Maltempo: chiuso per ore il sottopasso di Fiumaretta

CIVITAVECCHIA – Disagi in diversi quartieri della città, dalla tarda mattinata e fino a metà pomeriggio, a causa della violenta pioggia che si è abbattutta attorno alle 12.30. 
Strade allagate, buche trasformate in piscine e problemi soprattutto per gli automobilisti che erano in strada a quell’ora; disagi che si sono amplificati in concomitanza con l’orario di uscita dalle scuole. 
Allagato il sottopasso di Fiumaretta, come spesso accade in questi casi, chiuso fino al pomeriggio, con i volontari della Protezione Civile che sono stati impegnati per diverse ore per ripristinare la sicurezza. 
Allagata via Terme di Traiano, specie nella parte alta, dove l’acqua mista a detriti provenienti dai campi ha creato non pochi problemi alla circolazione. 
Infine disagi a San Gordiano, specie all’altezza dell’ingresso sud, trasformato in un’enorme pozzanghera.

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Gravi rischi per le acque termali e la Ficoncella

CIVITAVECCHIA – "L'assenza assoluta di idee e di obiettivi chiari da parte di Cozzolino e del M5S ora rischia di creare danni irreparabili anche per le terme e la Ficoncella". Ne è convinto il capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso, che si dice preoccupato per il permesso rilasciato recentemente dalla Regione Lazio alla società Terme dei Papi di Viterbo – che ha acquistato dal fallimento il Casale dei Bagni adiacente alle terme taurine – per la ricerca di acqua termominerale, nell'ambito del progetto "Terme Imperiali". 

"Quanto sta accadendo nel comparto termale rischia di compromettere per sempre la possibilità di realizzare le terme e anche gli stessi bagni della Ficoncella tanto cari a intere generazioni di civitavecchiesi – ha spiegato Grasso – peraltro ciò avviene proprio ora che, risolti gli annosi contenziosi legati al fallimento della Terme Taurine, la vera partenza del sogno turistico-termale di Civitavecchia è legata all'effettiva manifestazione di una volontà politica in tal senso da parte dell'Amministrazione Comunale. L'avvio di nuove perforazioni infatti, (anche alla luce di quanto accadde quando vennero effettuate le ricerche e le opere di captazione per l'impianto termale con l'evidente modificazione della portata e della temperatura di buona parte dei flussi di acqua anche alla Ficoncella), potrebbe incidere negativamente con i millenari equilibri sotterranei del bacino e delle sorgenti delle originarie terme di Traiano. Peraltro, tutto questo avviene non per l'avvio dell'impianto termale comprendente anche la parte pubblica, ma nell'ambito di una iniziativa imprenditoriale privata, del tutto legittima, ma nata con finalità di certo diverse da quelle che oltre trent'anni fa portarono all'avvio del percorso infinito per la creazione del polo termale, in cui il Comune di Civitavecchia era protagonista di un progetto di enorme interesse pubblico".

E secondo il leader della Svolta, "tutto questo avviene, ancora una volta, anche a causa dell'assenza di un indirizzo chiaro da parte dell'Amministrazione Cozzolino, che da un lato – ha aggiunto – è ancora alle prese con il tentativo di estromettere la Pro Loco dalla gestione del sito archeologico termale, dall'altro anziché assumere l'iniziativa per avviare il procedimento del polo turistico termale, assiste inerte ad una operazione commerciale rischia di compromettere tutto il resto, a partire dall'esistenza stessa della Ficoncella. In Conferenza dei Servizi il Comune di Civitavecchia prima ha espresso parere favorevole, attraverso l'Ufficio Lavori Pubblici, poi solo dopo la conclusione positiva della stessa Conferenza dei Servizi, il Sindaco Cozzolino in commissione regionale consultiva per le acque minerali e termali, si è "ricordato" di intervenire, esprimendo parere negativo con la gravissima motivazione che "con l'attivazione del pozzo di mette a rischio la potenzialità delle terme di Traiano e di conseguenza si determina l'impossibilità di valorizzare anche il parco annesso e il parco archeologico". Il risultato è stato il rilascio del permesso, con la prescrizione che qualora si verifichi una "interferenza negativa" con i pozzi o le sorgenti della adiacente concessione mineraria delle terme di Traiano, il pozzo per la ricerca dell'acqua dovrà essere chiuso e dovranno essere ripristinate le condizioni iniziali: come se ciò fosse possibile senza danni per i predetti equilibri millenari, che una volta consentivano addirittura di fare arrivare le benefiche acque fino a viale Garibaldi".

