Stefano Risi condannato a dieci mesi e venti giorni

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Condannato a dieci mesi e giorni venti di reclusione con il rito abbreviato per omicidio stradale con sospensione della pena. È la sentenza letta ieri pomeriggio dal gup Giuseppe Coniglio a carico di Stefano Risi, 31enne di Cerveteri per il quale il giudice ha disposto come pena accessorie la revoca della patente. È stato condannato alle spese ed al risarcimento del danno in favore delle parti civili. Il pubblico ministero ha chiesto 8 mesi di reclusione. Si chiude in primo grado, in attesa di un eventuale ricorso in appello dell’imputato, la vicenda dell’incidente mortale in cui rimase ucciso nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016 il 16enne ladispolano Daniele Nica lungo la  Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar. Hanno avuto un peso rilevante la concessione delle attenuanti generiche e il rito scelto, che ha fatto rientrare la condanna al di sotto dei due anni. Poi bisogna tener conto anche che c’è stata una diversa distribuzione di responsabilità. Il codice prevede infatti che  se non tutta la responsabilità è di chi ha causato l’evento (e quindi si è verificato anche per responsabilità  diverse) la pena può essere ulteriormente ridotta. Da vedere se viene individuata una responsabilità anche della vittima perchè stava in un posto in modo imprudente. Ora bisogna attendere le motivazioni  della sentenza. L’imputato non era presente durante l’udienza camerale. 
Adam Galluccio, il 23enne di Ladispoli, altro imputato anche lui non presente in aula,  è stato rinviato a giudizio innanzi il giudice monocromatico Di Iorio. L’udienza è stata fissata per il 29 gennaio del 2020.
L’avvocato di parte civile Celestino Gnazi: «Uno dei responsabili  è  stato condannato e per l’altro imputato si farà il processo. Sulla entità della pena, posso dire che era stata chiesta l’assoluzione e che il giudice ha applicato una pena maggiore di quella richiesta dal pubblico ministero. Freddamente,  dunque, si può affermare che giustizia è fatta. Ai genitori che mi chiedono se questa è giustizia, non so rispondere».
Delusione e sconcerto da parte di papà Marco: «Una cosa allucinante. Mi sento umiliato come persona. Da quello che ho visto e sentito dell’aspetto umano non interessa a nessuno. E’ soltanto legato ad un aspetto tecnico burocratico e basta. Non esiste una giustizia vera, concreta. Capisco tutto, sono una persona abbastanza reale però se hai sbagliato paghi. Che senso ha dare dieci mesi con la sospensiva? Sono proprio avvelenato. La delusione è massima. Bisogna prendere atto, come è successo in tanti altri casi, che chi delinque è più tutelato di chi invece subisce. Questa è la realtà dei fatti. Così facendo non si fa altro che istigare le persone a fare di peggio. Mi sento come se hanno ammazzato mio figlio per la seconda volta. Mi aspettavo un minimo di dignità», conclude con grande rammarico papà Marco.

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Vertenza container, revocato lo sciopero

CIVITAVECCHIA – Filt Cgil e Uiltrasporti hanno revocato lo stato di agirazione e lo sciopero a seguito dell'ordinanza firmata ieri dal presidente dell'Adsp Francesco Maria di Majo che sospende gli effetti della sua stessa contestata ordinanza di luglio fino al pronunciamento, nel merito, da parte del Tar del Lazio, con l'udienza fissata al 5 giugno prossimo, consentendo così di mantenere a Civitavecchia un importante traffico come quello di Chiquita. I sindacati sono convinti che la strada da fare sia ancora tanta. Motivo per il quale chiedono la costituzione di un tavolo permanente sul lavoro, utile a monitorare e favorire l'andamento delle nuove fasi in un clima di condivisione e concertazione.  

"La sospensiva, come più volte richiesto – hanno spiegato Alessandro Borgioni e Angelo Manicone della Filt e Gennaro Gallo della Uiltrasporti – è un atto di buon senso che invece ne permetterà la lavorazione in loco, fino alla sentenza del Tar. Ci aspettiamo che il tempo della sospensiva sia utilizzato per risolvere definitivamente il problema. È necessaria una riqualificazione di tutto il porto, che lo per renda dinamico e attrattivo per gli operatori del settore, essenziale è il completamento delle infrastrutture interne ed esterne al porto, senza le quali è difficile ipotizzare il salto di qualità. La sospensiva deve, inoltre, essere utile a Rtc e Cfft, per il raggiungimento di un accordo commerciale che noi tutti auspichiamo".

