Assolidi: ‘’Ancora un altro anno perduto per l’estate tarquiniese’’

TARQUINIA – Ancora insolute le questioni critiche che riguardano il litorale di Tarquinia. La denuncia arriva da Assolidi che dopo una pausa a ridosso delle dimissioni del sindaco Mencarini torna a fare il punto sulla situazione del Lido e non solo.

”Questo articolo – spiega Pierpaolo Rosati – fu abbozzato in una prima stesura nei giorni precedenti le improvvise dimissioni del sindaco Mencarini; considerata la delicatezza del momento per la città e per le persone a vario titolo coinvolte nella vicenda, Assolidi, decise di sospenderne la pubblicazione per evitare qualsiasi possibile deprecabile forma di strumentalizzazione. Assolidi rimarrà estranea a qualsiasi polemica riguardo la fine della Amministrazione Mencarini come pure sui futuri prossimi sviluppi delle dinamiche interne al panorama politico della nostra città, ciò in totale aderenza al principio di assoluta equidistanza rispetto ai giochi di partito, ma non arretrerà in alcun modo nelle azioni volte alla rivendicazione di quei diritti civici attualmente negati, nella proposta per il rilancio e valorizzazione del litorale e nel consolidamento dello spirito di comunità tra i residenti dei centri abitati della riviera tarquiniese “.    

               “Ancora  prima della caduta della Amministrazione, – affermano da Assolidi – quando mancavano ancora quattro mesi alla fine del 2018, considerando tutte le diverse circostanze, si poteva affermare con ragione che anche questo anno solare trascorrerà senza il pur minimo segno dell’agognato rilancio turistico e sociale del nostro litorale. Un altro anno perduto senza una ragionevole spiegazione.  La pessima condizione in cui si trova il nostro litorale impone una rapida quanto approfondita analisi delle cause che sono alla base della sua lenta e continua involuzione resa evidente dalla progressiva disaffezione dei villeggianti stagionali e dei turisti giornalieri”.

“A  nostro parere – dice Pierpaolo Rosati – sarebbe riduttivo attribuire le intere responsabilità esclusivamente all’operato delle diverse Amministrazioni comunali succedutesi nel tempo; al degrado del litorale hanno contribuito, anche se soltanto con atteggiamenti semplicemente omissivi, altri soggetti: associazioni, imprenditori ed anche noi cittadini intesi come singole persone..  Ai guasti veri, in tempi recenti, si sono aggiunti i danni d’immagine arrecati da sprovveduti che, in vena di scriteriato protagonismo, pubblicano sul web notizie tanto negative quanto prive di reale fondamento che generano allarme tra i cittadini e proprietari di immobili ma soprattutto tra i potenziali turisti e/o villeggianti”.

“Assolidi Tarquinia – aggiunge l’associazione – propone a tutte le parti politiche cittadine, alle Associazioni degli operatori commerciali e dei cittadini di verificare la sussistenza delle condizioni per intraprendere un percorso comune che porti a formulare proposte concrete, fattibili ed efficaci volte ad un energico rilancio di tutto il litorale tarquiniese che determinerebbe un netto miglioramento della economia cittadina con conseguenti ricadute positive in termini di posti di lavoro qualificati e stabili”. 

“Il futuro del nostro territorio, – sottolinea Rosati – ed in particolare, della fascia costiera dipende soprattutto dal cambiamento delle volontà di coloro che si propongono alla guida della città ma soprattutto di noi cittadini che troppo spesso limitiamo il nostro agire a sterili polemiche rinunciando alle funzioni di cittadinanza attiva dalle quali dovrebbero emergere energie e proposte fondamentali per una stagione di reale e positivo cambiamento”.

“Nei prossimi giorni Assolidi inizierà la pubblicazione di una serie di articoli e di contributi mediatici inerenti le questioni aperte che penalizzano il litorale – conclude il presidente di Assolidi – con l’auspicio di contribuire al dibattito, e soprattutto alla presa d’impegno per la loro soluzione da parte dei soggetti che daranno vita alla lunga campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del prossimo mese di Maggio”. 

