Vecchia-Bricchetti: per ora nessun contatto

di MATTEO CECCACCI

Era un venerdì pomeriggio del 23 giungo 2017 quando il capitano Daniele Bricchetti lasciò il Civitavecchia Calcio per accasarsi alla Pol. Monti Cimini e ad oggi, esattamente dopo un anno e cinque mesi, potrebbe esserci un gradito ritorno. 
L’ex difensore nerazzurro, attualmente in forza al Ronciglione United, sarebbe disposto a vestire nuovamente la maglia nerazzurra, ma c’è da dire che l’ultimo incontro tra Bricchetti e i vertici societari risale a ben tre mesi fa. Il classe 1989 nativo di Brescia, trent’anni il prossimo aprile, è già da tempo sotto gli occhi dei dirigenti della Vecchia. 
«Era settembre – spiega Bricchetti – quando parlai con il presidente Iacomelli e il dirigente Ceccacci per un probabile ritorno, ma la chiacchierata non ebbe nessun tipo di esito, o meglio, avevamo deciso di rinviare il tutto a dicembre, ma ad oggi non ho avuto più contatti con nessuno. Non escludo, comunque, un mio ritorno; lunedì apre ufficialmente il mercato e sicuramente qualcosa si muoverà. Il Civitavecchia lo porto nel mio cuore».
A chiarire la situazione ci pensa anche il ds Petronilli: «Bricchetti per noi sarebbe un ottimo acquisto, infatti siamo andati anche a vederlo. Inoltre stiamo cercando un centrocampista di contenimento, mentre l’attaccante Filoia è stato tesserato».

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La Cpc2005 ospita la capolista Polisportiva Monti Cimini

