualsiasi genere. Quanto sopra esposto – tuona Petrelli – trova puntuale riscontro nei documenti contabili del Comune, nei quali, fino al 1827, è stata registrata la rendita annuale di 2000 scudi relativa ai canoni, rendita svanita a partire dal 1828. Pertanto – continua – l’Università Agraria che, dopo la sua istituzione è subentrata al Comune nella gestione dei terreni di uso civico, non ha, di fatto,“ereditato” alcun diritto sui terreni della Bandita delle Mortelle che, da circa due secoli, sono di proprietà privata”.

Per Petrelli ora sarà il giudice a decidere e a lui sono già stati consegnati tutti gli atti.

“Tuttavia – incalza – tenendo conto delle enormi difficoltà che l’applicazione della sentenza ha causato alle famiglie, nonché degli ingenti danni economici e morali provocati, invito il Consiglio dell’Università Agraria a prendere visione degli atti che dimostrano l’inesistenza degli usi civici sulla Tenuta delle Mortelle, intervenendo a favore dei cittadini nei procedimenti in corso. Un tale atto, oltre a mettere fine ai crucci di tanti civitavecchiesi, rappresenterebbe un magnifico regalo di Natale alla città e ai concittadini. A Natale – conclude Petrelli – si può, e questo “si può” non releghiamolo tra le speranze, ma facciamolo diventare una concreta realtà”.

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� scontro aperto sulle Terme

CIVITAVECCHIA – È scontro sulle Terme dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal capogruppo de La Svolta Massimiliano Grasso. Il sindaco pentastellato Antonio Cozzolino rassicura: “La Ficoncella non subirà danni. La Regione Lazio – spiega il primo cittadino – ha rilasciato un'autorizzazione e posto delle serie prescrizioni che controlleremo vengano rispettate. C'è un interesse concreto di operatori del settore a dare vita ad un progetto di termalismo vero: come abbiamo già detto pubblicamente, e come non ho problema a ribadire, siamo assolutamente favorevoli ad iniziative private che valorizzino l'area archeologica termale senza scadere nella speculazione edilizia. Nei prossimi giorni ci verrà presentato un progetto, lo analizzeremo con grande attenzione. Così come abbiamo accolto con soddisfazione che alla manifestazione d'interesse circa la valorizzazione delle Terme Taurine sono arrivate ben 6 proposte: è un segnale positivo. Quando si fanno gare pubbliche, per davvero, la collettività ne guadagna sempre e la leale concorrenza stimola le imprese ad offrire il meglio per il proprio progetto e per la collettività. Nessuna guerra alla Pro Loco – continua Cozzolino – solo il rispetto della convenzione con la Soprintendenza e l'obiettivo di valorizzare il sito”.

Non è dello stesso avviso il consigliere d’opposizione Grasso che tuona: “Il sindaco Cozzolino con la sua replica sulle terme si scopre improvvisamente attento “agli interessi dei privati”. A scapito dell’interesse collettivo, che è quello di mantenere la Ficoncella e di avere le terme pubbliche. La risposta del Sindaco – sottolinea il capogruppo de La Svolta – alla mia preoccupazione su quanto sta avvenendo la dice lunga su come il primo cittadino tuteli gli interessi dei civitavecchiesi: basta leggere l’autorizzazione regionale alle perforazioni per rendersi conto di due cose: la prima è che qualche dubbio (più che fondato) doveva averlo anche Cozzolino se andò in commissione regionale ad esprimere il proprio parere negativo al rilascio dei permessi di ricerca dell’acqua termale, dichiarando che – cita – “con l’attivazione del pozzo si mette a rischio la potenzialità delle terme di Traiano e di conseguenza si determina l’impossibilità di valorizzare oltre le terme anche il parco annesso e il parco archeologico”. Salvo poi lasciare che il Comune desse parere positivo in conferenza dei servizi. Il secondo aspetto inquietante – continua – è che Cozzolino si fa scudo delle prescrizioni della regione sulle perforazioni: in caso di “interferenze” con le sorgenti delle terme di Traiano si dovrebbe infatti richiudere il pozzo e ripristinare le condizioni pre-esistenti. Che – come si è già visto con le captazioni di venti anni fa – è praticamente impossibile. L’equilibrio sotterraneo delle acque termali infatti è già stato compromesso in modo irreversibile, tant’è che già oggi l’acqua della Ficoncella sgorga con una temperatura e caratteristiche che non sono più quelle pre-captazioni”.

