«Abbandonati dal Comune»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Alla luce degli ultimi avvenimenti, ci si
 interroga con grande preoccupazione cosa succede nella gestione e nei metodi applicati dai servizi sociali circa la gestione dei casi più eclatanti. Ci si chiede quali siano i principi, oltre a quella che sembra ormai una litania: “non abbiamo soldi” quando da indiscrezioni di uffici colabrodo, dove non tutti fortunatamente sono d’accordo con certe decisioni prese e filtrano notizie passate attraverso porte chiuse male che vanificano la blindatura o i muri creati su avvenimenti o su specifiche persone magari ritenute disobbedienti o scortesi nei confronti di chi il potere lo dispensa come favore e non lo accetta magari ricorrendo ai giornali per accendere un faro per difendere i propri diritti. Ci si preoccupa ancora di più quando un certo agire, genera il sospetto che avvenga un lavorio gestito come un potere sovrapposto magari che agisce in dispregio del sindaco stesso che si è esposto prendendo degli impegni e che viene poi smentito nei fatti contando sulla non conoscenza delle procedure della gente. Facemmo emergere, qualche tempo fa, il caso di una famiglia bisognosa composta fa cinque figli minori due figli adulti ancora in attesa di occupazione che vivono nello stesso nucleo familiare, il padre disoccupato e invalido, che si regge soltanto sul reddito che produce la madre con un contratto part-time di poco più di cinquecento euro al mese. Il caso è emerso in quanto questa famiglia ha avuto una ingiunzione di sfratto per morosità dalla casa dove abitavano e non riusciva a trovare nessun riscontro dai servizi sociali ai quali si erano comunque rivolti. La disperazione del capo famiglia, che non riusciva a capire quella sorte di “tiraelastico” che aveva avvolto la sua famiglia, lo indusse a rivolgersi ai giornali e proprio le nostre colonne raccolsero il suo accorato appello. Una ridda di chiacchiere e di ipotesi che abbiamo voluto lasciare tali. I social si scatenarono e qualcuno delle istituzioni azzardò anche l’esigenza di una “cura” al capofamiglia per arrivare alla consapevolezza di una paternità consapevole. Si stava già lavorando intorno ai minori per toglierli a quella famiglia di “incoscienti” e si vociferò anche che qualcuno dai servizi sociali  abbia detto anche: «Vi diamo i soldi dei biglietti e tornatevene in Romania». Intervenne allora la Chiesa Ortodossa, descrivendola come una famiglia normale, con cinque dei sette figli nati in Italia, i minori, completamenti inseriti e con un ottimo profitto scolastico. A suo tempo, il sindaco Pascucci concesse la cittadinanza onoraria della città all’ultima nata, intervenì personalmente assicurando che se avessero trovato un altro luogo dove abitare, il Comune li avrebbe sostenuti contribuendo alle spese dell’affitto. Subito lo sfratto, giusto perché indipendentemente dalle proprie origini quando uno riesce a farsi “La Robba” deve trarne profitto, accolti nella propria casa da un’anima caritatevole per impedire che potessero crearsi i presupposti di separazione dei minori, trovata in mezzo a tante difficoltà una soluzione abitativa nuova, alla richiesta del sostegno dei servizi sociali si sentono rispondere: «Spiacente non abbiamo soldi». E’ così che qualcuno ha agito con condotte quantomeno “stravaganti”, stando a quanto molti ipotizzano, fa fare una pessima figura al sindaco che “non lascia indietro nessuno” costringendo una famiglia con cinque minori nati in Italia, forse ad interrompere un sogno, nonostante siano completamente integrati.

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Snc, è il giorno dell’esordio