Il big match della 12^ giornata del campionato di Promozione, è indubbiamente quello che vede di fronte la Cpc2005 seconda in classifica e la Polisportiva Monti Cimini, capolista del girone con tre lunghezze di vantaggio. Dopo la vittoria in rimonta in quel di Canale Monterano, la compagine portuale affronta la solida Pmc, reduce tra l’altro dal secco due a zero inflitto al Pian Due Torri. Scontro tra titani, che non vale però una stagione. Di fronte, il miglior attacco della Promozione, quello portuale, contro una squadra, i Monti Cimini, nata per sognare in grande e fino ad ora impeccabile. I presupposti per una gara scintillante ci sono tutti. Già due precedenti in questa stagione, culminati nei due pareggi in occasione dei 32esimi di Coppa Italia. Li ebbe la meglio la compagine diretta da Caputo ai calci di rigore, ma oggi sarà un’altra storia. L’altra seconda in classifica, la Corneto Tarquinia, affronta in trasferta la Gallese, mentre la Vigor Acquapendente, dietro di una lunghezza dai portuali e dalla Corneto, sarà in scena al Vitali contro il Canale. La Csl Soccer vuole ripartire col piede giusto e alle 11, al Flavio Gagliardini contro il Duepigreco Roma, non vuole affatto scherzare. I ragazzi del tecnico Daniele Fracassa, tornano sul rettangolo di gioco più carichi che mai, il quarto posto dopo undici giornate ha stupito sia i tifosi che gli stessi calciatori, se si pensa che l’obiettivo di inizio stagione era la salvezza, ma siamo ancora all’inizio e c’è un girone di ritorno tutto da gustare, certo è che i rossoblù possono veramente ambire a qualcosa di storico per una società neo promossa. Tornando alla gara, i capitolini vogliono i tre punti e avvicinarsi al quinto posto, mentre i civitavecchiesi dovranno fare a meno dell’attaccante Emanuele Siani che a breve dovrà sostenere alcune visite per accertare le sue condizioni fisiche e Carmine Gaeta, convocato, ma per partire dalla panchina, perché il mister lo vuole tenere pronto per mercoledì riguardo la sfida di ritorno di Coppa Italia al Galli contro il Città di Cerveteri. Una partita, dunque, di metà classifica, che vedrà di fronte due squadre ben attrezzate per cercare la vittoria e i rispettivi tre punti. Dopo una settimana di sosta dovuta e che dovrebbe far riflettere tutto il sistema calcio, il campionato del Tolfa riparte dall’Aurelio Academy. Sebbene sia una partita dal facile pronostico vista la posizione in classifica della squadra romana, questa è una delle partite che mister Sperduti teme maggiormente, perché la giovane squadra biancorossa, come già accaduto, è facile ai cali di tensione. Il tecnico, in settimana, ha spinto gli allenamenti forzando sul piano della concentrazione e della determinazione, ci si aspetta una squadra che fin dal primo minuto spingerà per portare a casa l’intera posta in palio. Allo Scoponi il calcio di inizio sarà alle 14.30 e tutta la rosa é stata convocata come consuetudine in casa, non saranno disponibili Capolonghi e Mercuri, mentre ritorna in gruppo Scudi uscito malconcio dalla trasferta di Santa Marinella. «Nell’allenamento di venerdì – spiega il presidente Giorgio Franchi – ho visto un gruppo veramente saldo. Il clima é ottimo, la squadra, a parte qualche piccolo acciacco, sta in salute ed ho avuto la sensazione che oggi faranno una grande partita. Il fatto che giochiamo contro una squadra che attualmente sta messa male in classifica non vuol dire nulla. Bisogna entrare in campo con la giusta determinazione, con il giusto approccio e con tanta voglia di fare bene. Con questi ingredienti arriveremo lontano. Ho molta fiducia in tutta la rosa della squadra, sul mister, sullo staff tecnico: lavorando tutti in sintonia i risultati arriveranno di sicuro». Gara esterna invece per il Santa Marinella che questa mattina fa visita all’Urbetevere. Una partita da vincere a tutti i costi, altrimenti lo spettro della retrocessione diventa una realtà. «Rispetto all’inizio – dice mister Morelli – ho visto buoni segnali di miglioramento, considerando anche che siamo piuttosto corti numericamente e stiamo aspettando di rinforzarci. Andremo dunque a Roma cercando di fare la nostra partita. Dati i nostri pochi punti, tutte le sfide da qua alla fine saranno importanti, perchè tutte rappresenteranno un’occasione di collezionare punti importanti. Andremo come sempre con pochi uomini e con una rosa ristretta, ma i ragazzi in allenamento si comportano sempre bene e vedo una gran voglia di fare». Gara difficile anche per l’Atletico Ladispoli che affronta stamani l’Aranova. Un incontro complicato per i giovani ladispolani che troveranno un gruppo che nelle ultime domeniche ha trovato tutte vittorie. Facile invece la sfida tra il Corneto Tarquinia e la Gallese. Gli ospiti, capolista del girone, sfrutteranno l’occasione per cercare di lasciarsi dietro sia i Monti Cimini che la compagnia portuale. Infine il Città di Cerveteri sarà di scena sul campo del Pian Due Torri per puntare al successo pieno e salire ulteriormente in classifica.

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Il grano senatore Cappelli protagonista in collina

