� morto Omero Bordo: addio all'Ultimo Etrusco

TARQUINIA – Addio all'Ultimo etrusco. È morto all'età di 75 anni nella sua casa al centro storico di Tarquinia Omero Bordo, l'etrusco doc, l'artista che ha vissuto la sua vita convinto che la discendenza dei suoi antichi conterranei fosse stata un suo diritto esclusivo. Con alle spalle un passato di tombarolo, quando da ragazzino scavava coccetti, vasi e bronzi, Omero Bordo abbandonó quegli "errori di gioventù", per diventare un vero e proprio imprenditore dell'archeologia, riproducendo oggetti che gli Etruschi realizzavano migliaia di anni fa.  

Dipinse tombe etrusche come fossero originali, dimostrando al mondo intero la sua abile arte che gli ha regalato grande fama nazionale ed internazionale per la riproduzione fedele di metodi e tecniche sconosciute e mai completamente rivelate.

 Ospite di trasmissioni in tv e autore di libri, Omero Bordo è colui che scoprì la tomba delle Pantere, risalente al settimo secolo avanti cristo, forse la prima tomba mai realizzata a Tarquinia; e alcuni frammenti del frontone dell'Ara della Regina.

"Non sapevo che quel gioco da bambino, diventato mestiere e passione, fosse reato", ha sempre raccontato Omero durante le sue interviste ormai da artista famoso.

Fondatore del noto Etruscoludens, laboratorio ceramico di Tarquinia dove tanti ragazzi hanno imparato e sperimentato la lavorazione della creta con tanto di tornio e forno di cottura, Omero Bordo lascia a Tarquinia una delle sue ultime maestose fatiche: Etruscopolis, il suo grande sogno, un museo privato che riproduce i manufatti artistici dell'antico popolo italico.

"Andavo a visitare le tombe già scoperte e mi accorgevo che nessuno sapeva spiegare realmente la loro storia -raccontó Omero -. Da qui decisi di realizzare un luogo dove si potesse comprendere visivamente come veniva deposto un morto etrusco nella tomba, come venivano sistemati gli oggetti, i vasi, gli ori". Ben 15mila metri quadri scavati sotto terra, nella pietra in macco,  per rappresentare l'intera civiltà di un popolo che ha ispirato tutta la vita di Omero Bordo , regalandogli gioie e dolori.

 Etruscopolis sorge in una cava originale a 50 metri di profondità nell'area alta di Tarquinia, a poca distanza dalla Necropoli. Qui sono state fedelmente ricostruite sette tombe dipinte complete di corpi e corredo funebre, il plastico dell'antica città di Tarquinia, l'abitazione italica, una rappresentazione del lavoro di estrazione, la preparazione del corpo del defunto prima di essere deposto nella tomba. Un'ampia area è stata adibita a museo, con vasi e bronzi di varie epoche. Ad Etruscopolis tra i tanti che vi hanno fatto visita spicca anche il nome di Arafat.

Omero ha rappresentato un'icona in tutto il mondo: di lui si ricordano l'invito di una prestigiosa Università di Los Angeles, nel 2003 a Roma fu insignito con il registra Zeffirelli del Premio Europa. Ha anche proposto al prestigioso Metropolitan Museum di New York di acquistare i suoi vasi perché lui stesso diceva: "Sono un'autentica opera d'arte etrusca contemporanea".

Nella sua terra ottenne, tra le altre cose, anche il riconoscimento ufficiale di un importante organismo culturale che suggellò definitivamente la riconciliazione di fatto con la sua Tarquinia. Con la scrittura del libro "Omero: la mia vita con gli Etruschi", finalmente la figura inquieta e chiacchierata del tombarolo lasciò il posto all'artista con un percorso coraggioso, comune a tutta l'arte, fatto di riproduzioni, falsificazioni e passione che hanno avuto il potere dirompente di tramandare la storia di un popolo altrimenti troppo sconosciuto.

 Prima la sua opera e poi la sua fama hanno fatto presto il giro del mondo dove Omero ha esposto vasi e bronzi e raccontato l'arte etrusca, conquistando pagine e pagine di giornali, tra i quali anche il New York Times. Omero Bordo è stato anche l'autore di Traiano, maestosa opera in bronzo realizzata per il porto di Civitavecchia. Tanti i riconoscimenti e le benemerenze, compresa quella dell'Università Agraria di Tarquinia che in tempi più recenti gli ha riconosciuto i meriti archeologici e artistici conseguiti in Italia e all'estero.

