Pascucci a Salvini: «Sgombera Casapound»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Come sindaco di Cerveteri, come consigliere dell’Area Metropolitana e come coordinatore nazionale del Movimento Italia In Comune, Alessio Pascucci interviene con una missiva inviata al Ministro degli Interni Matteo Salvini, al Prefetto Basilone e alla sindaca Raggi. «Nella Capitale esiste  – scrive Pascucci – un elenco di immobili occupati stilato, con deliberazione n.50 del 26 aprile 2016 dal Prefetto Tronca. In tale deliberazione vengono individuati 16 immobili da sgomberare con assoluta priorità, fra i quali vi è anche il palazzo di Via Napoleone III n. 8,occupato dal 2003 dal movimento politico ‘Casapound’ che ha trasformato tale immobile pubblico nella sede ufficiale del partito. Come sindaco, io voglio essere tranquillo che il ministro dell’Interno intende far rispettare la legge ovunque questa venga infranta, senza andare a colpire qua e là. Per questo motivo ho inviato la lettera e mi aspetto una risposta forte e decisa come quelle date finora sui migranti o sui campi rom. Sono certo che Salvini farà rispettare la legge anche ai neofascisti di Casapound».  
«L’illegalità – continua Pascucci – non ha colore di pelle o nazionalità, esattamente come i bisogni delle persone. Se uno stabile è occupato illegalmente occorre verificare le condizioni di quelle persone, censirle e, laddove ne abbiano diritto, offrire loro delle soluzioni alloggiative alternative. Ci risulta però che in quell’immobile vivano anche amici e parenti dei leader di partito. E’ una cosa inaccettabile – prosegue  Pascucci -. E’ incredibile che in Italia un partito politico possa avere una sede abusiva in un palazzo illegalmente occupato dal 2003, fare attività politica, conferenze stampa e convegni e inneggiare al fascismo, cosa che dovrebbe essere considerato un reato, almeno finchè il ministro Fontana non farà cancellare la legge Mancino. Quella sede,  dista fra l’altro  pochi passi dal Viminale. Uno schiaffo in faccia alla tanto decantata legalità che per il momento a destra può non essere rispettata. Sarebbe un bel segnale di legalità se il ministro Salvini venisse a via Napoleone III, magari indossando le felpe con gli slogan di Casapound, e spiegasse a queste persone che quel palazzo è del demanio e non può essere occupato e trasformato in sede politica. Lo farà o proseguirà ad inseguire gli immigrati che arrivano sui barconi?». 
Dura, decisa e maschia la presa di posizione di Pascucci, che fa le prove generali di come affrontare il suo ruolo di coordinatore di Italia in comune, che fino ad oggi non si è distinto con posizioni eclatanti nei confronti di questa dubbia quanto infelice coalizione di governo. Sembra che il movimento, definito ormai da tutti il “partito dei sindaci”, abbia difficoltà ad uscire da quel ghetto dove si è autoconfinato, fatto di esaltazione  delle buone pratiche amministrative fatte dagli amministratori locali. Se è vero, come sarà vero, che il futuro terreno di contesa sarà la riaffermazione di basilari postulati politici offuscati dai gas velenosi fuoriusciti dalle pance della gente e  provocati da chi riesce a parlare solo con quelle creando un contagio epidemico, Italia in Comune dovrà attrezzarsi a fare da argine per non rimanere intossicato e stordito dalle esalazioni.

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Bellettieri ed Intergroup: joint venture per il rilancio dei traffici

CIVITAVECCHIA – Si chiama consorzio Tmc – Terminal Multipurpose Civitavecchia – ed è la nuova scommessa che vede una importante joint venture tra Interminal, impresa portuale di Intergroup (noto player logistico-portuale laziale, fondato da Nicola Di Sarno nel 1986, attivo in tutta Italia e con branch a Londra), e la storica agenzia marittima ed impresa portuale Ant. Bellettieri & C. che dal 1883 opera nel porto di Civitavecchia: lo scopo è quello di completare l’infrastrutturazione e sviluppare traffici sulla banchina 26 dello scalo. 