ALLUMIERE – L’Università Agraria di Allumiere punta sulla tradizione per investire sul futuro. Lo storico grano Senatore Cappelli torna disponibile per panificazione e pastificazione direttamente dalle colture dell’ente agrario di Allumiere. Ieri e oggi pasta e pane prodotti con la farina di questo prestigioso grano prodotto biologicamente dall’Agraria di Tolfa è stato presentato ieri e verrà presentato e fatto degustare anche oggi nella Festa d’Autunno. Il famoso Pane Giallo di Allumiere veniva tradizionalmente lavorato con la farina di grano duro ottenuta dal frumento Senatore Cappelli che è anche idoneo alla pastificazione motivo per cui sarà disponibile presso molti punti vendita di Allumiere la pasta prodotta con questa farina. I primi prodotti derivati dalla nuova coltivazione dell’Università Agraria saranno ufficialmente presentati, con la collaborazione di Slow Food-Costa della Maremma Laziale con lo show cooking con i cuochi Paolo Cappelletti del ristorante ‘’Orsola’’ e da Claudiio Appetecchi del ristorante ‘‘La Fontanaccia’’ Durante la giornata sarà possibile assistere a show cooking, acquistare e degustare i prodotti da forno e la pasta ottenuti dal grano duro di Senatore Cappelli. Per gli amanti della semplicità e della tradizione ovviamente non mancherà la classica bruschetta di pane giallo con l’olio nuovo fornito dal frantoio dell’Università Agraria. La cultivar di grano duro Cappelli venne creata dal genetista e ricercatore Nazareno Strampelli e rilasciata nel 1915. Il ricercatore dedicò questa nuova specie di frumento al marchese Raffaele Cappelli, Senatore del Regno d’Italia, che mise a disposizione dello scienziato campi, risorse e attrezzature per le sue ricerche. Il Grano Cappelli ebbe enorme successo in Italia e all’estero per le caratteristiche di rusticità, adattabilità e tardività. Era questo un fattore fondamentale consentiva di evitare la raccolta durante la calura di agosto e con essa il picco della malaria. Era d’altro canto una cultivar predisposta all’allettamento e alle ruggini così, quando negli anni ’70 del ‘900, vennero immesse sul mercato nuove specie di frumento più basse, redditizie e resistenti alle malattie, sebbene nutrizionalmente inferiori, il Grano Cappelli perse lentamente il suo primato. La rimessa a coltura di questa varietà di frumento da parte dell’Università Agraria di Allumiere è una misura volta alla riscoperta della tradizione di panificazione allumierasca. Il famoso Pane Giallo di Allumiere veniva tradizionalmente lavorato con la farina di grano duro ottenuta dal frumento Senatore Cappelli. “Abbiamo fatto questa scelta di puntare sulla qualità – spiega il presidente dell’Università Agraria Pietro Vernace – e siamo molto soddisfatti dei risultati che stiamo ottenendo. Vogliamo continuare a portare il nostro territorio con le sue ricchezze e peculiarità sulle tavole di tutti. I nostri prodotti sono sinonimo di qualità, di biologico, di genuinità. Siamo orgogliosi poi per il fatto che abbiamo ottenuto il marchio Slow Food per la nostra carne maremmana biologica. Vogliamo continuare a puntare sull’agricoltura e sull’allevamento e a tal proposito annunciamo che abbiamo acquistato altri due tori per aumentare il bestiame. Intanto proseguono le attività di frangitura delle olive al nostro frantoio. Farina, olio, grano e carne di qualità: vogliamo rilanciare allumiere e i suoi prodotti tipici”. 
 

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Eremo della santissima Trinità nel degrado

ALLUMIERE – Nuova interrogazione presentata dal consigliere comunale d’opposizione Alessio Sgriscia (gruppo Abc) sull’eremo della Santissima Trinitá indirizzata al sindaco di Allumiere, Antonio Pasquini. Sgriscia evidenzia che: «Da qualche anno l’eremo non è custodito, non è oggetto di manutenzione ed è esposto ad una nuova rovina» e quindi chiede che la struttura «venga concessa al Gar o ad associazioni, cooperative o privati in grado di presentare adeguati progetti di gestione». «La presentazione del libro, ‘’L’eremo della Santissima Trinità di Allumiere di Bruno e Marco Fracassa, quest’estate, prima nel nostro paese e poi a Tolfa, ha richiamato l’attenzione sulle condizioni in cui versa questo complesso monumentale di grande importanza per la storia del territorio – scrive Sgriscia – secondo alcuni storici, nell’eremo, edificato sopra i resti di un manufatto romano, predisposto alla sorveglianza delle sorgenti dell’Acquedotto Traiano, viveva un gruppo di monaci, che accolsero, a quanto afferma una costante tradizione, Sant’Agostino, che quì soggiorno nel novembre del 387. Altrettanto degna di credibilità sembra la tradizione, attestata dalle epigrafi, che, sullo stesso eremo il santo abbia compilato la seconda ‘’Regola’’ ed è incominciato il trattato ‘’De trinitate’’, interrompendolo dopo una nuova visione del fanciullo che voleva mettere il mare in una buca di sabbia. Nel corso dei secoli, l’eremo ebbe una grande importanza nell’Ordine Agostiniano, soffrendo poi una progressiva decadenza e il definitivo abbandono all’inizio del secolo scorso, l’ultima custode morì nel 1918. Sia pure ridotto ad un ammasso di rovine, l’eremo della Santissima Trinità è sempre stato soggetto di cure dei volontari e da parte di associazioni, che periodicamente, lo liberavano dalla vegetazione. Negli anni ‘80 del secolo scorso, l’allora amministrazione comunale di Allumiere ottenne, in commodato d’uso, dal Comune di Civitavecchia l’edificio e il terreno circostante con l’impegno di provvedere ad un restauro funzionale dell’Eremo stesso. In poco tempo il restauro è stato portato a termine con l’apporto finanziario dell’assessorato alla cultura della Regione Lazio e affidato alla custodia di gruppi di preghiera». Fatte queste osservazioni il consigliere comunale di miniranza interroga quindimil primo cittadino «Per sapere se da parte dell’amministrazione comunale si intende prendere qualche iniziativa per evitare i danni che l’abbandono può provocare a questo monumento. Il sottoscritto, considerato che il Gruppo Archeologico Romano è in cerca di «appoggio» per le sue attività, che da decenni hanno richiamato e richiamano sul territorio numerosi studenti da ogni parte del mondo, propone che il suddetto G.A.R. sia contattato per l’eventuale affidamento della gestione dell’Eremo. In alternativa si possono anche prendere in considerazione associazioni, cooperative o privati in grado di presentare adeguati progetti di gestione». 

