«Vanno tutelati tutti i lavoratori»

CERVETERI – I consiglieri per “passione”, Salvatore Orsomando. Di Forza Italia e Aldo  De Angelis capom Gruppo della lista “Legalità e Trasparenza”, venuti a conoscenza del dramma dei lavoratori dipendenti della società di servizi del Polo Museale che hanno ricevuto la lettera di licenziamento per una questione molto confusa e ancora non uff cializzata dai protagonisti, intervengono come è ormai loro consuetudine chiamando in causa l’amministrazione comunale aff nchè intervenga in difesa dell’occupazione e salvaguardare i posti di lavoro in pericolo. “Non sappiamo se sarà un Natale amaro o no – scrivono – per i dipendenti coinvolti, ai quali sin da ora diamo tutta la nostra solidarietà e sostegno, certo è che si tratta di un vero e proprio dramma che vede come “incolpevoli e inermi attori” famiglie numerose e persone mono reddito. Mai come questa volta è importante il  ruolo dell’amministrazione di Cerveteri, maggioranza e opposizione che sian o, e ci si aspetta che tutti i consiglieri comunali prendano a cuore le situazioni delle ultime ore proprio perché i problemi delle persone, il rischio della perdita di un posto di lavoro, non hanno colore politico. Noi crediamo e sosteniamo, perché ne siamo fermamente convinti che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione e per questo bisogna mettere in campo ogni azione perché sia rispettato e la nostra attività di consiglieri, specialmente in queste situazioni, deve essere importante e incidere sulla vita della città, non lo dimentichiamo. In queste  ore – concludono – abbiamo già presentato una mozione propositiva all’Amministrazione Comunale e al Sindaco quale impulso politico e contributo amministrativo alla problematica dei lavoratori in essere, l’abbiamo accompagnata anche da un’interrogazione scritta, non per attaccare l’attuale governo locale, ma per cercare di comprendere chiaramente quali future azioni si vogliono intraprendere e quali soluzioni sono state già prese in considerazione a questa inaspettata quanto drammatica vicenda, perché, almeno per NOI, questo licenziamento è scandaloso e faremo tutto il possibile per ricercare una serie di soluzioni che lo evitino a prescindere dagli orientamenti politici di ognuno. Nelfrattempo abbiamo attivato i nostri referenti regionali e governativi e invitiamo tutti i consiglieri comunali, nel caso ciò non fosse già stato fatto di fare altrettanto in supporto a queste famiglie”.

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Vincenzo Scozzafava campione regionale FCI Lazio di ciclocross tra i master 7

Sono stati soltanto due gli appuntamenti tra Lazio e Veneto ai quali la Mtb Santa Marinella-Cicli Montanini ha preso parte nel ciclocross e dove le soddisfazioni non sono mancate.
La maggioranza dei bikers altolaziali è stata presente al Parco della Gallinara (Lido dei Pini) per il Memorial Andrea Trulli-Trofeo Romano Menniti, gara che ha assegnato i titoli regionali FCI Lazio sia per le categorie agonistiche che in quelle amatoriali e valevole come quinta prova del Trofeo Romano Scotti-Gruppo Forte. 
Il miglior risultato lo ha ottenuto Vincenzo Scozzafava al secondo posto nella sua categoria master 7 over: la sua ottima performance ha consentito al corridore romano in forza alla Mtb Santa Marinella dal 2012 di prendersi la maglia di campione regionale FCI Lazio.
A Lido dei Pini si sono messi in luce anche Daniele Tulin (5°M4), Mauro Gori (2°M6), Lorenzo Borgi (3°M6), Massimo Negossi (5°M6), Claudio Albanese, Francesco Farinato, Daniele Bagnoli, Giuseppe Cherubini, Mauro Iacobini e Luca Frenguellotti prontamente assistiti da Elisabetta Dani e dal presidente Stefano Carnesecchi di servizio ai box.
In contemporanea si è svolta a Tezze sul Brenta in Veneto la quarta prova del Trofeo Triveneto Ciclocross dove Gianfranco Mariuzzo ha imposto la propria supremazia nella fascia amatoriale 2/over 45 (primo di categoria master 5) mentre Michele Feltre è giunto primo di categoria master 7 ma alle spalle di Giuseppe Dal Grande nella fascia amatoriale 3/over 54.
 

