Entra in un minimarket armato di coltello: arrestato

LADISPOLI – Nella serata di ieri i Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia hanno arrestato un cittadino romeno di 48 anni, con l’accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e porto di armi o oggetti atti a offendere.

Nello specifico, i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Civitavecchia sono intervenuti a Ladispoli su richiesta del proprietario di un minimarket il quale aveva segnalato che, poco prima, un individuo armato di un coltello era entrato nel suo esercizio commerciale per poi uscirne subito dopo.

I Carabinieri, prontamente intervenuti sul luogo, hanno contattato il commerciante, il quale forniva precise indicazioni, utili all’individuazione del responsabile del gesto. A quel punto i militari hanno perlustrato le vie adiacenti e hanno individuato l’uomo che veniva bloccato e trovato in possesso di un coltello da cucina, subito sequestrato. Il 48enne è stato successivamente accompagnato presso la caserma di via Antonio da Sangallo per gli accertamenti e durante le operazioni di identificazione ha iniziato ad innervosirsi dando in escandescenze. In preda all'ira l’individuo ha iniziato a lanciare le sedie e ad aggredire i militari, ferendone uno con calci e pugni, prima di essere definitivamente bloccato.

I militari lo hanno quindi arrestato e condotto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari a disposizione dell'autorità giudiziaria.

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«Con la fondazione Marco continuerà a vivere»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Sto al cimitero, davanti alla lapide di mio figlio e non so ancora come farò a dirgli che il mazzo di fiori  che gli avevo promesso come simbolo di giustizia non c’è perché questo passo avanti non c’è stato, non l’ho visto, non l’ho avvertito. Per me oggi è tutto fuori luogo. Sto qui, lo guardo ma non riesco a parlargli. Mi sento vuota. Sento il vuoto. Il niente. Il mio cuore si è inaridito con la sua morte e sta con lui, qui sulla terra ne è rimasto ben poco perché è come se me lo avessero strappato. Ieri questa sensazione si è acuita. Non so come dirglielo che ho lottato tanto per potergli raccontare di quel segnale che non c’è stato. Che la giustizia esiste, che l’ha avuta e invece non posso perché per me è come se l’hanno ucciso un’altra volta. Mi sento come inasprita». 
Queste le parole che dice con la voce rotta dal pianto Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, il giorno dopo la sentenza di primo grado che ha mitigato le richieste di condanna del pubblico ministero nei confronti della famiglia Ciontoli. Abbiamo tutti visto quell’esplosione incontenibile di sdegno di Marina in aula dopo la lettura del verdetto. 
«Sto male, molto peggio di ieri – continua Marina –  Sono come sotto un treno. Comunque io non mollo e spero che il pubblico ministero faccia il ricorso in appello. Confido in lei perché noi, come parte civile, non lo possiamo fare. Questo è quello che prevede la legge. Noi in quel processo sembriamo degli ospiti indesiderati. Sono ancora molto sconcertata per quello che è successo, della sentenza che c’è stata. Ieri ero arrabbiata ed oggi sono ancora più arrabbiata di ieri. Sono sempre stata una donna dignitosa e ho sempre confidato nella giustizia. E, invece, ieri, secondo me, la giustizia per Marco non c’è stata. E’ inaccettabile». 
E lì davanti alla tomba del figlio che Marina rivendica il suo ruolo di vittima: «I legali dei Ciontoli, parlano dei loro assistiti come persone vittime della pressione mediatica, e quindi  non più liberi di andare a comprare neanche il pane.  Ma la vittima sono io e lo rimarrò per sempre. Io non potrò essere più chiamata mamma. Non potrò mai vedere e gioire per la laurea di mio figlio. Non potrò essere mai chiamata nonna  Ma anche i comportamenti a latere fanno riflettere. Non hanno mai avuto un attimo di esitazione nella durezza che è apparsa evidente nei confronti di Marco. Mai una volta in cimitero a trovare mio figlio. Mai fatto niente per lui dimostrando anche così di pensare solo a se stessi».  
«Al di là di tutte le speculazioni che si sono sviluppate sulla pressione mediatica intorno a questo processo – spiega mamma Marina – non c’è mai stata da parte mia la volontà di trasformarlo in un processo di ‘’piazza’’ né tantomeno di negare i legittimi diritti di chicchessia. Il fatto è che non posso rinunciare al conforto che mi arriva spontaneo da tutte quelle mamme d’Italia che si immedesimano nella mia condizione. Da tutti quei papà che si immedesimano nella condizione di mio marito Valerio. Da tutti quei giovani che vedono in Marco un simbolo per una giustizia bramata e che trovano incompiuta. Nella trasmissione televisiva ‘‘Chi l’ha visto?’’, per esempio, nella quale ero ospite, le linee dei telefoni non funzionavano più da quanto erano intasate per i messaggi di solidarietà arrivati per me e Valerio. A Ladispoli il comitato dei commercianti ha fatto in forma di protesta per la sentenza  il manifesto con la scritta ‘’Io sono Marco, noninmionome’’, che è stato affisso nella porta di ingresso dei negozi. E questo non dipende dalla famiglia Vannini. E’ un gesto di solidarietà spontaneo della gente comune. Ritengo che chiedere verità sia la dimostrazione del rispetto che nutro nei confronti di una giustizia giusta, perché soltanto attraverso la ricerca della verità questa arriva al suo compimento come previsto da ogni società civile».  
Marina si entusiasma quando parla del progetto che ha in mente di realizzare. «Dopo che è successo il fattaccio ho capito a mie spese a quanti problemi e difficoltà si va incontro in un processo e  al grande sforzo economico per sostenerlo. Per questo trasmetterò la mia esperienza e la metterò a disposizione  attraverso una fondazione a nome di mio  figlio denominata ‘’Giustizia e Verità per Marco’’, dove lui continuerà a vivere e a dare giustizia a tante persone come lui che hanno subito una morte così crudele». 
Papà Valerio, al cimitero con la moglie, dice: «Non c’è la faccio a stare più di cinque minuti davanti alla lapide di mio figlio. Non riesco a sopportare l’idea che lui stia lì dentro. Un ragazzo così pieno di vita, come fai ad immaginarlo dentro ad un loculo? Così sorridente e gioioso, come fai ad immaginarlo dentro ad un loculo? Vengo al cimitero per rispetto ma ci sto poco, esco fuori e aspetto mia moglie. Oggi sento un vuoto immenso dentro. Non ce l’ha faccio. Non riesco a guardare neanche la sua  foto sulla lapide. E’ come se mi sentissi in colpa io per non essere riuscito a dargli quel minino di giustizia che attende da tre anni. Però questa è la sentenza di primo grado e spero che si vada avanti e si faccia l’appello. Non riesco ad accettare che abbiano derubricato il reato per i familiari del Ciontoli. E’ assurdo. Viola addirittura assolta perché il fatto non costituisce reato. Ma che stiamo dicendo?  Sono tante, tantissime le persone che ci sostengono. Si immedesimano nella nostra situazione e trovano inconcepibile che un’intera famiglia non abbia dato un briciolo di valore alla vita umana. Sono contento del loro sostegno perché ci danno forza e coraggio».

