Approda a Tarquinia il primo festival musicale

TARQUINIA – Si avvicina la data per l’inizio del Sottosuono Music Festival 2018. 
A partire da venerdi 27 luglio prenderà il via a Tarquinia Lido il primo festival musicale organizzato dalla Sottosuono Eventgroup. Una serie di performance di livello, elettrizzerà ogni appassionato del genere Rap-Trap e musica elettronica, con oltre 60.000 watt di potenza musicale. Sick Luke, il famoso deejay della “Dark Polo Gang” accompagnato da Duke Montana infiammeranno il palco venerdì 27 luglio per la prima data del Festival; lo seguirà poi, sabato 28, Mr Rain con la tappa del suo tour ufficiale “Butterflyeffect”. Chiusura da non perdere infine, con Emis Killa, che domenica 29 luglio presenterà il suo nuovo singolo “Rollercoaster”; in ognuna di queste date si esibiranno inoltre artisti locali del genere disco e elettronico fino a tarda notte.
Una rete ben organizzata di trasporti e fermate al SMF park, alloggi e servizi Info Point consentirà di vivere questa esperienza in modo sicuro e confortevole. Un’area di oltre 50.000 mq a disposizione, con all’interno parcheggio custodito, aree food & beverage. Tre date e tre artisti unici, per far risplendere ed infiammare ancora una volta questo litorale.  

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Santa Marinella, avviati gli incontri con le varie liste per comporre la squadra di governo

S. MARINELLA – È partita due giorni fa la seconda fase dell’importante lavoro che sta facendo il neo candidato sindaco Pietro Tidei, in merito alla nomina della sua squadra che lo appoggerà per l’intera legislatura. Da giorni si fanno i nomi più imprevedibili per quel che riguarda gli incarichi che comporranno la giunta esecutiva. Il primo cittadino, dopo i festeggiamenti di domenica, lunedì si è messo subito al lavoro per formare un organico. Per determinare la squadra di governo, lunedì Tidei ha incontrato i responsabili della lista del Pd che si è classificata al primo posto tra i sei gruppi che lo appoggiavano, ieri è stata la volta della lista civica di Tidei Sindaco, oggi dovrebbe toccare agli Amici dello Sport e da domani vedrà tutte le altre in ordine decrescente. 
Tidei intanto a breve annuncerà il dissesto finanziario che dovrebbe  consentire di ottenere quei soldi utili per la gestione della macchina amministrativa e che eviterebbe di pagare il famoso fondo di solidarietà che costa alle casse comunali qualcosa come sette milioni di euro all’anno. Di contro, però, il sindaco si vedrà costretto ad aumentare le tasse comunali, tra cui ovviamente l’irpef, la Tosap, i passi carrabili e tutte quelle accise che costituiscono le entrate del Comune. Sotto questo aspetto, c’è stata ieri mattina un’accesa discussione tra Tidei e il Commissario Prefettizio, che ha fatto tremare le mura del municipio. Il primo cittadino ha imputato al reggente governativo la responsabilità di non aver portato a termine il discorso relativo al bilancio previsionale e quindi di non aver annunciato il dissesto finanziario, che diventa praticamente obbligatorio in una situazione economica disastrosa come quella che sta attraversando il Comune. E’ quindi passata in secondo piano la cerimonia di consegna della fascia tricolore che ha incoronato Tidei nuovo sindaco della città. 

