Crisi al porto, Uiltrasporti: "Occorre intervenire"

CIVITAVECCHIA – Il caso Port Mobility sembra essere oggi lo specchio di una crisi che sta investendo molti settore portuali. È quanto evidenzia anche la Uiltrasporti che, esprimendo piena solidarietà ai lavoratori della società, invita la dirigenza a «riconsiderare la sua posizione e pagare immediatamente gli stipendi» e all’Autorità portuale «a provvedere, evitando di creare caos e confusione all’interno dello scalo a scapito degli utenti e delle altre imprese operanti», auspicando a breve un incontro tra le parti. «Siamo vicini ai lavoratori – ha spiegato il segretario Gennaro Gallo – a sostegno del loro sacrosanto diritto a ricevere lo stipendio per il lavoro svolto nei tempi previsti contrattualmente ed a non essere strumentalizzati da nessuno fino al punto di dovere effettuare azioni di proteste e di sciopero che  sicuramente li danneggiano economicamente, per vicende che non li riguardano, come quella della mancata  emissione del CIG da parte della Autorità di Sistema Portuale alla Società Port Mobility, in quanto questione questa che riguarda soprattutto i rapporti tra le società. Che la situazione nel porto stia divenendo di giorno in giorno più complessa sotto l’aspetto del lavoro, con aziende in crisi e lavoratori preoccupati è ormai un dato incontrovertibile. Oggi più che mai, se non si interviene con azioni decise e mirate, esiste il rischio reale di una involuzione irreversibile con perdite di parti importanti del lavoro portuale. Eppure sotto questo aspetto il presidente Di Maio sembra non condividere, è abulico, assente, infastidito verso chi questa realtà gli rappresenta. Da tempo, insieme a Cgil e Cisl, chiediamo che sulle questioni del lavoro venga attivato un tavolo di confronto allargato a tutte le parti interessate, purtroppo  ad oggi senza ottenerlo».

E sulla vicenda Port Mobility è intervenuto anche il circolo locale di Fratelli d’Italia, rinnovando l’appello alle istituzioni "affinché intervengano con la dovuta sollecitudine – hanno spiegato – per risolvere questa ennesima vertenza occupazionale, con la speranza che presto a Molo Vespucci possa esserci un opportuno rinnovamento dei vertici, per invertire la rotta e promuovere finalmente una nuova stagione di sviluppo e di creazione di nuova occupazione stabile, della quale Civitavecchia ha un disperato bisogno. Si tratta della ennesima dimostrazione di incapacità gestionale e di preoccupante superficialità e sciatteria da parte di Molo Vespucci: non è certamente un caso che nelle ultime settimane anche autorevoli esponenti di centrosinistra abbiano preso nettamente le distanze dal presidente Di Majo, che pure è stato nominato dal ministro Pd Delrio e rappresenta senza ombra di dubbio una figura vicina al Partito Democratico, come testimoniato dal suo protagonismo nella scorsa campagna elettorale. E non è neanche casuale che le gravi negligenze del presidente Di Majo siano state oggetto, proprio in questi giorni, di una interrogazione parlamentare dell’onorevole Quagliarello, che ha stigmatizzato, come noi stessi avevamo fatto tempo addietro, l’assurda inerzia di Molo Vespucci nella vicenda Total Erg, dove la mancata approvazione ed applicazione di nuove tariffe per i prodotti petroliferi rischiano, in caso di esito sfavorevole del contenzioso – hanno concluso – di portare la nostra Autorità di Sistema Portuale in una situazione di default, con ricadute drammatiche per la stessa economia del nostro già martoriato territorio".

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Solidarietà agli avvocati Miroli e Messina per le minacce ricevute

CERVETERI – Presa di posizione del Coordinamento delle Camere Penali del Lazio che con un comunicato, oltre ad esprimere la solidarietà agli avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina per il tentativo di intimidazione subito, hanno preannunciato di essere oggi al loro fianco nel corso dell’ultima udienza del processo Vannini davanti alla Corte di Assise di Roma. E così è stato. Anche la presidente della Corte e l’avvocato di parte civile Franco Coppi hanno espresso nel corso dell’udienza la loro solidarietà ai due legali.

