''Dalla maggioranza un silenzio assordante''

TARQUINIA – Anche il consigliere comunale d’opposizione in quota Pd Sandro Celli commenta il recente intervento del consigliere comunale Gianni Moscherini del ‘‘Cantiere della nuova politica’’. 
«Il silenzio assordante della maggioranza, – afferma Celli – dopo le abituali farneticazioni di Moscherini, che, ormai senza freni, individua i problemi della città nei dipendenti e dirigenti del Comune e li minaccia di epurazione, sono un chiaro segnale di ciò che sta accadendo. Parte della maggioranza non è stata ancora avvisata ma prenda atto che il loro timoniere è ormai Moscherini. L’amministrazione, ormai allo sbando, ha di fatto abdicato le sue funzioni proprio a colui che aveva additato come pericolo pubblico per la città, chiedendo consensi a difesa del nostro territorio da questo personaggio. Il quale ha già anche deciso che il ruolo migliore, per una gestione incondizionata, sarà quello di “Super manager con il controllo su tutta la macchina amministrativa”. In pratica una sorta di sindaco ombra o di commissario. L’ormai ex consigliere di minoranza, di fatto è già operativo tanto che, non solo annuncia le decisioni dell’amministrazione e minaccia epurazioni, ma bacchetta addirittura gli altri consiglieri di maggioranza. Oramai il dibattito politico esclude la maggioranza e si impernia solo su Moscherini. L’opposizione, quella reale, invece, risponde e critica solo le sue scelte da Sindaco ombra. In questo paradosso, il ruolo di quella che dovrebbe essere la maggioranza è impalpabile». «Ormai – accusa il democrat – è messa all’angolo, silente e frastornata come un pugile alle corde. Non riesce neanche, come doveroso, a difendere i suoi dipendenti dagli attacchi vergognosi di Moscherini per paura di contrariarlo. Eppure ci sono giovani consiglieri che ci hanno messo la faccia pensando di poter lavorare ed impegnarsi per la propria città. Ma ora vengono inevitabilmente coinvolti in questa situazione grottesca fatta di strani giochetti decisi da pochi e utili solo ad uso e consumo degli interessi di questi. Abbiate uno scatto d’orgoglio. La vostra dignità personale e politica non può permettere tutto ciò. Per quanto riguarda poi le dichiarazioni bugiarde e prive di qualsiasi contenuto del neo Sindaco ombra  Moscherini come le sue battute stantie e gli annunci elettorali su progetti irrealizzabili, non sono altro che la trama di un film già visto a Civitavecchia dove i cittadini lo hanno sonoramente bocciato al primo mandato». «Certo, – aggiunge Celli – potrei dirgli che il capitolato per il bando di gara della raccolta dei rifiuti non solo è già stato elaborato ma è stato anche approvato in consiglio comunale; potrei dirgli che la tariffa sui rifiuti negli ultimi 5 anni della nostra amministrazione è stata costantemente in calo mentre il bel regalo ai cittadini dell’aumento della bolletta è arrivato al primo piano finanziario gestito da loro; potrei spiegargli che a differenza della città da lui amministrata Tarquinia era una delle città più pulite d’Italia; potrei ricordargli che ho spiegato perché per San Giorgio la legge 28/80 è una soluzione sbagliata mentre lui non ha ancora risposto sul come farà a sospendere le demolizioni dopo averlo pomposamente promesso; potrei dirgli che al termine della sua fallimentare esperienza da amministratore pubblico come Sindaco di Civitavecchia le aziende municipalizzate contavano milioni di euro di debiti, ed il Comune in enorme sofferenza finanziaria dopo spese ed investimenti che i civitavecchiesi hanno dimostrato chiaramente di non aver gradito; potrei dirgli tanto altro ma so che è inutile perché di tutto ciò non gli importa nulla. D’altronde per lui il fatto che i cittadini non lo abbiano voluto Sindaco è solo un dettaglio insignificante, l’obiettivo è arrivare in ogni modo a gestire le scelte su Tarquinia e se per arrivarci deve entrare dalla finestra, chi se ne frega della coerenza politica».