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Eremo della santissima Trinità nel degrado

ALLUMIERE – Nuova interrogazione presentata dal consigliere comunale d’opposizione Alessio Sgriscia (gruppo Abc) sull’eremo della Santissima Trinitá indirizzata al sindaco di Allumiere, Antonio Pasquini. Sgriscia evidenzia che: «Da qualche anno l’eremo non è custodito, non è oggetto di manutenzione ed è esposto ad una nuova rovina» e quindi chiede che la struttura «venga concessa al Gar o ad associazioni, cooperative o privati in grado di presentare adeguati progetti di gestione». «La presentazione del libro, ‘’L’eremo della Santissima Trinità di Allumiere di Bruno e Marco Fracassa, quest’estate, prima nel nostro paese e poi a Tolfa, ha richiamato l’attenzione sulle condizioni in cui versa questo complesso monumentale di grande importanza per la storia del territorio – scrive Sgriscia – secondo alcuni storici, nell’eremo, edificato sopra i resti di un manufatto romano, predisposto alla sorveglianza delle sorgenti dell’Acquedotto Traiano, viveva un gruppo di monaci, che accolsero, a quanto afferma una costante tradizione, Sant’Agostino, che quì soggiorno nel novembre del 387. Altrettanto degna di credibilità sembra la tradizione, attestata dalle epigrafi, che, sullo stesso eremo il santo abbia compilato la seconda ‘’Regola’’ ed è incominciato il trattato ‘’De trinitate’’, interrompendolo dopo una nuova visione del fanciullo che voleva mettere il mare in una buca di sabbia. Nel corso dei secoli, l’eremo ebbe una grande importanza nell’Ordine Agostiniano, soffrendo poi una progressiva decadenza e il definitivo abbandono all’inizio del secolo scorso, l’ultima custode morì nel 1918. Sia pure ridotto ad un ammasso di rovine, l’eremo della Santissima Trinità è sempre stato soggetto di cure dei volontari e da parte di associazioni, che periodicamente, lo liberavano dalla vegetazione. Negli anni ‘80 del secolo scorso, l’allora amministrazione comunale di Allumiere ottenne, in commodato d’uso, dal Comune di Civitavecchia l’edificio e il terreno circostante con l’impegno di provvedere ad un restauro funzionale dell’Eremo stesso. In poco tempo il restauro è stato portato a termine con l’apporto finanziario dell’assessorato alla cultura della Regione Lazio e affidato alla custodia di gruppi di preghiera». Fatte queste osservazioni il consigliere comunale di miniranza interroga quindimil primo cittadino «Per sapere se da parte dell’amministrazione comunale si intende prendere qualche iniziativa per evitare i danni che l’abbandono può provocare a questo monumento. Il sottoscritto, considerato che il Gruppo Archeologico Romano è in cerca di «appoggio» per le sue attività, che da decenni hanno richiamato e richiamano sul territorio numerosi studenti da ogni parte del mondo, propone che il suddetto G.A.R. sia contattato per l’eventuale affidamento della gestione dell’Eremo. In alternativa si possono anche prendere in considerazione associazioni, cooperative o privati in grado di presentare adeguati progetti di gestione». 