La Camera Penale di Roma punta il dito sulla «dannazione di una cultura che, alimentata dal sensazionalismo mediatico, non comprende il ruolo fondamentale del diritto di difesa, in ogni stato che voglia dirsi democratico. Perché c’é chi ha già deciso, prima e a prescindere dal processo, che deve essere applicata la sentenza già emessa sulla “piazza”! La solita “piazza” della giustizia sommaria che tanti danni ha già fatto in passato. Questa volta, come spesso ormai accade, la “piazza” è quella mediatica. Bene – conclude la breve nota –  Andrea e Pietro adempiranno fino in fondo alla loro funzione, e non si faranno in alcun modo condizionare. E noi saremo al loro fianco».
Ecco il comunicato integrale del Coordinamento delle Camere Penali del Lazio: «Rileviamo, per l’ennesima volta, la lettera che i Colleghi Andrea Miroli e Pietro Messina, Avvocati che abbiamo avuto modo di apprezzare per l’impegno e la diligenza profusa nelle aule di giustizia, hanno inteso trasmettere alla Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane per segnalare gli inaccettabili, gratuiti ed incresciosi episodi di cui sono fatti oggetto per la semplice ragione di aver assunto la difesa di alcuni imputati nell’ambito di un procedimento in corso di celebrazione innanzi la Corte d’Assise di Roma che ha destato particolare interesse giornalistico e molto clamore.
I Colleghi attribuiscono alla pressione mediatica creatasi attorno al caso da loro patrocinato, che ha determinato anche singolari iniziative di cui sono risultati destinatari alcuni degli imputati, la ragione di tali intollerabili episodi che hanno riguardato anche la loro sfera personale e che appaiono obiettivamente preoccupanti. 
E’ veramente arduo comprendere come indossare la toga e svolgere con impegno la propria funzione possa, a seguito di una distorta visione del ruolo del difensore, determinare una sorta di assimilazione tra la figura dell’imputato e quella del professionista incaricato di patrocinarne le sorti giudiziarie.
E’ ancora maggiormente arduo comprendere come, nonostante gli sforzi profusi dall’Unione delle Camere Penali Italiane e dalle Camere Territoriali, si continui ad assistere a ricorrenti “gogne mediatiche” che finiscono inevitabilmente per condizionare, o quantomeno per tentare di condizionare, l’esito di un processo, che desidereremmo e invero pretendiamo venga celebrato nella aule di giustizia e non su palinsesti televisivi o su rotocalchi giornalistici.
Crediamo fermamente e continuiamo a ritenere che il diritto di cronaca debba coniugarsi con la correttezza di un’informazione giudiziaria scevra da prese di posizione in grado di orientare sentimenti e opinioni e tale da consentire una serena valutazione di una vicenda processuale nei luoghi deputati a deliberarla.
Riteniamo anche che all’accertamento dei fatti possa e debba contribuire una difesa seria, preparata e in grado di svolgere adeguatamente il proprio mandato.
Per tali ragioni, ribadendo l’alta funzione e l’indipendenza dell’avvocatura e il suo imprescindibile ruolo di garanzia nella tutela dei diritti, comunichiamo che in occasione dell’udienza del 18 aprile 2018 saremo presenti numerosi presso l’Aula della Corte di Assise di Roma allo scopo di dimostrare ai Colleghi Miroli e Messina, la nostra vicinanza e solidarietà, proprio nel momento in cui dimostreranno come l’esercizio del mandato difensivo non ammette alcun tipo di condizionamento».

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Processo Vannini: attesa per oggi la sentenza di primo grado

