Flavioni: il sogno salvezza si ripete

Gioia immensa per la Flavioni Handball Civitavecchia che sul rettangolo amico del Palasport, nel match valevole per l’ultima giornata del campionato di pallamano femminile di serie A1, batte col risultato di 31-22 le rivali del Dossobuono e, complice la sconfitta dell’Ariosto Ferrara, conquista la salvezza nel massimo campionato italiano. (Agg. 23/4 ore 18.34 SEGUE)

IL COMMENTO DEL CAPITANO DELLA FLAVIONI ERIKA MARUZZELLA – «Lo sport – scrive sul proprio profilo Facebook il capitano gialloblu Erika Maruzzella – è l’unico spettacolo che, per quante volte tu lo veda, non sai mai come andrà a finire e forse è in questo che si trova la forza di non mollare mai e di continuare anche quando sembra che tutto vada nella direzione sbagliata. La ruota gira se vogliamo farla girare noi e come in tutte le cose importanti, bisogna avere carattere, determinazione, passione e soprattutto una mano pronta a rialzarti; uno sguardo che ti capisce al volo, un abbraccio che vale più di mille parole e un sorriso che ti faccia capire che stai facendo la cosa giusta. Questa è la mia squadra, questo è il mio spettacolo e questo è di nuovo il finale che avrei scritto per questa società. Grazie a chi ne ha fatto parte». (Agg. 23/4 ore 18.59 SEGUE)

LE DICHIARAZIONI DELLA SENATRICE GIALLOBLU MARA BONAMANO – «È stata dura – commenta sul suo profilo Facebook anche la senatrice della Flavioni Handball Civitavecchia Mara Bonamano – sono accadute tante cose ma le abbiamo affrontate a viso aperto, senza mai perdere di vista l’obiettivo. Quando una di noi ha avuto un cedimento c’era sempre una compagna pronta ad aiutare. Sono troppo contenta perché noi meritiamo tutto questo per i sacrifici che facciamo ogni giorno. Grazie quindi alla dirigenza, che si fa in quattro per affrontare il campionato; grazie a coach Patrizio Pacifico, che ci prepara ogni settimana come se dovessimo affrontare sempre una finale e grazie a Fernando De Paolis, che è tornato a far parte della nostra famiglia. Non mi dimentico dei grandi cuori dei civitavecchiesi sempre pronti ad aiutarci acquistando tessera del tifoso e partecipando ai nostri eventi, nonché a riempire gli spalti incitandoci durante le nostre battaglie. Grazie a Pierluigi Gorla e tutto lo staff del ‘‘Tutto OK’’. Grazie a voi, le mie amiche e compagne di mille avventure: il campionato di serie A ci aspetta di nuovo». (Agg. 23/4 ore 19.25)

Gi. Mor.

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Molise, centrodestra avanti

Centrodestra avanti alle elezioni regionali del Molise . Quando sono state scrutinate 341 sezioni su 394, in base ai dati pubblicati in tempo reale sul sito della Regione dedicato alla consultazione elettorale, il candidato di centrodestra Donato Toma è al 44,22% dei voti seguito dal candidato del Movimento 5 stelle Andrea Greco al 37,79%.

Più distante il candidato di centrosinistra Carlo Veneziale (16,9%) mentre il candidato di Casapound Italia Agostino Di Giacomo è allo 0,38%. L'affluenza definitiva al voto è stata del 52,17%.

M5S – Tra i partiti, il più votato alle regionali molisane è il M5S. A spoglio ancora in corso, i Cinquestelle sono al 30,61%.

Forza Italia, con il 9,58%, è il secondo partito più votato seguito da Pd (8,85%), Orgoglio Molise (8,20%), Lega con Salvini Molise (8,16%), Popolari per l'Italia (7,44%), Unione di centro (5,51%), Fratelli d'Italia (4,53%), Iorio per il Molise (3,53%), Leu per il Molise (3,28%), Movimento nazionale per la sovranità (2,90%), Molise 2.0 (2,49%), Unione per il Molise (2,26%, Il Molise di Tutti (1,97%), Il popolo della famiglia (0,41%), Casapound Italia (0,29%).