Secondo il capogruppo de La Svolta non va sottovalutato nemmeno il fatto che “allora, con tanto di finanziamenti europei, si rischiò di compromettere la falda e le sorgenti per realizzare un polo pubblico termale, nell’interesse collettivo. Oggi – incalza Grasso – si tratta di una iniziativa esclusivamente privata, del tutto legittima – come già detto – ma sicuramente con finalità diverse da quelle espresse a suo tempo con la volontà politica del Comune di dare vita ad un progetto termale di grande interesse pubblico e per questo finanziato con tanti soldi pubblici. in ogni caso, di fronte ad una questione così delicata e di così grande interesse e importanza per la città, non si può non stigmatizzare il comportamento di Cozzolino che ancora una volta ha deciso da solo, tenendo all’oscuro il Consiglio Comunale e la città, di cui è stato messo a fortissimo rischio di essere compromesso in modo definitivo e irrecuperabile un altro simbolo come la Ficoncella.

Lo sprint decisivo – conclude – sul tema Terme Cozzolino avrebbe dovuto e potuto darlo attivando finalmente il procedimento per il progetto termale pubblico/privato, essendo stati superati i contenziosi che finora ne avevano impedito l’avvio concreto”.

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Rifiuti, Mecozzi: ''Giù le mani da Civitavecchia''

CIVITAVECCHIA – “Giù le mani da Civitavecchia, che il proprio contributo lo ha già dato con i tanti  servizi  disseminati sul suo territorio pagandoli a caro prezzo anche in termine di vite umane”. Duro intervento del consigliere comunale del Polo democratico Mirko Mecozzi che riaccende i riflettori sulla questione rifiuti, una delle tante “ancora rimaste aperte e che grava come un macigno sulla città”. Non ha dubbi Mecozzi che punta il dito contro l’amministrazione comunale, colpevole di continuare “a minimizzare e a non dar risposte certe, la preoccupazione in città cresce ed è condivisibile – tuona – perché la discarica comunale di Fosso del Prete è e resta un sito appetibile per chi non sa come tirar fuori il ragno dal proprio buco. È il caso di Roma capitale che da mesi ha messo l' occhio proprio sulla nostra discarica che  vorrebbe utilizzare per conferire, proprio lì, la grande massa dei propri rifiuti”.

Per Mecozzi ci sono state troppe parole senza che nessuno abbia detto con sicurezza “che il nostro sito appartiene esclusivamente alla città e non va assolutamente toccato. Fosso del Prete è una risorsa nostrana che va curata, mantenuta e ampliata ad uso esclusivo della città di Civitavecchia, che – incalza  – a causa della inefficienza di chi la sta amministrando rischia di perdere un patrimonio di inestimabile valore”. 

Duro il consigliere del Polo democratico che ricorda come siano già state messe “le mani nelle tasche dei cittadini conferendo il rifiuto locale nella discarica di Viterbo – prosegue Mecozzi – incuranti del fatto che la città, alla quale hanno spento la luce circa cinque anni fa, non ce la fa più a sostenere un carico fiscale tra i più alti in Italia. Una cosa è certa, Civitavecchia saprà resistere ad ogni tipo di attacco duro e frontale e griderà il suo no forte e chiaro – dichiara – affinché il proprio sito di conferimento non diventi la discarica di altri furbetti che credono di avere il mondo ai loro piedi soltanto perché calpestano il suolo di Roma capitale. Auspico che questo non sia solo il pensiero del Polo Democratico, ma di tutte le forze politiche e sociali sane della città che questa volta all' unisono, e insieme a tutti i cittadini, faranno sentire la loro voce di contrarietà – conclude Mecozzi – per un netto no al conferimento a Fosso del Prete dei rifiuti romani”.  