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Commento al Vangelo – Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo

di Don Ivan Leto

Non c’è comandamento più grande dell’amore: per Dio e per il prossimo. Quando c’è l’amore, cioè la sincerità del cuore, allora il culto è vero, autentico, efficace. Ogni rito, qualsiasi atto di culto, perderebbe significato se non venisse da un cuore che ama Dio e ama il prossimo. Se comprendiamo questo siamo vicini al Regno. L’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo, sono due comandamenti che si illuminano a vicenda, come le due ante di una finestra. Non si ama Dio a metà e non si ama il prossimo solo quando ci fa piacere o fino a un certo punto. Dio non è un optional nella vita del credente, ma il centro della sua esistenza. Nel libro del Deuteronomio leggiamo il famoso Shemà Israèl: «Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore» (I Lettura). La prima lettura ci porta al cuore della Legge d’Israele: l’amore e la fedeltà all’unico Dio che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto. Il primo atteggiamento autentico del credente è quello dell’ascolto efficace, dell’attenzione alla Parola del Signore che cambia la vita di quanti si mettono sul suo sentiero. Israele ha tradotto in preghiera la sintesi dei comandamenti di Dio. I comandamenti sono vita per il popolo d’Israele, e la vita si traduce in preghiera. È nel cuore che Israele deve sperimentare la presenza e l’azione del Signore. Nel Vangelo, infatti, ad uno scriba che gli si era avvicinato e gli aveva chiesto: «Qual’ è il primo di tutti i comandamenti?», Gesù risponde sottolineando l’importanza fondamentale dell’amore verso Dio e verso il prossimo, sintesi di tutta la Legge d’Israele: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi» L’amore verso il prossimo è difficile, però è il vero amore. Amare davvero il prossimo è una sfida all’odio e all’egoismo. Per mettere in pratica il comandamento dell’amore abbiamo bisogno di essere sostenuti dal Signore Gesù che intercede per noi presso il Padre: «Cristo […] Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore» (II Lettura). Concludo con le parole di sant’Agostino il quale diceva: «Nell’amare Dio, amo anche l’uomo, e nell’amare l’uomo, amo anche Dio».

 

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Uno studio di fattibilità contro l'erosione

LADISPOLI – Uno studio di fattibilità che possa indicare al Comune la via da seguire per mettere al riparo dall'erosione più costa possibile. E' la strada che gli amministratori di palazzo Falcone vuole intraprendere per salvare le spiagge del litorale utilizzando il finanziamento elargito dalla Pisana: oltre 6 milioni di euro. Da Torre Flavia a Palo Laziale, passando per il centro città, sono diversi i punti in cui ormai la spiaggia, a causa delle continue mareggiate, sta sparendo. E sebbene la priorità sia quella di tutelare la palude di Torre Flavia (dove la contaminazione dell'acqua salata potrebbe mettere a serio rischio flora e fauna) palazzo Falcone guarda alla tutela e al ripascimento di tutte le sue spiagge. O almeno della maggior parte di esse. Da qui la decisione di «commissionare uno studio di fattibilità», ha spiegato il vicesindaco e assessore al Demanio marittimo Pierpaolo Perretta «per andare a individuare quale soluzione sia più consona adottare per la tutela delle nostre spiagge». Non solo: in diversi punti sarà necessario procedere al ripascimento, e perché no, utilizzando la tipica sabbia nera che ha reso particolarmente famoso, negli anni passati, il litorale ladispolano (grazie alle proprietà curative proprio di questo tipo di sabbia). Lo studio di fattibilità, dunque, dovrà prevedere anche le operazioni di prelievo, lavorazione e riposizionamento delle sabbie nere che il Comune conta di prelevare dall'unica fonte a disposizione: i due fossi che attraversano la città. «Contiamo di affidare lo studio entro la fine dell'anno – ha spiegato ancora Perretta – in questo modo i risultati dovrebbero arrivare entro febbraio».