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La proposta provocatoria del Pd Tarquinia: ''Ma quale Almirante, dedichiamo una via a Papa Pio XI''

TARQUINIA – Il partito democratico di Tarquinia risponde alla proposta avanzata nei giorni scorsi dagli esponenti di Fratelli d’Italia di intitolare una via a Giorgio Almirante. Il Pd avanza una contro proposta. «Ci rivolgiamo a quei cittadini che guardano con favore l’iniziativa di dedicare una via di Tarquinia a Giorgio Almirante, solo per ricordare loro, sommessamente, che Giorgio Almirante firmò di suo pugno il “Manifesto in difesa della razza” del 1938, redatto da “uomini di cultura” fascisti, che poi fu utilizzato da Benito Mussolini come “base culturale”, come pretesto, per togliere cattedre e incarichi prestigiosi, a illustri personaggi come Bruno Pontecorvo, Ugo Lombroso, Giorgio Levi e molti altri che furono costretti a fuggire in America ove proseguirono una brillante carriera professionale». «Molti altri  – dice il Pd – che vollero restare in Italia, furono privati degli incarichi accademici, e deportati in campi di concentramento ove morirono o sopravvissero per miracolo a una vita di stenti e umiliazioni indicibili (Primo Levi, ne costituisce fulgido esempio), unica “colpa” esser di origine ebraica. La strage culturale e umana compiuta in nome della “difesa della razza”, sarebbe stata più imponente se Papa Pio XI, per salvare menti illuminate come Tullio Levi, Vito Volterra, Agostino Gemelli, non avesse conferito loro incarichi presso università e istituti vaticani mettendoli sotto la protezione della Chiesa».  «Resta famoso il commento di questo Papa a fronte del documento firmato anche da Giorgio Almirante:  – concludono dal pd – « Ma io mi vergogno… mi vergogno di essere italiano. E lei padre (il gesuita Tacchi  Venturi), lo dica pure a Mussolini. Io non come papa, ma come italiano mi vergogno. Il popolo italiano è diventato un branco di pecore stupide. Io parlerò, non avrò paura. Mi preme il Concordato, ma più mi preme la coscienza”. 
Si chiamava Achille Ambrogio Damiano Ratti, questo Papa illuminato e siccome noi siamo sollecitati a far proposte, ne facciamo un’altra, tutt’altro che provocatoria: Dedichiamola a lui, una via, non ad Almirante.
 

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La proposta provocatoria del Pd: ''Ma quale Almirante, dedichiamo una via a Papa Pio XI''

TARQUINIA – Il partito democratico di Tarquinia risponde alla proposta avanzata nei giorni scorsi dagli esponenti di Fratelli d’Italia di intitolare una via a Giorgio Almirante. Il Pd avanza una contro proposta. «Ci rivolgiamo a quei cittadini che guardano con favore l’iniziativa di dedicare una via di Tarquinia a Giorgio Almirante, solo per ricordare loro, sommessamente, che Giorgio Almirante firmò di suo pugno il “Manifesto in difesa della razza” del 1938, redatto da “uomini di cultura” fascisti, che poi fu utilizzato da Benito Mussolini come “base culturale”, come pretesto, per togliere cattedre e incarichi prestigiosi, a illustri personaggi come Bruno Pontecorvo, Ugo Lombroso, Giorgio Levi e molti altri che furono costretti a fuggire in America ove proseguirono una brillante carriera professionale». «Molti altri  – dice il Pd – che vollero restare in Italia, furono privati degli incarichi accademici, e deportati in campi di concentramento ove morirono o sopravvissero per miracolo a una vita di stenti e umiliazioni indicibili (Primo Levi, ne costituisce fulgido esempio), unica “colpa” esser di origine ebraica. La strage culturale e umana compiuta in nome della “difesa della razza”, sarebbe stata più imponente se Papa Pio XI, per salvare menti illuminate come Tullio Levi, Vito Volterra, Agostino Gemelli, non avesse conferito loro incarichi presso università e istituti vaticani mettendoli sotto la protezione della Chiesa».  «Resta famoso il commento di questo Papa a fronte del documento firmato anche da Giorgio Almirante:  – concludono dal pd – « Ma io mi vergogno… mi vergogno di essere italiano. E lei padre (il gesuita Tacchi  Venturi), lo dica pure a Mussolini. Io non come papa, ma come italiano mi vergogno. Il popolo italiano è diventato un branco di pecore stupide. Io parlerò, non avrò paura. Mi preme il Concordato, ma più mi preme la coscienza”. 
Si chiamava Achille Ambrogio Damiano Ratti, questo Papa illuminato e siccome noi siamo sollecitati a far proposte, ne facciamo un’altra, tutt’altro che provocatoria: Dedichiamola a lui, una via, non ad Almirante.
 