Il conto alla rovescia, iniziato verso la metà di settembre, è giunto alla conclusione e per l’entusiasmo degli amanti dello sport cittadino ritorna il grande appuntamento con la pallanuoto, a distanza di quasi sei mesi dall’ultima volta. Dopo sessanta giorni abbondanti di preparazione e di intense bracciate, la Snc di Marco Pagliarini si presenta ai nastri di partenza del campionato di serie A2 con tante ambizioni e con un’incessante voglia di affermarsi. Anche in questo campionato l’allenatore del team e i vertici della dirigenza in generale hanno intenzione di dare molto spazio e soprattutto fiducia ai giovani, affiancandoli ai vari senatori quali Daniele Simeoni e il capitano Davide Romiti, leader indiscusso del gruppo di Viale Lazio.
La compagine rossoceleste inizierà oggi alle 16 il suo cammino in trasferta contro l’Ancona in un contesto del tutto inedito, visto i molteplici anni passati nel girone sud. Saranno assenti i giovani Midio e Carlucci, entrambi influenzati.
Della sfida odierna ha parlato mister Pagliarini, facendo il punto della situazione sulla trasferta marchigiana e le probabili relative insidie legate ad essa: «Temiamo l’Ancona anche se non si tratta affatto di un timore reverenziale, ma è semplicemente una paura legata all’alto rispetto che nutriamo non solo nei confronti dei nostri immediati avversari, ma di tutte le altre formazioni in generale contro cui dovremo competere. Affronteremo una squadra in un match pieno di insidie: lo scorso anno l’Ancona ha cercato di ottenere una salvezza tranquilla e ci è riuscita perfettamente, tra l’altro con quattro o cinque giornate di anticipo.Voglio anche ricordare che è riuscita ad imporsi contro formazioni più quotate come il Bologna, che alla fine è arrivata ai playoff».
Secondo il selezionatore e motivatore della Snc, un’ulteriore difficoltà nel match di oggi potrebbe essere rappresentata dalla vasca scoperta che ospiterà la compagine di patron D’Ottavio, ennesimo elemento, dunque, che potrebbe compromettere una partita dall’esito tutt’altro che scontato.
Nonostante sia comunque una gara d’esordio, il match marchigiano di oggi sarà comunque fondamentale per il morale dei ragazzi che prima della sosta natalizia dovranno affrontare altri tre esami impegnativi.
«Il fatto di giocare quattro partite per poi fermarsi un mese potrebbe costiuire un problema per noi e per le altre concorrenti in gioco – conclude coach Pagliarini – in quanto non giocando con continuità è come se questo filotto iniziale di gare sia una sorta di preparazione al campionato, comunque sarebbe fondamentale iniziare nel migliore dei modi la nostra avventura».
Giunto ormai alla diciottesima stagione alla guida tecnica della sua squadra, l’inesauribile Marco Pagliarini spera dunque in un successo che possa dare fiducia ad un gruppo attualmente costruito per il mantenimento della categoria e per la valorizzazione dei giovani, fiore all’occhiello di una rosa il cui obiettivo principale è indubbiamente quello di emergere. (Ma. Gra.)
 

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 Snc ai blocchi di partenza

di MARCO GRANDE

Si è tenuta nella giornata di ieri all’hotel San Giorgio la presentazione della Snc di patron Roberto D’Ottavio in vista dell’imminente esordio di sabato, dove la compagine di coach Marco Pagliarini se la vedrà in trasferta contro l’Ancona in una partita tutt’altro che scontata.
La società rossoceleste ha potuto vantare alla conferenza la presenza di buona parte degli elementi della prima squadra, compreso l’inesauribile Davide Romiti, uno dei giocatori più rappresentativi della storia recente del club di Viale Lazio. Proprio il capitano ne ha approfittato per esprimere la sua opinione circa l’anno agonistico che verrà, parlando anche dell’insidiosa trasferta marchigiana di questo fine settimana: «Storicamente questo gruppo ha sempre reso meglio fuori casa – esordisce – e ritengo che sia positivo il fatto di disputare il primo match lontano dalle mura amiche in quanto saremo liberi di esprimerci senza eventuali pressioni da parte del pubblico casalingo».
Non sono mancate parole nei confronti di Castello, Iula e Bogdanovic, ormai ex rossocelesti, e in generale del nuovo organico della rosa. Secondo il 35enne le partenze dei suoi ormai vecchi compagni sono state ben rimpiazzate dalla società con l’acquisto di Echenique e con la valorizzazione dei giovani, da sempre uno degli obiettivi primari del presidente e della guida tecnica del gruppo. «Credo sia normale che ci manchino dal punto di vista umano – aggiunge – ma ognuno è libero di prendere le proprie decisioni e noi in quanto tali le rispettiamo».
Anche il classe 1997 Checchini ha voluto precisare le probabili difficoltà legate ad Ancona, sottolineando che i suoi scenderanno in acqua contro una formazione difficile da affrontare e ribadendo che in caso di sconfitta bisogna solamente pensare a lavorare duro per migliorarsi; è soprattutto sull’aspetto del perfezionamento personale che il ventunenne vuole puntare quest’anno: «Ormai non sono più considerato un talento, ma sono comunque giovane e cercherò di trasmettere ai ragazzi più piccoli del team ciò che i senatori del gruppo sono riusciti a darmi; ovviamente vorrò dimostrare sempre di più le mie qualità».
Una lungo discorso, infine, è stato concesso dal presidente Roberto D’Ottavio, il quale si è detto positivo in vista dei prossimi impegni e del campionato in generale: «Mi aspetto che quest’anno sia ancora più semplice affermarsi – inizia – anche grazie alla presenza di giovani ambiziosi e con tanta voglia di emergere».
Il numero uno del club rossoceleste ha precisato anche l’importanza della cura incessante rivolta allo Stadio del Nuoto, il cui mantenimento costa molto ma è anche soddisfatto della percentuale elevata di pallanuotisti civitavecchiesi presenti in rosa.
«Siamo una società seria – conclude – che ha sempre avuto la stessa partita iva, nonostante le difficoltà economiche incontrate ed è proprio questa onestà il nostro miglior vanto. Molte squadre di serie A1 non pagano neanche gli spazi d’acqua poichè possiedono protezioni politiche che noi non abbiamo».
A giudicare dalle parole dei vertici della dirigenza e dei protagonisti in vasca, quella che sta per iniziare sembra essere un’annata ricca di intense emozioni, indipendentemente dagli aspetti legati ai risultati, gli unici, comunque, che determineranno il valore effettivo di una rosa attualmente progettata per il mantenimento della categoria.

