''Sembra di tornare nel periodo Fascista''

LADISPOLI – "Ci è sembrato di tornare nel periodo Fascista, quando il controllo, l'utero, a quei tempi era strettamente legato al proliferare della Nazione, perché le Donne, a cominciare da Rachele Mussolini, avevano l'obbligo, non solo morale ma anche fisico, di contribuire alla causa suprema dello Stato". Sono forti le parole utilizzate dai consiglieri del Partito democratico, Federico Ascani e Monica Forchetta per quanto accaduto ieri durante la massima assise cittadina: l'approvazione della mozione presentata dal consigliere di maggioranza di Fratelli d'Italia, Raffaele Cavaliere, sulle "Norme per la tutela della Maternità e sull'interruzione volontaria di gravidanza". 
"Come consiglieri del PD – hanno detto Ascani e Forchetta –  ci siamo fortemente risentiti sull’ accaduto: Sono stati riportati dati non corretti lontani dalla realtà, nei quarant'anni di applicazione della legge 194. Si richiede un impegno da parte delle Istituzioni ai fini che l’interruzione di gravidanza non sia usata come " limitazione delle nascite" ma allo stesso tempo si è ambigui nella tutela ed efficacia della stessa. A noi invece ci è sembrato di tornare nel periodo Fascista, quando il controllo, l'utero, a quei tempi era strettamente legato al proliferare della Nazione, perché le Donne, a cominciare da Rachele Mussolini, avevano l'obbligo, non solo morale ma anche fisico, di contribuire alla causa suprema dello Stato. A quarant'anni da questa legge – hanno proseguito Ascani e Forchetta –  ancora oggi viene messa in discussione, attaccata e strumentalizzata la legge, in modo indiretto e provocatorio. Finché le Donne sono costrette a ricorrere all'aborto clandestino, finché la contraccezione non sarà accessibile realmente a tutte, finché non ci sarà una cultura del rispetto, dobbiamo andare nella direzione opposta e capire come non passiamo accontentarci della legge che, seppur conquista delle lotte di quel periodo, lascia ancora troppo spazio a forze reazionarie, che spesso si rifanno al 'estrema destra nostalgica di un periodo in cui le 'Donne della Nazione' erano sotto lo stretto controllo del Patriarcato. Portiamo un pensiero del nostro Presidente Nicola Zingaretti che la consigliera Forchetta in nome del PD ha ribadito ieri in aula "Non si rispetta la Vita se non si rispettano le scelte delle Donne, soprattutto quando sono difficili come lo è quella di interrompere una gravidanza ". Il collega Cavaliere conclude con un intervento a dir poco " ridicolo" e soprattutto di cattiva informazione, facendo nuovamente un accostamento tra vaccino e cancro. Al tal proposito ci sentiamo in obbligo morale e in modo particolare la consigliera Forchetta, in qualità di Presidente e rappresentante di  Pazienti oncologici , che quotidianamente si batte in prima linea contro le fake News, di non rendere pubbliche teorie basate sul nulla, perché la scienza si basa su temi che emergono in letteratura, non su teorie "fantastiche".  

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

''Preferiamo operare con dati e documenti alla mano''

