Commissione Esteri: Marta Grande presidente

CIVITAVECCHIA – Marta Grande è stata eletta presidente della commissione esteri della Camera dei Deputati. Succedendo a Casini, la Grande andrà a ricoprire un ruolo di grande prestigio. Laura Boldrini, Paolo Gentiloni, Dario Framceschini, Marco Minniti, Mariastella Gelmini ed Emilio Carelli. Sono solo alcuni dei nomi della commissione che verrà presieduta dalla civitavecchiese del Movimento Cinque Stelle. A nulla sono valse le polemiche che dal comune di Civitavecchia sono arrivate per fermare la carriera politica della grillina che forte dei cinque anni di commissione esteri nella passata legislatura è stata votata dal suo gruppo di partito e poi dalla maggioranza di governo rappresentata in commissione (le commissioni permanenti rispecchiano in percentuale i gruppi politici e le maggioranze in parlamento).

«Con grande umiltà accolgo questo ruolo, pronta ad imparare ma anche forte della mia esperienza nella passata legislatura. Sono convinta che sarà possibile fare un grande lavoro in questa commissione» ha spiegato la Grande raggiunta telefonicamente. Tra gli obiettivi della Grande quelli di «incentivare il lavoro e la sinergia tra i membri della commissione e quelli di mettere in evidenza non solo le dinamiche di politica estera ma anche quelli legata alla ricerca internazionale». La grillina che è arrivata prima alle scorse parlametarie nel nostro comprensorio ci tiene a precisare che la politica estera del governo così come del Movimento Cinque Stelle «è assolutamente distante da discorsi razzisti e xenofobi, ma convinta fermamente che il problema immigrazione vada risolto a livello europeo, in maniera sinergica con gli altri stati».

Commissione di prestigio anche per il deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio che parteciperà alla commissione delle politiche dell’Unione Europea. Una delle commissioni più importanti insieme a bilancio e affari costituzionali. Compito della commissione è infatti quello di valutare la conformità normativa continentale di tutte le leggi proposte. Una sorta di nullaosta necessario per l’iter legislativo: «Da sempre sono impegnato sulle Politiche comunitarie che vanno profondamente modificate e migliorate – spiega il deputato -.Sono davvero contento che in questa legislatura potrò lavorare su aspetti che conosco bene e che sono trasversali a dossier nodali. Trasporti, ambiente, giustizia, immigrazione, agricoltura, difesa, politiche del lavoro sono solo alcune delle tematiche che passeranno dalla commissione Politiche UE. Vedremo anche il programma e l’azione del Ministro Savona che sarà in Commissione nelle prossime settimane. Per me inoltre sarà un’ulteriore opportunità di interagire con il Presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani che è a capo della prima istituzione a 27 dell’Unione e con il quale rafforzerò la cooperazione creando un legame ancora più stretto tra Bruxelles, Roma ed il territorio».

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Battilocchio membro della Commissione Politiche dell'Unione Europea

Alessandro Battilocchio è stato nominato membro della commissione politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati.

Una commissione fortemente auspicata dal deputato vista la sua esperienza nel Parlamento Europeo maturata nel 2004 quando venne eletto come il più giovane eurodeputato del Parlamento europeo.

“Da sempre sono impegnato sulle Politiche comunitarie che vanno profondamente modificate e migliorate – spiega il deputato -.Sono davvero contento che in questa legislatura potrò lavorare su aspetti che conosco bene e che sono trasversali a dossier nodali. Trasporti, ambiente, giustizia, immigrazione, agricoltura, difesa, politiche del lavoro sono solo alcune delle tematiche che passeranno dalla commissione Politiche UE. Vedremo anche il programma e l’azione del Ministro Savona che sarà in Commissione nelle prossime settimane. Per me inoltre sarà un’ulteriore opportunità di interagire con il Presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani che è a capo della prima istituzione a 27 dell’Unione e con il quale rafforzerò la cooperazione creando un legame ancora più stretto tra Bruxelles, Roma ed il territorio”.

