Cavalli da corsa verso l'Africa: carico fermato in porto

CIVITAVECCHIA – Nei giorni scorsi al porto di Civitavecchia, una complessa attività di controllo ha consentito di intervenire a salvaguardia del benessere di alcuni cavalli che stavano per essere trasportati via mare in Africa.

I funzionari degli Uffici Dogane e Monopoli  di Brescia e Civitavecchia, in collaborazione con la Polizia Stradale di Ladispoli, i Carabinieri Forestali di Civitavecchia e le strutture sanitarie locali, hanno fermato un trasportatore che si accingeva a effettuare il trasbordo di 4 cavalli da corsa dal proprio mezzo – già di per sé inadeguato – a uno di dimensioni più ridotte da usare per l’imbarco.

Gli animali, a causa dell’assenza di strutture idonee nel porto di Civitavecchia – nonostante sia uno dei due porti in Italia individuati dal Ministero della Salute come punto di controllo – sono stati trasferiti per alcuni giorni  in un centro ippico locale. Solo nella settimana successiva i cavalli sono stati sistemati su un mezzo che aveva tutte le autorizzazioni e le  caratteristiche previste dalla normativa vigente per il trasporto.

A carico del trasportatore sono state disposte sanzioni amministrative per complessivi 15.000 euro.

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Porto, Di Majo alla Macii: ''Vattene''

CIVITAVECCHIA – Continuano a soffiare venti di burrasca su Molo Vespucci. Dopo il caso Nitrella, quello relativo a Scolamacchia e quello che ha coinvolto Grasso, il presidente Francesco Maria di Majo sembra essere sempre più deciso a non far rientrare il terremoto che sta scuotendo il personale dell’ente: il numero uno di Molo Vespucci avrebbe rotto anche con il segretario generale Roberta Macii. 
Al porto, da qualche giorno, non si parla d’altro. Sembrerebbe infatti che Di Majo avrebbe chiesto alla segretaria generale di fare un passo indietro, essendo – secondo il Presidente – venuto  meno il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base tra le due figure al vertice della nuova Autorità di Sistema Portuale. 
«Io e la dottoressa Macii  abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione  ed insieme stiamo affrontando tutte le questioni più complesse, con una sinergia professionale della quale, sono certo, si vedranno a breve i frutti. Il Segretario Generale gode della mia massima fiducia e stima professionale». Queste le parole di Di Majo ad agosto, quando vennero smentite le voci di un possibile trasferimento della Macii a Livorno. Nove mesi e la situazione si capovolge completamente. Nonostante la Macii, finora, abbia lavorato, spesso da sola, a testa bassa per cercare di tamponare e risolvere le tante emergenze, a partire dal contenzioso con TotalErg. Ma evidentemente il suo lavoro non è bastato e non è stato apprezzato abbastanza. Ma quali sarebbero i motivi, talmente gravi, da portare ad una richiesta di dimissioni? Innanzitutto la mancata partecipazione del segretario generale alla processione di Santa Fermina, sabato scorso, in sostituzione proprio del presidente che sarebbe stato impegnato in altre attività. E poi, secondo i bene informati, Di Majo non avrebbe sopportato che la Macii non abbia dato seguito al suo ordine di avviare il procedimento di revoca della  concessione trentennale a Port Mobility. Così come la stessa Macii non avrebbe obbedito all’ordine di licenziare il capo ufficio stampa Massimiliano Grasso, nel frattempo ‘‘solo’’ rimosso dalle sue funzioni e confinato all’ufficio studi insieme all’ex dirigente della sicurezza Massimo Scolamacchia. Altra colpa della dirigente, non aver ancora proceduto al taglio degli stipendi del personale.  
La resa dei conti giovedì scorso, quando Di Majo avrebbe chiamato nel suo ufficio la dottoressa Macii per comunicarle che era venuto meno il rapporto di fiducia tra di loro e che l’ovvia conseguenza avrebbero dovuto essere le sue dimissioni. I diretti interessati, al momento, non parlano. Con il presidente che cerca di sviare le domande non rispondendo al telefono. Ma c’è chi dice che sarebbe stato già contattato il possibile successore della segretaria: si tratterebbe dell’ex vice comandante del porto di Civitavecchia e comandante del porto di Fiumicino Lorenzo Savarese, oggi in servizio presso il Ministero delle Politiche Agricole. Anche questa sarebbe una mossa consigliata a Di Majo dal suo suggeritore Ivan Magrì, che avrebbe voluto Savarese a Molo Vespucci fin dall’inizio, quando però Delrio impose la Macii, su input del Pd toscano.
Per Roberta Macii sarebbe già pronto un posto a Livorno, ma se decidesse di dimettersi sarebbe una sconfitta per lei e per gran parte del porto, abbandonato tra le mani di un presidente finora apparso più attento alla forma che alla sostanza delle cose e secondo molti osservatori del tutto inadeguato al ruolo che è stato chiamato a ricoprire. 
Certo è che, se così fosse, si tratterebbe dell’ennesimo scossone ai già precari equilibri del porto, in un momento in cui proprio la segretaria generale sembra essere una delle poche figure apprezzate anche all’esterno dell’Adsp per il proprio lavoro e lo sforzo compiuto per evitare che l’ente naufraghi sotto il peso di ‘‘dossier’’ e contenziosi a cui Di Majo in primis è finora apparso incapace di dare risposte concrete e trovare soluzioni, isolandosi politicamente e mettendosi contro gran parte della comunità portuale e della stessa macchina dell’ente. 