Tmc, di cui sono rispettivamente presidente Riccardo Sciolti (nella foto) e vicepresidente Massimo Soppelsa, ha già presentato all’AdSP del Mare Tirreno Centrosettentrionale istanza per la concessione ex-art.18 L.84/94 al fine di gestire un compendio banchine di circa 500ml con 15 metri di pescaggio, e di aree per circa 50.000mq, compresa l’area in corso di completamento ed originariamente destinata ad ospitare la delocalizzazione del precedente Terminal Granaglie (mai realizzata). Attività quest’ultima che Tmc per colmare la perdita del traffico ed il gap industriale creatosi sul porto, intende riprendere e rilanciare, avendo previsto investimenti per parecchie decine di milioni di euro volti alla realizzazione di magazzini e silos di stoccaggio per rinfuse e merci solide, assistiti da impianti tecnologicamente avanzati di movimentazione a circuito chiuso, lavorazioni, packaging e caricazione, il tutto coerente con la destinazione che il piano regolatore già dal 2004 aveva previsto per l’area in oggetto.

Tmc ha inoltre previsto ingenti investimenti in infrastrutture ed attrezzature di banchina, necessarie a realizzare un vero e proprio Terminal Multipurpose di nuova generazione in grado di competere a livello di rese e performance con i maggiori porti europei, dotando il porto di Civitavecchia di quell’anello portuale-logistico-intermodale mancante in grado di garantire in via continuativa servizi integrati ed evoluti al servizio dello sviluppo dello scalo laziale. Il terminal occuperà a regime, oltre al personale già impiegato dai due consorziati nelle rispettive attività storiche, decine di nuovi addetti fra personale diretto e ricorso all’art.17, anche per mansioni specialistiche.

“Sono convinto che un terminal multipurpose finalmente collocato esattamente laddove l’Autorità ne aveva previsto da anni la realizzazione – ha spiegato Sciolti – costituisca uno strumento importante per lo sviluppo dei traffici ad alto valore aggiunto ed occupazionale del Porto di Civitavecchia”.

“Questa iniziativa – ha aggiunto Soppelsa – è il logico sbocco di un’attività che ha visto la Bellettieri, fortemente legata alla tradizione di questo scalo, da 130 anni impegnata nei servizi di agenzia, spedizioniere e impresa in tutti o quasi tutti i settori di attività presenti sullo scalo dal 1883, simbolo indelebile di tradizione ed innovazione”.

Enrico Luciani, Presidente della Compagnia Portuale, recentemente rinnovato a capo dei 500 portuali dello scalo romano, ha osservato come “si tratta di una significativa inversione di tendenza, dopo un lungo periodo buio di stasi, disagi, chiusure e perdita di giornate di lavoro; il rilancio parte simbolicamente dagli stessi operatori che progettano, innovano ed investono in proprio senza assistenzialismo decine di milioni di euro, rappresentando inoltre una sana logistica locale, in sintonia con chi vuole la parte “terminalista” separata dalle proprietà armatoriali . Questo crea inoltre uno spartiacque tra chi crede e combatte per il nostro porto e chi erroneamente pensa di poter sopravvivere nel terzo millennio su rendite di posizione”.

Intergroup con questa iniziativa conferma il proprio piano di sviluppo e consolidamento della propria rete logistico-portuale nazionale, estesa recentemente anche ai porti della Sardegna attraverso l’acquisizione dei marchi Global Renewables rafforzando così la propria leadership nel settore delle biomasse legnose; mentre come TMT (Taranto Multipurpose Terminal) in partnership con un affermato operatore locale, è in lizza – come vari altri operatori – per l’assegnazione di un’area comprendente piazzali e banchine nell’ambito del Molo Polisettoriale di Taranto. Qui però la partita è diventata più intricata: con la discesa in campo dei turchi della Yilport Holding, la questione sarà certamente destinata a finire sul tavolo del Ministro.  