La commissione permanente delle politiche dell'Unione Europea valuta i profili di conpatibilità con la normativa comunitaria per questo motivo riveste un'importanza legislativa rilevante insieme alla commissione bilancio e a quella affari costituzionali.  

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Porto, Di Majo alla Macii: ''Vattene''

CIVITAVECCHIA – Continuano a soffiare venti di burrasca su Molo Vespucci. Dopo il caso Nitrella, quello relativo a Scolamacchia e quello che ha coinvolto Grasso, il presidente Francesco Maria di Majo sembra essere sempre più deciso a non far rientrare il terremoto che sta scuotendo il personale dell’ente: il numero uno di Molo Vespucci avrebbe rotto anche con il segretario generale Roberta Macii. 
Al porto, da qualche giorno, non si parla d’altro. Sembrerebbe infatti che Di Majo avrebbe chiesto alla segretaria generale di fare un passo indietro, essendo – secondo il Presidente – venuto  meno il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base tra le due figure al vertice della nuova Autorità di Sistema Portuale. 
«Io e la dottoressa Macii  abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione  ed insieme stiamo affrontando tutte le questioni più complesse, con una sinergia professionale della quale, sono certo, si vedranno a breve i frutti. Il Segretario Generale gode della mia massima fiducia e stima professionale». Queste le parole di Di Majo ad agosto, quando vennero smentite le voci di un possibile trasferimento della Macii a Livorno. Nove mesi e la situazione si capovolge completamente. Nonostante la Macii, finora, abbia lavorato, spesso da sola, a testa bassa per cercare di tamponare e risolvere le tante emergenze, a partire dal contenzioso con TotalErg. Ma evidentemente il suo lavoro non è bastato e non è stato apprezzato abbastanza. Ma quali sarebbero i motivi, talmente gravi, da portare ad una richiesta di dimissioni? Innanzitutto la mancata partecipazione del segretario generale alla processione di Santa Fermina, sabato scorso, in sostituzione proprio del presidente che sarebbe stato impegnato in altre attività. E poi, secondo i bene informati, Di Majo non avrebbe sopportato che la Macii non abbia dato seguito al suo ordine di avviare il procedimento di revoca della  concessione trentennale a Port Mobility. Così come la stessa Macii non avrebbe obbedito all’ordine di licenziare il capo ufficio stampa Massimiliano Grasso, nel frattempo ‘‘solo’’ rimosso dalle sue funzioni e confinato all’ufficio studi insieme all’ex dirigente della sicurezza Massimo Scolamacchia. Altra colpa della dirigente, non aver ancora proceduto al taglio degli stipendi del personale.  
La resa dei conti giovedì scorso, quando Di Majo avrebbe chiamato nel suo ufficio la dottoressa Macii per comunicarle che era venuto meno il rapporto di fiducia tra di loro e che l’ovvia conseguenza avrebbero dovuto essere le sue dimissioni. I diretti interessati, al momento, non parlano. Con il presidente che cerca di sviare le domande non rispondendo al telefono. Ma c’è chi dice che sarebbe stato già contattato il possibile successore della segretaria: si tratterebbe dell’ex vice comandante del porto di Civitavecchia e comandante del porto di Fiumicino Lorenzo Savarese, oggi in servizio presso il Ministero delle Politiche Agricole. Anche questa sarebbe una mossa consigliata a Di Majo dal suo suggeritore Ivan Magrì, che avrebbe voluto Savarese a Molo Vespucci fin dall’inizio, quando però Delrio impose la Macii, su input del Pd toscano.
Per Roberta Macii sarebbe già pronto un posto a Livorno, ma se decidesse di dimettersi sarebbe una sconfitta per lei e per gran parte del porto, abbandonato tra le mani di un presidente finora apparso più attento alla forma che alla sostanza delle cose e secondo molti osservatori del tutto inadeguato al ruolo che è stato chiamato a ricoprire. 
Certo è che, se così fosse, si tratterebbe dell’ennesimo scossone ai già precari equilibri del porto, in un momento in cui proprio la segretaria generale sembra essere una delle poche figure apprezzate anche all’esterno dell’Adsp per il proprio lavoro e lo sforzo compiuto per evitare che l’ente naufraghi sotto il peso di ‘‘dossier’’ e contenziosi a cui Di Majo in primis è finora apparso incapace di dare risposte concrete e trovare soluzioni, isolandosi politicamente e mettendosi contro gran parte della comunità portuale e della stessa macchina dell’ente. 