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Un tuffo nella Roma criminale

di FRANCESCO BALDINI

CIVITAVECCHIA – Un tuffo nelle atmosfere della Roma criminale di fine anni ‘80 grazie ai due autori del romanzo ‘‘Il Canaro della Magliana’’. Successo per l’iniziativa di Massimiliano Grasso e Gino Saladini a piazza Fratti. Un’intervista con Massimo Lugli e Antonio Del Greco per parlare della loro ultima opera. Un libro in grado di catapultare il lettore nella borgata, negli anni ‘88, quando un cadavere smembrato e carbonizzato viene rinvenuto in una discarica della Magliana. (Agg. 23/06 ore 18,02 SEGUE)

IL LIBRO – La storia parte così, nuda, cruda come la capitale di quegli anni. È il racconto romanzato di un atroce delitto, ma anche una storia d’amore tra Angela Blasi, poliziotta che si occuperà del caso, e un Barabba. Un amore impossibile tra due mondi distanti anni luce che si intreccia con le indagini del brutale omicidio. Lugli racconta con sapienza di quei giorni vissuti in prima persona come cronista di ‘‘nera’’ de La Repubblica, insieme ad un altro grande protagonista: il poliziotto Del Greco che interrogò Pietro De Negri ‘‘er Canaro’’ che uccise e torturò il pugile Giancarlo Ricci. Due personalità carismatiche che sono state in grado di affascinare la platea di ascoltato in piazza Fratti, trasportandoli tra sirene e sale d’interrogatorio. Tra le domande di Saladini e Grasso i due autori si sono aperti. «La storia del Canaro – ha detto Lugli – in realtà dura 3 giorni, da lì l’idea di  parlare di questo amore impossibile tra una poliziotta e un malavitoso». L’autopsia rivelò un particolare importante: le torture su Ricci erano state inferte post mortem. Ma che tipo era il Canaro? Il mite che si ribella, l’ira del sottomesso che raggiunge il punto di rottura. «La storia è abbastanza semplice – ha spiegato Del Greco – inizia quasi con un’autodenuncia». (Agg. 23/06 ore 18,22 SEGUE)

LA TESTIMONIANZA – Del Negri finisce sotto la lente d’ingrandimento della Polizia e dopo un interrogatorio durato 48 ore in cui si mostra un pavido. Del Greco intuisce qualcosa, guidato dall’istinto e riesce a farlo cedere con un semplice stratagemma: puntare sul fatto che uno come lui non avrebbe mai potuto fare niente di simile. «A quel punto sbarra gli occhi – racconta Del Greco – cambia tono e con una voce che viene da dentro sbotta: ‘‘Adesso vi racconto come l’ho torturato’’». Torture brutali tra una sniffata di cocaina e una sevizia, durate ore. Poco importa per la psicologia di Del Negri che siano state inflitte post mortem, fanno notare Saladini e Del Greco, perché il Canaro «con Ricci parlava – ha detto l’ex poliziotto – era convinto che fosse vivo». Alla fine del libro ci sono i verbali ufficiali degli interrogatori. Ma la vera protagonista del romanzo è Angela Blasi. «Lei – ha continuato Lugli – è un po’ tutte le poliziotte del mondo: è lei la vera protagonista del romanzo». Molte le domande dal pubblico che è stato catturato dai racconti dello ‘‘Sbirro’’ e del ‘‘Cronista’’. Insomma, la serata di Grasso e Saladini è stata un successo, il primo di una seri di eventi in programma per portare la grande cultura a Civitavecchia. (Agg. 23/06 ore 18,50)

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Tpl, Grasso: ''Emerge la figura di un Sindaco succube di Enel''

CIVITAVECCHIA – “Da questa vicenda emerge la figura di un Sindaco succube di Enel”. Duro il capogruppo de La Svolta Massimiliano Grasso che torna sull’argomento tpl e, in particolare, sulle criticità e sui dubbi emersi dall’inaugurazione dei nuovi mezzi da 10,4 metri a metano. “Il rinnovo della flotta – ha spiegato – è sicuramente una buona notizia ma siccome sono stati spesi quasi 3 milioni di euro da Enel nell’ambito delle convenzione Via e a fronte di una fornitura che ha creato e crea disagi è necessario fare chiarezza e capire di chi è la responsabilità”.