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Bellettieri ed Intergroup: joint venture per il rilancio dei traffici nello scalo

CIVITAVECCHIA – Si chiama consorzio Tmc – Terminal Multipurpose Civitavecchia – ed è la nuova scommessa che vede una importante joint venture tra Interminal, impresa portuale di Intergroup (noto player logistico-portuale laziale, fondato da Nicola Di Sarno nel 1986, attivo in tutta Italia e con branch a Londra), e la storica agenzia marittima ed impresa portuale Ant. Bellettieri & C. che dal 1883 opera nel porto di Civitavecchia: lo scopo è quello di completare l’infrastrutturazione e sviluppare traffici sulla banchina 26 dello scalo. 

Tmc, di cui sono rispettivamente presidente Riccardo Sciolti (nella foto) e vicepresidente Massimo Soppelsa, ha già presentato all’AdSP del Mare Tirreno Centrosettentrionale istanza per la concessione ex-art.18 L.84/94 al fine di gestire un compendio banchine di circa 500ml con 15 metri di pescaggio, e di aree per circa 50.000mq, compresa l’area in corso di completamento ed originariamente destinata ad ospitare la delocalizzazione del precedente Terminal Granaglie (mai realizzata). Attività quest’ultima che Tmc per colmare la perdita del traffico ed il gap industriale creatosi sul porto, intende riprendere e rilanciare, avendo previsto investimenti per parecchie decine di milioni di euro volti alla realizzazione di magazzini e silos di stoccaggio per rinfuse e merci solide, assistiti da impianti tecnologicamente avanzati di movimentazione a circuito chiuso, lavorazioni, packaging e caricazione, il tutto coerente con la destinazione che il piano regolatore già dal 2004 aveva previsto per l’area in oggetto.

Tmc ha inoltre previsto ingenti investimenti in infrastrutture ed attrezzature di banchina, necessarie a realizzare un vero e proprio Terminal Multipurpose di nuova generazione in grado di competere a livello di rese e performance con i maggiori porti europei, dotando il porto di Civitavecchia di quell’anello portuale-logistico-intermodale mancante in grado di garantire in via continuativa servizi integrati ed evoluti al servizio dello sviluppo dello scalo laziale. Il terminal occuperà a regime, oltre al personale già impiegato dai due consorziati nelle rispettive attività storiche, decine di nuovi addetti fra personale diretto e ricorso all’art.17, anche per mansioni specialistiche.

“Sono convinto che un terminal multipurpose finalmente collocato esattamente laddove l’Autorità ne aveva previsto da anni la realizzazione – ha spiegato Sciolti – costituisca uno strumento importante per lo sviluppo dei traffici ad alto valore aggiunto ed occupazionale del Porto di Civitavecchia”.

“Questa iniziativa – ha aggiunto Soppelsa – è il logico sbocco di un’attività che ha visto la Bellettieri, fortemente legata alla tradizione di questo scalo, da 130 anni impegnata nei servizi di agenzia, spedizioniere e impresa in tutti o quasi tutti i settori di attività presenti sullo scalo dal 1883, simbolo indelebile di tradizione ed innovazione”.

Enrico Luciani, Presidente della Compagnia Portuale, recentemente rinnovato a capo dei 500 portuali dello scalo romano, ha osservato come “si tratta di una significativa inversione di tendenza, dopo un lungo periodo buio di stasi, disagi, chiusure e perdita di giornate di lavoro; il rilancio parte simbolicamente dagli stessi operatori che progettano, innovano ed investono in proprio senza assistenzialismo decine di milioni di euro, rappresentando inoltre una sana logistica locale, in sintonia con chi vuole la parte “terminalista” separata dalle proprietà armatoriali . Questo crea inoltre uno spartiacque tra chi crede e combatte per il nostro porto e chi erroneamente pensa di poter sopravvivere nel terzo millennio su rendite di posizione”.

Intergroup con questa iniziativa conferma il proprio piano di sviluppo e consolidamento della propria rete logistico-portuale nazionale, estesa recentemente anche ai porti della Sardegna attraverso l’acquisizione dei marchi Global Renewables rafforzando così la propria leadership nel settore delle biomasse legnose; mentre come TMT (Taranto Multipurpose Terminal) in partnership con un affermato operatore locale, è in lizza – come vari altri operatori – per l’assegnazione di un’area comprendente piazzali e banchine nell’ambito del Molo Polisettoriale di Taranto. Qui però la partita è diventata più intricata: con la discesa in campo dei turchi della Yilport Holding, la questione sarà certamente destinata a finire sul tavolo del Ministro.  