TOMA – Il risultato "farà capire ai nostri leader che il centrodestra è unito e non si può spaccare". Lo afferma all'AdnKronos il candidato di centrodestra Toma, che a scrutinio ancora in corso è ormai prossimo alla vittoria alla guida della Regione. (Adnkronos)

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Io, l’aiutante di camera che soccorse Wojtyla, vi racconto i miei tre Papi

Angelo Gugel parla per la prima volta: ha assistito anche Luciani e Ratzinger. «Giovanni Paolo II ha fatto un miracolo per me e per la mia famiglia»

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Dopo la sentenza esplode la rabbia nel web

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Dopo la sentenza di primo grado per l’omicidio di Marco Vannini la protesta esplode nel web. Tante, tantissime persone dal nord al sud dell’Italia si sono trovate unite nel manifestare la loro indignazione e a contestare una sentenza ritenuta assurda. Una vera e propria sollevazione popolare che ha reso incandescente da alcuni giorni siti ufficiali, pagine di cronaca nera, gruppi privati di migliaia di italiani che hanno seguito la vicenda  non risparmiando severe critiche ai giudici che l’hanno emessa. Migliaia e migliaia i commenti infuocati e rabbia, rabbia, tanta rabbia. La parola più usata in assoluto: “vergogna”. Solo in un post del gruppo ‘’Giustizia e verità per Marco Vannini’’ alla provocazione lanciata da una donna consistente nello scrivere ‘l’epiteto ‘’vergogna’’, hanno aderito in poche ore in quasi quattromila e cinquecento. Scandalizzati per quello che è successo a quel giovane sorridente, gioioso e di grande moralità, tutti aspettavano che la giustizia si rivelasse più severa con una sentenza che fosse un monito e un buon  esempio per tutti. Era richiesto un forte messaggio morale che non è arrivato. 
Tra i commenti di autorevoli personaggi spicca quello di Carmelo Abate di Quarto Grado che definendo la «sentenza vigliacca e codarda» sembra abbia interpretato al meglio  il sentimento comune. «Una sentenza – dice Carmelo Abate – che risolve la questione tra addetti ai lavori. Ne escono tutti vincitori. Esce vincitore la difesa di Ciontoli perché Viola Giorgini viene assolta, perché i tre in qualche modo vedono derubricata l’accusa da dolosa a colposa, meno grave, perché Ciontoli si becca le attenuanti. Esce vincitore la difesa dei Vannini perché l’avvocato Gnazi porta a casa un successo notevole. La questione partiva sul binario dell’omissione di soccorso e l’avvocato Gnazi l’ha spostata sul binario dell’omicidio, e quattro persone sono state condannate per omicidio. C’è un’unica grande sconfitta mamma Marina. Perché questa sentenza vigliacca e codarda se ne fotte letteralmente di mamma Marina».
E tanti si sono dissociati da questa sentenza scritta nel nome del popolo italiano lanciando l’hashtag ‘’non nel mio nome’’ che nel giro di qualche giorno è diventato virale. Un modo per far sentire al mondo intero che quel popolo non si identifica in quella sentenza e continua a chiedere ‘’Giustizia per Marco’’.  
Tra i  primi ad aderire il comitato commercianti di Ladispoli che ha tappezzato le vetrine dei loro negozi con il manifesto con scritto ‘’Io sono Marco, noninmionome’’. «Marco ha gridato e nessuno l’ha soccorso – scrivono in un comunicato – Marina ha gridato ma la giustizia l’ha ignorata. Quanto ancora dovrà gridare questa famiglia per essere ascoltata? Quando viene pronunciata una sentenza il giudice la declama in ‘’Nome del Popolo Italiano’’, la sentenza del caso Vannini non rappresenta buona parte del popolo italiano. Marina non si sente più cittadina di questo Stato, ma non è lei a doverne prendere le distanze, Ladispoli, i commercianti di Ladispoli hanno scelto di dar voce al grido disperato di questa famiglia. Perché: Io sono Marco, sono Marina, sono Valerio, sono una cittadina italiana, sono un cittadino italiano, sono un commerciante e nessuno rimarrà in silenzio. I commercianti di Ladispoli stanno affiggendo alle loro vetrine il loro No alla sentenza Vannini, perché Marco e la sua famiglia meritano rispetto, perché una sentenza del genere è pericolosissima, insegna ai giovani quanto poco valga una vita spezzata senza senso. La categoria rimane vicina e sostiene la battaglia della famiglia Vannini perché tutti siamo Marco».
L’iniziativa è stata immediatamente recepita e fatta propria anche dai commercianti di Cerveteri. Già nelle vetrine dei negozi del centro storico e di piazza Aldo Moro è affisso il manifesto con la foto di Marco sorridente e con l’hashtag noninmionome.