 

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Piove sulle tribune, alcuni tifosi abbandonano lo stadio

LADISPOLI – C’era grande attesa per il match in notturna della serie D tra la Us Ladispoli e il Latte Dolce Sassari. Un incontro spettacolare che gli appassionati attendevano da tempo. La pioggia invece ha fatto emergere tutte le lacune dell’impianto Angelo Sale sprovvisto di una tettoia nonostante sia stato inaugurato neanche due anni fa. Uno stadio coinvolto da sempre in una serie di scandali, tra inchieste della Procura, sperpero di danaro pubblico e arresti. Sabato sera si sono verificate addirittura infiltrazioni negli spogliatoi. A parlare di nuovo sull’argomento il consigliere comunale di maggioranza di Fratelli d’Italia Giovanni Ardita. “Guardando la partita sotto la pioggia ho ricevuto molte lamentele del pubblico presente per la mancanza della copertura della tribuna, giustamente mi hanno fatto notare che molti bambini ed anziani si sino bagnati nonostante tenessero in mano l’ombrello, le poltroncine erano inutilizzate perché bagnate. Ho molta rabbia nel raccontare questo, perché è assurdo che questo impianto è costato più di 2 milioni di euro. Una struttura incompleta priva della tribuna degli ospiti e grazie al tempestivo intervento del sindaco Grando abbiamo trovato la soluzione per permettere alla US Ladispoli di giocare in serie D”. Ardita promette battaglia: “In settimana chiederò al sindaco di incontrare il presidente Paris, per affrontare due problematiche importanti dello stadio Angelo Sale. Negli spogliatoi e negli uffici della stadio si sono verificate diverse infiltrazioni a cui bisogna provvedere al più presto con un intervento di manutenzione e nello specifico di impermeabilizzazione. Inoltre sono più di due mesi che attendiamo dal tecnico che ha progettato lo stadio la planimetria della tribuna. Ho molta rabbia dentro di me, nel vedere questo impianto costato milioni di euro, incompleto ed a rischio di agibilità”.

Per la cronaca i rossoblu allenati da mister Pietro Bosco hanno pareggiato 1-1 contro i sardi disputando una buona partita. In vantaggio gli uomini di casa con Andrea Sganga dopo dieci minuti. Passano due minuti e gli ospiti hanno l’occasione d’oro per il pari ma dagli undici metri Palmas fallisce merito di uno strepitoso Salvato che respinge. A fine primo tempo il Sassari raggiunge il Ladispoli sfruttando una sfortunata autorete di Mastrodonato. Il maltempo però ha messo a nudo anche le criticità della stazione ferroviaria. Alcuni cittadini hanno protestato mettendo su Fb le foto delle infiltrazioni al sottopasso. Altri invece hanno puntato l’indice per l’ennesima volta contro Rfi per l’assenza della tettoia. I poveri pendolari continuano ad inzupparsi quando piove, e non riescono a ripararsi dal sole quando invece la giornata è calda. Praticamente lo sesso problema dello stadio Angelo Sale. Pendolari e tifosi sono sempre più accomunati dai disagi patiti per colpa di ritardi ed opere fatte a metà.

 

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''Secondo me è stato Federico a sparare''