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Scuola: Benedettine, proroga di due anni

SANTA MARINELLA – La trattativa con l’istituto delle Suore Benedettine ha portato un buon risultato. Il Sindaco Pietro Tidei ha confermato che, a seguito di incontri e serrate trattative, l’Istituto ha concesso al Comune una proroga di due anni sull’utilizzo della struttura come scuola materna e pertanto le aule di via Cicerone potranno essere utilizzate per l’anno scolastico in corso e per quello successivo. “Due anni scolastici sono esattamente il tempo occorrente per programmare ed eseguire i lavori di messa in sicurezza dell’edificio scolastico delle Vignacce – ha detto Pietro Tidei – che quindi potrà continuare a servire i piccoli studenti residenti nella zona sud di Santa Marinella”. Le Suore Benedettine hanno anche manifestato l’intenzione di procedere alla vendita dell’intero immobile di via Cicerone. Il Sindaco Tidei darà incarico all’agenzia del territorio di procedere alla valutazione dell’edificio e delle sue pertinenze che potrebbero essere sfruttate, considerata l’ubicazione, la possibilità di creare parcheggi nelle adiacenze, l’estensione e la conservazione delle superfici, per sopperire alla necessità di uffici dell’amministrazione comunale sfruttando i finanziamenti già stanziati per la costruzione del municipio e abbattendo i canoni passivi molto onerosi già pagati dal Comune. In ogni caso l’operazione dovrà attentamente essere valutata considerata anche la richiesta economica, ancora ignota, che sarà formulata dall’Istituto. Sembra infatti che il valore effettivo dell’immobile si aggiri sui quattro milioni di euro ma che la trattativa si può chiudere sui tre milioni e mezzo. In questo modo, il sindaco potrebbe risolvere in un solo colpo due problemi, quello relativo alla carenza di aule e quello della mancanza di una vera e propria sede comunale. Sarebbe l’occasione per rispettare il programma elettorale che prevedeva la sistemazione degli istituti scolastici e della realizzazione di un municipio.

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Ceri, rottura di una condotta di irrigazione: a rischio coltivazioni in via della Croce Bianca

di TONI MORETTI

CERVETERI – E’ nella zona di Ceri, esattamente in via della Croce Bianca dove sono maggiormente presenti dei fondi adibiti a coltivazioni, che ormai da quindici giorni si registra un grave problema idrico che impedisce di soddisfare la grande sete di acqua che le coltivazioni hanno in questo periodo. Il problema è dovuto alla rottura di una condotta dell’impianto di irrigazione gestito dal Consorzio di Bonifica del Tevere Agro Romano, il quale, nonostante le ripetute segnalazioni, e le conseguenti promesse di risolutivo intervento, risultate ad oggi vane,  non risolve la questione causando un enorme pregiudizio agli agricoltori della zona che non possono irrigare le coltivazioni, procurando un danno  ingente alla loro attività. 
Ora è indubbio che quanto succede è da definirsi grave, innanzi tutto perché colpisce un settore in crisi come l’agricoltura ma soprattutto perchè denuncia una scarsa attenzione dell’Ente che dovrebbe tutelarlo gestendo al meglio le risorse affidategli per agevolare il lavoro dei contadini. Ma assume contorni gravissimi se si pensa che le condotte in questione, oggetto della rottura,  sono di recente realizzazione, sono state infatti realizzate circa tre anni fa con importanti investimenti. 
Il fatto non può che generare interrogativi  circa le modalità di costruzione e di conseguenza, circa la gestione dei fondi destinati all’intervento. Non resta che confidare in una rapida e risolutiva soluzione del problema in modo da rasserenare gli operatori che vedono a rischio il loro lavoro.