Non retrocede il capogruppo de La Svolta che sottolinea come nel corso del consiglio comunale l’assessore Alessandro Manuedda abbia parlato di una scelta imposta dal Ministero dell’Ambiente per quanto riguarda il metano e di conseguenza – come sottolineato a più riprese da vari esponenti e simpatizzanti a Cinque stelle – la scelta obbligata di autobus da 10,4 metri, perché non esistono di dimensioni inferiori. Grasso ha fatto anche notare il fatto che i bus elettrici costano circa il doppio e che potrebbe essere un fattore che ha influenzato la scelta.

Grasso ricostruisce l’iter ricordando come nella delibera di giunta del 21 marzo 2017, che approvava il capitolato tecnico a firma dell’ingegner Pepe, dal Comune venivano richiesti 10 bus a metano da 8 metri di lunghezza oltre a un secondo lotto da 2 mezzi da 12 metri, su queste richieste Enel ha messo mandato in gara l’acquisto degli autobus  “tutti dati – ha continuato il capogruppo de La Svolta – verificabili dalla Gazzetta ufficiale. Ho parlato personalmente con l’ex BredaMenarini, oggi Industria italiana autobus, che ha partecipato alla gara, presentando l’unica offerta per il lotto dei mezzi da 8 metri”.

Un dato che va a smentire quanto dichiarato nei giorni scorsi per giustificare l’eccessiva lunghezza dei mezzi perché l’azienda aveva già disponibili bus a metano da 8 metri a metano euro 5, mentre per gli euro 6 “mancava l’omologazione, che sarebbe stata fatta in 30 – 60 giorni. Stando a quanto dice l’azienda però – ha detto Grasso – pare che Enel abbia poi annullato la gara facendone un'altra per la fornitura di 10 mezzi da 10 metri e 2 da 12. La stessa Industria italiana autobus si è aggiudicata stavolta il lotto più piccolo per i 2 mezzi da 12 metri, mentre la Iveco ha fornito le vetture da 10,40 metri, prodotte in Francia e all'esordio sul mercato italiano. Enel ha poi parlato all’azienda di urgenza – ha continuato il capogruppo de La Svolta – dicendo di non poter attendere l’omologazione, anche se i mezzi sono stati consegnati dopo un anno, quindi si sarebbero potuti avere i bus da 8 con l’omologazione. Quello che mi chiedo è chi abbia deciso questo cambio di rotta, perché non mi risultano atti amministrativi. Enel ha cambiato in corsa? Se è così perché il Comune non è intervenuto? Anche perché – ha sottolineato Grasso – su circa 10 mezzi soltanto 5 o 6 potrebbero girare oggi”.    

Una serie di domande a cui Grasso ritiene sia necessario rispondere, anche visti i disagi che si sono creati con linee periferiche e frequentate, come la B che passa per San Liborio e che non potrà utilizzare i nuovi mezzi “si crea una distinzione tra cittadini di serie A che possono avere gli autobus nuovi con le pedane per disabili e quelli di serie B che devono accontentarsi dei vecchi mezzi. Serve una risposta – ha tuonato il consigliere comunale – è stato il Sindaco a decidere questo cambio per i bus da 10,40 metri? È in grado di non essere subalterno di Enel?”. Duro il capogruppo de La Svolta che ricorda la rinuncia “ai 300 milioni di investimento sull’Eolico da parte di Enel. Poco importa che c’è chi parla di irrealizzabilità perché considero quel contenuto parte di un contratto vincolante. Oppure – ha aggiunto Grasso – il fatto che per la prima volta i cittadini civitavecchiesi dovranno restituire soldi all’Enel, circa 320 euro a famiglia per quei famosi 17 milioni. Altro che soldi sporchi di sangue. Mi attendo – ha concluso Grasso – che Enel o l’amministrazione comunale chiariscano come sono andate le cose perché la gara era stata espletata ed era già stata presentata un’offerta, poi si è tornati indietro”.