R. P.

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Porto, Di Majo alla Macii: ''Vattene''

CIVITAVECCHIA – Continuano a soffiare venti di burrasca su Molo Vespucci. Dopo il caso Nitrella, quello relativo a Scolamacchia e quello che ha coinvolto Grasso, il presidente Francesco Maria di Majo sembra essere sempre più deciso a non far rientrare il terremoto che sta scuotendo il personale dell’ente: il numero uno di Molo Vespucci avrebbe rotto anche con il segretario generale Roberta Macii. 
Al porto, da qualche giorno, non si parla d’altro. Sembrerebbe infatti che Di Majo avrebbe chiesto alla segretaria generale di fare un passo indietro, essendo – secondo il Presidente – venuto  meno il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base tra le due figure al vertice della nuova Autorità di Sistema Portuale. 
«Io e la dottoressa Macii  abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione  ed insieme stiamo affrontando tutte le questioni più complesse, con una sinergia professionale della quale, sono certo, si vedranno a breve i frutti. Il Segretario Generale gode della mia massima fiducia e stima professionale». Queste le parole di Di Majo ad agosto, quando vennero smentite le voci di un possibile trasferimento della Macii a Livorno. Nove mesi e la situazione si capovolge completamente. Nonostante la Macii, finora, abbia lavorato, spesso da sola, a testa bassa per cercare di tamponare e risolvere le tante emergenze, a partire dal contenzioso con TotalErg. Ma evidentemente il suo lavoro non è bastato e non è stato apprezzato abbastanza. Ma quali sarebbero i motivi, talmente gravi, da portare ad una richiesta di dimissioni? Innanzitutto la mancata partecipazione del segretario generale alla processione di Santa Fermina, sabato scorso, in sostituzione proprio del presidente che sarebbe stato impegnato in altre attività. E poi, secondo i bene informati, Di Majo non avrebbe sopportato che la Macii non abbia dato seguito al suo ordine di avviare il procedimento di revoca della  concessione trentennale a Port Mobility. Così come la stessa Macii non avrebbe obbedito all’ordine di licenziare il capo ufficio stampa Massimiliano Grasso, nel frattempo ‘‘solo’’ rimosso dalle sue funzioni e confinato all’ufficio studi insieme all’ex dirigente della sicurezza Massimo Scolamacchia. Altra colpa della dirigente, non aver ancora proceduto al taglio degli stipendi del personale.  
La resa dei conti giovedì scorso, quando Di Majo avrebbe chiamato nel suo ufficio la dottoressa Macii per comunicarle che era venuto meno il rapporto di fiducia tra di loro e che l’ovvia conseguenza avrebbero dovuto essere le sue dimissioni. I diretti interessati, al momento, non parlano. Con il presidente che cerca di sviare le domande non rispondendo al telefono. Ma c’è chi dice che sarebbe stato già contattato il possibile successore della segretaria: si tratterebbe dell’ex vice comandante del porto di Civitavecchia e comandante del porto di Fiumicino Lorenzo Savarese, oggi in servizio presso il Ministero delle Politiche Agricole. Anche questa sarebbe una mossa consigliata a Di Majo dal suo suggeritore Ivan Magrì, che avrebbe voluto Savarese a Molo Vespucci fin dall’inizio, quando però Delrio impose la Macii, su input del Pd toscano.
Per Roberta Macii sarebbe già pronto un posto a Livorno, ma se decidesse di dimettersi sarebbe una sconfitta per lei e per gran parte del porto, abbandonato tra le mani di un presidente finora apparso più attento alla forma che alla sostanza delle cose e secondo molti osservatori del tutto inadeguato al ruolo che è stato chiamato a ricoprire. 
Certo è che, se così fosse, si tratterebbe dell’ennesimo scossone ai già precari equilibri del porto, in un momento in cui proprio la segretaria generale sembra essere una delle poche figure apprezzate anche all’esterno dell’Adsp per il proprio lavoro e lo sforzo compiuto per evitare che l’ente naufraghi sotto il peso di ‘‘dossier’’ e contenziosi a cui Di Majo in primis è finora apparso incapace di dare risposte concrete e trovare soluzioni, isolandosi politicamente e mettendosi contro gran parte della comunità portuale e della stessa macchina dell’ente. 