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Mi sento molto nervosa ma anche tanto fiduciosa» sono le parole dette da Marina Conte in un modo che non nasconde una tensione latente di quelle che non controlli con la volontà ma che ti attanagliano e non lasciano scampo. E’ attesa per oggi la sentenza di primo grado per l’omicidio del figlio Marco Vannini, il 20enne di Cerveteri ferito la serata del 17 maggio 2015, a Ladispoli, da un colpo di arma da fuoco esploso dalla pistola di  Antonio Ciontoli, reo confesso,  padre della sua fidanzata Martina, deceduto alcune ore dopo a seguito di una lenta, dolorosa  e drammatica agonia. Il processo iniziato il 23 maggio 2016 presso la Corte di Assise di Roma, Collegio giudicante, presidente Anna Argento e giudice a latere, Sandro Di Lorenzo, e affidato al pm Alessandra d’Amore,  prevede per oggi una prima verità processuale e le eventuali condanne nel primo grado di giudizio. Nell’udienza del 21 marzo scorso il pubblico ministero ha chiesto pene particolarmente severe per la  famiglia Ciontoli. Un’intera famiglia composta da padre, madre, figlio e figlia potrebbe finire in carcere per omicidio volontario. Per l’accusa non ci sono dubbi: anche se in modo diverso, sono tutti colpevoli per quello che è successo quella notte nella loro villetta di Ladispoli. Per Antonio Ciontoli, il capofamiglia, la richiesta è stata di  21 anni di reclusione; per la moglie Maria Pezzillo e per i loro due figli, Federico e Martina, di 14 anni di reclusione con la concessione delle attenuanti; per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, imputata per omissione di soccorso, la richiesta è stata di 2 anni con la sospensione della pena. 
A quasi tre anni dalla morte del giovane, una giornata importantissima per i genitori di Marco che sperano vengano accolte le richieste del pubblico ministero.  
Papà Valerio:  «Mi sento tranquillo al contrario di Marina. Come ho sempre detto ho fiducia nelle istituzioni, ho fiducia nella giustizia e mi auguro che vengano accolte le richieste del pm». Valerio è più razionale, più sereno e pacato e specifica: «Nella mia posizione devo essere forte e fare coraggio anche a mia moglie. E’ uno sforzo in più. Debbo dire che di indole sono un po’ più tranquillo. Finalmente siamo arrivati al primo traguardo. Non so più cosa dire. Sono fiducioso».  
Anche gli zii, Roberto Carlini e la moglie Anna, sorella di Marina, non nascondono la tensione: «Siamo in fibrillazione. Mancano poche ore e quando ci tieni alla cose c’è sempre un po’ di paura che non vadano come dovrebbero andare. Il nostro auspicio è che perlomeno venga  confermata la richiesta del pubblico ministero. Anche perché non confermando quella si stravolgerebbero tutti i capi d’accusa. Ad una ipotesi del genere non ci vogliamo neanche pensare. Sono tre anni che ci stiamo battendo».
Mamma Marina è tesa, sconvolta e agitata nonostante riconosca che il processo sia andato bene. Si aspetta anche lei che vengano accolte le richieste del pm.  Un tarlo la corrode e la dilania dentro. Il suo corpo si chiude in una morsa di dolore quando sconsolata dice: «Non sapere tutta la verità sulla morte di mio figlio è una cosa che mi logorerà per tutta la vita. Una condanna non mi ridarà certo mio figlio, però sapere quello che è successo è per me fondamentale. Dovrò accontentarmi di una verità processuale e andare avanti. Per me e mio marito sarà come essere condannati all’ergastolo a vita. Qualsiasi pena per noi è relativa».  
Il cugino, Alessandro Carlini con un post sul gruppo Facebook  ‘’Giustizia e verità per Marco Vannini, scrive: «Sappiamo che molti di voi saranno presenti in Corte D’Assise per manifestarci la propria vicinanza. Per questo motivo vi chiediamo di assumere un comportamento adeguato e civile nel rispetto della figura di Marco e della nostra famiglia. Vi ricordo, come già hanno detto svariate volte i nostri avvocati che noi non chiediamo vendetta ma giustizia».  Infine in un altro post, in qualità di amministratore del gruppo, Alessandro invita tutti gli iscritti, in vista della sentenza, alla moderazione: «Nessuno si aspettava un numero così alto di persone che avessero a cuore questa vicenda e per questo la nostra famiglia vi ringrazia uno per uno, perché rappresentate comunque un conforto in questi mesi davvero duri. Perché perdere un figlio è di per sé terribile, ma perderlo nelle circostanze che tutti conosciamo è veramente insopportabile.  Il gruppo, come sappiamo, nasce per esprimere pubblicamente un’unica esigenza: verità e giustizia per Marco. E quindi ben vengano pensieri su Marco, ricordi, appelli affinché venga fuori la verità. Vi chiedo soltanto di non alimentare alcun clima di odio. E questo perché l’odio, non solo non porta alla verità, ma fa il gioco di quelle persone che stanno solo cercando di nascondersi e sfuggire alle proprie responsabilità».
Intanto i sostenitori della famiglia Vannini e in particolare Marco de Rubeis, Tiberio Cancellier e Antonella Proietti Marengo che fin dall’inizio sono stati vicini e sempre presenti alle udienze,  hanno organizzato per oggi un sit-in pacifico a piazzale Clodio, con addosso la maglietta con la scritta ‘’Giustizia per Marco Vannini’’. «Facciamo sentire la nostra presenza – dice Antonella Proietti che ha chiesto l’autorizzazione al Questore di Roma – partecipando all’udienza, la Corte deve sapere che la famiglia Vannini non è sola e che tutti noi non molliamo, che tutti noi insieme a loro aspettiamo la condanna perché crediamo nella giustizia. Marco è uno di noi». «Non è neanche una manifestazione – precisa Marco de Rubeis –  ma un calore affettivo e una doverosa gratitudine ad una famiglia che è stata sempre composta, come lo siamo stati sempre noi. Rispetteremo tutte le regole di civiltà. Se poi il tutto è diventato mediatico certamente lo hanno voluto i fatti scandalosi accaduti a Marco». 