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Non rispettato il capitolato dei bus

CIVITAVECCHIA – Il flop che ha inficiato anche la prima vera ‘‘inaugurazione’’ con tanto di fascia tricolore del sindaco Cozzolino in ultima analisi è stato dovuto a ragioni ‘‘ideologiche’’ del tandem grillino-ambientalista Manuedda-Pantanelli, che hanno posto il veto su ogni diverso tipo di alimentazione diverso dal metano. E’ quanto emerge da una più attenta ricostruzione dell’iter che ha portato a commissionare ad Enel l’acquisto di autobus a metano, anziché normali ‘‘Euro6’’ a gasolio, magari con mezzi elttrici di dimensioni minori per i soli percorsi del centro storico.
Nonostante il capitolato tecnico di Argo (oggi Csp) fosse chiaro e prevedesse mezzi da 8 metri di lunghezzi, accanto a 3-4 autobus da 10 metri ed alle navette porto-stazione da 12  metri, la scelta del metano ha costretto ad acquistare obbligatoriamente 10 mezzi da 10,40  metri che sono inutilizzabili, con i percorsi attuali, su circa la metà delle linee.

Enel, che ha dovuto sostenere il costo nell’ambito delle prescrizioni VIA per la riconversione a carbone di Tvn, ha commissionato ad Iveco i 12 mezzi per un importo complessivo di circa 3 milioni di euro, dato che i mezzi a metano costano tra il 20% ed  il 30% in più dei normali bus a gasolio di cui con la stessa cifra se ne sarebbero potuti acquistare un paio in più. E, particolare di non poco conto, la misura minima dei mezzi a metano è di 10 metri e 40. 
Scartato l’elettrico per i costi di gestione delle batterie, perché – ci si chiederà – non ricorrere allora ad un mix di mezzi o alla normale alimentazione a gasolio, che avrebbe consentito di variare a piacimento le dimensioni degli autobus? 

Perché il verde Manuedda ha affermato che il gasolio, nonostante i nuovi dispositivi della classe ‘‘Euro6’’ per l’abbattimento delle emissioni, produce comunque particolato e polveri sottili. Poco importa che si sarebbe trattato di una decina di mezzi sulle migliaia che ogni giorno transitano in città.
Il risultato è che dalla linea A da domani sarà tolto il capolinea al Marangone (dopo l’episodio dell’altro giorno in cui un bus nuovo, che peraltro non era neppure stato messo su quella linea, è rimasto bloccato davanti al casale e l’autista ha dovuto chiedere aiuto a dei colleghi dell’autoparco per bloccare il traffico sul’Aurelia ed uscire in retromarcia). La linea B non sarà percorribile dai nuovi mezzi, almeno finché non saranno istituiti il senso unico su via Izzi ed alcuni divieti di sosta. Mentre per la D sarà obbligatorio mantenere i vecchi mezzi più corti, non essendo possibile manovrare con due metri e mezzo in più di lunghezza.

Quindi i problemi esistono per almeno 3 delle 7 linee di tpl, senza contare gli altri disagi gestionali legati al rifornimento dei mezzi a metano: mentre per il gasolio Csp è autonoma, avendo una cisterna all’autoparco, per il metano esiste un solo distributore in città. L’alternativa più vicina sarebbe a Tarquinia. E rifornire un mezzo a gas richiede circa 40 minuti, contro i 10 minuti per un pieno di gasolio.
Quindi la notizia dell’arrivo dei nuovi mezzi per il trasporto pubblico locale è senza dubbio una buona notizia, vista anche la ormai indecente situazione della flotta di Csp. Non altrettanto bene si può dire di come l’amministrazione Cozzolino, con i suoi vari D’Antò, Manuedda e Pantanelli, abbia dimostrato di fare e ponderare le proprie scelte.                          