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Rifiuti, Mecozzi: ''Giù le mani da Civitavecchia''

CIVITAVECCHIA – “Giù le mani da Civitavecchia, che il proprio contributo lo ha già dato con i tanti  servizi  disseminati sul suo territorio pagandoli a caro prezzo anche in termine di vite umane”. Duro intervento del consigliere comunale del Polo democratico Mirko Mecozzi che riaccende i riflettori sulla questione rifiuti, una delle tante “ancora rimaste aperte e che grava come un macigno sulla città”. Non ha dubbi Mecozzi che punta il dito contro l’amministrazione comunale, colpevole di continuare “a minimizzare e a non dar risposte certe, la preoccupazione in città cresce ed è condivisibile – tuona – perché la discarica comunale di Fosso del Prete è e resta un sito appetibile per chi non sa come tirar fuori il ragno dal proprio buco. È il caso di Roma capitale che da mesi ha messo l' occhio proprio sulla nostra discarica che  vorrebbe utilizzare per conferire, proprio lì, la grande massa dei propri rifiuti”.

Per Mecozzi ci sono state troppe parole senza che nessuno abbia detto con sicurezza “che il nostro sito appartiene esclusivamente alla città e non va assolutamente toccato. Fosso del Prete è una risorsa nostrana che va curata, mantenuta e ampliata ad uso esclusivo della città di Civitavecchia, che – incalza  – a causa della inefficienza di chi la sta amministrando rischia di perdere un patrimonio di inestimabile valore”. 

Duro il consigliere del Polo democratico che ricorda come siano già state messe “le mani nelle tasche dei cittadini conferendo il rifiuto locale nella discarica di Viterbo – prosegue Mecozzi – incuranti del fatto che la città, alla quale hanno spento la luce circa cinque anni fa, non ce la fa più a sostenere un carico fiscale tra i più alti in Italia. Una cosa è certa, Civitavecchia saprà resistere ad ogni tipo di attacco duro e frontale e griderà il suo no forte e chiaro – dichiara – affinché il proprio sito di conferimento non diventi la discarica di altri furbetti che credono di avere il mondo ai loro piedi soltanto perché calpestano il suolo di Roma capitale. Auspico che questo non sia solo il pensiero del Polo Democratico, ma di tutte le forze politiche e sociali sane della città che questa volta all' unisono, e insieme a tutti i cittadini, faranno sentire la loro voce di contrarietà – conclude Mecozzi – per un netto no al conferimento a Fosso del Prete dei rifiuti romani”.  

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Porto, Perello: ''Di Majo torni ai suoi amati convegni''

CIVITAVECCHIA – “Mi ha piacevolmente stupito che il presidente dell’Adsp Francesco Maria Di Majo, in questi giorni impegnassimo con numerosi e nevralgici dossier da cui potrebbe dipendere il futuro di numerosi lavoratori dello scalo e forse anche il suo permanere alla guida di Molo Vespucci, abbia voluto dedicare tempo ad una così articolata ed esaustiva replica al mio intervento da semplice consigliere comunale”.

Lo dichiara Daniele Perello in risposta alla replica del numero uno di Molo Vespucci dei giorni scorsi. Una lunga risposta “che non fa che confermare la mia convinzione – continua il consigliere comunale d’opposizione – per quanto si possa impegnare Di Majo è inadatto a ricoprire quell’incarico ed il governo Lega – M5S dovrebbe prendere una posizione in merito affinché non diventi responsabile insieme Pd, schieramento che ha nominato lo stesso presidente. Quello stesso Pd che oggi Di Majo vuole allontanare da sé nonostante sia la parte politica che lo ha nominato e nonostante il Presidente continui a partecipare ad iniziative elettorali dello stesso partito (ricordate Marietta Tidei e Zingaretti?) e a riunioni con esponenti politici (sempre dem) per organizzare liste e votanti in vista delle primarie”.

Perello spiega come si potrebbe rispondere che veniva fatto anche da alcuni dei predecessori di Di Majo ma sottolinea come comportamenti come questo siano stati nel tempo ampiamente criticati.

“Il sottoscritto – aggiunge il consigliere comunale –  come ben saprà, non ha mai partecipato a questi giochetti. Non ho nulla contro il presidente, sia chiaro. Anzi, penso sia anche un brav’uomo, ma non è caratteristica per amministrare uno scalo così importate. Sono enormi le falle dirigenziali – tuona Perello – dovute al fatto che il Presidente non sembrerebbe un  grande conoscitore del porto e della sua storia. Sull’accordo con il Comune – incalza – Di Majo rinvia tutto al Consiglio di Stato partendo dall’assunto che l’intesa non sia valida. Da consigliere comunale, peraltro di opposizione, non posso non rilevare come il Tar in primo grado abbia ritenuto sostanzialmente valido l’accordo e che Di Majo, anziché calarsi in un’ottica di leale collaborazione tra amministrazioni pubbliche, abbia presentato un ulteriore ricorso”.