R. P.

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Porto, Di Majo alla Macii: ''Vattene''

CIVITAVECCHIA – Continuano a soffiare venti di burrasca su Molo Vespucci. Dopo il caso Nitrella, quello relativo a Scolamacchia e quello che ha coinvolto Grasso, il presidente Francesco Maria di Majo sembra essere sempre più deciso a non far rientrare il terremoto che sta scuotendo il personale dell’ente: il numero uno di Molo Vespucci avrebbe rotto anche con il segretario generale Roberta Macii. 
Al porto, da qualche giorno, non si parla d’altro. Sembrerebbe infatti che Di Majo avrebbe chiesto alla segretaria generale di fare un passo indietro, essendo – secondo il Presidente – venuto  meno il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base tra le due figure al vertice della nuova Autorità di Sistema Portuale. 
«Io e la dottoressa Macii  abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione  ed insieme stiamo affrontando tutte le questioni più complesse, con una sinergia professionale della quale, sono certo, si vedranno a breve i frutti. Il Segretario Generale gode della mia massima fiducia e stima professionale». Queste le parole di Di Majo ad agosto, quando vennero smentite le voci di un possibile trasferimento della Macii a Livorno. Nove mesi e la situazione si capovolge completamente. Nonostante la Macii, finora, abbia lavorato, spesso da sola, a testa bassa per cercare di tamponare e risolvere le tante emergenze, a partire dal contenzioso con TotalErg. Ma evidentemente il suo lavoro non è bastato e non è stato apprezzato abbastanza. Ma quali sarebbero i motivi, talmente gravi, da portare ad una richiesta di dimissioni? Innanzitutto la mancata partecipazione del segretario generale alla processione di Santa Fermina, sabato scorso, in sostituzione proprio del presidente che sarebbe stato impegnato in altre attività. E poi, secondo i bene informati, Di Majo non avrebbe sopportato che la Macii non abbia dato seguito al suo ordine di avviare il procedimento di revoca della  concessione trentennale a Port Mobility. Così come la stessa Macii non avrebbe obbedito all’ordine di licenziare il capo ufficio stampa Massimiliano Grasso, nel frattempo ‘‘solo’’ rimosso dalle sue funzioni e confinato all’ufficio studi insieme all’ex dirigente della sicurezza Massimo Scolamacchia. Altra colpa della dirigente, non aver ancora proceduto al taglio degli stipendi del personale.  
La resa dei conti giovedì scorso, quando Di Majo avrebbe chiamato nel suo ufficio la dottoressa Macii per comunicarle che era venuto meno il rapporto di fiducia tra di loro e che l’ovvia conseguenza avrebbero dovuto essere le sue dimissioni. I diretti interessati, al momento, non parlano. Con il presidente che cerca di sviare le domande non rispondendo al telefono. Ma c’è chi dice che sarebbe stato già contattato il possibile successore della segretaria: si tratterebbe dell’ex vice comandante del porto di Civitavecchia e comandante del porto di Fiumicino Lorenzo Savarese, oggi in servizio presso il Ministero delle Politiche Agricole. Anche questa sarebbe una mossa consigliata a Di Majo dal suo suggeritore Ivan Magrì, che avrebbe voluto Savarese a Molo Vespucci fin dall’inizio, quando però Delrio impose la Macii, su input del Pd toscano.
Per Roberta Macii sarebbe già pronto un posto a Livorno, ma se decidesse di dimettersi sarebbe una sconfitta per lei e per gran parte del porto, abbandonato tra le mani di un presidente finora apparso più attento alla forma che alla sostanza delle cose e secondo molti osservatori del tutto inadeguato al ruolo che è stato chiamato a ricoprire. 
Certo è che, se così fosse, si tratterebbe dell’ennesimo scossone ai già precari equilibri del porto, in un momento in cui proprio la segretaria generale sembra essere una delle poche figure apprezzate anche all’esterno dell’Adsp per il proprio lavoro e lo sforzo compiuto per evitare che l’ente naufraghi sotto il peso di ‘‘dossier’’ e contenziosi a cui Di Majo in primis è finora apparso incapace di dare risposte concrete e trovare soluzioni, isolandosi politicamente e mettendosi contro gran parte della comunità portuale e della stessa macchina dell’ente. 