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Trofeo per il cantante Damiano Borgi

SANTA MARINELLA – Giornata indimenticabile per l’artista santamarinellese Damiano Borgi, che ottiene un eccellente risultato nel Festival Internazionale Rumeno Cerbur De Aur 2018 portando a casa un trofeo importante. «È stata una esperienza grandiosa per me – ha dichiarato il cantante tirrenico – ho vissuto dei momenti unici, cantato su un palco meraviglioso. E ciliegina sulla torta è che mi sono portato a casa un trofeo. Sono veramente orgoglioso di aver rappresentato l’Italia in questo grande Festival Internazionale”. A Santa Marinella lo hanno visto tutti sul canale rumeno di Sky. Il curriculum del giovane è di primo piano. Nel marzo del 2007 viene scelto per far parte, con il ruolo di Benvolio, del cast dell’opera popolare Giulietta e Romeo di Riccardo Cocciante e Pasquale Panella, con il quale ebbe il suo debutto all’ Arena di Verona. Da lì partì una tourneè nazionale della durata di un anno, toccando molti dei più importanti teatri italiani. Nello stesso anno approfondisce lo studio del canto con l’insegnante Gabriella Scalise, (insegnante di canto di “Amici”) studiando il metodo Voice Craft. Dal luglio al settembre del 2008 ha lavorato nel musical Hollywood dreams, con la regia di Federico Bellone, musiche di Simone Manfredini e coreografie di Fabrizio Angelini nel teatro del parco di Gardaland. Il 2 Luglio del 2009 si esibisce come cantante solista nell’evento Cocciante canta Cocciante, evento tenuto all’Arena di Verona e fu trasmesso in diretta su Rai 2. Nel 2014 interpreta il ruolo di Freddie Trumper nel musical Chess nel riadattamento italiano di Franco Travaglio. Dal 2015 studia canto lirico presso l’istituto Giulio Briccialdi di Terni. Nello stesso anno diviene il frontman della band romana Alternative/Prog metal Stage of reality esibendosi nel territorio nazionale e all’estero. La band è fondata dal chitarrista Andrea Neri, già chitarrista di Blaze Bayley (Iron Maiden).

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La sfida del rione Garbatella: chi sale sul carro del vincitore?

CERVETERI – Grande è stato l’impegno di tutti i rioni che hanno partecipato all’allestimento e alla sfilata dei carri allegorici che hanno stravolto di entusiasmo e di colori una “folla di persone” assiepata in piazza Aldo Moro, dove era allestito il palco che ospitava la giuria che avrebbe poi scelto il vincitore. I temi toccati tanti ed originali. Una ricostruzione storica ben curata nei dettagli è stata presentata dall’esordiente rione Due casette, per la prima volta impegnata nella gara, alla colorata partecipazione di chi esaltandolo sembrava ammonisse il gioco e l’azzardo, allestito dal rione madonna dei canneti, aperto da tanti bimbi vestiti da carte da gioco, fino ad arrivare alla nota Las Vegas, patria americana del gioco per antonomasia, con una splendida e disincantata Marilyn Monroe magistralmente interpretata dalla nostra “Saretta”, al secolo Sara Bianchi, che a bordo di una limousine d’epoca decappottabile, avvolta nel mitico vestito bianco che rese famosa l’attrice per la “litigata” che ebbe col vento, sbalordiva i presenti per la naturalezza e la maestria con la quale ne imitava le movenze. Ma la sfida vera, visti i giorni terribili che l’Italia intera stava vivendo per via dell’ignobile, becera e grottesca situazione che si era creata con la vicenda della nave Diciotti che mostrava i limiti di un governo “improbabile” circa la capacità di gestire certe situazioni, la lancia Cerveteri, la patria degli Etruschi che l’Unesco ha voluto patrimonio dell’umanità, con tutto il peso e il contenuto universale che nobilita tale scelta, che la sua storia è costellata da scelte antiche di accoglienza e solidarietà, con solide basi antifasciste, come tra l’altro enunciato dal suo sindaco Pascucci dal palco della terza serata dove era impegnato lo splendido Luca Barbarossa, attraverso il suo storico Rione Garbatella mettendo in scena una allegoria multietnica e interrazziale, con bianchi che sono diventati neri miscelandosi nell’allegria e esaltando l’appartenenza ad un unico ceppo, l’umanità, che non pone distinguo a colori e culture, a razze e religioni e dove degli splendidi e bravi suonatori neri dei tamburi tradizionali, hanno fatto una performance da fare accapponare la pelle. Quel carro ha vinto il primo premio con una giuria che ha decretato tutti gli altri concorrenti a pari merito al secondo posto. E Cerveteri, si palpava nell’aria, e tutti gli ospiti e i turisti presenti, sono saliti sul carro del vincitore.