Perello prosegue evidenziando come “sul dirottamento delle banane a Livorno l’operato di Di Majo, che ora si ritrova tra due fuochi, è sotto gli occhi di tutti. Io non insinuo nulla, ma ribadisco che un presidente debba compiere scelte importanti sulla base della sua ‘comprovata esperienza’’ nel settore della portualità. E a volte non credo che il presidente abbia fatto scelte nell’interesse del porto di Civitavecchia. Così come su Total Erg Di Majo sostiene che aumentare nuovamente la tassa, motivandola adeguatamente, avrebbe significato far perdere competitività al porto. Forse dimentica, o magari non sa, che sia Total Erg (oggi Italiana Petroli) che la stessa Enel anche volendo non potrebbero cambiare scalo di destinazione”.

Per quanto riguarda Enel secondo Perello la posizione di Di Majo è chiara: “Forse andrebbe illustrata con altrettanta chiarezza a Minosse e alla Compagnia Portuale poiché – dichiara il consigliere comunale – l'Autorità portuale si è comportata come Ponzio Pilato dinanzi alla vertenza del carbone. Anche qui, purtroppo, a rimetterci sono ancora una volta i lavoratori e le famiglie Civitavecchiesi”. 

Sulla Pas Perello dice di non aver mosso contestazioni ma di aver ripreso le notizie di stampa “su vari esposti che sono stati presentati: a decidere sulla validità delle risposte del Presidente non sarò certo io, ma a diverso titolo Anac e Procura della Repubblica e forse poi il Tribunale. Di certo, su Pas e Autorità Portuale e sul malcontento dei dipendenti  ho solo ripreso gli articoli stampa dei sindacati confederati  che hanno manifestato tutto il loro dissenso”. 

Per quanto riguarda le statistiche “credo che al Presidente non sarà sfuggito (magari faceva comodo ometterlo) che il segno positivo dei container era dovuto sostanzialmente al traffico della Cfft, ora fortemente a rischio, mentre per il traffico auto Fca – incalza Perello – la cancellazione e lo spostamento completo sono stati decisi dopo il suo arrivo a Civitavecchia per ovvie garanzie che sono venute meno. Prendo atto del fatto che il presidente consideri le mie critiche, così come quelle di tutte le altre parti politiche, immotivate ed infondate perché non considerano gli “innumerevoli risultati conseguiti” nei 2 anni della sua gestione. Forse sarò colpevole, insieme ad una intera città, di una grave forma di amnesia, ma non riesco proprio a ricordare quasi nulla di questi risultati conseguiti dal presidente Di Majo, se non quelli di aver vanificato gli sforzi compiuti dallo scalo negli anni e il sogno di qualche amministratore che ha sempre avuto un altra visione per questo porto. Su una cosa sono in sintonia con Di Majo – conclude Perello – su come “ci sia ora veramente bisogno di riportare serenità in questo porto il cui sviluppo deve essere da tutti sostenuto, da tutte le forze politiche locali e nazionali”. Per questo mi auguro che il presidente torni quanto prima ai suoi amati convegni ed alla sua attività precedente, auspicando che al suo posto venga nominata una figura nuova e non già vista, in grado di risolvere gli innumerevoli problemi creatisi o drammaticamente acuitisi in questi due anni”.

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Porto, Perello: ''Di Majo torni ai suoi amati convegni''

CIVITAVECCHIA – “Mi ha piacevolmente stupito che il presidente dell’Adsp Francesco Maria Di Majo, in questi giorni impegnassimo con numerosi e nevralgici dossier da cui potrebbe dipendere il futuro di numerosi lavoratori dello scalo e forse anche il suo permanere alla guida di Molo Vespucci, abbia voluto dedicare tempo ad una così articolata ed esaustiva replica al mio intervento da semplice consigliere comunale”.