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Conte ringrazia la prudenza di Merkel. Ma a chi vuole mediare Roma non dà appigli

Anche se l’Italia resta profondamente isolata, inizia a emergere che non esiste un’unica linea nel resto dell’area euro e nella stessa Commissione Ue

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"La tua fede ti ha salvato"

28 ottobre 2018

XXX domenica del tempo Ordinario
Mc 10,46-52
 

di Don Ivan Leto

Siamo a Gerico. Un cieco che porta il nome di Bar-Timeo (figlio di Timeo), ridotto a mendicare sulla strada, sente dire che sta per passare Gesù di Nazaret. Essendo cieco, non l’aveva ovviamente mai visto, ma la fama di questo rabbi galileo l’aveva raggiunto. Udito che Gesù sta passando, inizia dunque a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. In questo grido vi è la sua fede giudaica nel Messia veniente, vi è l’attesa di una guarigione. Tra Gesù e chi lo cerca ci sono altri: qui è la folla, in altri casi sono i discepoli stessi, a diventare “ostacolo”, barriera tra Gesù e chi desidera incontrarlo. Attenzione, ciò accade anche per ragioni “sante”: paura di disturbare il maestro, volontà di proteggerlo dagli assalti della gente. Bartimeo, però, non desiste, si mette a gridare più forte, e così la sua invocazione raggiunge Gesù. Questi si ferma e lo manda a chiamare. Ciò avviene puntualmente, con le parole che tante volte i discepoli di Gesù avevano udito durante i suoi incontri con chi si trovava nella sofferenza o nel peccato: “Coraggio, alzati!”. Questo è il primo atteggiamento necessario all’incontro con Gesù: occorre uscire dalla paura. A quel punto si tratta di alzarsi – verbo egheíro, che esprime anche il risorgere– dal giaciglio alla postura dell’uomo che ha speranza. Quel cieco, allora, “getta via il suo mantello, balza in piedi e viene da Gesù”. È un povero che non ha nulla, se non il mantello, segno della sua identità di escluso. Gesù gli domanda: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E Bartimeo risponde: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. La preghiera è desiderio espresso davanti a Gesù, e Bartimeo desidera vedere. Gesù, sempre attento a ogni singolo uomo o donna che incontra, sempre capace di comunicare “in situazione”, si accorge di ciò che Bartimeo sta vivendo. Per questo si rivolge a lui con un’affermazione straordinaria: “Va’, la tua fede ti ha salvato”, parole che egli ha ripetuto spesso di fronte a chi gli chiedeva salvezza. Ecco come Gesù fa emergere la fede: attraverso la sua presenza accogliente, che non dice di essere lui a guarire e a salvare, ma la fede di chi a lui si rivolge. Guarigione non solo fisica quella di Bartimeo, ma salvezza che lo investe interamente: infatti, “subito si mette a seguire Gesù lungo la strada.

 

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‘‘Buio di blu…I libri della notte’’: Pagine a colori festeggia la sua 13esima edizione

TARQUINIA – La città si prepara per la 13esima edizione di ‘‘Pagine a colori’’, la manifestazione promossa dal Comune e dalla biblioteca comunale “Vincenzo Cardarelli” di Tarquinia, che quest’anno si svolge in partnership con Tarquinia Film Office, con il supporto di Enel e a cui si affiancano le partecipazioni di BCC Roma, Unicoop Tirreno, DG Cinema & Consulting, CBM e dell’IIS Vincenzo Cardarelli di Tarquinia.  Il 2018 è l’anno della tredicesima edizione. 
Pagine a colori nasce come una mostra di illustratori affermati, anche stranieri, molti dei quali a livello internazionale, di libri per bambini e ragazzi, per poi trasformarsi nel tempo in un ricco contenitore di eventi: incontri con autori, editori, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, laboratori didattici con gli stessi illustratori, conferenze, spettacoli e altro ancora, finalizzati ad una esplorazione stimolante e avventurosa del fenomeno della letteratura illustrata e, più in generale, della dimensione comunicativa in cui vive e si evolve il libro per l’infanzia.