Un'ultima riflessione Grasso la dedica al fatto che, poco più di dieci anni fa, "di fronte ai soldi pubblici spesi per la realizzazione dei serbatoi di accumulo e per le captazioni delle acque termali che ancora oggi fanno disperdere inutilmente tantissima acqua, la proprietà di Aquafelix, progetto di rilevanza turistica strategica, tanto da essere inserito nelle norme di attuazione del Piano Provinciale Territoriale Generale insieme al parco termale, chiese – ha ricordato il consigliere – di poter utilizzare parte di quelle stesse acque per prolungare in inverno l'apertura del parco acquatico, garantendo anche il funzionamento e la manutenzione degli impianti realizzati per le terme e rimasti inutilizzati. Nessuno ha mai risposto agli imprenditori civitavecchiesi, mentre oggi per una analoga operazione, si consentono all'impresa viterbese nuove perforazioni potenzialmente dannosissime, che il Sindaco – con la sua inerzia – non è riuscito a scongiurare, forse anzi incoraggiando (non si sa quanto inconsapevolmente) il progetto nella sua fase iniziale. Sarebbe stato necessario, di fronte a questo pericolo potenziale incombente, che il Comune avesse impugnato subito la determinazione dirigenziale dello scorso settembre con cui è stato rilasciato il permesso per le perforazioni. Al momento, visto il silenzio assoluto del Sindaco su una vicenda così importante – ha concluso Grasso – non è chiaro cosa abbia fatto per scongiurare questo rischio, né cosa intenda fare. Dovrà spiegarlo presto, in Consiglio Comunale e alla città. Certo è che noi diciamo a chiunque: giù le mani dalle terme e dalla Ficoncella".

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Csp, Ugl: ''Restituisca la giornata e rispetti gli impegni''

CIVITAVECCHIA – “La Csp persevera nel comportamento antisindacale. Restituisca da subito la giornata trattenuta a Tutti i lavoratori e rispetti gli impegni assunti dal Sindaco per gli “ex Italcementi”. Categorica la responsabile confederale Ugl Civitavecchia sede Utl di Roma Fabiana Attig che torna ad incalzare la Civitavecchia servizi pubblici. Secondo la sindacalista, infatti le condizioni “sono radicalmente mutate nell’ultimo anno e mezzo in spregio alle esigenze che portarono alla firma dell’accordo del maggio 2017. La riduzione della retribuzione – tuona Attig – non può più trovare applicazione soprattutto perché la società ha provveduto arbitrariamente alla modifica di profili professionali, in totale assenze di logiche di confronto e di condivisione. Assistiamo a proclami politici da parte del Sindaco Cozzolino, di nuove assunzioni per il servizio di raccolta differenziata, senza alcuna smentita pubblica da parte della stessa Csp. L’azienda ha sempre sostenuto di avere esuberi e lo stesso De Leva supportato da uno stuolo di consulenti profumatamente pagati, ne ha fatto uno strumento di trattativa durante il passaggio tra la Holding Hcs e Csp. Oggi apprendiamo sempre fuori dalle relazioni industriali, che tali esuberi non ci sono più. Forse per giustificare in futuro molto prossimo, magari a ridosso delle elezioni, le tanto sbandierate assunzioni del porta a porta. Bene l’Ugl ne è felicissima anzi auspica che tutto ciò si possa realizzare, anche da subito. A patto che il Sindaco e i suoi vari delegati alle partecipate mantengano fede agli accordi. Come quello del 2015 che Cozzolino ha sottoscritto in Regione Lazio.  Un impegno – prosegue Attig – che vede l’assunzione dei 20 lavoratori della Italcementi all’interno della Csp. Sarebbe un atto dovuto da parte del Sindaco, dopo la presa in giro propinata agli stessi lavoratori della loro mancata ricollocazione, nella mascherata bonifica ambientale dell’ex cementificio, che ha visto l’impiego di una società di Trento che ha utilizzato tutto personale del nord”.

Altro problema è il fatto che attualmente sono al lavoro persone “che hanno raggiunto da tempo i requisiti per la pensione ed ai quali non viene risolto il contratto di lavoro, come previsto dalla Legge, parliamo di dipendenti nati nel 1952 e 1953, che dovrebbero essere già in quiescenza da mesi (se non anni). Nonostante – continua dura Attig – questo enorme risparmio a portata di mano, l’azienda continua nella sua azione arbitraria di sperequazione di trattamento tra i dipendenti. Aumento delle ore ma non tra tutti i dipendenti aventi diritto, trattenimento della giornata di retribuzioni in alcuni casi anche due non in maniera omogenea”.

Una situazione che non può continuare secondo la sindacalista. “L’Ugl diffida la Csp a risolvere unilateralmente i contratti di chi ha raggiunto il trattamento pensionistico (sui 67enni e sui 65enni con 41 anni di contributi non ci sono dubbi) e a ripristinare, a seguito dei risparmi, la normale retribuzione a tutti gli altri dipendenti esclusi dalle decisioni arbitrarie della società a partire dalla prossima mensilità di (novembre 2018).