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Acqua, fumata grigia dalla Regione

LADISPOLI – Fumata grigia pomeriggio in Regione dove si sono riunite in audizione congiunta le Commissioni regionali Tutela del Territorio e Agricoltura e Ambiente. I due enti regionali si erano infatti riuniti, come da programma, per approvare all'unanimità il testo redatto insieme alle amministrazioni comunali che ad oggi non hanno ancora ceduto il servizio idrico ad Acea Ato2, da presentare successivamente alla Giunta del presidente Zingaretti. Nel testo sostanzialmente si chiedeva una moratoria all'ultimatum imposto dalla Regione Lazio già nel mese di aprile (e riformulato solo pochi giorni fa dall'assessore ai Lavori Pubblici Mauro Alessandri con scadenza il 3 dicembre), l'attivazione di un tavolo tecnico congiunto tra amministrazioni comunali e Regione e la trasmissione del documento al Ministero competente in materia (peraltro il Governo si dovrebbe accingere a votare la nuova legge sull'acqua pubblica). Le Commissioni però hanno preso ulteriore tempo prima di approvare il documento su richiesta di alcuni consiglieri regionali, rinviando di fatto la votazione del testo alla prossima settimana, così da avere il tempo per apportare qualche modifica. Una fumata grigia, dunque, per le amministrazioni comunali, in primis quella di Ladispoli presente con il Sindaco, il delegato al servizio idrico e due consiglieri comunali, con la sabbia della clessidra che scorre sempre di più verso il basso segnando il tempo che manca da qui al 3 dicembre, indicato dall'assessore Alessandri quale termine ultimo per cedere il servizio alla Spa. E' chiaro che, modifiche o meno da parte delle Commissioni al documento redatto di comune accordo con i Comuni, il fulcro del suo impianto non possa essere smontato come peraltro ribadito dagli amministratori ladispolani durante la Commissione, per non far perdere al documento quella forza necessaria per scongiurare il passaggio ad Acea. E cioè: qualsiasi possa essere la modifica da apportare al testo appare comunque evidente che la richiesta di moratoria da parte delle amministrazioni comunali (peraltro sostenuta nella precedente seduta delle Commissioni all'unanimità dei presenti) non possa essere smontata. Ci sarà comunque da aspettare ancora una settimana prima che in Commissione si torni a parlare di acqua pubblica.

 

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L’Ansi apre le porte alle prime due donne militari

CIVITAVECCHIA – Si sono iscritte alla sezione di Civitavecchia le prime due donne militari che hanno deciso di aderire all’Associazione nazionale sottufficiali d’Italia. Lo annuncia con orgoglio il presidente sezionale e dirigente nazionale Alviero Arezzini, che ha accolto con grande piacere nel sodalizio le due giovani colleghe. Si tratta di Federica Dionisio e Francesca Frau, entrambe rivestono il grado di sergente e prestano servizio al 7° Reggimento Nbc di Civitavecchia.

Federica Dionisio ha 32 anni, è nata a Roma ma risiede a Cerveteri. Non è impegnata sentimentalmente ed è a Civitavecchia da un anno. In precedenza ha prestato servizio a Rimini, Venezia, Bologna e Portogruaro.

“Mi sono arruolata perché volevo andare nella polizia di stato – confessa Federica – poi l’impegno nell’esercito mi ha assorbito completamente e mi sono convinta a restare. Sono sempre stata attratta dal fascino della divisa e dal fatto di far parte di una struttura ben organizzata ed efficiente come l’Esercito Italiano.Quando sono partita il babbo era molto emozionato, mentre la mamma diceva che non avrei resistito. Invece, sono militare da tredici anni, a maggio saranno quattordici. Mi sono trovata sempre bene in tutte le sedi dove ho prestato servizio. Certo, gli ostacoli ci sono, è inutile negarlo – prosegue Federica – ma le difficoltà sono una cosa normale, fanno parte della vita in generale e di quella professionale in particolare. Con Francesca Frau siamo molto amiche, ci siamo conosciute al corso e da lì abbiamo fatto tanta strada assieme. Sono la prima della famiglia a fare questa scelta professionale, ho due fratelli più piccoli ma non sono militari. È bello che noi giovani passiamo fare la conoscenza dell’associazione nazionale sottufficiali d’Italia – conclude Federica – farò pubblicità tra i miei colleghi, perché quella di Civitavecchia è una sezione viva e attiva, con un direttivo che si muove e fa tante cose. Sono orgogliosa di essermi iscritta all’Ansi".

Ugualmente orgogliosa di essersi iscritta all’associazione nazionale sottufficiali è Francesca Frau, che è nata a Cagliari ma risiede a Civitavecchia ed è sposata da cinque anni con un militare. Presta servizio al 7° reggimento da quattro anni e in precedenza era in forza al 152° reggimento fanteria Sassari.  “Inizialmente il mio sogno era quello di diventare poliziotta – confessa Francesca che attualmente è impegnata in una missione all’estero –  ma l’Esercito e la Brigata Sassari mi hanno fatto cambiare idea perché la tipologia di impiego e il lavoro che svolgevo erano quello che desideravo fare più di ogni altra cosa al mondo. La mia famiglia mi ha sempre appoggiata nelle mie scelte – racconta Francesca – anche se mia mamma diceva sempre che io e le regole viaggiavamo su binari paralleli. Invece, cara mamma, questa volta ti ho stupita. Penso che i miei siano orgogliosi di me e di tutto ciò che ho costruito nella mia vita privata e lavorativa. Non sono l’unica in famiglia che veste una divisa, ho un fratello maggiore che presta servizio nella polizia penitenziaria in Campania. Spero che tante colleghe e colleghi si iscrivano all’Ansi – conclude Francesca Frau – perché l’associazione è molto attiva e presente in tante cerimonie e iniziative sociali". 