E sulla vicenda continuano ad arrivare commenti anche dalla politica. “Meglio tardi che mai” dicono dal coordinamento del circolo "Giorgio Almirante" di Fratelli d'Italia, riferendosi ad una soluzione suggerita anche dallo stesso partito proprio dopo che i giudici amministrativi avevano respinto la richiesta di sospensiva presentata da Cfft, giudicata la più opportuna per tutelare gli interessi del porto, arrivata dopo quasi un mese di riunioni e dopo l'intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

"Il colpevole ed inspiegabile ritardo nell’assumere una decisione doverosa – hanno commentato – è costata al nostro porto la perdita di due navi cariche di banane, approdate a Livorno invece che a Civitavecchia: è evidente il danno economico provocato alle imprese portuali di Civitavecchia, ma è indubbio anche il grave danno di immagine per il porto di Civitavecchia sul mercato, dove gli operatori commerciali e le imprese di Civitavecchia (e non solo) hanno potuto, purtroppo, toccare con mano ed avere una triste conferma della inadeguatezza ed inaffidabilità dell’attuale presidente della Adsp che gestisce il nostro scalo portuale. È paradossale leggere i commenti di esponenti del Pd, partito fautore della nomina dello stesso Di Majo ed al quale lo stesso Di Majo apre sistematicamente le campagne elettorali, che dispensano lodi del tutto immeritate e fuori luogo e dipingono oggi come salvatore della patria Di Majo, ovvero proprio colui che è l’artefice e la causa di questa vertenza, che ha rischiato di compromettere definitivamente uno dei pochi traffici commerciali promettenti per il nostro scalo portuale. Questa sfacciata ed immotivata esaltazione del presidente Di Majo da parte della sinistra appare veramente assurda e costituisce la più lampante e clamorosa conferma di quanto sostenuto da Fratelli d’Italia in questi mesi, a proposito delle responsabilità politiche della pessima attuale gestione del porto sotto la guida dell’attuale presidente, che rappresenta una triste eredità del governo Renzi e del ministro Delrio, famigerati esponenti di primo piano del Partito Democratico, che hanno scritto alcune delle peggiori pagine della storia dell’Italia repubblicana. Oggi prendiamo, comunque, atto di questa buona notizia, perché, con l'ordinanza n. 45 a firma del Presidente di Adsp, Di Majo limita i danni di Di Majo: il traffico delle banane, almeno fino a giungo 2019, rimarrà nel porto di Civitavecchia e continuerà ad essere fonte di lavoro per le maestranze di Civitavecchia e per le imprese che operano ed investono nel nostro porto, ma anche fonte di gettito erariale per Molo Vespucci e per la nostra Regione Lazio, con buona pace della Toscana e di Livorno che erano pronti a raccogliere il gradito regalo che stavano ricevendo grazie alle improvvide iniziative di Molo Vespucci. Tuttavia hanno concluso – riteniamo che i problemi del porto di Civitavecchia non potranno essere definitivamente risolti fino al giorno in cui a Molo Vespucci non avvenga il tanto atteso e necessario ricambio, con la nomina di un manager finalmente capace ed autorevole, di cui Civitavecchia ed il suo porto hanno un disperato bisognoper tornare a crescere ed essere il vero volano di sviluppo e di lavoro per il territorio di Civitavecchia e dell’Etruria.

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Vertenza container, ordinanza sospesa fino a giugno

CIVITAVECCHIA – Alla fine il presidente dell'Adsp Francesco Maria di Majo la soluzione ad ampio respiro per la vertenza legata allo scarico dei container nel porto di Civitavecchia, sollecitata dai diversi soggetti coinvolti e richiesta insistentemente anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti la scorsa settimana, l'ha trovata. Ed è quella che era stata suggerita da più parti: ossia la sospensione degli effetti della contestata ordinanza del 13 luglio scorso fino al giorno successivo alla pubblicazione della sentenza del Tar del Lazio, con l'udienza di merito fissata per il 5 giugno 2019. 