I lavoratori, ormai, hanno fatto ampiamente la loro parte di sacrificio negli ultimi 18 mesi, così come previsto dall’accordo del maggio 2017. Cosa che – conclude Attig – francamente non si può dire da parte della Csp SRL, che ha totalmente disatteso quanto previsto dall’accordo stesso”.

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Giuseppe Ruggiero nominato primo allenatore del CQT Viterbo 2

Una carriera ed una passione che nascono e si sviluppano nel vivaio di casa Cv Volley quella del professor Giuseppe Ruggiero, che quest’anno impila nella sua collezione di successi anche la nomina come primo allenatore per il CQT Viterbo 2. 
Con una formazione sportiva ed umana a tutto tondo, Ruggiero spicca tra le prime file di casa Cv Volley per le sue conoscenze dovute a tanti anni di studio che lo hanno portato al conseguimento della laurea Iusm, per poi conciliare nella sua vita una carriera da allenatore ricca di successi con la cattedra come docente di educazione fisica presso la scuola secondaria di primo grado Don Milani.
Giovanissimo, a vent’anni sotto l’ala esperta dei veterani della società rossonera inizia ad allenare una squadra under 13 e svolge contemporaneamente il ruolo di preparatore atletico societario, fin da subito risultano evidenti le sue spiccate capacità tecniche e umane che lo portano in breve tempo a ricopre anche il ruolo di secondo allenatore negli anni in cui la prima squadra societaria dalla B2 raggiunge la serie B1. In seguito, durante la fase più matura della sua carriera, allena anche presso altre società per un paio d’anni. Torna infine alla Cv Volley e inizia quella che lui stesso definisce «una bella storia». Gli viene assegnato il ruolo di direttore della Scuola Federale di Pallavolo dell’Asd Civitavecchia Volley e si occupa nei primi anni di una squadra under 12-13 femminile e di alcuni gruppi di minivolley con cui svolge un ottimo percorso, vince numerosi campionati giovanili,  in due anni, 6 titoli tra under 12 e under 13. Poi dalla scorsa stagione arriva anche l’affidamento di gruppi formati da atlete più mature come l’under 18 e la prima squadra. Ed ecco giunta anche la soddisfazione della nomina come primo allenatore del CQT Viterbo 2 circa cui lo stesso Giuseppe Ruggiero dichiara: «Sono veramente molto contento di essere stato scelto come allenatore del CQT, è una bella soddisfazione per me. L’obiettivo è quello di selezionare dei validi elementi tra le varie atlete del 2006 del territorio per costruire una squadra forte che spero di riuscire a preparare al meglio per confrontarsi con la miglior preparazione possibile nel Torfeo delle Province con altre ragazze coetanee tra le più forti del Lazio».
 La soddisfazione in casa Cv volley enorme e la commenta Cristiano Cesarini, direttore sportivo: «Conosco Giuseppe da quando era un giovanissimo atleta, sono fiero di essere stato al suo fianco in tutti gli anni della sua crescita umana e sportiva come giocatore prima e allenatore attualmente. Giuseppe è un lavoratore infaticabile ed una persona sempre pronta a dare una mano e a mettersi a disposizione degli atleti per aiutarli nella crescita, prima che un professore e un allenatore è una persona straordinaria. Attualmente lo ritengo il più preparato tra i tecnici sia di Civitavecchia che dell’intero comitato territoriale ed è per questo che ho appoggiato da subito la proposta della sua nomina al CQT. Sono certo che replicando l’enorme mole di lavoro che sviluppa con le nostre atlete anche in ambito di rappresentativa otterrà anche li dei risultati eccellenti. Esprimo a nome mio e a nome di tutta la società l’orgoglio e le congratulazioni ad un tecnico che incarna l’eccellenza che Cv Volley persegue in tutti gli ambiti. Saremo al suo fianco e a sua disposizione come supporto anche in questa nuova avventura. Forza Peppe».