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Punta di Palo, il consiglio dice sì alla revoca del Piano Integrato

LADISPOLI – Il consiglio comunale dice no al Piano Integrato a Punta di Palo di 120mila metri cubi. Il programma integrato così come presentato a Palazzo Falcone e accolto dalla passata amministrazione, riguarderebbe complessivamente 179.298 mq individuati in 8 aree, alcune delle quali in base al prg del 1978 risulterebbero edificabili e senza vincoli, ma mai attuate, e che ora si vorrebbe dopo 40 anni sviluppare urbanisticamente trasformandone la destinazione. Una parte delle aree, circa 122.000 mq, si trovano in corrispondenza dell'ingresso sud di ladispoli, le restanti sarebbero cedute al comune, ricadenti tra le strade comunali di Palo ed il parco pubblico.Sulla stessa area, ricadrebbe però un altro progetto di 30mila metri cubi, il Piano Casa il cui iter sarebbe stato già completato, per la parte inerente palazzo Falcone ma che si sarebbe "fermato" in Regione dove non sarebbe stata rilasciata la Vas. Motivo per il quale il Sindaco nei giorni scorsi aveva firmato un'ordinanza di sospensione dei lavori in corso, fino a novembre, per permettere agli uffici comunali di effettuare delle verifiche sull'intero iter burocratico.

E così, ieri sera, intanto, la massima assise cittadina ha approvato la revoca del Piano Integrato, lasciando di fatto l'area, interessata solo dal Piano Casa. Il provvedimento è passato con 14 voti a favore, 3 contrari (quelli del Movimento 5 Stelle). «Anche questa sera (ieri, ndr) in Consiglio comunale – ha commentato Grando al margine dell'approvazione del provvedimento – abbiamo mantenuto fede agli impegni presi con la città, revocando il programma integrato nella zona di Punta di Palo, 120mila metri cubi a ridosso del bosco. La maggioranza – ha proseguito – si è assunta questa grande responsabilità, mentre il centrosinistra fuggiva dall'aula e il Movimento 5 Stelle votata clamorosamente contro il nostro provvedimento». E il primo cittadino incalza contro i grillini: «Proprio quelli che fino a ieri ci accusavano di voler favorire quella speculazione edilizia, hanno votato contro la delibera per revocarla. Oggi abbiamo finalmente capito cosa sarebbe successo a Ladispoli se fosse stata amministrata da questi soggetti, che dicono una cosa e fanno esattamente il contrario. Le città non si amministrano con gli slogan e con gli insulti. Serve altri, in primis la coerenza».

Intanto ieri durante la massima assise cittadina è emersa la presenza di una lettera indirizzata al Comune di Ladispoli dal tecnico incaricato l'architetto Palombini, in qualità di "procuratore per la procedura della Pezone costruzioni srl" dove si spiegherebbero i motivi secondo i quali le motivazioni riportate dal Comune nella delibera sarebbero illegittime ed esporrebbero il Comune all'eventuale pagamento di "indennizzi nei confronti del privato". La Vas, secondo il punto di vista di Palombini, non essendo atto autorizzativo ma procedura obbligatoria, non sarebbe sufficiente a bloccare il piano in quanto sarebbero stati già inviati diversi solleciti per il completamento della procedura. L'architetto Palombini ha inoltre esposto un punto di vista più politico che tecnico, ossia "la rinuncia alla realizzazione di una struttura alberghiera che porterà turismo e posti di lavoro".

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A Tarquinia il Trofeo Esordienti di prove Multiple Provinciale