S. MARINELLA – «Abbiamo appreso dalla stampa il monito di Fratelli d’Italia verso il centrodestra locale. Non avendo compreso nei confronti di chi fosse, cogliamo l’occasione per fare alcune precisazioni”. Ad affermarlo è il coordinatore locale della Lega Roberta Felici. “La Lega – continua – ha fatto un percorso molto lineare, in campagna elettorale ha appoggiato la candidatura di Bruno Ricci, al primo e al secondo turno. La coalizione ha espresso tre consiglieri di opposizione uno dei quali, Massimiliano Calvo, in quota Lega. E’ lui il nostro sguardo interno sull’amministrazione, difatti, man mano che gli atti arrivano, vengono visionati e valutati. Preferiamo operare con dati e documenti alla mano piuttosto che fare domande tramite comunicati stampa, anche perché, molte delle notizie che trapelano, anche dai consiglieri di maggioranza, finché non si tramutano in concretezze, sono solo intenzioni. Fare opposizione a desideri o propositi da programma elettorale riteniamo non essere efficace visto che la campagna elettorale è terminata e guardiamo avanti. Questo non significa però che vogliamo dare lezioni o stabilire come le altre forze politiche dell’area di centrodestra debbano opporsi all’amministrazione Tidei. In particolare facciamo notare, per esempio, che ci sono state occasioni in cui le modalità per esprimere il disappunto erano divergenti ma non per questo non ambedue legittime”. “In occasione del centenario della vittoria della prima guerra mondiale – spiega la Felici – la Lega ha creduto fosse imprescindibile la sua partecipazione alla cerimonia, Fratelli d’Italia no. Per la giornata internazionale dedicata alla violenza contro le donne FdI ha comunicato la non partecipazione, mentre la Lega vuole tendere una mano. Facendo seguito all’invito mosso dal sindaco Pietro Tidei sui social, chiediamo che la panchina rossa destinata a simbolo della lotta alla violenza contro le donne, venga dedicata a Pamela Mastropietro, non solo perché Pamela è stata barbaramente uccisa da uomini senza scrupoli, ma anche perché Santa Marinella è luogo caro alla sua famiglia e città in cui la ragazza ha trascorso momenti felici nel suo breve percorso di vita”. “In attesa di riscontri positivi che siamo certi arriveranno – conclude l’esponente politico – ricordiamo che ci sono circostanze che impongono un comportamento scevro da ogni tipo di pregiudizio e per noi, domenica, non sarà importante mettere il simbolo del partito ma ricordare Pamela”.    

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Sequestrati i beni della famiglia Torlonia: ''congelati'' anche gli affreschi della Tomba di Francois

MONTALTO – Anche i famosi affreschi della Tomba François, scoperti nel 1857 nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, sono finiti sotto sequestro nell’ambito del maxi provvedimento a scopo conservativo disposto dai giudici all’immenso patrimonio della famiglia Torlonia. Beni di enorme valore, contesi tra i fratelli eredi – Carlo, Paola, Francesca e Giulio -, nell’ambito di una miliardaria lite seguita alla morte del principe Alessandro, nel 2017. Un’eredità principesca, che vale miliardi di euro, e che comprende opere d’arte inestimabili.  Il giudice Fulvio Vallillo, dell’VIII sezione del Tribunale civile di Roma, ha deciso nei giorni scorsi per i sigilli anche ai i 623 marmi (la più ricca raccolta privata al mondo di originali romani e greci), insieme a Palazzo Torlonia, in via della Conciliazione, a due passi dal Vaticano, la monumentale Villa Albani – dove sono custoditi proprio i preziosi affreschi della Tomba di Francois -, e Villa Delizia Carolina, a Castel Gandolfo.  

Il  testamento del principe Alessandro (risalente a novembre 2016), è stato impugnato nel 2017 da Carlo Torlonia, primogenito del principe, assistito dall’avvocato Adriana Boscagli, subito dopo la morte del padre. Carlo ha denunciato collezioni a rischio, in procinto di essere vendute all’estero o cedute Paul Getty Museum. Secondo la denuncia di Carlo i fratelli sarebbero stati in procinto di ‘’depauperare il patrimonio’’. Ma non solo. Tramite una rete di società, stavano cercando anche di ottenere fondi da utilizzare per un’operazione di ‘’ricapitalizzazione della Banca del Fucino’’, partecipata dalla famiglia.  

Secondo quanto riportato nel ricorso presentato da Carlo, i fratelli lo avrebbero allontanato  dal padre negli ultimi anni di vita del principe Alessandro, deceduto il 28 dicembre 2017. Carlo avrebbe scoperto, solo dopo la morte del padre, le carte della sua malattia; “conti correnti chiusi poco prima della morte; scatoloni chiusi e pronti per essere spediti altrove”; assemblee convocate a sua insaputa dai fratelli; e ‘’donazioni’’ – tra cui Palazzo Torlonia – effettuate dal padre agli altri figli dopo l’aggravarsi della malattia. Carlo avrebbe dichiarato nel ricorso anche che, all’epoca del testamento, ‘’non riusciva a raggiungere il padre nemmeno con comunicazioni telefoniche, che venivano filtrate dalla secondogenita o dalla segretaria, le quali “riferivano uno stato di salute ottimo”. “Solo casualmente – ha dichiarato Carlo Torlonia –  sono poi venuto a conoscenza dalla stampa che era stata costituita una “Fondazione Torlonia”, in cui né io né i miei figli avevano alcun ruolo, e che aveva assunto in comodato la gestione di tutte le collezioni di opere’’. Dagli atti, sarebbe anche emerso ‘’il tentativo di vendere all’estero opere statuarie’’. Nel corso delle operazioni di inventario,  secondo Carlo Torlonia, sarebbe emerso pure che la famosissima collezione di marmi sarebbe stata stata oggetto di una trattativa di vendita, con un accordo tra la Fondazione, il Paul Getty Museum e il Ministero che poi non si sarebbe più concretizzata.  Per tutto questo il principe avrebbe quindi chiesto «l’accertamento dell’asse ereditario», tenendo conto di tutte le proprietà «oggetto di donazione». Per il giudice, «posto che i beni, comprese le opere d’arte e le statue, sono di valore storico e irrisarcibile e che è stata offerta la prova di una vendita effettuata di beni storici, la concessione del sequestro giudiziario è elemento idoneo ad assicurare la conservazione integra del patrimonio, fino alla decisione di merito».

