Ladispoli, Matteo Di Cola tra i primi dieci a ''Il Ristorante degli Chef''

LADISPOLI – Prosegue l'avventura del ladispolano Matteo Di Cola che ieri sera ha preso parte alla prima puntata de ''Il Ristorante degli Chef'' in onda su Rai2. Il ladispolano si è infatti posizionato tra i primi dieci in classifica aggiudicandosi così il proseguimento della sua avventura. Il programma è iniziato con ben 80 aspiranti chef arrivati da tutta Italia che nell'arco della serata di sono battuti per superare una serie di prove davanti a tre chef di fama internazionale:  Andrea Berton, Philippe Léveillé e la giovane e talentuosa Isabella Potì. Una selezione durissima con l'obiettivo di entrare tra i magnifici dieci che avranno accesso al programma e alla tanto ambita cucina del ''Ristorante''. E sconfiggendo la ''concorrenza'', Matteo Di Cola è riuscito a sorprendere piazzandosi tra i primi dieci. 
"Mi ricordo che il giorno in cui mi dissero di iscrivermi al casting risposi ridendo – scrive sulla sua pagina Facebook lo chef ladispolano – Ci dormii su e iniziai a valutare l'idea, ne parlai con la mia famiglia e i miei amici. Presi la mia decisione: 'se lo faccio, lo faccio per bene'. Non sapevo ancora bene a cosa stessi andando incontro, ed effettivamente non l'ho ancora capito. Il giorno degli 80 eravamo talmente tanti che vedevo il passare il turno come una cosa impossibile. Più passavano le ore e piu aumentavano dubbi e ansie, ma quando ci diedero il via per iniziare a cucinare svuotai la mente e mi concentrai su quello che stavo facendo, in un attimo arriva la fine del tempo ed io senza rendermene conto avevo finito ed impiattato proprio come volevo. Poi l'assaggio, i commenti positivi e tutto sembrava fatto. Attimi di tensione – continua ancora Matteo Di Cola – i giudici ci fanno girare il piatto ed è fatta, sono nei 40.  La mattina dopo sveglia presto, siamo sempre meno ma è ancora molto lontano e ci sono tante persone agguerrite tanto quantome. Me la gioco su un piatto che posso fare anche ad occhi chiusi, i giudici apprezzano sono nei 20 grazie alla mia cacio e pepe in gricia di porcini. Entriamo per la prima volta nella cucina ma ci sono solo 10 postazioni, e noi siamo ancora 20, mi assegnano la rivisitazione della carbonara, non posso fallire: sono carico e vedo gia il mio nome sul grembiule. Neanche il tempo di realizzare che cosa stessi facendo che scade il tempo, consegno il piatto e incrocio le dita, nella mia testa una sola frase 'non posso andare a casa per la carbonara'.  L'assaggio dei giudici, le critiche e gli apprezzamenti. Ce l'ho fatta, uno dei 10 posti è mio!! Sono fiero di me stesso, non credevo di poter entrare nei 10. Sono provato fisicamente e mentalmente, l'adrenalina scompare sotto la stanchezza. L'ultimo pensiero prima di addormentarmi va a chi mi ha sempre sostenuto e a chi non l'ha mai fatto".
Prossimo appuntamento con l'avventura di Matteo, martedì prossimo sempre su Rai2.

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''Montalto, Villa Ilvana è al buio''

MONTALTO DI CASTRO  – «Facciamo presepi favolosi, passeggiate a cavallo nel cuore della nostra storia più antica e lasciamo al buio pesto una zona importantissima per il nostro paese». Esordisce così Quinto Mazzoni, consigliere comunale d’opposizione del Comune di Montalto di Castro in quota Pd. «Villa Ilvana,- spiega Mazzoni – nella parte opposta della strada principale, dove si ha accesso ai laboratori di analisi, medici condotti (di famiglia) e sportello Cup, resta, da giorni, nel buio più totale. La mancanza di illuminazione, in quei luoghi, crea disagi importanti a tutti i frequentatori che necessitano di visite o cure mediche, così come, ancora più grave, resta al buio la pista di atterraggio dell’elisoccorso, unico spiraglio di salvezza per i casi urgenti, a rischio della vita».
«Tutto questo – aggiunge Mazzoni – è peggiorato da lampioni rotti con fili elettrici scoperti alla mercé delle intemperie e che espongono ancora di più al rischio i visitatori, già costretti a muoversi al buio in quell’area, che, per lo più, è frequentata da gente anziana». «Lasciare una struttura come Villa Ilvana al buio,- conclude il democrat –  oltre che nel degrado, è una noncuranza che crea un alto rischio per l’incolumità pubblica, e, vista l’importanza che ricopre quel centro, dai diversi servizi e dalle più ampie possibilità, non ce lo possiamo permettere».