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Acea, guerra di manifesti

di GRAZIAROSA VILLANI

CANALE MONTERANO – Confronto tra opposizione e maggioranza a Canale Monteranoa colpi di manifesti. Mutuando quello comunale che annuncia il ripristino dal 5 maggio delle fontanelle di distribuzione dell’acqua il gruppo consiliare di Liberi Indipendenti Uniti stigmatizza i cedimenti dell’amministrazione comunale che potrebbero portare nei prossimi giorni all’arrivo a Canale Monterano del gigante Acea. L’ex sindaco Angelo Stefani era stato tra i promotori assieme ad altri sindaci di un ricorso al Tar volto a scongiurare proprio questo passaggio. Dalla resistenza alla resa quindi a Canale Monterano nei confronti della spa dell’acqua. In una nota i consiglieri Angelo Stefani, Maria Rina Argento, Jacopo Marani e Marco Monarca esprimono tutte le loro preoccupazioni e puntano il dito contro le inefficienze dell’attuale giunta. “Perché – si chiede l’opposizione canalese – i nostri amministratori sono felici del passaggio ad Acea che dovrà avvenire entro i prossimi 10 giorni? La grave inefficienza nella gestione del servizio idrico integrato – acqua potabile, fogne e depuratori – garantita dall’amministrazione Bettarelli-Ciferri è sotto gli occhi di tutti. Si ricorda l’arsenico che a Canale ha reso non potabile l’acqua per mesi e mesi, nei due anni appena trascorsi, toccando picchi di concentrazione mai raggiunti in passato. E poi lo sforamento dei fluoruri e la ridicola gestione di quella che si è trasformata in una vera e propria “emergenza coliformi” a Montevirginio, La Piana e Le Crete. I Prati Lunghi che d’estate sono ormai abituati a non avere acqua, neanche per farsi una doccia. A Montevirginio – prosegue l’opposizione – l’erogazione è stata improvvisamente interrotta in giornate di festa, lasciando senza acqua centinaia di famiglie senza alcun tipo di preavviso. A Canale il depuratore ha rilasciato azoto ammoniacale oltre i limiti consentiti inquinando il Mignone, che scorre nella nostra area protetta, la Riserva Naturale. D’ora in avanti questa “patata bollente” passerà nelle mani di Acea. Di Acea saranno tutte le responsabilità e ad Acea saranno rivolte tutte le critiche dei cittadini. Loro potranno finalmente dedicare la totalità del loro tempo a Facebook ed a scrivere inutili articoli per il giornalino di turno, magari lagnandosi pure della gestione del servizio. Questo il motivo per cui hanno fatto festa! Poco importa dei cittadini!”. Dopo le accuse le preoccupazioni. “Il nostro pensiero – commentano ancora i consiglieri di opposizione – va ai cittadini e agli operai.  Noi saremo lì a vigilare, come sempre. Per esempio chiedendo di proseguire i controlli mensili di potabilità dell’acqua – anche di quella erogata dalle fontanelle leggere, recentemente privatizzate – tramite laboratori terzi, che nulla hanno a che fare con Acea e con la ditta romana alla quale hanno affidato la gestione delle fontanelle leggere. Ci saranno pesanti aumenti delle bollette.  Il nostro pensiero va anche agli operai comunali, che pure nelle difficili condizioni e con un’amministrazione cieca e sorda nei confronti dei numerosi problemi del nostro sistema idrico, hanno sempre dato il massimo per il loro paese, andando anche oltre quelli che erano i loro doveri e colmando anche le lacune lasciate da altri. Attendiamo di capire se anche i nostri operai saranno trasferiti ad Acea, augurandoci di continuare a vederli spendere la totalità del loro tempo nella cura del nostro Comune. Siamo al tempo di primi bilanci per l’amministrazione Bettarelli-Ciferri ed il voto sulla gestione del sistema idrico comunale è “0 spaccato”. Zero cose fatte, zero interventi, zero problemi risolti, zero progettualità, zero pianificazione. Lasciano una situazione molto peggiore di quella che hanno trovato, sebbene l’amministrazione precedente abbia speso molta energia e fatica per migliorarla. Senz’altro, su questo tema, la peggiore amministrazione degli ultimi 30 anni”. Da parte sua il sindaco Alessandro Bettarelli in una nota sul sito sottolinea “Sul fronte acqua pende la diffida della Regione Lazio che, non più di due giorni fa, ci ha nuovamente intimato di passare il servizio idrico integrato al gestore unico dell’Ato. Con esso e con l’ente regionale abbiamo avviato colloqui e incontri per definire compiti e doveri reciprochi. L’obiettivo è di assicurare un servizio ai cittadini di alto livello. Nel frattempo continuiamo a batterci, insieme con i comitati per l’acqua, in Città Metropolitana per la pubblicizzazione di Acea-Ato 2”.