Tutto il patrimonio congelato e inutilizzabile, quindi, fino alla definizione della causa civile o, almeno, finché lo sterminato patrimonio verrà inventariato, catalogato e, soprattutto, stimato, per essere poi equamente diviso tra gli eredi. Nella prossima udienza, fissata per  il 5 dicembre, il giudice dovrà anche decidere se disporre o meno il sequestro conservativo di ‘’almeno un miliardo e 800 milioni di euro’’ e, in caso di conferma del provvedimento, nominerà i custodi giudiziari.

Intanto Montalto di Castro e la Tomba di Francois dovranno dire addio ai tanto attesi affreschi, tornati ‘’ a casa’’ solo per un breve periodo. La Tomba di Francois è considerata uno dei più importanti monumenti etruschi.  Nel 1863, a pochi anni dalla scoperta, gli affreschi furono distaccati, per iniziativa del Principe Torlonia e, dopo un primo intervento di restauro, furono conservati a Roma, sempre in proprietà privata, prima nel Museo Torlonia di Via della Lungara e in seguito trasferiti a Villa Albani, dove si trovano ancora oggi, accessibili solo agli studiosi. Nel 2017 il presidente della Fondazione Vulci e del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci, Carmelo Messina,  lanciò un appello ai Torlonia affinché  concedessero la fruizione degli affreschi, ferma restando la titolarità dell’opera senza la quale, però, “la tomba appariva violata e incompleta’’. Per riportare l’opera nel suo contesto originale, la Fondazione Vulci si era dichiarata disposta a riconoscere ai Torlonia sia il valore economico del prestito, versando loro i proventi delle visite o delle mostre, sia il prestigio di tale prestito intestando loro un museo", ma dalla famiglia giunse il rifiuto a della disputa ereditaria sulla proprietà degli affreschi della Tomba François, tra i Torlonia agli Sforza Cesarini.

Così, in attesa di una parola definitiva sulla ingarbugliata vicenda di principi, il ciclo pittorico che narra le gesta di Mastarna, il condottiero etrusco divenuto sesto re di Roma con il nome di Servio Tullio, resta invisibile ai cittadini. E a quanto pare lo rimarrà a lungo.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Niente più carburante ad  Allumiere

