Un esposto su Villa Albani

CIVITAVECCHIA – Finestre e persiane realizzate con materiali non adatti alla struttura. Canaline a vista. Tubi e sfiati di caldaie ben evidenti all’esterno della palazzina. 
Lavori giudicati ‘‘abusivi’’ e per i quali è stato depositato un esposto alle forze dell’ordine per chiarire se vi siano state o meno responsabilità da parte di qualcuno e, nel caso, viene chiesto di accerterle e perseguirle. 
«Perchè – sottolinea il firmatario dell’esposto – un comune cittadino che fa abusi senza autorizzazioni viene sanzionato e gli si impone la demolizione dell’opera; ma ad altri che operano fuori dalle regole nessuno li persegue». Ed il caso in questione è quello relativo a Villa Albani, struttura su via Terme di Traiano che, oggi, ospita alcuni uffici della nuova municipalizzata Civitavecchia Servizi Pubblici. «Eppure la struttura – spiega il cittadino – non era stata dichiarata idonea per gli uffici pubblici, tanto che diversi dipendenti comunali sono stati trasferiti in altre sedi. In più ci sono gli abusi ben visibili sulle pareti esterne della struttura. Eppure, quando un immobile di un ente pubblico è soggetto alla legge 42/2004 in base all’articolo 21, ogni intervento da effettuare deve essere comunicato ed autorizzato dal Ministero dei Beni Culturali». Da qui la denuncia con la richiesta di verificare quanto presente all’interno e all’esterno di Villa Albani.   

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Usi civici, Petrelli: ''Per la Tenuta delle Mortelle vincolo abolito nel 1827''

CIVITAVECCHIA – “Durante l’assemblea pubblica dello scorso 7 dicembre, il Comitato cittadino ha reso disponibile l’atto con il quale è stato abolito ogni vincolo d’uso civico relativo alla Tenuta delle Mortelle”.

Lo dichiara Vittorio Petrelli di Ripartiamo dai cittadini che ripercorre le fasi storico della vicenda che ha inizio “da una bolla papale del 1441emanata da Eugenio IV,  che rese i terreni della Tenuta delle Mortelle disponibili per i civitavecchiesi che vi abitavano e per i forestieri di passaggio; in tal modo, le terre potevano essere liberamente utilizzate, senza dover corrispondere alcun tributo”.

Ma, prosegue Petrelli, trattandosi di terre incolte che andavano bonificate “nessuno fece richiesta di risiedervi, finché nel 1777, Pio VI, al fine di favorire lo sviluppo dell’agricoltura, dispose di concedere tali terreni in enfiteusi perpetua a 19 civitavecchiesi che si erano impegnati a lavorare la terra, preparandola per coltivarvi orti, vigneti, oliveti ed altro. Dal 1777 in poi – sottolinea – al comune di Civitavecchia rimase una sorta di nuda proprietà (dominio diretto), che comportava il diritto di riscuotere un canone annuo pagato dagli enfiteuti possessori”.

Una situazione contraria a “quanto affermato nella sentenza del 1990 del commissario agli usi civici” che si protrasse fino “all’aprile del 1827, quando, per disposizione del Pontefice, allo scopo di ripianare i debiti del comune di Civitavecchia, il diritto a riscuotere i canoni e il dominio diretto sui terreni furono venduti all’asta ed acquistati da privati. A partire da quell’anno (1827), il comune di Civitavecchia non ha più avuto facoltà di accampare diritti sui terreni della Tenuta delle Mortelle; tali terre sono divenute di proprietà piena e svincolata dei soggetti che le detenevano, poiché libere da diritti di natura civica di qualsiasi genere. Quanto sopra esposto – tuona Petrelli – trova puntuale riscontro nei documenti contabili del Comune, nei quali, fino al 1827, è stata registrata la rendita annuale di 2000 scudi relativa ai canoni, rendita svanita a partire dal 1828. Pertanto – continua – l’Università Agraria che, dopo la sua istituzione è subentrata al Comune nella gestione dei terreni di uso civico, non ha, di fatto,“ereditato” alcun diritto sui terreni della Bandita delle Mortelle che, da circa due secoli, sono di proprietà privata”.

Per Petrelli ora sarà il giudice a decidere e a lui sono già stati consegnati tutti gli atti.

“Tuttavia – incalza – tenendo conto delle enormi difficoltà che l’applicazione della sentenza ha causato alle famiglie, nonché degli ingenti danni economici e morali provocati, invito il Consiglio dell’Università Agraria a prendere visione degli atti che dimostrano l’inesistenza degli usi civici sulla Tenuta delle Mortelle, intervenendo a favore dei cittadini nei procedimenti in corso. Un tale atto, oltre a mettere fine ai crucci di tanti civitavecchiesi, rappresenterebbe un magnifico regalo di Natale alla città e ai concittadini. A Natale – conclude Petrelli – si può, e questo “si può” non releghiamolo tra le speranze, ma facciamolo diventare una concreta realtà”.