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Si rinnovano i consigli d’istituto: gli alunni vogliono essere protagonisti

di MATTEO CECCACCI

CIVITAVECCHIA – Lunedi 5 novembre si sono tenute presso gli istituti cittadini le consuete elezioni degli studenti per i rinnovi dei consigli di istituto. Grandi risultati sono stati ottenuti da parte dei ragazzi che tra conferme e nuovi volti hanno reso soddisfatti i vari dirigenti. All’IIS Marconi del preside Nicola Guzzone ha trionfato ‘‘The Challenge Lista Studentesca’’ che con i suoi 1100 voti di lista totali ha visto prevalere Riccardo Sorrentino, Alessandro De Paolis, Andrea Mori e Veronica Gentili (in alto a destra in senso orario). Ben quattro seggi su quattro sono stati capaci di aggiudicarsi i candidati, frutto di un’eccellente campagna elettorale di classe in classe per esporre il programma, oggi pronto per essere attuato. La lista, dichiaratamente politica e legata a Potere al Popolo, ha battuto del tutto la diretta concorrente che vedeva un solo candidato, ovvero il giovane tenore Manuel Gregori che non è riuscito, nonostante una grande dimostrazione nel mettersi in gioco, a diventare rappresentante. I quattro eletti, tutti del liceo scientifico ad opzione scienze applicate, sono molto attivi sul territorio, specie Riccardo Sorrentino e Andrea Mori impegnati in contesti politici, non solo locali. Alessandro De Paolis, invece, figlio del consigliere regionale Gino, è alla sua prima esperienza così come Andrea Mori e Veronica Gentili: «È un grande onore – commenta De Paolis – rappresentare una scuola come il Marconi. Non sarà sicuramente facile, perché il lavoro dovrà essere spalmato in più anni per cercare di vedere qualche primo risultato, ma ora dobbiamo solo cercare di capire da dove partire».

«Mi rammarica molto il fatto – dichiara l’alunno del tecnico Gianmarco Bronti – che non è stato eletto un rappresentante per noi tecnici, un punto di riferimento personale era giusto averlo. Aver eletto quattro ragazzi di un solo indirizzo è stato un enorme errore imperdonabile».
Al liceo Galilei della dirigente Maria Zeno non c’è stata partita. Già nel pomeriggio, dopo le votazioni svolte nella mattinata, le risultanze trapelavano sul gruppo Facebook della scuola che vedevano in vetta Lorenzo Sisti, Noa Celestini e Paolo Migliori, pronostici che poi si sono confermati il giorno dopo rendendo i tre neoeletti molto felici per i tanti voti ricevuti. Sarà senza ombra di dubbio un duro lavoro quello che spetta ai ragazzi, perché dopo il nuovo indirizzo musicale l’organico è nettamente aumentato e questo è un fattore che richiederà molta attenzione sull’organizzazione di qualsiasi tipo di evento e ancora più dedizione nella struttura delle assemblee d’istituto. I nuovi rappresentanti, tutti del 2000 all’ultimo anno di scuola, non sono alla loro prima esperienza con il consiglio d’istituto: Lorenzo Sisti, infatti, già affiancava la sorella Valentina nel lontano 2016, mentre Migliori e Celestini, amico di una vita di Lorenzo, sono stati fin dallo scorso anno accanto alle problematiche degli alunni riportando le maggiori criticità ai professori. Un risultato, dunque, meritato per i tre ragazzi che già stanno preparando la tradizionale festa natalizia che ogni anno riscuote un grandissimo successo interno.

All’IISS Calamatta diretto dalla nuova dirigente scolastica Giovannina Corvaia, sono stati riconfermati i due rappresentanti d’istituto uscenti: l’ex Marconi Ruben Cantarini e Riccardo D’Agostino. Reduci dall’impeccabile lavoro svolto durante l’annata precedente, hanno ricevuto nuovamente il consenso da parte di tutti gli alunni dei vari indirizzi: nautico, meccanico, elettronico e moda. Un duo che sicuramente ha passato tante difficoltà dovute alle continue richieste dei ragazzi e ai quotidiani problemi che si venivano a creare all’interno delle aule, problemi che Cantarini e D’Agostino hanno sempre cercato di risolvere nonostante le mille peripezie, ma si sa, gestire un professionale dal punto di vista studentesco non è la cosa più facile. All’ultimo consiglio di istituto dello scorso anno, però, i due ragazzi furono elogiati dalla preside dinnanzi a tutti i componenti dell’organigramma, proprio per questo motivo, per quanto avevano dato alla scuola e ai ragazzi. Un premio che poi ha spinto i due a ricandidarsi quest’anno per il secondo anno consecutivo, ottenendo più di 370 voti di lista e i due seggi per la componente studenti. «Non potevamo – dichiarano i due rappresentanti d’istituto – fare altro dopo il lavoro svolto lo scorso anno. Abbiamo avuto centinaia di richieste da parte di tanti ragazzi per ricandidarci e questo ci ha riempito d’orgoglio, per non parlare dei complimenti ricevuti lo scorso anno dalla nostra preside che ringraziamo di cuore, senza di lei non avremo potuto iniziare questa straordinaria esperienza».