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''Montalto, Villa Ilvana è al buio''

MONTALTO DI CASTRO  – «Facciamo presepi favolosi, passeggiate a cavallo nel cuore della nostra storia più antica e lasciamo al buio pesto una zona importantissima per il nostro paese». Esordisce così Quinto Mazzoni, consigliere comunale d’opposizione del Comune di Montalto di Castro in quota Pd. «Villa Ilvana,- spiega Mazzoni – nella parte opposta della strada principale, dove si ha accesso ai laboratori di analisi, medici condotti (di famiglia) e sportello Cup, resta, da giorni, nel buio più totale. La mancanza di illuminazione, in quei luoghi, crea disagi importanti a tutti i frequentatori che necessitano di visite o cure mediche, così come, ancora più grave, resta al buio la pista di atterraggio dell’elisoccorso, unico spiraglio di salvezza per i casi urgenti, a rischio della vita».
«Tutto questo – aggiunge Mazzoni – è peggiorato da lampioni rotti con fili elettrici scoperti alla mercé delle intemperie e che espongono ancora di più al rischio i visitatori, già costretti a muoversi al buio in quell’area, che, per lo più, è frequentata da gente anziana». «Lasciare una struttura come Villa Ilvana al buio,- conclude il democrat –  oltre che nel degrado, è una noncuranza che crea un alto rischio per l’incolumità pubblica, e, vista l’importanza che ricopre quel centro, dai diversi servizi e dalle più ampie possibilità, non ce lo possiamo permettere».

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L’Ansi apre le porte alle prime due donne militari

CIVITAVECCHIA – Si sono iscritte alla sezione di Civitavecchia le prime due donne militari che hanno deciso di aderire all’Associazione nazionale sottufficiali d’Italia. Lo annuncia con orgoglio il presidente sezionale e dirigente nazionale Alviero Arezzini, che ha accolto con grande piacere nel sodalizio le due giovani colleghe. Si tratta di Federica Dionisio e Francesca Frau, entrambe rivestono il grado di sergente e prestano servizio al 7° Reggimento Nbc di Civitavecchia.

Federica Dionisio ha 32 anni, è nata a Roma ma risiede a Cerveteri. Non è impegnata sentimentalmente ed è a Civitavecchia da un anno. In precedenza ha prestato servizio a Rimini, Venezia, Bologna e Portogruaro.

“Mi sono arruolata perché volevo andare nella polizia di stato – confessa Federica – poi l’impegno nell’esercito mi ha assorbito completamente e mi sono convinta a restare. Sono sempre stata attratta dal fascino della divisa e dal fatto di far parte di una struttura ben organizzata ed efficiente come l’Esercito Italiano.Quando sono partita il babbo era molto emozionato, mentre la mamma diceva che non avrei resistito. Invece, sono militare da tredici anni, a maggio saranno quattordici. Mi sono trovata sempre bene in tutte le sedi dove ho prestato servizio. Certo, gli ostacoli ci sono, è inutile negarlo – prosegue Federica – ma le difficoltà sono una cosa normale, fanno parte della vita in generale e di quella professionale in particolare. Con Francesca Frau siamo molto amiche, ci siamo conosciute al corso e da lì abbiamo fatto tanta strada assieme. Sono la prima della famiglia a fare questa scelta professionale, ho due fratelli più piccoli ma non sono militari. È bello che noi giovani passiamo fare la conoscenza dell’associazione nazionale sottufficiali d’Italia – conclude Federica – farò pubblicità tra i miei colleghi, perché quella di Civitavecchia è una sezione viva e attiva, con un direttivo che si muove e fa tante cose. Sono orgogliosa di essermi iscritta all’Ansi".