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, il ventenne  morto a casa della fidanzata Martina Ciontoli dopo ore di agonia per un colpo di pistola, ospite a Domenica In nel salotto di Mara Venier, fa un resoconto di quella tragica e drammatica notte partendo da una sua visione personale dei fatti, anche se a tutt’oggi non ci sono riscontri processuali, ossia che  a sparare sia stato Federico, il fratello della fidanzata e non il padre Antonio Ciontoli, reo confesso e condannato in primo grado a 14 anni.  
«Sono convinta che quella sera in quella casa c’è stata una discussione – inizia il suo racconto mamma Marina – Marco voleva partire per fare la vita militare, amava il volo soprattutto e voleva entrare nelle Frecce Tricolori. Però se non riusciva in questo intento voleva fare il concorso da Vfp1, da Carabiniere, qualsiasi cosa, magari fare l’elicotterista. Questo era il suo sogno tant’è vero che, il caso ha voluto, sia morto in elicottero. Il suo desiderio si è avverato. Tornando a quella sera io penso che in quella casa ci sia stata una discussione. Tra le altre cose Marco non andava molto d’accordo con il fratello di Martina. Negli ultimi tempi si lamentava tanto del rapporto che si era instaurato con lui perché era sempre esuberante, sempre il privilegiato cioè doveva avere sempre l’ultima parola perché diceva che Martina praticamente non contava niente in quella casa». 
Mamma Marina nel fornire la sua presunta versione e quindi sulla probabile discussione che secondo lei c’è stata quella sera in quella casa dice: «Secondo me, la discussione è partita da Martina e Marco perché lei non voleva che partisse in quanto aveva saputo che aveva fatto la domanda per il Vfp1. Lei   era gelosa e voleva tenerlo sempre sotto controllo. Una gelosia a volte troppo ossessiva, e Marco spesso si lamentava di questo. Poi è intervenuta la famiglia, perché loro intervenivano sempre e quindi anche il fratello. Per lui  non trovo le parole per definirlo bene come persona, è piena di sé, boriosa, e quindi secondo me è stato lui». E alla domanda della Venier  «Tu pensi sia stato il fratello che abbia addirittura sparato e il padre si sia preso la responsabilità?», mamma Marina risponde: «Sì, altrimenti non si spiegherebbe quanto è successo dopo».
Mamma Marina, con lucidità,  ripercorre quella drammatica notte da quando a mezzanotte e trenta arriva la telefonata di Maria Pezzillo, la moglie di Antonio Ciontoli, per avvertirla che Marco era caduto dalle scale e qualche minuto dopo che la richiama per dirle di andare al Pit di Ladispoli. Marina ripercorre quei momenti rimasti impressi nella sua mente attimo dopo attimo come se il tempo si fosse fermato. Così racconta del suo arrivo insieme a suo marito Valerio al punto di primo intervento, l’incontro con i Ciontoli (il capofamiglia, la moglie e il figlio Federico), quell’incontro veloce con Marco quando è arrivato in ambulanza e poi più tardi quando toccandolo ne ha avvertito il corpo freddo, la  corsa inutile verso il Policlinico Gemelli, dove sarebbe dovuto arrivare il figlio con l’elisoccorso e poi il suo rientro al Pit. Qui ad attenderla la notizia che nessuna mamma vorrebbe avere: la morte del figlio. Una morte che già avrebbe dovuto percepire quando era arrivata al Policlinico e l’hanno rimandata indietro ma che con tutta se stessa si rifiutava di accettare. Il suo grande tormento poi è che il figlio sia stato quasi un’ora in quella casa urlando e lamentandosi senza essere soccorso. Mamma Marina da anche una prima ricostruzione della “marea di bugie» dette dai Ciontoli che cominciano già ad emergere. Ma soprattutto punta il dito su un altro aspetto inquietante  di questo processo che cercheremo di approfondire nel seguito, ossia che «Marco ha perso un litro e mezzo o quasi due di sangue in quella casa. Dove sta in quella casa? – si chiede disperata mamma Marina – Quella casa è stata trovata completamente pulita, e il sangue presente si limitava a qualche macchiolina».   
Sono passati «40 mesi e cinque giorni» come lei stessa ricorda eppure su quel viso e su quegli occhi  si vedono chiaramente i segni di quel dolore ancora vivo e lancinante. 

 