R. P.

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Benefit e progetti: ecco il dossier dei pm che accusa i genitori dell’ex premier Renzi

Firenze, la Procura: 200 mila euro per 7 pagine. La difesa: prezzo corrisponde al lavoro svolto

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Aeroporti, Atlanta è il più affollatoMa il traffico si sposta in India e Cina

Il dossier di Airport Council International. Lo scalo di New York fuori dai primi 20. Dubai al vertice per i soli transiti internazionali. Il boom di Nuova Delhi

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Incubo default su Molo Vespucci

CIVITAVECCHIA – Momento difficile per il presidente Francesco Maria di Majo, forse il più duro da quando si è insediato a Molo Vespucci. Dopo gli attacchi di Sindaco e opposizione del Comune di Civitavecchia, le stilettate di parlamentari ed esponenti locali di Forza Italia, le accuse del candidato alle regionali di FdI Stefano D’Angelo, è arrivato nei giorni scorsi anche un comunicato di critica aperta da parte dell’ex deputato e sindaco Pietro Tidei, un tempo sponsor dello stesso di Majo. I problemi non viaggiano mai soli e adesso per il numero uno di Molo Vespucci e per tutto l’ente ed il porto arriva lo spettro default. A lanciare l’allarme sui conti dell’Adsp sarebbero stati direttamente i sindaci revisori dell’AdSP. A pesare come un macigno sulle casse dell’Authority sarebbe il contenzioso perso con Total Erg. Stando a voci circolanti negli ambienti portuali, a Molo Vespucci l’allarme sarebbe totale, visto che la questione sarebbe già all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La scintilla sarebbe stata, nelle scorse settimane, la decisione della Cassazione di rinviare al Consiglio di Stato, anziché al giudice tributario, il giudizio sulla legittimità o meno di raddoppiare la tassa di approdo. Adesso l’avvocatura dello Stato ed i legali dell’Autorità Portuale hanno chiesto la sospensiva, perché altrimenti la sentenza sarebbe diventata immediatamente esecutiva e Molo Vespucci avrebbe subito dovuto restituire alla società petrolifera una cifra variabile tra gli 8 e i 12 milioni di euro. Di qui l’allarme dei revisori dei conti, perché il fondo inserito nel bilancio dell’Autorità Portuale per far fronte al debito con Total Erg derivante dalla tassa (la sovratassa è tutta ‘‘coperta’’ per circa altri 4 milioni) è di 4 milioni e qualora non venisse accolta la sospensiva rimarrebbe subito scoperta la differenza, una somma variabile tra i 4 e gli 8 milioni che metterebbe finanziariamente in ginocchio Molo Vespucci. A quanto sembra, al momento i responsabili amministrativi dell’ente avrebbero congelato tutte le voci di spesa, cercando di mettere in salvaguardia i conti, nella speranza che, ottenendo la sospensiva, si possa mettere in campo un piano di accantonamenti almeno triennale. Altrimenti per l’Autorità Portuale si profilerebbe lo spettro del default. 