Ugualmente orgogliosa di essersi iscritta all’associazione nazionale sottufficiali è Francesca Frau, che è nata a Cagliari ma risiede a Civitavecchia ed è sposata da cinque anni con un militare. Presta servizio al 7° reggimento da quattro anni e in precedenza era in forza al 152° reggimento fanteria Sassari.  “Inizialmente il mio sogno era quello di diventare poliziotta – confessa Francesca che attualmente è impegnata in una missione all’estero –  ma l’Esercito e la Brigata Sassari mi hanno fatto cambiare idea perché la tipologia di impiego e il lavoro che svolgevo erano quello che desideravo fare più di ogni altra cosa al mondo. La mia famiglia mi ha sempre appoggiata nelle mie scelte – racconta Francesca – anche se mia mamma diceva sempre che io e le regole viaggiavamo su binari paralleli. Invece, cara mamma, questa volta ti ho stupita. Penso che i miei siano orgogliosi di me e di tutto ciò che ho costruito nella mia vita privata e lavorativa. Non sono l’unica in famiglia che veste una divisa, ho un fratello maggiore che presta servizio nella polizia penitenziaria in Campania. Spero che tante colleghe e colleghi si iscrivano all’Ansi – conclude Francesca Frau – perché l’associazione è molto attiva e presente in tante cerimonie e iniziative sociali". 

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L’Ansi apre le porte alle prime due donne militari

CIVITAVECCHIA – Si sono iscritte alla sezione di Civitavecchia le prime due donne militari che hanno deciso di aderire all’Associazione nazionale sottufficiali d’Italia. Lo annuncia con orgoglio il presidente sezionale e dirigente nazionale Alviero Arezzini, che ha accolto con grande piacere nel sodalizio le due giovani colleghe. Si tratta di Federica Dionisio e Francesca Frau, entrambe rivestono il grado di sergente e prestano servizio al 7° Reggimento Nbc di Civitavecchia.

Federica Dionisio ha 32 anni, è nata a Roma ma risiede a Cerveteri. Non è impegnata sentimentalmente ed è a Civitavecchia da un anno. In precedenza ha prestato servizio a Rimini, Venezia, Bologna e Portogruaro.

“Mi sono arruolata perché volevo andare nella polizia di stato – confessa Federica – poi l’impegno nell’esercito mi ha assorbito completamente e mi sono convinta a restare. Sono sempre stata attratta dal fascino della divisa e dal fatto di far parte di una struttura ben organizzata ed efficiente come l’Esercito Italiano.Quando sono partita il babbo era molto emozionato, mentre la mamma diceva che non avrei resistito. Invece, sono militare da tredici anni, a maggio saranno quattordici. Mi sono trovata sempre bene in tutte le sedi dove ho prestato servizio. Certo, gli ostacoli ci sono, è inutile negarlo – prosegue Federica – ma le difficoltà sono una cosa normale, fanno parte della vita in generale e di quella professionale in particolare. Con Francesca Frau siamo molto amiche, ci siamo conosciute al corso e da lì abbiamo fatto tanta strada assieme. Sono la prima della famiglia a fare questa scelta professionale, ho due fratelli più piccoli ma non sono militari. È bello che noi giovani passiamo fare la conoscenza dell’associazione nazionale sottufficiali d’Italia – conclude Federica – farò pubblicità tra i miei colleghi, perché quella di Civitavecchia è una sezione viva e attiva, con un direttivo che si muove e fa tante cose. Sono orgogliosa di essermi iscritta all’Ansi".

Ugualmente orgogliosa di essersi iscritta all’associazione nazionale sottufficiali è Francesca Frau, che è nata a Cagliari ma risiede a Civitavecchia ed è sposata da cinque anni con un militare. Presta servizio al 7° reggimento da quattro anni e in precedenza era in forza al 152° reggimento fanteria Sassari.  “Inizialmente il mio sogno era quello di diventare poliziotta – confessa Francesca che attualmente è impegnata in una missione all’estero –  ma l’Esercito e la Brigata Sassari mi hanno fatto cambiare idea perché la tipologia di impiego e il lavoro che svolgevo erano quello che desideravo fare più di ogni altra cosa al mondo. La mia famiglia mi ha sempre appoggiata nelle mie scelte – racconta Francesca – anche se mia mamma diceva sempre che io e le regole viaggiavamo su binari paralleli. Invece, cara mamma, questa volta ti ho stupita. Penso che i miei siano orgogliosi di me e di tutto ciò che ho costruito nella mia vita privata e lavorativa. Non sono l’unica in famiglia che veste una divisa, ho un fratello maggiore che presta servizio nella polizia penitenziaria in Campania. Spero che tante colleghe e colleghi si iscrivano all’Ansi – conclude Francesca Frau – perché l’associazione è molto attiva e presente in tante cerimonie e iniziative sociali". 