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«Al perdono non ci penso e non lo concederò mai»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Al perdono non ci penso e credo che non glielo concederò mai. Il perdono è un sentimento e nei confronti di quella gente non riesco a nutrire sentimenti. Ne sono indegni dopo i comportamenti tenuti nei confronti di mio figlio morente  verso il quale non ne hanno nutrito alcuno anteponendo i propri interessi alla possibilità di salvezza di Marco. Come può pretendere di avere il mio perdono dopo aver lasciato mio figlio agonizzante addirittura per terra, neanche sdraiato su un divano? No, non lo avrà mai. Ma non per questo io lo odio. L’odio è già un sentimento e loro non meritano neanche quello. Voglio soltanto, e penso di averne tutto il diritto, sapere la verità. Ma la verità vera, non quella processuale o quella di comodo che si sono inventati e ripetono tra tre anni e mezzo. Del resto non me ne frega niente».
Risponde così Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne deceduto il 18 maggio 2015 dopo una drammatica agonia a seguito di un colpo di pistola partito dalla beretta calibro nove di Antonio Ciontoli,  condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario e i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo (la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco), che ieri  chiede il perdono attraverso un’intervista rilasciata a Valentina Stella per il quotidiano ''Il Dubbio'', di Piero Sansonetti. Mamma Marina dice di non averla letta perché, sottolinea: «Leggere quello che loro dicono mi fa solo star male. Loro già hanno ferito tanto me e mio marito Valerio e soprattutto mio figlio che a vent’anni non c’è più. Forse sarò dura ma continuando con questa solfa, riescono sempre più a farmi schifo. Si devono vergognare. Per come si muovono e per come agiscono. Tutti i giornalisti che sono venuti a casa mia hanno invitato anche loro a parlare. Ma non hanno mai voluto farlo. E’ inutile che continuano a fare le vittime». 
Mamma Marina, come un fiume in piena parla in modo concitato, facendo trasparire dalla voce un profondo fastidio non tanto per l’argomento quanto per le persone di cui è, per certi versi, costretta a parlare.  All’affermazione di Ciontoli quando dice: «abbiamo scelto di non parlare con la stampa per rispettare la famiglia di Marco e anche il giusto processo»,  lasciando intendere che loro sono stati rispettosi anche dell’istituzione, Marina risponde: «Se avesse voluto rispettare la famiglia di Marco mi chiedo perché fuori dall’udienza ha comunque attaccato mio nipote dicendogli “ma non ti vergogni”? E poi perché  è stato denunciato? Se non voleva ferirmi non doveva fare niente di tutto questo. Lui e la sua famiglia sono delle persone malvagie. Punto. Chi ha fatto cattiverie sono soltanto loro. Hanno strappato la foto di Marco e poi dice «il mio amatissimo Marco»? Ma quando mai l’ha amato. Sono stanca di sentire queste cose. Se ha qualcosa da dire, la verità, deve andare dai giudici e dirla a loro. Potrebbe così liberarsi la coscienza, ammesso che l’abbia».
Ciontoli nell’intervista parla del clamore mediatico che ha creato questa vicenda e Marina replica: «Se si lamenta del fatto che c’è un processo mediatico non dipende da me.  Sarebbe bastato soccorrere tempestivamente mio figlio e salvarlo ed oggi non staremo a parlare di questo. Ma l’hanno lasciato morire. Ed ora vogliono fare le vittime? Le vittime di che? Anche Federico quando lo vedo in televisione non mi sembra poi tanto angosciato per la morte di Marco».  
Non ci sta mamma Marina anche quando Ciontoli dice di non essere «né un assassino, né un criminale, né un delinquente». «Ha un senso quello che lui dice? – si chiede mamma Marina – Lui padre di due figli dice di amare Marco come un figlio ma non ha fatto niente per salvarlo. Parliamoci chiaro, ad oggi per la giustizia italiana lui e i suoi familiari sono quattro assassini. Chi uccide una persona è un assassino. Per come la vedo io e per come mi hanno educato i miei genitori, anche chi uccide un cagnolino lo è». 
Mamma Marina interviene sul punto in cui Ciontoli dice che: «Sin dall’inizio abbiamo provato a parlare con loro, abbiamo provato in vari modi ad avvicinarci a loro, tant’è che Martina nei giorni successivi è andata fuori casa loro, implorandoli di darle la possibilità di poterli abbracciare, senza riuscirci. Hanno comprensibilmente chiuso tutte le porte. A quel punto, abbiamo capito che forse il silenzio era il modo migliore per rispettarli».