ALLUMIERE – Chiusura e rimozione del distributore in piazza della Repubblica ad Allumiere. Gli allumieraschi ormai da un mese non hanno più un distributore di carburante all’interno del territorio comunale. Come dichiarato dal sindaco Antonio Pasquini «la decisione non è stata presa dall’amministrazione collinare, ma dalla stessa Tamoil. L’azienda, a seguito dell’entrata in vigore nel 2018 del decreto del Ministero dell’Interno che stabilisce le nuove caratteristiche tecniche e le norme di installazione degli impianti di distribuzione di carburanti e scadute infine le proroghe per gli adeguamenti, il 19 ottobre ha chiuso il punto rifornimenti. La scelta della Tamoil è stata obbligata». La ditta a quanto sembra ha rimandando la chiusura finché possibile, ma si è infine trovata costretta a procedere per non incorrere in sanzioni economiche e penali per l’azienda e per il suo personale gestore. L’impianto non rispettava le ultime normative in merito alla sicurezza, alla garanzia di viabilità e all’impatto ambientale. La posizione del distributore infatti, tra le altre cose, non garantiva un adeguato isolamento del carburante dal suolo sottostante, né la presenza di un’area di rifornimento e scarico che, a norma di legge, deve essere esterna alla carreggiata e/o alla viabilità. L’amministrazione comunale già dal suo insediamento è in attività per affrontare il problema legato all’eventuale chiusura del distributore che già da alcuni anni era attivo solamente grazie a diverse proroghe Ministeriali ed in parziale contrasto con le normative vigenti. Per la collocazione di un nuovo distributore di carburante sarà necessario basarsi sul vigente Piano Regolatore Generale di Allumiere. Il P.R.G. in vigore propone due siti potenziali: Via Basoli o il rettilineo detto “della Vaccareccia”, lungo la strada provinciale Braccianese-Claudia. I due siti presentano alcune problematiche: per quello presso Via Basoli è fondamentale la demolizione del campo didattico ed un’ingente spesa economica a fronte di un servizio limitato ai soli residenti; quello presso il rettilineo lungo la Braccianese non elimina il problema della distanza dal centro urbano che rimarrebbe notevole. Nonostante ciò, e a fronte delle già negative risposte verbali, è in corso di pubblicazione un avviso con richiesta di manifestazione d’interesse rivolto a privati interessati nella realizzazione presso i due siti. Allo stesso tempo, l’amministrazione ha scelto di non lasciare intentata la terza ed ultima via, quella certamente più laboriosa, legalmente e a livello di sicurezza ma che ha incontrato il favore degli investitori: l’inserimento del nuovo distributore all’interno del progetto di riqualificazione del bivio de La Bianca. «Sarà complicato – spiega il sindaco Antonio Pasquini – la zona è segnalata come zona rossa PAI, soggetta a frane, e si trova tra due strade provinciali. Abbiamo avuto alcuni incontri con gli uffici preposti presso la Regione Lazio e la Città Metropolitana di Roma, con cui abbiamo riattivato anche il monitoraggio della zona della frana nei pressi del bivio. In questi incontri è stato nuovamente sottoposto all’attenzione il progetto redatto dal nostro Ufficio Tecnico, già presentato in Consiglio Comunale alcuni mesi fa. Siamo consapevoli che le possibilità non siano a nostro favore ma, finché rimane una speranza, tenteremo». Uno spiraglio per la realizzazione di questo progetto permane, per questo, l’amministrazione si è immediatamente attivata già da diversi mesi per presentare in tempi celeri tutta la documentazione necessaria agli uffici che prenderanno in carico la questione. È convinzione dell’amministrazione che la realizzazione di una nuova area di servizio presso il bivio de La Bianca sarebbe la soluzione migliore per andare incontro alle esigenze degli investitori, a quelle della cittadinanza e permetterebbe la riqualificazione del bivio oramai da troppo tempo abbandonato in un pessimo stato di conservazione.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Nessun accordo: Di Majo tenta di salvare il traffico

CIVITAVECCHIA – Nessun accordo. Nulla di scritto. Solo la parola del presidente Francesco Maria di Majo che, consapevole di cosa può voler dire per lo scalo perdere un traffico da 140mila tonnellate come quello della Chiquita, si è impegnato a far sì che la prossima nave di banane possa attraccare a Civitavecchia.
La conferenza di servizi di ieri sera, la riunione ristretta con la società Cfft – rappresentata dagli avvocati e dai vertici italo belgi – e la Rtc – presente solo l’avvocato Alberto Rossi – e la lunga giornata di trattative di oggi non sono bastate a raggiungere lo scopo, quello cioè dell’accordo tra le parti per garantire non solo di salvare il traffico, ma anche di garantire quella serenità e quell’equilibrio che lo scalo oggi sembra aver completamente perso. 

In realtà ieri sera la riunione a Molo Vespucci si era chiusa, attorno alle 22, con un Di Majo moderatamente fiducioso e con spiragli di possibile intesa tra le parti, che si sono concentrate su cinque punti cardine attorno ai quali costruire l’accordo. L’avvocato di Rtc, chiaramente, ha chiesto di poter illustrare il tutto ai vertici della società la mattina successiva, con le parti che si sono accordate per una risposta entro le 13. Ma non c’è stato un segnale positivo per quell’ora, tutt’altro. Le due società sono tornate distanti. Nel corso della conferenza dei servizi la maggioranza dei presenti aveva sollecitato il presidente Di Majo a prorogare l’ordinanza almeno fino a giungo, quando il Tar del Lazio si pronuncerà nel merito sulla vicenda. Ma la proposta non è stata accolta, con l’avvocato di Rtc che aveva annunciato, in tal caso, l’opposizione a questa eventualità. E così le parti hanno iniziato ad intavolare una discussione, concentrata in modo particolare sulla possibilità, per Maersk – vettore di cui si serve Chiquita – di attraccare alla banchina 24 o comunque alla 25 sud, dove però spesso sono ormeggiate anche le navi da crociera, nonstante si tratti di una banchina commerciale. Ipotesi di accordo, frasi cancellate e modificate, bozze che passavano da un ufficio ad un altro, con la mediazione del presidente Di Majo. Ma alla fine nessuna firma. Da lì la decisione del numero uno di Molo Vespucci di far attraccare la nave, anche senza l’accordo. Sarà lui, a quanto pare, a gestire la questione, accordandosi anche con Roma Cruise Terminal per le navi da crociera.  