 

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Oggi la sentenza di primo grado

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Mi sento molto nervosa ma anche tanto fiduciosa» sono le parole dette da Marina Conte in un modo che non nasconde una tensione latente di quelle che non controlli con la volontà ma che ti attanagliano e non lasciano scampo. E’ attesa per oggi la sentenza di primo grado per l’omicidio del figlio Marco Vannini, il 20enne di Cerveteri ferito la serata del 17 maggio 2015, a Ladispoli, da un colpo di arma da fuoco esploso dalla pistola di  Antonio Ciontoli, reo confesso,  padre della sua fidanzata Martina, deceduto alcune ore dopo a seguito di una lenta, dolorosa  e drammatica agonia. Il processo iniziato il 23 maggio 2016 presso la Corte di Assise di Roma, Collegio giudicante, presidente Anna Argento e giudice a latere, Sandro Di Lorenzo, e affidato al pm Alessandra d’Amore,  prevede per oggi una prima verità processuale e le eventuali condanne nel primo grado di giudizio. Nell’udienza del 21 marzo scorso il pubblico ministero ha chiesto pene particolarmente severe per la  famiglia Ciontoli. Un’intera famiglia composta da padre, madre, figlio e figlia potrebbe finire in carcere per omicidio volontario. Per l’accusa non ci sono dubbi: anche se in modo diverso, sono tutti colpevoli per quello che è successo quella notte nella loro villetta di Ladispoli. Per Antonio Ciontoli, il capofamiglia, la richiesta è stata di  21 anni di reclusione; per la moglie Maria Pezzillo e per i loro due figli, Federico e Martina, di 14 anni di reclusione con la concessione delle attenuanti; per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, imputata per omissione di soccorso, la richiesta è stata di 2 anni con la sospensione della pena. 
A quasi tre anni dalla morte del giovane, una giornata importantissima per i genitori di Marco che sperano vengano accolte le richieste del pubblico ministero.  
Papà Valerio:  «Mi sento tranquillo al contrario di Marina. Come ho sempre detto ho fiducia nelle istituzioni, ho fiducia nella giustizia e mi auguro che vengano accolte le richieste del pm». Valerio è più razionale, più sereno e pacato e specifica: «Nella mia posizione devo essere forte e fare coraggio anche a mia moglie. E’ uno sforzo in più. Debbo dire che di indole sono un po’ più tranquillo. Finalmente siamo arrivati al primo traguardo. Non so più cosa dire. Sono fiducioso».  
Anche gli zii, Roberto Carlini e la moglie Anna, sorella di Marina, non nascondono la tensione: «Siamo in fibrillazione. Mancano poche ore e quando ci tieni alla cose c’è sempre un po’ di paura che non vadano come dovrebbero andare. Il nostro auspicio è che perlomeno venga  confermata la richiesta del pubblico ministero. Anche perché non confermando quella si stravolgerebbero tutti i capi d’accusa. Ad una ipotesi del genere non ci vogliamo neanche pensare. Sono tre anni che ci stiamo battendo».
Mamma Marina è tesa, sconvolta e agitata nonostante riconosca che il processo sia andato bene. Si aspetta anche lei che vengano accolte le richieste del pm.  Un tarlo la corrode e la dilania dentro. Il suo corpo si chiude in una morsa di dolore quando sconsolata dice: «Non sapere tutta la verità sulla morte di mio figlio è una cosa che mi logorerà per tutta la vita. Una condanna non mi ridarà certo mio figlio, però sapere quello che è successo è per me fondamentale. Dovrò accontentarmi di una verità processuale e andare avanti. Per me e mio marito sarà come essere condannati all’ergastolo a vita. Qualsiasi pena per noi è relativa».  
Il cugino, Alessandro Carlini con un post sul gruppo Facebook  ‘’Giustizia e verità per Marco Vannini, scrive: «Sappiamo che molti di voi saranno presenti in Corte D’Assise per manifestarci la propria vicinanza. Per questo motivo vi chiediamo di assumere un comportamento adeguato e civile nel rispetto della figura di Marco e della nostra famiglia. Vi ricordo, come già hanno detto svariate volte i nostri avvocati che noi non chiediamo vendetta ma giustizia».  Infine in un altro post, in qualità di amministratore del gruppo, Alessandro invita tutti gli iscritti, in vista della sentenza, alla moderazione: «Nessuno si aspettava un numero così alto di persone che avessero a cuore questa vicenda e per questo la nostra famiglia vi ringrazia uno per uno, perché rappresentate comunque un conforto in questi mesi davvero duri. Perché perdere un figlio è di per sé terribile, ma perderlo nelle circostanze che tutti conosciamo è veramente insopportabile.  Il gruppo, come sappiamo, nasce per esprimere pubblicamente un’unica esigenza: verità e giustizia per Marco. E quindi ben vengano pensieri su Marco, ricordi, appelli affinché venga fuori la verità. Vi chiedo soltanto di non alimentare alcun clima di odio. E questo perché l’odio, non solo non porta alla verità, ma fa il gioco di quelle persone che stanno solo cercando di nascondersi e sfuggire alle proprie responsabilità».
Intanto i sostenitori della famiglia Vannini e in particolare Marco de Rubeis, Tiberio Cancellier e Antonella Proietti Marengo che fin dall’inizio sono stati vicini e sempre presenti alle udienze,  hanno organizzato per oggi un sit-in pacifico a piazzale Clodio, con addosso la maglietta con la scritta ‘’Giustizia per Marco Vannini’’. «Facciamo sentire la nostra presenza – dice Antonella Proietti che ha chiesto l’autorizzazione al Questore di Roma – partecipando all’udienza, la Corte deve sapere che la famiglia Vannini non è sola e che tutti noi non molliamo, che tutti noi insieme a loro aspettiamo la condanna perché crediamo nella giustizia. Marco è uno di noi». «Non è neanche una manifestazione – precisa Marco de Rubeis –  ma un calore affettivo e una doverosa gratitudine ad una famiglia che è stata sempre composta, come lo siamo stati sempre noi. Rispetteremo tutte le regole di civiltà. Se poi il tutto è diventato mediatico certamente lo hanno voluto i fatti scandalosi accaduti a Marco». 