I plessi uniti del Guglielmotti e dell’Artistico dovranno aspettare ancora dodici giorni per eleggere i nuovi rappresentanti, cosi come lo Stendhal e il Baccelli, ma già in città si vociferano le situazioni che potrebbero verificarsi: il Guglielmotti dopo i saluti di Francesco Seretti e Simone Garofalo, potrebbe candidare addirittura due ragazzi del terzo anche se sui nomi bocche cucite, mentre al Baccelli quasi certa la riconferma delle due ragazze che tanto bene hanno fatto lo scorso anno, Valentina D’Annunzio e Francesca Barlaam, ma nulla di tutto questo sarà certezza se non dopo il giorno delle elezioni.

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Il tornado che spazzò via la città

LADISPOLI – Per le strade non c'è quasi nessuno. Il cielo è grigio, il pomeriggio uggioso e in tv ci sono le partite di serie A a far compagnia agli amanti dello sport. Qualcuno si sposta in auto o a  piedi per qualche via del centro per tornare a casa dopo il pranzo della domenica tra amici o in famiglia. Qualcuno è a lavoro, nei bar, nei negozi come tutte le domeniche. Niente potrebbe mai far pensare che una semplice pioggia possa trasformarsi in così poco tempo in una vera e propria bomba pronta a seminare panico e distruzione. E' il 6 Novembre 2016. E' domenica. Suonano le 17 quando all'improvviso dal mare una enorme nuvola viene sbalzata a tutta velocità sulla terra ferma avvolgendo nel buio cose e persone. La furia del tornado si abbatte in città. Arriva dal mare: da porto Pidocchio e in un attimo investe, distrugge e spazza via tutto quello che trova sul suo cammino. Pareti esterne di abitazioni sbriciolate, tetti scoperchiati, alberi abbattuti al suolo, auto distrutte, ringhiere, calcinacci spazzate via dalla furia del vento. Una questione di attimi prima di ritrovarsi dentro la scena di uno di quei tanti film sulla devastazione del mondo che tengono fino all'ultimo col fiato sospeso. Ma è la realtà. Sembra essere in guerra. E purtroppo, come nelle guerre, anche Ladispoli ha la sua vittima. Un uomo che alla vista della furia della natura aveva tentato di ripararsi dal vento sotto i cornicioni di una Chiesa in via Odescalchi. Quello stesso cornicione che gli è crollato addosso senza lasciargli scampo. La macchina dei soccorsi si è subito messa in moto. A cominciare da chi in quel momento, come graziato dal Cielo, si è ritrovato in mezzo al ciclone e per fortuna non si è fatto nemmeno un graffio. Sono i ladispolani stessi i primi a scendere in strada, a soccorrere i feriti, a tentare di liberare le strade dalle macerie e dagli alberi e lampioni che come foglie si sono abbattuti al suolo. Protezione civile, vigili del fuoco, sanitari del 118, Croce Rossa, cittadini, istituzioni, … Tutti insieme per risollevarsi il prima possibile. Per riparare i danni, contare e curare i feriti, ritornare presto alla vita di ogni giorno, cercando di dimenticare, almeno all'apparenza l'enorme ferita che quel tornado ha provocato a un'intera comunità. Da quel giorno sono trascorsi due anni. E' il 6 novembre 2018. La conta dei danni non è ancora finita. C'è chi aspetta ancora di vedersi arrivare il risarcimento per quanto perso, per quanto ha dovuto ricostruire. C'è chi aspetta ancora di essere “rimborsato” per i sacrifici di una vita intera spazzati via in una manciata di minuti. Sono privati cittadini, agricoltori, aziende private, attività commerciali. C'è anche il Comune. Il tornado attraversando diametralmente la città ha causato notevoli danni anche a infrastrutture. Ponti, scuole, strade. Il lavoro è stato tanto. Sono circa 200 i privati cittadini che hanno presentato la richiesta risarcimento a palazzo Falcone per i danni subiti. Tra loro, purtroppo, non ci potranno essere coloro i quali hanno visto completamente distrutta l'auto. Dovranno invece aspettare ancora le aziende per ottenere i rimborsi. Per loro si dovrà aprire infatti una ''seconda tranche''. Per quanto riguarda poi i risarcimenti per il Comune, a breve dalla Regione dovrebbero arrivare 340mila euro. Soldi che fanno parte di una somma complessiva di circa 620mila euro totali di rimborsi per i danni subiti. Risarcimenti che almeno dal punto di vista economico, forse, riusciranno a rimarginare la ferita apertasi quel tremendo pomeriggio di due anni. Scene che per mesi hanno invaso la mente dei ladispolani. Ad ogni sussulto della natura per diverso tempo si è temuto il peggio. Si è temuto di poter rivivere anche solo per un attimo quel drammatico 6 Novembre. Immagini, quelle di una storia passata ma recente, che tornano in mente anche in momenti come questi, quando mezza Italia si ritrova flagellata dalla furia della natura. Un'ondata di maltempo senza eguali che anche questa volta ha mietuto le sue vittime. Se Ladispoli oggi conta solo i danni sugli arenili pubblici e non, c'è chi purtroppo piange le sue vittime. A cominciare dalla vicina Terracina. «Si è trattato sicuramente dell'evento calamitoso più forte che ci sia stato da quando ne ho memoria – ha detto il sindaco Alessandro Grando ricordando quel terribile giorno – I danni sono stati ingenti. Purtroppo rimarrà nella mente di tutti noi». Il primo cittadino ha però voluto sottolineare la solidarietà, il fare squadra, dell'intera città: «Quando a Ladispoli accadono fatti come quello di due anni fa, per fortuna, la comunità si stringe sempre attorno a chi subito delle perdite o dei danni. La città ha reagito nel migliore dei modi». Per giorni migliaia di ladispolani si sono rimboccati infatti le maniche per dare una mano a chi quella domenica ha visto la furia del vento distruggere le proprie case. Un lavoro di squadra senza sosta. «Purtroppo contro la furia della natura possiamo fare ben poco», ha proseguito il primo cittadino che ha però sottolineato come l'amministrazione possa cercare di ''rendere difficile'' alla natura il suo atto di distruzione, puntando soprattutto alle manutenzioni e messa in sicurezza di tutto ciò che possa ritenersi pericoloso: «Quello che possiamo fare – ha infatti concluso Grando – è quello di curare maggiormente il nostro patrimonio come ad esempio le alberature, gli impianti di illuminazione per attutire i danni che la furia della natura potrebbe causare». Una natura che negli ultimi anni, purtroppo, forse un po' per colpa dell'uomo e della sua mano, così clemente con il genere umano, non lo è più.  
 