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Rifiuti, Valter Lozza (Mad): "Nessun allarme"

CIVITAVECCHIA – "Si sta facendo dell’allarmismo gratuito". È il commento di Valter Lozza proprietario della Mad, società che gestisce la discarica di Fosso Crepacuore in questi giorni al centro della polemica dopo l’allarme scattato a seguito della determina regionale che individuava nella discarica di Civitavecchia uno dei siti per lo smaltimento dei rifiuti del trattamento Tmb di Aprilia. Si è parlato di mobilitazione contro i “rifiuti da Roma” ma per Lozza non c’è nessun allarme.

"Parliamo di circa 100mila metri cubi di capacità rimanenti per Fosso Crepacuore – ha spiegato – per Civitavecchia non cambia nulla perché, una volta conferiti, si esaurirà la metratura disponibile per la discarica e si farà il capping". Lozza ha spiegato che le cifre sono di poco differenti da quelle che Civitavecchia va a conferire a Viterbo, circa un mese dei rifiuti di Roma, e che non verranno necessariamente dalla capitale. Secondo il proprietario della Mad, quindi, non esiste alcun allarme rifiuti da Roma ma si tratterebbe solamente di un quantitativo limitato e che non andrebbe ad impattare sul territorio. "Si tratta di una quantità che Civitavecchia fa in circa un anno – ha continuato Lozza – tra l’altro i rifiuti che andranno nella discarica di Crepacuore sono trattati, quindi parliamo di un impatto ambientale minore, si sta facendo del facile allarmismo. Una volta che saranno consegnati questi 100mila metri cubi la capacità della discarica si esaurirà, non avremo una nuova Malagrotta. Al momento – ha sottolineato – la discarica è una ferita aperta nel territorio e va assolutamente chiusa e non lasciata in sospeso. Dopo questa operazione procederemo con il capping". Il capping non è altro che un’impermeabilizzazione dei rifiuti che impedisce all’acqua piovana di penetrare. Secondo Mad, quindi, non c’è allarme e parliamo di cifre simili a quelle portate da Civitavecchia a Viterbo. "Gli effetti benefici – ha concluso Lozza – superano di gran lunga i facili allarmismi".

Altra questione è il famoso concordato Hcs che è stato ripresentato la scorsa settimana. Mad, che da sola rappresenta circa il 40% dei creditori chirografari, non aveva votato per il primo piano, bocciato. Il motivo di maggiore contrasto con l’Amministrazione riguardava il pagamento del Post mortem, ovvero la somma inserita in bolletta per legge e necessaria per la gestione della discarica nei 30 anni successivi alla chiusura, importi che teoricamente avrebbero dovuto essere pagati integralmente in pre-deduzione dal concordato. Vedremo cosa prevede la seconda proposta nel piano presentato nei giorni scorsi. Nel concordato le cifre che riguardano Mad sono importanti, parliamo di circa 4 milioni, di cui 1,2 proprio per il Post mortem e 2,8 per altri servizi, tra cui il capping. Lozza, che ha già ‘‘salvato’’ Hcs dal fallimento ritirando ad ottobre l’istanza presentata lo scorso anno, rimane vago: "Mi auguro – ha commentato – che chi ha redato il nuovo concordato abbia preso in considerazione le questioni da noi sollevate".