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Rimini: dopo anni di abbandono riapre la discoteca Paradiso: diventerà un hotel

Era il locale più famoso degli anni Ottanta dove nacquero le «cubiste». Ora è stato venduto all’asta per quasi 1 milione di euro

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Una mostra per scoprire il lato artistico di Mafalda Molinari

CIVITAVECCHIA – A tre anni dalla scomparsa di Mafalda Molinari, i parenti e la Fondazione da lei fortemente voluta, hanno deciso di omaggiare la sua memoria organizzando un evento insolito, e soprattutto far scoprire un suo lato sconosciuto. Infatti domani, data della ricorrenza della morte, “Artispazio" in via Santa Fermina 35, ospiterà il ritratto inedito di una donna anticonformista, riservata, consapevole e generosa che ha lasciato un segno speciale nella città dove ha sempre voluto vivere.

In mostra circa 18 opere realizzate in vita dalla donna imprenditrice che dedicò gran parte del suo tempo all’azienda di famiglia, oggi conosciuta in tutto il mondo, ma che nello stesso tempo coltivava una forte passione per l’arte, oltre che per gli animali.

L’appuntamento è a partire dalle 18.30 fino alle 21.30. L’esposizione proseguirà anche sabato 20 ottobre dalle 18.30 alle 21.30. La cittadinanza tutta è invitata a partecipare. Le opere esposte sono tutte di proprietà della famiglia Molinari.

L’immagine scelta per rappresentare l’evento, ed utilizzata per la locandina, ritrae una giovane donna dal look contemporaneo, sicuramente poco conosciuta dai più. Eppure, quella donna, è portatrice di un cognome famoso in grande parte del mondo, soprattutto grazie al suo impegno ed alla sua dedizione.

 

“…salvaguardare quei rapporti armonici che presiedono alla visione oggettiva delle cose e nella quale, pur lasciando trasparire una sottile e appena perturbata meditazione interiore…. E se Mafalda Molinari indulge in quella sobrietà e chiarità della materia pittorica, a volte scaldata dalla luce solare, a volte illividita in tonalità metafisiche, comunque sempre silenziosa e ferma nello stupore di una rappresentazione scandagliata e scoperta con gli occhi del ricordo…”

Luigi Tallarico, giornalista e critico d’arte

Il Secolo d’Italia – sabato 7 dicembre 1974 – Terza pagina

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Una mostra per scoprire il lato artistico di Mafalda Molinari

CIVITAVECCHIA – A tre anni dalla scomparsa di Mafalda Molinari, i parenti e la Fondazione da lei fortemente voluta, hanno deciso di omaggiare la sua memoria organizzando un evento insolito, e soprattutto far scoprire un suo lato sconosciuto. Infatti domani, data della ricorrenza della morte, “Artispazio" in via Santa Fermina 35, ospiterà il ritratto inedito di una donna anticonformista, riservata, consapevole e generosa che ha lasciato un segno speciale nella città dove ha sempre voluto vivere.

In mostra circa 18 opere realizzate in vita dalla donna imprenditrice che dedicò gran parte del suo tempo all’azienda di famiglia, oggi conosciuta in tutto il mondo, ma che nello stesso tempo coltivava una forte passione per l’arte, oltre che per gli animali.

L’appuntamento è a partire dalle 18.30 fino alle 21.30. L’esposizione proseguirà anche sabato 20 ottobre dalle 18.30 alle 21.30. La cittadinanza tutta è invitata a partecipare. Le opere esposte sono tutte di proprietà della famiglia Molinari.

L’immagine scelta per rappresentare l’evento, ed utilizzata per la locandina, ritrae una giovane donna dal look contemporaneo, sicuramente poco conosciuta dai più. Eppure, quella donna, è portatrice di un cognome famoso in grande parte del mondo, soprattutto grazie al suo impegno ed alla sua dedizione.

 

“…salvaguardare quei rapporti armonici che presiedono alla visione oggettiva delle cose e nella quale, pur lasciando trasparire una sottile e appena perturbata meditazione interiore…. E se Mafalda Molinari indulge in quella sobrietà e chiarità della materia pittorica, a volte scaldata dalla luce solare, a volte illividita in tonalità metafisiche, comunque sempre silenziosa e ferma nello stupore di una rappresentazione scandagliata e scoperta con gli occhi del ricordo…”

Luigi Tallarico, giornalista e critico d’arte

Il Secolo d’Italia – sabato 7 dicembre 1974 – Terza pagina

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Il grano senatore Cappelli protagonista in collina