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Di Majo indagato e il MIT manda l'ispezione

CIVITAVECCHIA – Francesco Maria Di Majo nell’occhio del ciclone: da ieri si è infatti appreso che è indagato e sotto ispezione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La bufera, ancora una volta, parte dalla Pas, la Port Authority Security, società  controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale. 
E questa volta sarebbe proprio il presidente dell’ente, Francesco Maria Di Majo, ad essere chiamato in causa direttamente dalla Procura. 
Questo a seguito di un esposto presentato nelle scorse settimane da un professionista locale, che aveva partecipato all’avviso di selezione pubblica per titoli, per ricoprire l’incarico di amministratore unico, sia nel 2017 che quest’anno. 
Nell’esposto, finito sui tavoli della magistratura nei primi giorni di ottobre, venivano messe nero su bianco presunte illegittimità, criticità e vizi proprio nella procedura del bando. Ed il nome del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Francesco Maria Di Majo è quello ricorrente nell’esposto. 
Tanto che, proprio in questi giorni, il fascicolo preso in carico dal sostituto procuratore Alessandro Gentile sarebbe passato da ‘‘contro ignoti’’ a ‘‘noti’’, con il presidente Di Majo iscritto nel registro degli indagati. Per lui l’accusa di abuso d’ufficio proprio per la gestione del procedimento relativo alla nomina dell’amministratore unico. 
Intanto la società continua a non vedere certo il proprio futuro, anche alla luce di quanto certificato dagli uffici amministrativi di Molo Vespucci che a quanto pare avrebbero fatto i conti di fine anno e non avrebbero da versare più di circa 80mila euro, nelle casse della controllata che quindi, a dicembre, si troverebbe in sofferenza economico-finanziaria. Al punto da non poter pagare stipendi e tredicesime. Chi e come riuscirà a sbrogliare questa matassa, soprattutto per tutelare i lavoratori il cui destino sembra essere giorno dopo giorno appeso ad un filo? 
Difficile dirlo. Soprattutto perché da ieri il vertice dell’Adsp ha un problema di non poco conto da affrontare.  

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti deciso di inviare i suoi ispettori a Molo Vespucci. Un arrivo imminente da parte dei tecnici di piazzale di Porta Pia. Evidentemente gli esposti presentati, le vertenze sorte tra le banchine dello scalo, alcune in parte risolte altre ancora in alto mare, i contenziosi con diverse società, i rapporti tesi con Palazzo del Pincio, le interrogazioni parlamentari hanno pesato sulla decisione del ministro Toninelli di sottoporre a controllo la gestione dell’ente targata Francesco Maria di Majo, arrivato a metà del suo mandato.

L’ispezione, preannunciata ieri a Molo Vespucci dalla direzione generale porti del Ministero, inizierà nei prossimi giorni e dal suo esito dipenderà il destino della presidenza di Di Majo.

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Porto: Rampelli interroga il Ministro

CIVITAVECCHIA – Dopo quella relativa al caso Cfft-Rtc, il parlamentare di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli ha presentato una nuova interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. Questa volta al centro del documento c’è la gestione portuale targata Di Majo. Anzi, il vicepresidente della Camera chiede proprio al Ministro se non ritenga “necessario e urgente adottare le iniziative di competenza per provvedere alla revoca dell'incarico di presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale all'avvocato Francesco Maria Di Majo”. E si chiede quali siano i titoli che hanno motivato l’affidamento dell’incarico all’attuale numero uno dell’ente e se questi siano stati opportunamente valutati. Perché questa volta a finire nel mirino è direttamente il presidente Di Majo, dal momento che “dal suo insediamento, avvenuto nel novembre del 2016, il porto di Civitavecchia è precipitato in una crisi occupazionale e dei traffici senza precedenti”.

L’onorevole Rampelli ha elencato una serie di problemi e criticità, a partire proprio dalla vertenza legata allo scarico dei container, con richieste di risarcimento danni milionarie annunciate da entrambi i soggetti in causa. E poi la questione TotalErg, con il presidente Di Majo “che non è riuscito ad assolvere l'espresso mandato ricevuto dal proprio comitato di gestione per chiudere una trattativa con Totalerg spa e Raffineria di Roma Spa, e ha portato il bilancio dell'ente – si legge – al rischio di default tecnico, fatto che, ad avviso dell'interrogante, impedirà all'Autorità di sistema portuale di accedere al mutuo Bei di 195 milioni di euro destinato allo sviluppo del network”.