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Melegatti, oggi si riparte. I dipendenti: «Ci abbiamo creduto»

Riapre dopo il fermo di oltre un anno l’azienda dello storico pandoro veronese con la famiglia Spezzapria. In tempo per le feste natalizie

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Violenza sulle donne, nel 2018 allo Sportello 26 nuovi casi di accesso

LADISPOLI – Avere una maggiore consapevolezza di non essere un oggetto, tantomeno un oggetto da maltrattare a proprio piacimento, subendo violenze inaudite che mettano in pericolo la propria vita e quella dei propri figli. Avere il coraggio di chiedere aiuto, di denunciare e di intraprendere un percorso grazie all'aiuto e al sostegno di personale qualificato. Sono purtroppo numerosi i casi di donne vittime di violenza, di donne morte per mano di chi diceva di amarle. Una piaga, questa, che purtroppo ad oggi, non è stata estirpata totalmente. Ma c'è anche il rovescio della medaglia. Donne che finalmente hanno il coraggio di denunciare, di chiedere aiuto, che chiedono una ''rinvicita'' e che per fortuna l'hanno ottenuta. Tutto deve ovviamente partire dalla ferma convinzione che non si è soli, che la richiesta di aiuto non è un'umiliazione ma anzi è forza. E in questo senso un ruolo importante lo svolgono sempre di più gli sportelli anti violenza sulle donne. Anche Ladispoli e Cerveteri hanno il loro. Uno sportello formato da personale specializzato: psicologi, volontari formati, psicoterapeuti, avvocati …. un'equipe interamente formata e specializzata sull'argomento (formati per l'appunto con l'Istituto Superiore della Sanità e che ha visto la partecipazione ai corsi anche di una parte dei Carabinieri di Ladispoli) in grado di offrire un aiuto concreto a chi finalmente decide di bussare a questa porta. Si parte da una semplice telefonata alla quale una operatrice risponde al primo grido d'aiuto, fornendo le informazioni basilari per intraprendere, insieme, un percorso verso la rinascita. Ad avere un ruolo importantissimo, in questo percorso, lungo e a volte doloroso, sono gli incontri con la psicologa specializzata in materia. L'obiettivo è far sentire la donna protetta, libera di poter raccontare ciò che accade all'interno delle mura domestiche. Incontri grazie ai quali si cerca di aiutare la donna a prendere piena consapevolezza di quanto accade così da renderla forte, consapevole che una denuncia forse è il caso di sporgerla. E in questo senso è importante fare rete, come sottolineato da Elisa Marinelli una delle responsabili della cooperativa Karibù che, insieme alla cooperativa Solidarietà di Cerveteri, si occupa dello Sportello. Una rete che non finisce all'interno dei luoghi in cui lo Sportello è ospitato. Di questa rete fanno parte le forze dell'ordine, Servizi sociali dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, la Asl Roma4 che ora è entrata in campo compartecipando al progetto. Una rete importante che permette di non interrompere il percorso iniziato e che anzi, dà agli operatori coinvolti la possibilità di indirizzare con certezza le donne che bussano alla loro porta. Ma non solo: non sono mancati i casi di donne indirizzate allo sportello proprio dalle Forze dell'ordine dove si erano presentate per sporgere denuncia. E a dimostrare come il muro dell'omertà della paura sia sempre più flebile, facendo ben sperare per il futuro, sono i dati di accesso che ogni anno si registrano allo Sportello: negli anni, questi dati sono in lieve aumento. Nel 2018 si sono verificati 26 nuovi casi di donne che hanno effettuato l'accesso allo Sportello. Ma la donna non è l'unica da tutelare in casi di violenza domestica. Ci sono anche i bambini a cui guardare. In questo caso il percorso da intraprendere sarà sicuramente più delicato e tortuoso, ma l'obiettivo da raggiungere è sempre lo stesso: garantire sicurezza. Non è necessario che un bambino abbia subito in primis una violenza da parte di uno dei due genitori per parlare di violenza. Basta anche solo che abbia assistito all'attacco ad uno dei componenti della famiglia. Fondamentale più che mai, allora, in questo caso, sarà la presa di coscienza da parte della vittima, di quanto sta accadendo così da poter liberare da questo torchio non solo se stessa ma anche la sua prole. L'importante è e resterà sempre sapere che non si è soli: che sul territorio ci sono persone pronte ad ascoltare, a stare al proprio fianco in ogni singolo momento del percorso, passo dopo passo. Per chiedere aiuto basta semplicemente digitare il 351 179 5056 . Un'operatrice risponderà dalle 8 alle 15 ascoltando la richiesta e fissando il primo appuntamento allo Sportello, aperto due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 presso i locali messi a disposizione all'interno del Punto di Primo Intervento sulla via Aurelia.