Lo dichiara Daniele Perello in risposta alla replica del numero uno di Molo Vespucci dei giorni scorsi. Una lunga risposta “che non fa che confermare la mia convinzione – continua il consigliere comunale d’opposizione – per quanto si possa impegnare Di Majo è inadatto a ricoprire quell’incarico ed il governo Lega – M5S dovrebbe prendere una posizione in merito affinché non diventi responsabile insieme Pd, schieramento che ha nominato lo stesso presidente. Quello stesso Pd che oggi Di Majo vuole allontanare da sé nonostante sia la parte politica che lo ha nominato e nonostante il Presidente continui a partecipare ad iniziative elettorali dello stesso partito (ricordate Marietta Tidei e Zingaretti?) e a riunioni con esponenti politici (sempre dem) per organizzare liste e votanti in vista delle primarie”.

Perello spiega come si potrebbe rispondere che veniva fatto anche da alcuni dei predecessori di Di Majo ma sottolinea come comportamenti come questo siano stati nel tempo ampiamente criticati.

“Il sottoscritto – aggiunge il consigliere comunale –  come ben saprà, non ha mai partecipato a questi giochetti. Non ho nulla contro il presidente, sia chiaro. Anzi, penso sia anche un brav’uomo, ma non è caratteristica per amministrare uno scalo così importate. Sono enormi le falle dirigenziali – tuona Perello – dovute al fatto che il Presidente non sembrerebbe un  grande conoscitore del porto e della sua storia. Sull’accordo con il Comune – incalza – Di Majo rinvia tutto al Consiglio di Stato partendo dall’assunto che l’intesa non sia valida. Da consigliere comunale, peraltro di opposizione, non posso non rilevare come il Tar in primo grado abbia ritenuto sostanzialmente valido l’accordo e che Di Majo, anziché calarsi in un’ottica di leale collaborazione tra amministrazioni pubbliche, abbia presentato un ulteriore ricorso”.

Perello prosegue evidenziando come “sul dirottamento delle banane a Livorno l’operato di Di Majo, che ora si ritrova tra due fuochi, è sotto gli occhi di tutti. Io non insinuo nulla, ma ribadisco che un presidente debba compiere scelte importanti sulla base della sua ‘comprovata esperienza’’ nel settore della portualità. E a volte non credo che il presidente abbia fatto scelte nell’interesse del porto di Civitavecchia. Così come su Total Erg Di Majo sostiene che aumentare nuovamente la tassa, motivandola adeguatamente, avrebbe significato far perdere competitività al porto. Forse dimentica, o magari non sa, che sia Total Erg (oggi Italiana Petroli) che la stessa Enel anche volendo non potrebbero cambiare scalo di destinazione”.

Per quanto riguarda Enel secondo Perello la posizione di Di Majo è chiara: “Forse andrebbe illustrata con altrettanta chiarezza a Minosse e alla Compagnia Portuale poiché – dichiara il consigliere comunale – l'Autorità portuale si è comportata come Ponzio Pilato dinanzi alla vertenza del carbone. Anche qui, purtroppo, a rimetterci sono ancora una volta i lavoratori e le famiglie Civitavecchiesi”. 

Sulla Pas Perello dice di non aver mosso contestazioni ma di aver ripreso le notizie di stampa “su vari esposti che sono stati presentati: a decidere sulla validità delle risposte del Presidente non sarò certo io, ma a diverso titolo Anac e Procura della Repubblica e forse poi il Tribunale. Di certo, su Pas e Autorità Portuale e sul malcontento dei dipendenti  ho solo ripreso gli articoli stampa dei sindacati confederati  che hanno manifestato tutto il loro dissenso”. 