Anche a Tarquinia, nell’impianto comunale di Atletica intitolato a Franco Giudozzi, grande festa giovanile per la disputa della terza prova del Trofeo Esordienti di prove Multiple Provinciale. Le precedenti prove  si sono svolte a Viterbo e Civitacastellana con la presenza delle compagini della Finass Atletica Viterbo, dell’Atletica Vetralla, dell’Atletica Tarquinia e l’Alto Lazio e in questa ultima occasione, nella cittadina tirrenica anche con una rappresentativa dell’Atletica Civitavecchia. Le categorie dei più piccoli, Esordienti B e C, si sono cimentati con un biathlon composto dalle gare dei 40Hs. e Salto in Lungo mentre la categoria Esordienti A ha effettuato un Triathlon composto dalla gara dei 50Hs, Salto in Lungo e 400m. Molto accese le sfide dei giovanissimi atleti, sostenuti a viva voce dal numeroso pubblico di genitori sulle tribune  con il  consueto clima festaiolo all’insegna della sana competizione sportiva.  Buona la rappresentanza dei giovanissimi della Finass Atletica Viterbo che hanno ottenuto buoni risultati individuali e sicuramente portando un buon punteggio alla società per la classifica finale del Trofeo 2018. Tra i maschi buone prove nella categoria A per Cristian Pagnottella vincitore del Triathlon e vincitore anche del Lungo con 4m. e dei 50Hs. con 9’’0; al 2° posto il compagno di squadra Federico Frau e 4° Riccardo Paoluzzi, nella cat. B Alessandro Mazzei è 3° e Mattia Italiano è 4°; nella C al 3° posto Lorenzo Perone e 7° Massimo Tonon. Tra le femmine Emma Trombetta è 5^ nella C e 6^ Rachele Papacchini; nella B Diana Ambrosini è 2^ e nella A Melita Bertoccini è 4^. Per la disputa della quarta prova bisognerà attendere le gare del secondo periodo autunnale ed esattamente il 22 settembre a Viterbo.

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Omicidio Vannini, depositate le motivazioni

LADISPOLI – Antonio Ciontoli “ha deciso di andare a recuperare le pistole (…) a tarda sera e proprio mentre il Vannini si trovava nel bagno a fare la doccia, non si è rifiutato di mostrare il funzionamento della pistola come – a suo dire – richiestogli dal ragazzo, ha impugnato la Beretta cal. 9 senza verificare che fosse scarica e in condizioni di sicurezza, ha “scarrellato” l'arma, inserendo, così, il colpo in canna, (…) ha interrotto la prima chiamata al 118, riferendo a chi interloquiva con l'operatore sanitario di una presunta “ripresa” del Vannini (…)".

Sono queste alcune delle considerazioni che emergono nel documento, lungo 42 pagine delle motivazioni prodotte dalla Corte di Roma che ha portato alla condanna per omicidio colposo con dolo eventuale di Antonio Ciontoli per la morte del giovane Marco Vannini. In sostanza, nelle motivazioni, ripercorrendo quanto emerso durante la fase dibattimentale e durante quella notte, la Corte spiega come la “condotta posta in essere dal Ciontoli, dimostra senza alcun dubbio, che la situazione oggettiva rendeva possibile, prevedibile e altamente probabile, secondo la più comune esperienza – in assenza di tempestivi soccorsi – l'evento letale e, sotto il profilo soggettivo, che lo stesso imputato non potesse non rappresentarsi, prevedendole, le conseguenze letali del suo gesto, del ritardo nell'attivazione dei soccorsi e delle menzogne che reiteratamente aveva addotto a spiegazioni delle condizioni del ferito. Nel contempo, continuando – anche dopo la morte del Vannini – a tentare di nascondere quale fosse stato il suo reale comportamento”. Sempre dalle motivazioni si legge come il Ciontoli abbia deciso di “agire 'accada quel che accada' pur di perseguire il suo scopo. E ciò risulta sicuramente vero – atteso lo sviluppo dei fatti, come sopra indicato – soprattutto quando ha ritardato i soccorsi e mentito sugli eventi – circostanze risultate esiziali per il ferito -e, perciò, quando il 'bilanciamento' – prospettatosi nella sua mente – delle conseguenze del suo agire, lo ha fatto propendere per la tutela dei propri interessi piuttosto che per la salvezza del ferito. E ciò, omettendo del tutto di prendere in considerazione – in quei momenti così importanti per assicurare un diverso esito della vicenda – quanto più grave sarebbe stato il 'costo' versoimilmente rischiato in caso di morte del Vannini”.