 

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La casa imbrattata di Kyenge, il vicino «confessa»: «Sono stato io per ripicca, il marito non raccoglie mai i bisogni del cane»

Il «movente» non sarebbe dettato dall'odio. Il vicino di casa ha «confessato» al Resto del Carlino che il marito dell'europarlamentare Pd «non raccoglie mai le deiezioni del cane». Ma la parlamentare Pd smentisce: «Rapporti perfetti col vicinato. Si è trattato di un gesto d’odio. Abbiamo sporto denuncia»

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''Saluto romano, si convochi un consiglio comunale aperto''

TARQUINIA –  Riflessione ‘‘a freddo’’ del Movimento Cinque stelle di Tarquinia che riporta in primo piano l’episodio del ‘‘saluto romano’’, accaduto in una stanza istituzionale del municipio. I grillini, per voce del consigliere Ernesto Cesarini, chiede all’avvocato Arrigo Bergonzini di farsi promotore di «una presa di distanza, forte e unanime, di tutto il consiglio comunale di cui è presidente, rispetto al gesto d’ispirazione e memoria fascista, compiuto nell’Ufficio del vicesindaco di Tarquinia».
Il M5S chiarisce di non voler speculare politicamente sull’accaduto. «La questione aperta è molto delicata – riferisce Cesarini – Ne sono dimostrazione i commenti ironici, se non sarcastici, scritti in coda a denunce di varia tendenza politica apparsi sui telematici; chi li ha scritti non è in grado di comprendere cosa si nasconda dietro quel gesto. Indipendentemente dalla volontà di chi l’ha compiuto o tollerato, quel gesto riassume la follia della sanguinosa dittatura fascista; tutto aggravato dalla circostanza che è stato fatto e fotografato con allarmante leggerezza; è apologia del fascismo e come tale è un attacco ai fondamentali del patto antifascista alla base della comunità nazionale, rappresentato dalla Costituzione Italiana; dobbiamo avere il coraggio di affermare che chi non vi aderisce è fuori e indegno di partecipare alla vita democratica».
«Per dare il segnale forte che non è consentito giocare con i simboli del fascismo, – afferma Ernesto Cesarini – come la teoria della bravata vorrebbe sostenere, rispetto a quanto accaduto nella stanza del vicesindaco di Tarquinia e per ribadire che è sempre e comunque incostituzionale e fuori legge l’apologia del fascismo, chiediamo al presidente Bergonzini di convocare un consiglio comunale aperto per il 25 aprile, per celebrare la Festa della Liberazione rinnovando il patto antifascista della comunità tarquiniese». 
«È fondamentale – concludono i grillini – che quel giorno chi deve scuse e spiegazioni abbia il coraggio di farlo, per voltare una brutta pagina senza mettere la polvere sotto il tappeto».