ALLUMIERE – L’Università Agraria di Allumiere punta sulla tradizione per investire sul futuro. Lo storico grano Senatore Cappelli torna disponibile per panificazione e pastificazione direttamente dalle colture dell’ente agrario di Allumiere. Ieri e oggi pasta e pane prodotti con la farina di questo prestigioso grano prodotto biologicamente dall’Agraria di Tolfa è stato presentato ieri e verrà presentato e fatto degustare anche oggi nella Festa d’Autunno. Il famoso Pane Giallo di Allumiere veniva tradizionalmente lavorato con la farina di grano duro ottenuta dal frumento Senatore Cappelli che è anche idoneo alla pastificazione motivo per cui sarà disponibile presso molti punti vendita di Allumiere la pasta prodotta con questa farina. I primi prodotti derivati dalla nuova coltivazione dell’Università Agraria saranno ufficialmente presentati, con la collaborazione di Slow Food-Costa della Maremma Laziale con lo show cooking con i cuochi Paolo Cappelletti del ristorante ‘’Orsola’’ e da Claudiio Appetecchi del ristorante ‘‘La Fontanaccia’’ Durante la giornata sarà possibile assistere a show cooking, acquistare e degustare i prodotti da forno e la pasta ottenuti dal grano duro di Senatore Cappelli. Per gli amanti della semplicità e della tradizione ovviamente non mancherà la classica bruschetta di pane giallo con l’olio nuovo fornito dal frantoio dell’Università Agraria. La cultivar di grano duro Cappelli venne creata dal genetista e ricercatore Nazareno Strampelli e rilasciata nel 1915. Il ricercatore dedicò questa nuova specie di frumento al marchese Raffaele Cappelli, Senatore del Regno d’Italia, che mise a disposizione dello scienziato campi, risorse e attrezzature per le sue ricerche. Il Grano Cappelli ebbe enorme successo in Italia e all’estero per le caratteristiche di rusticità, adattabilità e tardività. Era questo un fattore fondamentale consentiva di evitare la raccolta durante la calura di agosto e con essa il picco della malaria. Era d’altro canto una cultivar predisposta all’allettamento e alle ruggini così, quando negli anni ’70 del ‘900, vennero immesse sul mercato nuove specie di frumento più basse, redditizie e resistenti alle malattie, sebbene nutrizionalmente inferiori, il Grano Cappelli perse lentamente il suo primato. La rimessa a coltura di questa varietà di frumento da parte dell’Università Agraria di Allumiere è una misura volta alla riscoperta della tradizione di panificazione allumierasca. Il famoso Pane Giallo di Allumiere veniva tradizionalmente lavorato con la farina di grano duro ottenuta dal frumento Senatore Cappelli. “Abbiamo fatto questa scelta di puntare sulla qualità – spiega il presidente dell’Università Agraria Pietro Vernace – e siamo molto soddisfatti dei risultati che stiamo ottenendo. Vogliamo continuare a portare il nostro territorio con le sue ricchezze e peculiarità sulle tavole di tutti. I nostri prodotti sono sinonimo di qualità, di biologico, di genuinità. Siamo orgogliosi poi per il fatto che abbiamo ottenuto il marchio Slow Food per la nostra carne maremmana biologica. Vogliamo continuare a puntare sull’agricoltura e sull’allevamento e a tal proposito annunciamo che abbiamo acquistato altri due tori per aumentare il bestiame. Intanto proseguono le attività di frangitura delle olive al nostro frantoio. Farina, olio, grano e carne di qualità: vogliamo rilanciare allumiere e i suoi prodotti tipici”. 
 

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Mecozzi: ''Aurelia, viabilità ad alto rischio''

CIVITAVECCHIA – «Non ci stanno gli abitanti di Aurelia «di fuori» e mi riferisco a quelli domiciliati lungo la Statale Aurelia, ad essere nuovamente esclusi dal progetto viabilità appena comunicato da questa Amministrazione». È quanto dichiara il consigliere comunale Mirko Mecozzi, parlando di «promesse e i numerosi incontri svoltesi nel recente passato tra i cittadini ed i rappresentanti dell’amministrazione comunale circa le criticità riscontrate sulla Statale Aurelia».