Questo permetterà, almeno per ora, di vedere salvo il traffico Chiquita, con MAersk che potrà quindi attraccare come più volte chiesto davanti al terminal agroalimentare – e quindi alle banchine 24 o 25 sud – con i container di banane scaricati e lavorati direttamente dalla Civitavecchia Fruit and Forest Terminal. (SEGUE)  

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Sequestrati i beni della famiglia Torlonia: ''congelati'' anche gli affreschi della Tomba di Francois

MONTALTO – Anche i famosi affreschi della Tomba François, scoperti nel 1857 nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, sono finiti sotto sequestro nell’ambito del maxi provvedimento a scopo conservativo disposto dai giudici all’immenso patrimonio della famiglia Torlonia. Beni di enorme valore, contesi tra i fratelli eredi – Carlo, Paola, Francesca e Giulio -, nell’ambito di una miliardaria lite seguita alla morte del principe Alessandro, nel 2017. Un’eredità principesca, che vale miliardi di euro, e che comprende opere d’arte inestimabili.  Il giudice Fulvio Vallillo, dell’VIII sezione del Tribunale civile di Roma, ha deciso nei giorni scorsi per i sigilli anche ai i 623 marmi (la più ricca raccolta privata al mondo di originali romani e greci), insieme a Palazzo Torlonia, in via della Conciliazione, a due passi dal Vaticano, la monumentale Villa Albani – dove sono custoditi proprio i preziosi affreschi della Tomba di Francois -, e Villa Delizia Carolina, a Castel Gandolfo.  

Il  testamento del principe Alessandro (risalente a novembre 2016), è stato impugnato nel 2017 da Carlo Torlonia, primogenito del principe, assistito dall’avvocato Adriana Boscagli, subito dopo la morte del padre. Carlo ha denunciato collezioni a rischio, in procinto di essere vendute all’estero o cedute Paul Getty Museum. Secondo la denuncia di Carlo i fratelli sarebbero stati in procinto di ‘’depauperare il patrimonio’’. Ma non solo. Tramite una rete di società, stavano cercando anche di ottenere fondi da utilizzare per un’operazione di ‘’ricapitalizzazione della Banca del Fucino’’, partecipata dalla famiglia.  

Secondo quanto riportato nel ricorso presentato da Carlo, i fratelli lo avrebbero allontanato  dal padre negli ultimi anni di vita del principe Alessandro, deceduto il 28 dicembre 2017. Carlo avrebbe scoperto, solo dopo la morte del padre, le carte della sua malattia; “conti correnti chiusi poco prima della morte; scatoloni chiusi e pronti per essere spediti altrove”; assemblee convocate a sua insaputa dai fratelli; e ‘’donazioni’’ – tra cui Palazzo Torlonia – effettuate dal padre agli altri figli dopo l’aggravarsi della malattia. Carlo avrebbe dichiarato nel ricorso anche che, all’epoca del testamento, ‘’non riusciva a raggiungere il padre nemmeno con comunicazioni telefoniche, che venivano filtrate dalla secondogenita o dalla segretaria, le quali “riferivano uno stato di salute ottimo”. “Solo casualmente – ha dichiarato Carlo Torlonia –  sono poi venuto a conoscenza dalla stampa che era stata costituita una “Fondazione Torlonia”, in cui né io né i miei figli avevano alcun ruolo, e che aveva assunto in comodato la gestione di tutte le collezioni di opere’’. Dagli atti, sarebbe anche emerso ‘’il tentativo di vendere all’estero opere statuarie’’. Nel corso delle operazioni di inventario,  secondo Carlo Torlonia, sarebbe emerso pure che la famosissima collezione di marmi sarebbe stata stata oggetto di una trattativa di vendita, con un accordo tra la Fondazione, il Paul Getty Museum e il Ministero che poi non si sarebbe più concretizzata.  Per tutto questo il principe avrebbe quindi chiesto «l’accertamento dell’asse ereditario», tenendo conto di tutte le proprietà «oggetto di donazione». Per il giudice, «posto che i beni, comprese le opere d’arte e le statue, sono di valore storico e irrisarcibile e che è stata offerta la prova di una vendita effettuata di beni storici, la concessione del sequestro giudiziario è elemento idoneo ad assicurare la conservazione integra del patrimonio, fino alla decisione di merito».

Tutto il patrimonio congelato e inutilizzabile, quindi, fino alla definizione della causa civile o, almeno, finché lo sterminato patrimonio verrà inventariato, catalogato e, soprattutto, stimato, per essere poi equamente diviso tra gli eredi. Nella prossima udienza, fissata per  il 5 dicembre, il giudice dovrà anche decidere se disporre o meno il sequestro conservativo di ‘’almeno un miliardo e 800 milioni di euro’’ e, in caso di conferma del provvedimento, nominerà i custodi giudiziari.