«Abbiamo fatto bene a non ritirare lo stato di agitazione e a mantenere lo sciopero per il 22 novembre – ha commentato Gennaro Gallo della Uiltrasporti – il nostro unico obiettivo è il mantenimento dei posti di lavoro e dei traffici, a prescindere dagli accordi. Va bene il rispetto delle regole, ma c’è da capire che, perdendo un traffico come questo, perde tutto il porto». Dello stesso avviso Alessandro Borgioni ed Angelo Manicone della Filt Cgil. «Lo sciopero rimane in piedi – hanno aggiunto – finché non avremo tutte le garanzie del caso che, ad oggi, ancora non ci sono». Una situazione che rischia davvero di esplodere, con l’Adsp impegnata ad uscire dall’impasse. 

 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Vertenza Cfft: dalla Regione l'invito alla ragionevolezza

CIVITAVECCHIA – Non poteva non sbarcare anche alla commissione Trasporti ed infrastrutture in Regione, convocata ieri per discutere dei progetti di sviluppo del porto e della zona logistica semplificata, la vertenza legata allo scarico dei container. Vertenza esplosa ieri mattina, con la Maersk Northwood, la nave bananiera che sarebbe dovuta sbarcare a Civitavecchia, dirottata su decisione del cliente, Chiquita, a Livorno (nella foto), al Terminal Darsena Toscana, e con l'annullamento anche dell'attracco della prossima giornata. Finché non verrà sbrogliata la questione relativa al mancato accosto alla banchina 24, quella del Terminal Agroalimentare, i dirottamenti saranno certi. E Cfft dovrà provvedere sempre anche a pagare il trasporto via gomma della merce; in una giornata come ieri il costo è stato di 40mila euro, ma possono arrivare ad oltre 100mila euro quando sono a pieno carico. A quel punto non c'è nulla di guadagnato. Tutt'altro. Da qui la preoccupazione dei lavoratori della società italo belga per il proprio futuro: d'altronde Chiquita rappresenta da sola circa il 60% del lavoro. 

La preoccupazione è stata manifestata anche nel corso della commissione; in audizione il presidente dell'Adsp Francesco Maria Di Majo che, in apertura, ha affrontato per primo il problema dei container, alla luce di quanto accaduto in mattinata a Civitavecchia. Ha spiegato di aver esperito tutte le possibilità per far sì che venisse trovato un accordo commerciale tra Cfft e Rtc, la società che gestisce il terminal container alla banchina 25, dove da oggi devono necessariamente essere scaricati tutti i container che passano per il porto, compresi quelli delle banane. E sembrava che ad inizio ottobre le basi per raggiungere l'intesa ci fossero. Poi qualcosa è cambiato, in negativo. Ed ha anche sottolineato però come la proroga dell'ordinanza fino al pronunciamento nel merito del Tar del lazio, a giugno, non sia fattibile. Nonostante questo sia stato richiesto a gran voce da tutti, ieri, anche dai consiglieri presenti in commissione. "L'appello di tutti – ha spiegato Gino De Paolis, che aveva proprio richiesto l'audizione – è stato quello alla ragionevolezza e al buonsenso; perdendo traffici si rischia di vanificare quello che può essere poi lo sviluppo del porto e del territorio di cui abbiamo parlato in commissione".  