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Il Dlf brilla al primo Torneo ‘‘Rete oro’’ arrivando in finale

Prima edizione del Torneo ‘‘Rete Oro’’, riservato alla categoria Esordienti 2006, organizzato dal patron Raffaele Minichino, lo stesso del più famoso ‘‘Beppe Viola’’, nonché Direttore della nota rete tv ‘‘Rete Oro’’. Ai blocchi di partenza le migliori 32 squadre di Roma e del Lazio per una manifestazione che mantiene inalterati il fascino e il prestigio di quella riservata all’agonistica. Teatro di gioco i campi di via Montecucco, nel quartiere del Trullo in Roma, con un impegno settimanale iniziato in sordina per i biancoverdi del Dlf e, che passo dopo passo ha portato i civitavecchiesi dritti dritti in finale, confrontandosi via via con squadre sempre più blasonate. Sabato 9 giugno, l’ultimo atto di un torneo organizzato in modo ineccepibile dalla Time sport in tour, dopo una galoppata durata un mese i dielleffini affrontano per il Trofeo i pontini della Polisportiva carso. (Agg. 16/06 ore 18,03 SEGUE)

La gara è di altissimo livello, con le due formazioni che non si risparmiano e mettono in campo tutta la tecnica e la tenacia per prevalere sull’avversario. Al 10’ del secondo tempo arriva il vantaggio dielleffino con Mattia Bertini, che una grande girata fulmina il portiere pontino. Il Carso non è formazione che molla facilmente e a due dal termine raggiunge il pari con una gran punizione calciata da Mattia Colardo. La lotteria dei rigori è fatale per i biancoverdi  che si devono accontentare, si fa per dire, della piazza d’onore. (Agg. 16/06 ore 19,50 SEGUE)

A coronamento di un’annata strepitosa, arriva il meritato, ma non inatteso, premio per il miglior portiere della competizione a Valerio Di Camillo, chiamato a difendere la porta civitavecchiese in solitaria, dopo il riposo forzato per infortunio occorso all’altro numero uno Flavio Priori. Questi 18 ragazzi hanno dimostrato, sorretti magistralmente dal mister Simone Romagnoli e dai suoi collaboratori, che il lavoro paga sempre e l’impegno dà sempre i suoi frutti. (Agg. 16/06 ore 20,36)  

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Si scoloriscono i girasoli di Van GoghIl giallo del capolavoro è a rischio

Il museo di Amsterdam dedicato al grande pittore lancia l’allarme: il famoso giallo è in pericolo e sta virando verso il marrone-oliva. Allo studio una serie di protezioni speciali

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CSP ai dipendenti: non ti pago

CIVITAVECCHIA – CSP non risponderà dei crediti dei lavoratori maturati presso le preesistenti società (HCS, Città Pulita, Ippocrate, Argo). Parliamo del TFR e di tutti gli altri crediti degli oltre 370 lavoratori.

Stavolta sono bastate poche ore per smentire gli impegni assunti da Cozzolino, durante il Consiglio comunale del 28 maggio.

Ormai la prassi sembra consolidarsi. L’amministratore di CSP ed il Sindaco dicono una cosa ma ne fanno una altra. Così oggi in Tribunale si è avuta la smentita ufficiale agli impegni assunti da Cozzolino nei confronti dei dipendenti. Un lavoratore vantava, infatti, un credito nei confronti di HCS srl, con un titolo già divenuto esecutivo. CSP, subentrata ad HCS, avrebbe quindi solo dovuto pagare. Ecco però il colpo di scena. CSP si è opposta al pagamento dichiarando che non intende pagare per i crediti maturati dai lavoratori prima del 8 settembre 2017, data del passaggio del servizio. Quei crediti il lavoratore dovrà chiederli ad HCS … che però è in perenne concordato da oltre due anni (la Legge prevede una durata massima di nove mesi) e non può pagare.

Ora, va da sé che l’opposizione al pignoramento ha zero possibilità di sopravvivere al giudizio del Giudice, dal momento che CSP è solidamente responsabile ad HCS perché lo stabilisce la Legge (art. 2112, comma 2 del codice civile). Legge che non può certo essere superata dall’accordo tra HCS e CSP.