«Non è vero – replica  mamma Marina – che noi abbiamo messo una barriera con loro. Nell’immediatezza del fatto ero sconvolta per quanto successo. Era morto mio figlio in un modo così violento e drammatico e tante cose non riuscivo a capirle. Mi ero come sconnessa da tutto e dal mondo. Non si capiva poi quello che era successo. Ma non avevamo chiuso i ponti con nessuno. Martina ha continuato a dialogare con mio nipote Alessandro per giorni e fino a quando lo stesso non si è reso conto che continuava a riferirgli una serie di bugie, tanto che alla fine le ha detto di non disturbarlo più. La verità stava iniziando ad emergere. Martina ha tentato di mettersi in contatto anche con me. Ma in quei primi giorni stavo tanto male, chiusa nel mio dolore lancinante, che non volevo vedere nessuno e neanche lei. Volevo vivere il mio dolore da sola. Così mio nipote gli ha detto di andare a casa sua per parlare con lui. Ma lei ha rifiutato. “Da te non ci vengo” è stata la sua risposta. Se avessi voluto chiudere le porte da subito non avrei certo permesso che Martina stesse in chiesa per i funerali. Io e mio marito eravamo distrutti dal dolore e se veramente anche loro vivevano la nostra stessa situazione avrebbero cercato un contatto con noi e ci potevano essere tanti modi per incontrarci. Loro con me vogliono fare solo le vittime. Ad oggi dopo tutto quello che ho vissuto, dopo tutte le menzogne che ho sentito, perché del prima non posso sapere niente visto che in quella casa non c’ero ma del dopo so tutto. Dall’arrivo al Pit io so tutto. L’ho vissuto in prima persona. E già dall’inizio hanno mentito.  Però col tempo ci sarà giustizia per Marco, e ci sarà anche una giustizia divina dalla quale nessuno potrà mai sfuggire. Una mamma non si da mai per vinta perché vorrà sempre sapere la verità. E questo è stato il mio incubo fin dal primo momento. Loro oramai si sono costruiti la loro verità, preparata e studiata con i loro legali».
Infine, un ultimo commento di mamma Marina quando Ciontoli afferma «Marco per me e mia moglie era come un figlio ed era il ragazzo che mia figlia Martina amava, e che sempre ameremo. Marco manca tantissimo anche a noi. Ma questo Marina e Valerio lo sanno benissimo come sanno benissimo che noi li continueremo ad amare».  
«Andiamo a vedere se è vero che loro amavano Marco – dice mamma Marina con un filo di voce –  Va ricordato che mio figlio ha urlato e urlato  e i vicini hanno dichiarato di aver sentito urla disumane. Tutti loro erano consapevoli che era partito un colpo d’arma da fuoco e Maria Pezzillo, invece, che ha disdetto la prima chiamata al 118 non mi sembra poi che lo amava così tanto visto che lo ha lasciato morire.  Non dimentico certo quando arrivata al Pit, si avvicina a me e accendendosi una sigaretta mi ha detto che il marito, per quanto successo, avrebbe perso il posto di lavoro. Quindi questo grande amore per mio figlio non lo vedo. Secondo me sono persone anaffettive. Per quanto riguarda il capofamiglia l’abbiamo sentita tutti, non solo io, la chiamata al 118 quando, con una tranquillità e una lucidità unica, diceva “venite c’è un ragazzo che sta male e si è ferito con un pettine a punta”. Dove sta questo amore? Dove sta? L’amore è solo verso loro stessi che fino ad oggi hanno solo pensato esclusivamente a ‘’pararsi il culo’’, come dice Viola (fidanzata di Federico e presente anche lei in casa quella maledetta sera), l’uno con l’altro. Loro stanno male perché vivono male. Era una famiglia che viveva di immagine. Purtroppo con quello che è successo la loro immagine è crollata. Quindi stanno male solo per questo, non per mio figlio. Ogni volta che hanno parlato di Marco, anche nel corso del processo, hanno sempre detto la “cosa” , il “ragazzo” e raramente hanno pronunciato il suo nome. Questo per dire di che vogliamo parlare? Loro non hanno mai fatto niente per lui. Antonio Ciontoli non è una vittima. Alla prima occasione ti salta addosso. Cosa c’entrava aggredire mio nipote? Che voleva da lui?. O quando  sempre Antonio, mentre stava sul divanetto,  parlando al telefono con il fratello, come registrato dalle intercettazioni ambientali nella caserma di Civitavecchia poche ore dopo il fatto, paragonavano la morte di mio figlio al furto di una Ferrari. O Federico quando diceva “ne abbiamo passate tante e passeremo pure questa”, cioè, come se è morto il gattino dentro casa. Di quale amore stiamo parlando?» conclude Marina.