 

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Il Civitavecchia vuole il riscatto al Fattori

di GIAMMARCO MORGI

Dopo la prestazione sotto tono di domenica scorsa sul rettangolo amico contro il Monte Grotte Celoni che ha portato alla sconfitta per 2-0, il Civitavecchia Calcio 1920 torna domani mattina alle 11 al Fattori, nel match valevole per la 30^ giornata del campionato di Eccellenza laziale girone A, contro i rivali del P. C. Tor Sapienza; formazione invischiata nella zona playout e piazzata in 14^ posizione in classifica con 27 punti all’attivo. (Agg. 14/4 ore 19.01 SEGUE)

IL MOMENTO DEI NERAZZURRI TRA CLASSIFICA, ASSENZE E RIENTRI – I civitavecchiesi diretti da mister Ugo Fronti, attualmente scesi in 12^ posizione e rimasti a quota 33 lunghezze, sono ad appena quattro punti di distanza dalla zona playout e, arrivati a questo punto della stagione, non possono permettersi altri passi falsi se vorranno centrare la salvezza diretta e non incappare in imprevisti che potrebbero portare alla lotteria degli spareggi per la permanenza nella categoria. Tra i nerazzurri non ci saranno il giovane Fatarella, ancora alle prese con l’infortunio subito un paio di settimane fa, e l’assente dell’ultim’ora Merino che non figura tra i convocati anche lui per delle noie fisiche. Tornano a disposizione, invece, il centrocampista Befani e i giovani Marras e Gaudenzi che allungano la lista degli under; divenuta molto corta fino a qualche giorno fa. (Agg. 14/4 ore 19.33 SEGUE)

«La scorsa settimana – dice il centrocampista nerazzurro Fabio Filangeri – abbiamo messo in campo una prestazione molto al di sotto delle nostre potenzialità e che non ci rappresenta affatto. Ora, quindi, abbiamo una gran voglia di riscattarci, soprattutto di fronte al nostro pubblico che viene sempre a sostenerci. Certo, però, sappiamo che non sarà facile visto che il Tor Sapienza è un’ottima squadra e che vorrà fare punti essendo invischiata nella zona playout. Hanno inoltre degli ottimi elementi molto esperti come Barile e l’attaccante Camilli, per questo dovremo essere molto attenti e non lasciargli troppi spazi. Per ottenere i tre punti servirà il massimo da parte di tutti e penso che dovremo puntare sull’aggressività e sulla coesione del gruppo che fin qui sono state le nostre armi migliori». (Agg. 14/4 ore 20)

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Il capo della speciale lascia la Polizia