Ma il segnale per i 370 dipendenti del gruppo è chiarissimo. CSP, al contrario di quello che dice il Sindaco, non intende pagare quanto maturato presso le vecchie società. CSP non intende pagare quindi il TFR, gli altri crediti e non intende pagare nemmeno quanto assegnato ai lavoratori dal Giudice … si pensi, in questo senso, che 40 lavoratori circa hanno vinto, pochi giorni fa, la causa su il famoso “integrativo” aziendale e si accingono a richiederlo a CSP.

Quasi sicuramente CSP non lo pagherà ed i lavoratori saranno costretti a tornare dal Giudice per una azione esecutiva. Allo stesso modo, con ogni probabilità CSP non pagherà nemmeno il TFR. Insomma un muro di gomma per i dipendenti, nonostante le rassicurazioni sempre meno convincenti dell’attuale Sindaco. E’ chiaro che chi vorrà i suoi soldi (spesso i risparmi di una vita: quelli del TFR) dovrà ricorrere ad un Giudice con dispendio di risorse e rinviando quindi nel tempo l’incasso di quanto guadagnato. L’enorme contenzioso (almeno 320 cause di lavoro) non farà che accelerare la fine prematura della CSP.

D’altra parte ormai, dopo la prima opposizione al lavoratore che chiedeva conto di un credito maturato presso HCS, CSP non potrà certo tornare indietro. Dovrà opporsi anche agli altri 320 dipendenti che chiedessero i propri soldi. Se assumesse, infatti, un atteggiamento diverso verso gli altri dipendenti, accollandosi il debito per TFR o integrativo aziendale, fornirebbe al primo lavoratore “opposto” la prova provata della discriminazione nei suoi confronti, fornendo una arma a quest’ultimo che vale notevolmente più dei 12.000 euro circa del pignoramento opposto.

Insomma De Leva e Cozzolino non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio. E siamo sull’orlo di un altro disastro. Quindi o CSP cede e paga il primo dipendente che la ha pignorata o si ritroverà 320 contenziosi che – comunque vada – segneranno la fine della società (solo le spese legali sommeranno a non meno di un milione di euro).

In questo senso le preoccupazioni e le soluzioni del Consigliere Massimiliano Grasso, espresse con forza in Consiglio comunale, appaiono sempre più convincenti.

Occorre una profondissima riforma della società comunale che non può esaurirsi nel cambio della denominazione sociale. Occorrono soprattutto degli amministratori che non si improvvisino in ruoli per i quali non hanno nessuna competenza ed esperienza.

Insomma come direbbe il buon Gino Bartali: “è tutto da rifare”.

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Lusso e svaghi dall'antica Roma all'era 2.0

Nella società romana antica, la parola lusso (luxus in latino) veniva comunemente associata a precise abitudini riguardanti il benessere e gli svaghi del corpo e della mente, ai piaceri del tavola, alla sontuosità delle vesti e dei preziosi accessori, ma naturalmente anche all'imponenza delle dimore costruite solo per una certa élite nei dintorni della Capitale. Oggi come allora è possibile vivere alcune esperienze di lusso proprio come gli antichi romani, scopriamo le più interessanti.