Pagine a colori oggi è un Festival della Letteratura e delle Arti visive che ha una significativa risonanza ben oltre il territorio laziale e contribuisce in maniera rilevante alla promozione alla lettura e alla conoscenza del linguaggio dell’illustrazione come riconosciuta forma d’arte. ‘‘Buio di blu… I libri nella Notte’’ è il tema della XIII edizione: Pagine a colori esplora quest’anno il buio e la notte, dimensione necessaria per costruire la consapevolezza dei nostri punti ciechi, di ciò che sappiamo di non sapere, di ciò che c’è, ma non è visibile o di ciò che non c’è, ma è immaginabile.

L’esperienza del buio esaltata dal fascino della notte, diventa così qualcosa che implica un’attività molto concreta e un’abilità creativa particolare della nostra mente che equivale a vedere, immaginare, sognare, costruire, evocare ciò che il buio stesso ci impedisce di percepire con i nostri occhi.  Attraverso il buio, prendiamo così coscienza di quali sono le lenti con le quali osserviamo il mondo, di quali sono i presupposti che organizzano il nostro sguardo e le informazioni che si traggono dalla vita quotidiana.

E’ grazie a queste informazioni che il nostro immaginario si rigenera incessantemente, alimentando la curiosità di esplorare territori sconosciuti, di avventurarsi nell’ignoto, sicuri di non sapere e di poter far emergere una realtà, il più possibile coerente con ciò che si desidera.  Ulteriori elementi di riflessione sono offerti dalle tematiche ambientali riguardanti l’energia (luce come energia), l’educazione al consumo dell’energia (l’equilibrio ecologico esaminato in rapporto al degrado ambientale, alle pratiche del consumo e al problema degli sprechi).  Il tema del buio guiderà il pubblico dei piccoli e dei grandi attraverso generi narrativi, libri illustrati, punti di vista, esperienze, personaggi, esperti, autori e illustratori che in vario modo confluiscono in un luogo, la notte, dove si compiono azioni coraggiose, si rompono le convenzioni, si abbandona il già pensato e il già visto, si riflette su quanto e su come si organizzano i dati che ci vengono offerti dalla vita diurna e dalla nostra coscienza e ci si abbandona alle suggestioni emotive più profonde.  

Il tema, quanto mai universale, trova peraltro un collegamento coerente a quelli esplorati nelle precedenti due edizioni che si sono distinte per la ricchezza dei valori sociali a cui si sono ispirate tante iniziative con coinvolgimento del Centro Diurno Anziani, dell’IISS Cardarelli e del Cinema Etrusco e che, in tal modo, hanno consentito di realizzare esperienze significative di inclusione, integrazione e interazione tra tutte le fasce d’età: bambini, giovani, adulti, anziani.

Significativa a tale proposito è la collaborazione che si realizzerà con CBM Italia, la più grande organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità nei Paesi del Sud del mondo, attraverso le cui attività il nostro pubblico di piccoli e grandi sarà sensibilizzato ai valori dell’inclusione e della solidarietà.

Quanto mai provvidenziale il supporto di Enel, ad illuminare le meravigliose illustrazioni della Mostra.

Gli illustratori Mostra 2018 BUIO DI BLU

Giulia Pintus, Valeria Valenza, Antongionata Ferrari, Lucia Scuderi, Gabriel Alborozo, Mattias De Leeuw, Miriana Ruiz Johnson , Roger Olmos, Giorgia Atzeni, Paola Formica, Mara Cerri, The Fan Brothers, Dale Blankenaar

Ospiti di PAGINEaCOLORI 2018

RuotaLibera Teatro, Carla Chiuppi, Roger Olmos, Ernesto Valerio, Laura Tosi, Vanja Passerini, Eros Miari, Paola Formica, Fabio Stassi, Valeria Valenza, Laura Salerno e Valentina Simioli per CBM.

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Assolidi: ‘’Ancora un altro anno perduto per l’estate tarquiniese’’

TARQUINIA – Ancora insolute le questioni critiche che riguardano il litorale di Tarquinia. La denuncia arriva da Assolidi che dopo una pausa a ridosso delle dimissioni del sindaco Mencarini torna a fare il punto sulla situazione del Lido e non solo.

”Questo articolo – spiega Pierpaolo Rosati – fu abbozzato in una prima stesura nei giorni precedenti le improvvise dimissioni del sindaco Mencarini; considerata la delicatezza del momento per la città e per le persone a vario titolo coinvolte nella vicenda, Assolidi, decise di sospenderne la pubblicazione per evitare qualsiasi possibile deprecabile forma di strumentalizzazione. Assolidi rimarrà estranea a qualsiasi polemica riguardo la fine della Amministrazione Mencarini come pure sui futuri prossimi sviluppi delle dinamiche interne al panorama politico della nostra città, ciò in totale aderenza al principio di assoluta equidistanza rispetto ai giochi di partito, ma non arretrerà in alcun modo nelle azioni volte alla rivendicazione di quei diritti civici attualmente negati, nella proposta per il rilancio e valorizzazione del litorale e nel consolidamento dello spirito di comunità tra i residenti dei centri abitati della riviera tarquiniese “.    