Il presidente di Unindustria Civitavecchia Stefano Cenci ha parlato di una situazione delicata e difficile da risolvere. "Da un lato ci sono pareri e regole – ha spiegato – dall'altro posti di lavoro da tutelare. La preoccupazione è tanta. Allo stesso tempo da un lato ci sono le emergenze contingenti, come questa vertenza, dall'altro delle opportunità che non bisogna perdere, come l'avvio della Zls: opportunità che, se fossero state realizzate uno o due anni fa, oggi avrebbero risolto tanti problemi. Oltre alla Zls c'è la Civitavecchia-Orte, il Marina Yachting, la darsena Grandi Masse, l'interporto giunto alla sua ottava asta, la ripartenza del cantiere ex Privilege Yard: se riuscissimo a far partire in fretta almeno uno di questi progetti, potrebbe fare da leva a tutti gli altri. Senza dimenticare le emergenze, che vanno però governate prima per non rischiare di venire governati da queste poi. Oggi occorre fare presto e non perdere tempo: Civitavecchia si trova tra Livorno e Napoli. Nel primo porto verrà realizzata la banchina Europa, con un investimento da oltre 1 miliardo di euro. A Napoli la zona economica speciale, che ha più vantaggi della Zls: se rimaniamo fermi a guardare rischiamo di essere inghiottiti". 

Intanto il segretario della Filt Cgil, alla luce di quanto emerso ieri in commissione, ha confermato che già oggi verranno aperte tutte le procedure per lo stato di agitazione, che porteranno a presidi – il primo già in concomitanza con il prossimo comitato di gestione portuale – e fino alla proclamazione dello sciopero. "Uno sciopero – ha spiegato Borgioni – per il quale cercheremo di coinvolgere tutto lo scalo, mettendo al centro il sistema porto".    

 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Vertenza Cfft: annullata anche la prossima nave

CIVITAVECCHIA – Il viaggio della Maersk Northwood, la nave bananiera che sarebbe dovuta sbarcare a Civitavecchia, è terminato a Livorno (nella foto), al Terminal Darsena Toscana. Anche l’attracco della prossima settimana è stato già annullato. E sarà così, come ha dichiarato Maersk, almeno finché non verrà fatta piena chiarezza sulla banchina 24, quella del terminal agroalimentare.

A nulla sono valse le richieste da parte di Cfft, per conto di Chiquita, società leader nel settore, rivolte all’Authority, con l’ultimatum fissato per ieri mattina alle 10. I lavoratori hanno atteso la decisione sotto Molo Vespucci, in un presidio pacifico. Assente il presidente Di Majo, impegnato a Roma, è stata la segretaria Roberta Macii a cercare di trovare, per quanto possibile, una soluzione, con un accordo in extremis tra Rtc – terminalista dei container – e Cfft. Ma invano. E così la nave si è fermata a Livorno. E oltre al danno anche la beffa per Cfft: Chiquita ha infatti caricato sulla società italo belga i costi del trasporto della merce, via gomma, a Civitavecchia. Si parla di circa 40mila euro che dovrà pagare Cfft. 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Vertenza Cfft: la bananiera pronta a proseguire verso Salerno

CIVITAVECCHIA – C'è una nave carica di banane ferma a Vado Ligure, porto dove al momento non dovrebbe sostare perché in viaggio verso Civitavecchia, ma pronta a proseguire la rotta fino allo scalo di Salerno. Il problema è quello relativo alla banchina dove poter attraccare: il piano accosti approvato questa mattina indica per la bananiera la banchina 25 nord. Questo significa che l'Authority ha deciso di proseguire sulla strada dell'ordinanza del 13 luglio, quella che di fatto prevede che ogni operazione relativa allo sbarco ed imbarco container venga svolta al terminal gestito da Rtc alla 25 appunto. 

Più volte i clienti del terminal dell'ortofrutta, in particolare Maersk e Chiquita, che fino a ieri hanno scaricato alla 24, ad un passo dai magazzini frigo, hanno minacciato di lasciare il porto di Civitavecchia nel caso in cui fosse stata negata questa possibilità, che in termini di mercato significa abbattimento di tempi e costi. Ed oggi questa decisione sempre essere sempre più concreta. 

I lavoratori di Cfft si sono presentati attorno alle 13 a Molo Vespucci, accompagnati dal segretario della Filt Cgil Alessandro Borgioni: assente il presidente Francesco Maria di Majo, sono stati ricevuti dalla segretaria generale Roberta Macii che ha confermato: "Stiamo lavorando per voi", andando poi in riunione insieme anche al sindaco Antonio Cozzolino, giunto poco dopo sul posto. I lavoratori sono rimasti in sala comitato, e staranno lì tutto il giorno, finché non avranno una risposta dall'Adsp. Un dato è certo: la questione è delicata e ci sono molti interessi da tutelare. C'è l'occupazione, ci sono gli interessi economici della società italo belga, quelli di Rtc e quelli del porto, che rischia di perdere un traffico importante. 