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IL COMMENTO AL VANGELO. Il buon pastore dà la vita per le pecore

IV DOMENICA DI PASQUA – 22 APRILE 2018

di DON IVAN LETO

Gv 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

L'immagine di Gesù quale buon pastore è senza dubbio la più conosciuta, la più amata dai

cristiani. Eppure ci dobbiamo chiedere come mai questa immagine così romantica, così idilliaca provoca le ire degli ascoltatori al punto che le autorità giudee, al termine del discorso di Gesù, pensano che Gesù abbia un demonio, cioè sia pazzo e alla fine cercano di lapidarlo? Vediamo allora cosa ci scrive l'evangelista, il capitolo decimo di Giovanni, dal versetto 11. Gesù si presenta e si manifesta come Io sono il buon pastore. Io sono è la rivendicazione del nome di Dio, è la risposta che diede Dio nell'episodio conosciuto del roveto ardente a Mosè. Io sono non indica il nome nel senso di identità che non può definire la realtà divina, ma una attività e qual era l'attività di Dio? Essere sempre al fianco del suo popolo. E allora Gesù rivendica la pienezza della condizione divina e afferma di essere non il buon pastore. L'evangelista non adopera il termine greco che indica la bontà di questo pastore, ma la unicità, letteralmente il bel pastore. Quindi possiamo tradurre come il pastore buono, significa il pastore eccellente quello atteso che spiazza tutti coloro che hanno preteso di essere i pastori. Per questo le autorità si allarmano: comprendono che Gesù rivendica il ruolo di unico pastore del suo gregge. E continua Gesù il pastore, quello buono e quindi quello eccellente, da che cosa si riconosce? Dal dare la vita per le proprie pecore. Gesù si rifà al profeta Ezechiele dove c’è tutta questa immagine del vero pastore, ma supera questa immagine perché in Ezechiele il pastore protegge il gregge, qui l'attività del pastore che è Gesù è quella di dare la vita per le pecore. Poi Gesù passa a parlare di quelli che non riconosce neanche come pastori, non dice che sono dei cattivi pastori, ma li chiama i mercenari. I mercenari chi sono? Sono quelli che lo fanno il loro lavoro non per amore, per generosità, ma per convenienza, per interesse.  Torna di nuovo Gesù a ripetere io sono il pastore quello buono e indica la relazione che c'ha con le sue pecore, cioè con le persone. Conosco le mie pecore, il verbo conoscere indica un'esperienza intima, profonda di Gesù e le mie pecore conoscono me, è una relazione di un amore comunicato, di un amore ricevuto, una dinamica di amore ricevuto e amore comunicato agli altri. Così come il padre conosce me, Gesù porta la relazione sua con i suoi discepoli e con quanti lo accolgono allo stesso livello di quella che il Padre ha con Gesù, Una comunicazione incessante del suo spirito d'amore. E la conseguenza di questa relazione d'amore è do la mia vita per le pecore. E conclude Gesù per questo il Padre mi ama perché io do la mia vita per poi riprenderla, quando c'è amore senza limiti c'è una vita illimitata, e nessuno me la toglie, io la do da me.