               “Ancora  prima della caduta della Amministrazione, – affermano da Assolidi – quando mancavano ancora quattro mesi alla fine del 2018, considerando tutte le diverse circostanze, si poteva affermare con ragione che anche questo anno solare trascorrerà senza il pur minimo segno dell’agognato rilancio turistico e sociale del nostro litorale. Un altro anno perduto senza una ragionevole spiegazione.  La pessima condizione in cui si trova il nostro litorale impone una rapida quanto approfondita analisi delle cause che sono alla base della sua lenta e continua involuzione resa evidente dalla progressiva disaffezione dei villeggianti stagionali e dei turisti giornalieri”.

“A  nostro parere – dice Pierpaolo Rosati – sarebbe riduttivo attribuire le intere responsabilità esclusivamente all’operato delle diverse Amministrazioni comunali succedutesi nel tempo; al degrado del litorale hanno contribuito, anche se soltanto con atteggiamenti semplicemente omissivi, altri soggetti: associazioni, imprenditori ed anche noi cittadini intesi come singole persone..  Ai guasti veri, in tempi recenti, si sono aggiunti i danni d’immagine arrecati da sprovveduti che, in vena di scriteriato protagonismo, pubblicano sul web notizie tanto negative quanto prive di reale fondamento che generano allarme tra i cittadini e proprietari di immobili ma soprattutto tra i potenziali turisti e/o villeggianti”.

“Assolidi Tarquinia – aggiunge l’associazione – propone a tutte le parti politiche cittadine, alle Associazioni degli operatori commerciali e dei cittadini di verificare la sussistenza delle condizioni per intraprendere un percorso comune che porti a formulare proposte concrete, fattibili ed efficaci volte ad un energico rilancio di tutto il litorale tarquiniese che determinerebbe un netto miglioramento della economia cittadina con conseguenti ricadute positive in termini di posti di lavoro qualificati e stabili”. 

“Il futuro del nostro territorio, – sottolinea Rosati – ed in particolare, della fascia costiera dipende soprattutto dal cambiamento delle volontà di coloro che si propongono alla guida della città ma soprattutto di noi cittadini che troppo spesso limitiamo il nostro agire a sterili polemiche rinunciando alle funzioni di cittadinanza attiva dalle quali dovrebbero emergere energie e proposte fondamentali per una stagione di reale e positivo cambiamento”.

“Nei prossimi giorni Assolidi inizierà la pubblicazione di una serie di articoli e di contributi mediatici inerenti le questioni aperte che penalizzano il litorale – conclude il presidente di Assolidi – con l’auspicio di contribuire al dibattito, e soprattutto alla presa d’impegno per la loro soluzione da parte dei soggetti che daranno vita alla lunga campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del prossimo mese di Maggio”. 

 

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Piove sulle tribune, alcuni tifosi abbandonano lo stadio

LADISPOLI – C’era grande attesa per il match in notturna della serie D tra la Us Ladispoli e il Latte Dolce Sassari. Un incontro spettacolare che gli appassionati attendevano da tempo. La pioggia invece ha fatto emergere tutte le lacune dell’impianto Angelo Sale sprovvisto di una tettoia nonostante sia stato inaugurato neanche due anni fa. Uno stadio coinvolto da sempre in una serie di scandali, tra inchieste della Procura, sperpero di danaro pubblico e arresti. Sabato sera si sono verificate addirittura infiltrazioni negli spogliatoi. A parlare di nuovo sull’argomento il consigliere comunale di maggioranza di Fratelli d’Italia Giovanni Ardita. “Guardando la partita sotto la pioggia ho ricevuto molte lamentele del pubblico presente per la mancanza della copertura della tribuna, giustamente mi hanno fatto notare che molti bambini ed anziani si sino bagnati nonostante tenessero in mano l’ombrello, le poltroncine erano inutilizzate perché bagnate. Ho molta rabbia nel raccontare questo, perché è assurdo che questo impianto è costato più di 2 milioni di euro. Una struttura incompleta priva della tribuna degli ospiti e grazie al tempestivo intervento del sindaco Grando abbiamo trovato la soluzione per permettere alla US Ladispoli di giocare in serie D”. Ardita promette battaglia: “In settimana chiederò al sindaco di incontrare il presidente Paris, per affrontare due problematiche importanti dello stadio Angelo Sale. Negli spogliatoi e negli uffici della stadio si sono verificate diverse infiltrazioni a cui bisogna provvedere al più presto con un intervento di manutenzione e nello specifico di impermeabilizzazione. Inoltre sono più di due mesi che attendiamo dal tecnico che ha progettato lo stadio la planimetria della tribuna. Ho molta rabbia dentro di me, nel vedere questo impianto costato milioni di euro, incompleto ed a rischio di agibilità”.