Benessere e relax: l'acqua come risorsa preziosa

Uno degli elementi naturali che caratterizzava l'antica Roma era sicuramente l'acqua, utilizzata sia per creare sorgenti e fontane ornamentali, ancora visibili nelle più belle residenze romane, che come fonte di relax nei percorsi termali con grandi vasche e piscine terapeutiche per depurare corpo e spirito. L'imperatore che più di tutti si dedicò alla realizzazione di terme, proprio ai piedi dell'Aventino, fu Lucio Settimio Bassano conosciuto ai più come Caracalla, da cui infatti deriva il nome Terme di Caracalla, e più tardi Diocleziano con le sue Terme ancora più imponenti. Oggi, per fuggire dal caos cittadino, è possibile rifugiarsi in hotel di lusso con al loro interno centri spa che si ispirano proprio agli antichi bagni termali per ritagliarsi momenti di serenità. Tra i centri più esclusivi ricordiamo il Cavalieri Gran Spa Club che comprende saune, vasca idromassaggio, piscina riscaldata e bagno turco, tre piscine esterne riscaldate, oltre ad un percorso calidarium-frigidarium e una serie di trattamenti di bellezza per tutte le esigenze. Palazzo Montemartini, proprio accanto alle antiche Terme di Diocleziano, offre invece una spa di ben 600 m2 con un percorso idroterapico, vasca Jacuzzi, sauna, bagno turco, camera del suono e del sale, docce emozionali, ambienti dedicati ai massaggi e numerosi trattamenti estetici. Poco distante dal centro città e vicino a Fiumicino, sorge il QC Termeroma, un resort di lusso situato all’interno del Parco Naturale di Traiano con una vegetazione ricca e profumata, ideale per rilassarsi. Qui l'antica idea di terme romane rinasce nella spa che riprende l'uso dell’acqua della falda riscaldata a 37 ºC con un percorso benessere che si estende attraverso i sotterranei degli edifici storici fino a sfociare nell’Oasi del Porto. Sempre all'interno della struttura sono presenti vasche idromassaggio, cascate rigeneranti, un percorso kneipp, un parco esterno con il bagno giapponese, le biosaune, aree per il relax, per i trattamenti estetici e per il fitness.

Dai giochi antichi a quelli moderni

Oltre al benessere del corpo e dello spirito, tra gli svaghi della mente preferiti dagli antichi romani c'erano diversi passatempi come il teatro, la musica ma anche il gioco d'azzardo per sfidare la fortuna e intrattenersi con gli amici dopo un bel bagno nelle acque termali. A Roma si scommetteva su tutto e nelle case dei ricchi si utilizzavano solitamente scacchiere, realizzate con materiali preziosi. I romani giocavano con monete, pedine, dadi e tavolette ovunque, tanto che tra le scoperte archeologiche in giro per la città sono state ritrovate alcune scacchiere incise sulle lastre della pavimentazione. I dadi, (tesserae) fatti di ossa, legno, avorio e materiali simili erano un accessorio immancabile dell'abbigliamento quotidiano, attaccato ad una cordicella legata intorno alla cintura. Con le monete si giocava a navia aut capita, l'attuale testa o croce. Molto simili ai dadi c'erano gli astragali di terracotta, di ossa o di materiali preziosi come oro o argento, usati soprattutto dai veggenti del tempo per prevedere il futuro. Uno dei giochi più popolari consisteva nel lancio di 4 o 5 astragli a 4 facce, il più abile a raccogliere i pezzi con il dorso della mano, realizzando il famoso colpo di Venere era il vincitore. Duodecim scriptorum è un'altro esempio dell'evoluzione dei giochi , in quanto rappresenta l’antenato del Backgammon il cui scopo era di far muovere le pedine fino alla parte opposta della tavola, superando quelle dell’avversario. Molti altri giochi, come gli scacchi, testa o croce, blackjack e poker sono ancora tra gli svaghi preferiti di chi vuole divertirsi e staccare la spina per qualche momento. Un cambiamento fondamentale però differenzia l'epoca degli antichi romani dalla nostra è avvenuto con la diffusione di Internet, in quanto il gioco è diventato accessibile 24 ore su 24. Per giocare basta trovare la piattaforma di giochi desiderati e iniziare grazie ad un semplice click. Per gli appassionati di giochi online troviamo Kongregate Online, con più di 11 mila giochi che vanno da semplici puzzle a RPG o giochi d'azione. Betway Casinò, specializzata invece in gioco d'azzardo, permette di scegliere tra una vasta gamma di giochi tra cui si trovano invenzioni decisamente più moderne rispetto ai giochi dei tempi dei romani, come la roulette e il Blackjack. Ad ogni modo, quello che è rimasto fino ai giorni nostri e non è stato perso con l'avvento di Internet è di certo la passione per sfidare la sorte rimane: duellare con la fortuna infatti non smette mai di ispirare gli appassionati del gioco d'azzardo e dei giochi da tavolo, che possono ora esprimere le loro abilità e strategie sempre e dovunque, senza doversi più portare un paio di dadi in tasca o incidere scacchiere per strada.