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''L’emergenza è stata gestita molto bene''

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «L’emergenza è stata gestita molto bene – dice soddisfatto Renato Bisegni, responsabile del gruppo comunale di Protezione civile di Cerveteri – L’abbiamo affrontata con molti equipaggi in campo: una media di sei al giorno, quattro i nostri e due di Assovoce. C’è stata poi una grossa collaborazione con la base di Furbara per l’evento sull’Aurelia. Quattro o cinque alberi enormi sono caduti invadendo entrambe le carreggiate all’altezza del cavalcavia sulla via Aurelia – Furbara.  La sinergia che si è creata durante l’anno di formazione sicuramente ha dato ottimi risultati. In poco tempo infatti abbiamo liberato tutta la rete viaria senza problemi e coordinandoci come dovrebbe essere nei casi di emergenza. Chiaramente siamo stati anche molto fortunati perché non ha piovuto molto. Il problema è stato soprattutto il vento che ha raggiunto punte di 90 km orari. Quindi gli interventi hanno riguardato sostanzialmente alberi scossi e abbattuti dalla furia del vento, ma fondamentalmente siamo stati fortunati perché non ci sono stati gravi ripercussioni. Un paio di giorni ci vogliono per rientrare nella normalità perché continuano ad arrivare segnalazioni di alberi caduti, di rami spezzati e chiome abbandonate. Questo rientra nella normalità perché il vento è stato fortissimo».  
Certamente col forte vento sono venuti fuori anche anni di incuria, di piante cresciute alla buona, abbandonate a se stesse, di alberi vetusti o compromessi da potature inappropriate. Rimane da gestire nelle prossime ore un lavoro di super manutenzione così da portare a termine tutto ciò che è stato messo in campo. 
«Un’esperienza comunque molto formativa – conclude Bisegni –  in quanto tutte le emergenze sono ognuna diversa dall’altra e servono sempre per crescere sicuramente come abbiamo visto. Cioè la formazione frutto di uno sforzo con le altre associazioni e a fianco delle forze armate, ha fatto si che in due giorni tutti i problemi emergenziali sono stati risolti in un batter di ciglio. Quindi è andato tutto molto, molto bene». 
Soddisfazione anche da parte di Giuseppe del Regno, presidente di  Assovoce, disponibile H24 con i suoi volontari che dice: «Quello che è successo in questi tre giorni è stata dura ma abbiamo dato tutto quello che potevamo dare, sempre in sinergia con la comunale.  E’ stata una bella esperienza vedere volontari e militari lavorare insieme per liberare l’Aurelia». 
Decine e decine gli interventi effettuati in questi giorni per liberare le strade dalla caduta di alberi, radici, rami e tronchi che hanno invaso la carreggiata in particolare su via Settevene Palo, via della Necropoli, via di Ceri, via San Paolo, Campo di Mare, l’Aurelia (di fronte al benzinaio). Una pianta di ulivo ha invece bloccato la circolazione tra via Tenuta di Zambra e via di Zambra. 
La loro parte l’hanno fatta pure i Vigili del Fuoco, alcuni peraltro pure volontari della Prociv, operativi al massimo per risolvere tutti quegli interventi più tecnici, riguardanti l’interruzione delle linee dove c’erano tutti i tralicci della Telecom spazzati via dalla furia del vento, e dell’alta tensione.  Per non parlare poi dell’enorme  lavoro svolto per tagliare tutti quei rami rimasti penzolanti nelle parti aree degli alberi in quanto dotati delle attrezzature idonee per intervenire . 
Intanto, domani tutte le scuole regolarmente aperte.