Don Ivan Leto
 
* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia 
Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

 

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Al PalaMercuri gli Snipers cedono 6-4 ad Ariccia e 5-4 a Napoli

È iniziato domenica scorsa a Civitavecchia il campionato amatoriale Uisp di hockey in line, zona centro-sud Italia. Gli Snipers si sono presentati ai nastri di partenza con una squadra di giovanissimi ed hanno perso per 6-4 contro Ariccia e 5-4 contro Napoli. (Agg. 03/03 ore 17.03 SEGUE)

I COMMENTI DI RICCARDO VALENTINI, PER L'OCCASIONE IN VESTE ANCHE DI ALLENATORE – «I ragazzi si sono molto ben disimpegnati – spiega Riccardo Valentini, allenatore per l’occasione – e nonostante la giovanissima età hanno tenuto testa ad avversari molto più grandi. Mercuri e Cocino hanno fatto da ''chiocce'' ai nostri giovanissimi e ne sono uscite gare interessanti che sicuramente fanno bene alla crescita sportiva del gruppo. Poco importa per le sconfitte: è un campionato amatoriale, il risultato è l’ultima cosa che ci interessa». (Agg. 03/03 ore 17.42 SEGUE)

IN CAMPO PER GLI SNIPERS – I presenti: Gaetano Nambuletto, Ravi Mercuri, Stefano Cocino, Valerio Lenzu, Alessio Demichelis, Davide Trotta, Adriano Bizzarri, Alessio Galli, Alessandro Bruzzese, Davide Ceccotti, Stefano Loffredo. (Agg. 03/03 ore 18.11)

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Lungomare: forse è solo un sogno