CIVITAVECCHIA – Qualcuno lo chiama ispettore, qualcun altro comandante, per i suoi ragazzi della squadra speciale è semplicemente “Il Capo”. Archimede Pucci, sbirro inossidabile, lascia la Polizia di Stato dopo quasi quarant’anni di carriera trascorsi sempre in vetta. I primi passi li ha mossi in veste di atleta: un arruolamento nelle Fiamme Oro nel 1979 e anni trascorsi a dimostrare le sue doti da pallanuotista, apprezzate tanto nella famiglia della Ps, quanto nella sua città. Ha incarnato, a soli 22 anni, la figura del bravo ragazzo capace di coniugare una civitavecchiesità insita con il rispetto che si deve a chi indossa una divisa, accorciando nettamente le distanze tra la sua città e la Polizia di Stato. Se vogliamo, un uomo delle istituzioni che non si è mai istituzionalizzato nonostante il ruolo ricoperto: Archimede Pucci ha trascorso i suoi anni in giubba blu sempre in prima linea. A soli 26 anni era già ispettore, pronto al matrimonio con colei che si è poi rivelata la sua compagna di vita: la polizia giudiziaria. L’ha conosciuta, coccolata, rispettata. L’ha corteggiata, amata e tenuta al suo fianco in ogni istante. Con lei ha passato giorni e notti lunghissime, sfidando il freddo, la pioggia, il sole cocente e la neve, solo per portare a casa un risultato, solo per tener fede  a quel giuramento fatto per convinzione, per vocazione. Una parentesi alla squadra mobile di Grosseto, poi il ritorno a Civitavecchia, al vertice della squadra di pg della Polizia di frontiera, alla quale ha dato tutto quello che poteva dare. E i frutti li ha raccolti insieme ai ragazzi del suo gruppo, non solo dentro il porto. Col tempo il sostituto commissario Archimede Pucci e l’intera squadra di pg della Polizia di frontiera sono diventati un punto di riferimento per la città, tanto da ritrovarsi nel giro di poco tempo a raccogliere delicate denunce che hanno poi portato ad indagini di tutto rispetto. Arresti per pedofilia, per droga, per traffico di auto rubate, per detenzione e porto illegale di armi, per estorsione, per tangenti. Un ufficiale di polizia giudiziaria che pur vivendo tra la sua gente ha sempre saputo garantire il massimo riserbo sui casi seguiti. Sapeva trattare con i giornalisti, capace di rispettare il lavoro altrui senza mai compromettere le indagini in corso. Quando ai cronisti di nera diceva: «Parlate col dirigente», significava ‘‘non c’è trippa per gatti’’; il   caso era chiuso, meglio non insistere. Archimede Pucci ha concluso la sua carriera conquistando la qualifica di commissario. Un riconoscimento importante, ma poca cosa rispetto a quanto è riuscito a dare alla Polizia di Stato in quasi quarant’anni di servizio. Al capo della speciale un imbocca al lupo particolare dalla nostra redazione. E un ringraziamento di cuore per tutto quello che ha rappresentato e che continuerà a rappresentare per chi da sempre, su una pagina di giornale, racconta i risultati conquistati con dedizione e sacrificio da coloro che in divisa o in abiti civili ogni giorno sono in prima linea a garantire una società più vivibile. Archimede Pucci tra questi eroi di tutti i giorni.

Fa. Mar.

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"Hai rubato un calzino? Ti boccio"

LADISPOLI – Tutta colpa di un calzino rubato in un negozio. Così un ragazzino di Ladispoli è finito nei guai. Non tanto in Olanda, dove ha commesso il furto anche se è stato subito perdonato. Ma in Italia, dove al rientro ha trovato la punizione esemplare della dirigenza scolastica. “Non farà l’esame di Stato di Terza Media perché ha rubato un souvenir in gita con la scuola durate un gemellaggio”. E’ il preside della Corrado Melone di Ladispoli, Riccardo Agresti, a dare la notizia che riguarda proprio il suo studente della terza dell’istituto di piazza Falcone che tra qualche mese avrebbe dovuto sostenere l’esame. Il ragazzo è stato beccato mentre in un negozio furtivamente si appropriava di un paio di calzini. Ed è successo il finimondo. Al rientro in Italia la drastica decisione del dirigente scolastico che non ci ha pensato su due volte. Anzi, ha anche inviato una lettera alla scusa ai docenti olandesi: “Vi scrivo – è scritto nella lettera – con ritardo perché non volevo credere a quanto riferitomi verbalmente ed ho voluto attendere la relazione scritta dei docenti accompagnatori oltre che parlare con la famiglia del ragazzo. Vi chiedo umilmente scusa come dirigente scolastico, a nome mio e di tutti i docenti, e come cittadino italiano, a nome di tutti i genitori, per la inqualificabile azione commessa dal nostro alunno. Azione che ha fatto fare una pessima figura alla Scuola che mi onoro di dirigere, agli eccellenti docenti, che vi lavorano con enorme impegno e passione, alla città di Ladispoli, dove viviamo, ed alla nostra amata Nazione, così infangata da questo atto ignobile che mi ha lasciato costernato. In futuro effettueremo migliori controlli sulle famiglie che intendano partecipare ai gemellaggi. Famiglie per le quali ho personalmente garantito l’affidabilità, la mentalità aperta, la sicurezza, la fiducia, la bontà, la generosità”.
Il preside non si placa. “So che gli italiani sono visti in giro per il mondo come dei mangia-spaghetti, approfittatori, ladri, superficiali e mafiosi e questo nostro studente sembrerebbe confermare questa visione falsa e distorta della realtà. Posso però confermarvi che questa immagine, degna solo dei peggiori razzisti nostrani non è adattabile ai veri cittadini, italiani o stranieri che siano. Questa visione non è adattabile nemmeno a questo nostro stupido ragazzino che ha rubato in un negozio olandese, approfittando della fiducia offertagli da noi e dalla famiglia che lo ospitava, fiducia che ha ripagato in questo modo vergognoso”.