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IL COMMENTO AL VANGELO. Credere alla parola del Signore

III domenica di Pasqua
 

*di Don Ivan Leto

Lc  24,35-48

35In quel tempo i due discepoli tornati da Emmaus narravano ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. 36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni


Il vangelo di questa domenica racconta un altro evento. Sempre nel medesimo giorno, “il primo della settimana”, ma alla sera, i due discepoli tornati a Gerusalemme sono nella camera alta, a raccontare agli Undici e agli altri “come hanno riconosciuto Gesù nello spezzare il pane”. Ed ecco che, improvvisamente, si accorgono che Gesù è in mezzo a loro e fa udire la sua parola: “Pace a voi!”. Non consegna loro parole di rimprovero per la loro fuga al momento del suo arresto, non redarguisce Pietro per il rinnegamento, non dice nulla sul fatto che essi non sono più Dodici, ma solo Undici, perché il traditore se n’è andato. No, dice loro: “Shalom ‘aleikhem! Pace a voi!”, saluto abituale per i giudei, ma che quella sera risuona con una forza particolare. Questo saluto, rivolto ai discepoli profondamente scossi e turbati dagli eventi della passione e morte di Gesù, significa innanzitutto: “Non abbiate paura!”.

La resurrezione ha radicalmente trasformato Gesù, l’ha trasfigurato, reso “altro” nell’aspetto, perché egli ormai “è entrato nella sua gloria”, e può solo essere riconosciuto dai discepoli attraverso un atto di fede. Quest’atto di fede è difficile, faticoso: gli Undici stentano a viverlo, a metterlo in pratica. Non a caso Luca annota che i discepoli “sconvolti e pieni di paura, credono di vedere uno spirito”, allo stesso modo con cui i discepoli sul cammino di Emmaus credevano di vedere un pellegrino. Allora Gesù li interroga: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Nel dire questo, mostra loro le mani e i piedi con i segni della crocifissione. Sì, il Risorto non è altro che colui che è stato crocifisso! Questa ostensione da parte di Gesù delle sue mani e dei suoi piedi trafitti per la crocifissione è un gesto che chiede ai suoi discepoli di incontrarlo innanzitutto nei segni della sofferenza, del patire e del morire. La carne piagata di Cristo è la carne piagata dell’umanità. Eppure, nonostante queste parole e questo gesto, i discepoli non arrivano a credere, malgrado un’emozione gioiosa non giungono alla fede. È vero, noi esseri umani approdiamo facilmente alla religione, ma difficilmente arriviamo alla fede; viviamo facilmente emozioni “sacre” o religiose, ma difficilmente aderiamo a Gesù Cristo e alla sua parola. Eppure il Risorto ha grande pazienza, per questo offre alla sua comunità una seconda parola e un secondo gesto. Chiede loro se hanno qualcosa da mangiare, ed essi gli offrono del pesce arrostito, il cibo che abitualmente mangiavano insieme, quando vivevano l’avventura della vita comune in Galilea. Ricevutolo, Gesù lo mangia davanti a loro! Gesù dà ai discepoli questi segni, che in verità contengono verità indicibili, affinché credano che il Crocifisso ha vinto realmente la morte. Il suo corpo crocifisso è un corpo ora vivente, “un corpo spirituale”, cioè vivente nello Spirito, dirà l’Apostolo Paolo. Ed ecco che, mentre il Risorto ricorda e spiega la parola di Dio contenuta nelle sante Scritture, opera il vero miracolo: “aprì loro la mente per comprendere le Scritture”. Gesù si fa insieme a loro esegeta, interprete delle profezie che lo riguardavano, ricorda anche le sue parole consegnate durante la predicazione in Galilea, mostrando la necessitas del compimento, della realizzazione nella sua vita nella sua morte. La fede pasquale scaturisce dalla fede e dalla conoscenza delle sante Scritture, come ancora professiamo nel Credo: “Morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture. Con tanta fatica Gesù ha reso nuovamente credenti quei discepoli che erano venuti meno durante la sua passione, li ha resi testimoni della sua morte e resurrezione, li ha resi capaci di comprendere cosa sia il perdono dei peccati che essi devono annunciare, in virtù del loro essere stati i primi a ricevere il perdono dal Risorto.