Intanto Montalto di Castro e la Tomba di Francois dovranno dire addio ai tanto attesi affreschi, tornati ‘’ a casa’’ solo per un breve periodo. La Tomba di Francois è considerata uno dei più importanti monumenti etruschi.  Nel 1863, a pochi anni dalla scoperta, gli affreschi furono distaccati, per iniziativa del Principe Torlonia e, dopo un primo intervento di restauro, furono conservati a Roma, sempre in proprietà privata, prima nel Museo Torlonia di Via della Lungara e in seguito trasferiti a Villa Albani, dove si trovano ancora oggi, accessibili solo agli studiosi. Nel 2017 il presidente della Fondazione Vulci e del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci, Carmelo Messina,  lanciò un appello ai Torlonia affinché  concedessero la fruizione degli affreschi, ferma restando la titolarità dell’opera senza la quale, però, “la tomba appariva violata e incompleta’’. Per riportare l’opera nel suo contesto originale, la Fondazione Vulci si era dichiarata disposta a riconoscere ai Torlonia sia il valore economico del prestito, versando loro i proventi delle visite o delle mostre, sia il prestigio di tale prestito intestando loro un museo", ma dalla famiglia giunse il rifiuto a della disputa ereditaria sulla proprietà degli affreschi della Tomba François, tra i Torlonia agli Sforza Cesarini.

Così, in attesa di una parola definitiva sulla ingarbugliata vicenda di principi, il ciclo pittorico che narra le gesta di Mastarna, il condottiero etrusco divenuto sesto re di Roma con il nome di Servio Tullio, resta invisibile ai cittadini. E a quanto pare lo rimarrà a lungo.

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Vecchia, che la rivoluzione abbia inizio

di MATTEO CECCACCI

Che squillino le trombe e rullino i tamburi: il Civitavecchia Calcio 1920 ha già ingranato la quinta  marcia e piazzato il primo colpo di mercato nonostante l’apertura sia fissata sabato primo dicembre, ma la società nerazzurra, come giusto che sia data la posizione di classifica incommentabile e la situazione negativa in cui versa, non vuole perdere assolutamente tempo.
Il primo acquisto messo a segno porta il nome di Edoardo Filoia: pregiato attaccante classe 2000 con trascorsi nelle giovanili della Roma e del Perugia, reduce dall’esperienza marchigiana con la Berretti della Sambenedettese, dove è riuscito a calcare per ben due volte il manto erboso dello stadio Riviera delle Palme anche con la maglia  della Serie C del tecnico Giorgio Roselli. Poi, per motivi di studio, il giovane è stato costretto a lasciare e a trasferirsi nella sua città natale: Roma, dove i vertici societari l’hanno inquadrato e portato subito a Civitavecchia. Un under, dunque, che va a rafforzare l’organico civitavecchiese, soprattutto il reparto offensivo insieme a bomber Manuel Vittorini e Lorenzo Serafini.
Il ragazzo, diciottenne da gennaio, ha cominciato martedì ad allenarsi insieme ai suoi compagni alla Cavaccia di Allumiere.
«Sono molto contento – esordisce il giovane neo acquisto del Civitavecchia Calcio – di essere entrato a far parte di questo team. Sono consapevole del contesto in cui si trova la squadra, ma sono sicuro che da qui a poco le cose possono cambiare, soprattutto quando inizierà il mercato di dicembre. Cercherò – conclude il centravanti Edoardo Filoia – di dare il meglio di me stesso per cercare di raggiungere l’obiettivo prefissato dalla società».
Allo stato attuale, quindi, la rosa cresce di un solo elemento, ma a dicembre senza ombra di dubbio bisognerà aspettarsi altri innesti, in particolar modo nella retroguardia. Da non escludere chiaramente gli addii che si potrebbero verificare tra due settimane, infatti da ultime indiscrezioni sarebbero a rischio quattro calciatori. A chiarire lo stato attuale in casa Civitavecchia Calcio ci pensa il Dirigente Responsabile Fabio Ceccacci: «Sono molto contento per l’acquisto che abbiamo fatto, perché Filoia è un ragazzo che va a rafforzare l’eccellente gruppo di under che abbiamo tra  la Juniores e l’Eccellenza. Riguardo il mercato che si aprirà tra due settimane tengo a specificare un concetto che voglio sia chiaro a tutti: nel Civitavecchia Calcio ora come ora non è a rischio nessuno, ma siamo tutti sotto esame, dal presidente al magazziniere; è ovvio che le quattro partite di dicembre saranno decisive».