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Ciontoli: «Dio mio quanto odio.  Aiutaci»

LADISPOLI – C’è grande incredulità tra i membri del gruppo Giustizia e Libertà e tra tutti coloro che sono vicini alla famiglia di Marco Vannini per quanto espresso da Antonio Ciontoli sul proprio profilo facebook. 
Quanto scritto potrebbe essere interpretato dai più come una provocazione. Antonio Ciontoli, nelle sue parole, invoca Papa Francesco.
“Santo Padre grazie per la speranza di vita che mi doni, ma un grazie particolare perché le tue Sante iniziative hanno aperto il cuore a chi ne ha tanto bisogno…Amore non odio” e “Dio mio quanto odio. Aiutaci”.
Queste le frasi affidate da Antonio Ciontoli al proprio profilo social (riprese pubblicamente a livello nazionale dalla trasmissione Quarto Grado), prima e dopo la sentenza dello scorso18 aprile.  
Frasi che, senza dubbio, sono state recepite dalle tante persone vicine ai Vannini come la provocazione di un uomo che, comunque, è stato condannato in primo grado a 14 anni per omicidio volontario. La famiglia Ciontoli, ricordiamolo, si è sempre sentita vittima e si è sempre lamentata per l’odio che le è stato rivolto.
Sono passati quattro giorni dal 18 aprile, data in cui la corte d’assise ha pronunciato la sentenza con cui ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni, il resto della sua famiglia a 3 anni e assolto Viola Giorgini. In questi giorni sono state molteplici le interpretazioni della sentenza. Piena di enfasi quella del giornalista Carmelo Abbate a Quarto Grado:  “Una sentenza vigliacca, che manca di coraggio. Le sentenze si rispettano, ma in democrazia si possono criticare. Questa sentenza, a mio avviso, risolve la questione tra addetti ai lavori. 
Addetti ai lavori che risultano tutti vincitori: vince la difesa dei Ciontoli perchè Viola è stata assolta, i 3 membri della famiglia vedono derubricata l’accusa a omicidio colposo e Antonio Ciontoli si becca le attenuanti. Vince anche la difesa dei Vannini perchè l’avvocato Gnazi ha fatto un ottimo lavoro, portando a casa un successo notevole spostando la discussione da omissione di soccorso ad omicidio. Gli unici sconfitti sono mamma Marina e papà Valerio, perché la sentenza ‘se ne fotte di loro’ già nel momento in cui scinde due destini: quello dei familiari del Ciontoli considerati, alla fine, spettatori quasi incoscienti e quello di Antonio considerato l’artefice massimo. Ma se il sig. Ciontoli è l’artefice massimo allora la pena deve essere consona, dura. Invece ottiene le attenuanti. Perché è incensurato? In questo modo però, non si giudica il comportamento dell’imputato dopo il reato: ha mentito e depistato le indagini. E si becca le attenuanti? Per questo, a mio modo di vedere, è una sentenza vigliacca”.
Una vicenda che, come ovvio, è destinata a proseguire: i legali della famiglia Ciontoli hanno già fatto sapere che ricorreranno in appello per chiedere omicidio colposo per Antonio Ciontoli e l’assoluzione per il resto della famiglia. Stessa cosa potrebbe fare il PM Alessandra D’Amore per impugnare la sentenza di primo grado. 
Ora non resta che attendere le motivazioni della sentenza per farsi un’idea più chiara sul verdetto emesso dalla corte.

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«I famigliari di Antonio Ciontoli non si faranno un giorno di galera ed anche lui potrebbe non andarci»