E la politica non sta a guardare. Il vice presidente della Commissione Infrastrutture e Trasporti alla Regione, Roberta Angelilli del centrodestra fa appello direttamento al Governatore Zingaretti. “Ho chiesto a lui e all'assessore ai Trasporti Mauro Alessandri – ha spiegato – di intervenire sull’Autorità Portuale affinché si risolva immediatamente il problema dell’approdo a Civitavecchia del carico di banane. Infatti, per una sorta di groviglio burocratico-amministrativo, il porto di Civitavecchia rischia di perdere un traffico commerciale importantissimo, cosa che comporterebbe dei danni molto gravi per il sistema portuale e l’occupazione”. 

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Maltempo: si contano i danni alla Marina

CIVITAVECCHIA – Civitavecchia si deve ancora riprendere dalla giornata di lunedì, quando un vento eccezionalmente intenso ha sferzato il litorale, provocando diversi danni. Per il momento è difficile quantificarne l’entità, soprattutto perché è ancora in corso un monitoraggio di tutto il territorio, considerate le numerose segnalazioni arrivate soprattutto al centralino del Vigili del fuoco che da due giorni stanno lavorando no stop. 

Questa mattina il sindaco Cozzolino, insieme ai dipendenti dell’ufficio Lavori Pubblici e all’assessore Ceccarelli, ha effettuato un sopralluogo a piazza della Vita. "I danni ci sono, ascrivibili in qualche decina di migliaia di euro – ha spiegato Cozzolino – anche se una stima più precisa è in corso di redazione da parte dell’ufficio in modo da capire con esattezza l’importo delle opere necessarie. Allo stesso tempo si è già messa in moto la macchina burocratica: il nostro obiettivo è far partire nel più breve tempo possibile i lavori di riparazione. Chiedo infine ai miei concittadini di non recarsi nelle zone delimitate dalle transenne: sono state posizionate per motivi di sicurezza e finchè non saranno tolte non devono essere oltrepassate".

Intanto il Centro Funzionale Regionale rende noto che il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso oggi un avviso di condizioni meteorologiche avverse, con indicazione che dalla serata di oggi, mercoledì 31 ottobre e per le successive 24-36 ore si prevedono sul Lazio precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere temporalesco. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Venti da forti a burrasca, dai quadranti meridionali, sui settori costieri. Mareggiate lungo le coste esposte.

Il Centro Funzionale Regionale ha adottato l’avviso di criticità con indicazione dalle prime ore di domani, giovedì 1 novembre e per le successive 24-36 ore, si prevede nelle zone di allerta del Lazio: criticità idrogeologica per temporali codice arancione su Bacini Costieri Nord, Medio Tevere, Roma; criticità idrogeologica codice arancione su Aniene, Bacini Costieri Sud e Bacino del Liri; criticità idrogeologica per temporali codice giallo su Rieti. È stata inoltre emessa un’attenzione per vento su tutte le zone di allerta del Lazio. La Sala Operativa Permanente ha diffuso l’allertamento del Sistema di Protezione Civile Regionale e invitato tutte le strutture ad adottare tutti gli adempimenti di competenza. Si ricorda che per ogni emergenza è possibile fare riferimento alla Sala Operativa Permanente al numero 803.555.

E considerata la situazione degli ultimi giorni, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha firmato questo pomeriggio l'atto con cui la Regione Lazio ha dichiarato lo stato di calamità regionale per l’intero territorio laziale. Sono stati già individuati nell’elenco il comune di Terracina e la provincia di Frosinone, dove ci sono state vittime a causa della forte ondata di maltempo dei giorni scorsi. La Giunta Regionale nei prossimi giorni attraverso una delibera specifica chiarirà nel dettaglio la lista dei comuni colpiti dal maltempo e di tutti i provvedimenti che dovranno essere assunti.