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Dlf, continua la marcia degli Allievi provinciali

È stato un weekend in chiaro scuro per le formazioni care al sodalizio di via Baccelli. Solo gli Allievi 2002 mantengono il passo dei tre punti. Buon pari, che muove la classifica, per i Giovanissimi Regionali 2004. Bruttissima figura e brutta prestazione per i Giovanissimi Regionali 2003 sul campo della rivale G. Castello. Sconfitti i Giovanissimi sperimentali 2005 dalla capolista Aurelio.
Non sbagliano un colpo gli Allievi provinciali Fascia B 2002 di mister Di Pietro, il successo nel derby contro la Leocon per 6 a 0 permette ai dielleffini di mantenere invariato il distacco dalla diretta inseguitrice Ostiantica vincente sull’Aranova. Entrati in campo con la concentrazione giusta, l’undici biancoverde non ha consentito alla Leocon di entrare mai in partita, tanto che l’estremo difensore Unali non è stato quasi mai chiamato in causa. Pronti via e al 4’ minuto DLF già in vantaggio con Della Ragione che dai venti metri lascia partire un bolide che rimbalza per due volte sotto la traversa prima di superare la linea bianca. Il DLF chiude gli ospiti nella propria metà campo ma non trovano il guizzo giusto per realizzare il raddoppio. La Leocon tenta qualche sortita nella metà biancoverde ma viene subito neutralizzata da un centrocampo compatto e da una difesa attenta. Il raddoppio è questione di tempo e arriva al 38’ con Capretti che viene agevolato da una deviazione involontaria del numero 10 Valle.
I biancoverdi chiudono virtualmente la gara già nella prima frazione di gioco, per poi dilagare nella ripresa.
Al 2’ minuto la terza rete è realizzata su calcio di punizione da Stefanini che dalla sinistra, in posizione molto defilata e a pochi metri dalla linea di fondo, calibra un tiro a giro che si spegne sotto l’incrocio del secondo palo, dove l’estremo difensore bianconero non può arrivarci. Al 20’ l’unico acuto della Leocon con Olivetti che su punizione impegna Unali. La quarta rete ad opera di Marini, arriva dagli sviluppi di un corner e susseguente assist di tacco di Brizi, l’ariete biancoverde incorna e supera con un pallonetto il portiere ospite. Al 24’ l’occasionissima scorre sull’asse Marini-Zerilli, quest’ultimo supera anche il portiere ma la posizione defilata non gli permette di inquadrare la porta e manda a lato. L’appuntamento al gol per Zerilli è solo rimandato, sei minuti più tardi è ancora Marini ad inventare per Zerilli, che stavolta non sbaglia. Al 34’ il palo nega la doppietta a Stefanini. A chiusura gara c’è anche gloria anche per Buono che realizza di testa su cross di Crescentini.
Molto soddisfatto Mister Di Pietro che elogia i suoi soprattutto per essere sempre rimasti in partita nonostante i ritmi bassi. La chiave di questo ennesimo successo? Serietà, spirito di sacrificio e compattezza del gruppo.
Dlf Civitavecchia: Unali, Lupoli, Della Ragione, D’angelo, Marongiu, Buono, Zerilli, Peveri, Marini, Stefanini, Capretti, Crescentini, Brizi, Tenan Cirotto. Allenatore: Massimo Di Pietro.
Dopo quattro risultati positivi, arriva una pesante e cocente sconfitta per i Giovanissimi regionali 2003 guidata da Andrea Midei. Brutta sconfitta per 5-0 sul campo di un ottimo G. Castello, aiutato dalla pessima prestazione dei dielleffini, che fa suo il match già nel primo tempo dominando i biancoverdi sotto ogni punto di vista. Approccio alla gara disastroso, mancanza di concentrazione, errori elementari e disattenzioni, sono stati un mix micidiale che hanno portato ad una inqualificabile sconfitta. Biancoverdi che non scendono letteralmente in campo e dopo un minuto sono già sotto di una rete. Con il passare dei minuti aumenta anche il passivo chiudendo la prima frazione sotto di quattro reti.
Nel secondo tempo si è vista una debole reazione da parte dielleffina che non ha però approfittato di alcune occasioni per rendere meno pesante e umiliante il passivo, anzi il Castello realizzerà la quinta e definitiva rete.
Adesso bisogna accantonare immediatamente questo brutto stop e preparare al meglio l’importantissima gara di recupero che si disputerà mercoledì allo Sbardella contro il Tanas. Il momento è difficile, ma è importante non mollare proprio adesso. Bisogna fare quadrato e credere tutti in quello che si sta facendo.
