Anas, il duello di M5S e Lega per spartirsi il vertice. Chi è in corsa

I Cinque Stelle puntano su Massimo Simonini, figlio di Lugi già dirigente storico dell’Anas. Il Carroccio guarda a Claudio Gemme, ex candidato a commissario per il ponte di Genova

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''Ristorante degli chef'', eliminato Matteo Di Cola

LADISPOLI – Finisce l'avventura televisiva per lo chef ladispolano Matteo Di Cola. Il ragazzo dopo aver superato brillantemente le sfide delle puntate precedenti al Ristorante degli Chef in onda su Rai 2 ieri sera è stato eliminato dalla competizione. Nonostante questo la città si può dirsi fiera del giovane ladispolano che è riuscito a tenere alto il nome della città di Ladispoli dimostrando le sue grandi capacità davanti all'Italia intera. Dopo la sfida televisiva, ora, per Matteo, è arrivato il momento, come detto anche dalla madre del ragazzo in un post sui social dove ha ringraziato tutti per il grande sostegno dimostrato al figlio, di rimboccarsi le maniche nella vita reale per poter emergere ancora. Nonostante l'eliminazione Matteo sarà presente al gran finale. Occhi incollati dunque anche nelle prossime settimane al piccolo schermo per continuare a sostenere gli chef rimasti in gara e per l'ultimo grande applauso "virtuale" a Matteo.

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Chiusura Bambin Gesù, Roberta Felici: ''Chi può faccia qualcosa di politico''

SANTA MARINELLA – Scende in campo la politica e quindi lo scontro si fa più duro, contro la ventilata ipotesi della chiusura della sede locale del Bambin Gesù. Ad intervenire nel dibattito, è la coordinatrice cittadina della Lega Santa Marinella Roberta Felici. “Siamo qui a dover prendere una netta posizione nei confronti della incredibile ingiustizia alla quale noi cittadini stiamo andando incontro – dice la Felici – ovvero la chiusura dell’ospedale Bambin Gesù di Santa Marinella. Voci sempre più insistenti ed autorevoli, tra cui l’assessore alla sanità di Santa Marinella, hanno confermato l’intenzione sempre più reale di chiudere questa grande eccellenza del nostro territorio. Una eccellenza che negli anni ha permesso di curare, assistere e portare speranza a migliaia di famiglie alle prese con il più terribile degli incubi, la malattia di un figlio. A noi non interessa nulla di quali siano le motivazioni di questa folle idea – continua la coordinatrice della Lega – a noi importa solo che chi può faccia qualcosa. Non ci aspettiamo una risposta burocratica del tipo non è nostra competenza e non possiamo far nulla. Ci aspettiamo una risposta politica. Perché la politica a questo serve, a uscire dalle logiche dei vantaggi economici ed organizzativi. La politica deve dare le risposte anche quando i problemi sembrano insuperabili”.

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Mafia, blitz a Castelvetrano nel regno di Matteo Messina Denaro: decine di perquisizioni

Un fermo e decine di perquisizioni in provincia di Trapani. Arrestato il figlio del capomafia di Mazara del Vallo morto l’anno scorso

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Ancona, la tragedia alla Lanterna Azzurra. Salvo un 16enne che ha ispirato la storia de «I nostri figli» «A mio figlio il biglietto 1351: perché sono entrati così in tanti?»

Nella discoteca uno dei figli, poi adottati, di Marianna Manduca, uccisa a coltellate nel 2007 in Sicilia dal marito dopo 12 denunce della donna e la cui storia, ambientata a Senigallia, era andata in onda in un tv movie Rai proprio giovedì.

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La battaglia segreta di Ambra Angiolini: «Ridaremo a Giulia il suo bimbo»

L’attrice assiste una madre 20enne allontanata dal figlio nel settembre 2017: «Mi sono messa nei suoi panni». Il giudice: «Sì al riavvicinamento»

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n. 232 SENTENZA 7 novembre – 7 dicembre 2018

Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale.