 

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''Lascio una Civitavecchia sportiva sognatrice''

di MATTEO CECCACCI

Cinquantuno anni già compiuti, una vita da direttore sportivo nelle varie società civitavecchiesi, nove campionati conquistati, un tripudio di gioie e soddisfazioni ottenute e una storia ancora da scrivere. Questo è il momentaneo curriculum di Mauro Magi che ha scritto durante la sua lunga militanza quindicennale nella Civitavecchia sportiva, giunta oramai al termine. Magi, infatti, è in procinto di ricoprire un’importante carica dirigenziale all’interno di una squadra di Serie A, ma prima di partire verso la destinazione ancora sconosciuta, l’ex diesse ha voluto ripercorrere tutti i quindici anni vissuti sui vari terreni di gioco, partendo dagli inizi nel lontano 2004 con il San Gordiano, passando per gli otto anni al Dlf e finendo con il biennio in nerazzurro. «Iniziai – esordisce emozionato Mauro Magi – a rivestire il ruolo di direttore sportivo nel lontano 2004 quando avevo 37 anni al San Gordiano, grazie alla chiamata di Aldo De Marco e Francesco Di Giorgio che mi vollero fortemente per costruire una base solida nonostante la mia poca esperienza. Conquistammo in poco tempo la Coppa Lazio con la prima squadra e due campionati regionali con Pane e Mazza, formando in quattro anni un settore giovanile straordinario. Nel 2008, poi, andai via a causa di varie vicissitudini con De Marco e vuoi per fortuna, vuoi per caso, approdai al Dlf. In casa di Umberto Bramucci mi sono sentito a casa, grazie anche a Paolo Squadrito che in poco tempo insieme a Zi ‘Mbertino mi misero in mano la società che era interamente da ricostruire, essendo arrivata ai minimi storici. Sposarono subito i miei progetti, perché avevo molta voglia di rimettermi in gioco: rivoluzionai tutto il settore giovanile e dissi che il futuro era la scuola calcio e in pochi anni formammo tutte le squadre ottenendo quattro categorie regionali di cui due Elite. Poi riuscii a prendere Giordano Onorati e Gianni Marcoaldi dal Civitavecchia Calcio e con loro posso dire di aver fatto la storia dielleffina, anche se mi rammarica il fatto che la città non si è mai resa conto della grandezza che noi siamo riusciti a portare all’interno di una piccola società, facendola diventare, tra l’altro, la prima in assoluto in quegli anni. Ebbi l’intuizione di affidare la scuola calcio ad Alessio Baffetti, conquistando negli ultimi anni le finali dei prestigiosi tornei ‘’Sei Bravo’’ e ‘’Gazzetta Cup’’. Riuscimmo anche a portare grazie a Maurizio Priori un ampio spazio comunicazione e social da fare invidia a tutti. Poi nel 2016, come spesso vuole la vita che anche i più grandi amori finiscono, finì anche il nostro, ma sono stati otto anni indescrivibili al fianco di persone eccezionali, oggi il mio cuore batte ancora per i colori biancoverdi, sono dielleffino dentro. Il mio arrivo nella casa della Vecchia, invece, fu molto piacevole, la chiamata da parte del primo club della città mi rese felice. Era un periodo abbastanza buio per Iacomelli e Sanfilippo: i 2000 erano retrocessi e c’era un settore giovanile quasi in decadenza. Per me era l’ennesima sfida. Nel biennio, però, riuscimmo sempre a mantenere tutte le categorie, merito anche di un parterre di allenatori a dir poco fenomenale. Nell’ultimo periodo, però, ad aprile in particolare, decisi di lasciare. Avevo constatato una situazione che non mi stava piacendo, ovvero l’intenzione di dare in gestione il settore dell’agonistica e di dare via il Tamagnini e quando una società, quasi centenaria, rischiava di trovarsi senza una casa decisi di abbandonare. Per me la cosa più importante è la stabilità e fare calcio senza la propria dimora non è possibile». 
Ricordi belli, allo stesso tempo toccanti, che hanno visto un Magi letteralmente commosso, d’altronde ripercorrere la lunga carriera non è mai facile. Se a Civitavecchia adesso c’è così tanta importanza nella figura del direttore sportivo è grazie a Mauro Magi, perché fino ai primi anni ‘00 non era molto rilevante. «Adesso l’obiettivo – conclude – è fare questa nuova esperienza nella massima serie che mi permetterà di sostenere un corso di due anni che mi consentirà, spero presto, di rivestire il ruolo di diesse in serie A, perché adesso ho l’abilitazione fino alla D. Lascio, dunque, una Civitavecchia sportiva sognatrice, positiva dal punto di vista calcistico: reputo una mossa vincente la fusione tra Dlf e Csl, vedo una Cpc già in Eccellenza e una Vecchia che farà un discreto campionato, anche se il settore giovanile mi lascia un po’ scettico. Il futuro del calcio locale, però, per me è nelle mani del Dlf, perché con un impianto del genere e un palcoscenico che ha ospitato i migliori club del Lazio e non solo merita sicuramente il meglio. Lascio ai ragazzi l’infinita passione per questo sport, ho dato loro consigli umani e sinceri, facendo emergere sempre la meritocrazia. Credete in voi stessi fino alla fine e non mollate mai; se valete tanto, prima o poi, arriverete. Il tempo è galantuomo». 
Una persona, dunque, che lascia un’eredità inestimabile a Civitavecchia, perché Mauro Magi ha saputo essere uomo e direttore sportivo a 360°, a tutto tondo. Si è fatto sentire, si è fatto rispettare, perché la favola che non parlasse mai nell’ufficio della dirigenza è questo: è una favola; Magi si faceva sentire e come, ma lì dentro, con la porta chiusa, mai in pubblico, mai rovinando la sua immagine, perché Magi ha saputo gestire sempre una cosa soprattutto: quello che rappresentava, per la città, per i genitori e anche come esempio per i ragazzi. Chapeau. 