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Ferri (PD): ''Il maltempo ha scoperchiato un enorme problema di Civitavecchia, l'amianto''

CIVITAVECCHIA – “Ieri a Civitavecchia il mal tempo e le forti raffiche di vento hanno ricordato con forza uno dei tanti problemi che attanaglia la nostra città, l'amianto ancora presente nel territorio, elemento che solo nel 2017 in Italia ha causato oltre 6 mila decessi”. Lo dichiara il segretario del Partito democratico di Civitavecchia Germano Ferri, dopo la giornata di maltempo infatti “in via Calisse sono stati ritrovati in strada grandi lastre di Eternit strappate dal vento – spiega il dem – dimostrazione della larga presenza ancora di questo materiale nel territorio. Da medico non posso che esprimere tutta la mia preoccupazione per quanto accaduto dato che, come ci ricorda anche il Ministero della Salute, l'amianto è un potente cancerogeno, particolarmente nocivo per la salute. Il rischio maggiore associato a questo elemento è dato dalle fibre di materiale che si disperdono nell'aria e si depositano nelle nostre vie aeree causando gravi malattie tra cui il mesotelioma pleurico, un tumore particolarmente aggressivo e maligno per la salute. Indubbiamente – avverte Ferri – la metodica coatta con cui le lastre di amianto ritrovate sono state strappate, ha per forza di cose disperso nell'aria fibre di questo materiale”.

Ferri si rivolge al sindaco Antonio Cozzolino chiedendogli in che modo stia affrontando il problema anche considerando che a Civitavecchia “sono presenti impianti come Italcementi, i quali sono vere e proprie polveriere pronte a minare la salute comune. Credo che la bonifica della città dall'amianto presente – tuona Ferri – sia un'opera necessaria e dovuta ad un territorio fortemente compromesso sotto il punto di vista ambientale, ma ciò è una reale priorità per l'amministrazione pentastellata? Personalmente basandomi sulla demagogia che i 5 stelle ormai da anni a questa parte perpetrano sulla bonifica del cementificio, con rammarico direi di no. Spero – conclude il segretario dem – quindi quanto accaduto oggi possa spronare la sensibilità dell'amministrazione alla quale, ricordo, che sulla salute non si scherza”.

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Fallimento di Città Pulita, critica Marietta Tidei

CIVITAVECCHIA – «Anche Città pulita è fallita. Si aggiunge a Civitavecchia Infrastrutture, di cui era già stato dichiarato il default circa un anno fa. Non è difficile prevedere che, nelle prossime settimane, potrebbero fallire anche Argo e Ippocrate». 
Lo dichiara il consigliere regionale del Partito democratico Marietta Tidei che interviene sul fallimento puntando il dito contro l’amministrazione pentastellata. 
«Questa vicenda  – prosegue Tidei – mette bene in luce i danni provocati dalla cura 5 Stelle negli ultimi quattro anni a Civitavecchia. Altro che gestione sana e responsabile: l’incompetenza e la sciatteria hanno prodotto solamente danni. Per anni l’amministrazione attuale ha puntato il dito contro quelle precedenti e di fronte ai solleciti continui più attuali si è sempre risposto sminuendo e accusando l’opposizione di essere una Cassandra. Ora – tuona la dem – i risultati impietosi di questa gestione sciatta sono sotto gli occhi di tutti».  
 Ma per il consigliere regionale adesso si apre «un serissimo problema per i 190 lavoratori dell’ex Città pulita, che rischiano di non percepire il Tfr e quindi – sottolinea Tidei – il frutto del lavoro di una vita. Quello che desta grandissima preoccupazione è il  fatto che i circa 90 creditori di Città pulita non percepiranno un euro». 
Uno scenario allarmante perché gli ex dipendenti della Sot, passati da un anno alla NewCo Civitavecchia servizi pubblici, dovranno infatti recuperare il Tfr rimasto nelle vecchie sot, ad eccezione di Hcs. 
Una situazione complicata «Città Pulita vanta crediti sostanziosi nei confronti di Hcs – ha ricordato il primo cittadino –  la moneta concordataria che proverrà da Hcs una volta omologato il concordato – ha assicurato – sarà più che sufficiente per coprire il tfr dei lavoratori».  
Ma Tidei  invita a non sottovalutare il fallimento che anzi definisce «un danno enorme, che si ripercuoterà su tante piccole ditte locali perché – continua dura –  tra i creditori non c’è solo l’Inps. La portata di questa vicenda sul contesto produttivo di Civitavecchia è immensa come immenso è il danno provocato da un’amministrazione incapace di affrontare e risolvere i problemi del territorio. Quante Città pulita – conclude il consigliere regionale – dovranno ancora esserci prima di capire che fino ad adesso si è sbagliato tutto?».