 Don Ivan Leto
* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia 
Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

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Atto vandalico contro Tidei: l’autore ha confessato

di GIAMPIERO BALDI

S. MARINELLA – Dopo ore di interrogatorio presso il Commissariato di Civitavecchia, l’autore dell’insano gesto vandalico compiuto mercoledì sera alla sede elettorale del candidato sindaco Pietro Tidei, ha confessato. Si tratta di un uomo molto conosciuto in città per essere stato consigliere comunale, ma oggi sottoposto a cure mediche per problemi di natura psichiatrica. Dopo aver ammesso le sue colpe, il residente, è stato ricoverato all’ospedale di Civitavecchia. Dunque, in poco meno di quattro ore, gli investigatori del Commissariato guidati dal dottor Nicola Regna, hanno assicurato alla giustizia una persona con gravi problemi mentali e quindi pericoloso per se stesso e per gli altri. In effetti, non hanno impiegato molto gli inquirenti, a individuare l’uomo che mercoledì intorno alle 17,30 si era reso protagonista di un atto vandalico, spaccando con un corpo metallico il vetro di una bacheca e dar fuoco, con un accendino, ai manifesti elettorali del candidato sindaco della coalizione di centro sinistra Pietro Tidei, la cui sede è collocata lungo l’Aurelia nei pressi di una pescheria molto frequentata da clienti e avventori. Gli uomini del dottor Regna, in collaborazione con gli operatori della Polizia locale comandati dal capitano Keti Marinangeli, hanno subito iniziato le indagini, partendo da pochissimi indizi. Visualizzando però le immagini delle telecamere della vicina tabaccheria e ascoltando alcuni testimoni, sono risaliti ad una persona che aveva il profilo psicologico vicino a quello dell’uomo fermato dopo appena due ore dal fatto. L’autore del gesto è stato prelevato dalla sua casa e condotto al Commissariato di  viale della Vittoria e sottoposto ad un interrogatorio, durante il quale ha confessato le sue colpe ammettendo di essere stato l’autore del gesto vandalico. Sulla vicenda sono intervenuti diversi personaggi politici locali, che hanno espresso la loro solidarietà al candidato sindaco della coalizione di centro sinistra. L’altra sera, è intervenuta anche la segretaria del Pd di Civitavecchia. «A nome del Pd di Civitavecchia – dice il segretario Germano Ferri – esprimo la nostra più sentita solidarietà a tutti i militanti del Partito Democratico di Santa Marinella. Provvidenziale l’intervento di chi, con celerità e competenza, ha subito spento le fiamme, minimizzando i danni ed impedendo eventuali feriti. Un gesto meschino e criminale questo, il quale deve essere rinnegato con forza da tutta la politica in quanto, la violenza, non deve essere mai parte del civile dibattito politico. Il clima di intolleranza e violenza che si sta registrando oggi, non deve mettere a rischio la libertà di manifestare le proprie opinioni, purché queste rientrino nel rispetto della legge e dei principi costituzionali. Agli attori politici, oggi è chiesto il compito importante di disinnescare il dibattito politico, che sta portando i cittadini a protrarre vere e proprie guerre di bandiera non più basate su temi politici concreti, creando di fatto un contesto che rappresenta una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere». Anche il candidato sindaco del centrosinistra ha voluto commentare il gesto vandalico. «Un atto – dice Pietro Tidei – che ci ha lasciati molto perplessi. Mi auguro che la campagna elettorale, non sia più costellata da gesti simili, per questo chiedo alle forze dell’ ordine a prestare l’attenzione necessaria, in questi frangenti, per consentire alla città di vivere con tranquillità questa campagna elettorale. Quello che mi indigna è che ci sono stati dei commenti sui social network che hanno insinuato che quel gesto vandalico me lo sono procurato da solo. Alla signora, sostenitrice dell’ex delegato al Bilancio Emanuele Minghella, faccio sapere che oggi stesso andrà alla Procura della Repubblica per presentare una querela nei suoi confronti per dimostrare con fatti certi quanto ha dichiarato su facebook». 
 