Diversa la posizione di Maria Pezzillo e di Federico e Martina Ciontoli. Per la Corte i tre non erano presenti in bagno quando è esploso il colpo di pistola ma avrebbero dovuto comprendere la drammaticità del momento e della situazione: “Le condizioni del ferito – si legge – erano tali da evidenziare palesemente e univocamente la necessità di assicurargli il più rapido soccorso medico possibile. Intanto, un colpo di pistola era stato sparato e per quanto gli imputati possano affermare di aver avvertito solo un 'forte rumore' (così forte che era stato perfettamente avvertito anche dai vicini di casa che si trovavano nell'abitazione confinante a parete con quella dei Ciontoli (…)) immediatamente dopo hanno visto – per prima Martina e poi Federico – la pistola che era sul pavimento del bagno; arma che, a richiesta del padre, Federico aveva rapidamente rimosso da dove si trovava e, necessariamente in presenza di tutti, aveva dapprima portato al piano terra e poi, una volta 'messa in sicurezza' – come affermato nel corso del suo esame, dallo stesso Federico – riposta sotto il suo letto”.

Per la Corte inoltre anche e soprattutto le condizioni in cui si trovava Marco subito dopo lo sparo avrebbero dovuto “destare la massima preoccupazione”. Marco urlava, non solo “lamenti ad alta voce come li ha definiti Martina Ciontoli o lamentazioni in maniera strana come riferiti dal fratello Federico. In realtà si trattava di vere e proprie grida: la stessa Corte le ha potute apprezzare – in dibattimento – ascoltando le note telefonate al 188, nel corso delle quali in sottofondo si sentono perfettamente acute urla, tanto che la stessa operatrice del 118 ne chiede conto ai propri interlocutori, manifestando subito perplessità sulla dichiarata loro origine, attribuita a un 'attacco di panico'”.

Insomma le circostanze avrebbero dovuto imporre ai tre di “attivarsi in prima persona e nella maniera più rapida possibile per assicurargli adeguati soccorsi”. Per la Corte non può inoltre essere usata come “discolpa” per i tre il fatto che siano affidati, come prospettato dalla Difesa, al padre, il capofamiglia. “Se può essere vero – si legge infatti nelle motivazioni – che il Ciontoli, come capo famiglia e, forse, come persona di forte carattere e personalità, avesse la possibilità di influenzare le decisioni dei propri congiunti, è ancor più vero che sia la moglie che i figli erano soggetti adulti, di cultura medio alta, e pertanto, siciuramente capaci di discernere autonomamente la veridicità di quanto veniva loro raccontato e di adottare condotte esattamente opposte a quelle in concreto tenute, soprattutto in considerazione dei forti legami affettivi col ferito, che avrebbero, semmai, dovuto destare in loro ben altre preoccupazioni e indurli ad assumere iniziative a suo favore e non certo, invece a rimettersi pedissequamente alle rassicurazioni – si ribadisce – inverosimili che venivano loro date”.

E poi c'è la posizone di Viola Giorgini, assolta perché il fatto non sussiste. Secondo le motivazioni presentate dalla Corte Viola, da quanto si è evinto dalle fasi dibattimentali del processo, non era entrata in bagno, non era entrata in contatto col corpo di Marco e non era presente all'interno della camera da letto. Inoltre per la Corte “non è certo che avesse ascoltato la seconda telefonata al 118 e sentito quanto detto sulla causa del ferimento. D'altra parte, è pur comprensibile come non si possa pretendere, considerata la sua posizione di ospite della famiglia Ciontoli – pur se con familiare frequentazione – che la Giorgini, stanti le rassicurazioni date dal padre del suo fidanzato e la minore conoscibilità delle condizioni del ferito, potesse effettivamente percepire e valutare il reale stato di pericolo in cui questi versava, ovvero che si potesse rendere conto della necessità di attivare differenti modalità di soccorso”.