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La Cestistica Civitavecchia punta tutto sul made in Italy

La Cestistica Civitavecchia ha da poco chiuso il mercato e il lavoro della dirigenza è stato chirurgico. I vertici rossoneri hanno infatti accontentato il tecnico Lorenzo Cecchini, ovviamente nei limiti del budget a disposizione. Chi è andato via è stato rimpiazzato e il bagaglio tecnico è rimasto invariato se non incrementato, tre su quattro dei nuovi arrivati sono italiani, tutti giovani con tanta voglia di emergere e fare bene in questa competitiva serie C Gold, che aprirà i battenti il 29 settembre alle 19 sul campo dell’HSC Roma, dove nell’opening day la Stemar 90 affronterà il Grottaferrata.
Jonathan Foulds, 24 anni, ala grande di 1,96 metri, un 4-3 veloce e fisico che sa difendere e tirare da tre; Sebastiano Manetti, 24 anni, lungo di 2 metri, giocatore duttile che può giocare sia da 4 che da 5 con una già discreta esperienza cestistica nonostante la giovane età; Lucio Gattesco, 25 anni, centro di 2,03 metri, un pivot capace di farsi sentire in difesa e dare profondità all’attacco; Matteo Di Grisostomo, 22 anni, play guardia, giocatore da 19 di media a partita in C Silver.
Eccoli i quattro volti nuovi che andranno ad unirsi allo zoccolo duro della Cestistica made in Civitavecchia formato da Campogiani, Gianvincenzi, Bezzi, Spada, Bottone e Bencini.
Analizzando le caratteristiche del roster rossonero sembra evidente l’obiettivo di coach Lorenzo Cecchini: avere a disposizione una squadra che sappia correre ma allo stesso tempo, come ha ripetuto più volte il tecnico in questi anni, che sappia soprattutto pensare.

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Ladispoli, guasto alla condotta del Tevere: domani sopralluogo della ditta di Brescia

LADISPOLI – Arriverà domani da Brescia la ditta che si occuperà della riparazione della condotta principale del Consorzio del Tevere che rifornisce d'acqua i campi tra Cerveteri e Ladispoli. Con il sopralluogo in programma per domani, la ditta dovrà andare a studiare come entrare all'interno del tubo, di circa due metri di diametro, per andare a riparare il danno dall'interno. Inizialmente si era pensato di riuscire ad aprire un varco all'interno della tubazione poco distante da dove si è verificato il guasto. Soluzione però tramontata, a quanto pare, con la ditta che domani andrà ad individuare il nuovo punto di accesso che potrebbe essere distante qualche centinaio di metri. Per poter effettuare i lavori serviranno diversi giorni, quindi per il momento, a meno che dal sopralluogo non dovessero emergere delle novità incoraggianti, i terreni agricoli della zona continuano a restare all'asciutto. Piantagioni che solo ieri mattina hanno trovato un po' di nutrimento grazie alla pioggia che ben presto, però, ha lasciato spazio ancora una volta al sole e al caldo.

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''Buoni'' assassini cattura il pubblico

CIVITAVECCHIA – Successo per il secondo appuntamento con la cronaca nera al Ghetto. Massimiliano Grasso e Gino Saladini hanno intervistato il giornalista Emilio Orlando, autore del libro ‘‘Buoni’’ assassini a piazza Fratti. Un’opera – inchiesta sull’uccisione di Luca Varani, torturato e seviziato da Marco Prato e Manuel Foffo. Un caso di cronaca di una brutalità inaudita, probabilmente uno degli omicidi più cruenti degli ultimi vent’anni. «La narrazione – ha spiegato Orlando – è legata anche al contesto sociale, non solo la cronaca. Tutto questo ci dà un quadro più completo sul contesto in cui è maturato il delitto». Padri e madri assenti in una Roma che è cambiata.

«Sulle macerie di una Roma felliniana – ha detto Orlando – si poggiano realtà degradate e degradanti. Tempo fa scrissi un saggio ‘‘Dove abita l’assassino’’ e dissi che non sempre l’assassino abita un piano sotto alla vittima, anzi molto spesso abita sopra». Da qua il ‘‘Buoni’’ assassini. Due famiglie della Roma bene, genitori lontani e figli sconosciuti. Una vittima di un altro contesto sociale legata a Foffo e Prato da un comune denominatore: la droga. Grasso e Saladini hanno saputo stimolare pubblico e intervistato, che ha rivelato molti dettagli sulla sua opera.

«Partendo dalla storia di Foffo e Prato – ha commentato Grasso – sono emersi interrogativi inquietanti per ognuno di noi: quanto conosciamo i nostri figli? E noi stessi? Basta l’uso smodato di cocaina a spiegare tanta cattiveria? O la droga ha fatto emergere senza più freni la zona buia che ciascuno porta rinchiusa dentro di sé? Tante domande e partecipazione anche dal folto pubblico che con Gino e l’associazione Ventuno voglio ringraziare dando appuntamento a settembre per una nuova serata d’autore». Insomma, dopo Il Canaro della Magliana anche  ‘‘Buoni’’ assassini fa centro e conquista il pubblico del Ghetto.