R. P.

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Luciani: ''La candidatura di Tidei non è adeguata''

S. MARINELLA – Ad di la delle contrapposizioni personali, in prossimità delle elezioni amministrative, nessun esponente politico al di fuori dei confini di Santa Marinella si era mai intromesso per invitare un partito a rivedere la sua posizione. E’ accaduto ieri l’altro, quando Enrico Luciani, esponente di ‘‘Liberi e Uguali’’ e presidente della Compagnia Portuale Civitavecchia, è intervenuto a piedi pari nella campagna elettorale con un comunicato in cui invita le forze del centro sinistra di Santa Marinella a trovare la riunificazioni, escludendo però di fatto l’attuale candidato sindaco Pietro Tidei. 
«In prossimità delle elezioni comunali – spiega Luciani – credo siano utili, nonché indispensabili, alcune riflessioni. Santa Marinella esce malconcia da un decennio di amministrazione di centro destra, la quale non solo non ha risolto i fondamentali problemi della comunità ma li ha oggettivamente aggravati. Nelle passate tornate elettorali, il centro destra ha vinto a causa delle consistenti divisioni nel centro sinistra, incapace di coinvolgere, in un progetto politico unitario, le associazioni e le personalità civiche come riferimento importante per la comunità santamarinellese. Ritengo di poter affermare, che con le elezioni di giugno, esistano le condizioni e le volontà per capovolgere tale situazione e di unire, su un serio e programmatico progetto politico, tutte le forze democratiche. Il mio partito è fortemente interessato alla costituzione di tale aggregazione, poiché siamo convinti che solo attraverso questo processo si potranno determinare le condizioni per una vittoria elettorale». E qui Luciani lancia la bordata. «In questa direzione – conclude l’esponente politico – giudico la candidatura a sindaco di Pietro Tidei, espressa ed imposta da una parte del Pd, non adeguata a sviluppare i processi unitari di cui accennavo. Sul suo nome sono forti le riserve e le contrapposizioni che, ritengo, non verranno superate, con l’unico effetto di avvantaggiare il centro destra così come il movimento 5 stelle”. La risposta dell’avvocato giunge immediata. 
«L’unico inadeguato a parlare è proprio il signor nessuno Luciani – risponde Tidei – perché a Santa Marinella non lo conosce nessuno. Il mio percorso è stato lungo un anno, con consultazioni, assemblee e riunioni che, alla fine, hanno indicato il sottoscritto quale candidato sindaco. Avevo chiesto allo stesso Serpieri di fare le primarie con Casella. Ma lui ha rifiutato. Dunque Luciani si preoccupasse di Civitavecchia dove il suo partito è sparito e lui è rimasto senza casa e cerca di accasarsi con qualche accordo subdolo e trasversale nel Pd al quale, sicuramente, nella sua stragrande maggioranza non è gradito». 