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Paolo Migliori torna a casa con due ori

Altro paese, altro continente, altra gara ,ma il risultati per i colori della Meiji Kan non cambiano: ennesime due medaglie d’oro. La scorsa settimana nel grande stadio Talkoatora di New Delhi sono andati di scena i Campionati Asiatici della IKU e gli Asian Martials Arts Games. Presenti circa 500 atleti da 9 paesi del continente asiatico più una squadra della FIK invitata speciale dal presidente della Federazione Indiana BK. Bharat. Facevano parte della rappresentativa azzurra ben 3 civitavecchiesi che, anche in questa occasione, hanno ben rappresentato l’intero sport della nostra città: Virginia Pucci nella veste di coach della nazionale, il maestro Stefano Pucci nel suo incarico di presidente della Commissione tecnica internazionale e il bravo atleta Paolo Migliori. È stato sicuramente quest’ultimo il vero trionfatore della manifestazione indiana; impegnato nella classe Juniores ha vinto la medaglia d’oro sia nella specialità kata (forme) sia nella prova di kumite (combattimento). Due medaglie d’oro che vanno a sommarsi alle tre da lui conquistate ai Campionati Europei di tre settimane fa in Russia e ai due titoli di campione d’Italia (sia nel kata che nel kumite) conquistati nella stagione agonistica 2018. «Paolo è un atleta completo – commenta Stefano Pucci – ma soprattutto si allena sempre. Ha capito perfettamente che la chiave del successo nella vita è il sacrificio e la costanza in qualsiasi cosa una persona sceglie di fare». Nella prova del kata, dopo aver superato le eliminatorie con un buon Hannan, vinceva anche la semifinale esibendo un Unshu di ottima fattura; in finale si imponeva sul beneamino di casa con un punteggio di 3-2  eseguento  il kata Nipaipo da manuale. Più semplice è stata la sua performance nella specialità kumite (combattimento); consigliato dall’angolo dall’esperto coach Virginia Pucci, ha battuto nell’ordine per 6-2 un atleta del Kerala, un nepalese per 7-0, un atleta del Usbekistan 6/4 ed in finale vinceva l’oro per 7/4 contro il rappresentante del Bangla Desh. «Il primo giorno di gara durante la prova di kata – dichiara Paolo Migliori – ero un poco contratto , forse sentivo troppo la gara ma, il giorno dopo nel combattimento , sono andato decisamente più rilassato ma concentrato e sono molto contento dei risultati che ho portato  in Italia. Dedico queste due medaglie d’Oro – conclude Paolo – alla mia famiglia, alla Meiji Kan Civitavecchia e alla FIK, la Federazione di karate che mi sta dando queste fantastiche possibilità di crescita personale e di girare per il mondo che, mi rendo conto, non sono certo nella disponibilità di tutti i praticanti di karate». Adesso per i ragazzi della Meiji Kan inizierà la stagione sportiva nazionale 2018/2019; uno squadrone di ben 19 cinture nere partirà sabato e domenica per Roseto (Teramo) dove, nel prossimo fine settimana, si terrà la Golden Cup, prima gara federale nazionale valida per la qualificazione ai Campionati del Mondo 2019 della IKU che si terranno in Brasile.

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