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Vandali contro la sede del Pd di S. Marinella: solidarietà da Civitavecchia

SANTA MARINELLA – Solidarietà del segretario del Pd di Civitavecchia,  Germani Ferri, a Pietro Tidei e a tutti i militanti del Partito democratico di Santa Marinella dopo l’atto vandalico di ieri.

“A nome del PD di Civitavecchia esprimo la nostra più sentita solidarietà a tutti i militanti del Partito Democratico di Santa Marinella, – scrive in una nota Ferri –  contro la cui sede è stata lanciata una bottiglia incendiaria. Provvidenziale l'intervento di chi, con celerità e competenza, ha subito spento le fiamme, minimizzando i danni ed impedendo eventuali feriti”.

”Un gesto meschino e criminale questo, – dice Ferri –  il quale deve essere rinnegato con forza da tutta la politica in quanto, la violenza, non deve essere mai parte del civile dibattito politico. Il clima di intolleranza e violenza che si sta registrando oggi non deve mettere a rischio la libertà di manifestare le proprie opinioni, purché queste rientrino nel rispetto della legge e dei principi costituzionali”.

” Agli attori politici oggi – conclude Ferri –  quindi è chiesto il compito importante di disinnescare il dibattito politico che sta portando i cittadini a protrarre vere e proprie guerre di bandiera non più basate su temi politici concreti, creando di fatto un contesto che rappresenta una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere”.

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Stefano Felicini, il volontario che pulisce la collina

TOLFA – Sui Monti della Tolfa, purtroppo, sempre più spesso alcuni maleducati deturpano l’ambiente collinare incontaminato lasciando immondizie varie, oggetti, sfalci, batterie usate, gomme, bottiglie, mobili, laterizi e quant’altro e le amministrazioni e i volontari non rivincono a bonificare le discariche a cielo aperto. Nei giorni scorsi alcuni residenti nei boschi hanno trovato anche amianto. In mezzo a tanti che sporcano c’è però un grande uomo, Stefano Felicini (più noto come Sgaretta) che, come volontario, passa con il suo camioncino a ripulire le aree. A Tolfa e Allumiere si parla molto di lui e il poeta tolfetano Luca Paradisi ha anche scritto in questi giorni una poesia in ottava rima definendo Felicini ‘’L’eroe moderno’’. ‘’Sgaretta chi te parla adè la Torfa, la voce de la Madre de la Terra, ogni Pasquetta adè la stessa sorfa co’ la monnezza sempre c’è ‘na guerra. Gente dal core duro, anima amorfa che mortal colpo al puro verde sferra: al giorno fanno qui la scampagnata po’ lasceno ‘na grossa zozzonata. Me sento allora sola e abbandonata co  ‘n cortello piantato dentro al fianco e all’improvviso cosa inaspettata arriva ‘n furgoncino tutto bianco. Da la ferita vengo risanata: fortuna vole che  nun sée mae stanco nobile gesto degno d’alta stima. La Torfa te ringrazia a ottava rima».
Rom. Mos.

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«Doniamo il 5 per mille al nostro Comune»

ALLUMIERE – «Doniamo il 5 per mille al nostro Comune»: questa l’esortazione del consigliere di opposizione del Comune di Allumiere Roberto Taranta (esponente del Movimento 5 Stelle; nella foto al lato) che spiega: «E’ un gesto importante per la nostra collettività; il nostro interesse (del M5S) più grande è rivolta alle persone con disagi sociali e per questo pur non avendo noi il governo del paese, dimostrando ancora una volta il nostro impegno ed il nostro modo di interpretare la politica, chiediamo di sposare questa nostra iniziativa. Nella dichiarazione dei redditi è possibile indirizzare il 5 per mille a Enti impegnati nei servizi sociali, tra questi anche i Comuni. Tutti i contribuenti potranno, in sede di compilazione delle loro denunce dei redditi (modello Unico, CUD, o Modello 730), scegliere di destinare il 5 per mille dell’IRPEF al proprio Comune di residenza che utilizzerà queste risorse per lo svolgimento di attività sociali. Questa scelta non si sostituisce a quella della destinazione dell’8 per mille dell’ Irpef allo Stato o alla Chiesa cattolica o alle altre confessioni religiose; è semplicemente aggiuntiva e serve ad aiutare il Comune ad essere più vicino ai suoi cittadini più bisognosi e meno fortunati. Se si sceglie di destinare il 5 per mille dell’IRPEF al proprio Comune, questo avrà più risorse a disposizione e potrà svolgere le sue funzioni in modo migliore, in particolare avrà maggiori possibilità di intervenire con servizi e progetti in favore di anziani, portatori di handicap, minori e famiglie in difficoltà. Ricordiamo inoltre che decidere di  fare questo passo non costerà nulla perché quei soldi comunque rimarrebbero nelle casse dello Stato. Donare il 5 per mille al Comune è una cosa giusta perche’ si aiutano le amministrazioni che possono aumentare le risorse da investire nel sociale.Invito la maggioranza e le opposizioni a promuovere questa iniziativa»