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FdI ''Almirante'': ''Grave e colpevole inerzia del presidente dell’Adsp di Majo''

CIVITAVECCHIA – «Credo che l’errore più grande e commesso da di Majo sia stato quello di non adeguare le tariffe». Lo dichiara il consigliere comunale di minoranza Andrea D’Angelo che attacca il presidente dell’AdSP Francesco Maria di Majo, dopo le notizie dei giorni scorsi riguardo un rischio di default per l’Authority. Notizia che però, unita all’attacco del dem Pietro Tidei che ha accusato di Majo di aver disertato il Seatrade, ha scatenato una bufera. «La sentenza della Cassazione – continua D’Angelo – da un lato ha stabilito la competenza del giudice amministrativo, dall’altro ha impedito che a Total Erg, unico ricorrente, si accodassero con le loro richieste di rimborso anche Enel, Eni, Sodeco e altri concessionari. Bastava un decreto di aumento della tassa, motivato adeguatamente, proprio come richiestogli dal Consiglio di Stato per colmare quel vuoto di cassa che oggi ha messo in crisi il sistema».

Ma arriva una stoccata anche dal circolo locale FdI ‘‘Almirante’’. «Non è la prima volta che interveniamo per stigmatizzare l’operato del presidente, che sta dimostrando di essere assolutamente inadeguato a presiedere gli uffici di Molo Vespucci. Non possiamo – spiegano da FdI – non evidenziare la grave e colpevole inerzia di di Majo, che dal 2017 non ha approvato una nuova delibera, questa volta possibilmente meglio motivata per superare le censure mosse dal Consiglio di Stato, con la quale poter riprendere la riscossione delle tariffe di approdo applicate agli operatori economici che movimentano le merci in ambito portuale», Dal direttivo del circolo augurano che si crei un nuovo governo di centrodestra che sollevi «dall’incarico un presidente che sta dimostrando assoluta inadeguatezza».

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Civitavecchia tra gli ultimi comuni a chiudere lo spoglio

CIVITAVECCHIA – Se una cinquantina di sezioni di Roma hanno battuto ogni record di durata dello scrutinio per le elezioni regionali, chiudendo le operazioni ieri pomeriggio, ossia dopo oltre 48 ore dall'inizio dello spoglio, nella provincia di Roma anche il Comune di Civitavecchia se non è stato maglia nera di turno, poco ci è mancato. L'ultimo dato di una delle 53 sezioni cittadine è stato trasmesso alla Prefettura solo nella tarda mattinata di ieri.

Più in generale, le operazioni di spoglio del Comune di Civitavecchia sono andate particolarmente a rilento a causa del caos che ha regnato sovrano soprattutto nel dopo voto. Nonostante l'impegno ed il rilevante numero di dipendenti coinvolti, le difficoltà sono state enormi, perché nessuno li ha coordinati. A quanto pare il Segretario Generale Caterina Cordella, massimo responsabile delle operazioni elettorali, non si è mai vista nel weekend, limitandosi ad un paio di messaggi via whatsapp ai suoi più stretti collaboratori.

I suoi predecessori invece, come si ricorderà, andavano personalmente nei seggi più problematici per coadiuvare i presidenti, trascorrendo le nottate di spoglio coordinando le operazioni e i dipendenti comunali interessati. Allo stesso modo, il vice segretario generali e molti funzionari apicali, essendo noto che le operazioni elettorali costituiscono da sempre uno dei momenti più delicati e "caldi" per la macchina comunale.