Per quanto riguarda le statistiche “credo che al Presidente non sarà sfuggito (magari faceva comodo ometterlo) che il segno positivo dei container era dovuto sostanzialmente al traffico della Cfft, ora fortemente a rischio, mentre per il traffico auto Fca – incalza Perello – la cancellazione e lo spostamento completo sono stati decisi dopo il suo arrivo a Civitavecchia per ovvie garanzie che sono venute meno. Prendo atto del fatto che il presidente consideri le mie critiche, così come quelle di tutte le altre parti politiche, immotivate ed infondate perché non considerano gli “innumerevoli risultati conseguiti” nei 2 anni della sua gestione. Forse sarò colpevole, insieme ad una intera città, di una grave forma di amnesia, ma non riesco proprio a ricordare quasi nulla di questi risultati conseguiti dal presidente Di Majo, se non quelli di aver vanificato gli sforzi compiuti dallo scalo negli anni e il sogno di qualche amministratore che ha sempre avuto un altra visione per questo porto. Su una cosa sono in sintonia con Di Majo – conclude Perello – su come “ci sia ora veramente bisogno di riportare serenità in questo porto il cui sviluppo deve essere da tutti sostenuto, da tutte le forze politiche locali e nazionali”. Per questo mi auguro che il presidente torni quanto prima ai suoi amati convegni ed alla sua attività precedente, auspicando che al suo posto venga nominata una figura nuova e non già vista, in grado di risolvere gli innumerevoli problemi creatisi o drammaticamente acuitisi in questi due anni”.

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''L’unica guerra vinta è quella non combattuta''

di TONI MORETTI

CERVETERI – Domenica IV novembre, alle 11 era l’appuntamento al Parco delle Rimembranze per l’accurata cerimonia organizzata per la celebrazione del centenario della fine della Grande Guerra e la commemorazione di tutti i caduti di quella immane tragedia. Era prevista la presenza delle autorità militari, civili e religiose lì di fronte al monumento dei caduti e la partecipazione del complesso bandistico caerite, ma il tempo è stato inclemente. Una pioggia insistente e ha costretto tutti ad approfittare della cattedrale S. Maria Maggiore, in piazza Santa Maria, in verità non molto distante dal monumento, ed onorare lì, a margine della s. messa, quei caduti che hanno dato il loro contributo di sangue e di sacrifici  di cui moltissimi Cervetrani.
Incisivo e di grande valenza politica. È stato il discorso  del sindaco Alessio Pascucci che esordisce ponendosi una domanda: «Come facciamo a costruire un mondo migliore se non sappiamo da dove veniamo? – e si risponde da solo affermando – oggi siamo qui per questo. Oggi celebriamo la Giornata dell’Unità d’Italia, della Vittoria e delle Forze Armate. Ma c’è veramente Unità?»
A questo punto, il discorso si incentra  sulla Costituzione della quale è un estimatore ed un cultore, in quei punti in cui parla di diritti, di uguaglianza e di pace.  «L’articolo 3 della nostra Costituzione – dice Pascucci –  ci ricorda che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sono settant’anni che è scritto così. Eppure tutti i giorni milioni di nostri concittadini devono affrontare una loro guerra personale. Le famiglie che con la crisi economica faticano ad arrivare a fine mese. Gli uomini e le donne che non si vedono riconosciuti gli stessi diritti nel poter scegliere chi amare e come farlo. Le donne che subiscono violenza, fisica, psicologica, verbale, che lavorano al pari degli uomini ma che non ricevono gli stessi compensi. I genitori con un figlio o una figlia con diverse abilità, che devono lottare quotidianamente perché ai loro bambini vengano riconosciuti dei diritti essenziali, come il poter andare a scuola, o poter accedere senza barriere agli uffici pubblici. I bambini e le bambine nate in Italia da genitori stranieri, che vanno a scuola con i nostri figli, che parlano i nostri dialetti, cantano l’inno italiano, apprezzano i piatti della nostra tradizione e ne conoscono gli usi, ma non possono sentirsi italiani. Quante guerre ci sono ancora aperte nel nostro territorio nazionale? Quante volte al giorno vediamo calpestati quei diritti scritti così bene nell’articolo 3?» E pare sconsolato quando dice: «Non ci può essere Unità in una Italia in cui le differenze sociali sono così marcate. Non c’è Unità, non ci può essere Unità, dove non c’è amore».
La seconda parte del suo discorso è incentrato invece sul significato da dare alla vittoria facendo una disamina con una statistica spietata sul numero totale dei morti che ha prodotto, (settecentocinquantamila),  dei mutilati, delle donne e dei bambini vittime della fame e quindi incalza con un’altra domanda: «Quale Vittoria possiamo festeggiare? Quella delle bare tornate a casa con una bandiera sopra? Quella delle madri che hanno perso un figlio? Delle mogli rimaste vedove? Dei bambini rimasti orfani? Come possiamo usare la parola vittoria? L’unica guerra vinta – afferma con forza –  è quella non combattuta. Non a caso la nostra Costituzione all’articolo 11 recita: ‘‘L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’’. Eppure siamo ancora coinvolti. In tante operazioni di cosiddetta esportazione della democrazia, i nostri giovani, donne e uomini che servono con onore il nostro paese, sono ancora sul fronte – e rivolgendosi ai tanti militari presenti – E a loro, ai tanti militari qui presenti, in rappresentanza di tutti quelli che da sempre rischiano la vita nelle zone calde del mondo per proteggere la nostra libertà, a loro, al loro impegno, alla loro tenacia, al loro ardore, al loro coraggio, noi dobbiamo molto. E stamattina, in questo 4 novembre, sotto al monumento ai caduti vogliamo ringraziarli e omaggiarli perché non ci sia mai più una lapide in questa città, perché non ci sia mai più una lapide in nessuna città del mondo macchiata di sangue innocente. Perché questo marmo possa servire a costruire ponti, scuole, luoghi di accoglienza. E non muri. E chiude indicando chi anche in un contesto bellico riesce a fare un gesto d’amore: Salvo D’Acquisto un ragazzo come noi. Un uomo normale. Uno come i tanti contadini, i tanti operai, chiamati alle armi e mandati a combattere sul fronte senza conoscerne il motivo».
Un  discorso orientato e frutto del suo tempo, quello di Pascucci. Che onora i caduti delle guerre ma non festeggia la vittoria di una guerra perché non ci deve essere più motivo di farne una , se vincere vuol dire prevaricazione  e affermazioni di supremazie che non hanno più ragione di esistere. Questo è stato il significato vero di quella corona di alloro, che nonostante la pioggia scrosciante, domenica  è stata deposta al monumento dei caduti.