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Chiuso il sito Internet del Comune di Santa Marinella

S. MARINELLA – Chiuso a tempo indeterminato il sito web ufficiale del Comune di Santa Marinella. Stamattina infatti i dipendenti comunali hanno avuto questa ennesima sorpresa che ha mandato su tutte le furie il sindaco Pietro Tidei. «La società che gestisce il sito – dice il primo cittadino – è subentrata all’azienda che ha vinto il bando ed è risultata assegnataria del contratto e che poi per vicissitudini economiche ha dovuto lasciare. Tra le prestazioni migliorative della ditta originaria c’era anche la gestione del sito, cosa che non è mai avvenuta. Oggi la città di Santa Marinella è senza sito internet, peraltro un servizio che è necessario ai fini della trasparenza e della pubblicità degli atti comunali, perché un’azienda che ha lavorato senza contratto, arbitrariamente, oggi sa bene che il vento è cambiato, che non basterà la sciatteria di un’intera amministrazione comunale a tenerla a galla ma che dovrà dimostrare il suo diritto a percepire qualsiasi somma di denaro pubblico e questo non lo può fare. Invece di tentare di regolarizzare una situazione assurdamente illegale, ha preferito interrompere un pubblico servizio che essendo gestito senza contratto le ha consentito di avere a disposizione i dati personali e sensibili di migliaia di utenti senza autorizzazione alcuna. «Di questo il primo cittadino si vedrà costretto ad interessare la Magistratura, attraverso la locale stazione dei Carabinieri. «Perché una città e un’amministrazione comunale – continua Tidei – non possono rimanere senza un servizio essenziale di punto in bianco. Questa cosa sarà oggetto di lavoro della commissione che intendo far nominare dal consiglio comunale di lunedì prossimo, è uno dei punti all’ordine del giorno, affinché vengano accertate le evidenti responsabilità, occorrendo anche penali, della passata amministrazione e dei dirigenti comunali che non hanno voluto vigilare. Dobbiamo cambiare approccio, dobbiamo trapiantare il seme della massima legalità anche a Santa Marinella, dobbiamo risultare trasparenti ed inclusivi, sempre, ma anche inflessibili contro chiunque abbia approfittato della sua posizione, politica o amministrativa che fosse, per attività contrarie agli interessi pubblici». «Oggi – conclude il sindaco – la città si ritrova senza un servizio essenziale, che provvederemo a ripristinare al più presto, come stiamo facendo per tutti i servizi e gli appalti che giorno dopo giorno fanno emergere gravi criticità. Ci siamo messi subito al lavoro, senza indugi, perché Santa Marinella è stata finora abbandonata a se stessa e sfruttata. Questo non dovrà accadere mai più».

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''Guanto d’Oro'': Anna Lisa Brozzi esce ai quarti di finale

Il pugile elite prima serie Anna Lisa Brozzi della scuderia Santa Marinella Ring esce di scena ai quarti di finale del prestigioso ‘‘Guanto d’Oro’’ andato in scena di Rivisondoli: ad estrometterla dal torneo l’altra laziale Maria Cecchi. 
La Brozzi, accompagnata dai maestri Sebatiani e Mazzalupi, ha dato il massimo delle sue energie residue, tenendo conto che la grande attività svolta nella prima fase dell’anno della ragazza ha ridotto al lumicino la sua concentrazione, elemento  fondamentale per affrontare competizioni di alto livello come quella del ‘‘Guanto d’Oro’’. 
La Brozzi, da gennaio 2018 ad oggi, ha disputato sei combattimenti, vincendone cinque e pareggiandone uno; è inoltre diventata campionessa italiana ai campionati universitari svolti nel mese di maggio a Termoli. 
L’uscita dal ‘‘Guanto d’Oro’’ da parte della pupilla del team santamarinellese non mette in discussione neanche minimamente le sue qualità, ma dà la consapevolezza che nella categoria dei 54 kg la Brozzi è in buona compagnia: una classe ricca di giovani talenti dove per emergere bisogna dare sempre il massimo. Ora per la Brozzi un meritato riposo estivo, per poi riprendere a settembre con lo sguardo indirizzato verso l’ultimo e più importante torneo dell’anno: gli Assoluti femminili.

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