Invece, stavolta si è assistito ad un flop dovuto alla mancanza di preparazione, organizzazione e coordinamento: galoppini nominati all'ultimo momento e non formati, moduli sbagliati (perché nessuno li revisionava), mezzi difficili da reperire (nessuno li aveva organizzati) e persino un sistema di visualizzazione di dati inadeguato perché acquistato al massimo ribasso e che al contrario del precedente sistema di "Comuneamico", non consente nemmeno di visualizzare le preferenze del singolo candidato consigliere, tanto che i risultati definitivi soo stati caricati con una sintesi per ciascuna lista con dei pdf direttamente sul sito istituzionale.

In tutto questo i dipendenti comunali sono rimasti vittime della situazione, perché, proprio a causa di questa disorganizzazione, per concludere le operazioni hanno dovuto lavorare molte più ore di quelle che alla fine gli verranno retribuite, visto che l'elettorale ha un suo budget di straordinari che non può essere sforato.

La domanda che dovremmo porci è: se si è creato tutto questo caos quest'anno con politiche e regionali, che succederà il prossimo anno con le comunali, che sono notoriamente molto più accese e sentite anche e soprattutto riguardo allo spoglio ed alla "lotta" per ogni singolo voto? Nel 2014 ci furono un ricorso di un candidato sindaco (respinto per la non ammissione dei motivi aggiunti, ma il cui riconteggio anche di sole 5 sezioni comunque confermò il caos emerso dai verbali, trovando addirittura una scheda votata in più nella sezione 2) e due di consiglieri comunali, che furono accolti confermando gli errori commessi nei seggi. Per il 2019, peraltro, dopo la maratona di quest'anno, si prevede che possano aumentare anche i forfait di presidenti e scrutatori, con sostituzioni dell'ultim'ora che certamente non gioveranno al buon andamento ed alla regolarità delle operazioni, a causa della inesperienza di chi viene chiamato in extremis a ricoprire un ruolo di responsabilità e delicato, mai svolto in precedenza.

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Dieci km di strade a Ladispoli da asfaltare

LADISPOLI – «A seguito dell’ultima forte ondata di maltempo il manto stradale della nostra città ha mostrato tutti i risultati di anni di incuria e di abbandono. Numerosi crateri sono comparsi in molte vie di Ladispoli, creando disagi alla circolazione e ponendo a repentaglio l’incolumità di pedoni, automobilisti e di tutti coloro che viaggiano su due ruote».

Con queste parole il sindaco Alessandro Grando ha risposto alle proteste della cittadinanza dopo che pioggia e neve hanno riaperto voragini e buche, molte delle quali più volte rattoppate in modo frettoloso ed inadeguato.

«Una realtà di fatto è sotto gli occhi di tutti – prosegue il sindaco – non sono più rimandabili interventi importanti per migliorare la viabilità ed evitare che i cittadini siano costretti a percorrere non strade ma cambi di battaglia. In questi giorni di maltempo, insieme all’assessore ai lavori pubblici, Veronica De Santis, abbiamo effettuato dei sopralluoghi in tutti i quartieri e individuato le strade che più necessitano di manutenzione. Successivamente ho chiesto all’Ufficio lavori pubblici di quantificare i lavori necessari per intervenire su una superficie di circa 10 km di strade a Ladispoli».

Nelle prossime settimane l’amministrazione comunicherà l’elenco delle vie interessate dai lavori di ripavimentazione.

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Menditto: ''Greenpeace Italia e ClientEart hanno diffidato la Regione Lazio''

CIVITAVECCHIA – «Ho appreso che le associazioni Greenpeace Italia e ClientEarth hanno diffidato la Regione Lazio ad adottare un nuovo “Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria” visto che quello attuale è vecchio, carente ed inadeguato a contrastare l’inquinamento». Parola del presidente del consiglio comunale cittadino Dario Menditto che si dice d’accordo «anche perché – incalza il pentastellato – ben due anni fa, precisamente il 16 febbraio 2016, il consiglio comunale di Civitavecchia chiedeva, votando una delibera all’unanimità, l’aggiornamento».