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Elezioni Santa Marinella, Ricci: ''Da Tidei solo promesse lunari''

SANTA MARINELLA – La lista Lega, che appoggia il candidato sindaco Bruno Ricci, risponde a Pietro Tidei, in merito alle sue dichiarazioni sulla composizione della lista politica che vede tra le sue fila ex consiglieri comunali della maggioranza che sosteneva Bacheca. «Il canto ammaliatore questa volta promette scenari da dolce vita, come da foto e testi del programma presentato dal candidato sindaco Tidei – si legge nella nota firmata da Lega Salvini Lazio Santa Marinella – centri di talassoterapia, teatri, piazze, varianti all’Aurelia, centri di pronto soccorso, sblocco di terreni per edificare e chi più ne ha più ne metta. Il tutto, nella rispettata tradizione di promesse lunari, stride con le reiterate accuse di default e di fallimentare gestione alla passata amministrazione, poiché non crediamo ai maghi e, tantomeno alle sirene. Se mancano i fondi, se il Comune è allo sfascio, come fa Tidei a promettere mari e monti, casinò e ospedali? Solo sperando nella benevolenza del governo della Regione Lazio? Come se Santa Marinella fosse il Comune eletto per risorse e finanziamenti. Esattamente come tredici anni fa, sia prima che durante la sua amministrazione, Pietro Tidei ha pontificato in lungo ed in largo, facendo credere agli abitanti di Santa Marinella di poter fare del Comune la città più bella del mondo. La storia però ci ha consegnato un project financing improbabile e disastroso per le casse del Comune, perdendo enormi finanziamenti regionali già stanziati, e lasciando la città con un bel nulla di fatto e sempre la storia, con la firma dei suoi delusi, lo ha costretto ad abbandonare la guida della città. Ad oggi, di certo non ce lo saremo aspettati da uno con il suo rango politico, il suo operato preelettorale. Tidei lancia lusinghe agli ex consiglieri Passerini e Minghella, fuori entrambi dalla competizione elettorale e loda il fatto che i due ex consiglieri dicano apertamente di non fermare le opere ed i progetti in essere, concepiti nella scorsa legislatura. Ai due ex consiglieri infatti, Tidei promette che, una volta ottenuta la fiducia dei cittadini, saprà non disperdere quanto di buono è stato fatto finora. Cos’è, un tentativo di accaparrarsi la stima e forse i voti di chi, in quella amministrazione che lui critica tanto, ci è stato per cinque anni? Vuol dire che l’inesperienza ed il pressapochismo di cui parla hanno generato comunque opere pubbliche?». «I dieci anni di amministrazione Bacheca – conclude la nota – che hanno prodotto parcheggi, sottopassi e la nuova biblioteca non sono da indicare come fallimentari. Eppure, tra le sue liste, c’è qualcuno che si è ricollocato dopo cinque anni di dichiarato sostegno al centrodestra, quindi cose, nomi e fatti degli scorsi dieci anni di amministrazione ritornano, dimostrando che non tutto è da buttare, come vorrebbero far credere Tidei ed i suoi accoliti».

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Vandali in azione sul Ponte della Scorta

LADISPOLI – Ancora una volta nel mirino dei vandali le opere pubbliche di Ladispoli, persino quelle appena inaugurate. E’ il caso ad esempio del “Ponte della scorta” di Ladispoli (il taglio del nastro è avvenuto esattamente un mese fa con la Giunta al gran completo) già insudiciato da scritte con la bomboletta a spray. La struttura è stata intitolata alle vittime del terrorismo dal Comune che ha promesso interventi mirati anche per eliminare il degrado che attanaglia la zona, sia per le sterpaglie intorno al ponte ciclopedonale che collega i due quartieri residenziali Messico e Faro, sia per le canne alte quasi fino al ponte che non sono state ancora rimosse dal Consorzio di Bonifica Agro Romano. Sulle sponde del fiume Sanguinara si sono anche create delle mini discariche che dovranno essere rimosse quanto prima. Il ponte della scorta non è l’unico ad essere stato presto di mira da chi non ha nulla da fare che imbrattare muri e pareti dei simboli della città. Anche il centro giovanile di viale Mediterraneo, costato alla collettività centinaia e centinaia di migliaia di euro, viene costantemente verniciato nelle sue pareti esterne. Uno sfregio sicuramente, reso possibile anche dal fatto che gli impianti di videosorveglianza ormai sono fuori uso da oltre un anno, come confermato tempo fa dal comandante della Polizia municipale di Ladispoli, Sergio Blasi. “Un fulmine le ha messe ko e ora si deve cambiare il sistema operativo”.

 

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