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Truffa, a processo il consigliere Fioravanti

LADISPOLI – Il consigliere comunale di maggioranza Marco Antonio Fioravanti finisce ancora una volta sotto la lente d'ingrandimento della magistratura. Il geometra ladispolano dovrà comparire il 31 ottobre prossimo in tribunale con l'accusa di truffa. Secondo quanto emerso Fioravanti, nel 2013 avrebbe convinto i proprietari di un appezzamento di terra a Roma, in località Vignaccia, a venderglielo “a fronte di due appartamenti che il Fioravanti avrebbe costruito in favore degli stessi sul medesimo terreno, con artifici e raggiri consistenti”. I due si lasciarono convincere e così con atto di compravendita, datato 8 settembre 2015, la proprietà del terreno passò a una società immobiliare, amministrata da una ladispolana, “dietro il corrispettivo irrisorio del prezzo pari a 56.800euro”. Ma anziché costruire i due appartamenti promessi, poco dopo l'acquisto dei 2600 mq di terreno, nel giugno 2015, Fioravanti e l'amministratore della società immobiliare lo rivendettero per un valore complessivo di 360mila euro, dei quali, l'acquirente “versava a titolo di caparra 20mila euro in data 21.07.2015 e la restante somma in sede di contratto preliminare in data 14.09.2015 e in sede di contratto definitivo data 11.11. 2015”. Il tutto senza “onorare l'obbligazione nei confronti delle persone offese discendente dal contratto di permuta stipulato in data 17.07.2013 e ribadita nel preliminare di vendita in data 28.10.2014”. Il tutto, con l'aggravante di aver cagionato un "danno patrimoniale di rilevante gravità".

Si tratta della seconda denuncia per truffa ai danni del consigliere di maggioranza. Nel primo caso un commerciante di Ladispoli si era rivolto ai Carabinieri per denunciare il geometra. Secondo l'accusa, il negoziante, aveva sborsato 5mila euro al consigliere geometra affinché procedesse a pagare le tasse comunali relative a dei lavori da avviare in un locale. Per dimostrare l'avvenuto pagamento, il professionista avrebbe però fornito al suo cliente bollettini con il timbro postale ritenuto "falso" dall'accusa. Tutto sembrava in regola in una prima fase, ma una mattina, all'interno dell'attività commerciale in questione, avevano fatto irruzione gli uomini della Polizia municipale, definendo quell'opera "abusiva". A quel punto il commerciante si era recato in Comune per esibire i bollettini di pagamento che però, da quanto emerse, non erano mai pervenuti alla tesoreria di Palazzo Falcone. Da quanto era emerso iul bollettino era stato giudicato "falso" anche da un impiegato di Poste Italiane. Da parte sua il legale di Fioravanti aveva presentato la richiesta di "messa in prova ai servizi sociali" per il suo assistito. L'udienza, in questo caso, era stata fissata al 7 dicembre

 

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Accordo Comune-Authority: il Consiglio di Stato concede la sospensiva

CIVITAVECCHIA – Il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva da parte dell'Autorità di Sistema Portuale circa l'accordo Comune – Authority firmato fra i due enti a luglio 2015.

"Non posso negare che questa sospensiva mi lascia molto amareggiato – ha commentato il sindaco Antonio Cozzolino – soprattutto perché il motivo sarebbe il "pregiudizio grave e irreparabile" per l'AdSP che evidentemente è più importante del danno che si fa da 3 anni a questa parte al Comune e quindi alla cittadinanza. Lo spirito dell'accordo comunque era, e continua a rimanere, il migliorare la sinergia fra i due enti per il benessere sia dei cittadini di Civitavecchia sia di quanti passano per il nostro porto. È evidente che questa voglia di sinergia la vuole solo una delle due istituzioni: a distanza di 3 anni l'accordo rimane non onorato e, nonostante a parole il presidente Di Majo continui a dire di voler arrivare ad un punto di intesa, mai ci è arrivata alcuna proposta di modifica dell'accordo stesso ma anzi ci è stata rimandata indietro quella da noi avanzata alla fine del 2017".

Ora si dovrà attendere che il Consiglio di Stato si esprima nel merito: la prossima udienza è stata infatti fissata al 28 marzo, e solo qualche mese dopo arriverà la definitiva decisione.

"Ricordo che a maggio 2017 anche il Tar Lazio concesse la sospensiva su richiesta dell'Autorità di Sistema Portuale – ha ricordato Cozzolino – quando poi il Tar Lazio entrò nel merito, diede completamente ragione alle nostre motivazioni, lo scorso mese di febbraio".