Assistenza e solidarieta' sociale – Disciplina del congedo
straordinario retribuito concesso al figlio per assistenza a
genitore con grave disabilita' accertata ‒ Requisito della
preesistente convivenza con il disabile.
– Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle
disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della
maternita' e della paternita', a n………(T-180232)

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Alessandro Bisozzi premiato dal Coni

Chi semina raccoglie. Un proverbio che calza a pennello ad Alessandro Bisozzi, premiato lunedì scorso al Salone d’Onore del Coni durante la cerimonia di consegna dei premi letterari e giornalistici del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Lo scrittore civitavecchiese è stato segnalato nella categoria XLVII Racconto Sportivo e insignito di una targa per “Figlio di un Dio minore”, un frammento dell’affascinante storia del pugile Carlo Orlandi, al quale Bisozzi ha proprio dedicato un libro uscito nel 2017. Presenti il presidente del Coni Giovanni Malagò e il Segretario generale Carlo Mornati. Alla consegna dei premi sono intervenuti anche Gianni Letta, presidente del 47° Concorso per il Racconto Sportivo, Marino Bartoletti, presidente del 52° Concorso Letterario e Luigi Ferrajolo, presidente dell’USSI.
«Inutile dire – commenta Bisozzi – che per me è stato un onore essere stato premiato dal Coni. Sono soddisfatto dei libri sul pugilato scritti finora, ma adesso sto provando anche a cimentarmi con un romanzo; vedremo come andrà. Intanto a marzo uscirà una seconda edizione di ‘‘El negher di Porta Romana – Storia vera di Carlo Orlandi’’, con approfondimenti e più materiale fotografico».
  ALESSANDRO BISOZZI – BIBLIOGRAFIA: Vittorio Tamagnini – L’Uragano di Amsterdam (2013); I Campioni – Le origini del pugilato civitavecchiese (2015); Il Negher di Porta Romana – Storia vera di Carlo Orlandi (2017); Kid Dynamite – Aldo Spoldi: storia di una leggenda della boxe (2019).

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Stefano Risi condannato a dieci mesi e venti giorni

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Condannato a dieci mesi e giorni venti di reclusione con il rito abbreviato per omicidio stradale con sospensione della pena. È la sentenza letta ieri pomeriggio dal gup Giuseppe Coniglio a carico di Stefano Risi, 31enne di Cerveteri per il quale il giudice ha disposto come pena accessorie la revoca della patente. È stato condannato alle spese ed al risarcimento del danno in favore delle parti civili. Il pubblico ministero ha chiesto 8 mesi di reclusione. Si chiude in primo grado, in attesa di un eventuale ricorso in appello dell’imputato, la vicenda dell’incidente mortale in cui rimase ucciso nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016 il 16enne ladispolano Daniele Nica lungo la  Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar. Hanno avuto un peso rilevante la concessione delle attenuanti generiche e il rito scelto, che ha fatto rientrare la condanna al di sotto dei due anni. Poi bisogna tener conto anche che c’è stata una diversa distribuzione di responsabilità. Il codice prevede infatti che  se non tutta la responsabilità è di chi ha causato l’evento (e quindi si è verificato anche per responsabilità  diverse) la pena può essere ulteriormente ridotta. Da vedere se viene individuata una responsabilità anche della vittima perchè stava in un posto in modo imprudente. Ora bisogna attendere le motivazioni  della sentenza. L’imputato non era presente durante l’udienza camerale. 
Adam Galluccio, il 23enne di Ladispoli, altro imputato anche lui non presente in aula,  è stato rinviato a giudizio innanzi il giudice monocromatico Di Iorio. L’udienza è stata fissata per il 29 gennaio del 2020.
L’avvocato di parte civile Celestino Gnazi: «Uno dei responsabili  è  stato condannato e per l’altro imputato si farà il processo. Sulla entità della pena, posso dire che era stata chiesta l’assoluzione e che il giudice ha applicato una pena maggiore di quella richiesta dal pubblico ministero. Freddamente,  dunque, si può affermare che giustizia è fatta. Ai genitori che mi chiedono se questa è giustizia, non so rispondere».
Delusione e sconcerto da parte di papà Marco: «Una cosa allucinante. Mi sento umiliato come persona. Da quello che ho visto e sentito dell’aspetto umano non interessa a nessuno. E’ soltanto legato ad un aspetto tecnico burocratico e basta. Non esiste una giustizia vera, concreta. Capisco tutto, sono una persona abbastanza reale però se hai sbagliato paghi. Che senso ha dare dieci mesi con la sospensiva? Sono proprio avvelenato. La delusione è massima. Bisogna prendere atto, come è successo in tanti altri casi, che chi delinque è più tutelato di chi invece subisce. Questa è la realtà dei fatti. Così facendo non si fa altro che istigare le persone a fare di peggio. Mi sento come se hanno ammazzato mio figlio per la seconda volta. Mi aspettavo un minimo di dignità», conclude con grande rammarico papà Marco.