 

.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

«Ricordo solo il silenzio profondo della memoria»

LADISPOLI – «Oltre all'obbligo di risiedere all'interno del ghetto, i cui cancelli del ''serraglio'' di aprivano all'alba e si richiudevano al tramonto, gli ebrei dovevano portare un distintivo che li rendesse sempre riconoscibili (un fazzoletto o un cappello color glauco), inoltre erano obbligati a svolgere soltanto alcuni tipi di lavori come rigattieri, straccivendoli, venditori ambulanti e non potevano possedere dei beni immobili». Inizia così il racconto dell'esperienza vissuta dagli alunni della terza H della Corrado Melone. I ragazzi, accompagnati dalle professoresse Di Girolamo e Specchi, si sono recati al ghetto di Roma, situato tra il rione di Trastevere, Largo Arenula, via del teatro di Marcello, Largo Argentina e il lungotevere dei Cenci. «Passando per le vie del ghetto – spiegano i ragazzi – abbiamo trovato delle ''pietre d'inciampo'' ovvero sampietrini situati davanti alle porte delle case in cui abitavano gli ebrei deportati. Sulla lastra di ottone viene inciso il nome della persona, la data di nascita, la data dell'arresto e in alcuni casi la data e il luogo della morte, è un modo ideato dall'architetto tedesco Gunter Demnig alla fine degli anni Novanta per non dimenticare e non diventare indifferenti a questa tragedia». I ragazzi hanno avuto la possibilità di visitare anche la mostra ''Vite Spezzate'' alla Casina dei Vallati. «Come si può comprendere dalle parole sclete, la mostra racconta il dramma vissuto dagli ebrei dopo l'emanazione delle leggi razziali del 1938 di cui quest'anno ricorre l'ttantesimo anniversario. In quella mostra delle foto, dei documenti diventano la prova tangibile che c'è stato un prima e un dopo. Qualcosa che probabilmente molti di noi non riescono neanche ad immaginare: persone che andavano a scuola, persone che frequentavano il liceo – proseguono i ragazzi nel loro racconto – l'università, che studiavano, insegnanti, docenti, persone che lavoravano nell'esercito, nella pubblica amministrazione, che praticavano sport e un giorno all'improvviso la loro vita ''si spezza'' e finisce la normalità. Infatti la nostra guida, Marco Calò, di ''razza ebraica'', come si è descritto lui stesso, sottolineanando il valore dispregiativo usato dai nazisti ai tempi del conflitto, ci ha illustrato con chiarezza e precisione cosa successe dopo l'emanazione delle leggi razziali». E i ragazzi hanno avuto la possibilità di sentire il racconto di quei giorni dalla voce di uno dei protagonisti: la loro guida, a quei tempi, nel 1943, ancora un bambino. Calò ha raccontato ai ragazzi quanto vissuto il 16 ottobre '43, quando «la sorte di queste persone divenne ancora più drammatica, la deportazione divise intere famiglie, molti gli ebrei che non fecero ritorno». Calò, quella mattina «era a casa malato in compagnia della zia, mentre la madre e la nonna si trovano a fare la fila per comprare le sigarette. Il padre si era già rifugiato in un convento. Quella mattina, avvisati da una vicina ''ariana'', riescono a rifugiarsi in una chiesa cattolica dove vengono raggiunti dall madre e dalla nonna. Per giorni vagano per Roma sui mezzi pubblici, rischiando la vita e passando le notti in alcune chiese, finché non vengono ospitati per nove mesi in un convento di suore nel quartiere Monteverde. All'arrivo degli americani a Roma, il 4 giugno 1944, l'unico ricordo di Marco è una tavoletta di cioccolata, regalatagli da un soldato americano: questo gesto, che non dimenticherà mai, gli diede il senso della libertà». Un viaggio, quello al ghetto di Roma, per i ragazzi della Melone, ricco di emozioni. «Capita in ogni strada – ha commentato Sofia Angeloni – di sentire un'emozione diversa, magari quella strada porta a un posto felice o forse semplicemente verso la propria casa, ma quel giorno (il 5/10/2018) in quella piccola strada, chiamata ''vicolo della Reginella'', che una volta portava al portone di una famiglia felice sentivo una sensazione strana come se le grida di quelle famiglie divise molti anni fa si sentissero ancora; come se tutte quelle lacrime che una volta facevano tanto male, si mescolassero all'acqua della piccola fontana delle tartarughe; come se in quel vicolo si fosse fermato il tempo e con lui anche le vite di persone che oggi vengono ricordate su una di quelle pietre di ottone, le ''pietre d'inciampo''. Non so bene il perché, ma quel giorno il rumore dei miei passi non si fece sentire. Forse perché, in quel giorno, in quel tranquillo vicolo del ghetto di Roma, ricordo solo il silenzio profondo della memoria».

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###