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Andrea Russo e Marco Lodadio ai Mondiali di Doha

Ancora grande soddisfazioni internazionali per l’As Gin Civitavecchia. Dopo i successi di Giulia Cotroneo ai Giochi del Mediterraneo Juniores, ora tocca nuovamente ai maschi. 
Andrea Russo e Marco Lodadio sono stati convocati dalla Nazionale italiana per i Mondiali di Doha, che inizieranno domani, con la conclusione fissata per il 3 novembre. 
Tanta voglia per la formazione tricolore, che vuole ben figurare, così come fatto in occasione degli scorsi Europei di Glasgow, dove hanno conquistato l’accesso alla finale. Presente nella spedizione qatariota anche coach Gigi Rocchini.

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Sicurezza sul lavoro: novit� al processo contro il sindaco Cozzolino

CIVITAVECCHIA – Nuova udienza, ieri mattina in tribunale, per il procedimento che vede protagonista il sindaco Antonio Cozzolino, davanti al giudice per la vicenda relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro. 
Ad essere ascoltati il segretario generale Caterina Cordella ed il dirigente degli uffici finanziari, chiamati a testimoniare dalla difesa del primo cittadino, rappresentata dall’avvocato Roberto Immediata. 
Il nodo del contendere era la presenza o meno di copertura economica nei capitoli di spesa relativi, proprio per la sicurezza sui luoghi di lavoro. 
Ed entrambi, in aula, hanno confermato come i capitoli interessati fossero provvisti di dotazione economica adeguata. Non era invece questa la considerazione del responsabile della Asl che aveva eseguito gli accertamenti in alcuni uffici comunali. 
Una discrasia che non è passata inosservata proprio alla difesa del primo cittadino. 
A quanto pare, infatti, dopo aver rinunciato ai testi residui, l’intenzione è quella di chiedere che gli atti tornino alla Procura, ipotizzando una falsa testimonianza a carico del dipendente della Asl o una omissione di atti d’ufficio. 
O i documenti del Pincio infatti non sono stati letti correttamente oppure non sono mai arrivati alla Procura che, in base a quanto acquisito, aveva disposto un decreto penale di condanna, a seguito anche degli accertamenti della Asl in alcuni uffici comunali, a carico del sindaco Antonio Cozzolino.  
«Ritenendo di essere nel giusto e che le responsabilità di quanto accertato dalla Asl siano da cercare altrove – aveva spiegato lo stesso primo cittadino – ho fatto opposizione al decreto tramite il mio avvocato. Volendo, avrei potuto pagare una sanzione economica ed evitare il processo». 
Processo che invece va avanti davanti al dibattimento, con la prossima udienza che è stata fissata per il 7 giugno 2019.

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Scarico del carbone: l'Adsp mette in discussione il bando

CIVITAVECCHIA – L’Autorità di Sistema Portuale, a tempo quasi scaduto ormai, entra in gioco e rimette tutte le carte in tavola. La vertenza legata allo scarico del carbone, infatti, ha preso una piega differente. E questo a seguito della lettera inviata lunedì sera da parte di Molo Vespucci e diretta ad Enel, a poche ore dal tavolo interassessorile convocato in Regione Lazio per il primo pomeriggio di ieri. Una lettera con la quale, di fatto, l’Authority mette in discussione i punti fondamentali del bando per l’affidamento del servizio fino ad oggi svolto direttamente dalla società Minosse. Da un lato è pendente un ricorso al Tar al quale si è appellata Minosse – con l’udienza fissata il 21 novembre – e con Molo Vespucci che si è costituita in giudizio, contro interessata come ente vigilante sulle operazioni portuali. Una costituzione che oggi suona particolare, alla luce proprio della lettera inviata ad Enel nella quale si definisce ‘‘non coerente e contraddittorio’’ il fatto di aver esteso la partecipazione al bando alle imprese titolari dell’autorizzazione allo svolgimento dei servizi portuali ex art.16 «atteso che il bando stesso – si legge – ne esclude di fatto la partecipazione considerato il requisito dell’esperienza quinquennale nelle attività operative general cargo e bulk carrier che rientrano nelle operazioni portuali». E ancora dubbi sui requisiti finanziari e sulla possibilità del raggruppamento temporaneo, oltre che l’assenza delle operazioni per la pulizia delle stive. Enel ha quindi chiesto chiarimenti all’ente, con il tavolo che è stato aggiornato, probabilmente a domani pomeriggio.

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