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Preso il piromane delle scuole

CIVITAVECCHIA – 

È stato tradito dalla sua calligrafia il 16enne civitavecchiese arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia ed accusato di incendio, danneggiamento ed interruzione di pubblico servizio. Per i militari del Nucleo operativo e Radiomobile, agli ordini del capitano Marco Belilli e coordinati dal tenente Roberto Lacatena, non ci sono dubbi: si tratta dell’autore del rogo appiccato il 9 gennaio scorso alla scuola media Calamatta di via Achille Montanucci – con danni per oltre 670mila euro – e del tentativo di incendio, dopo un paio di settimane, alla vicina elementare Don Milani, dove erano state trasferite proprio le dieci classi della scuola secondaria. I carabinieri sono risaliti a lui grazie alle scritte sui muri lasciate nel corso del blitz all’istituto. Sono stati i colleghi del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma a comparare le lettere comparse sui muri con quelle dei temi e degli elaborati che il ragazzo aveva scritto qualche anno fa, quando frequentava proprio quella scuola. E da qui sono partiti infatti i militari: dal fatto cioè che il possibile autore del gesto sicuramente aveva, dal suo punto di vista, dei "conti in sospeso" con la scuola. Tanto che i carabinieri del nucleo operativo hanno individuato un panorama di possibili indagati, restringendo poi il campo ed arrivando al sedicenne. Tre mesi sono durate le indagini da parte dei militari dell'Arma; indagini svolte attraverso metodi tradizionali di pedinamenti ed osservazioni e con il prezioso aiuto dei Ris. Due gli episodi che hanno contribuito ad individuare il ragazzo. Durante uno dei controlli, il 16enne è stato trovato in possesso di un borsone contenente arnesi da scasso. Un'altra volta, invece, gli stessi carabinieri lo hanno sorpreso a staccare dei pomelli d'ottone da alcuni palazzi di via Calisse: in quel caso era stato deferito in stato di libertà. Due episodi che, insieme alla perizia calligrafica dei Ris – che su una scala da 1 a 7 ha indicato in 6 la possibilità che l'adolescente sia il responsabile degli incendi – hanno di fatto incastrato il giovane.

Se per i due casi della Don Milani sembra essere certa la stessa mano, con tizzoni formati da rotoli di carta igienica imbevuti di alcool usati per appiccare più focolai alla media e con sedie di legno accatastate a cui si è cercato di dare fuoco alle elementari, bisogna capire se il giovane abbia agito da solo o meno. “Le indagini proseguono – ha spiegato il capitano Belilli – non escludiamo alcuna ipotesi. Che sia una bravata sfuggita di mano? Può anche essere, ma sicuramente è stata ben organizzata. Bisogna anche capire, insieme alla Polizia che sta conducendo indagini su altri episodi, se il ragazzo sia coinvolto o meno anche in altri casi ai danni di altre scuole che si sono verificati negli ultimi tempi”. 

In questo caso si parla di un ragazzo vissuto in un contesto familiare piuttosto difficile e disagiato, che non frequentava alcuna scuola e che oggi si trova in una comunità per minori, a disposizione dell’autorità giudiziaria. 

A seguito delle indagini, infatti, il Gip del Tribunale per i Minorenni di Roma ha emesso un’ordinanza che dispone la misura cautelare del collocamento in una struttura di recupero dove l’adolescente è stato trasferito venerdì scorso dagli stessi carabinieri che lo hanno prelevato presso la sua abitazione. Questa mattina si terrà l’interrogatorio di garanzia, con il ragazzo assistito dall’avvocato Fabrizio Lungarini.

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