CERVETERI – L’avvocato penalista Daniele Bocciolini, già legale di parte civile nella difesa delle vittime nel processo per il naufragio della “Costa Concordia” nei confronti del comandante Francesco Schettino, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Legge o Giustizia” su Radio Cusano Campus per commentare le sentenze relative alla morte di Marco Vannini.  
«Le reazioni dei genitori di Marco Vannini sono comprensibili. Bisogna leggere le motivazioni ma le perplessità per le pene inflitte ci sono. Questo è uno dei casi più inquietanti della storia criminologica italiana e ritengo che queste pene siano a dir poco esigue. Tecnicamente sono spiegabili, per carità. La pena base era di 21 anni. Applicando le circostanze attenuanti generiche si “scontano” 7 anni. Per quale motivo però sono state riconosciute al Ciontoli le attenuanti generiche? Il giudice può valutare degli elementi per applicarle, come il pentimento o la condotta durante il processo. Il fatto che fosse incensurato non conta invece nulla. Sarò curioso, nelle motivazioni, di leggere il perché di queste attenuanti».  
Secondo Bocciolini «la condotta del Ciontoli è stata sempre molto grave. C’è stata una negazione del fatto, la chiamata in ritardo dei soccorsi accettando il rischio che Marco morisse, ha mentito ripetutamente. La Procura e la parte civile faranno comunque ricorso in Appello».  
Gli altri familiari coinvolti hanno avuto pene molto basse: «3 anni, pena risibile, per gli altri. Chi ha subito questa pena non andrà mai in galera. Non rischiano il carcere. L’unico che potrebbe rischiarlo è Antonio Ciontoli. L’Appello? Gli anni potrebbero diminuire ulteriormente. È assurdo pensare che l’omicidio stradale sia punito con pene fino ai 15 anni di reclusione. Un omicidio che avviene all’interno di una casa, da parte di membri di una famiglia, viene punito con tre anni di reclusione».

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«Con la fondazione Marco continuerà a vivere»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Sto al cimitero, davanti alla lapide di mio figlio e non so ancora come farò a dirgli che il mazzo di fiori  che gli avevo promesso come simbolo di giustizia non c’è perché questo passo avanti non c’è stato, non l’ho visto, non l’ho avvertito. Per me oggi è tutto fuori luogo. Sto qui, lo guardo ma non riesco a parlargli. Mi sento vuota. Sento il vuoto. Il niente. Il mio cuore si è inaridito con la sua morte e sta con lui, qui sulla terra ne è rimasto ben poco perché è come se me lo avessero strappato. Ieri questa sensazione si è acuita. Non so come dirglielo che ho lottato tanto per potergli raccontare di quel segnale che non c’è stato. Che la giustizia esiste, che l’ha avuta e invece non posso perché per me è come se l’hanno ucciso un’altra volta. Mi sento come inasprita». 
Queste le parole che dice con la voce rotta dal pianto Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, il giorno dopo la sentenza di primo grado che ha mitigato le richieste di condanna del pubblico ministero nei confronti della famiglia Ciontoli. Abbiamo tutti visto quell’esplosione incontenibile di sdegno di Marina in aula dopo la lettura del verdetto. 
«Sto male, molto peggio di ieri – continua Marina –  Sono come sotto un treno. Comunque io non mollo e spero che il pubblico ministero faccia il ricorso in appello. Confido in lei perché noi, come parte civile, non lo possiamo fare. Questo è quello che prevede la legge. Noi in quel processo sembriamo degli ospiti indesiderati. Sono ancora molto sconcertata per quello che è successo, della sentenza che c’è stata. Ieri ero arrabbiata ed oggi sono ancora più arrabbiata di ieri. Sono sempre stata una donna dignitosa e ho sempre confidato nella giustizia. E, invece, ieri, secondo me, la giustizia per Marco non c’è stata. E’ inaccettabile». 
E lì davanti alla tomba del figlio che Marina rivendica il suo ruolo di vittima: «I legali dei Ciontoli, parlano dei loro assistiti come persone vittime della pressione mediatica, e quindi  non più liberi di andare a comprare neanche il pane.  Ma la vittima sono io e lo rimarrò per sempre. Io non potrò essere più chiamata mamma. Non potrò mai vedere e gioire per la laurea di mio figlio. Non potrò essere mai chiamata nonna  Ma anche i comportamenti a latere fanno riflettere. Non hanno mai avuto un attimo di esitazione nella durezza che è apparsa evidente nei confronti di Marco. Mai una volta in cimitero a trovare mio figlio. Mai fatto niente per lui dimostrando anche così di pensare solo a se stessi».  
«Al di là di tutte le speculazioni che si sono sviluppate sulla pressione mediatica intorno a questo processo – spiega mamma Marina – non c’è mai stata da parte mia la volontà di trasformarlo in un processo di ‘’piazza’’ né tantomeno di negare i legittimi diritti di chicchessia. Il fatto è che non posso rinunciare al conforto che mi arriva spontaneo da tutte quelle mamme d’Italia che si immedesimano nella mia condizione. Da tutti quei papà che si immedesimano nella condizione di mio marito Valerio. Da tutti quei giovani che vedono in Marco un simbolo per una giustizia bramata e che trovano incompiuta. Nella trasmissione televisiva ‘‘Chi l’ha visto?’’, per esempio, nella quale ero ospite, le linee dei telefoni non funzionavano più da quanto erano intasate per i messaggi di solidarietà arrivati per me e Valerio. A Ladispoli il comitato dei commercianti ha fatto in forma di protesta per la sentenza  il manifesto con la scritta ‘’Io sono Marco, noninmionome’’, che è stato affisso nella porta di ingresso dei negozi. E questo non dipende dalla famiglia Vannini. E’ un gesto di solidarietà spontaneo della gente comune. Ritengo che chiedere verità sia la dimostrazione del rispetto che nutro nei confronti di una giustizia giusta, perché soltanto attraverso la ricerca della verità questa arriva al suo compimento come previsto da ogni società civile».  
Marina si entusiasma quando parla del progetto che ha in mente di realizzare. «Dopo che è successo il fattaccio ho capito a mie spese a quanti problemi e difficoltà si va incontro in un processo e  al grande sforzo economico per sostenerlo. Per questo trasmetterò la mia esperienza e la metterò a disposizione  attraverso una fondazione a nome di mio  figlio denominata ‘’Giustizia e Verità per Marco’’, dove lui continuerà a vivere e a dare giustizia a tante persone come lui che hanno subito una morte così crudele». 
Papà Valerio, al cimitero con la moglie, dice: «Non c’è la faccio a stare più di cinque minuti davanti alla lapide di mio figlio. Non riesco a sopportare l’idea che lui stia lì dentro. Un ragazzo così pieno di vita, come fai ad immaginarlo dentro ad un loculo? Così sorridente e gioioso, come fai ad immaginarlo dentro ad un loculo? Vengo al cimitero per rispetto ma ci sto poco, esco fuori e aspetto mia moglie. Oggi sento un vuoto immenso dentro. Non ce l’ha faccio. Non riesco a guardare neanche la sua  foto sulla lapide. E’ come se mi sentissi in colpa io per non essere riuscito a dargli quel minino di giustizia che attende da tre anni. Però questa è la sentenza di primo grado e spero che si vada avanti e si faccia l’appello. Non riesco ad accettare che abbiano derubricato il reato per i familiari del Ciontoli. E’ assurdo. Viola addirittura assolta perché il fatto non costituisce reato. Ma che stiamo dicendo?  Sono tante, tantissime le persone che ci sostengono. Si immedesimano nella nostra situazione e trovano inconcepibile che un’intera famiglia non abbia dato un briciolo di valore alla vita umana. Sono contento del loro sostegno perché ci danno forza e coraggio».