Per la cronaca i rossoblu allenati da mister Pietro Bosco hanno pareggiato 1-1 contro i sardi disputando una buona partita. In vantaggio gli uomini di casa con Andrea Sganga dopo dieci minuti. Passano due minuti e gli ospiti hanno l’occasione d’oro per il pari ma dagli undici metri Palmas fallisce merito di uno strepitoso Salvato che respinge. A fine primo tempo il Sassari raggiunge il Ladispoli sfruttando una sfortunata autorete di Mastrodonato. Il maltempo però ha messo a nudo anche le criticità della stazione ferroviaria. Alcuni cittadini hanno protestato mettendo su Fb le foto delle infiltrazioni al sottopasso. Altri invece hanno puntato l’indice per l’ennesima volta contro Rfi per l’assenza della tettoia. I poveri pendolari continuano ad inzupparsi quando piove, e non riescono a ripararsi dal sole quando invece la giornata è calda. Praticamente lo sesso problema dello stadio Angelo Sale. Pendolari e tifosi sono sempre più accomunati dai disagi patiti per colpa di ritardi ed opere fatte a metà.

 

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''Secondo me è stato Federico a sparare''

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, il ventenne  morto a casa della fidanzata Martina Ciontoli dopo ore di agonia per un colpo di pistola, ospite a Domenica In nel salotto di Mara Venier, fa un resoconto di quella tragica e drammatica notte partendo da una sua visione personale dei fatti, anche se a tutt’oggi non ci sono riscontri processuali, ossia che  a sparare sia stato Federico, il fratello della fidanzata e non il padre Antonio Ciontoli, reo confesso e condannato in primo grado a 14 anni.  
«Sono convinta che quella sera in quella casa c’è stata una discussione – inizia il suo racconto mamma Marina – Marco voleva partire per fare la vita militare, amava il volo soprattutto e voleva entrare nelle Frecce Tricolori. Però se non riusciva in questo intento voleva fare il concorso da Vfp1, da Carabiniere, qualsiasi cosa, magari fare l’elicotterista. Questo era il suo sogno tant’è vero che, il caso ha voluto, sia morto in elicottero. Il suo desiderio si è avverato. Tornando a quella sera io penso che in quella casa ci sia stata una discussione. Tra le altre cose Marco non andava molto d’accordo con il fratello di Martina. Negli ultimi tempi si lamentava tanto del rapporto che si era instaurato con lui perché era sempre esuberante, sempre il privilegiato cioè doveva avere sempre l’ultima parola perché diceva che Martina praticamente non contava niente in quella casa». 
Mamma Marina nel fornire la sua presunta versione e quindi sulla probabile discussione che secondo lei c’è stata quella sera in quella casa dice: «Secondo me, la discussione è partita da Martina e Marco perché lei non voleva che partisse in quanto aveva saputo che aveva fatto la domanda per il Vfp1. Lei   era gelosa e voleva tenerlo sempre sotto controllo. Una gelosia a volte troppo ossessiva, e Marco spesso si lamentava di questo. Poi è intervenuta la famiglia, perché loro intervenivano sempre e quindi anche il fratello. Per lui  non trovo le parole per definirlo bene come persona, è piena di sé, boriosa, e quindi secondo me è stato lui». E alla domanda della Venier  «Tu pensi sia stato il fratello che abbia addirittura sparato e il padre si sia preso la responsabilità?», mamma Marina risponde: «Sì, altrimenti non si spiegherebbe quanto è successo dopo».
Mamma Marina, con lucidità,  ripercorre quella drammatica notte da quando a mezzanotte e trenta arriva la telefonata di Maria Pezzillo, la moglie di Antonio Ciontoli, per avvertirla che Marco era caduto dalle scale e qualche minuto dopo che la richiama per dirle di andare al Pit di Ladispoli. Marina ripercorre quei momenti rimasti impressi nella sua mente attimo dopo attimo come se il tempo si fosse fermato. Così racconta del suo arrivo insieme a suo marito Valerio al punto di primo intervento, l’incontro con i Ciontoli (il capofamiglia, la moglie e il figlio Federico), quell’incontro veloce con Marco quando è arrivato in ambulanza e poi più tardi quando toccandolo ne ha avvertito il corpo freddo, la  corsa inutile verso il Policlinico Gemelli, dove sarebbe dovuto arrivare il figlio con l’elisoccorso e poi il suo rientro al Pit. Qui ad attenderla la notizia che nessuna mamma vorrebbe avere: la morte del figlio. Una morte che già avrebbe dovuto percepire quando era arrivata al Policlinico e l’hanno rimandata indietro ma che con tutta se stessa si rifiutava di accettare. Il suo grande tormento poi è che il figlio sia stato quasi un’ora in quella casa urlando e lamentandosi senza essere soccorso. Mamma Marina da anche una prima ricostruzione della “marea di bugie» dette dai Ciontoli che cominciano già ad emergere. Ma soprattutto punta il dito su un altro aspetto inquietante  di questo processo che cercheremo di approfondire nel seguito, ossia che «Marco ha perso un litro e mezzo o quasi due di sangue in quella casa. Dove sta in quella casa? – si chiede disperata mamma Marina – Quella casa è stata trovata completamente pulita, e il sangue presente si limitava a qualche macchiolina».   
Sono passati «40 mesi e cinque giorni» come lei stessa ricorda eppure su quel viso e su quegli occhi  si vedono chiaramente i segni di quel dolore ancora vivo e lancinante. 