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Comi (FI) incalza Bitonci (Lega) sulla manovra e lui le dice: «Ti proporremo per un programma di cucina»

Dopo il botta e risposta su La7, la solidarietà all’eurodeputata da parte di Mariastella Gelmini e Mara Carfagna: «Atteggiamento insultante per tutte le donne

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Lavori alla stazione ferroviaria, i pendolari incalzano Rfi

CIVITAVECCHIA – All'indomani del punto sui lavori in corso alla stazione ferroviaria di Civitavecchia da parte di Rfi, il comitato pendolari Civitavecchia Santa Marinella incalza la società delle ferrovie, chiedendo maggiori informazioni e più chiarezza, soprattutto nei tempi. 

"Dopo 2 anni dall’avvio delle opere di riqualificazione della stazione di Civitavecchia, con ultimazione prevista nell’estate 2017 – hanno spiegato – ci troviamo ancora in una situazione del tutto provvisoria, con la maggior parte delle previsioni di fine lavori largamente disattese. Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 sono iniziati gli attuali interventi sull’ex-magazzino merci e in seguito abbiamo appreso che le opere sarebbero terminate nel mese di febbraio 2019. Si registra poi un ritardo di quasi un anno e mezzo per gli ascensori. Dalle ultime informazioni emerge che l’area attualmente in fase di riqualificazione dovrebbe essere terminata verso la fine di novembre di questo anno, per poi partire da dicembre con l’innalzamento della restante parte del binario 1 e la realizzazione della cabina di alimentazione a servizio degli ascensori. Il termine previsto per queste opere, tuttavia, ha subito un nuovo slittamento: da febbraio 2019 a maggio 2019".

Il comitato pendolari Civitavecchia – Santa Marinella auspica che questa previsione di termine dei lavori sia definitiva, senza necessità di ulteriori proroghe, e che si chiarisca cosa ci si aspetterà al termine di questa fase." Ribadiamo ancora una volta, infatti, che non si hanno notizie alcune su cosa, e soprattutto quando, dovrà essere fatto per avere dopo anni una stazione quantomeno decorosa – hanno ribadito – questa scarsità di comunicazioni, sia quantitativa, sia qualitativa, riguarda purtroppo quasi tutte le stazioni servite dalla linea FL5, siano esse in corso di lavorazione o in attesa di interventi. Per il caso di Civitavecchia, però, auspichiamo che non si vada verso uno scenario che, a questo punto, ha buone probabilità di avverarsi: la prima stazione ad iniziare la riqualificazione, ma l’ultima a finire".

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