To. Mo

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«Cristallizzate quelle verità che gli imputati hanno sempre negato»

CERVETERI – Ecco il commento dell’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina, alla sentenza della Corte di Assise, che «contrariamente a quanto affermato dai difensori degli imputati – scrive Gnazi – ha cristallizzato in modo evidente quelle verità che le parti civili da sempre avevano fortemente sostenuto e che gli imputati avevano sempre negato contro l’evidenza, contro la ragionevolezza e contro la decenza. Quello che si deve dire, dunque, è che la Corte ha spazzato via le menzogne profuse, oltre che da Antonio Ciontoli, da tutti i suoi familiari”. “E – continua Gnazi -poiché le “chiacchiere” ci sono sempre piaciute poco, questi sono i fatti (processualmente accertati, ovviamente) affermati dalla Corte: 1- A nessuno dei familiari di Ciontoli Antonio “poteva realmente sfuggire che un colpo di pistola era stato esploso” (p. 29 della Sentenza): ricordate quando gli imputati negavano, contro l’evidenza, di essersi accorti che era stato esploso un colpo di pistola? 2- La “ferita sanguinante era presente ed era stata necessariamente vista dagli imputati” (p. 29): ricordate quando gli imputati negavano, contro la ragionevolezza, di non aver visto sangue? 3- Il povero Marco Vannini “urlava e non erano lamenti ad alta voce… si trattava di vere e proprie grida” pp. 29-30): ricordate quando gli imputati negavano, contro la decenza, di non aver udito grida e che curavano Marco con acqua e zucchero? Affermazioni assolutamente indecorose e rese in un contesto che invece, come afferma la Corte, “le oggettive condizioni del ferito erano tali da dover destare la massima preoccupazione”. 4- Il povero Marco – come dice la Corte necessariamente uniformandosi ai Periti- poteva essere agevolmente salvato se soccorso tempestivamente. Vi ricordate quando sostenevano che Marco aveva possibilità minime di sopravvivenza e solo se operato entro mezz’ora dal ferimento? Questi sono i dati essenziali, che hanno indotto la Corte ad affermare che la morte di Marco è ascrivibile alla responsabilità di quattro assassini. Tuttavia, questa è solo la prima tappa di una battaglia che, seppur difficilissima, ha consentito di far emergere gran parte – ma solo parte – della verità. Le parti civili, infatti, non possono accettare che la Corte, ancorché abbia evidenziato le gravissime responsabilità anche dei familiari di Antonio Ciontoli, abbiano, per loro, escluso – contraddittoriamente e con il travisamento di alcune circostanze – il dolo.  Ma questa è materia di appello ed abbiamo la ferma convinzione che la Procura di Civitavecchia lo proponga anche per non lasciare incompiuto l’egregio lavoro della dr.ssa Alessandra D’amore, che ebbe ad iniziare un percorso difficile ma che le evidenze dibattimentali hanno indubbiamente premiato. Deve anche essere ricordato, d’altra parte, che nella Sentenza della Corte vi è anche un’autentica lezione di diritto in una difficile materia come il dolo eventuale, in perfetta aderenza, peraltro, a quanto sostenuto sia dall’accusa che dalle parti civili.
Certo, vi sono anche aspetti della Sentenza che appaiono poco o per nulla convincenti: si pensi alla inconcepibile decisione di concedere le attenuanti generiche, con motivazioni prive di ogni pregio sostanziale e giuridico e frutto esclusivo di un malinteso e dannoso pietismo. Inconcepibile sol che si pensi che il povero Marco è stato lasciato agonizzare tra sofferenze atroci, anche nella palese consapevolezza della assoluta gravità delle sue condizioni. Una circostanza che, essa sola, avrebbe dovuto indurre la Corte, al contrario, ad applicare l’aggravante, in ipotesi di omicidio colposo, della previsione dell’evento. Frutto di un palese e grossolano equivoco il credito dato a Martina Ciontoli quando, dopo aver confessato, nelle intercettazioni, di essere stata presente al momento della sparo, si giustificava di avere appreso tali circostanze dal padre. Ebbene, la Corte, nel dare credito ai presunti racconti del padre, li colloca “nei giorni successivi” (p.10) quando la confessione intercettata di Martina risale a poche ore dopo il fatto! Incredibile, ma è così. Ripetiamo, in ogni caso, che questi e numerosi altri aspetti saranno, si ritiene, oggetto di appello da parte della Procura.