Secondo Mecozzi sarebbero giunte di nuovo le ormai classiche fumate nere del nulla di fatto ed i cittadini ormai esasperati proprio non ci starebbero ad accusare il colpo. «Quello che più li preoccupa da tempo, è il traffi co indiscriminato dei mezzi pesanti da e per il porto che utilizzano la Statale Aurelia come direttrice principale di scorrimento infi schiandosene delle norme più banali del codice della strada eludendo i cartelli di segnaletica, tra l’altro recentemente rimossi da chi? – si domanda Mecozzi – che invitano i mezzi pesanti ad utilizzare strade alternative alla Statale, ed in particolare la bretella Porto, ma soprattutto ignorando i limiti di velocità imposti dal Codice della strada e chiaramente riportata sui cartelli della segnaletica verticale presenti sulla banchina». «Queste criticità determinano giornalmente un pericolo costante per la sicurezza di tutti quei cittadini che come detto abitano lungo il tracciato della Statale stessa – si legge in una nota – quello che andrebbe fatto, sono senza ombra di dubbio alcuno, interventi mirati ad eliminare tali criticità, installando apposita segnaletica stradale di divieto al transito di detti mezzi sulla strada Statale, la istallazione di un autovelox fisso come promesso antistante la Caserma Militare, l’ istallazione del famoso semaforo intelligente tra l’ intersezione con la Strada di S.Agostino svincolo Agricasa».

Stando alle parole di Mirko Mecozzi «basterebbero queste poche iniziative a dare respiro a tante famiglie che vivono giornalmente un disagio estremo appesantito anche da un carico inquinante non di poco conto».

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Chiusura Mondo Convenienza, domani l’incontro con l’Ugl

TARQUINIA – Un incontro fissato per domani pomeriggio per comprendere quali misure intende mettere in atto l’azienda. È quanto annuncia la responsabile confederale dell’Ugl Civitavecchia, Fabiana Attig, delegata a trattare l’intera vicenda riguardante le lavoratrici di Iris srl, Mondo Convenienza.
«Ringrazio tutte le forze politiche che da subito hanno alzato il livello di attenzione su questa anomala vicenda – afferma Fabiana Attig – che vede protagonista ancora una volta il famoso marchio di Mondo Convenienza. È del tutto evidente che, come organizzazione sindacale, prima di ogni intervento pubblico abbiamo inteso acquisire tutte le dovute informazioni per dare i migliori consigli, tesi a tranquillizzare tutte le lavoratrici  lasciate in balia dei molteplici annunci aziendali. Il sit in spontaneo di domenica ne è la prova. Chiedere per le vie brevi a delle lavoratrici  madri e mogli, radicate nel territorio di trasferirsi a Verona piuttosto che a Sassari o in altre regioni del nord Italia, non è certo un bel  biglietto da visita. Argomenti questi che respingiamo tassativamente». «Non esistono al momento comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che possano avallare tale comportamento – prosegue la responsabile dell’Ugl – Non sussistono neppure le condizioni per applicare tali scelte. Ricordiamo che per tali drastiche procedure occorrono almeno 70 giorni di preavviso. Non  soltanto l’impresa è (obbligata) ad attivare la procedura, coinvolgendo le organizzazioni sindacali». «In particolare – spiega la Attig – deve specificare quali sono i motivi che hanno condotto alla decisione di dare corso ad eventuali licenziamenti e soprattutto per quali ragioni ritiene impossibile utilizzare strumenti diversi da quelli del licenziamento o trasferimento di azienda dei lavoratori fuori dalla provincia di Roma e di Viterbo, ovviamente includendo la regione Lazio». 
Non avendo ricevuto alcuna di queste comunicazioni, l’Ugl di Civitavecchia rappresentata da Fabiana Attig  e l’Ugl Terziario di Viterbo con Massimo Basile hanno convocato l’azienda per domani alle 16,30 presso la sede di Civitavecchia, al fine di «comprendere quali misure intende mettere in atto l’azienda per eliminare o ridurre l’impatto  sociale che deriva dalla ulteriore possibilità di perdita di posti di  lavoro, elemento fondamentale nelle ipotesi in cui si dovesse arrivare ad un licenziamento collettivo.  E l’outlet di Civitavecchia ne è la prova.  Ma questa è tutta un’altra partita e la Iris srl e il famoso marchio di  Mondo Convenienza dovranno dare delle più che valide e convincenti  argomentazioni». 
 

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Boves, settembre 1943: la prima strage nazista in Italia

Il paese a pochi chilometri da Cuneo è tristemente famoso per aver dato il nome all’eccidio:i militari tedeschi appiccarono il fuoco alle case e uccisero la popolazione in fugaI militari tedeschi appiccarono il fuoco alle case e uccisero la popolazione in fuga

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