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''Occorre separare Roma dalla provincia''

ALLUMIERE – Dopo l’uscita della notizia che la zona di Allumiere è stata di nuovo indicata come sito idoneo per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti di Roma interviene in merito anche il gruppo di Rifondazione Comunista di Allumiere. «Dopo il rimpallo di responsabilità tra le varie parti politiche, noi – spiegano dal direttivo del Circolo di Rifondazione Comunista di Allumiere – proviamo a spiegare un po’ la situazione e soprattutto le ragioni del nostro NO incondizionato a tale scellerata ipotesi. Innanzitutto, il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) attualmente in vigore è datato 2012 e dunque la Regione Lazio è colpevolmente ferma da oltre 6 anni nell’aggiornamento di tale piano. Nella determina N. G07509 la Regione dichiara di aver “attivato le procedure per l’aggiornamento del piano” e di aver chiesto alle province l’individuazione dei siti idonei. Con la determina N. 1012 del 19/03/2018 Città Metropolitana conferma la mappatura già inviata nel 2012 in cui si individuano, tra le altre, 13 cave in disuso, tra le quali una ad Allumiere, una a Tolfa ed una a Civitavecchia. Alla richiesta della Regione di una indicazione più dettagliata Città Metropolitana ha risposto con la mappa uscita in questi giorni, in cui il numero di cave in disuso è ridotto a 5 e tra le quali rimane Allumiere. Va fatto notare che in nessuna delle mappature presentate da Città Metropolitana viene mai indicato un sito all’interno del territorio del Comune di Roma, confermando l’idea ormai vecchia di almeno 10 anni di scaricare l’incompetenza e l’incapacità dell’amministrazione capitolina riguardo al tema dei rifiuti sul resto della provincia. Noi crediamo che sia dovere della Regione Lazio (e speriamo che venga messo nero su bianco nel nuovo PRGR) separare Roma dalla sua provincia in questo ambito. Roma da sola conta più della metà di tutti gli abitanti della Regione ed è impensabile che la provincia possa sobbarcarsi i problemi di un ente così enorme. E’ ora che Roma, per le sue dimensioni e la sua importanza, impari a gestire i propri problemi al suo interno. Per questo diciamo NO ai rifiuti di Roma, sia ad Allumiere sia in qualsiasi area al di fuori del comune di Roma. Inoltre, anche attuando l’attuale PRGR, Allumiere non può essere considerata sito idoneo poiché gli articoli 15 e 16 del PRGR del 2012 stabiliscono che impianti di gestione dei rifiuti “non possono ricadere in aree individuate dagli articoli 2 e 3 del DPR 357/1997”, cioè aree in ZPS e SIC (tale vincolo è indicato dalla Regione come ‘’condizionante’’). In più, nell’eventuale sito scelto (che non si sa, poi, quale sia perché nella mappa si parla genericamente di “cava in disuso”) bisogna valutare: la presenza di parchi, riserve e aree protette (anche in prossimità), la presenza di fiumi e corsi d’acqua entro 150 metri, se è un’area assegnata all’Università Agraria o gravata da usi civici, se è zona di interesse archeologico, se è considerato “punto panoramico”, se è un’area a rischio idrogeologico, se è visibile da grandi vie di comunicazione e sentieri di importanza storica e naturalistica. Non crediamo che in tutto il nostro territorio esista un pezzetto di terra che non presenti almeno uno di questi aspetti. Non dimentichiamo poi che le nostre due centrali (TVN e TVS) sono state predisposte per bruciare rifiuti solidi urbani: cosa succederà dopo il 2025, anno in cui l’Europa ha stabilito lo stop al carbone? Ci preoccupano molto questi continui tentativi di avvicinare i rifiuti di Roma (e non solo, vedi progetto appena bocciato di un impianto a biogas a Tarquinia) alla centrale. Il nostro territorio ha già dato e per il futuro ha bisogno solo di essere bonificato e salvaguardato. Il mondo sta andando verso una produzione energetica pulita, sostenibile e rinnovabile, è tempo cdi entrare nel futuro».

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