 

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«Al perdono non ci penso e non lo concederò mai»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Al perdono non ci penso e credo che non glielo concederò mai. Il perdono è un sentimento e nei confronti di quella gente non riesco a nutrire sentimenti. Ne sono indegni dopo i comportamenti tenuti nei confronti di mio figlio morente  verso il quale non ne hanno nutrito alcuno anteponendo i propri interessi alla possibilità di salvezza di Marco. Come può pretendere di avere il mio perdono dopo aver lasciato mio figlio agonizzante addirittura per terra, neanche sdraiato su un divano? No, non lo avrà mai. Ma non per questo io lo odio. L’odio è già un sentimento e loro non meritano neanche quello. Voglio soltanto, e penso di averne tutto il diritto, sapere la verità. Ma la verità vera, non quella processuale o quella di comodo che si sono inventati e ripetono tra tre anni e mezzo. Del resto non me ne frega niente».
Risponde così Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne deceduto il 18 maggio 2015 dopo una drammatica agonia a seguito di un colpo di pistola partito dalla beretta calibro nove di Antonio Ciontoli,  condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario e i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo (la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco), che ieri  chiede il perdono attraverso un’intervista rilasciata a Valentina Stella per il quotidiano ''Il Dubbio'', di Piero Sansonetti. Mamma Marina dice di non averla letta perché, sottolinea: «Leggere quello che loro dicono mi fa solo star male. Loro già hanno ferito tanto me e mio marito Valerio e soprattutto mio figlio che a vent’anni non c’è più. Forse sarò dura ma continuando con questa solfa, riescono sempre più a farmi schifo. Si devono vergognare. Per come si muovono e per come agiscono. Tutti i giornalisti che sono venuti a casa mia hanno invitato anche loro a parlare. Ma non hanno mai voluto farlo. E’ inutile che continuano a fare le vittime». 
Mamma Marina, come un fiume in piena parla in modo concitato, facendo trasparire dalla voce un profondo fastidio non tanto per l’argomento quanto per le persone di cui è, per certi versi, costretta a parlare.  All’affermazione di Ciontoli quando dice: «abbiamo scelto di non parlare con la stampa per rispettare la famiglia di Marco e anche il giusto processo»,  lasciando intendere che loro sono stati rispettosi anche dell’istituzione, Marina risponde: «Se avesse voluto rispettare la famiglia di Marco mi chiedo perché fuori dall’udienza ha comunque attaccato mio nipote dicendogli “ma non ti vergogni”? E poi perché  è stato denunciato? Se non voleva ferirmi non doveva fare niente di tutto questo. Lui e la sua famiglia sono delle persone malvagie. Punto. Chi ha fatto cattiverie sono soltanto loro. Hanno strappato la foto di Marco e poi dice «il mio amatissimo Marco»? Ma quando mai l’ha amato. Sono stanca di sentire queste cose. Se ha qualcosa da dire, la verità, deve andare dai giudici e dirla a loro. Potrebbe così liberarsi la coscienza, ammesso che l’abbia».
Ciontoli nell’intervista parla del clamore mediatico che ha creato questa vicenda e Marina replica: «Se si lamenta del fatto che c’è un processo mediatico non dipende da me.  Sarebbe bastato soccorrere tempestivamente mio figlio e salvarlo ed oggi non staremo a parlare di questo. Ma l’hanno lasciato morire. Ed ora vogliono fare le vittime? Le vittime di che? Anche Federico quando lo vedo in televisione non mi sembra poi tanto angosciato per la morte di Marco».  
Non ci sta mamma Marina anche quando Ciontoli dice di non essere «né un assassino, né un criminale, né un delinquente». «Ha un senso quello che lui dice? – si chiede mamma Marina – Lui padre di due figli dice di amare Marco come un figlio ma non ha fatto niente per salvarlo. Parliamoci chiaro, ad oggi per la giustizia italiana lui e i suoi familiari sono quattro assassini. Chi uccide una persona è un assassino. Per come la vedo io e per come mi hanno educato i miei genitori, anche chi uccide un cagnolino lo è». 
Mamma Marina interviene sul punto in cui Ciontoli dice che: «Sin dall’inizio abbiamo provato a parlare con loro, abbiamo provato in vari modi ad avvicinarci a loro, tant’è che Martina nei giorni successivi è andata fuori casa loro, implorandoli di darle la possibilità di poterli abbracciare, senza riuscirci. Hanno comprensibilmente chiuso tutte le porte. A quel punto, abbiamo capito che forse il silenzio era il modo migliore per rispettarli».