Un’ultima osservazione sulla posizione di Viola Giorgini: il suo comportamento, riteniamo, non si è affatto differenziato da quello degli altri familiari, come è pacificamente emerso in dibattimento e come, per questo, la Corte avrebbe dovuto dichiarare, diversamente qualificando la contestazione di mera omissione di soccorso. Ricordiamo a noi stessi, tuttavia, che la Corte ha assolto da quell’accusa la Giorgini dubitando (a nostro avviso, del tutto erroneamente) sulla sussistenza del dolo, ma ne ha chiaramente affermato la illegittimità della condotta, sicché, fermo restando – si ritiene – l’appello della Procura anche nei suoi confronti, rimane ferma la sua responsabilità sotto l’aspetto civilistico per non aver posto in essere le doverose condotte atte a soccorrere Marco. Tenuto conto delle motivazioni, sostanzialmente di carattere economico, che hanno caratterizzato i comportamenti degli imputati, le parti civili certamente non desisteranno dal pretendere l’affermazione della responsabilità di tutti i protagonisti in ogni sede. Ed anche questa sarà per tutti – Viola Giorgini compresa – una punizione per essi assai dolorosa.    
Sono necessarie, da ultimo, alcune osservazioni di altra natura. Molti hanno ritenuto che le pene inflitte siano eccessivamente miti. Sono d’accordo, ma solo parzialmente e nei limiti in cui si è sommariamente detto sopra.  Non sarò molto simpatico, ma sono costretto a ricordare che, all’inizio, la percezione di questa vicenda era caratterizzata, sotto il profilo della responsabilità penale, da ipotesi di omicidio colposo commesso da Antonio Ciontoli per aver sparato e di omissione di soccorso per gli altri. Reati puniti con pene che in talune situazioni (e questa, in particolare) si rivelano indubbiamente risibili. Ebbene (in disparte l’egregio, più importante e certamente più “discreto” lavoro della Procura) io ricordo di essermi immediatamente esposto affermando la fondatezza della ipotesi di omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale, collegato ai comportamenti dei presenti successivo alla sparo. Ciò molto prima delle conferme dibattimentali. Ma non trovai nessuno (soprattutto tra i cosiddetti “soloni”) a condividere questa ipotesi. Ricordo, invece, che gli atteggiamenti di sufficienza (anche se progressivamente scomparsi) erano largamente predominanti. E’ una ipotesi, come noto, ampiamente condivisa dalla Corte. E questo è il dato più importante. Così riepilogati i fatti storici, non posso condividere le critiche esacerbate e generalizzate nei confronti della Sentenza della Corte soprattutto quando si danno per scontate situazioni niente affatto scontate, quasi offendendo chi ha contribuito, in modo lungimirante e faticoso, alla loro realizzazione. Sono doverose maggiori umiltà, serietà e soprattutto la capacità di distinguere. Occorre, infatti, distinguere la individuazione delle responsabilità penali ed il loro trattamento sanzionatorio. Sono due cose diverse e solo per la prima è stato determinante il lavoro delle parti civili e, prima ancora, della Procura. E, con il loro lavoro, sono stati individuati – in primo grado e ferma la presunzione di innocenza – degli assassini. Questo è il dato. Sul trattamento sanzionatorio (sulle pene) esistono, non da oggi, le leggi da applicare. Sono le nostre leggi, sono quelle che fissano il minimo ed il massimo delle pene. E’ ovvio che comprendo e giustifico Marina e gli altri familiari di Marco, quando rilevano la eccessiva mitezza delle pene irrogate. A fronte di un episodio come questo, tanto singolare quanto tragico, come si può dar loro torto?  Ma se si vuole usare questa sentenza per sostenere, in modo generico e qualunquistico, che l’Italia è il paese di bengodi per i delinquenti, non mi sta bene. Capisco che può essere un tema di discussione, non lo nego. Ma chi protesta in modo esacerbato, per essere più credibile, comprenda ed apprezzi il lavoro di chi ha contribuito in modo determinante ad individuare i delinquenti ed all’affermazione della loro responsabilità».

 

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