La cucina romana con i suoi sapori antichi

La cucina romana moderna, con le sue osterie colorate sparse tra i vicoletti di Trastevere e Campo de' Fiori, non è poi tanto diversa da quella dell'antica Roma e conserva intatte alcune ricette delle regioni confinanti, dalle quali ha potuto assorbire molte specialità culinarie. La particolarità della cucina romana è quella di aver difeso la genuinità dei piatti con la semplicità e schiettezza tipiche di una cucina popolare. Nell'impero romano si mangiava bene, iniziando con un pasto mattutino molto sostanzioso costituito da pane e schiacciata conditi con olio, un pizzico di sale, del vino oppure miele o latte, amalgamati con frutta secca, formaggio o carne. Il pasto serale era abbastanza semplice e variabile e consisteva in portate di legumi, ciotole di olive, alici in salamoia, vari tipi di formaggi di pecora o di capra, carne allo spiedo e pesce grigliato. Essendo una cucina tipicamente mediterranea, i piatti principali prevedevano carne e pesce, dalle prestigiose aragoste e ostriche, al pollame, alla carne di vitello o di maiale. Gli alimenti come gli insaccati, i volatili e la grande selvaggina come cinghiali, cervi, caprioli e daini, venivano preparati nelle sontuose ville di campagna dove la classe nobile era solita organizzare banchetti e feste private. La cena terminava con dolci e frutta: i dolci erano preparati con miele o vino, mentre i frutti più popolari erano le mele, l'uva, le albicocche, le pesche e i fichi.

Oggi come allora, Roma offre un viaggio sensoriale completo a chiunque desideri scoprire il lusso del vivere prendendosi cura di mente, corpo e passioni, punti fermi della cultura che all'apice della sua grandezza regnava su gran parte del mondo allora conosciuto e in cui ha esportato la sua cultura, di cui ancora oggi possiamo ritrovare evidenti tracce.

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Ceramiche al centro storico: Civitavecchia firma l'accordo con Deruta

CIVITAVECCHIA – È stato siglato sabato scorso l'accordo di collaborazione tra le città di Civitavecchia e Deruta. "Sono sicuro – ha spiegato l'assessore D'Antò – che questa sia un’importantissima opportunità per i nostri territori. Grazie anche alla Regione Umbria per essersi impegnata attraverso il suo Presidente del Consiglio a reperire i fondi necessari".

L'amministrazione ha sottolineato quindi i benefici per entrambe le città: da una parte Deruta aiuta il suo artigianato locale, famoso in tutto il mondo, per entrare nel mercato del crocierismo; dall'altra Civitavecchia abbellisce il suo centro storico con le ceramiche, simbolo del made in Italy. 

"Il valore aggiunto per la nostra città non si esaurisce qui – hanno aggiunto da Palazzo del Pincio – infatti va sottolineato che il Comune di Deruta si impegna a trovare fondi per avviare laboratori didattici rivolti ai nostri cittadini ed in particolar modo agli studenti. Ciò potrà essere anche un'attrazione turistica perchè l'idea è di aprire tali botteghe, rispettando i criteri imposti dalla legge, anche ai turisti e ai curiosi come già avviene in altre città turistiche".

 

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