 

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Processo Vannini, condanna per la famiglia Ciontoli

CERVETERI – Dopo poche ore di camera di consiglio arriva il verdetto per la famiglia Ciontoli per la morte di Marco Vannini: 14 anni per Antonio, il capofamiglia e tre anni ciascuno per il figlio Federico, la figlia Martina e la moglie Maria Pezzillo. Assoluzione per Viola Giorgini, la fidanzata di Federico, accusata di omissione di soccorso. Caos in aula dopo la lettura della sentenza

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Condanna per la famiglia Ciontoli: 14 anni per Antonio e 3 per moglie e figli

CERVETERI – Dopo poche ore di camera di consiglio arriva il verdetto per la famiglia Ciontoli per la morte di Marco Vannini: 14 anni per Antonio, il capofamiglia e tre anni ciascuno per il figlio Federico, la figlia Martina e la moglie Maria Pezzillo. Assoluzione per Viola Giorgini, la fidanzata di Federico, accusata di omissione di soccorso

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Condanna per la famiglia Ciontoli: 14 anni per Antonio il capofamiglia e tre per moglie e figli

CERVETERI – Dopo poche ore di camera di consiglio arriva il verdetto per la famiglia Ciontoli per la morte di Marco Vannini: 14 anni per Antonio, il capofamiglia e tre anni ciascuno per il figlio Federico, la figlia Martina e la moglie Maria Pezzillo. Assoluzione per Viola Giorgini, la fidanzata di Federico, accusata di omissione di soccorso

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