di TONI MORETTI

CERVETERI – Non c’è dubbio. Immaginando di rivedere al rallentatore quanto è successo nel consiglio comunale del primo febbraio, attardandosi ad analizzare i personaggi che ne sono protagonisti in ciò che hanno espresso non solo con le parole ma con la mimica a supporto, le espressioni del corpo, le pause, le occhiate che si scambiavano, esce fuori un universo completo di una fase sottile che porta all’intuizione, è vero non certa e un po’ surreale, ma non per questo meno vera. Si è sempre pensato che,  in termini molto prosaici,  il problema dell’immobilità delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi quarant’anni, fosse conseguenza della lotta, addirittura personale in atto tra i patron di due grandi e forti gruppi di interessi: il Principe Sforza Ruspoli, storico latifondista impegnato a riconvertire e valorizzare i terreni del suo immenso latifondo e chi nel tempo ogni volta  era succeduto al timone della società Ostilia, che proprio dal Principe Ruspoli, in illo tempore, sotto diversi timonieri rispetto ad oggi, aveva comprato i terreni a mare, Campo di Mare, appunto, creando un insediamento urbanistico che ha premiato solo i vantaggi di una speculazione edilizia, con mezzi audaci che hanno superato il legale come più volte è stato sentenziato dagli organismi competenti. C’è voluto un libro, quello stilato dal Principe Ruspoli per documentare le malefatte dell’Ostilia e delle classi dirigenti che le hanno tenuto bordone per tanti anni e che, alla luce degli ultimi fatti, sembra continuino, con grande stupore dei più. Perché stupore? Semplice. Con una campagna elettorale a dir poco roboante, la gente prendeva atto dai proclami, dalle promesse, dalle richieste di collaborazione e di consenso che Cerveteri avrebbe iniziato un nuovo corso, un corso aperto alla trasparenza, alla legalità, che non avrebbe previsto concessioni a chicchessia e si credeva che tanto avrebbe interrotto la spirale infinita Ostilia Ruspoli che teneva fermo il paese. Il primo febbraio scorso, in quel consiglio, c’è poco da fare, quel sogno si è infranto. Palese è stata la scelta di parte dell’amministrazione nei confronti dell’Ostilia. 
Si potrebbe obiettare: “Ma era l’unica e necessaria. Immaginate, avremo un lungomare agognato da anni, non era mai stato fatto prima. Ciò comporterà uno sviluppo turistico nella zona mai avuto prima, con degli stabilimenti balneari finalmente a norma, mai successo prima. Ma vi pare niente? E che importa se per arrivare a questo abbiamo dovuto ”salvarla”  dando nuova cubatura su terreni che in bilancio, il suo, faranno più figura e gli eviteranno qualche guaio? E se facciamo finta che ciò che spendiamo per lui non ci garantiamo? Ma insomma, al vicino di casa che ti chiede un giorno uno spicchio d’aglio, un giorno un bicchiere d’olio, un giorno un bicchiere di sale, te lo fai restituire? Ma dai. Per quanto riguarda il progetto del lungomare poi, sono gli invidiosi che lo sabotano. Immaginate un po’, fanno ricorsi proprio il giorno dopo in cui la Regione chiede se documenti essenziali, per esempio il comodato d’uso necessario sono stati anticipati da una delibera di Giunta per poterlo fare e da una delibera di Giunta che lo abbia ratificato. Ma non hanno altro da fare? E se si contava sulla distrazione di qualcuno? Tanto siamo tutti un po’ distratti dalle campagne elettorali continue. Continuando così non si vuole il bene di Cerveteri. Comunque che sia ben chiaro che se qualcosa va storto è colpa loro perché hanno la fissa che le cose bisogna farle come dicono loro se no non si fanno’’. 
La consigliera Anna Lisa Belardinelli precisa: «Chiariamo subito che il contratto di comodato d’uso stipulato dal Comune di Cerveteri con la società Ostilia ha per oggetto le aree costituenti sedime stradale (strada, marciapiedi e spartitraffico) di Lungomare dei Navigatori Etruschi e che il Comune potrà servizi di questi beni fino alla definitiva cessione in proprietà degli stessi al medesimo, come da Convenzione del 14 dicembre del 1991. L’oggetto, quindi, è semplicemente una strada che avrebbe dovuto essere già di proprietà del Comune se la società Ostilia avesse mantenuto gli impegni assunti con la Convinzione del 1991. Al di là dell’inconsistenza di questo contratto di comodato d’uso, va inoltre sottolineato che non è stato preceduto da una Delibera di Giunta Comunale di approvazione dello schema di contratto di comodato e che manca inoltre la Delibera di Giunta Comunale di ratifica dello stesso, documenti oggi richiesti dalla Regione. Resta dunque difficile credere che ci siano tutti documenti per ottenere il famoso finanziamento regionale di 790mila euro, sbandierato dal Sindaco in campagna elettorale come già ottenuto e che, invece, è  ancora ‘‘in alto mare’’».
Il sogno si è infranto. Crollano i miti e nascono i sospetti. Chi dice che non possa succedere che chi chiede il sale, l’olio l’aglio non si senta obbligato a Natale di regalare gentilmente un panettone a chi ha aperto la porta di quella cambusa che custodiva soltanto pro tempore, visto che la roba non era sua? Mamma mia quanto è cattiva la gente. E sospettare anche che chi ostacola lo fa perché di quel panettone non sente manco l’odore? E con tali sospetti che prendono piega la politica ne esce rovinata. Comunque tutte ipotesi, tutte congetture. Rimaner il fatto che se qualche mancanza c’è stata è colpa degli uffici. Che le mozioni sono state bocciate perché impostate male e che è in atto da sempre il gioco al massacro contro un sindaco virtuoso e sognatore. Meno male che non è il solo.

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