C’è poi il problema legato ai rapporti tesi tra Pincio ed Authority, con l’ente portuale che “ha interrotto ogni rapporto con il Comune di Civitavecchia, appellando la sentenza del Tar – scrive Rampelli – che dava ragione all'ente locale sulla validità dell'accordo stipulato dal presidente Monti. È in atto la distruzione progressiva della Port Authority Security srl (PAS): la nomina dell'attuale amministratore unico della Pas è al vaglio della procura della Repubblica di Civitavecchia perché sulla procedura di selezione è stato presentato un esposto che contesta la partecipazione del presidente Di Majo alla commissione di valutazione, nonostante la sua incompatibilità, da lui smentita, in quanto alle selezioni partecipavano un dipendente dell'Adsp e uno della Pas. Sul bilancio della società – si legge ancora – pesano consulenze ed incarichi assegnati sotto la presidenza di Di Majo per centinaia di migliaia di euro, nonché i costi del direttore tecnico, il dottor Conte, assunto nel febbraio 2018 con uno stipendio di oltre 200 mila euro annui, e sul cui curriculum sono state rilevate criticità, e ora nominato anche amministratore unico della Pas con quella che appare all'interrogante una palese ed inaccettabile duplicazione di ruoli. Sarebbero state inoltre rilevate criticità sotto la presidenza Di Majo in merito all'affidamento di consulenze ed incarichi legali. L'opacità che, a giudizio dell'interrogante, sta connotando la gestione amministrativa dell'Adsp durante il mandato del presidente Di Majo, il default tecnico dell'ente e l'incremento del contenzioso amministrativo, non possono – secondo l’onorevole Rampelli – non configurare elementi di valutazione in ordine alla idoneità dell'Avvocato Di Majo a ricoprire l'incarico di presidente dell'Adsp”.

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«Abbandonati dal Comune»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Alla luce degli ultimi avvenimenti, ci si
 interroga con grande preoccupazione cosa succede nella gestione e nei metodi applicati dai servizi sociali circa la gestione dei casi più eclatanti. Ci si chiede quali siano i principi, oltre a quella che sembra ormai una litania: “non abbiamo soldi” quando da indiscrezioni di uffici colabrodo, dove non tutti fortunatamente sono d’accordo con certe decisioni prese e filtrano notizie passate attraverso porte chiuse male che vanificano la blindatura o i muri creati su avvenimenti o su specifiche persone magari ritenute disobbedienti o scortesi nei confronti di chi il potere lo dispensa come favore e non lo accetta magari ricorrendo ai giornali per accendere un faro per difendere i propri diritti. Ci si preoccupa ancora di più quando un certo agire, genera il sospetto che avvenga un lavorio gestito come un potere sovrapposto magari che agisce in dispregio del sindaco stesso che si è esposto prendendo degli impegni e che viene poi smentito nei fatti contando sulla non conoscenza delle procedure della gente. Facemmo emergere, qualche tempo fa, il caso di una famiglia bisognosa composta fa cinque figli minori due figli adulti ancora in attesa di occupazione che vivono nello stesso nucleo familiare, il padre disoccupato e invalido, che si regge soltanto sul reddito che produce la madre con un contratto part-time di poco più di cinquecento euro al mese. Il caso è emerso in quanto questa famiglia ha avuto una ingiunzione di sfratto per morosità dalla casa dove abitavano e non riusciva a trovare nessun riscontro dai servizi sociali ai quali si erano comunque rivolti. La disperazione del capo famiglia, che non riusciva a capire quella sorte di “tiraelastico” che aveva avvolto la sua famiglia, lo indusse a rivolgersi ai giornali e proprio le nostre colonne raccolsero il suo accorato appello. Una ridda di chiacchiere e di ipotesi che abbiamo voluto lasciare tali. I social si scatenarono e qualcuno delle istituzioni azzardò anche l’esigenza di una “cura” al capofamiglia per arrivare alla consapevolezza di una paternità consapevole. Si stava già lavorando intorno ai minori per toglierli a quella famiglia di “incoscienti” e si vociferò anche che qualcuno dai servizi sociali  abbia detto anche: «Vi diamo i soldi dei biglietti e tornatevene in Romania». Intervenne allora la Chiesa Ortodossa, descrivendola come una famiglia normale, con cinque dei sette figli nati in Italia, i minori, completamenti inseriti e con un ottimo profitto scolastico. A suo tempo, il sindaco Pascucci concesse la cittadinanza onoraria della città all’ultima nata, intervenì personalmente assicurando che se avessero trovato un altro luogo dove abitare, il Comune li avrebbe sostenuti contribuendo alle spese dell’affitto. Subito lo sfratto, giusto perché indipendentemente dalle proprie origini quando uno riesce a farsi “La Robba” deve trarne profitto, accolti nella propria casa da un’anima caritatevole per impedire che potessero crearsi i presupposti di separazione dei minori, trovata in mezzo a tante difficoltà una soluzione abitativa nuova, alla richiesta del sostegno dei servizi sociali si sentono rispondere: «Spiacente non abbiamo soldi». E’ così che qualcuno ha agito con condotte quantomeno “stravaganti”, stando a quanto molti ipotizzano, fa fare una pessima figura al sindaco che “non lascia indietro nessuno” costringendo una famiglia con cinque minori nati in Italia, forse ad interrompere un sogno, nonostante siano completamente integrati.

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Un progetto per il porto di Rapallo:«Spiagge e barche come a St. Tropez»

Un designer di yacht lancia l’idea di ripensare l’infrastruttura gravemente danneggiata, aprendola a una fruibilità più vasta. Parte intanto un esposto alla Corte dei Conti

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