Una richiesta non adottata. «Tanto più – incalza Menditto – che la stessa normativa prevede che il Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria può individuare anche “misure necessarie a preservare la migliore qualità dell’aria” dove siano presenti sorgenti di emissione che possono influenzare i livelli degli inquinanti, anche qualora le centraline della rete della qualità dell’aria non rilevino superamenti dei valori limite degli inquinanti – conclude -. Ed è proprio questo il caso di Civitavecchia».

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Morte di Pamela, Messina: "Il Ponte distribuisce ai candidati una lettera''

CIVITAVECCHIA – La triste vicenda della giovane Pamela, ennesima vittima della violenza legata al mondo della droga, ripropone il tema della progressiva disattenzione delle istituzioni al disagio giovanile che sfocia troppo spesso nella dipendenza nelle sue varie forme. «In questi giorni l’associazione Il Ponte di Civitavecchia – spiega l’avvocato Pietro Messina – come tutte le altre associazioni legate alla Fict, sta distribuendo ai candidati alle elezioni politiche e regionali una lettera aperta per sollecitare nuovi, più incisivi provvedimenti legislativi ed amministrativi per ritornare a combattere in maniera più efficace un fenomeno sempre più allarmante e devastante.

Lettera aperta alle forze politiche in vista delle elezioni della prossima primavera

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche*

In Italia la questione dipendenze è sempre più relegata ai margini del dibattito nazionale tra le diverse forze

politiche. Sembra vi sia una sostanziale e generalizzata delega agli addetti ai lavori, che però, sia nel

pubblico che nel privato sociale, sono sempre meno e sempre più soli.

Eppure a leggere i dati ufficiali della Relazione annuale sulle droghe al Parlamento, a voler fare lo sforzo di

capire, c’è da restare sconcertati.

Le droghe non solo sono sempre più diffuse e pericolose, ma si evolvono con una rapidità straordinaria, a

fronte di un sistema di contrasto fossilizzato ed arretrato di decenni.

Se da un lato la cannabis e la cocaina rimangono le sostanze più diffuse, con una sempre più preoccupante

recrudescenza dell'eroina, a queste si aggiungono le nuove sostanze, per lo più sintetiche, che hanno

grande appeal soprattutto tra i giovani.

Oltre il 25% dei ragazzi delle scuole medie superiori dichiara di avere assunto almeno una volta una

sostanza illegale e di questi circa il 30% non sa neanche che tipo di droga ha assunto.

Il sistema di contrasto, la rete dei servizi del pubblico e del privato sociale deve continuamente lottare per

la propria sopravvivenza, facendo il possibile con risorse sempre più esigue ed all’interno di un quadro

normativo arretrato ed inadeguato.

Mentre il mondo della droga è quotidianamente in evoluzione, e negli ultimi 10 anni ha visto un

mutamento enorme, nelle forme di dipendenza, nelle sostanze e persino nelle modalità di assunzione, gli

operatori sono costretti ad operare con strumenti di intervento che fanno riferimento ad una normativa di

quasi 30 anni fa, il DPR 309/90, che porta inevitabilmente ad “inseguire” il fenomeno senza mai poterlo

raggiungere.

Un sistema che disconosce il concetto moderno di “salute” e rimane invece ancorato a quello ampiamente

superato di “malattia”, che impone interventi misurabili in termini meramente prestazionali ed

economicistici, che pone al centro il “problema” invece che la “persona”.

Un sistema strutturalmente incapace di leggere la complessità del fenomeno dipendenze, che invece

necessita di interventi altamente qualificati e fortemente connessi ai bisogni mutevoli e variegati del

territorio.

Un sistema, pensato e strutturato molto prima della riforma del Titolo V della Costituzione e che si presenta

oggi fortemente frammentato, con enormi differenze tra le varie regioni, sia in termini di risorse che,

peggio, in termini di tipologia e qualità degli interventi di cura e riabilitazione.

Ed a fronte di tutto ciò solo un assordante silenzio della politica.

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