Le prestazioni, fino la settimana scorse erano superbe, anche al cospetto di formazioni che si stanno giocando il secondo posto ed è proprio con questa consapevolezza che si deve scendere in campo contro il Tanas per portare a casa un risultato positivo.
Dlf Civitavecchia: Ferrilli, Tersigni, Midei, Coppari, Di Stefano, Scirocchi, Napolitano, Tamasi, Bencini, Romitelli, Moretti, Gagliardi, Di Giorgio, Baroncini, Carannante, Chessa. Allenatore: Andrea Midei.
Davanti ad un folto pubblico i Giovanissimi regionali Fascia B 2004, guidati da Fabio Secondino, confermano di attraversare un buon momento sfoderano una prestazione suntuosa dove è mancato solamente il gol. Nella diciannovesima giornata del campionato regionale Fascia B i biancoverdi impattano a reti inviolate contro i viterbesi dell’Etruria, in una gara ben giocata sia tecnicamente che tatticamente, con un pressing a tutto campo condito da una sana dose di autostima che ha permesso hai biancoverdi di portare a casa un risultato positivo. Il risultato finale di 0 a 0 è però la fotografia di una gara povera di forti emozioni, con le uniche vere occasioni da rete di marca dielleffina. 
Nel primo tempo le due formazioni si sono fronteggiate a viso aperto con l’Etruria che al 15’ impegnava a terra Notari. Per i biancoverdi solo tanto possesso palla a centrocampo e con qualche incursione sventata senza problemi dalla difesa ospite. Si va al riposo con un nulla di fatto.
Nella ripresa la gara s’infiamma subito con la palla gol capitata sui piedi di Elisei che sprega l’occasione del possibile vantaggio sparando su Belli in disperata uscita. L’occasione mancata scuote i biancoverdi che si fanno ora più pericolosi, ma l’occasione buona capita invece all’Etruria che rischia veramente di realizzare il vantaggio se sulla riga un provvidenziale Velardo non rinvia a portiere ormai battuto. Quattro minuti più tardi è Dlf che ha l’occasione buona. Dalla destra Elisei mette in mezzo per l’accorrente Forte che di destro calcia di prima battuta ma la palla si spegne a lato. I biancoverdi credono nella rete del vantaggio che li collocherebbe in una posizione di classifica ottimale, ma il fortino viterbese tiene e nulla più valgono gli ultimi abbordaggi ad una solida difesa.
Insomma un punto che muove la classifica, ma soprattutto mantiene alta la fiducia e la serenità nell’ambiente biancoverde, fattore necessario per perseguire l’obiettivo primario, “la salvezza”.
Di più non potevamo fare – commenta Fabio Secondino – non posso rimproverare nulla ai ragazzi, magari con un po’ più di brillantezza in avanti avremmo potuto fare qualcosa di meglio. Ma va bene così. Queste partite nel girone di andate le abbiamo anche perse. Ora è diverso.
Dlf Civitavecchia: Notari, Carannante, Bergantini, Giustiniani, Di Giorgio, Baroncini, Shabanaj, Elisei, Forte, Chessa, Velardo, Di Stefano, Leone, Del Rio, Baracco, Di Gennaro, De Gianni. Allenatore:. Fabio Secondino.
Era una partita il cui pronostico era probabilmente scontato per i dielleffini, di scena in casa della capolista Aurelio, ma i Giovanissimi provinciali Fascia B 2004/05 di mister Pino Grosselli, hanno fatto in modo che i padroni di casa sudassero le fatidiche sette camicie per conquistare i tre punti: 5-2 il risultato finale che non rende giustizia alla buona prova dei dielleffini. I biancoverdi venivano dalla bella prestazione casalinga del turno scorso, quando avevano battuto il Real Aurelio, e questa gara, seppur contro una squadra dai valori tecnici completamente differenti, doveva essere il battesimo del fuoco. Dopo il doppio vantaggio dei padroni di casa, autorevole reazione dei biancoverdi che raggiungono il pari, prima del riposo, con la doppietta di Mura. Nella ripresa doppia occasione ancora per Mura per portare avanti i biancoverdi, poi sale in cattedra la capolista e realizza altre tre reti. «È stata una gara giocata veramente bene dai miei ragazzi – commenta il tecnico – che è stata decisa solo nei minuti finali, e dopo che noi avevamo sbagliato con una doppia occasione, il 2-3, abbiamo subito la veemente reazione dell’Aurelio. Sono soddisfatto per la reazione che ho visto nel primo tempo, giocare con squadre così attrezzate non è facile».
Dlf Civitavecchia: Orchi, De Gianni, Leone, Di Gennaro Baracco, Di Stefano, Del Rio, Vargiolu, Mura, Velardo, Carannante, Giustiniani, Shabanaj. Allenatore: Giuseppe Grosselli.

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