«Non è vero – replica  mamma Marina – che noi abbiamo messo una barriera con loro. Nell’immediatezza del fatto ero sconvolta per quanto successo. Era morto mio figlio in un modo così violento e drammatico e tante cose non riuscivo a capirle. Mi ero come sconnessa da tutto e dal mondo. Non si capiva poi quello che era successo. Ma non avevamo chiuso i ponti con nessuno. Martina ha continuato a dialogare con mio nipote Alessandro per giorni e fino a quando lo stesso non si è reso conto che continuava a riferirgli una serie di bugie, tanto che alla fine le ha detto di non disturbarlo più. La verità stava iniziando ad emergere. Martina ha tentato di mettersi in contatto anche con me. Ma in quei primi giorni stavo tanto male, chiusa nel mio dolore lancinante, che non volevo vedere nessuno e neanche lei. Volevo vivere il mio dolore da sola. Così mio nipote gli ha detto di andare a casa sua per parlare con lui. Ma lei ha rifiutato. “Da te non ci vengo” è stata la sua risposta. Se avessi voluto chiudere le porte da subito non avrei certo permesso che Martina stesse in chiesa per i funerali. Io e mio marito eravamo distrutti dal dolore e se veramente anche loro vivevano la nostra stessa situazione avrebbero cercato un contatto con noi e ci potevano essere tanti modi per incontrarci. Loro con me vogliono fare solo le vittime. Ad oggi dopo tutto quello che ho vissuto, dopo tutte le menzogne che ho sentito, perché del prima non posso sapere niente visto che in quella casa non c’ero ma del dopo so tutto. Dall’arrivo al Pit io so tutto. L’ho vissuto in prima persona. E già dall’inizio hanno mentito.  Però col tempo ci sarà giustizia per Marco, e ci sarà anche una giustizia divina dalla quale nessuno potrà mai sfuggire. Una mamma non si da mai per vinta perché vorrà sempre sapere la verità. E questo è stato il mio incubo fin dal primo momento. Loro oramai si sono costruiti la loro verità, preparata e studiata con i loro legali».
Infine, un ultimo commento di mamma Marina quando Ciontoli afferma «Marco per me e mia moglie era come un figlio ed era il ragazzo che mia figlia Martina amava, e che sempre ameremo. Marco manca tantissimo anche a noi. Ma questo Marina e Valerio lo sanno benissimo come sanno benissimo che noi li continueremo ad amare».  
«Andiamo a vedere se è vero che loro amavano Marco – dice mamma Marina con un filo di voce –  Va ricordato che mio figlio ha urlato e urlato  e i vicini hanno dichiarato di aver sentito urla disumane. Tutti loro erano consapevoli che era partito un colpo d’arma da fuoco e Maria Pezzillo, invece, che ha disdetto la prima chiamata al 118 non mi sembra poi che lo amava così tanto visto che lo ha lasciato morire.  Non dimentico certo quando arrivata al Pit, si avvicina a me e accendendosi una sigaretta mi ha detto che il marito, per quanto successo, avrebbe perso il posto di lavoro. Quindi questo grande amore per mio figlio non lo vedo. Secondo me sono persone anaffettive. Per quanto riguarda il capofamiglia l’abbiamo sentita tutti, non solo io, la chiamata al 118 quando, con una tranquillità e una lucidità unica, diceva “venite c’è un ragazzo che sta male e si è ferito con un pettine a punta”. Dove sta questo amore? Dove sta? L’amore è solo verso loro stessi che fino ad oggi hanno solo pensato esclusivamente a ‘’pararsi il culo’’, come dice Viola (fidanzata di Federico e presente anche lei in casa quella maledetta sera), l’uno con l’altro. Loro stanno male perché vivono male. Era una famiglia che viveva di immagine. Purtroppo con quello che è successo la loro immagine è crollata. Quindi stanno male solo per questo, non per mio figlio. Ogni volta che hanno parlato di Marco, anche nel corso del processo, hanno sempre detto la “cosa” , il “ragazzo” e raramente hanno pronunciato il suo nome. Questo per dire di che vogliamo parlare? Loro non hanno mai fatto niente per lui. Antonio Ciontoli non è una vittima. Alla prima occasione ti salta addosso. Cosa c’entrava aggredire mio nipote? Che voleva da lui?. O quando  sempre Antonio, mentre stava sul divanetto,  parlando al telefono con il fratello, come registrato dalle intercettazioni ambientali nella caserma di Civitavecchia poche ore dopo il fatto, paragonavano la morte di mio figlio al furto di una Ferrari. O Federico quando diceva “ne abbiamo passate tante e passeremo pure questa”, cioè, come se è morto il gattino dentro casa. Di quale amore stiamo parlando?» conclude Marina.

 

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