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L’Ansi apre le porte alle prime due donne militari

CIVITAVECCHIA – Si sono iscritte alla sezione di Civitavecchia le prime due donne militari che hanno deciso di aderire all’Associazione nazionale sottufficiali d’Italia. Lo annuncia con orgoglio il presidente sezionale e dirigente nazionale Alviero Arezzini, che ha accolto con grande piacere nel sodalizio le due giovani colleghe. Si tratta di Federica Dionisio e Francesca Frau, entrambe rivestono il grado di sergente e prestano servizio al 7° Reggimento Nbc di Civitavecchia.

Federica Dionisio ha 32 anni, è nata a Roma ma risiede a Cerveteri. Non è impegnata sentimentalmente ed è a Civitavecchia da un anno. In precedenza ha prestato servizio a Rimini, Venezia, Bologna e Portogruaro.

“Mi sono arruolata perché volevo andare nella polizia di stato – confessa Federica – poi l’impegno nell’esercito mi ha assorbito completamente e mi sono convinta a restare. Sono sempre stata attratta dal fascino della divisa e dal fatto di far parte di una struttura ben organizzata ed efficiente come l’Esercito Italiano.Quando sono partita il babbo era molto emozionato, mentre la mamma diceva che non avrei resistito. Invece, sono militare da tredici anni, a maggio saranno quattordici. Mi sono trovata sempre bene in tutte le sedi dove ho prestato servizio. Certo, gli ostacoli ci sono, è inutile negarlo – prosegue Federica – ma le difficoltà sono una cosa normale, fanno parte della vita in generale e di quella professionale in particolare. Con Francesca Frau siamo molto amiche, ci siamo conosciute al corso e da lì abbiamo fatto tanta strada assieme. Sono la prima della famiglia a fare questa scelta professionale, ho due fratelli più piccoli ma non sono militari. È bello che noi giovani passiamo fare la conoscenza dell’associazione nazionale sottufficiali d’Italia – conclude Federica – farò pubblicità tra i miei colleghi, perché quella di Civitavecchia è una sezione viva e attiva, con un direttivo che si muove e fa tante cose. Sono orgogliosa di essermi iscritta all’Ansi".

Ugualmente orgogliosa di essersi iscritta all’associazione nazionale sottufficiali è Francesca Frau, che è nata a Cagliari ma risiede a Civitavecchia ed è sposata da cinque anni con un militare. Presta servizio al 7° reggimento da quattro anni e in precedenza era in forza al 152° reggimento fanteria Sassari.  “Inizialmente il mio sogno era quello di diventare poliziotta – confessa Francesca che attualmente è impegnata in una missione all’estero –  ma l’Esercito e la Brigata Sassari mi hanno fatto cambiare idea perché la tipologia di impiego e il lavoro che svolgevo erano quello che desideravo fare più di ogni altra cosa al mondo. La mia famiglia mi ha sempre appoggiata nelle mie scelte – racconta Francesca – anche se mia mamma diceva sempre che io e le regole viaggiavamo su binari paralleli. Invece, cara mamma, questa volta ti ho stupita. Penso che i miei siano orgogliosi di me e di tutto ciò che ho costruito nella mia vita privata e lavorativa. Non sono l’unica in famiglia che veste una divisa, ho un fratello maggiore che presta servizio nella polizia penitenziaria in Campania. Spero che tante colleghe e colleghi si iscrivano all’Ansi – conclude Francesca Frau – perché l’associazione è molto attiva e presente in tante cerimonie e iniziative sociali". 

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Niente Consob per Minenna. M5S e Lega trattano su Istat e Antitrust

L’ex assessore di Virginia Raggi non gradito al Quirinale. Cinque Stelle contrari ad accordi tra Carroccio e Forza Italia per prendersi le altre presidenze

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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MINISTERO DELLA DIFESA – AVVISO

Graduatorie di merito del concorso straordinario, per titoli, per la
nomina di cinque guardiamarina in servizio permanente dei ruoli
speciali della Marina Militare, riservato ai marescialli della
forza armata che rivestono il grado di luogotenente.
(18E11789)

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