DI MAJO INVITA I GIORNALI AD ATTENDERE L'UDIENZA DI APRILE – Intanto dal canto suo il presidente Francesco Maria di Majo anziché chiarire quanto effettivamente sia grave la situazione, invita i giornali a rimanere in silenzio: "L’amministrazione – dichiara in una nota – provvederà  a fornire informazioni in merito alla situazione dei contenziosi successivamente all’udienza davanti al Consiglio di Stato fissata il 5 aprile. Si ribadisce comunque che il vertice dell’AdSP insieme alla sua struttura, è da mesi al lavoro nell’esame di tutte le possibili opzioni volte ad assicurare l’integrità finanziaria dell’ente. Nel contempo – conclude il presidente di Majo – chiediamo di non divulgare notizie prive di riscontro oggettivo che possano pregiudicare l’Autorità di Sistema Portuale in una fase conclusiva dei contenziosi che si trascinano da anni». (Agg. 12/3 ore 19.04)
L'ADSP NEL 2017 E' RIMASTA FERMA: AVREBBE POTUTO RECUPERARE 10 MILIONI – Che i contenziosi si trascinino da qualche anno è vero, ma oggi è inevitsabile chiedersi cosa abbia fatto il presidente di Majo per affrontare la ‘‘bomba’’ annunciata relativa a Total Erg. Non si capisce, infatti, in questi 15 mesi di presidenza, come mai di Majo non abbia riproposto un decreto di aumento della tassa, motivandolo adeguatamente come richiesto dal Consiglio di Stato. La sentenza della Cassazione, infatti, se da un lato ha stabilito la competenza del giudice amministrativo (non rinviando alla commissione tributaria, che probabilmente avrebbe chiuso il contenzioso) dall’altro ha impedito che a Total Erg, unico ricorrente, si accodassero con le loro richieste di rimborso anche Enel, Eni, Sodeco e altri concessionari, che insieme avrebbero sicuramente mandato in default l’authority. Nel contempo, però, rispetto ai quasi 2 euro a tonnellata fissati con gli aumenti, l’AdSP oggi incassa solo 0,90 euro a tonnellata, come nel 2013, per rinfuse solide (il carbone Enel essenzialmente) e prodotti petroliferi raffinati. A occhio e croce si tratta di 10 milioni di tonnellate di rinfuse e quindi di circa 10 milioni di euro incassati in meno dall’Autorità Portuale nel solo 2017, quando invece di Majo avrebbe potuto (e dovuto) aumentare di nuovo le tariffe, cercando nel contempo un accordo transattivo con Total Erg. Tutto questo invece non è avvenuto e oggi l’authority si ritrova ad aver introitato 10 milioni in meno e a rischiare di doverne sborsare subito quasi altrettanti. E a poco varrebbe, per l’avvocato di Majo, cercare di scaricare le responsabilità sul suo predecessore, dopo oltre un anno di colpevole inerzia, in cui – fin dall’inizio – è stato inprimis il Ministero a segnalare all’allora neo presidente di Majo la priorità assoluta di questo dossier, con la necessità di rideterminare le aliquote, motivandole con l’investimento appena effettuato per la darsena traghetti e servizi. Da allora, invece, di Majo non ha compiuto passi avanti, non firmando un nuovo decreto, né riuscendo ad addivenire ad un accordo con Total Erg e passando da una situazione comunque potenzialmente in sicurezza al rischio di default per l’ente. (Agg. 12/3 ore 21.12)

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Ema, il dossier di Amsterdam sulla sede: la lettera segreta spedita in extremis

L’Italia: adesso vogliamo vedere quelle carte. L’Europa: tutto è andato secondo le regole

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L’anno d’oro degli aeroporti italianiBalzo di Malpensa, Fiumicino in calo

Il dossier di Assaeroporti: nel 2017 registrati 175,4 milioni di passeggeri. Il ruolo delle low cost. Napoli aumenta del 26,6%, Malpensa del 14,2%, Bergamo del 10,5

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