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Omicidio Nica: oggi attesa la sentenza per Stefano Risi

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Oggi davanti al gup del Tribunale di Civitavecchia Giuseppe Coniglio per Stefano Risi,  che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, che permette lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, si prevede la discussione e a seguire la  sentenza per la morte di Daniele Nica. Il giovane cerveterano, 31enne all’epoca dei fatti,  è stato accusato di omicidio stradale per aver investito con la sua Mercedes classe B di colore nero causandone il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate, il 16enne ladispolano Daniele Nica. Il tragico incidente è avvenuto sulla Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016.  Udienza preliminare, invece, per l’altro imputato di omicidio stradale il 23enne di Ladispoli, Adam Galluccio, che conduceva  la Fiat Panda di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele, che ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario. Oggi, il gup, dovrà decidere su un eventuale rinvio a giudizio.  
Come noto, ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale» per la morte del giovane. In particolare, secondo l’accusa, Risi non avrebbe «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di quì l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver  oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi». 
Un fatto senz’altro di rilievo è che nel corso delle indagini difensive effettuate dalla parte civile nella fase preliminare, è stata acquisita e poi depositata una dichiarazione testimoniale di un giovane accorso subito sul luogo dell’incidente che avrebbe sentito Risi nell’immediatezza dei fatti dire che si era distratto perché gli era caduto il suo telefonino in macchina.  «E’ colpa mia mi sono distratto con il telefonino» avrebbe detto il giovane disperato. Questa testimonianza contrasta con quanto dichiarato dal Risi: «Notavo una fiat Panda di colore rosso ferma a bordo strada sulla mia stessa corsia di marcia. Nel mentre gli transitavo affianco, ho udito un colpo provenire dallo specchietto retrovisore destro della mia autovettura. Infatti guardando lo stesso specchietto, mi accorgevo che avevo urtato qualcosa».  Sostiene peraltro  «di non aver notato nessuno che stesse in piedi fuori dalla Fiat Panda». 
Oggi dopo due anni e mezzo terminerà la lunga attesa per avere giustizia da parte dei genitori di Daniele,  Katia Giordani e Marco Nica, ancora sconvolti per una perdita che ha creato un vuoto incolmabile. 
Rabbia, dolore e sconcerto nelle parole di mamma Katia che dice:  «Sono atterrita. Sentirsi dire che è stata una distrazione è un fatto inaccettabile. Ti distrugge l’anima. Quella distrazione non gli ha permesso di schivarlo, di scendere dalla macchina, di chiedere scusa e di finirla solo con un grande spavento. No. E’ morto. Mio figlio è morto e il responsabile deve essere punito. Chi  uccide non la può passare liscia. Ora la condanna a vita ce l’abbiamo noi. Loro no. Se non si viene puniti perché ci si distrae e si uccide, le vittime della strada aumenteranno. In questi 2 anni è mezzo ho conosciuto tante mamme che hanno perso i loro figli per causa di chi per distrazione, per alcool o per droga li ha uccisi. Io no, non ci sto e attendo fiduciosa». 
Mamma Katia si immedesima anche nella situazione della mamma di Marco Vannini dicendo: «Ho davanti ai miei occhi gli occhi di Marina icona della più grande delle ingiustizie. Terzo anno senza Marco  e gli assassini per tre Natali ancora fuori. Qualsiasi pena verrà data ai Ciontoli sarà poca, perché si sta parlando della vita di un figlio, che non ha valore» conclude sconsolata.

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